In ricordo di mons. Luigi Negri, amico sincero della Compagnia.
| Mons. Luigi Negri durante l'incontro del 7 novembre 2015 |
Più di dieci anni fa, durante una gita scolastica a Comacchio, Ferrara e Vicenza, avemmo l'occasione di incontrare (scolaresca, professori ed amici) l’allora arcivescovo dell’Arcidiocesi di Ferrara – Comacchio ed Abate di Pomposa mons. Luigi Negri, per noi amico di lunga data e sacerdote innamorato della Chiesa Cattolica, persona intelligente ed attenta, vescovo coraggioso che ha lottato per la sana dottrina e per il bene del suo popolo.
Quattro anni fa mons. Negri è stato chiamato da Gesù, e allora lo vogliamo ricordare pubblicando ancora una volta il testo delle parole che pronunciò ricevendoci in udienza nel suo palazzo arcivescovile il 7 Novembre 2015 nella bellissima Sala del Sinodo, parole di stima e di affetto nei confronti delle opere che abbiamo intrapreso e che con sincero amore continuiamo..
Si tratta solo di appunti e non furono rivisti da chi ha pronunciato le parole.
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Sono pieno di gratitudine per la testimonianza che date, di adesione fedele ed intelligente alla tradizione. È attraverso una fedeltà che siete educati. La vita è un dono, non solo nel senso fisico, ma è segno della fedeltà di Dio. Fedeltà perché quelli che vi hanno introdotto in questa realtà sono stati fedeli, e non era scontato. Tra i primi Dodici c’è uno che ha tradito... «Amico, perché sei venuto?» disse Gesù. Claudio Chieffo ha letto la vicenda di Giuda in modo straordinario. Benedetto XVI ha detto che quella canzone è di una straordinaria profondità teologica.
Avete anche la fortuna di andare in una scuola straordinaria, in cui non vi annoiate…
Il primo aspetto della fedeltà di Dio è che Dio vi ha scelto perché vi ha voluto. Il primo sentimento è che c’è una presenza più grande nella vostra vita. C’è un Compagno che non ci lascia, un Padre che non vi lascia. Anche voi forse farete l’esperienza dell’allontanamento. Il Padre vi aspetterà sul balcone.
La preghiera spalanca e apre ogni giorno il cuore in alto, non in basso.
(…) Questa presenza del Signore che ti precede e ti guida, s’è configurata come partecipazione alla vita di un popolo. Un popolo in cui ci sono grandi e piccoli, poveri e ricchi. Ma in questo popolo c’è un Altro. È un Altro che ci stringe, stringendoci a Sé ci stringe l’uno all’altro. È questa la Chiesa. La più grande amicizia è trovare gente che ci faccia camminare. È amico uno che ti dice: la strada è questa. Il primo desiderio di Cristo è che fossero uomini («sono venuto perché abbiate la via, e l’abbiate piena»). La presenza di Gesù ti fascia, ti inserisce in un popolo. Dice Chieffo: «è bella la fatica del lavoro, la tenerezza non finisce mai». Siete dentro ad un popolo che vi aiuta a camminare. È un popolo che vi aiuta a camminare. È un popolo che dice: la bellezza è questo.
(…) La vita di un vecchio cristiano è un trionfo. L’unica mia tristezza è vedere che non è un trionfo per tutti. Siate veramente fedeli. Basta seguire, utilizzare tute le occasioni che vi sono date per crescere.
Lo specifico dov’è? È nella cultura, nell’aiuto che vi danno nel rendere l’incontro con Cristo un giudizio. Imparate a giudicare. Imparare a giudicare non è una cosa estemporanea. È una scuola! «Vita non faccio saltus» (…). Questa è la grande lezione di Newman. Perché si convertì Newman? Per quel brano del suo libro “Gli Ariani del IV secolo”(1). capì che la solidità della Chiesa era in un ordine, un “ordo”. Che faceva camminare verso la libertà.
(…) La Chiesa è madre perché e se è maestra. L’uomo raggiunge la sua vera personalità quando genera e diventa padre. (…) Non chiudetevi di fronte ai problemi perché il problema è la sfida che ti lancia Dio. Allora dovete avere il giudizio, è fondamentale dire che Dio ha salvato il mondo. È un criterio con cui può essere affrontato tutto, quello della fede. (…) Non abbandoniamoci alle nostre pur grandi fantasie. Seguiamo la volontà di Dio come si manifesta.
(appunti il cui contenuto non è stato rivisto dal relatore).
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(1) «Strettamente parlando, la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza politica o un partito. Può essere un partito trionfante o perseguitato, ma deve sempre avere le caratteristiche di un partito che ha priorità nell’esistere rispetto alle istituzioni civili che lo circondano e che è dotato, per il suo latente carattere divino, di enorme forza ed influenza fino alla fine dei tempi. Fin dall’inizio fu concessa stabilità non solo alla mera dottrina del Vangelo ma alla società stessa fondata su tale dottrina; fu predetta non solo l’indistruttibilità del cristianesimo, ma anche quella dell’organismo tramite cui esso doveva essere manifestato al mondo. Così il Corpo Ecclesiale è un mezzo divinamente stabilito per realizzare le grandi benedizioni evangeliche (…).
Dal momento che è diffusa l’errata opinione che i cristiani, e specialmente il clero, in quanto tale, non abbiano nessuna relazione con gli affari temporali, è opportuno cogliere ogni occasione per negare formalmente tale posizione e per domandarne prove. E’ vero invece che la Chiesa è stata strutturata al fine specifico di occuparsi o (come direbbero i non credenti) di immischiarsi del mondo. I membri di essa non fanno altro che il proprio dovere quando si associano tra di loro, e quando tale coesione interna viene usata per combattere all’esterno lo spirito del male, nelle corti dei re o tra le varie moltitudini. E se essi non possono ottenere di più, possono, almeno, soffrire per la Verità e tenerne desto il ricordo, infliggendo agli uomini il compito di perseguitarli».
John Henry Newman, Gli Ariani del IV secolo, Editrice Jaca Book, Milano 1981, capitolo “Conseguenze del Concilio niceno”.
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