Viaggio in Sierra Leone - Diario di bordo - 7.

19/09/2023

Questa giornata si chiamerà "Continuare nell'ordinario è straordinario". 

Oggi abbiamo promesso a Millicent di aiutare per il pranzo della scuola per la visita dell'arcivescovo e la sveglia è alle 05.45 per tagliare una catasta di cipolle, carote e verza; è bellissimo perché man mano che si procede nel lavoro ogni tanto arriva una donna per dare una mano. A quell'ora ci sono anche i bimbi di due anni che ci ronzano attorno e si rendono utili come possono. Cucina stile africana, all'aperto sul fuoco.



Verso le 07.45 facciamo colazione e partiamo per la scuola in attesa del vescovo, che potrebbe dire la messa oppure non dirla, ci dice il cappellano padre Abu. Sua Eccellenza ha un piccolo ritardo (circa un'ora e mezza) e mentre aspettiamo una maestra bravissima intrattiene i bambini facendoli cantare dal posto. Ci sono delle letture e delle benedizioni, anche noi veniamo chiamati per il rito. L'arcivescovo parla spesso con i giovani e dice che il futuro di questi ragazzi sono i genitori, rivolgendosi ai presenti, perché se loro crederanno in questa scuola i loro figli avranno un futuro, questo paese avrà un futuro e questi ragazzi un giorno potranno trasmettere alle generazioni future quello che hanno imparato e questa cosa sarà sempre viva. In fondo, insieme ai suoi ragazzi c'è anche Philip (il fabbro), Tamba invece è a Kono per aggiustare un'auto. Molte testimonianze, anche dei ragazzi: mi colpisce la mamma di un bambino che dice, che proseguendo nell'ordinario si raggiungono cose straordinarie: "mio figlio avrà delle opportunità. All'inizio, parlando con mio marito ho detto che avrei mandato nostro figlio alla Chesterton, lui non voleva, ma ho parlato di tutte le risorse che nostro figlio avrebbe avuto e si è convinto. Oggi sa leggere, scrivere e fare i conti... sapete, penso che l'educazione sia la chiave del successo".


L'arcivescovo benedice anche la scuola e ci dirigiamo verso l'ingresso della sala dedicata a Caldecott per i tagli dei nastri, tre per l'esattezza: uno per il vescovo, uno per i capi tribù e il terzo è per noi. Scendiamo nella sala e John spiega all'arcivescovo i personaggi sul muro, sul fondo della stanza questo pazzo uomo ci ha fatto una stampa fotografica e l'ha appesa con i nostri nomi sotto, sono commosso. "The Pioneer". Da quando siamo arrivati ci dice che lo avrebbe fatto, ma non pensavo così presto, e in un'occasione così bella. Il vero spettacolo avviene ora e, dopo i saluti, il musicista della scuola ci canta l'inno dedicato ad essa, spettacolare, molti si alzano e gli gettano soldi ai piedi, praticamente capiamo che con questa iniziativa lui raccoglie i soldi per andare a scuola. È la volta di una ragazzina e via così, musica ad un volume pazzesco, tutto molto bello. Finita la cerimonia, ormai appesi al muro delle celebrità ci prestiamo a balli e solo centocinquantamila foto col singolo e di gruppo; siamo anche contenti perché ci godiamo un attimino di gloria e cerchiamo di conoscere tutti. John è un personaggio fantastico, innamorato della sua scuola, della sua famiglia, e questo traspare molto chiaramente. Lui è stato veramente contento di averci qui e in tantissimi ci dicono che la nostra presenza sarà utile a molti. Pranziamo ed oltre alla birra adesso iniziamo anche con il vino, padre Abu dice che inizieranno con la passata non è uno scherzo. Devo fare uno schemino per capire come si procede. Molti bambini ci stanno appiccicati come cozze allo scoglio e non ci mollano.





Verso le 16.00 torniamo a casa, e John ci dice che faremo una grigliata di capra, l'ultima che è rimasta, ci saranno anche padre Abu e Alex, un militare che porta le figlie a scuola. John, quando siamo intorno al tavolo, ci dice che vuole ringraziare Alex per aver lavorato per noi. Non capiamo, poi ci dice che lunedì scorso c'è stata una crisi della popolazione a livello nazionale quindi, "prima che arrivaste, Alex mi chiede dove sarebbe stato il vostro alloggio, un hotel da un nome strano...". Alex dice a John che non può essere per la nostra sicurezza, cosa fare? "Gli amici Italiani hanno già comprato il biglietto", poi il lampo di genio, e John dice: "li farò stare a casa mia... Alex mi scruta e mi dice: 'porterai veramente tre bianchi a casa tua?' Sì, e ho fatto ripitturare tutta casa per voi". Poi John aggiunge: "Alex e i suoi militari hanno pattugliato il quartiere intorno a casa nostra tutta la notte e per tutta la vostra permanenza". Ah, interessante... 



La cena è come al solito un momento di famiglia: si ride, si scherza, ma ad un certo punto arriva il momento per alcuni di salutarsi, domani non ci rivedremo. In questo posto si piange spesso per la commozione ma ad un certo punto le storie, anche quelle più belle devono avere un esito, e il nostro è tornare e raccontare a tutti quello che abbiamo visto e toccato con mano.



John Kanu ci aspetta sempre a braccia aperte, anzi, presto verrà in Italia con tutta la sua famiglia: preparatevi, amici.

Ciccio

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