Beato Pier Giorgio, guidami nel pretendere la legittima eredità di figlio di Dio
ed erede del Suo regno. Mostrami, con il tuo esempio,come essere lento all’ira
e delicato nei miei rapporti con gli altri.
Aiutami a comunicare la pace di Cristo, pronunciando parole di pace
e vivendo la vita nella pace.
Beato Pier Giorgio chiedo la tua intercessione per ottenere da Dio, che è mite
ed umile di cuore, tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale.
Con fiducia ti chiedo aiuto …(si formula la richiesta di grazia)

giovedì, giugno 14, 2018

Il 25 Giugno parleremo di questo alla nostra Festa

mercoledì, giugno 13, 2018

Vivere e non vivacchiare, dice Pier Giorgio... Sì, ma il Papa ce lo ricorda.


"Vivere per davvero, vivere un'esistenza nobile... Quanti giovani cercano di vivere e poi si distruggono andando dietro a cose effimere". 

Lo ha sottolineato il Papa nell'udienza generale del 13 Giugno 2018, iniziando un nuovo ciclo di catechesi sui Comandamenti e incentrando la sua meditazione sul desiderio di vita piena.  
"La voglia di vivere. Alcuni - ha affermato Francesco - pensano che sia meglio spegnere questo impulso, perché pericoloso. Vorrei dire, specialmente ai giovani: il nostro peggior nemico non sono i problemi concreti, per quanto seri e drammatici: il pericolo più grande è un cattivo spirito di adattamento che non è mitezza o umiltà, ma mediocrità, pusillanimità". "Un giovane mediocre è un giovane con futuro o no? No, rimane lì, non cresce, non avrà successo - ha commentato -. La mediocrità, la pusillanimità, quelli che hanno paura di tutto. No, questi giovani non andranno avanti. Mitezza, forza, e niente pusillanimità, niente mediocrità". 

"Il beato Pier Giorgio Frassati- ha spiegato - diceva che 'bisogna vivere, non vivacchiare'. I mediocri vivacchiano".

"Bisogna chiedere al Padre celeste per i giovani di oggi il dono della sana inquietudine, la capacità di non accontentarsi di una vita senza bellezza, senza colore. Se i giovani non saranno affamati di vita autentica, dove andrà l'umanità?". Così il Papa nell'udienza generale. "Ma a casa, nelle vostre case - ha proseguito -, quando si vede un giovane seduto tutti i giorni, cosa pensano il papà e la mamma: 'questo è malato', e lo portano da un medico". "Dove andrà l'umanità con giovani quieti, non inquieti? Dove andrà?", ha quindi domandato.

lunedì, giugno 11, 2018

«... sai avere fede senza una speranza...?»

giovedì, giugno 07, 2018

«... Dimmi...»

La lettera più nota di Pier Giorgio alias Fra Girolamo, nella sua interezza

Carissimo,
... ogni giorno più comprendo qual Grazia sia esser Cattolici. Poveri disgraziati quelli che non hanno una Fede: vivere senza una Fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere ma è vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare ma vivere perché anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordarci che siamo gli unici che possediamo la Verità, abbiamo una Fede da sostenere, una Speranza da raggiungere, la nostra Patria. E perciò bando ad ogni malinconia che vi può essere solo quando si perde la Fede. I dolori umani ci toccano ma se essi sono visti sotto la luce della Religione e quindi della rassegnazione non sono nocivi ma salutari perché purificano l'Anima delle piccole ma inevitabili macchie di cui noi uomini per la nostra cattiva natura spesse volte ci macchiamo
In questa Quaresima santa in alto i Cuori e sempre avanti per il trionfo del regno di Cristo nella società.
Saluti cordiali in G.C.
Fra Girolamo

(Pier Giorgio a Isidoro Bonini, 27 febbraio 1925)

mercoledì, giugno 06, 2018

XXV Festa del beato Pier Giorgio Frassati!

Dalle lettere di Pier Giorgio - L’avvenire è nelle mani di Dio...

L'avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare.

(Lettera a Marco Beltramo, 3 febbraio 1925)

lunedì, giugno 04, 2018

Si parla di noi | L'Opzione Benedetto - Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano, di Rod Dreher



Il consiglio che vi diamo oggi è di leggere questo bel libro che parla anche di noi e porta la prefazione del nostro presidente.

Qui di seguito un recente articolo di Marco Sermarini sul libro, una specie di invito alla lettura.

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A volte ci sono libri che segnano: vite di santi, saggi, romanzi… Posso definire così la vita di Pier Giorgio Frassati, l’Ortodossia di Chesterton, e Il Signore degli Anelli di Tolkien. Qui, in questo libro, è c’è dell’altro.
Il libro di Rod Dreher L’Opzione Benedetto (che in questi giorni è uscito tradotto in italiano per i tipi della San Paolo e che troverete da Pump Street) è un libro vivo, un po’ perché narra la nostra storia e quindi riga per riga scopriamo che effettivamente rappresenta bene la nostra vita; un po’ descrive alcuni nostri amici (ad esempio i Monaci di Norcia, ma da quando è stato scritto alcune delle persone in esso contenute o da esso contagiate sono entrate nella nostra vita e non pensavamo neppure che esistessero). Quindi c’è del vecchio ma vivo e del nuovo ancor più vivo.
Poi ci sono alcune riflessioni di Rod, che è un ragazzo travagliato ed intelligente e da un paio d’anni nostro amico e vorrei dire tifoso. Lui non fa che riconoscere la vita dove essa fiorisce, la novità buona dove si costruisce e costruisce roba solida. Ciò che lui coglie e affascina chi lo legge è l’idea di vita unita, di condivisione buona e concreta, la fede che diventa giorni cambiati e definiti da essa. È bello trovare che le storie raccontate, anche quelle più lontane dalla nostra, hanno qualcosa in comune con noi.
Questa è la prova che per tanti nel mondo Gesù Cristo non è solo un’ispirazione vaga o peggio vacua, o un riferimento più o meno importante, ma una forza creativa ed incisiva. Le minoranze creative evocate da Papa Benedetto XVI non sarebbero ma sono, per Rod tutto già esiste, va solo custodito, slegato, spinto in avanti. Non è un progetto ideologico, ma vita. Qualcosa di rivoluzionario. Sarei davvero contento che questo libro contagiasse tutti, a partire dai miei amici della Compagnia. Ma come? La nostra Compagnia non ne è protagonista già dall’inizio?
Ecco, in noi c’è del sano e buon “vecchio”, che va continuato, custodito, sostenuto, purificato, ma c’è anche del nuovo: il nuovo slancio evangelizzatore. Cos’è? Semplicemente riprendere a dire a tutti che questa nostra vita ce l’ha donata Cristo ed è buona per tutti, che ne siamo innamorati, che può cambiare il mondo, può essere speranza per tutti, anche in Siberia.
Riceviamo spesso messaggi da persone che dicono che siamo speranza per loro, ed allora io dico: ma siamo coscienti di questa speranza? Lo dico a voi, tipi loschi, destinatari di un dono grandissimo fattoci personalmente da Gesù attraverso la faccia buona e simpatica del nostro Pier Giorgio. Quando qualcuno nuovo: francese, ceco, svizzero, americano… - ragazzi, sono questi i popoli che udiamo dietro la nostra porticina di piccoli hobbit… - bussa alla nostra porta, la speranza in cui credere torna a noi. È come se Nostro Signore ci volesse dire: guardate che il dono è stato fatto anche a voi, amatelo, custoditelo, lottate per esso. Questi amici stranieri eppure così amici ci dicono: Gesù Cristo si fa riconoscere da noi e da voi attraverso questa speranza concreta. La speranza qual è? Che Gesù conti nella nostra vita, faccia miracoli, cambi il corso della storia. È vero, ma noi ci crediamo? Crediamo davvero che «È giunta l’ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai campi silenziosi e tranquilli per scuotere le torri ed i consigli dei grandi. Quale dei Saggi l’avrebbe mai predetto?». Questa breve citazione de Il Signore degli Anelli fa ormai parte della nostra storia, e deve risuonare come un continuo incitamento per noi. È giunta l’ora che noi piccoli apriamo la strada nuova. Come ho detto altrove, quelle contenute nel libro sono esperienze circoscritte, sostanzialmente piccole, ma con un respiro comune e il coraggio di proporsi al mondo come un’alternativa al processo di accettazione della secolarizzazione della società. Come vogliamo rimanere realmente fedeli a Cristo? Questa è la domanda, non c’è in questione il se, ma il come. Poi un’altra domanda anzi un’esigenza insita che stiamo scoprendo giorno dopo giorno è quella di tenere unite le tante piccole comunità che vogliono vivere così.
La domanda che allora pongo ai lettori di questo articolo (che invito a leggere il libro di Rod, ora che in italiano c’è) è: abbiamo inteso che questa vita in Cristo è nostra e la dobbiamo difendere perché da essa dipende la mia salvezza, la salvezza di ciascuno di noi?


Marco Sermarini