giovedì, aprile 29, 2010

Il nostro caro amico don Primo Soldi e la Sindone.

SINDONE/ Don Primo Soldi: "Così la Sindone ha fatto risorgere la mia Torino"



giovedì 29 aprile 2010


Torino in queste settimane è una città diversa; in certi momenti sembra di essere a Roma. Sotto la Mole Antonelliana un popolo lieto, semplice, vociante o silenzioso proveniente da tutto il mondo attraverso i “giardini reali” sfila per giungere davanti alla più preziosa reliquia del mondo: la Sindone, dove Gesù ha lasciato la misteriosa impronta della Passione crudelissima da Lui subita e, indirettamente della sua Resurrezione, poiché sul Sacro lino non c’è alcun segno di contaminazione o decomposizione di cadavere. Sono stato a lungo in preghiera per due ore consecutive la notte di giovedì 8 aprile davanti alla Sindone con altri due amici sacerdoti. Dalla commozione e dalla curiosità di saperne di più ben presto sono passato allo stupore e alla commozione vera nel sentirmi “chiamato” da Gesù. «Guarda i segni del mio amore infinito per te… non potevo soffrire di più per salvare questo mio povero mondo». Qui tutto è stato redento, salvato, anche la morte, anche il dolore.

Dal 10 aprile un fiume ininterrotto di persone sfila davanti al Sacro lino. Dado, studente di Economia, dice: «Mi ha commosso il volto di Gesù perché mi commuovono i vostri volti. È grazie ai vostri volti che posso oggi guardare il volto di Cristo come uno vivo, presente nella Chiesa». Ogni sera alle ore 21 il Duomo di Torino si riempie di gruppi di preghiera guidati da varie personalità. Come domenica 18 aprile: invitato da Comunione e Liberazione, don José Miguel Garcia, docente di Esegesi biblica alla facoltà San Damaso di Madrid, ha tenuto un “lectio divina” a commento del Vangelo di Giovanni (20,1-10) sulla sepoltura di Gesù, la visita al sepolcro di Maria di Magdala e delle sue compagne, di Pietro e di Giovanni. Le prime pensano a ciò che sembra più ovvio: l’hanno portato via e non sappiamo dove; mentre in Giovanni si accende la prima luce della fede: «Vide e credette». «Pietro e Giovanni – afferma il teologo Garcia – vedendo il lenzuolo e anche il sudario arrotolato, possono dedurre facilmente che il morto non è stato rubato; altrimenti quelli avrebbero portato via con il cadavere la Sindone e certamente non si sarebbero fermati a togliere il sudario attorno al capo. La presenza di questi due oggetti era un segno evidente che era successo qualcosa di diverso. E allora si sono ricordati di quello che aveva detto lo stesso Gesù scendendo dal monte della Trasfigurazione, quando aveva detto a Pietro, Giacomo e Giovanni che quello che loro avevano visto era come l’esemplificazione del Cristo risorto; e lì l’evangelista aggiunge: “Non capirono cosa era resuscitare dai morti”».

Pietro tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto. Ma – ha continuato Garcia – insieme allo stupore, tutti e due provavano una letizia, una gioia nel cuore: la speranza prendeva il posto dello smarrimento e del dubbio. Come gli altri due di Emmaus tornavano a casa con un cuore ardente. Questo cambiamento era già l’inizio della vita nuova del Risorto che si comunicava a tutti e due. Arrivati a casa, vedendo soltanto i volti di loro due, gli altri discepoli sanno che qualcosa di straordinario è capitato nel sepolcro. Pietro racconta quello che ha visto, lo stupore provato e la certezza che ha iniziato a fiorire nel suo cuore. Tutti quanti rimangono sbalorditi di quello che sentono: ma può essere possibile? A stento credono quello che sentono raccontare.

Dal racconto di DON PRIMO SOLDI, tratto dal numero di Tempi presente in edicola- Un Volto preciso

Tutto questo popolo che sfila davanti alla Sindone non sembra essere toccato dalle accuse che piovono sulla Chiesa a causa dei casi di pedofilia di alcuni preti, accuse che cercano sempre più di coinvolgere Benedetto XVI. Quando ho visto sfilare lunedì 19 aprile 2.500 universitari di Milano accompagnati dallo loro guida spirituale don Stefano Alberto, mi sono ritornate in mente le parole del cardinale Ratzinger nella sua autobiografia citata la sera prima da don Garcia: «Non saprei dare una prova più convincente della verità della fede cristiana che la sincera e bella umanità che genera». Perché certamente il peccato è presente nei membri della Chiesa, però nessuno può negare, se è leale con il reale, che la Chiesa genera anche una umanità diversa: ci sono centinaia di esempi di questo amore gratuito anche oggi. E Torino è qui a esporre a tutti i pellegrini la “Piccola Casa della Divina Provvidenza”, il Sermig, la Piazza dei Mestieri, centinaia di centri di ascolto della Caritas. Il motto scelto dal cardinal Poletto per questa ostensione, “Passio Christi, passio hominis”, induce a guardare il corpo martoriato del crocifisso e, contemporaneamente, ai milioni di uomini che muoiono di fame, allo sfruttamento brutale di donne e bambini, ai milioni di esseri umani che vivono di stenti e di umiliazioni ai margini delle metropoli… ai nostri fratelli cristiani perseguitati specialmente nei paesi governati dalla sharia islamica.


La chiesa di San Filippo a Torino non ha mai visto 2.500 universitari in un colpo solo ascoltare in un commosso silenzio don Alberto: «Perché siamo qui? Perché questo gesto può essere decisivo per la nostra vita. Sia pure per pochi istanti ciascuno di noi ha intravisto quel Volto ferito e glorioso. Cos’è la nostra vita se non la tensione a scoprire quel Volto? Il grande grido di giustizia, di verità, di perdono che ciascuno di noi porta nel suo cuore ha incontrato la risposta: “Ti ho amato di un amore eterno, ti ho amato fino alla fine”. Il cristianesimo è il legame che quest’uomo morto e risorto stabilisce con me.


Quel Volto è preciso, anche se i suoi contorni sono indistinti in alcuni punti, perché il suo Volto di sofferenza diventa il Volto del Risorto nella nostra compagnia la cui unica ragione è di essere costituita da Lui. La Sacra Sindone sembra la testimonianza di una sconfitta, di una tortura senza precedenti, e invece, come disse Giovanni Paolo II, è il testimone muto ma assai eloquente dell’inizio della vittoria». Tutti i titoli dei giornali che gettano discredito su Benedetto XVI cadono a terra come stracci sporchi di fronte all’entusiasmo che qui a Torino cresce di ora in ora al pensiero che tra pochi giorni vedremo il volto luminoso e certo di Benedetto XVI.

(di DON PRIMO SOLDI)

mercoledì, aprile 28, 2010

Dal Prof. Carlo Bellieni - La libertà fraintesa


April 28th, 2010

Discutere sul metodo abortivo è come discutere su quale solitudine sia la migliore

28 aprile 2010  Il Foglio Online    -    di Carlo Bellieni

 

Donna italiana, donna libera? E più libera con la RU? La libertà di scelta procreativa è al centro del dibattito su aborto e pillola RU486. O meglio: la libertà femminile decisa a tavolino. Già, perché per essere liberi bisogna esserlo in prima persona, ben informati e senza coercizioni, e la donna italiana – e quella in genere occidentale – è davvero libera in quest'ottica? Vediamo. Forse sarebbe meglio sentire la voce delle donne, per capire in che senso vogliono esercitare la loro libertà. Ma le ascoltano? Le donne, quando intervistate dopo un aborto, spiegano di gradire la pillola abortiva meno dell'intervento chirurgico (Health Technology Assessment, novembre 2009) e solo il 53 per cento delle donne che hanno abortito con la pillola la riprenderebbe per abortire, contro il 77 per cento delle donne che hanno abortito chirurgicamente che ripeterebbero l'aborto nella stessa maniera (British Journal of Obstetrics and Gynecology, 1998).

Ma anche l'aborto chirurgico non sembra essere una loro aspirazione, dato che poi risentimenti psicologici, a quanto riporta la rivista Lancet del 2008, non sono presenti in misura minore  in quelle che hanno abortito il figlio indesiderato rispetto a quelle che invece lo hanno "tenuto". Come libertà non c'è male. Ma cosa dire sulla coercizione, quando un gruppo di psicologi dell'Ohio nel luglio 2009 ha pubblicato uno studio in cui si dimostra che l'atteggiamento del partner è fondamentale nella scelta di abortire, che a questo punto più che una scelta sembra spesso un'imposizione? Non è un'osservazione da poco: mostra come il passo fondamentale per l'aborto è la solitudine, non la libertà. E allora discutere sul metodo abortivo è discutere su quale solitudine sia la migliore. Il fil rouge della libertà femminile rivela forti sorprese anche quando socchiudiamo la porta della diagnosi prenatale: lo screening di massa per la sindrome Down è stato introdotto in Francia, secondo studi di Carine Vassy, senza analizzare il parere delle donne, che ne risultano solo fruitrici passive e non attive richiedenti, e quasi la metà delle donne, per uno studio scandinavo del 2006, ignora la possibilità di falsi positivi o negativi negli screening genetici e i rischi legati all'amniocentesi.

Libertà? Ma c'è altro: in occidente si persegue culturalmente una politica del figlio unico che differisce nei mezzi ma non nei risultati e nella pervicacia da quella cinese, proprio mentre l'Istat mostra che le adolescenti italiane vorrebbero una famiglia numerosa, ma poi si riducono a fare un solo figlio (le più audaci arrivano a due). Libera scelta o imposizione sociale? Per non parlare poi dell'età a cui la donna inizia ad esser libera di cercare di procreare, che http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/wp-content/themes/mimbo2.2/images/2009/11/ru486.jpgstranamente coincide con l'età in cui i figli in pratica non arrivano più: anche questa una libera scelta? Una spia di questa libertà fraintesa è l'imbarazzo con cui negli ambienti "evoluti" si parla (anzi, si tace) dell'aborto selettivo in base al sesso, che nella maggioranza dei casi elimina feti femmine: non esistono più motivi per ribellarsi una volta stabilito il dogma che nessuno può sindacare le ragioni di un aborto; ma eliminare un feto perché femmina è una libera scelta della donna o un atto di autoflagellazione di "genere"?

Leggendo i quotidiani beninformati, sembra che il problema della pillola abortiva sia se dare o non dare alle donne la libertà (di abortire), come se abortire fosse una scelta libera. Ma non lo è, perché scegliere in condizioni drammatiche, senza alternative, spesso nell'abbandono e nella coercizione è tutto tranne che libertà. Così come, spostando di poco la mira, non è libertà dar mille modi anticoncezionali, cioè auto somministrazione di ormoni per anni e anni, senza dare altrettanti sistemi per far famiglia al momento giusto. Si potrà rispondere che libertà è fornirli entrambi e lasciar scegliere. Ma oggi si fornisce solo la prima opzione, con la prospettiva riproduttiva di rimandare e rimandare finché si decide che arriva il momento buono… quando i figli non arrivano più (quadro sconfortante ma realistico).

Allora, libertà vera e libertà per tutti: chi ne ha il dovere culturale ed economico, dia alle donne i mezzi reali per realizzarsi, e non si senta l'animo politicamente a posto dopo aver dato le chiavi della stanza delle Ivg, e chi difende la donna ricordi – perché lo sa –  che non può più negare l'umanità e la vita del feto; chi difende il feto d'altronde ricordi bene che la prima garanzia per il bimbo è il benessere della mamma. E dare libertà a tutti significa non "pensare" una libertà a tavolino quando si parla di aborto, escludendo quella di chi non può esprimersi (il feto) e surclassando paternalisticamente quella di chi si vorrebbe esprimere (la donna) ma per la quale si parlano – e con che verve! – i media alla moda.

 

© - FOGLIO QUOTIDIANO


martedì, aprile 27, 2010

Il prof. Carlo Bellieni sull'Osservatore Romano: A proposito dell’aborto di Rossano Calabro

April 27th, 2010

Per la dignità del bimbo e della donna


di Carlo Bellieni

Se il tema aborto non fosse un tabù laicista, nessuno potrebbe dire di non sapere, ma nessuno ne parla e allora non si sa che l'interruzione di gravidanza dopo il primo trimestre si svolge come un parto: il bimbo nasce, ha un cuore che batte, e lentamente si spegne. In Italia la legge 194 impone di non farlo quando c'è una possibilità di farlo vivere, cioè dopo ventidue settimane dal concepimento, ma se nasce prima non è detto che nasca morto, anzi: è in grado di sentire il dolore (circa dalla ventesima settimana) o di far piccoli movimenti. Se si guarda il piccolo torace si vede a occhio nudo il cuore battere. Non si può far finta di non saperlo.
L'aborto tardivo sta creando malcontento all'estero, anche nei confronti dell'escamotage detto
partial birth abortion ("aborto a nascita parziale"), che in una fase di gravidanza avanzata, a metà del processo di uscita del feto dall'utero, quando il feto non ha ancora tratto il primo respiro, lo fa morire recidendo la base del cranio, per non farlo nascere vivo. Sconcerto, certo; e sconcerto di fronte a un bimbo vivo abbandonato in un angolo di corsia. Ma sono poi tutte letali e gravissime le patologie per cui si decide l'aborto? A ripensare il caso fiorentino finito sui media tre anni fa, in cui fu abortito un bimbo per un'anomalia all'esofago assolutamente operabile (diagnosi oltretutto sbagliata), non si direbbe. E poi, siamo sempre in presenza di un percorso che mette i genitori di fronte alle possibilità terapeutiche, a colloquio con gli specialisti della malattia in atto, per capirne la reale gravità? Perché se l'aborto contrasta la dignità del bimbo, la mancata totale informazione e la sbrigatività contrastano la dignità della donna.
Proviamo a mettere al centro del discorso la dignità di entrambi, e vedremo come sarà inconcepibile lasciare la donna sola, alle prese con l'angoscia di un freddo foglio col nome della malattia del figlio. E sarà altrettanto inconcepibile non ripensare "chi è" il soggetto dell'aborto recuperando l'assurdità dell'evento e usando almeno la pietà: il bimbo se è rianimabile deve avere una chance (ma in base alla 194 non dovrebbe accadere che si abortisca un bimbo che può vivere); se non è rianimabile perché è troppo piccolo, deve comunque avere un ambiente caldo e dignitoso, una compagnia umana, un nome e una degna sepoltura proprio come qualunque altra persona in fin di vita, perché alla violenza non si aggiunga l'oltraggio.

(©L'Osservatore Romano - 28 aprile 2010)

domenica, aprile 25, 2010

Pier Giorgio vivo - 31


Abituato a curare l'essere e non badare al parere, come per istinto, misurava le proprie azioni dalla loro intrinseca moralità; non riusciva neppure a comprendere come si possa chiedere all'altrui approvazione il criterio della propria condotta. Se un'azione gli pareva buona, o non aveva in sè nulla di male, non esitava a compierla, senza guardarsi attorno. Riferisce la cuoca Carolina: " Quante volte andò a prendere un fiasco d'acqua fresca sul corso, sapendo che piaceva a suo padre! Sul mezzogiorno io non potevo, la cameriera faceva le smorfie ed egli si prestava a tutto.
- Se la vedesse qualche conoscenza!, gli dicevo
- Ma non faccio niente di male!, rispondeva stupito.
A tutti i giovani chiedeva gli dessero del tu per quanto di umili natali: operai e contadini."

mercoledì, aprile 21, 2010

India - Orissa, ancora assoluzioni per chi ha attaccato i cristiani



di Nirmala Carvalho
Il sacerdote verbita Edward Sequeira, che ha subito la violenza del pogrom ed ha rischiato di essere bruciato vivo, dice ad AsiaNews: “Nessuno stupore, c’è una grande organizzazione che lavora contro di noi. Ma la Chiesa tornerà anche nei distretti rasi al suolo”. L’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar: “Pronti ad andare in appello”.

Nella foto: padre Edward Sequira


Kandhamal (AsiaNews) – Una Corte di giustizia dell’Orissa ha assolto ieri i cinque estremisti indù che hanno lanciato l’assalto alla comunità cristiana e ne ha rilasciati altri diciassette per mancanza di prove. Il sacerdote verbita Edward Sequeira, che ha subito le violenze del pogrom anticristiano ed ha rischiato di essere bruciato vivo (cfr.: 04/09/2008 P. Edward, scampato al rogo in Orissa: I radicali indù sono terroristi), parlando ad AsiaNews dice: “Kandhamal continua a soffrire per le violenze religiose. Molti cristiani non sono tornati, perché hanno paura di essere riconvertiti a forza all’induismo. Ma io tornerò dai miei lebbrosi: hanno bisogno dell’amore della Chiesa”.
Il sacerdote, che ora vive in una parrocchia alla periferia del distretto, racconta: “Migliaia di persone sono sfollate, vivono nelle baraccopoli o emigrano in altri Stati della Federazione Indiana. Riportare la normalità sembra impresa difficile: anche se la priorità è costruire le case, queste non procedono. Inoltre, non è neanche in programma la ricostruzione di chiese o istituzioni, mentre la sicurezza è ancora un grosso problema per i cristiani”.
Al momento, p. Sequeira è costretto a tenersi lontano dalla sua comunità per problemi di salute: “Sono qui per ordine del medico: ho ancora problemi respiratori e polmonari. Ma sono anche qui ‘in incognito’, perché ci sono ancora minacce contro di me. Faccio alcune visite non preannunciate al lebbrosario di Padampur: so che è rischioso ma voglio farlo, perché i lebbrosi sono coloro che hanno più bisogno di noi. I più poveri fra i poveri, emarginati e ostracizzati: vado spesso da loro per aiutarli come posso. La Chiesa ha sempre aiutato con amore e dignità queste persone, tutte di fede indù”.
Per quanto riguarda i verdetti emessi negli ultimi giorni, il verbita spiega: “Nel mio caso ho visto gli assalitori rilasciati su cauzione: sono liberi. Ma va detto che c’è una grande organizzazione, ostile ai cristiani, che è potente e violenta: è comprensibile che i testimoni si siano tirati indietro o siano divenuti ostili alle vittime. Queste sono persone che devono vivere ogni giorno accanto a coloro che dovrebbero accusare. Altri testimoni, poi, non vengono neanche presi in considerazione dai tribunali perché sono poveri e di caste basse. Persino in aula vengono minacciati dagli estremisti della destra nazionalista”.
L’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar, mons. Cheenath, spiega: “La Chiesa è molto preoccupata dall’alto tasso di assoluzione in queste Corti. Le nostre autorità in materia stanno studiando i verdetti, cercando di capire da dove nascano. Se troveremo qualcosa di sospetto, siamo pronti ad appellarci all’Alta Corte. Ma, dopo i pogrom anti-cristiani, abbiamo presentato 3.232 denunce: soltanto 832 sono state prese in considerazione. Per non parlare del clima di violenza che si respira dentro e fuori i tribunali”.
Sajan K Gorge, presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani, conclude: “La credibilità di coloro che hanno condotto le indagini e i processi è tutta da dimostrare. Anche perché l’ideologia nazionalista è incastonata nei dirigenti locali. Di tutti i processi svolti, soltanto 89 persone sono state condannate; 251 sono state rilasciate immediatamente”.

martedì, aprile 20, 2010

Il Papa va a Torino, in diverse parti, ma incrocerà anche il nostro Pier Giorgio...

... e allora preghiamo il nostro caro Pier Giorgio di aiutare sempre il Papa! Di fargli sentire la sua e la nostra vicinanza!

Da Vatican Information Service - http://visnews-ita.blogspot.com/
PROGRAMMA VISITA PASTORALE DI BENEDETTO XVI A TORINO


CITTA' DEL VATICANO, 20 APR. 2010 (VIS). Domenica 2 maggio il Santo Padre partirà per Torino in occasione dell'Ostensione della Sacra Sindone (10 aprile-23 maggio).

La partenza è prevista dall'aeroporto romano di Fiumicino alle 8:15 e l'arrivo a Torino alla 9:15. Alle 9:45 avrà luogo l'incontro del Papa con la cittadinanza in Piazza San Carlo, e alle 10:15 il Santo Padre presiederà la Concelebrazione Eucaristica, terrà l'omelia e reciterà il Regina Caeli.

Alle 13:30 è in programma il pranzo con i Vescovi del Piemonte nell'Arcivescovado di Torino e alle 16:30 il Papa ritornerà in Piazza San Carlo per l'incontro con i giovani. Alle 17:30 si recherà nel Duomo di San Giovanni Battista per la venerazione della Sacra Sindone e un'ora più tardi nella Chiesa della Piccola Casa della Divina Provvidenza-Cottolengo di Torino Benedetto XVI incontrerà gli ammalati.

Alle 19:30 è prevista la partenza in aereo per Roma, dove l'arrivo all'aeroporto di Ciampino è previsto alle 20:30. Infine trasferimento in elicottero in Vaticano.

lunedì, aprile 19, 2010

Oggi sono cinque anni che abbiamo Papa Benedetto XVI

...e i Tipi Loschi ne sono entusiasti!

Grazie, Santità. Noi siamo con Lei e preghiamo il Signore perché La sostenga sempre.

Il grande Papa Benedetto XVI a Malta



Siccome le immagini del viaggio del Papa scarseggiano, eccovene due!

LA CHIESA HA BISOGNO DI SANTI.


Dopo gli ultimi attacchi ingiuriosi verso la nostra amata Chiesa, io da cristiano provo grande amarezza e tristezza. Mi riferisco alle accuse di pedofilia di cui si sono macchiati alcuni sacerdoti in passato che hanno gettato fango sull'intera Chiesa Cattolica. La percentuale di preti pedofili nella chiesa è di appena l'1% eppure una certa stampa anticlericale statunitense ed italiana si è scagliata sul nostro caro papa Benedetto chiedendone addirittura le dimissioni e ha generalizzato il fenomeno pedofilia facendo credere alla gente, soprattutto a quelli dalla fede fragile, che tutti i sacerdoti sono pedofili.

E' vero che lo scandalo c'è stato ed è anche vero che magari alcuni vescovi hanno taciuto sul problema per evitare l'allargamento degli scandali cercando anche di recuperare in qualche modo questi sacerdoti malati. Il papa sta prendendo provvedimenti, ha chiesto perdono per le debolezze di questi sacerdoti, ha detto che ne risponderanno di fronte a Dio e ai tribunali. Gli scandali fanno sempre male soprattutto se fatti da uomini di chiesa che dovrebbero santificare e non scandalizzare i più piccoli.

Comunque è ingiustificabile l'attacco senza scrupoli di uomini di stampa che pensano solo a condannare e dar risalto a notizie che fanno vendere bene i giornali, ma che sono lontani anni luce dal rendere giustizia alla Verità che è Cristo.

Invece di dare le nostre opinioni e giudizi che sono parziali occorre rifarsi al Vangelo della V domenica di Quaresima dove Cristo, la Verità, ha azzittito tutti coloro che volevano farlo cadere nel tranello di condannare l'adultera o andare contro la legge di Mosé, dicendo: “ Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. La misericordia di Dio prevale sempre sui nostri giudizi parziali.

Il papa ha ragione, i colpevoli risponderanno davanti a Dio e ai tribunali.

Non servono neanche le opinioni di alcuni prelati, anche se teologi che pensano che è da rivedere il celibato dei sacerdoti, in un contesto storico diverso. Cosa c'entra la risoluzione della pedofila nei preti, ripensando al celibato. I pedofili sono malati, hanno una sessualità disturbata e non si risolve questo problema facendo sposare i preti.

Il celibato è una scelta libera, una via che porta alla santità, come è una scelta libera e via di santificazione il matrimonio. Se uno decide di farsi “ eunuco per il regno dei cieli” come ci dice Cristo, Egli con la sua Grazia lo aiuterà e sarà padre spirituale per tanti uomini e donne.

Più che dare opinioni che lasciano il tempo che trova, tutti i cristiani dai teologi alla semplice vecchietta dovrebbero pensare a pregare incessantemente Dio-Padre affinchè mandi Santi sacerdoti e Sante famiglie. Per superare questi scandali, ma soprattutto per azzittire e magari convertire a Dio uomini e donne pettegoli, ai quali piace sparlare della “Barca di Cristo”, cioè la sua Chiesa, abbiamo bisogno di Santi sia consacrati, sia laici battezzati.

Occorrono sacerdoti Santi come San Giovanni Bosco, Don Luigi Orione, Don Carlo Gnocchi, San Leonardo Murialdo che hanno dato la vita per la gioventù sfortunata , il Santo Curato d'Ars che passava 15 ore al giorno a confessare come San Pio da Pietrelcina, oppure laici come Santa Giovanna Beretta Molla che è stata una santa madre, giovani testimoni di Cristo,come il nostro caro beato Pier Giorgio Frassati, San Giuseppe Moscati, medico santo, e tanti altri.

Preghiamo per i tanti sacerdoti, suore e religiosi che danno la vita oggi per la nostra chiesa nelle nostre parrocchie e nelle terre di missione di tutto il mondo. Grazie a loro la barca di Cristo segue la rotta giusta nonostante le tempeste dei vari periodi storici.

I Santi trascinano positivamente gli uomini e con le loro opere li portano verso il Salvatore Gesù.

Ringrazio Cristo che mi ha messo nella sua barca, la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica che finchè vivrò difenderò e amerò con tutte le mie forze, impegnandomi a vivere in santità di vita con l'aiuto della sua Grazia.

Mario Vagnoni.

domenica, aprile 18, 2010

L'omelia di papa Benedetto XVI a Malta, 18 Aprile 2010

Cari Fratelli e Sorelle in Gesù Cristo,
Maħbubin uliedi [Miei cari figli e figlie],

Sono molto contento di essere qui con voi tutti oggi davanti alla bella chiesa di San Publio per celebrare il grande mistero dell’amore di Dio reso manifesto nella Santa Eucarestia. In questo tempo, la gioia del periodo Pasquale riempie i nostri cuori perché stiamo celebrando la vittoria di Cristo, la vittoria della vita sul peccato e sulla morte. E’ una gioia che trasforma le nostre vite e ci riempie di speranza nel compimento delle promesse di Dio. Cristo è risorto alleluia!

Saluto il Presidente della Repubblica e la Signora Abela, le Autorità civili di questa amata Nazione e tutto il popolo di Malta e Gozo. Ringrazio l’Arcivescovo Cremona per le sue gentili parole e saluto anche il Vescovo Grech e il Vescovo Depasquale, l’Arcivescovo Mercieca, il Vescovo Cauchi e gli altri Vescovi e sacerdoti presenti, così come i fedeli cristiani della Chiesa che è in Malta e in Gozo. Fin dal mio arrivo ieri sera ho avvertito la stessa calorosa accoglienza che i vostri antenati hanno riservato all’apostolo Paolo nell’anno sessanta.

Molti viaggiatori sono sbarcati qui nel corso della vostra storia. La ricchezza e la varietà della cultura maltese è un segno che il vostro popolo ha tratto grande profitto dallo scambio di doni ed ospitalità con i viaggiatori venuti dal mare. Ed è significativo che voi abbiate saputo esercitare il discernimento nell’individuare il meglio di ciò che essi avevano da offrire.

Vi esorto a continuare a fare così. Non tutto quello che il mondo oggi propone è meritevole di essere accolto dai Maltesi. Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa. Se siamo tentati di credere a loro, dovremmo ricordare l’episodio del Vangelo di oggi, quando i discepoli, tutti esperti pescatori, hanno faticato tutta la notte, ma non hanno preso neppure un solo pesce. Poi, quando Gesù è apparso sulla riva, ha indicato loro dove pescare e hanno potuto realizzare una pesca così grande, che a stento potevano trascinarla. Lasciati a se stessi, i loro sforzi erano infruttuosi; quando Gesù è rimasto accanto a loro, hanno catturato una grande quantità di pesci. Miei cari fratelli e sorelle, se poniamo la nostra fiducia nel Signore e seguiamo i suoi insegnamenti, raccoglieremo sempre grandi frutti.

La prima lettura della Messa odierna è di quelle che so che amate ascoltare: il racconto del naufragio di Paolo sulla costa di Malta e la calorosa accoglienza a lui riservata dalla popolazione di queste isole. Notate come i componenti dell’equipaggio della barca, per poter sopravvivere, furono costretti a gettare fuori il carico, l’attrezzatura della barca ed anche il frumento che era il loro unico sostentamento. Paolo li esortò a porre la loro fiducia solo in Dio, mentre la barca era scossa dalle onde. Anche noi dobbiamo porre la nostra fiducia in lui solo. Si è tentati di pensare che l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così. In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le tempeste della vita e solo lui può condurci ad un porto sicuro, come ha fatto per Paolo ed i suoi compagni, alla deriva sulle coste di Malta. Essi hanno fatto ciò che Paolo esortava loro di compiere e fu così che "tutti poterono mettersi in salvo a terra" (At 27,44).

Più di ogni carico che possiamo portare con noi - nel senso delle nostre realizzazioni umane, delle nostre proprietà, della nostra tecnologia - è la nostra relazione con il Signore che fornisce la chiave della nostra felicità e della nostra realizzazione umana. Ed egli ci chiama ad una relazione di amore. Fate attenzione alla domanda che per tre volte egli rivolge a Pietro sulla riva del lago: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?". Sulla base della risposta affermativa di Pietro, Gesù gli affida un compito, il compito di pascere il suo gregge. Qui vediamo il fondamento di ogni ministero pastorale nella Chiesa. E’ il nostro amore per il Signore che deve plasmare ogni aspetto della nostra predicazione ed insegnamento, della celebrazione dei sacramenti, e della nostra cura per il Popolo di Dio. E’ il nostro amore per il Signore che ci spinge ad amare quelli che Egli ama, e ad accettare volentieri il compito di comunicare il suo amore a coloro che serviamo. Durante la passione del Signore, Pietro lo ha rinnegato tre volte. Ora, dopo la Resurrezione, Gesù lo invita tre volte a dichiarare il suo amore, offrendo in tal modo salvezza e perdono, e allo stesso tempo affidandogli la sua missione. La pesca miracolosa aveva sottolineato la dipendenza degli apostoli da Dio per il successo dei loro progetti terreni. Il dialogo tra Pietro e Gesù ha sottolineato il bisogno della divina misericordia per guarire le loro ferite spirituali, le ferite del peccato. In ogni ambito della nostra vita necessitiamo dell’aiuto della grazia di Dio. Con lui possiamo fare ogni cosa: senza di lui non possiamo fare nulla.

Conosciamo dal Vangelo di san Marco i segni che accompagnano coloro che hanno posto la loro fede in Gesù: prenderanno in mano serpenti e questo non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno (cfr Mc 16,18). Tali segni sono stati presto riconosciuti dai vostri antenati, quando Paolo venne fra loro. Una vipera si attaccò alla sua mano ma egli semplicemente la scosse e gettò nel fuoco senza soffrire alcun danno. Paolo fu condotto a vedere il padre di Publio, il "protos" dell’isola, e dopo aver pregato e imposto le mani su di lui, lo guarì dalla febbre. Di tutti i doni portati a queste rive nel corso della storia della vostra gente, quello portato da Paolo è stato il più grande di tutti, ed è vostro merito che esso sia stato subito accolto e custodito. Għożżu l-fidi u l-valuri li takom l-Appostlu Missierkom San Pawl. [Preservate la fede e i valori che vi sono stati trasmessi dal vostro padre, l’apostolo San Paolo.] Continuate ad esplorare la ricchezza e la profondità del dono di Paolo e procurate di consegnarlo non solo ai vostri figli, ma a tutti coloro che incontrate oggi. Ogni visitatore di Malta dovrebbe essere impressionato dalla devozione della sua gente, dalla fede vibrante manifestata nelle celebrazioni nei giorni di festa, dalla bellezza delle sue chiese e dei suoi santuari. Ma quel dono ha bisogno di essere condiviso con altri, ha bisogno di essere espresso. Come insegnò Mosè al popolo di Israele, i precetti del Signore "ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai" (Dt 6,6-7). Ciò è stato ben capito dal primo santo canonizzato di Malta, Dun Ġorɍ Preca. La sua instancabile opera di ca

techesi, ispirando giovani ed anziani con un amore per la dottrina cristiana ed una profonda devozione al Verbo incarnato, è diventata un esempio che vi esorto a mantenere. Ricordate che lo scambio di beni tra queste isole ed il resto del mondo è un processo a due vie. Quello che ricevete, valutatelo con cura, e ciò che possedete di valore sappiatelo condividere con gli altri.

Desidero rivolgere una particolare parola ai sacerdoti qui presenti in questo anno dedicato alla celebrazione del grande dono del sacerdozio. Dun Ġorɍ era un prete di straordinaria umiltà, bontà, mitezza e generosità, profondamente dedito alla preghiera e con la passione di comunicare le verità del vangelo. Prendetelo come modello ed ispirazione per voi, mentre adempite la missione che avete ricevuto di pascere il gregge del Signore. Ricordate anche la domanda che il Signore Risorto ha rivolto tre volte a Pietro: "Mi ami tu?". Questa è la domanda che egli rivolge a ciascuno di voi. Lo amate? Desiderate servirlo con il dono della vostra intera vita? Desiderate condurre altri a conoscerlo ed amarlo? Con Pietro abbiate il coraggio di rispondere: "Sì, Signore, tu sai che io ti amo" e accogliete con cuore grato il magnifico compito che egli vi ha assegnato. La missione affidata ai sacerdoti è veramente un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che brama irrompere nel mondo (cfr Omelia, 24 aprile 2005).

Guardando ora attorno a me alla grande folla raccolta qui in Floriana per la celebrazione dell'eucarestia, mi torna alla mente la scena descritta nella seconda lettura di oggi, nella quale miriadi di miriadi e migliaia di migliaia unirono le loro voci in un grande inno di lode: "A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli" (Ap 5,13). Continuate a cantare questo inno, a lode del Signore risorto ed in ringraziamento per i suoi molteplici doni. Con le parole di San Paolo, Apostolo di Malta, concludo la mia esortazione a voi questa mattina: "L-imħabba tiegħi tkun magħkom ilkoll fi Kristu Ġesù" ["Il mio amore con tutti voi in Cristo Gesù!"] (1 Cor 16,24).

Ikun imfaħħar Ġesù Kristu! [Sia lodato Gesù Cristo!]

[00525-01.01] [Testo originale: Inglese]

giovedì, aprile 15, 2010

Polonia - Una bella notizia! Popieluszko beato e martire!

Noi Tipi Loschi non possiamo che essere entusiasti di questa notizia! Lo sarà anche Pier Giorgio, così amico della Polonia (la sorella Luciana era sposata a Ian Gawronski, diplomatico polacco).




RITI DI BEATIFICAZIONE APPROVATI DAL SANTO PADRE

- Jerzy Popieluszko, sacerdote e martire:
Domenica 6 giugno, X Domenica "per annum", alle ore 11:00, nella Piazza Maresciallo J. Pilsudski a Varsavia (Polonia).

VIS 20100414 (250)

Papa: nella “grande confusione” di oggi, il sacerdote insegni la verità, cioè Cristo


Nel corso dell’udienza generale, Benedetto XVI si dice vicino alle vittime del terremoto che ha colpito la Cina. Nel suo compito di insegnare, il sacerdote “non inventa, non crea e non annuncia proprie idee, ma Cristo”.


Città del Vaticano (AsiaNews) - Insegnare “nel nome di Cristo presente la verità che è Cristo stesso” a un mondo nel quale c’è “una grande confusione” e filosofie contrastanti sulle scelte fondamentali e sul significato stesso della vita. E’ il primo compito che caratterizza il sacerdozio, un “ministero” che Benedetto XVI ha illustrato oggi agli oltre 20mila fedeli presenti all’udienza generale, nel corso della quale il Papa ha anche avuto un particolare pensiero per le popolazioni cinesi colpite dal terremoto di oggi.

“Il mio pensiero – ha detto in proposito, al termine dell’udienza - va alla Cina e alle popolazioni colpite da un forte terremoto, che ha causato numerose perdite in vite umane, feriti e ingenti danni. Prego per le vittime e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità. Auspico che non verrà a mancare la comune solidarietà”.

Nel discorso per le persone presenti in piazza san Pietro, Benedetto XVI ha parlato dell’approssimarsi della conclusione dell’Anno sacerdotale, evidenziando come “insegnare, santificare, governare, nella loro profonda distinzione e unità sono le tre azioni del Cristo risorto che oggi, attraverso la sua Chiesa, insegna, crea fede e unisce il suo popolo, crea presenza della verità, costruisce comunione, e santifica”.

Per il sacerdote, si tratta di “agire in persona Christi Capiti”, agire in rappresentanza di Gesù. Questi tre compiti del sacerdote “nella loro distinzione e nella loro profonda unità sono una specificazione di questa azione efficace e sono la personificazione del Cristo stesso che agisce, crea presenza nella verità”. “Ma, cosa si intende per rappresentanza? Nel linguaggio comune, ricevere una delega significa essere presenta, agire al posto di qualcuno che è assente dall’azione concreta”. Tutto questo non vale per il sacerdote, “perché Cristo non è mai assente nella Chiesa, anzi, è totalmente presente”, è “una persona che si rende presente e compie cose che il sacerdote da solo non potrebbe fare”, come la presenza nell’eucaristia e il perdono nella confessione.

Il primo compito, evidenziato oggi da Benedetto XVI “è insegnare. Oggi, in piena emergenza educativa, questo compito risulta particolarmente importante. Viviamo in una grande confusione sulle scelte fondamentali della nostra vita”, su “quali sono i valori realmente pertinenti. Filosofie contrastanti nascono e scompaiono, e non ricordiamo da cosa veniamo, per che cosa siamo fatti, dove andiamo”. Al sacerdote spetta rendere nei nostri tempi la luce della Parola, egli “non propone mai se stesso, il proprio pensiero o la propria dottrina, ma, come Cristo, rivela all’umanità il volto del Padre, la profonda comunione d’amore che Dio vive in se stesso e la ‘via’ che conduce a Lui, così il sacerdote è chiamato ad indicare agli uomini la realtà e la presenza di Dio, vivo ed operante nel mondo, annunciando tutto ciò che Dio stesso ha rivelato di sé, che la tradizione ci ha consegnato e che il magistero autentico ha ininterrottamente interpretato”.

Il sacerdote, dunque, “non inventa, non crea e non annuncia proprie idee, ma Cristo”, ma “il sacerdote non è neutro, non è un portavoce che legge”. Egli deve “educare con quel libro non scritto che è la sua vita”, “il sacerdote che annuncia la Parola di Cristo deve anche dire io non vivo da me e per me ma vivo da Cristo e per Cristo. La sua vita deve identificarsi con Cristo e così la parola non propria diventa tuttavia una parola profondamente personale”. In tale prospettiva, “quella del sacerdote non di rado potrebbe sembrare una vox clamans in deserto”, ma proprio in questo consiste, nel “non essere mai omologato od omologabile” a una moda culturale a una filosofia.

Il Signore, ha concluso il Papa, “ha affidato al sacerdote un grande compito: essere annunciatore al mondo della verità che salva”. San Giovanni Maria Vianney seppe “resistere alla pressioni sociali e culturali del suo tempo per condurre le anime a Dio. Il popolo cristiano ne era edificato e riconosceva in lui la luce della verità: è ciò che si dovrebbe sempre riconoscere nel sacerdote: la voce del buon pastore”.

lunedì, aprile 12, 2010

Notizie sulla Sacra Sindone

Dal blog di Andrea Tornielli, oggi 12 aprile 2010:

Sul Giornale di oggiriporto la notizia della pubblicazione di uno studio su un'autorevole rivista di statistica italiana, firmato da quattro docenti universitari (tre lavorano in atenei italiani, uno è inglese), nel quale sulla base del metodo della "statistica robusta" viene dimostrato come il campione scelto per la datazione al radiocarbonio che nel 1988 portò a definire la Sindone un manufatto medioevale, non era attendibile. Se infatti si applicano i risultati della datazione del piccolo campione prelevato su tutta l'estensione della superfice sindonica, si ottiene una data che ha una variazione di 20.000 anni nel futuro. «Il nostro studio, basato su calcoli statistici e matematici, dimostra senza alcun dubbio che la datazione del carbonio 14 effettuata nel 1988 sulla Sindone non era attendibile e l'esperimento si sarebbe dovuto ripetere», ha dichiarato al Giornale il professor Giulio Fanti, professore di Misure meccaniche e termiche all'università di Padova. «Qualche fattore esterno, di contaminazione dev'essere intervenuto - spiega ancora Fanti - i dati che pubblichiamo lo dimostrano. Non sappiamo se questa contaminazione sul frammento scelto per la datazione sia stata causata dall'incendio a cui la Sindone è stata sottoposta, o al rammendo eseguito in età posteriore. Ma comunque si conferma la presenza di qualche elemento esterno che ha causato questa notevole variabilità del campione». Vorrei infine ricordare agli amici che mi segnalano alcune simpatiche risposte al mio libro sulla Sindone (Sindone, inchiesta sul mistero - edizioni Gribaudi) presenti sui siti specializzati, che: 1) Le macchie rosse sulla Sindone di Torino sono di sangue, ed è accertato senza alcun dubbio; 2) Le macchie di sangue si sono trasferite sul lenzuolo prima che si formasse la misteriosa immagine; 3) L'immagine - che ha interessato soltanto una parte della superficie delle singole fibrille di lino - e la sua formazione rimangono a tutt'oggi inspiegabili; 4) Tutti i tentativi di riprodurre la Sindone sono falliti: quella che il prof. Garlaschelli ha realizzato, non ha nulla a che vedere con l'originale e lo si capisce anche ad occhio nudo. Inoltre, l'immagine di Garlaschelli è stata formata all'esterno di un lenzuolo che avvolgeva un uomo strofinandolo con dell'ocra, ma l'immagine della Sindone di Torino si è formata dall'interno, cioè dal corpo stesso che vi era avvolto. Inoltre, Garlaschelli ha aggiunto delle macchie di colore rosso riproducendo il sangue a posteriori, sull'immagine umana già visibile, mentre nella Sindone di Torino prima si sono trasferite le macchie e poi l'immagine umana. Non sono particolari di poco conto, non occorre essere scienziati per accorgersene e forse non sarebbe male se i convinti assertori del falso medioevale fossero un po' meno trionfalisti nelle loro affermazioni.


sabato, aprile 10, 2010

Ma non dicevano che lo spinello è innocuo?

Dal prof. Carlo Bellieni

img]Age of onset of cannabis use is associated with age of onset of high-risk symptoms for psychosis.

Uno studio olandese investiga un gruppo di pazienti schizofrenici. Il 51% di essi aveva fatto uso di cannabis. Lo studio mostra che quando avevano iniziato da giovanissimi l'uso della cannabis, mostravano più precocemente degli altri l'esordio di sintomi di schizofrenia. Nell'articolo ben si spiegano gli effetti della cannabis: dalla perdita di memoria e concentrazione, a ideazioni di panico, paranoia, depressione, spersonalizzazione.

Difendiamo il Papa dalla menzogna - un articolo di Andrea Tornielli in questa direzione.

Pubblichiamo, dal blog di Andrea Tornielli:

Cari amici, ieri l'Associated Press ha rilanciato una lettera firmata nel 1985 dall'allora cardinale Ratzinger nella quale si consigliava prudenza sulla riduzione allo stato laicale chiesta da un prete pedofilo americano trentottenne che sarà effettivamente dimesso due anni dopo, al compimento dei 40 anni. Come già accaduto nei giorni scorsi, la lettera è stata presentata come un caso di "copertura" da parte del futuro Papa di un prete pedofilo. Le cose non stanno così, e nel giro di qualche ora si è potuto verificare il contesto, ricordando che 1) all'epoca la Congregazione per la dottrina della fede non era competente sui casi di pedofilia e nella lettera si parla soltanto della dimissione dallo stato clericale, non del procedimento, 2) la dimissione dallo stato clericale non si decideva prima del quarantesimo anno d'età, 3) la richiesta era stata presentata dallo stesso sacerdote coinvolto, 4) Ratzinger ha solo chiesto di approfondire il caso e due anni dopo la dimissione dallo stato clericale è arrivata, 5) non c'è stata alcuna copertura del colpevole.

La cosa che più mi stupisce non è il fatto che queste lettere (chissà quante ne avrà firmate Ratzinger durante i 23 anni trascorsi ai vertici dell'ex Sant'Uffizio) vengano pubblicate, quanto il fatto che le si lanci e rilanci senza prima verificare i contesti e le procedure, senza cioè approfondire le circostanze per permettere a chi legge di farsi un'idea. Il che sarebbe esattamente il compito del giornalista. Chi scrive ha commesso molti errori in anni di professione, non mi sento assolutamente in grado di dare lezioni o consigli a nessuno. Però mi sembra, da lettore, di essere di fronte a un pregiudizio ormai stabilito - il Papa-deve-essere-colpevole (magari perché tentano di trascirnarlo in tribunale) - e con questa lente pregiudiziare si cercano appigli, testimonianze, documenti. Che vengono sbattuti in prima pagina senza verificare il caso e spiegarne le circostanze. Ma i fatti restano fatti. E chiunque si sia occupato un po' di Vaticano sa bene che Joseph Ratzinger su queste vicende - gli abusi sui minori - era considerato poco garantista e più di qualcuno storceva il naso anche in Vaticano per la decisione con cui affrontava questi casi. Mi sembra poi del tutto evidente che vi sia un accanimento concertato che punta a delegittimare l'autorità morale della Chiesa, del Papa, per depotenziarne il messaggio. Con ciò non intendo in alcun modo minimizzare gli scandali ed è sotto gli occhi di tutti che ci sono state sottovalutazioni da parte di diversi vescovi, così come ci sono state azioni frenanti nel caso, gravissimo, del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, con molti dei suoi potenti amici e protettori che non volevano credere alle accuse contro di lui. Soprattutto per anni non si è tenuto nella dovuta considerazione il dolore e il trauma delle vittime, che avevano diritto non soltanto alla giustizia e alla riparazione, ma anche a un adeguato sostegno.Mi sembrano importantissime, a questo riguardo, le parole pronunciate ieri da padre Federico Lombardi nel suo editoriale su Radio Vaticana. Parole che purtroppo lo scoop sulla lettera del 1985 hanno fatto passare in secondo piano, ma che vi invito a leggere.

venerdì, aprile 09, 2010

La pedofilia è una scusa, obiettivo è la Chiesa.

Da Panorama - di Giuliano Ferrara


Il pericolo massimo, da scongiurare con le buone o con le cattive, è che la Raison si renda docile al proprio limite, che è il mistero, e si allei con la fede, senza dunque disprezzarla, e con l'istituzione terrena, che si pretende anche divina, nella quale la fede da millenni è custodita insieme con i grandi tesori che sappiamo della cultura artistica, filosofica, spirituale. Benedetto è il Papa-filosofo, il teologo che ha dialogato con JUrgen abermas in nome della autolimitazione della ragione e della fede, il vero tema del massimo illuminista, lo scettico e trasparente Immanuel Kant; un'autolimitazione riconosciuta come preziosa dai due spiriti pi aflìnati e significativi del mondo di lingua tedesca, la lingua della filosofia. Con scandalo per intellettuali e media di tutto il mondo. Sempre Di stiamo.

Il pensiero oggi difliaso e caratterizzante è sostanzialmente questo: c'è una sola etica, quella della libertà. Li libertà è individuale e il suo contenuto è vuoto, è puramente negativo, consiste nell'osservanza di una regola secondo cui la libertà non deve invadere la libertà degli altri, ma non esprime nulla che non sia privato, questa libertà non ha potere sull'etica civile, sull'amore, sulla carità, sul pensiero.

Il nichilismo contemporaneo si esprime poi in modi e mode i pi vari, tra i principali l'impostazione freudiana della vita, il rilievo primaziale dovuto alla sessualità, la caratterizzazione positivistica del piacere corporale, che è benessere, potenza pura, divinizzazione della carne nel sepolcro della coscienza liberata.

Non dobbiamo salvarci, come dicono i preti cattivi; dobbiamo solo curarci, come dicono i medici faustiani che pensano di poter usare i bambini come farmaci per curare altri bambini, i biologi che vogliono liberare le donne dal fardello della malattia e fabbricare per loro figli sani e belli, à la carte. E questa brutalizzazione degli aspetti sacrali della vita la vera critica moderna della religione, il vero progetto laicista, che tende a una redenzione terrena dell'uomo dall'infamia della credulità celeste; è questa l'apologetica del neopaganesimo contro l'umiliazione moralistica del Cristianesimo che bandisce la buona vita e rende l'uomo, orrore per i nicciani de noantri, creatura umile e spiritualmente immortale.

Dan Segre, l'ebreo che ancora sa stupirci con pensieri degni di un grande protagonista della storia del Novecento, ha scritto genialmente nel Giornale che una segreta solidarietà collega il Vaticano aggredito e l'Israele assediato. Ed è la solidarietà di due luoghi simbolici in cui si coltiva eroicamente «la pretesa di dimostrare agli altri l'incapacità di vivere secondo i valori e gli scopi che proclamano». Essere virtuosi, forti, duraturi e tuttavia prosternarsi eucaristicamente o in- chinarsi nel canto della sinagoga, due scandali insopportabili per il secolo, quando il secolo diventa ideologia secolarista e dispoticamente reclama per sé tutto il proscenio della vita e della storia.

Ecco perché attaccano il Papa teologo e filosofo, il Papa magisteriale, l'uomo che non accetta di piegare la schiena, e soprattutto la sua grande intelligenza delle cose, agli idoli del nostro tempo. .

*** inchinarsi

Vogliamo andare tutti dal Papa?

Cari amici,

il 19 Aprile 2010 è l'anniversario dell'elezione al Soglio di Pietro di papa Benedetto XVI.

Gli vogliamo andare a dire che gli vogliamo bene?

Se ci organizzassimo per il Regina Coeli di domenica 18 Aprile?

Secondo noi è il caso. Pier Giorgio Frassati ci andrebbe con tutto il suo entusiasmo e siamo certi che per il mistero che unisce l'Ecclesia Triumphans a quella Militans ci sarà anche stavolta.

martedì, aprile 06, 2010

Oggi è il Compleanno di Pier Giorgio Frassati!

Cari Amici,
oggi è il compleanno di Pier Giorgio Frassati. Centonove anni fa nasceva questo nostro caro e buon amico che continua ad insegnarci come vivere e non vivacchiare, come essere tutti di Gesù Cristo cioè come essere uomini veri e vivi.

Questo compleanno cade nell'anno sacerdotale indetto dal Santo Padre Benedetto XVI, per cui abbiamo pensato di suggerirvi un gesto buono verso i sacerdoti, i preti, che ci danno il dono più grande ed immenso, la Presenza fisica di Gesù Cristo Buono, per sempre tra noi.

I Tipi Loschi oggi serviranno la Santa Messa della festa di San Francesco di Paola, patrono dei marinari sambenedettesi e grottammaresi, che si svolge proprio oggi nella nostra sede a Grottammare. Continueranno poi a sostenere i sacerdoti con la preghiera speciale di questi giorni meravigliosi nella Settimana di Pasqua, perché il Signore ne mandi tanti, mandi tanti preti che diano la vita per Lui.

A questo proposito vi segnaliamo il nostro mensile Vivere! e non vivacchiare... che nel numero di marzo in questi giorni in giro pubblica ben tre pagine sull'argomento: la testimonianza di un nostro caro amico seminarista della Fraternità dei Missionari di San Carlo Borromeo, Simone Gulmini, che ci parla in un articolo del perché un giovane come lui ha deciso di farsi prete, e in un altro che cos'è in concreto la giornata di un seminarista missionario.

Preghiamo Pier Giorgio perché dia a tutti noi con la sua intercessione il fuoco che lo animò, e dia tanto fuoco perché ci siano tante vocazioni di preti santi. Il mondo ne ha bisogno.

lunedì, aprile 05, 2010

L'indirizzo di saluto del card. Angelo Sodano al nostro caro papa Benedetto XVI

domenica, aprile 04, 2010

Ricordiamoci, oggi che è Pasqua, che Gesù ha detto questo:

"Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!".

venerdì, aprile 02, 2010

Cari Amici,
questa è la sorpresa di Pasqua 2010:

LE PREGHIERE DELL'UOMO VIVO
PER SALVARE L'ANIMA E LA RAGIONE


di Gilbert Keith Chesterton
A cura della Società Chestertoniana Italiana Con contributi di Marco Sermarini, Alessandro Gnocchi, Paolo Gulisano.


Che cosa è successo?
Un gruppo di appassionati di Chesterton si è dato questo compito: stilare un libro contenente le preghiere della nostra tradizione, in italiano ed in latino, e commentarne le pagine più salienti con aforismi e brani tratti dalle opere del Nostro Caro Gilbert, l'Uomo Vivo per antonomasia, perché salvare l'anima e salvare la ragione è possibile, ed è possibile farlo insieme.

L'Editore Fede & Cultura si è prestato a rendere possibile questo piccolo prezioso regalo che possiamo fare a noi stessi e ai nostri amici.

Con questo volume si vuole dire: fede e ragione devono andare insieme, la Chiesa Cattolica è il luogo dove questo può accadere, grazie anche a uomini come Chesterton. Egli spese la sua vita per dimostrare a tutti la verità di questa affermazione.

"Il volume che avete tra le mani è un umile e cordiale suggerimento per ciascuno di noi: preghiamo, e pregando teniamo sott'occhio la buona e sana dottrina della Chiesa Cattolica, piacevolmente sunteggiata dai passi tratti dalle maggiori opere di Gilbert Keith Chesterton. Pregare è un buon modo di predisporre la propria anima a essere salvata, quando a suo tempo dovremo renderne conto. Pregare leggendo Chesterton è un ottimo modo per salvare l'anima e la testa, di cui dobbiamo continuare a fare buon uso".

dalla prefazione di Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana

Collana: Spirituale 24
Argomento: preghiere e brani di riflessione
Pagine 144
Tipo di copertina: brochure
Isbn: 978-88-6409-039-9
Data di pubblicazione: marzo 2010
prezzo di copertina: € 12,00

I soci della Società Chestertoniana Italiana possono avere il volume a speciali condizioni. Visitate il blog della Società Chestertoniana Italiana.

giovedì, aprile 01, 2010

Chestertoniani a Piazza Colonna

Chestertoniani alla fontana di Trevi

I chestertoniani a Piazza del Tritone

La Scuola Chesterton a Piazza di Spagna