Beato Pier Giorgio, guidami nel pretendere la legittima eredità di figlio di Dio
ed erede del Suo regno. Mostrami, con il tuo esempio,come essere lento all’ira
e delicato nei miei rapporti con gli altri.
Aiutami a comunicare la pace di Cristo, pronunciando parole di pace
e vivendo la vita nella pace.
Beato Pier Giorgio chiedo la tua intercessione per ottenere da Dio, che è mite
ed umile di cuore, tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale.
Con fiducia ti chiedo aiuto …(si formula la richiesta di grazia)

lunedì, gennaio 16, 2017

Vacanze di Natale a Norcia: fra "tipi loschi" e monaci terremotati - di Piergiorgio Bighin

L'approccio a Norcia é tra i più teneri che si possano immaginare. Viaggio con due giovani amici: Davide mio ex alunno che  lavora in una  cooperativa sociale legata a Opera Baldo e Francesco, giovane filosofo curioso delle cose, che vuol  conoscere la ‘Chesterton School’ di San Benedetto del Tronto e il fenomeno di questo monastero terremotato... 
Davide conosce bene la strada perché solo qualche giorno prima ha viaggiato con un camion verso Norcia portando al monastero una lavatrice enorme prelevata a Monselice. 
Il tempo è ancora buono anche se si prevedono nevicate intense a breve e sappiamo che dovremo lottare con il tempo.
A San Benedetto del Tronto i 'tipi loschi' del Beato Piergiorgio Frassati ci prendono immediatamente in carico e ci fanno sentire a casa nostra lì a Santa Lucia in cui andiamo a visitare l'ultima loro creatura: una fattoria risistemata ai margini di un campetto da calcio sul cucuzzolo del colle.
Il tutto è ben curato e creativo: dall'orto in cui spuntano gli ortaggi per il fabbisogno della compagnia (anche così vive il distributismo economico del grande Chesterton cui gli amici di San Benedetto si ispirano), al percorso vita tra gli alberi, agli asini piceni per gli itinerari  naturalistici in  questo angolo incomparabile del Tronto da cui si scorge giù a precipizio il più bell’Adriatico possibile.
Fa ora di pranzo e lì nei pressi vive la famiglia di Mery-Romeo capace di ospitare a pranzo una dozzina di persone tra Hobbit lavoratori di una cooperativa,  figli propri o in affido e pellegrini come noi.  Mentre Mary serve una splendida fumante pasta che placa immediatamente l'appetito delle truppe fameliche, Romeo ci racconta la storia di questo carisma particolare, incontrato da adolescente e perseguito con tenacia, fino a diventare un modo permanente di vivere. 
La sera siamo ancora ospiti a San Francesco che è un altro insediamento dei ‘tipi loschi’ che stanno estendendo il loro ‘dominio’ sui colli antistanti la città… In un tendone che ospita un centinaio di persone  mangiamo la pizza, preparata da pizzaioli reclutati per l'occasione, che arriva ad ondate come per prove ed errori: dapprima quella fredda e non ben cotta, poi quella quasi bruciata, infine eccola perfetta, al punto giusto di cottura,  calda fumante. Ma è così in tutte le cose, si impara solo facendole e loro le fanno!
Il giorno dopo si parte per tempo, non c'è molta strada per arrivare a Norcia ma le condizioni sono particolari, anche quelle atmosferiche e qualche tratto è già innevato. In molte parti la vita si è fermata, piccoli borghi bellissimi consegnati al silenzio e alla distruzione operata dal terremoto. Procediamo insieme seguendo la macchina che porta Marco Sermarini, l’avvocato capo dei ‘tipi loschi’ ormai diventatomi amico,  Emilio e suo figlio Andrea  (che intende consegnare ai monaci la sua personale offerta di cresima) che provengono da Rovereto!
Anch'io riesco a portare un dono legato al mio ultimo romanzo “Rosso fuoco laguna” che ha avuto un bel successo di vendite e l'offerta dell’istituto ‘Cestari Righi Sandonà’ di Chioggia in cui insegno. Vengono in mente le parole del priore: "Tutto il mondo sta venendo a Norcia e noi ci sentiamo come il bambino visitato dai Magi  che portano doni”.
Il loro insediamento non è più nei pressi della bellissima basilica di cui ormai è noto il frontone rimasto incredibilmente in piedi e oggi ingabbiato in una tela di ragno metallica. 
Lì i monaci  avevano le loro celle, il loro  scriptorium, il  birrificio, la loro tranquilla vita di preghiera  iniziata nel 2000 quando avevano rilevato l'antico convento benedettino.
Oggi hanno preferito riparare un po' fuori Norcia, nei pressi di una chiesa che avevano già sistemato e che dovranno riprendere in mano e riparare. Nei pressi due casette in legno, costruite in tutta fretta da amici provenienti da mezza Italia,  ospitano la cappella e il refettorio da una parte e le loro cellette dall'altra. Si tratta di una quindicina di giovani che celebrano messa  rigorosamente in latino con una devozione e un'armonia nei canti, frutto senz’altro di lunghe ore di allenamento. Ci stiamo appena nello spazio dedicato, separato da un paravento dal refettorio cucina. Gli spazi sembrano ora molto ridotti e sapientemente contingentati, tanto per l'altare tanto per le sedie e il leggio da cui il direttore di coro accompagna con l'onda  delle mani quella sonora delle voci in gregoriano.
Ci troviamo di fronte una presenza indiscutibile: i gesti, le voci, le posture introducono chiaramente al mistero che abita questo luogo santo. Qui si rinnova proprio la memoria di San Benedetto in quel di Subiaco, in quell’ eremitaggio di tre anni che lo preparava all'avventura del monachesimo. 
E ancora da questa terra riparte oggi la bellezza che ha saputo conquistare l'Europa. E noi ci accorgiamo di essere in uno spazio rifondativo dove opera lo Spirito, dove tutto richiama il senso e nulla è lasciato al caso. Neppure il terremoto ha tolto ieraticità ai gesti di questi uomini, sia che si tratti di pregare (del resto è il primo gesto che il mondo ha visto fare ad alcuni di loro inginocchiati in piazza davanti alla Chiesa che cadeva a pezzi…), sia di caricare la grande stufa a legna che arde al centro della baracca, sia di spazzare il percorso  preparando il lavoro per i giorni a venire che si annunciano già molto impegnativi per un inverno che è entrato con prepotenza  ed ha tutta l'intenzione di farsi rispettare.
Mi commuovo davanti a questi uomini capaci di trattare così anche la neve nella loro lettera dell’Epifania: “Questo strato bianco, nel giro di poche ore, ha fatto quello che a noi sarebbero occorsi anni: tutte le rovine di rocce, metalli e legno e detriti del nostro convento e di tutta la vallata, sono sembrati improvvisamente restaurati, puliti e purificati. È stato come avere un’apparizione del futuro, di una Norcia riportata al suo antico splendore. In tutta l’area non c’era traccia di distruzione, solo una coltre bianca e il sentimento che il buon Dio risolverà tutto per il meglio, così come ha fatto con il lungo e faticoso cammino dei Magi fino al luogo solenne.”.      
C’è della santa follia quaggiù tra questi giovani barbuti, lieti come bambini in gara tra loro per lanciare palle di neve più lontano possibile (settanta metri riferiscono nella stessa lettera e pare abbia vinto un giovane proveniente dalla Louisiana!). C’è della santa follia nel novizio, poco più che ventenne, che entra a prendere l’abito, proprio lì a Norcia, dopo un terremoto. 
C’è della santa follia nel constatare ‘con gioia  che, proprio come Dio chiamò gli uomini ad unirsi a San Benedetto tra le macerie dell'Impero Romano e della Villa di Nerone, così li chiama anche oggi, nonostante il terremoto materiale del 2016 e quello spirituale che ancora scuote la nostra epoca'.
Il viaggio di ritorno a Chioggia con i  miei giovani compagni di avventura è lungo,  silenzioso,  lieto.  


                                                                                                              Piergiorgio Bighin

domenica, gennaio 08, 2017

Norcia rivive nel borgo del Quadrel

Quest'anno i nostri amici del borgo del Quadrel hanno voluto riprodurre all'interno del loro maestoso presepe la città di Norcia. Questo gesto, scaturito anche dall'amicizia che lega l'associazione gavardese ai monaci benedettini, vuole dimostrare tutta la vicinanza del paese alle popolazioni colpite.








sabato, gennaio 07, 2017

Una bella iniziativa dedicata al beato Pier Giorgio Frassati

Ecco i nostri amici polacchi che sono sempre proiettati verso l'alto!




sabato, dicembre 24, 2016

Tanti auguri di un felice e sereno Natale

"Io credo che il miglior augurio che le possa mandare sia che il nuovo anno porti una nuova pace.
Quando penso alla Pace Romana ho sempre timore che essa rimanga solo sulla carta.
Spero però che Dio apra di nuovo gli induriti cuori degli uomini che seminano l’odio…"
(Pier Giorgio Frassati)




mercoledì, dicembre 21, 2016

Vivere e non vivacchiare di Dicembre

Cari amici,
sta per uscire il nuovo numero del nostro bellissimo mensile "Vivere e non vivacchiare" con tanti bellissimi articoli sul beato Pier Giorgio Frassati e le iniziative a lui rivolte e molto molto altro.
Se non ti sei ancora abbonato cosa aspetti (http://www.tipiloschi.com/Giornale.aspx)?


lunedì, dicembre 12, 2016

A Natale regalate un abbonamento a "Vivere e non vivacchiare"

"Diffondete la buona stampa tra le persone vostre amiche e conoscenti. La buona stampa entra anche nelle case dove non può entrare il sacerdote, è tollerata persino dai cattivi. Presentandosi non arrossisce; trascurata non si inquieta; letta, insegna la verità con calma; disprezzata, non si lamenta".
San Giovanni Bosco
Cari amici,
arriva Natale e con questa frase di Don Bosco vogliamo esortarvi a regalare ad amici e parenti un abbonamento al bellissimo giornale
"Vivere e non vivacchiare".
A questo link (http://www.tipiloschi.com/Giornale.aspx) troverete tutte le informazioni necessarie!

venerdì, dicembre 09, 2016

Frasi Pier Giorgio Frassati

“Carissima, Grazie anzitutto della buona lettera… tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la Fede mi darà forza sarò sempre allegro! Ogni cattolico non può non essere allegro: la tristezza dev’essere bandita dagli animi cattolici; il dolore non è la tristezza, che è la malattia peggiore di ogni altra. Questa malattia è quasi sempre prodotta dall’ateismo; ma lo scopo per cui noi siamo stati creati ci addita la via seminata sia pure di molte spine, ma non è una triste via: essa è allegria anche attraverso i dolori […]”. 


Pier Giorgio (lettera alla sorella Luciana Frassati da Torino, il 14 febbraio 1925) 

mercoledì, dicembre 07, 2016

San Nicola, che simpatico!

Quando i santi perdono la pazienza, iniziano a usare le mani per predicare il vangelo... (da Cantuale Antonianum)


San Nicola è ricordato come un santo che ama i bambini, che pensava alle ragazze da maritare, che veglia sui marinai e porta regali ai poveri.... Tutto vero, ne abbiamo parlato negli anni scorsi (vedi qui), ma tutto questo zucchero alla Babbo Natale rischia di far dimenticare anche un altro lato del santo vescovo di Myra, che ci mostra come andasse a finire lo sfibrante dialogo teologico tra i focosi pastori del IV secolo.
Siamo nel 325, san Nicola è uno dei Padri del I Concilio Ecumenico della Chiesa, il Concilio di Nicea.
Ario è chiamato a difendere la sua posizione che propugna l'inferiorità di Cristo rispetto al Padre. San Nicola ad un certo punto del discorso non si tiene più, non ce la fa a continuare ad ascoltare le elucubrazioni senza senso di Ario. Così si alza, si avvicina all'eretico e lo stende a terra con un gancio! E' successo davvero e questo evento storico viene non poche volte immortalato negli affreschi di chiese bizantine (come si vede dalle immagini allegate in questo post).
Tanto che l'Imperatore Costantino, presente alla scena, e gli altri vescovi in aula, scandalizzati dall'azione violenta di Nicola contro Ario, immediatamente spogliano Nicola del suo ufficio episcopale e gli confiscano i due simboli del suo rango di vescovo cristiano, ovvero la sua copia personale del libro dei Vangeli e il pallio (chiamato 'omophorion' che  in oriente è il paramento tipico di tutti i vescovi).
Nicola così spogliato fu rinchiuso in cella a sbollire. Mentre era in prigione per la sua scazzottata con l'eretico, quella stessa notte, gli vennero a far visita Cristo e la Beata Vergine Maria. Nostro Signore chiese a san Nicola: "Perché sei qui?" e Nicola rispose: "Perché ti amo, mio Signore e mio Dio"! 
Cristo allora diede in regalo a Nicola la copia dei santi Vangeli che portava con sé e subito dopo, la Vergine santa rivestì Nicola con il pallio episcopale, segnalando così che era stato restituito alla sua dignità di vescovo.
Questa storia ci chiarisce come mai nelle icone san Nicola sia spesso affiancato dalle due piccole figure di Cristo e della Vergine intenti a passargli un libro e un pallio episcopale, simboli che sempre Nicola porta addosso nelle raffigurazioni a lui dedicate.
Quando poi l'Imperatore Costantino sentì del miracoloso intervento a favore di Nicola, ordinò che egli fosse subito liberato e ristabilito come vescovo del Concilio. Il Credo di Nicea che alla fine condannò Ario e le sue empie dottrine fu poi firmato anche da san Nicola. E fino ad oggi ricordiamo come uno dei suoi più grandi regali la fede nella divinità di Gesù Cristo, consustanziale con il Padre, che Nicola, Atanasio e tanti altri santi hanno difeso con tutte le forze.... e che forze!
Fonte qui

Altra immagine del Santo vescovo mentre percuote l'eretico Ario