giovedì, settembre 17, 2015

18 Settembre, due parole sulla battaglia di Castelfidardo

Ritiriamo fuori questo articolo apparso due anni fa sul nostro giornale Vivere! e non vivacchiare…
Narra dei caduti pontifici di Castelfidardo, la battaglia che fu combattuta il 18 Settembre 1860 tra gli invasori piemontesi dello Stato Pontificio e le truppe del Papa.
Per amore di verità, anzi di Verità.
Oggi combattiamo ben altre battaglie, ma la Verità è la stessa. Non per gli applausi del mondo ma per amore della Verità che non è soggetta a compromessi per sua natura.

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L'imputato - I caduti pontifici di Castelfidardo

Questo mese non uno ma un gruppo, anzi, parte di un esercito è l'imputato.
Una parte dimenticata, tanto che solo di alcuni sono noti i nomi.
Ma di chi parliamo, questo mese?
Stavolta me la sono cercata. Sono anni che ci penso, sono anni che il 18 Settembre sono colto da una viva commozione.

Accendo la televisione, apro i giornali e vedo che stiamo festeggiando il centocinquantesimo anniversario della proclamazione dell'unità d'Italia. Il 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele II venne proclamato re d'Italia, ma la cosa non fu proprio pacifica e indolore. Pensate che, il giorno della proclamazione del Regno, la fortezza di Civitella del Tronto era ancora assediata dall'esercito piemontese e difesa dagli insorti antipiemontesi, e così fu fino al 20 Marzo.
Oggi nessuno si metterebbe seriamente a dubitare dell'unità d'Italia. Abbiamo dei tratti comuni, noi genti d'Italia, per quanto siamo tanto, tanto diversi gli uni dagli altri. Sono tornato proprio ieri da una puntata a Siracusa, città meravigliosa nella meravigliosa Sicilia, e quante diversità ho trovato, ancora oggi, tra le varie genti d'Italia. L'unica cosa che davvero le ha sempre unite è la fede cattolica, ma i Savoia non la vollero come collante dell'unità d'Italia, e questo non si può ignorare.

Ma veniamo a noi.
Il 18 Settembre 1860 si combatté a Castelfidardo (ma in realtà tra Loreto e Castelfidardo, sul Monte Oro che dà sulla piana del fiume Musone e che fronteggia il Colle Lauretano) una battaglia tra i piemontesi, invasori dello Stato Pontificio guidati dal Generale Cialdini, e le truppe pontificie guidate dal volontario francese Cristophe de Lamoriciere. Ancora girano leggende, fatte scrivere su lapidi poste ed ancor oggi presenti nei luoghi ove si svolse più cruenta la battaglia, circa la superiorità numerica dei pontifici rispetto ai piemontesi: oramai tutti quelli in buona fede sanno che i piemontesi erano circa undicimila e i pontifici, male armati, alcuni scarsamente addestrati e poco avvezzi alla guerra, erano solo cinquemila. Ai pontifici andò male, anche a causa dello sbandamento di quelle truppe non abituate al combattimento. In compenso de Lamoriciere riuscì comunque a rompere le uova nel paniere ai piemontesi: arrivò ad Ancona e la tenne fino al 30 settembre, giusto per far sfumare la possibilità di festeggiare la sua caduta proprio la vigilia dell'Equinozio d'Autunno (il 20 settembre), notte sacra ai massoni... Chissà perché, dieci anni dopo, la breccia di Porta Pia fu aperta proprio il 20 settembre?
I pontifici venivano da molte parti d'Europa: Francia, Belgio e le regioni meridionali dell'Olanda diedero uomini per il Reggimento Franco-Belga, uno dei meglio addestrati e più coesi, da cui nacque il corpo degli Zuavi Pontifici; Inghilterra, Scozia, Polonia, Austria, Ungheria, Croazia, Spagna, dalla nostra Italia e non ultima dall'Irlanda, che diede i natali ai soldati dell'eroico ed invitto Battaglione San Patrizio.

Sessantatré o sessantasei i morti tra i piemontesi. Ottantotto morti tra i pontifici, di cui non si sa in verità molto. Alcuni si dice siano sepolti nello stesso sacrario, sorto all'indomani della battaglia nel luogo ove essa più fortemente infuriò, assieme ai caduti piemontesi: questi ultimi ebbero l'onore di un nome fregiato sulle colonne del sacrario, i pontifici no. Eppure erano ragazzi volontari (non mercenari come ancora si insiste con ignoranza dei fatti a dire) venuti dai quattro angoli d'Europa ed anche dalle Americhe per sostenere il giusto diritto del Papa di difendere il suo stato e soprattutto la libertà della Chiesa. Altri si dice siano sepolti nella cripta della chiesa maceratese di Santa Maria, assieme ad alcuni piemontesi. Il generale De Pimodan, morto nella villa all'interno della selva ove si svolse una parte dei fatti d'arme, è sepolto a Roma a San Luigi dei Francesi.

La battaglia segnò la caduta dell'Umbria e delle Marche e la loro annessione al Regno Sabaudo e successivamente al Regno d'Italia.

Lasciamo stare la storia dei finti plebisciti. Chi è in buona fede sa che furono una farsa, ma sui libri non è scritto, purtroppo, e tanta disinformazione e tanta retorica risuona nelle orecchie del popolo italiano. Io vorrei oggi difendere la memoria di quegli ottantotto giovani che scelsero di andare a morire per il Papa e per la Chiesa. Mi sembra giusto e doveroso farlo.

Perché oggi non dobbiamo onorare questi uomini che hanno combattuto per una causa che è sì stata condannata dalla storia ma che aveva dignità tanto che qualcuno decise di sacrificare la propria giovane vita per essa?
Perché questa damnatio memoriae? A mala pena si è riusciti a "fare i conti" con le foibe, con gli omicidi del "triangolo della morte" e con tante altre cose. Si riuscirà mai a dire la verità storica su ciò che è accaduto in occasione dell'unificazione del nostro paese?
Perché di quei morti si devono dimenticare i nomi mentre di quelli dei vincitori i libri di storia parlano (e spesso a sproposito)?
Perché dobbiamo festeggiare questa unità d'Italia senza dire la verità?
Una nazione che non sa rendere onore ai vinti che nazione è?

Vogliamo poi parlare di come siano andate le cose, dopo l'unità? 
Lo sappiamo che il governo italiano si adoperò alacremente per incamerare quanti più beni possibile di proprietà della Chiesa? 
Lo sappiamo che il Sud Italia fu considerato il granaio del neonato regno e tenuto scientemente in condizione di sudditanza economica e politica?
Lo sappiamo che Napoli, città capitale del Regno delle Due Sicilie, culturalmente ed economicamente ricca, sede della prima linea ferroviaria d'Italia, iniziò proprio in quell'epoca ed a causa di questa unità quel decadimento che oggi è sotto gli occhi di tutti, nonostante sia una delle città più belle del mondo e annoveri tra i suoi abitanti persone splendide dalla fervida inventiva?
Lo sappiamo che il generale Pinelli mise a ferro e a fuoco ventitré paesi della Vallata del Tronto perché si rifiutarono di assoggettarsi ai piemontesi?

Lo sappiamo che ci sono inchieste redatte da parlamentari inglesi che accertarono l'esistenza di migliaia di persone in carcere senza processo per decenni per il solo fatto di essere state oppositrici di questa unità?
Lo sappiamo che furono fatte leggi dal neonato regno per far chiudere i Monti di Pietà e i Monti Frumentari, istituzioni intelligenti e benefiche inventate da uomini come San Giacomo della Marca per salvare il popolo dall'usura?
Occorrerebbe riscrivere per lo meno i fatti e successivamente dare dei giudizi e finalmente dire che noi cattolici non siamo quelli che non volevano l'unità d'Italia (perché ancora questo gira) ma che non volevamo questa unità d'Italia. Oggi il tempo è passato, ma non è meno necessario dire la verità, perché ci è stato detto che la Verità ci farà liberi. La Verità non cambia col passare del tempo: è sempre la Verità. 

Ma torniamo ai nostri caduti pontifici di Castelfidardo.
Di ventuno di questi soldati sono stati ritrovati i nomi e la patria, e per dar loro un piccolo risarcimento dell'oblio subito, voglio pubblicarli. Non è una mia scoperta, sia chiaro: l'ho trovati in alcuni siti internet che in verità forse edulcorano la vicenda di questi giovani (è stato detto che forse i loro nomi non sono presenti nel sacrario perché non erano noti; è più probabile che non siano stati scritti perché quel luogo sarebbe stato meta di pellegrinaggi, come di fatti ancor oggi è: pensate che partono dal Canada i discendenti degli zuavi franco-belgi...).

Generale De Pimodan Francia
Capitano Guelton Belgio
Sottotenente De Percevaux Bretagna
Sergente Noel Bernard Blanc Lione
Sergente De Beccary Lorena
Caporale Du Beaudriez Parigi
Soldato De La Barre Parigi
Soldato Guillaume Edouard Cartuyvelt Belgio
Soldato De Chalus Bretagna
Soldato De Guer Parigi
Soldato Guerin Bretagna
Soldato D'Helsand Anjou
Soldato De Montravel Delfinato
Soldato De Lippe Belgio
Soldato De Limmengh Belgio 
Soldato De Lanascol Bretagna 
Soldato De Montaignac Berry 
Soldato Menard Bordeaux 
Soldato Du Plessis De Grenedan Bretagna 
Soldato Rogatien Picon Bretagna 
Soldato Sancet Vandea 

Quando si renderà pubblico onore ai morti pontifici di Castelfidardo (non mercenari, non briganti, non feccia ma fiore della gioventù cattolica d'Europa), allora festeggerò l'unità d'Italia. Nessuno se ne abbia, ma la verità è la Verità.

Marco Sermarini