venerdì, dicembre 17, 2010

Il vescovo anglicano: ecco perché gli inglesi si sentono sempre più cattolici


INT. de Il Sussidiario a Edwin Barnes

venerdì 17 dicembre 2010

Il 31 dicembre Edwin Barnes, vescovo della Chiesa anglicana, entrerà in piena comunione con la Chiesa cattolica insieme ad altri quattro vescovi inglesi. Intervistato in esclusiva da Ilsussidiario.net, Barnes rivela le ragioni profonde della sua scelta, dal problema delle donne vescovo all’incontro con Papa Benedetto XVI, in cui ha trovato «la gioia di essere accolto da un autentico Padre in Dio». Rivelando inoltre: «Spero che presto la Chiesa cattolica diventi la Chiesa della Nazione inglese».

Avendo sempre fatto parte del gruppo anglo-cattolico, ci può dire qual è la sua posizione all’interno della Chiesa Anglicana?

L’anglo-cattolicesimo si è sviluppato dal movimento di Oxford nel 19esimo secolo, fondato da Pusey, un professore di Oxford, Keble, un parroco di campagna, e Newman, vicario della cappella dell’università di Oxford. E’ cresciuto e fiorito fino alla fine del 20esimo secolo, da quando i paramenti liturgici eucaristici e le regolari e frequenti celebrazioni dell’Eucarestia sono diventati la norma in oltre la metà delle chiese parrocchiali. La nostra adorazione nella maggior parte dei luoghi ha l’aspetto esteriore del Cattolicesimo piuttosto che del Protestantesimo.
 
Che cos’è Church Union e quali sono stati i suoi frutti in Inghilterra?

La Church Union è stata fondata oltre un secolo fa per promuovere le relazioni tra la Chiesa anglicana e quella cattolica. Ha lavorato per proteggere e supportare i sacerdoti che erano perseguitati per il fatto di introdurre le pratiche di culto cattoliche. I suoi membri giocarono un ruolo importante nei Colloqui di Malines (nel corso del quale si discusse la possibilità di una riunificazione tra cattolici e anglicani, Ndr). E a guidare il gruppo anglicano c’era Lord Halifax, fondatore della Church Union. In seguito i membri della Church Union furono influenti nel corso dei colloqui di Arcic, le discussioni internazionali tra la Chiesa cattolica e l’Associazione delle chiese anglicane.
 
Quali sono stati i fattori decisivi che l’hanno convinto a entrare nella Chiesa cattolica?


Nel 1992 la Chiesa anglicana, attraverso il Sinodo generale, ha deciso di procedere con l’ordinazione delle donne-prete. Molti di noi hanno sentito che questa era una decisione che andava oltre la competenza di una piccola parte della Chiesa universale. Infatti la Chiesa anglicana si è sempre detta parte della Chiesa «Una, Santa, Cattolica e Apostolica». Era tuttavia possibile continuare a rimanere nella Chiesa anglicana, dal momento che la nostra Chiesa aveva deciso che la questione non era definita una volta per tutte. Si diceva che noi ci trovavamo in un periodo di «transizione». Eventualmente avremmo potuto decidere che ci eravamo sbagliati, e nel frattempo sono stati designati alcuni vescovi (uno dei quali ero io) per amministrare le parrocchie e le singole persone che non potevano accettare le donne-prete. Ora, avendo deciso di consacrare alcune donne-vescovo, non c’è più spazio per alcun dubbio, e tutt’al più avremmo potuto consentire una tolleranza «a denti stretti».
 
Che ruolo hanno giocato le prese di posizione di Benedetto XVI nella sua conversione?

L’Anglicanorum Coetibus (il documento di Ratzinger rivolto agli anglicani che si convertono al cattolicesimo, Ndr) mi è sembrata un’offerta molto generosa da parte del Santo Padre, in risposta alle richieste degli Anglicani, e che io dovevo prendere molto seriamente. Ho visto per la prima volta Papa Benedetto a Fatima all’inizio di quest’anno; e la sua visita in Inghilterra ha rafforzato la mia convinzione di trovarmi di fronte a un autentico Padre in Dio. Credo che siano state le preghiere de Cardinal Newman, piuttosto che la sua attuale beatificazione, ad avere portato molti di noi verso la Chiesa cattolica.
 
Come vive il suo rapporto con l’autorità del Papa e con la sua infallibilità?


Sono stato via via sempre più preoccupato per il modo con cui la Chiesa anglicana ha rivendicato autorità per se stessa. Arrivando a sviluppare una teoria sull’autonomia provinciale che ha consentito a una parte dei fedeli anglicani di dissentire in modo drammatico su punti cruciali della fede, senza nessun rimprovero dell’arcivescovo di Canterbury, che è come minimo un Primus inter Pares nella nostra comunione. Quello che vedo nel Santo Padre non è tanto l’infallibilità quanto una sensazione di guida paterna. Potrebbe essere necessario accettare un’autorità infallibile, ma non lo trovo molto confortevole. Ma è un fatto amabile e gioioso essere accolto, e anche rimproverato quando necessario, da un autentico Padre in Dio.

Fino a che punto la Chiesa anglicana è una realtà ancora viva e incisiva e fino a che punto invece è in crisi?

La Chiesa anglicana conserva un affetto residuo nel cuore di molti uomini e donne inglesi. La celebrazione dell’Armistizio (la fine della Prima guerra mondiale, Ndr) è un momento in cui la gente si aspetta che la Chiesa nazionale assuma un ruolo guida. Ma ora è diventata così confusa in ciò che afferma sulla morale o su altre questioni che non è più in grado di fornire consigli chiari a nessuno.

Ma perché trova così inaccettabile l’ordinazione delle donne-prete?

Numerosi anglicani hanno prontamente accettato le donne-prete, e probabilmente faranno lo stesso quando saranno consacrate come vescovi. In molti però credono che questo sia contrario alle Sacre scritture (per esempio le lettere a Timoteo) e che la scelta di Gesù di scegliere soltanto uomini come suoi apostoli sia definitiva. Anche perché Gesù era pronto a rompere qualsiasi tabù sociale del suo tempo; se quindi non ha introdotto le donne prete, non è perché era un ebreo palestinese vissuto nel I secolo.

E sull’introduzione delle donne-vescovo, che cosa ne pensa?


Nelle questioni relative ai Sacramenti, è sempre meglio prendere il percorso più sicuro. Nel momento in cui dovessero essere ordinate delle donne vescovo, come potremo essere certi della validità dell’ordinazione dei sacerdoti da parte loro? La Chiesa anglicana stessa ha detto che l’ordinazione delle donne è ancora un problema aperto; e tuttavia continua a comportarsi come se avesse, in completa autonomia, risolto la questione.
 
Nei Cori da la Rocca, Eliot ha descritto la crisi drammatica della Chiesa. Fino a che punto la sua lettura è ancora attuale?

C’è un numero di preti in continuo calo, nonostante l’afflusso delle donne ordinate. Le parrocchie stanno per essere chiuse o amalgamate. E i nuovi seminaristi sono sempre più spesso anziani in pensione o cinquantenni. In molti fanno i preti part-time, e sembrano non prendere in minima considerazione i sacrifici che dovrebbe comportare il ministero. Al contrario, tra quanti cercano di entrare a far parte dell’Ordinariato (la struttura riservata a quanti vogliono diventare cattolici, Ndr) ci sono molti giovani sacerdoti che sono pronti ad abbandonare le loro case e i loro stipendi. Temo che entro un tempo molto breve Chiesa anglicana e Chiesa inglese smetteranno di essere sinonimi, e non riuscirà più a fornire il ministero pastorale in tutto il Paese.

Fino a che punto i cattolici inglesi sono ancora considerati cittadini di serie B?

Il grande successo del movimento anglo-cattolico è stato il fatto di rendere il cattolicesimo possibile per gli inglesi. Un tempo, la Chiesa cattolica era vista come un corpo alieno, composto in larga parte da irlandesi venuti qui in cerca di lavoro e governato dagli italiani. Oggi le cose sono molto cambiate; e prego perché l’Ordinariato aiuti molte persone a vedere la Chiesa cattolica come la Chiesa della nostra Nazione. Questo richiederà tempo; ma credo che accadrà.

(Pietro Vernizzi)