sabato, marzo 21, 2020

Lettere losche dalla quarantena.

Siamo al termine della seconda settimana di questa quarantena e iniziamo a sentire la fatica. I primi giorni li abbiamo trascorsi alla felice riscoperta della famiglia. Più tempo per i figli, per la casa, per la cucina... e giù con crostate, pizze, ciambelle, verdure... perché no... imbianchiamo pure casa!
E pensare che uno dei miei fioretti per questa Quaresima era proprio quello di essere un po' più casalinga e massaia, di dedicare più tempo alla cucina e alla casa e di farlo con amore... perché, diciamolo, non è proprio la mia vocazione e, ahimè, al termine di queste due settimane non ho avuto nessuna sorpresa, non ho scoperto talenti inespressi in me, ero e rimango una pessima housewife, anche un po' desperate! Comunque il Signore mi ha preso sul serio e quindi con buona volontà ci provo!
La tentazione di abbracciare lo slogan del momento è forte, il tentativo di indorare la pillola, di non pensarci, di scansare la sofferenza, di dire "andrà tutto bene"... ma chi siamo noi per dirlo? Ad un certo punto della giornata (di solito la sera, a me capita così), arriva la paura, l'ansia, lo sconforto, l'incertezza sul futuro, la mancanza dei Sacramenti, della vicinanza fisica degli amici, degli incontri, della vita di prima... anche se parecchio frenetica.
Ieri sera Tiziano a riunione ci ha detto: "La morte bussa alla porta di ciascuno di noi", e altre cose molto dure ma vere che mi hanno scosso. Occorre il coronavirus per comprendere qual è la Verità della nostra vita? Eppure un po' io lo avevo capito quando è stato male il nostro caro Giovanni; poi la vita di tutti i giorni, la nostra dimenticanza e perenne distrazione, insomma il nostro peccato originale ci fanno dimenticare, ci rimettiamo le nostre maschere da Superman e Wonder Woman e ricomincia lo show.
E allora noi a casa, per non cadere nella trappola, abbiamo fatto un cartellone molto grande, un'idea del mio bravo marito; lo hanno preparato Riccardo, Giacomo e Alessia e lo abbiamo appeso fuori dalla finestra: PER CRUCEM AD LUCEM (preso in prestito dal nostro amico Lolli) perché questa è la Verità della nostra vita e solo per crucem andrà tutto bene.
Concludo con un frase di Paul Claudel: "Non vivere, ma morire, e non digrossar la croce ma salirvi, e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!". Ecco, ora stiamo lavorando sul dare in letizia, e per questo la vicinanza dei Tipi Loschi, secondo le bizzarre modalità che la quarantena ci impone, è veramente un dono prezioso, un'amicizia che non conosce confini temporali né limiti terreni!
Mi sembrano oggi ancora più vere le parole del nostro caro Pier Giorgio!

Francesca Capecci