venerdì, marzo 20, 2009

Papa - nella fede la risposta a chi vuole imporre il “regno del denaro”

Nel giorno di San Giuseppe, Benedetto XVI ne indica l’esemplare fiducia in Dio a padri e madri. In Camerun la consegna del documento di lavoro del Sinodo per l’Africa. In un cordiale incontro con i musulmani il Papa torna a parlare di fede e ragione. “Dio vi ama” dice ai bambini abusati e costretti a fare i soldati.


Yaoundé (AsiaNews) – Speranza, rifiuto della violenza, riconciliazione. Sono i grandi bisogni della Chiesa e della società africana evocati oggi da Benedetto XVI – che ha ricordato anche i guasti del “regno del denaro” e il dramma dei bambini abusati o costretti a divenire soldati - nel giorno nel quale ha consegnato ai presidenti delle Chiese dell’intero continente l’Instrumentum laboris, ossia il documento di lavoro preparatorio dell’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’Africa, che si terrà ad ottobre in Vaticano. “Esso – ha detto in proposito il Papa - rispecchia il grande dinamismo della Chiesa in Africa, ma anche le sfide con le quali essa deve confrontarsi”. La consegna, che è il primo motivo del viaggio del Papa nel Continente nero, ha segnato la giornata, che ha visto anche un significativo incontro con 22 rappresentanti della comunità musulmana del Paese.

Ai musulmani, che sono circa il 22% della popolazione (un quarto della quale è cattolica, un 22% animista e il resto protestante) Benedetto XVI ha sostanzialmente ripetuto i concetti espressi nella “lezione” di Regensburg sul rapporto tra fede e ragione. “Io – ha detto tra l’altro - credo che oggi un compito particolarmente urgente della religione è di rendere manifesto il vasto potenziale della ragione umana, che è essa stessa un dono di Dio ed è elevata mediante la rivelazione e la fede. Credere in Dio, lungi dal pregiudicare la nostra capacità di comprendere noi stessi e il mondo, la dilata. Lungi dal metterci contro il mondo, ci impegna per esso. Siamo chiamati ad aiutare gli altri nello scoprire le tracce discrete e la presenza misteriosa di Dio nel mondo, che Egli ha creato in modo meraviglioso e sostiene con il suo ineffabile amore che abbraccia tutto”.

“Una religione genuina – ha aggiunto - allarga l’orizzonte della comprensione umana e sta alla base di ogni autentica cultura umana. Essa rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo: non solo per principi di fede, ma anche in base alla retta ragione. In realtà, religione e ragione si sostengono a vicenda, dal momento che la religione è purificata e strutturata dalla ragione e il pieno potenziale della ragione viene liberato mediante la rivelazione e la fede”. Ai rapporti con l'Islam, peraltro, è dedicato un intero capitolo dell’Instrumentum laboris, secondo il quale “in certi luoghi la convivenza con i nostri fratelli musulmani è sana e buona; in altri, invece, la diffidenza da entrambi i lati impedisce un dialogo sereno: i conflitti occasionati dai matrimoni misti ne sono una prova". E inoltre "l'intolleranza di certi gruppi islamici genera ostilità e alimenta i pregiudizi. Non aiutano neanche le posizioni dottrinali di alcune correnti a proposito della Jihad".

Quello di oggi tra il Papa e i musulmani è stato un incontro che il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha definito “cordiale e amichevole”. Gli esponenti musulmani, ha precisato, hanno accolto il Papa con “affetto”, dicendogli anche "non sei solo", con evidente riferimento alle polemiche di stampa dei giorni scorsi sulla remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani.

Solo, il Papa sicuramente non si è sentito stamattina, tra i 60mila fedeli che hanno riempito ogni ordine di posti dello stadio "Amadou Ahidjo" di Yaoundé - e migliaia sono dovuti rimanere fuori - per una messa accompagnata dai canti dolcissimi delle liturgie africane. Celebrazione su un altare a forma di grande capanna eretta sopra una barca e che, nel giorno di San Giuseppe, ha visto il Papa “augurare un’ottima festa a tutti coloro che, come me, hanno ricevuto la grazia di portare questo bel nome”.

La figura del Santo è servita a Benedetto XVI per parlare in modo particolare delle famiglie - padri, madri e figli – e di quella fiducia in Dio della quale egli fu e resta un modello. “E voi – ha chiesto - cari padri e madri di famiglia che mi ascoltate, avete fiducia in Dio che fa di voi i padri e le madri dei suoi figli di adozione? Accettate che Egli possa contare su di voi per trasmettere ai vostri figli i valori umani e spirituali che avete ricevuto e che li faranno vivere nell’amore e nel rispetto del suo santo Nome? In questo nostro tempo, in cui tante persone senza scrupoli cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti, voi dovete essere molto attenti”. “Voi che avete ricevuto da Dio tante qualità umane, abbiate cura delle vostre anime! Non lasciatevi affascinare da false glorie e da falsi ideali. Credete, si, continuate a credere che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, è il solo ad amarvi come voi vi aspettate, che è il solo a potervi soddisfare, a poter dare stabilità alle vostre vite. Cristo è l’unico cammino di Vita”.

“Come in altri continenti – ha proseguito - oggi la famiglia conosce effettivamente, nel vostro Paese e nel resto dell’Africa, un periodo difficile che la sua fedeltà a Dio l’aiuterà a superare. Alcuni valori della vita tradizionale sono stati sconvolti. I rapporti tra le generazioni si sono modificati in una maniera tale da non favorire più come prima la trasmissione della conoscenze antiche e della saggezza ereditata dagli antenati. Troppo spesso si assiste ad un esodo rurale paragonabile a quello che numerosi altri periodi umani hanno conosciuto. La qualità dei legami familiari ne risulta profondamente intaccata. Sradicati e resi più fragili, i membri delle giovani generazioni, spesso –ahimè! - senza un vero lavoro, cercano rimedi al loro male di vivere rifugiandosi in paradisi effimeri e artificiali importati di cui si sa che non arrivano mai ad assicurare all’uomo una felicità profonda e duratura. A volte anche l’uomo africano è costretto a fuggire fuori da se stesso, e ad abbandonare tutto ciò che costituiva la sua ricchezza interiore. Messo a confronto col fenomeno di una urbanizzazione galoppante, egli abbandona la sua terra, fisicamente e moralmente, non come Abramo per rispondere alla chiamata del Signore, ma per una sorta di esilio interiore che lo allontana dal suo stesso essere, dai suoi fratelli e sorelle di sangue e da Dio stesso.
Vi è dunque una fatalità, una evoluzione inevitabile? Certo che no! Più che mai dobbiamo «sperare contro ogni speranza» (Rm 4,18)”.

“Figli e figlie d’Africa, non abbiate paura di credere, di sperare e di amare, non abbiate paura di dire che Gesù è la Via, la Verità e la Vita, che soltanto da lui possiamo essere salvati”. E “se lo scoraggiamento vi invade, pensate alla fede di Giuseppe; se l’inquietudine vi prende, pensate alla speranza di Giuseppe, discendente di Abramo che sperava contro ogni speranza; se vi prende l’avversione o l’odio, pensate all’amore di Giuseppe, che fu il primo uomo a scoprire il volto umano di Dio nella persona del bambino concepito dallo Spirito santo nel seno della Vergine Maria. Benediciamo Cristo per essersi fatto così vicino a noi e rendiamoGli grazie di averci dato Giuseppe come esempio e modello dell’amore verso di Lui”.

Particolarmente forti, infine, le parole dedicate ai giovani. “A tutti i giovani che sono qui – ha detto - io rivolgo parole di amicizia e di incoraggiamento: davanti alle difficoltà della vita, mantenete il coraggio! La vostra esistenza ha un prezzo infinito agli occhi di Dio. Lasciatevi prendere da Cristo, accettate di donarGli il vostro amore e, perché no, voi stessi nel sacerdozio o nella vita consacrata! È il più alto servizio. Ai bambini che non hanno più un padre o che vivono abbandonati nella miseria della strada, a coloro che sono separati violentemente dai loro genitori, maltrattati e abusati, e arruolati a forza in gruppi militari che imperversano in alcuni Paesi, vorrei dire: Dio vi ama, non vi dimentica e san Giuseppe vi protegge! Invocatelo con fiducia”.