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PREGHIERA DEL BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

Beato Pier Giorgio, guidami nel pretendere la legittima eredità di figlio di Dio
ed erede del Suo regno. Mostrami, con il tuo esempio,come essere lento all’ira
e delicato nei miei rapporti con gli altri.
Aiutami a comunicare la pace di Cristo, pronunciando parole di pace
e vivendo la vita nella pace.
Beato Pier Giorgio chiedo la tua intercessione per ottenere da Dio, che è mite
ed umile di cuore, tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale.
Con fiducia ti chiedo aiuto …(si formula la richiesta di grazia)

mercoledì, maggio 30, 2012

Benedetto XVI oggi, 30 Maggio 2012

"Gli avvenimenti successi in questi giorni, circa la Curia e i miei collaboratori, hanno recato tristezza nel mio cuore, ma non si è mai offuscata la ferma certezza che, nonostante la debolezza dell'uomo, le difficoltà e le prove, la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo e il Signore mai le farà mancare il suo aiuto per sostenerla nel suo cammino. Si sono moltiplicate, tuttavia, illazioni, amplificate da alcuni mezzi di comunicazione, del tutto gratuite e che sono andate ben oltre i fatti, offrendo un'immagine della Santa Sede che non risponde alla realtà. Desidero, per questo, rinnovare la mia fiducia e il mio incoraggiamento ai miei più stretti collaboratori e a tutti coloro che, quotidianamente, con fedeltà, spirito di sacrificio e nel silenzio, mi aiutano nell'adempimento del mio Ministero".

Benedetto XVI, 30 Maggio 2012

Dal Sussidiario, il nostro Paolo Gulisano e la Scozia

Un articolo su Il Sussidiario del nostro Paolo Gulisano sulle ultime dalla Scozia sulla questione dei padri e delle madri e altre amenità politicamente corrette del genere.

lunedì, maggio 28, 2012

Le follie della neutralità - di Gianfranco Amato

sabato, maggio 26, 2012

26 Maggio 1912: il primo peschereccio a motore d'Italia? Dove? Chi?

A San Benedetto del Tronto!

Mons. Francesco Sciocchetti!

Evviva! Uno dei nostri!

Cento anni fa.

Grazie, Gesù!

martedì, maggio 22, 2012

La bella rassegna stampa curata dal nostro Andrea Bartelloni

Non fermatevi fiaccamente al collegamento ma entrate!
Vale la pena.


Le parole di Benedetto XVI al pranzo in occasione del compleanno e dell'elezione a Sommo Pontefice, 21 Maggio 2012


Eminenza,

Cari fratelli,


in questo momento la mia parola può solo essere una parola di ringraziamento. 
Ringraziamento innanzitutto al Signore per i tanti anni che mi ha concesso; anni con tanti giorni di gioia, splendidi tempi, ma anche notti oscure. Ma in retrospettiva si capisce che anche le notti erano necessarie e buone, motivo di ringraziamento.
Oggi la parola ecclesia militans è un po' fuori moda, ma in realtà possiamo comprendere sempre meglio che è vera, porta in sé verità. Vediamo come il male vuole dominare nel mondo e che è necessario entrare in lotta contro il male. 
Vediamo come lo fa in tanti modi, cruenti, con le diverse forme di violenza, ma anche mascherato col bene e proprio così distruggendo le fondamenta morali della società.
Sant'Agostino ha detto che tutta la storia è una lotta tra due amori: amore di se stesso fino al disprezzo di Dio; amore di Dio fino al disprezzo di sé, nel martirio. Noi siamo in questa lotta e in questa lotta è molto importante avere degli amici. E per quanto mi riguarda, io sono circondato dagli amici del Collegio cardinalizio: sono i miei amici e mi sento a casa, mi sento sicuro in questa compagnia di grandi amici, che stanno con me e tutti insieme col Signore.
Grazie per questa amicizia. 
Grazie a lei, Eminenza, per tutto quello che ha fatto per questo momento oggi e per tutto quello che fa sempre. Grazie a voi per la comunione delle gioie e dei dolori. Andiamo avanti, il Signore ha detto: coraggio, ho vinto il mondo. Siamo nella squadra del Signore, quindi nella squadra vittoriosa. Grazie a voi tutti. Il Signore vi benedica tutti. E brindiamo.

sabato, maggio 19, 2012

"Validità di martirio" del Seminarista Rolando Rivi (di soli 14 anni)


COMUNICATO STAMPA  
«E' stato un giudizio pieno e all'unanimità quello con cui i teologi censori, presso la Congregazione per i santi di Roma, hanno riconosciuto la validità del martirio di Rolando Rivi
Questa decisione spalanca le porte alla beatificazione che ora appare imminente. 
Dopo un'attenta analisi degli atti del processo diocesano, delle testimonianze, dei documenti e di un'ampia relazione sul contesto storico del periodo, i teologi, con la loro decisione, hanno confermato che il seminarista innocente, a soli 14 anni, fu ucciso in odio a quella fede cristiana che proclamava con coraggio vestendo sempre l'abito talare. 
Ora, dopo la firma dei Cardinali e del Santo Padre Benedetto XVI, Rolando potrà essere proclamato Beato e salire all'onore degli altari. 
Per il nostro Paese la beatificazione di Rolando Rivi è un fatto di grande rilevanza civile e religiosa. 
Rolando Rivi infatti è il primo tra i 130 Sacerdoti e Seminaristi uccisi sul finire della guerra e nel dopoguerra dai partigiani comunisti per il quale si è avviato e ora si sta concludendo il processo di beatificazione. Rolando Rivi nella storia della Chiesa italiana è inoltre il primo seminarista di un seminario minore diocesano a essere proclamato beato perché martire. 
Un martire bambino testimone della libertà. La causa di beatificazione è stata avviata e sostenuta (vedi scheda allegata) dal Comitato Amici di Rolando Rivi. 
Il Comitato è un'associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di far conoscere, nel modo più ampio possibile, la figura di Rolando Rivi e la sua ardente testimonianza di fede come tesoro di verità, di libertà, di riconciliazione. 
Appena avuta la notizia monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino e presidente del Comitato Amici di Rolando Rivi, ha espresso la sua soddisfazione e ha affermato: "In questa causa è in gioco non solo il riconoscimento della santità di vita e del martirio di Rolando, ma è in gioco molto del destino della Chiesa, non solo in Italia". 
Per un profondo rinnovamento cristiano nel corpo della Chiesa deve infatti entrare "nuovo sangue". 
"Se nel corpo della Chiesa circolerà anche il sangue di Rolando Rivi, martire semplice e purissimo ucciso in odio alla fede a soli 14 anni dalla violenza dell'ideologia marxista, se circolerà il sangue della sua testimonianza di vita e del suo amore totale a Gesù, noi daremo alla Chiesa nuova energia per ritornare a essere una Chiesa fedele a Cristo e appassionata all'uomo"»
COMITATO AMICI DI ROLANDO RIVI 

venerdì, maggio 18, 2012

Il coro del beato Pier Giorgio Frassati e la corale Laudate dominum

Cari amici,
ecco alcune immagini del primo appuntamento del concerto di Maggio. Per chi non c'è stato può recuperare venendo sabato ore 17 alla Chiesa di Cristo Re.



Popolo in cammino: non ti fermare... - di Gianfranco Amato

Dal prof. Carlo Bellieni

 

Carlo Bellieni

Il feto già riconosce la voce della madre quando ancora è nel pancione. Questo è quanto mostra uno studio francese – il primo autore è Renaud Jardri -pubblicato sulla rivista International Journal of Developmental Neurosciences di aprile. Questa capacità è stata mostrata con l'uso di raffinate tecniche di risonanza materna, che registrano l'attivazione della corteccia cerebrale temporale già dalla trentesima settimana di gestazione. E uno studio canadese fatto al Kingston General Hospital mostra che il battito del cuore si accelera nel feto quando sente la voce della mamma. Cosa impara da questi studi chi accetta di non avere pregiudizi? In primo luogo che la scienza è un'apertura alla bellezza: cosa c'è di più bello di vedere uno spettacolo normalmente nascosto come quello della vita prenatale, per millenni restato nel mistero del buio uterino? Il secondo punto è la chiarezza che il feto è davvero un bambino, e che reagisce, ricorda, impara proprio come un bambino già nato. Dentro l'utero c'è un universo in rapido sviluppo: è il mondo della nostra vita prenatale, come ricordava a suo tempo anche Pier Paolo Pasolini, che ricordava alla sinistra come si era allontanata dal sentire del popolo per seguire le sirene di un egoistico individualismo. Il feto in sviluppo sente le voci, i sapori, gli odori, e anche il dolore se disgraziatamente gliene facciamo. Proprio per questo si è sviluppata anche l'arte di somministrare analgesici al feto durante gli interventi chirurgici che può subire prima di nascere. Già, perché il feto può anche essere curato chirurgicamente, in un paradossale susseguirsi di stati: dalla vita fetale a quella all'aria aperta seppur attaccato al cordone ombelicale quando si opera, e poi ancora vita fetale, fino alla nascita naturale. Chi suppone che la vita inizi alla nascita ha il suo bel daffare per giustificare questo paradosso di una non-vita che diventa vita, poi torna non vita e poi ancora vita…  Proprio come accade per il feto di canguro che esce dall'utero e nasce, ma poi torna a passare la seconda parte della sua vita fetale nel marsupio, fino alla seconda nascita. Paradossi che ci fanno riflettere: la nascita non cambia proprio niente nello stato morale e davvero poco nello stato fisico di un individuo, perché la vita è un continuum sin dal concepimento, e perché solo una grossolana disattenzione ci fa pensare che la vita fetale sia una vita "in sospeso", o "in un lungo sonno", mentre è piena di sensazioni, utili sia a modella re il sistema nervoso sia a preparare alla vita all'aria aperta. Proprio per questo esistono addirittura dei corsi di educazione prenatale, che aiutano le mamme a prendere coscienza di questa evidenza e soprattutto a sfruttarla positivamente, entrando in contatto col loro bambino prima della nascita tramite il canto, il massaggio attraverso il pancione e alla capacità di sentire i movimenti di risposta del feto. Che consolazione per tante donne scoprire di avere in sé questa compagnia, forse una delle poche persone (è una personcina!) che ti amano non per come sei ma semplicemente perché ci sei! Come ho detto in arie occasioni, è proprio il caso di cancellare la parola "feto" dal nostro vocabolario, perché è un termine stigmatizzante quel livello del nostro sviluppo che si vuole tener distinti dagli altri perché non gli viene riconosciuto pari diritti rispetto agli adulti. La parola "feto" originariamente significava "cucciolo" tanto che viene da una radice sanscrita che significava "succhiare". Poi nel tempo, soprattutto negli ultimi 50 anni si è diviso drasticamente il prima-della-nascita dal dopo. Sarebbe bello se l'utero fosse trasparente, ma con le ecografie e con la scienza in pratica lo è diventato: che guaio per chi sostiene che il feto non è "qualcuno" ma è "qualcosa"!

mercoledì, maggio 16, 2012

La Gazzetta su Gino Bartali, ancora una volta grandissimo ed inarrivabile. Gino ancora una volta alla Festa di Pier Giorgio Frassati 2012



Cari amici,

ieri il Giro d'Italia ha fatto tappa ad Assisi e la Gazzetta dello Sport non ha perso l'occasione per dedicare due belle pagine al "nostro" caro e immenso Gino Bartali che settant'anni fa, proprio su quelle strade in terra umbra, sfrecciava con la sua Legnano tra mille pericoli per salvare decine di ebrei e perseguitati. 
Vi allego le due pagine della Gazzetta da leggere e colgo l'occasione per invitarvi a comprare e leggere il libro di fresca uscita scritto da Andrea Bartali, figlio di Gino e nostro caro amico, intitolato "Gino Bartali, mio papà" (edito dalla Lìmina). Posso anche annunciarvi che Andrea Bartali verrà a presentare il suo libro al 7° Gagliarda's Day in programma martedì 26 giugno 2012 a Grottammare (AP), durante il 2° Spazio Gino per Uomini Vivi.

Saluto tutti!

Andrea Falcioni

Annalisa Teggi - Tremende Bazzeccole -Intransigente discorso chestertoniano sul suicidio. «Occorre amare ciò che si biasima»

Grande Teggi e grande Chesterton su Tempi

Il suicida non è un martire, anche quando gli assomiglia molto.
Ci sono momenti in cui ci si può concedere di parlare dei fatti usando perifrasi e giri di parole; ma in altri la cosa migliore è affondare il coltello. Il tono generale che si usa in questo periodo per parlare dei numerosi suicidi – si dice – causati dalla crisi è compassionevole. E c'è qualcosa di sbagliato, perché il tono compassionevole implica il ragionamento: "Io capisco perché quell'uomo ha compiuto quel gesto e condivido con lui il dolore che lo ha spinto a farlo". Lo abbiamo ascoltato nelle scorse sere dalla voce di Roberto Saviano, che è un bravo narratore. Non siamo forse capaci di immedesimarci con l'imprenditore integerrimo che paga fino all'ultimo centesimo i suoi lavoratori e le tasse, poi, subissato da debiti e da prospettive cupe sul futuro, sceglie di togliersi la vita dentro il capannone della sua azienda – quel luogo che, magari, pietra per pietra ha costruito? Siamo capaci di compassione di fronte a tutto ciò, patiamo con lui. E proprio nei momenti in cui sentiamo viva in noi la compassione (non come mero sentimentalismo) dovremmo renderci conto che essa non può essere un punto d'arrivo, ma semmai è la premessa autentica per un giudizio più comprensivo sul nostro quotidiano vivere.
Dobbiamo diventare talmente interessati alla vita, da essere capaci di dare giudizi disinteressati. Così il signor Chesterton introduce una riflessione sul suicidio in un capitolo di Ortodossia intitolato "La bandiera del mondo". Lui, che era uomo dolce e ironico, capace di giochi di parole sensatissimi (anche quando sembravano solo bazzecole), nel parlare del suicidio è duro e freddo come la lama di una spada: «Il suicidio non solo è un peccato, ma è il peccato. È il male supremo e assoluto, il rifiuto di qualsiasi interesse per l'esistenza, il rifiuto di prestare il giuramento di fedeltà alla vita. L'uomo che uccide un uomo, uccide un uomo. L'uomo che uccide se stesso, uccide gli uomini: annienta il mondo. Il suo gesto è peggiore (dal punto di vista simbolico) di qualsiasi stupro o attentato dinamitardo. Perché distrugge tutti gli edifici e offende tutte le donne. Il ladro è appagato dai diamanti, il suicida non lo è: questo è il suo crimine. Non si lascia nemmeno corrompere dalle pietre sfolgoranti della Città Celeste. Il ladro esalta gli oggetti che ruba, e pure il loro proprietario. Ma il suicida insulta tutto ciò che esiste al mondo non rubandolo. Rifiutando di vivere per amore di un fiore, guasta tutti i fiori. In tutto l'universo non c'è una sola creatura minuscola per la quale la sua morte non sia una beffa».
Spesso alla Chiesa è stato imputata la colpa di essere intransigente nei confronti di questo peccato, come intransigenti sono queste parole. Ma occorre chiedersi cosa ci stiamo guadagnando dall'essere meno intransigenti; cosa ci stiamo guadagnando dalla compassione svincolata dall'idea che la vita è sacra – in ogni caso, senza compromessi di sorta. Siamo capaci di con-patire abbastanza uno sconosciuto (eppure così simile a noi) che si è suicidato da dire ad alta voce che ha sbagliato? Il passo della compassione è facile, perché è umanamente comprensibile; ma il passo dell'intransigenza, proprio perché è difficile, è un passo di amore più incondizionato. Il compromesso per cui la vita è un misto di bene e male, da accettare con dignitosa soddisfazione e dignitosa pazienza è l'illusorio pregiudizio che il signor Chesterton riteneva sommamente erroneo.
Non possiamo semplicemente compatire un uomo, senza voler combattere fino all'ultimo respiro per il suo bene. Da intransigenti. E la risposta non è – in prima istanza – che lo Stato istituisca degli sportelli a cui si possa rivolgere chiunque, operaio o imprenditore che sia, si trovi in situazioni economiche disperate.
Per problemi così drammatici e urgenti non occorrono – in prima istanza – soluzioni pratiche. È il momento in cui a sirene spiegate si deve gridare un solido ideale umano. Dunque, è vero che un uomo si trova ad appartenere a questo mondo, prima di potersi domandare se sia bello appartenervi o no. E poi entra nella giostra degli eventi; ma non è neutrale, perché, in qualche modo, non sente il mondo semplicemente come qualcosa di estraneo, infatti ne fa la sua casa. In molti modi, non solo materiali. Il mondo diventa Pimlico.
Pimlico è un quartiere di Londra che nel periodo storico in cui visse Chesterton attraversava un momento di degrado e declino. Chiamiamolo Scampia; anzi no, chiamiamolo col nome del quartiere in cui viviamo – che sia o meno degradato. Pimlico è la nostra condizione politica di abitanti del mondo; il nostro esserci, in un contesto urbano preciso e definito. Pimlico ci piace – perché ci viviamo, ma in molti casi Pimlico non va bene così com'è. E c'è chi condanna Pimlico, e vorrebbe fuggire e trasferirsi altrove. E c'è chi vorrebbe cambiarlo, passandoci sopra una bella mano di bianco così che non sia più riconoscibile. E in entrambi i casi Pimlico scompare. L'unica via d'uscita, afferma Chesterton, sembra quella di affezionarsi a Pimlico. «Forse l'esempio più frequente riguardo a tale punto è quello delle donne. Le stesse donne che sono pronte a difendere i loro uomini nelle cose piccole e grandi sono quasi morbosamente lucide circa la fragilità delle loro scuse o la grossolanità delle loro menti. Un amico, per quanto affezionato all'uomo, lo lascia così com'è; la moglie invece lo ama, e cerca di cambiarlo».
La cosa urgente da fare è gridare a sirene spiegate la nostra affezione e fedeltà alla vita. È una premessa tutt'altro che teorica; perché le cose che sembrano più ovvie sono proprio quelle che dobbiamo ricordarci più spesso. Non basta semplicemente amare la vita. Oppure, non serve semplicemente biasimare la vita. La contraddizione del vivere richiede una proposta umana altrettanto contraddittoria: occorre amare ciò che si biasima. «La mia accettazione dell'universo – afferma Chesterton riferendosi a Pimlico – non è ottimista, è qualcosa che assomiglia di più al patriottismo. È questione di fedeltà primaria. Il mondo non è una pensione di Brighton, da cui vogliamo andarcene perché è troppo deprimente. È la fortezza della nostra famiglia, con la bandiera che sventola sulla torre, e più è miserabile meno la abbandoniamo».

martedì, maggio 15, 2012

Visita ad un caro vecchio amico, il Piantone di Nardò...

... un castagno di oltre cinquecentotrenta anni, e non li sente!!!

Un vecchio amico della Scuola Chesterton e delle nostre famiglie!

Ce l'abbiamo fatta..!

La prima media Chesterton nella cisterna...

lunedì, maggio 14, 2012

E' uscito questo splendido libro...




E' uscito questo bellissimo libro scritto dal nostro amico Andrea Bartali, e riguarda il suo caro babbo Gino.

Gino Bartali si rese protagonista di imprese non solo sportive che sono venute fuori solo negli ultimi anni, e molti di noi le conoscono, anche perché abbiamo la fortuna di aver visto la splendida mostra su Gino fatta dai ragazzi della Gagliarda Sambenedettese, società sportiva di uomini vivi.

La mostra passò anche al Giro d'Italia lo scorso anno a Belluno, permise a dei ragazzi di Genova di conoscere Gino e di farci conoscere, grazie alla loro professoressa, altre sue eroiche imprese di salvataggio di vite umane messe in pericolo dalla cattiveria e dall'ideologia.

I ragazzi anni fa fecero un "Giardino degli Uomini Vivi", delle belle sagome realistiche che popolarono il bel giardino di San Francesco a Grottammare, e tra queste c'erano le sagome del beato Giovanni Paolo II, di Giovannino Guareschi, di Pier Giorgio Frassati, di Gilbert Keith Chesterton e di Gino. 

Quest'anno ci sarà un nuovo Spazio Gino, dopo quello di grande successo dello scorso anno, e si parlerà ancora di quest'uomo vivo, il 26 Giugno 2012.

Miracoli che accadono solo in quei paraggi e in quei giorni.

sabato, maggio 12, 2012

CONCERTO DI MAGGIO

Cari amici,
il Coro del beato Pier Giorgio Frassati con la Corale Laudate Dominum ha organizzato due splendide occasioni dove sarà possibile ascoltare magnifici canti dedicati alla Madonna.

  • Venerdì 18 Maggio ore 21:45 - Chiesta di Sant'Agostino (Grottammare)
  • Sabato 19 Maggio ore 17:00 - Chiesta di Cristo Re (Porto d'Ascoli)


NON MANCATE!




Il discorso di ringraziamento di Benedetto XVI per il concerto in suo onore,, 11/05/12 21:16

Raffaella BlogPapa (@raffaellablog)
11/05/12 21:16
DISCORSO DEL PAPA AL TERMINE DEL CONCERTO IN SUO ONORE magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2012/05/il-pap…

venerdì, maggio 11, 2012

I Vescovi americani sulla presa di posizione di Obama sui matrimoni tra omosessuali