IRAQ - Mosul, la strage senza fine dei cristiani iracheni
Ieri altri due nuovi attacchi contro la comunità cristiana: uccisi il proprietario di un negozio di abbigliamento e un ragazzo di soli 15 anni. Una fonte di AsiaNews denuncia il clima di “panico” che si respira in città e “l’indifferenza dei media” che fanno passare “sotto silenzio” le stragi.
Mosul (AsiaNews) – Nuovo attacco contro i cristiani a Mosul: ieri pomeriggio un gruppo armato ha assassinato Hazim Thomaso Youssif, di 40 anni. L’agguato è avvenuto di fronte al negozio di abbigliamento di sua proprietà, a Bab Sarray; non si conosce ancora l’identità del commando omicida, ma si sospetta che vi sia la mano dei fondamentalisti islamici, in una città da tempo teatro di uccisioni contro la comunità cristiana.
Nello stesso giorno è stato ucciso un altro ragazzo di soli 15 anni, Ivan Nuwya, anch’egli di fede cristiana. Il giovane è stato freddato a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nel quartiere di Tahrir, di fronte alla locale moschea di Alzhara.
Una fonte di AsiaNews a Mosul denuncia ad “il clima di panico” nel quale vive la comunità cristiana, le cui stragi continuano “nell’indifferenza” dei media che “non riportano nemmeno i crimini che vengono commessi". Parlando della realtà di Mosul, la fonte sottolinea che la città “è diventata l’olocausto dei cristiani” e non si vedono segni di miglioramento nonostante gli sforzi compiuti nella lotta al terrorismo.
Si fa sempre più grande il tributo di sangue versato dalla diocesi di Mosul in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons. Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città. Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi.
Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.
Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.
L’ultimo episodio di violenza risale invece al 2 settembre scorso, quando si è concluso in maniera tragica il rapimento di un medico 65enne Tariq Qattan, rapito e ucciso nonostante la famiglia avesse sborsato una somma di 20mila dollari per il rilascio. Due giorni prima era stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad. (DS)
Mosul (AsiaNews) – Nuovo attacco contro i cristiani a Mosul: ieri pomeriggio un gruppo armato ha assassinato Hazim Thomaso Youssif, di 40 anni. L’agguato è avvenuto di fronte al negozio di abbigliamento di sua proprietà, a Bab Sarray; non si conosce ancora l’identità del commando omicida, ma si sospetta che vi sia la mano dei fondamentalisti islamici, in una città da tempo teatro di uccisioni contro la comunità cristiana.
Nello stesso giorno è stato ucciso un altro ragazzo di soli 15 anni, Ivan Nuwya, anch’egli di fede cristiana. Il giovane è stato freddato a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nel quartiere di Tahrir, di fronte alla locale moschea di Alzhara.
Una fonte di AsiaNews a Mosul denuncia ad “il clima di panico” nel quale vive la comunità cristiana, le cui stragi continuano “nell’indifferenza” dei media che “non riportano nemmeno i crimini che vengono commessi". Parlando della realtà di Mosul, la fonte sottolinea che la città “è diventata l’olocausto dei cristiani” e non si vedono segni di miglioramento nonostante gli sforzi compiuti nella lotta al terrorismo.
Si fa sempre più grande il tributo di sangue versato dalla diocesi di Mosul in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons. Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città. Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi.
Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.
Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.
L’ultimo episodio di violenza risale invece al 2 settembre scorso, quando si è concluso in maniera tragica il rapimento di un medico 65enne Tariq Qattan, rapito e ucciso nonostante la famiglia avesse sborsato una somma di 20mila dollari per il rilascio. Due giorni prima era stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad. (DS)
INDIA - padre e figlio cristiani uccisi a colpi di ascia in Orissa
L’uomo era un leader cristiano molto influente. I radicali indù mirano ad eliminare i capi delle comunità. Sfiducia diffusa nell’opera della polizia. Arrestati con molto ritardo 4 estremisti accusati di aver violentato una suora.
Bhubaneshwar (AsiaNews) – Due tribali cristiani, un padre e suo figlio, sono stati uccisi da un gruppo di estremisti indù nella notte fra il 2 e il 3 ottobre nel villaggio di Sindhupanka, distretto di Kandhamal.
Si tratta di Dushashan Majhi e del suo figlio 15enne Shyam Sunder Majhi. I due stavano dormendo fra i resti della loro casa, distrutta giorni prima dai radicali indù. Dushashan era il capo di una comunità cristiana, molto stimato e influente. L’eliminazione dei capi delle comunità è divenuto il primo obbiettivo dei gruppi fondamentalisti per fermare l’opera dei cristiani e quelle che essi chiamano “conversioni forzate”.
Una fonte locale di AsiaNews ha dichiarato: “Dushashan era un leader importante della comunità. L’anno scorso si era anche presentato alle elezioni locali, per diventare capo villaggio. Di recente aveva denunciato anche alcuni estremisti che avevano bruciato e distrutto la chiesa del villaggio durante le violenze seguite all’assassinio di Swami Laxamananda Saraswati”.
La morte dello Swami, che la polizia sospetta essere opera di maoisti, ha scatenato il 24 agosto un pogrom contro i cristiani e le loro istituzioni che dal distretto di Kandhamal (Orissa) si è diffuso anche in altri Stati della confederazione.
“Questi fondamentalisti – continua la fonte – mirano a eliminare in modo sistematico i capi cristiani più influenti. Dushashan e suo figlio stavano dormendo nella loro casa demolita. Nella notte i radicali li hanno presi, portati fuori e uccisi con un’ascia”.
Ieri sera la polizia ha confermato i fatti. Molte testimonianze accusano però la polizia di inazione, incapace di prevenire e garantire sicurezza alla popolazione cristiana. Altri parlano in modo aperto di connivenza.
Un esempio è dato da ciò che è avvenuto in questi giorni, in cui 4 radicali indù sono stati arrestati accusati di aver stuprato una suora a Baliguda. Le violenze sono avvenute il 24 agosto scorso. Alcune dottoresse hanno visitato la suora la notte stessa dell’incidente e hanno presentato il rapporto confermando le violenze sessuali entro 72 ore dall’incidente. La polizia ha però impugnato il rapporto e fatto gli arresti solo il 1° ottobre. E solo il 3 ottobre, 38 giorni dopo il fatto, Naveen Patnaik, Chief minister dell’Orissa, si è espresso sull’incidente definendolo “selvaggio” e “vergognoso”.
L’ispettore capo della stazione di polizia di Baliguda è stato sospeso dal servizio. Ma molti cristiani sono convinti che tutte queste decisioni sono avvenute solo per la cattiva pubblicità che sta ricadendo sul governo dell’Orissa, dopo che la notizia dello stupro della suora è stata diffusa sui giornali nazionali.
Fonti ecclesiali locali hanno però detto ad AsiaNews che anche i 4 arrestati sono soltanto dei capri espiatori per frenare le critiche di inazione verso la polizia e il governo: non sono loro gli autori delle violenze contro la suora.
Bhubaneshwar (AsiaNews) – Due tribali cristiani, un padre e suo figlio, sono stati uccisi da un gruppo di estremisti indù nella notte fra il 2 e il 3 ottobre nel villaggio di Sindhupanka, distretto di Kandhamal.
Si tratta di Dushashan Majhi e del suo figlio 15enne Shyam Sunder Majhi. I due stavano dormendo fra i resti della loro casa, distrutta giorni prima dai radicali indù. Dushashan era il capo di una comunità cristiana, molto stimato e influente. L’eliminazione dei capi delle comunità è divenuto il primo obbiettivo dei gruppi fondamentalisti per fermare l’opera dei cristiani e quelle che essi chiamano “conversioni forzate”.
Una fonte locale di AsiaNews ha dichiarato: “Dushashan era un leader importante della comunità. L’anno scorso si era anche presentato alle elezioni locali, per diventare capo villaggio. Di recente aveva denunciato anche alcuni estremisti che avevano bruciato e distrutto la chiesa del villaggio durante le violenze seguite all’assassinio di Swami Laxamananda Saraswati”.
La morte dello Swami, che la polizia sospetta essere opera di maoisti, ha scatenato il 24 agosto un pogrom contro i cristiani e le loro istituzioni che dal distretto di Kandhamal (Orissa) si è diffuso anche in altri Stati della confederazione.
“Questi fondamentalisti – continua la fonte – mirano a eliminare in modo sistematico i capi cristiani più influenti. Dushashan e suo figlio stavano dormendo nella loro casa demolita. Nella notte i radicali li hanno presi, portati fuori e uccisi con un’ascia”.
Ieri sera la polizia ha confermato i fatti. Molte testimonianze accusano però la polizia di inazione, incapace di prevenire e garantire sicurezza alla popolazione cristiana. Altri parlano in modo aperto di connivenza.
Un esempio è dato da ciò che è avvenuto in questi giorni, in cui 4 radicali indù sono stati arrestati accusati di aver stuprato una suora a Baliguda. Le violenze sono avvenute il 24 agosto scorso. Alcune dottoresse hanno visitato la suora la notte stessa dell’incidente e hanno presentato il rapporto confermando le violenze sessuali entro 72 ore dall’incidente. La polizia ha però impugnato il rapporto e fatto gli arresti solo il 1° ottobre. E solo il 3 ottobre, 38 giorni dopo il fatto, Naveen Patnaik, Chief minister dell’Orissa, si è espresso sull’incidente definendolo “selvaggio” e “vergognoso”.
L’ispettore capo della stazione di polizia di Baliguda è stato sospeso dal servizio. Ma molti cristiani sono convinti che tutte queste decisioni sono avvenute solo per la cattiva pubblicità che sta ricadendo sul governo dell’Orissa, dopo che la notizia dello stupro della suora è stata diffusa sui giornali nazionali.
Fonti ecclesiali locali hanno però detto ad AsiaNews che anche i 4 arrestati sono soltanto dei capri espiatori per frenare le critiche di inazione verso la polizia e il governo: non sono loro gli autori delle violenze contro la suora.
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