martedì, agosto 24, 2010

Dal prof. Carlo Bellieni

August 24th, 2010

Dal pozzo sotterraneo dove sono rinchiusi dopo un incidente, i 33 minatori cileni si sono finalmente messi in contatto con la superficie tramite un telefono. Sono salvi, stanno bene. Ma resteranno ancora diverse settimane sotto terra, imprigionati. Lo sanno bene! Ma quello che colpisce è: come reagiscono? Sentite le radio sudamericane, o cercate su telesur o Youtube: cantano! Cantano l'inno cileno!. E quando gli dicono che i loro compagni che non sono lì con loro si sono tutti salvati, esclamano in gridi di gioia, applausi! Ma come? Non sono subito insorti a recriminare? A ricercare il colpevole? Fosse successo in europa, ora ci sarebbe una serie di carteggi, di accuse, di lettere e denuncie. Ci sarà spazio anche per questo, certo. Ma per ora i 33 festeggiano! Sembra impossibile, in un mondo che sa solo recriminare, rimestare, accusare, aver paura. Invece loro sono felici di essere vivi. e questo, che dovrebbe essere il primo sentimento con cui ci svegliamo, come insegna il bellissimo film "milagro" di paul Newman, invece da noi è impensabile. Sono strani loro? Sono "arretrati"? No, per niente, perché avranno spazio per farsi sentire: i sindacati cileni sanno fare il loro lavoro. Ma la gioia di essere in vita… che insegnamento per noi che ci scanniamo per un appartamento a Montecarlo o per gli amori estivi di Sanguineti, o per la gravidanza della Nannini. Che altra prospettiva, quella di chi è prigioniero e ringrazia Dio di essere vivo. Non sono poveri fessi: siamo noi che siamo poveri rincoglioniti da usura, lussuria e potere.