Tipi Loschi al Pian della Mussa
…se penso che "per caso" a Marco Sermarini capita tra le mani quel libro, lo afferra, lo legge, lo rilegge, lo prende sul serio, lo chiude e dice a se stesso: «Si può vivere così»; posso, a questo punto, affermare con assoluta certezza che questo spieghi il motivo per cui oggi noi, come allora, siamo i figli, GRATI, di quell'avvenimento.
Tutto ha avuto inizio qui.
Riflettevo su questo mentre immortalavo un compiaciuto e felice Don Primo con alle spalle la targa che ricorda tutto questo.
Quando prendi sul serio un ideale di santità o un servizio che propone la compagnia, poi ti vien voglia di provare, sbagliare e riprovare ancora. È vero, c'è anche chi si arrende, temporeggia, desiste, arretra, ma la compagnia è un solido sostegno per andare avanti e continuare a provarci ogni giorno.
Mentre partecipavano alla cerimonia di posa della targa, abbiamo conosciuto una simpatica famiglia: marito, moglie e ben sei figli; le due graziose bimbe presenti, con i vestiti tipici del luogo, vivono in città. Ci spiegano che al Pian della Mussa ci venivano in montagna, a inizio '900, i torinesi perché era la valle più vicina alla città. Gli chiedo dove sia la cima della Ciamarella, su cui il nostro Pier Giorgio è salito. Ce la indica: sono 1800 metri di dislivello. Nella vastità e bellezza della valle ho pensato che noi oggi eravamo lì perché qualcuno ha preso sul serio un libro e una vita, e l'ha resa visibile ai suoi amici, ma soprattutto vivibile nel quotidiano.
Incontriamo anche Silvio Mogliano, consigliere della Regione Piemonte: è al tavolo accanto al nostro con moglie e figli piccoli, ci vede, ci riconosce, ci saluta e ci dice che era lui ad accompagnare Don Primo a San Benedetto del Tronto quando glielo chiedeva… o meglio… gli diceva: «Accompagnami», e lui ingenuamente gli diceva di sì, pensando a un luogo vicino Torino, ma poi scopriva così, d'emblée, che lo aspettavano 650 km sparati di macchina fino a San Benedetto.
Gli proponiamo di tornare, perché le cose in questi ultimi vent'anni sono cambiate… gli alziamo la palla dicendogli: «Dai, dove vai in vacanza?». Puntuale risponde: «Andiamo a Vieste tra qualche giorno…». Ecco appunto, fai tappa di riposo a San Benedetto del Tronto, ti aspettiamo.
Alcuni di noi vanno a salutare Don Primo nella sala al primo piano del piccolo rifugio in cui abbiamo pranzato; ci accompagna fuori perché ci vuol salutare come si deve. Lo invitiamo ancora a trovarci perché tante cose sono cambiate: tante più opere, ci sono molte nuove famiglie e tanti ragazzi, dopo che in diversi hanno preso sul serio il "Vivere e non vivacchiare".
Incontriamo la signora Germana, 85 anni, dell'Associazione Frassati di Milano, ci presenta il figlio Edoardo che sta facendo un libro su tutte le gite in montagna fatte da Pier Giorgio. Di ogni foto storica ci sa dire il luogo esatto in cui fu scattata. Ci scambiamo i numeri di telefono perché l'idea ci piace molto e seguiremo lo sviluppo del progetto.
Concludo dicendo che un cristianesimo che abbia qualcosa da dire a tutti, dove viene coltivata l'amicizia con Dio e con gli uomini e in cui le famiglie non si sentano sole, non lo trovi facilmente. Come non trovi facilmente neppure giovani che decidano di fare a cazzotti con il proprio io e con l'ideale a cui potrebbero tendere, scegliendo ogni giorno di stare attaccati a tutto questo. Ringrazio Dio che questo luogo abbia per me una collocazione chiara e dei volti che ho presenti tutti i giorni, un luogo di cui sono partecipe vivendo la vita della compagnia ma che, purtroppo, non trovi così facilmente… neppure su al Pian della Mussa, dove tutto ebbe inizio.
Tiziano Fasciglione (Fasci)
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