martedì, giugno 07, 2016

Un articolo di Paolo Gulisano su Santa Giovanna d'Arco (da Il Sussidiario)


Giovanna D'Arco/ Il ritorno dell'anello in una Francia lacerata e incerta
 
L'Anello ha lasciato l'Inghilterra. Non si tratta dell'anello di Sauron distrutto a suo tempo nel fuoco di Monte Fato grazie all'eroismo degli Hobbit dell'inglese Tolkien, ma di un anello dallo straordinario significato storico che da circa 600 anni si trovava "prigioniero" oltremanica: l'anello di Giovanna d'Arco.
 
Si tratta di un anello in metallo, molto semplice, racchiuso in una custodia in legno che i genitori avevano regalato alla futura "pulzella d'Orleans" in occasione della sua Prima Comunione. Al suo interno due iscrizioni, IHS (Gesù) e MAR (Maria). Secondo quanto scrive il settimanale francese 'Point de vue', Giovanna d'Arco non si sarebbe mai separata dal suo anello. Lo indossava anche durante la cattura ad opera dell'esercito del regno di Borgogna, alleato degli inglesi. Questo anello rappresenta l'unica reliquia della santa che venne arsa sul rogo il 30 maggio 1431, condannata come eretica da un tribunale che emise - come noto- una sentenza di tipo politico, volendo togliere di mezzo colei che aveva risvegliato la Francia cristiana soggiogata al potere inglese. Giovanna, mistica visionaria, guerriera che non ferì né ucciso mai nessuno, occupa un posto glorioso nella storia religiosa e civile di Francia.
 
La sua memoria venne rimossa dalla cultura ufficiale dopo la Rivoluzione del 1789, dopo gli anni di Napoleone, e ancor di più dalle repubbliche laiciste susseguitesi dall'800, ma non uscì mai dall'immaginario popolare, da un popolo fedele che alla sua memoria era rimasto profondamente legato, tanto che molti soldati dell'Armèe francese nelle trincee della Prima Guerra Mondiale si rivolgevano in preghiera alla sua protezione. Il grande poeta Charles Peguy venne ispirato dalla sua figura e dalla sua vita per realizzare una delle sue opere più significative, "Il mistero della carità di Giovanna d'Arco". Come ebbe a dire anni fa il grande cardinale francese Roger Etchegaray, Giovanna secoli dopo il suo martirio continua ad esserci contemporanea, perché sono la stessa Francia e la stessa Chiesa, ambedue così straziate, a risvegliare il nostro interesse per lei. Il cuore di Giovanna d'Arco si è colmato di pietà a contatto con la miseria del suo tempo: una Francia lacerata ed incerta del proprio destino. Era mossa da una pietà per il regno di Francia. E questo per umile adesione alla volontà di Dio. Si pensi alla pena con cui, mentre prendeva le armi a Vaucouleurs, ammise: «Preferirei piuttosto filare accanto alla mia povera madre, perché questo non è il mio mestiere».
"Giovanna sa che la patria non è un'astrazione o un pregiudizio, è una realtà molto concreta. Non è con le idee che si costruisce una patria, ma con la terra che si attacca alla suola delle scarpe", disse il cardinale.
 
Non c'è storia più francese della sua. Non vi è un solo uomo o una sola donna francese che possa considerarsi più francese di lei per quella sua vivacità spontanea, che resta tale persino durante la sua prigionia, per quel suo meraviglioso equilibrio che ne rivela le umili origini.
Giovanna, la sua pietà di umile contadina, la simpatia e commozione che suscitò nel popolo, è l'anima profonda della Francia, quella che due secoli di violento laicismo non hanno cancellato. Così si spiega la passione con cui Philippe de Villiers, un aristocratico popolare figlio della Vandea, la provincia martire , la terra che più venne violentata dal terrore giacobino, un uomo che ha dedicato la sua vita a difendere la memoria storica della sua terra, ad affrontare le enormi difficoltà imposte a chi in Francia cerchi di fare politica sostenendo i valori umani e cristiani, ha fortemente voluto riportare "a casa" l'anello di Giovanna. De Villiers è da sempre un ammiratore e un devoto della pulzella, ed è autore tra l'altro del libro Roman de Jeanne d'Arc , e quando nelle scorse settimane, quando ha saputo che l'anello sarebbe stato battuto all'asta a Londra, non ha avuto esitazioni: era assolutamente necessario recuperare l' anello della santa pastorella di Domrémy. Così, insieme al figlio Nicolas, in poche ore è riuscito a mettere insieme grazie ad offerte private e alla cospicua offerta del Parco Storico vandeano del Puy de Fou di cui è presidente lo stesso de Villiers, il denaro necessario per affrontare la sfida dell'asta, sfida che è stata molto difficile. Alla fine il volitivo vandeano ce l'ha fatta: per la cifra di per 376mila e 830 euro è riuscito ad assicurarsi la reliquia.
 
''Una vittoria -ha dichiarato Philippe de Villiers- che appartiene a tutta la Francia. Abbiamo così riscattato la pulzella. Ed ha ancora annunciato che è partita una campagna di studio e di ricerche per approfondire la 'tracciabilità' dell'importante reliqua. Sembra, sempre secondo il settimanale francese 'Point de vue', che l'anello che indossava Giovanna d'Arco sino alla condanna al rogo fosse stato consegnato a Henri de Beaufort, vescovo di Winchster, presente al processo. Successivamente l' anello passò al nipote, il re Enrico IV, per poi essere trasmesso ad un ramo cadetto, la famiglia Cavendish-Bentinck dei duchi di Portland, poi a lady Ottoline Morrel che l'offre in dono al pittore Augustus John. Quest'ultimo cede l' anello ad un collezionista inglese prima della Guerra, nel 1914. Due vendite all'asta, nel 1929 e nel 1947, chez Sotheby's. Il nuovo proprietario si chiama James Hasson ed è un medico che vive a Londra. Dopo la definitiva acquisizione di Philippe e Nicolas de Villiers ora l' anello di Giovanna d'Arco ritorna finalmente in Francia. Sarà esposto, a disposizione di tutti, dopo un esilio durato quasi 600 anni. Giovanna, eroina della propria patria perché santa di Dio, ci indica che è la carità che viene da Dio che ci fa amare la concretezza del particolare. È proprio questa carità frutto di grazia a stabilire il limite di ogni progetto politico, così che sia alieno da pretese totalizzanti.
 
Il cristiano può anche felicitarsi del fatto che la politica attuale non determini soltanto obiettivi e mezzi, ma promuova finalità e valori, una concezione dell'uomo. Ma in tal caso, il rischio di una sopravvalutazione si fa grande, molto più di quello di una sacralizzazione, di una venerazione della politica. Niente è più temibile di una politica dalle pretese totalizzanti. Come cristiani, qualunque sia il nostro impegno politico, abbiamo il dovere di denunciare il carattere limitato di tutte le ideologie, non appena hanno la pretesa di presentarsi come via di salvezza; accettandole senza riserve, gli uomini rischiano di veder sacrificata la propria integrità.
 
La missione profetica della Chiesa, di tutti i suoi figli e figlie, consiste in primo luogo nell'affermare che Dio soltanto è Dio, fonte e termine della storia; consiste nella denuncia della sacralizzazione di ogni azione politica, soprattutto in un'epoca in cui rischia di perder vigore il valore assoluto della fede.
 
Paolo Gulisano