martedì, giugno 30, 2009

L'incontro con Andrea Bartali e Paolo Alberati

Gino ed Elena

Il Dottore e Raffa piuttosto eccitati...

I due Andrea...

I Tipi Loschi con Andrea Bartali

Tutti meravigliati dall'Uomo Vivo Gino

Francesco presenta la mostra ad Andrea Bartali.

Andrea Bartali figlio del Grande Gino a Casa San Francesco!

lunedì, giugno 29, 2009

I 50 anni di Messa del Vescovo Gervasio Gestori

domenica, giugno 28, 2009

Il giardino degli Uomini Vivi - 2

Il giardino degli Uomini Vivi

Ancora prove...

Continuano i Tipi Loschi nel mondo...

Prove della recita su Pinocchio e poi stasera Chesterton Day...

sabato, giugno 27, 2009

Pier Giorgio vivo -24


Per essere in grado di cogliere la tensione ideale che ha mobilitato la vita di Pier Giorgio Frassati è necessario spaccare l'orizzonte dell'ideologia mondana che nega l'ampiezza e la profondità dell'esperienza umana, che paralizza l'uomo.
La rottura di questo orizzonte è resa possibile solo da un incontro con qualcosa di sovrannaturale, e tuttavia reale, che tocca e interessa profondamente la nostra persona.
Grazie a questo incontro l'attesa, la speranza, il desiderio di felicità che non conoscono tramonto non sono più affidati soltanto all'autopia sentimentale, alla forza dell'analisi o all'acutezza dell'interpretazione, ma trovano finalmente una risposta nella storia concreta di un uomo concreto, al punto che vien voglia di essere anche noi così.
Quella vita allora comincia ad appartenerti più dei dubbi, delle inquietudini o dei mutevoli stati d'animo che caratterizzano chi è ancora smarrito e confuso.
Nasce un prepotente bisogno di seguire quella presenza.
Sulle strade dove cammini è passato uno che viveva gli istanti della sua giornata con pienezza di gusto e di significato e che oggi ti fa dire :" Perchè non posso essere anch'io così ? ".

Questa sera lo School Day

Cari amici,
dopo il bello e festoso incontro di ieri sera la festa del beato Pier
Giorgio Frassati sta entrando nel vivo.

Stasera parleremo di scuola, di educazione, di emergenza educativa, e
ne parleremo partendo da esperienze coraggiose e riuscite di dedizione
ai ragazzi.

Parleremo anche della iniziativa di alcuni nostri amici che tra poco
compira' un anno, la scuola media libera "Gilbert Keith Chesterton".

Vi aspettiamo perché ci sara' vita stasera.

Inviato da iPhone

venerdì, giugno 26, 2009

Nello mangia l'insalata dopo aver spiegato come si ricava energia dalle biomasse...

Lu stabbie remmane sembre stabbie

giovedì, giugno 25, 2009

H Factor seconda puntata

mercoledì, giugno 24, 2009

I Nuovi Righeira...

Le votazioni di H Factor...

Bello, no?

E' iniziata la festa del beato Pier Giorgio Frassati!

Siamo qui a Casa San Francesco ed e' giusto cominciato H Factor, e
c'e' solo da divertirsi! Vedeste le facce!

Inviato da iPhone

OGGI INIZIA LA FESTA DI PIER GIORGIO! E SE N'E' ACCORTO PURE L'AVVENIRE...


Ricordiamo a tutti che oggi alle ore 19.00 inizia gloriosamente, con la Presenza Insostituibile di Nostro Signore Gesù Cristo nella Santa Messa, la festa del beato Pier Giorgio Frassati.

VI ASPETTIAMO! NON MANCATE!!!

ECCO L'ARTICOLO SU AVVENIRE DI OGGI 24 GIUGNO 2009

E Grottammare prepara la festa con la Compagnia dei tipi loschi

DA SAN BENEDETTO DEL TRONTO
SUSANNA FAVIANI
Il 4 luglio ricorre la festa liturgica di Frassati e com’è ormai tradizione (si tratta della 16ª e­dizione) la «Compagnia dei tipi loschi del beato Pier Giorgio Frassati» della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone Montalto ha organizzato tutta una serie di iniziative per prepararla e viverla al meglio. Dalla spiritualità gioiosa, energica e travolgente di questo giovane, amante della montagna, dello studio e soprattutto degli ultimi e dei poveri sono scaturiti movimenti, associazioni, frequentati da moltissimi ragazzi e giovani. Il gruppo di Grottammare è appunto la «Compagnia dei tipi loschi del beato Pier Giorgio Frassati» ispirandosi nel nome al circolo fondato dallo stesso Frassati. Le iniziative, che si aprono oggi per concludersi il 4 luglio, saranno ospitate presso la Casa San Francesco di Paola a Grottammare e si articoleranno sul tema «Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?». Significativo l’incontro «La sfida è che il cristianesimo significa la vera umanità» promosso dall’Associazione «Santa Caterina da Siena » cui venerdì 26 giugno parteci peranno formatori di scuole paritarie e associazioni di solidarietà. Sabato 27 giugno è in programma il convegno «Emergenza educativa: e se la soluzione è la libertà di educazione?» con i docenti Maria Bonaretti e Domenico Pini mentre domenica 28 «Chesterton: mentre lo guardiamo sembra allargarsi sotto i nostri occhi in tutte le direzioni » metterà a fuoco la figura e l’eredità del celebre scrittore: interverranno, tra gli altri, Paolo Gu­lisano, Roberto Prisco, Alessandro Gnocchi. Il 30 giugno si parlerà di ciclismo con la presentazione del volume di Paolo Alberati «Gino Bartali - Mille diavoli in corpo» cui interverrà Andrea figlio dell’indimenticabile campione.
Cuore della festa sarà l’Eucaristia, presieduta il 4 luglio alle 18.30 dal vescovo di San Benedetto del Tronto- Ripatransone-Montalto Gervasio Gestori cui alle 21.30 seguirà la presentazione del volume «La tirannia di Erode: l’eugenetica diventa prassi» di Giuseppe Noia responsabile del centro di diagnosi e terapia fetale presso il Policlinico Gemelli di Roma.

La Valle d’Aosta sul «sentiero» del beato Frassati

Ispirata alla passione del giovane testimone per la montagna, l’iniziativa ha già toccato altre quattordici regioni della Penisola

DA AOSTA FABRIZIO FAVRE - Avvenire di oggi 24 Giugno 2009

Anche la Valle d’Aosta ha il suo «Sentiero Frassati». L’iniziativa che il Club alpino italiano ha lanciato nel 1996 con il motto «per incontrare Dio nel creato», a distanza di alcuni anni dalla beatificazione di Pier Giorgio Frassati da parte di Giovanni Paolo II (20 maggio 1990), ha toccato domenica scorsa in Val d’Ayas, la sua quindicesima regione. Il giovane piemontese (1901 1925), portato agli onori degli altari nel 1990, infatti oltre che all’Azione Cattolica era anche iscritto al Cai e non nascondeva la sua passione per le vette.
Frassati amava la montagna e la sentiva come una cosa grande, un mezzo di elevazione dello spirito, una palestra dove si tempra l’anima e il corpo. «Ogni giorno m’innamoro sempre più delle montagne – scriveva ad un amico – e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la grandezza del Creatore». Ma la montagna per Pier Giorgio non era soltanto contemplazione come ha ricor­dato il vescovo di Aosta, monsignor Giuseppe Anfossi, nell’omelia della celebrazione eucaristica che la mattina di domenica 21 giugno al termine del percorso ha reso ancora più solenne l’inaugurazione del sentiero, alla presenza di numerose autorità regionali. Con il presule, a concelebrare, l’assistente nazionale di Azione Cattolica, il vescovo di Palestrina monsignor Domenico Sigalini, presente in Valle d’Aosta con tu to il Consiglio nazionale di Ac guidato dal presidente Franco Miano. «Pier Giorgio – ha detto Anfossi – ci insegna il rispetto per la montagna nella sua durezza: non dobbiamo abbassare le vette per arrivare in cima senza fatica, non dobbiamo neppure trasformare la montagna in una palestra da praticare qui da noi come se fossimo in una delle grandi città della pia nura. Dobbiamo soprattutto mantenere nell’educazione dei giovani tutta la normale fatica della vita, compresa quella che si fa camminando».
Il nuovo sentiero sorge ad Ayas, in frazione Saint-Jacques. Una scelta non casuale: lasciato l’abitato di Saint-Jacques si sale su una comoda mulattiera fino a raggiungere la località Fiéry (1.875 m), dove sorge l’ex «Albergo Bellevue» che veniva abitualmente frequentato dalla famiglia Frassati. Inoltre in questa zona transitano alcuni fra i più importanti percorsi di trekking della Valle d’Aosta come l’Alta Via n. 1 e il Tour del Monte Rosa. Il sentiero (accessibile a qualsiasi escursionista) sale per un primo tratto piuttosto ripido in direzione colle Cime Bianche fino nei pressi dell’alpe Vardaz (2.334 metri) scendendo poi sulla destra nell’incantevole pianoro di Cères. Attraversato quest’ultimo, il percorso prosegue verso Pian di Véraz. Dai piedi dei colossi del Monte Rosa un comodo sentiero a mezza costa conduce in località Résy, panoramica terrazza naturale, dove sono situati i rifugi Ferraro e Guide Frachey. Giunti a questo punto si riprende la discesa verso Saint Jacques durante la quale, fra im ponenti larici, si incontra un cippo commemorativo dedicato a Frassati.
Sono davvero tanti i simboli religiosi che si incontrano lungo il cammino a testimoniare la lunga tradizione religiosa che da sempre caratterizza queste vie di montagna. Il sentiero Frassati della Valle d’Aosta si aggiunge a quelli già realizzati in Campania, Piemonte, Calabria, Sicilia, Toscana, Marche, Veneto, Molise, Abruzzo, Li guria, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata, Lom bardia. In occasione del Giubileo del 2000 inoltre a Pollone, nel Biellese, è stato intitolato a Frassati un sentiero «internazionale» che unisce il paese dove il giovane andava in vacanza, alla Muanda, nei pressi del Santuario di Oropa e che si conclude con un altare all’aperto. Alla realizzazione e collocazione dei cartelli lungo il percorso hanno collaborato 150 giovani francesi ospitati dalla diocesi di Biella, in prepa­razione alla Gmg.

lunedì, giugno 15, 2009

Manifesto del programma della festa del beato Pier Giorgio Frassati


venerdì, giugno 12, 2009

Papa: anche nella Chiesa il rischio di una secolarizzazione strisciante



Celebrando il Corpus Domini, Benedetto XVI alla vigilia dell’inizio dell’Anno ad essi dedicato esorta i sacerdoti a partecipare sempre “con il cuore” alla celebrazione dell’eucaristia, accompagnando il sacrificio di Gesù con quello della propria esistenza.


Roma (AsiaNews) – Anche “nella Chiesa c’è il rischio di una secolarizzazione strisciante” causata dal lasciarsi sopraffare dalle “attività e preoccupazioni terrene” e che si traduce “in un culto eucaristico formale e vuoto, in celebrazioni prive di quella partecipazione del cuore che si esprime in venerazione e rispetto per la liturgia”. Nel giorno del Corpus Domini, Benedetto XVI è tornato a denunciare così il “rischio” che corre oggi una Chiesa. E’ una preoccupazione che l’attuale Papa ha più volte espresso, fin da quando, ancora cardinale, nei testi della Via Crucis del 2005 scriveva: “Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di Lui!”. E’ interamente dedicata all’eucaristia la riflessione che Benedetto XVI ha svolto oggi pomeriggio nel corso della messa celebrata sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, alla quale ha fatto seguito la tradizionale processione che si è conclusa alla basilica di Santa Maria Maggiore. Un rito ad un tempo solenne e festoso, con le confraternite, le associazioni e i gruppi cattolici che indossano colorati costumi tradizionali, a volte antichi, e innalzano vessilli con immagini sacre legate alla più genuina religiosità popolare. La stessa che spinge la gente a decorare le finestre con arazzi e tappeti, o magari con le tovaglie più belle della famiglia. Prima della processione, celebrando la messa, il Papa ha commentato le parole “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”, pronunciate da Gesù durante l’Ultima cena. Esse “risuonano con singolare potenza evocativa quest’oggi, solennità del Corpus Domini. Esse ci conducono idealmente nel Cenacolo, ci fanno rivivere il clima spirituale di quella notte quando, celebrando la Pasqua con i suoi, il Signore nel mistero anticipò il sacrificio che si sarebbe consumato il giorno dopo sulla croce. L’istituzione dell’Eucaristia ci appare così come anticipazione e accettazione da parte di Gesù della sua morte”. Quella sera “Gesù rende inoltre manifesto che, grazie alla sua morte, diventa finalmente efficace l’alleanza stretta da Dio con il ‘suo’ popolo. L’antica alleanza era stata sancita sul Sinai con un rito sacrificale di animali e il popolo eletto, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, aveva promesso di eseguire tutti i comandamenti dati dal Signore (cfr Es 24, 3). In verità, Israele sin da subito, con la costruzione del vitello d'oro, si mostrò incapace di mantenersi fedele al patto divino, che anzi in seguito trasgredì molto spesso, adattando al suo cuore di pietra la Legge che avrebbe dovuto insegnargli la via della vita. Il Signore però non venne meno alla sua promessa”. Alla vigilia dell’inizio dell’Anno sacerdotale, la riflessione del Papa sul Corpus Domini, “fermento di rinnovamento, pane ‘spezzato’ per tutti, soprattutto per coloro che versano in situazioni di disagio, di povertà e di sofferenza fisica e spirituale”, ha avuto una particolare attenzione proprio per i preti. “Mi rivolgo particolarmente a voi, cari sacerdoti, che Cristo ha scelto perché insieme a Lui possiate vivere la vostra vita quale sacrificio di lode per la salvezza del mondo. Solo dall’unione con Gesù potete trarre quella fecondità spirituale che è generatrice di speranza nel vostro ministero pastorale. Ricorda san Leone Magno che ‘la nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende a nient’altro che a diventare ciò che riceviamo’ (Sermo 12, De Passione 3,7, PL 54). Se questo è vero per ogni cristiano, lo è a maggior ragione per noi sacerdoti. Essere Eucaristia! Sia proprio questo il nostro costante desiderio e impegno, perché all’offerta del corpo e del sangue del Signore che facciamo sull’altare, si accompagni il sacrificio della nostra esistenza. Ogni giorno, attingiamo dal Corpo e Sangue del Signore quell’amore libero e puro che ci rende degni ministri del Cristo e testimoni della sua gioia. E’ ciò che i fedeli attendono dal sacerdote: l’esempio cioè di una autentica devozione per l’Eucaristia; amano vederlo trascorrere lunghe pause di silenzio e di adorazione dinanzi a Gesù come faceva il santo Curato d’Ars, che ricorderemo in modo particolare durante l’ormai imminente Anno Sacerdotale”.

martedì, giugno 09, 2009

PROGRAMMA DELLA FESTA DEL BEATO PIER GIORGIO FRASSATI 2009

Mercoledì 24/6
Ore 19.00 S. Messa.

Ore21.30
H Factor - Scopri anche tu il tuo lato… hobbit!
Eliminatorie

Giovedì 25/6
Ore 21.30
H Factor - Scopri anche tu il tuo lato… hobbit!
Finale

Venerdì 26/6
Ore 19.30
S. Caterina’s Day - 3° Incontro Nazionale dell'Associazione di Promozione Sociale "Santa Caterina da Siena":
La sfida è che il cristianesimo significa la vera umanità – Persone all’opera.

-Vincenzo Sinatra, presidente del Centro di Solidarietà della Compagnia delle Opere di Siracusa;
-Salvatore Grillo, Collaboratore Vicario Primo Istituto Istruzione Superiore "Archimede" di Rosolini (Sr);
-Giuseppe Negro, presidente dell'Associazione Scuola e Lavoro (A.SC.LA.) di Casarano (Lc)
-Stefano Bondi, presidente Centro di Solidarietà della Compagnia delle Opere di Forlì (Fc).

Sabato 27/6
Ore 18.30 S. Messa

Ore 21.30
School Day
Emergenza educativa: e se la soluzione è la libertà di educazione?

-Maria Bonaretti, docente della Scuola Familiare “Familiaris Consortio” di S. Ilario D’Enza – RE.
-Domenico Pini, Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione della Scuola Maria Luigia Scrl – Chiavari – GE.
- Testimonianze della Scuola Libera “G.K. Chesterton”

Domenica 28/6
Ore 18.30 S. Messa

Ore 19.30
VII Chesterton Day:
«Chesterton: mentre lo guardiamo sembra allargarsi sotto i nostri occhi in tutte le direzioni...»

-Angelo Bottone, docente di filosofia, University College Dublin (Chesterton, la scienza e Stanley Jaki)
-Fabio Trevisan, cofondatore dei Gruppi Chestertoniani Veronesi (Gilbert l'Antieugenetico)
-Paolo Morganti, editore e traduttore di Chesterton (Gilbert l'Uomovivo)
-Paolo Gulisano, scrittore e vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana (Chesterton, Oscar Wilde e George McDonald)
-Roberto Prisco, cofondatore dei Gruppi Chestertoniani Veronesi (Gilbert e le donne)
-Alessandro Gnocchi, scrittore e giornalista (Paese delle Fate e Villaggio Globale - GKC, McLuhan e l'arte della comunicazione)

Martedì 30/6
Ore 19.30
Gagliarda’s Day:
«Gino Bartali - Mille diavoli in corpo»

-Andrea Bartali, figlio primogenito di Gino Bartali.
-Paolo Alberati, giornalista e ciclista professionista, autore del libro “Gino Bartali –Mille diavoli in corpo” - Giunti Editore – 2006.

Mercoledì 1/7
Ore 21.30
Le avventure di Pinocchio
Rappresentazione teatrale della Compagnia “Pochi Ma Buoni Come I Maccheroni


Giovedì 2/7
Ore 21.30
Library Day – Buone letture per buone idee

- “Fares pecat a lamentam” di Roberto Persico, Itacalibri 2009. Interverranno Vincenzo e Bepino Nembrini
- “Le bugie degli ambientalisti” di Antonio Gaspari, Piemme, 2006, interverrà l’Autore
- “Il ritratto di Oscar Wilde” di Paolo Gulisano, Ancora Libri, 2009, interverrà l’Autore

Venerdì 3/7
Ore 21.30
«Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?»
S.Giacomo della Marca, Mons. Francesco Sciocchetti e cose quotidiane

-Marco Sermarini, presidente della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati.
-Padre Marco Buccolini ofm Superiore del Convento di Santa Maria delle Grazie e Rettore del Santuario, Monteprandone.
- Testimonianze


Sabato 4/7
Ore 18.30 S. Messa, nella memoria del beato Pier Giorgio Frassati, celebrata da S.E. Mons Gervasio Gestori, Vescovo di San Benedetto del Tronto, Ripatransone, Montalto

Ore 21.30
La tirannia di Erode: l’eugenetica diventa prassi

-Prof. Giuseppe Noia, Responsabile del Centro di Diagnosi e Terapia Fetale presso il Policlinico Gemelli di Roma. Docente in Medicina Prenatale presso l’Università Cattolica del S. Cuore, Roma.

lunedì, giugno 08, 2009

Festa del beato Pier Giorgio Frassati - "Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?"


Cari amici,

eccovi finalmente l'immagine della festa di quest'anno con il tema della festa che faremo al beato Pier Giorgio Frassati!

Come vedete c'è molto colore, molta vita, molto della nostra San Benedetto del Tronto: il suo cielo, il suo mare, le sue vele, la sua spiaggia, i suoi colli, il suo lavoro, le sue barche, le sue persone e pure i suoi eroi, i suoi santi, i non ancora santi, la gente comune, i bambini, i ragazzini, le sue belle processioni di una volta...

E c'è pure il nostro Pier Giorgione, più allegro e scanzonato di sempre, più vivo che mai, più serio ancora nel dare la sua vita per la Gloria di Gesù su questa terra, e quindi più allegro per questo.

Se vorrete saperne di più (così c'è più gusto, se spieghiamo tutto poi che gusto c'è?) non dovrete che prendere su le vostre gambe, venire a Casa San Francesco di Paola dal 24 Giugno al 4 Luglio 2009.

Troverete la Vita che vi aspetta, nelle cose normalmente straordinarie che accadono a tutti noi ogni giorno. Come diceva Chesterton, c'è più avventura in una vita normale che in cento storie gialle. E noi questo racconteremo.

venerdì, giugno 05, 2009

Festa del beato Pier Giorgio Frassati - tra pochissimo il programma...

Cari Amici,

tra pochissimo, prima di quanto pensiate, pubblicheremo il programma della festa del beato Pier Giorgio Frassati 2009.

Abbiamo avuto tanti cambiamenti di programma, una sorta di magma perennemente in ebollizione, ma siamo quasi a punto!

Comunque si parte il 24 Giugno e si arriva il 4 Luglio 2009!

Quindi tenete duro, a tra pochissimo!

lunedì, giugno 01, 2009

PAPA, UDIENZA AI BAMBINI DELL’OPERA PER L’INFANZIA MISSIONARIA

Ieri 31 Maggio 2009 il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza 7.000 Bambini dell’Opera per l’Infanzia Missionaria.
Dopo il saluto del Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e di due bambini, il Papa ha risposto "a braccio" alle domande rivolte da tre ragazzi.

Pubblichiamo di seguito la trascrizione delle domande dei bambini e delle risposte del Papa:

DIALOGO DEL SANTO PADRE CON I BAMBINI

Prima domanda: Mi chiamo Anna Filippone, ho dodici anni, sono ministrante, vengo dalla Calabria, diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Papa Benedetto, il mio amico Giovanni ha il babbo italiano e la madre ecuadoriana ed è molto felice. Pensi che le diverse culture un giorno potranno vivere senza litigare nel nome di Gesù?

Santo Padre: Ho capito che volete sapere come noi, da bambini, abbiamo fatto ad aiutarci reciprocamente. Devo dire che ho vissuto gli anni della scuola elementare in un piccolo paese di 400 abitanti, molto lontano dai grandi centri. Eravamo quindi un po' ingenui e in questo paese c'erano, da una parte, agricoltori molto ricchi e anche altri meno ricchi ma benestanti, e, dall'altra, poveri impiegati, artigiani. La nostra famiglia poco prima dell'inizio della scuola elementare era arrivata in questo paese da un altro paese, quindi eravamo un po' stranieri per loro, anche il dialetto era diverso. In questa scuola, quindi, si riflettevano situazioni sociali molto diverse. Vi era tuttavia una bella comunione tra di noi. Mi hanno insegnato il loro dialetto, che io non conoscevo ancora. Abbiamo collaborato bene e, devo dire, qualche volta naturalmente anche litigato, ma dopo ci siamo riconciliati e abbiamo dimenticato quanto era avvenuto. Questo mi sembra importante. Qualche volta nella vita umana sembra inevitabile litigare; ma importante resta, comunque, l'arte di riconciliarsi, il perdono, il ricominciare di nuovo e non lasciare amarezza nell'anima. Con gratitudine mi ricordo di come tutti abbiamo collaborato: uno aiutava l'altro e andavamo insieme sulla nostra strada. Tutti eravamo cattolici, e questo era naturalmente un grande aiuto. Così abbiamo imparato insieme a conoscere la Bibbia, cominciando dalla creazione fino al sacrificio di Gesù sulla croce, e poi anche gli inizi della Chiesa. Abbiamo imparato insieme il catechismo, abbiamo imparato insieme a pregare, ci siamo insieme preparati per la prima confessione, per la prima comunione: quello fu un giorno splendido. Abbiamo capito che Gesù stesso viene da noi e che Lui non è un Dio lontano: entra nella mia propria vita, nella mia propria anima. E se lo stesso Gesù entra in ognuno di noi, noi siamo fratelli, sorelle, amici e dobbiamo quindi comportarci come tali. Per noi, questa preparazione sia alla prima confessione come purificazione della nostra coscienza, della nostra vita, e poi anche alla prima comunione come incontro concreto con Gesù che viene da me, che viene da noi tutti, sono stati fattori che hanno contribuito a formare la nostra comunità. Ci hanno aiutato ad andare insieme, a imparare insieme a riconciliarci quando era necessario. Abbiamo fatto anche piccoli spettacoli: è importante anche collaborare, avere attenzione l'uno per l'altro. Poi a otto o nove anni mi sono fatto chierichetto. In quel tempo non c'erano ancora le chierichette, ma le ragazze leggevano meglio di noi. Esse quindi leggevano le letture della liturgia, noi facevamo i chierichetti. In quel tempo erano ancora molti i testi latini da imparare, così ognuno ha avuto la sua parte di fatica da fare. Come ho detto, non eravamo santi: abbiamo avuto i nostri litigi, ma tuttavia c'era una bella comunione, dove le distinzioni tra ricchi e poveri, tra intelligenti e meno intelligenti non contavano. Era la comunione con Gesù nel cammino della fede comune e nella responsabilità comune, nei giochi, nel lavoro comune. Abbiamo trovato la capacità di vivere insieme, di essere amici, e benché dal 1937, cioè da più di settanta anni, non sia più stato in quel paese, siamo restati ancora amici. Quindi abbiamo imparato ad accettarci l'un l'altro, a portare il peso l'uno dell'altro. Questo mi sembra importante: nonostante le nostre debolezze ci accettiamo e con Gesù Cristo, con la Chiesa troviamo insieme la strada della pace e impariamo a vivere bene.

Seconda domanda: Mi chiamo Letizia e ti volevo fare una domanda. Caro Papa Benedetto XVI, cosa voleva dire per te quando eri ragazzo il motto: «I bambini aiutano i bambini»? Avresti mai pensato di diventare Papa?

Santo Padre: A dire la verità, non avrei mai pensato di diventare Papa, perché, come ho già detto, sono stato un ragazzo abbastanza ingenuo in un piccolo paese molto lontano dai centri, nella provincia dimenticata. Eravamo felici di essere in questa provincia e non pensavamo ad altre cose. Naturalmente abbiamo conosciuto, venerato e amato il Papa — era Pio XI — ma per noi era a un'altezza irraggiungibile, un altro mondo quasi: un nostro padre, ma tuttavia una realtà molto superiore a tutti noi. E devo dire che ancora oggi ho difficoltà a capire come il Signore abbia potuto pensare a me, destinare me a questo ministero. Ma lo accetto dalle sue mani, anche se è una cosa sorprendente e mi sembra molto oltre le mie forze. Ma il Signore mi aiuta.

Terza domanda: Caro Papa Benedetto, io sono Alessandro. Volevo chiederti: tu sei il primo missionario, noi ragazzi come possiamo aiutarti ad annunciare il Vangelo?

Santo Padre: Direi che un primo modo è questo: collaborare con la Pontificia Opera dell'Infanzia Missionaria. Così siete parte di una grande famiglia, che porta avanti il Vangelo nel mondo. Così appartenete a una grande rete. Vediamo qui come si rispecchia la famiglia dei popoli diversi. Voi state in questa grande famiglia: ognuno fa la sua parte e insieme siete missionari, portatori dell'opera missionaria della Chiesa. Avete un bel programma, indicato dalla vostra portavoce: ascoltare, pregare, conoscere, condividere, solidarizzare Questi sono gli elementi essenziali che realmente sono un modo di essere missionario, di portare avanti la crescita della Chiesa e la presenza del Vangelo nel mondo. Vorrei sottolineare alcuni di questi punti. Anzitutto, pregare. La preghiera è una realtà: Dio ci ascolta e, quando preghiamo, Dio entra nella nostra vita, diventa presente tra di noi, operante. Pregare è una cosa molto importante, che può cambiare il mondo, perché rende presente la forza di Dio. Ed è importante aiutarsi nel pregare: preghiamo insieme nella liturgia, preghiamo insieme nella famiglia. E qui direi che è importante cominciare la giornata con una piccola preghiera e poi anche finire il giorno con una piccola preghiera: ricordare i genitori nella preghiera. Pregare prima del pranzo, prima della cena, e in occasione della comune celebrazione della domenica. Una domenica senza la messa, la grande preghiera comune della Chiesa, non è una vera domenica: manca proprio il cuore della domenica e così anche la luce per la settimana. E potete aiutare anche gli altri — specialmente quando forse a casa non si prega, non si conosce la preghiera — insegnare agli altri a pregare: pregare con loro e così introdurre gli altri nella comunione con Dio. Poi, ascoltare, cioè imparare realmente che cosa ci dice Gesù. Inoltre, conoscere la Sacra Scrittura, la Bibbia. Nella storia di Gesù impariamo — come ha detto il Cardinale — il volto di Dio, impariamo come è Dio. E’ importante conoscere Gesù profondamente, personalmente. Così egli entra nella nostra vita e, tramite la nostra vita, entra nel mondo. E anche condividere, non volere le cose solo per se stessi, ma per tutti; dividere con gli altri. E se vediamo un altro che forse ha bisogno, che è meno dotato, dobbiamo aiutarlo e così rendere presente l'amore di Dio senza grandi parole, nel nostro personale piccolo mondo, che fa parte del grande mondo. E così diventiamo insieme una famiglia, dove uno ha rispetto per l'altro: sopportare l'altro nella sua alterità, accettare proprio anche gli antipatici, non lasciare che uno sia marginalizzato, ma aiutarlo a inserirsi nella comunità. Tutto questo vuol dire semplicemente vivere in questa grande famiglia della Chiesa, in questa grande famiglia missionaria: Vivere i punti essenziali come la condivisione, la conoscenza di Gesù, la preghiera, l'ascolto reciproco e la solidarietà è un'opera missionaria, perché aiuta a far sì che il Vangelo diventi realtà nel nostro mondo.

Il futuro ha radici profonde, parola di Ratzinger...

«Il futuro della Chiesa verrà solamente dalla forza di coloro che hanno radici profonde e vivono la pura pienezza della loro fede, non da coloro che danno solamente ricette, che solamente si sistemano, che criticano gli altri e considerano se stessi come una norma infallibile [...]. Il futuro della Chiesa anche ora, come sempre, deve essere forgiato nuovamente dai santi; sarà una situazione difficile, perché dovranno eliminarsi tanto la chiusa parzialità settaria quanto l’ostinazione presuntuosa [...]. Mi sembra certo che per la Chiesa arriveranno tempi molto difficili [...] ma fiorirà di nuovo. Quando Dio sarà sparito completamente [dall’esperienza quotidiana delle persone] esse sperimenteranno la loro totale e orribile povertà, e allora riscopriranno la comunità dei credenti come patria che dà loro vita e speranza più in là della morte».

Joseph Ratzinger, da una trasmissione radiofonica del 1970