Seguendo Pier Giorgio Frassati vogliamo attuare un’amicizia fondata radicalmente in Gesù Cristo, attraverso la quale dare un giudizio alle vicende della vita, agire cristianamente e aiutarci nelle circostanze quotidiane.
A tre ani dalla sua morte, ricordiamo mons. Gervasio Gestori pregando per lui e chiedendogli di intercedere per i Tipi Loschi per cui tanto si spese e che ha tanto spinto ad andare avanti. "Andate avanti così" era il suo incoraggiamento più frequente e più fervido, sempre sincero. Riproponiamo l'articolo che è uscito su Vivere! nelle settimane successive alla sua morte. ________________ Confesso francamente che non mi aspettavo la notizia della morte di mons. Gestori, e la cosa mi ha molto addolorato. Si va ad aggiungere a quelle di mons. Chiaretti e di mons. Negri, che ci hanno salutato poco più di un anno fa in un lasso di tempo molto breve. Metto allora insieme qualcuno dei ricordi che tornano alla mente ed al cuore, di questi anni di vicinanza, collaborazione e vita apostolica. All’arrivo di monsignor Gestori, nel settembre 1996, fui incaricato da mons. Urbano Simonetti, l’amministratore diocesano dopo l’episcopato di mons. Chiaretti durante la sede vacante, di curare...
Il 18 maggio 1924, durante una gita al Pian della Mussa, insieme ai suoi più cari amici fondò la "Compagnia o Società dei Tipi Loschi", un'associazione caratterizzata da un sano spirito d'amicizia e d'allegria. Ma dietro le apparenze scherzose e goliardiche, la Compagnia dei Tipi Loschi nascondeva l'aspirazione a un'amicizia profonda, fondata sul vincolo della preghiera e della fede. «Io vorrei che noi giurassimo un patto che non conosce confini terreni né limiti temporali: l'unione nella preghiera», scrisse Pier Giorgio ad uno dei suoi amici il 15 gennaio 1925. Ed era proprio il vincolo della preghiera a legare i "lestofanti" e le "lestofantesse", come scherzosamente si denominavano tra di loro, di questa singolare Compagnia. Oltre a essere un'intuizione quasi profetica (il cattolicesimo vissuto nella sua interezza anche nelle circostanze ordinarie della vita, senza separazioni e divisioni, in uno spirito di cristiana gioia) ...
"Carissimo, ogni giorno più comprendo qual Grazia sia esser Cattolici. Poveri disgraziati quelli che non hanno una Fede: vivere senza una Fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere ma è vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare ma vivere perché anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordarci che siamo gli unici che possediamo la Verità, abbiamo una Fede da sostenere, una Speranza da raggiungere, la nostra Patria. E perciò bando ad ogni malinconia che vi può essere solo quando si perde la Fede. I dolori umani ci toccano ma se essi sono visti sotto la luce della Religione e quindi della rassegnazione non sono nocivi ma salutari perché purificano l'Anima delle piccole ma inevitabili macchie di cui noi uomini per la nostra cattiva natura spesse volte ci macchiamo. In alto i Cuori e sempre avanti per il trionfo del regno di Cristo nella società".
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