venerdì, giugno 29, 2012

La recita della Scuola Chesterton

La Nazionale Italiana di calcio è andata in finale ed allora cambia l'orario del X Chesterton Day!


Cari Amici,

come forse molti sapranno, la Nazionale Italiana di Calcio è stata ammessa alla finale contro la Spagna che si giocherà domenica 1° Luglio 2012 alle 20.45.

Se non ce ne fossimo accorti, abbiamo comunque già ricevuto un bel numero di mail e messaggi su Facebook che ce lo ricordavano... Grazie!

Saremmo anzi siamo in pieno anzi pienissimo Chesterton Day...!

Siccome la nostra è una repubblica fondata sulla sfera (per il presidente della SCI dovrebbe essere fondata sulla palla ovale, ma questa è un'altra cosa...), abbiamo realisticamente deciso di fare così:

la Santa Messa, che come sempre precede il Chesterton Day, verrà anticipata alle ore 17.30 e l'incontro avrà inizio appena terminata la Santa Messa, e cioè poco dopo le ore 18.15, in modo che tutto sia terminato per l'ora della partita che vedremo insieme sul megaschermo a Casa San Francesco (Grottammare, AP).

Appena terminato l'incontro verrà servita la cena (e non, come in passato, tra la prima e la seconda parte che non ci saranno, perché ci sarà un'unica parte) e chi vorrà potrà fantozzianamente mangiare e vedere la partita!

Tutto il resto è assolutamente invariato. Siete pregati caldamente di spargere la voce con i vostri mezzi.

Dunque e comunque vi aspettiamo!

giovedì, giugno 28, 2012

È la nostra festa!

- Marina Corradi: Antonio Simone e quelle lettere dal carcere

mercoledì, giugno 27, 2012

Luca Narcisi, tenore, e Romina Assenti, soprano

Ylenia Citeroni, soprano

Celeste D'Ercoli, soprano

Il baritono Francesco D'Ercoli

Laura Damiani, soprano

Il soprano Cristina Pavone

Nello nostro!

Il soprano Marta Deantoni

La classe di canto: Riccardo Capriotti

Il quarto artista, Francesco D'Ercoli, direttore della Scuola di Musica "Lorenzo Perosi"

Il terzo artista, Alessandro Capriotti

Il secondo artista, Eric Papili

Il primo artista, Giovannino Pellei

L'accordatura prima del concerto

Tre articoli del prof. Carlo Bellieni


 IL CASO/ 1. Così la società della solitudine ha reso il suicidio un "diritto" 
Il Sussidiario.net 
 
Sull'ultimo numero della rivista Psychopatology, uno studio Usa mostra che il 10% degli studenti dei Campus hanno ideazioni suicide; sulla rivista Lancet di questo mese uno studio cino-inglese si dilunga...

E diventa sempre più chiaro che tutto questo occhiuto indagare non è al servizio di una curiosità da genitori affettuosi. Carlo Bellieni. © riproduzione 

Per il professor Carlo Bellieni, contattato da IlSussidiario.net, "campagne di prevenzione di questo tipo sono destinate al fallimento per 

martedì, giugno 26, 2012

L'incontro con Nando Sanvito

L'incontro con Nando Sanvito

Il quarto relatore, Francesco Russi

Il terzo relatore, Pier Giorgio Sermarini

Riccardo Capriotti, il secondo relatore

L'intervista ad Andrea Bartali

Andrea, nostro caro amico, è un po' indisposto e non ha potuto partecipare come previsto al nostro incontro.




Ci ha però telefonato durante l'incontro dicendo quel che sentite nel file audio che potete scaricare qui oppure ascoltandolo direttamente cliccando qui

Il primo relatore, Dacian Iulian Horga

L'incontro su Gino Bartali

lunedì, giugno 25, 2012

Angel Misut da Madrid ci parla in occasione del Santa Caterina's Day

VI Santa Caterina's Day - seconda parte

Il VI Santa Caterina's Day

Un aforisma al giorno

"La speranza è un imperativo per tutte le anime".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Seminari minori liquidati troppo in fretta

Il gathering della Santa Caterina

Tutto sotto controllo - dal blog di Costanza Miriano



Sono indecisa se stirare tre camicie, cercare i titoli ai capitoli del mio nuovo libro, scrivere questo post o dedicarmi al riordino del mobiletto delle spezie. Sarebbe tutto normale, se non fosse che sono le 2 e 48 di notte. Il fatto è che mi sembra che le partenze – andiamo a Parigi per una settimana – mi costringano a un severo bilancio della mia vita in tutti i settori, dalla spiritualità (ho fatto il tagliando da padre Emidio) all’economia domestica.
Ora, è vero che se dovesse precipitare l’aereo, scoppiare una guerra mondiale con chiusura delle frontiere (ah, gli stati nazionali!), o esserci un terremoto che facesse crollare la mia casa in mia assenza (se ci sono la reggo di sicuro), lo stato del mio mobiletto delle spezie non sarebbe così fondamentale, ma questi sono pensieri lucidi, che non mi appartengono in alcun modo.
Mio marito è rassegnato, e non si stupisce se sul letto a poche ore dalla partenza non vede le sue camicie stirate, ma i bollettini del pagamento mensa in ordine da settembre a giugno (da infilare nell’apposita cartellina: è evidente che l’aereo non può decollare se le ricevute del medico e i bollettini e i ricordini della comunione non vengono rispettivamente collocati). Anche il mio amico Paolo, per dire, ogni tanto quando mi chiama (quando mi chiami?) mi chiede se mi disturba, se per caso sto stilando un bilancio della mia vita dalla terza media a oggi. Mi capita ogni tanto, perché come ogni donna resetto periodicamente la mia esistenza. Ha a che fare con la ciclicità che regola i nostri equilibri: ogni tanto azzeriamo tutto e poi ricominciamo.
Se poi ci si mette qualcosa come una partenza, allora al bilancio esistenziale è impossibile sfuggire.
Il problema è che noi donne facciamo molta fatica ad ammettere che qualcosa intorno a noi possa non andare come vogliamo. Io quando succede – cioè sempre – esordisco con il mio peggior tono petulante: “non ho capito perché…” e vado di lamentela. Mio marito non saprà mai di cosa mi lamento, visto che al “perché” di solito è già uscito dalla stanza.
Questo nostro desiderio di abitare la realtà plasmandola a nostra immagine è profondamente femminile. È una qualità, e quindi è neutra, e può essere declinata facendone un uso buono o cattivo. Quando diventa desiderio di controllo non è buona, ed è quel nodo di peccato tutto femminile a cui ci richiama san Paolo nella lettera agli Efesini, quando invita le donne ad essere sottomesse. È proprio perché la nostra naturale inclinazione sarebbe esattamente quella opposta, il bisogno di controllare, di mettere la nostra impronta sulla realtà, sulle cose, sulle persone, sui mariti anche (se ce lo permettono).
Se è per questo anche gli uomini hanno il loro nucleo problematico, o di peccato, se vogliamo essere nell’ottica di fede, ma di questo parlate con san Paolo (io provo a ragionarci nel secondo libro).
Quanto a noi femmine, quello che ci serve è un continuo, incessante lavoro su noi stesse, un’opera di scartavetramento personale, che ci lasci trasformare dal reale, soprattutto quando è a forma di croce. Allora imparare ad accoglierlo docilmente è più faticoso.
Adesso riprendo le energie (tutto sta a partire, a cominciare  questa vacanza) e ci provo. Ma secondo voi se non ho annaffiato le ortensie alla dogana mi fanno passare?

domenica, giugno 24, 2012

@Sochest, 24/06/12 19:48

Soc Chestertoniana (@Sochest)
24/06/12 19:48
Alberto Reggiori - abbiamo deciso di rimanere in Uganda durante la guerra civile perché appartenevamo a quegli amici africani.


Inviato da iPhone

@Sochest, 24/06/12 19:43

Soc Chestertoniana (@Sochest)
24/06/12 19:43
Alberto Reggiori (medico per tanti anni in Uganda) - Una cosa bella non nasce dal senso di colpa ma dal senso di gratitudine.


Inviato da iPhone

@Sochest, 24/06/12 19:42

Soc Chestertoniana (@Sochest)
24/06/12 19:42
Alberto Reggiori (festa del b. PGFrassati) - La grande regola della vita è capire che è un dono e la vita si realizza nel dono.


Inviato da iPhone

Alberto Reggiori

Popolo attento ascolta

I tipi loschi all'incontro col dott. Alberto Reggiori

L'incontro col dott. Alberto Reggiori

sabato, giugno 23, 2012

Il popolo losco ascolta la storia di Shahbhaz Bhatti

È cominciata la festa!

giovedì, giugno 21, 2012

Tanto per ricordarci chi è quel Pier Giorgio che andiamo a festeggiare...

"La sua purezza gli permetteva di sorridere sempre, di essere chiaro e limpido come le vette che conquistava. [...] Con l'esempio e con il sacrificio imponeva ai suoi compagni il precetto domenicale. All'alba passava con una trombetta a svegliarli e li adunava in certe sperdute chiese, sotto i picchi bianchi".

Piccolo cambiamento di programma per la Festa 2012

Avvisiamo tutti gli amici che domenica 24 Giugno, giorno in cui è previsto l'incontro con il dott. Alberto Reggiori che presenterà il suo libro "Dottore, è finito il diesel", vedrà un piccolo cambiamento di programma.

L'incontro con il dott. Alberto Reggiori si terrà alle ore 19.15, in anticipo cioè su quanto scritto sul programma cartaceo e sui manifesti che trovate in giro e su blog e sito, a causa della partita della Nazionale Italiana di calcio.

Passate la voce!

La bandiera che sventola sul torrione...

Un nostro amico ci ha mandato questa foto (fatta dopo il pellegrinaggio Macerata-Loreto) che io ho trovato bellissima!

"Il mondo è la fortezza di famiglia, con la bandiera che sventola sul torrione, e più miserabile è, e meno la dovremmo lasciare"


martedì, giugno 19, 2012

Bruce Marshall, il Guareschi delle Highlands

venerdì, giugno 15, 2012

Gianfranco Amato - Il codice etico della Cattolica

Cari Amici,

Vi segnalo il mio ultimo articolo apparso su Cultura Cattolica:http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=30276

Purtroppo non si tratta di un pesce d'aprile come potete verificare dal sito istituzionale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: http://www.unicattolica.it/4726.html

Nella pagina dell'articolo trovate anche il PDF del codice etico.

Se volete approfondire la vicenda questo è il link per leggere la Costituzione ApostolicaEx Corde Ecclesiae:
Ritengo si tratti di una questione particolarmente grave.
 
Un abbraccio.
 
Gianfranco

Il programma della Festa del beato Pier Giorgio Frassati 2012 - Vi aspettiamo, amici!


Il programma lo trovate bello grosso anche qui. Ok?

Festa del beato Pier Giorgio Frassati 2012

giovedì, giugno 14, 2012

Gianfranco Amato - I medici e la legge di Dio

mercoledì, giugno 13, 2012

INVITO ALLA NOVENA





"Il mondo è la fortezza di famiglia, con la bandiera che sventola sul torrione, e
più miserabile è, e meno la dovremmo lasciare".





Carissimi amici di Pier Giorgio,


la Compagnia dei Tipi Loschi vi invita a partecipare alla 8° novena internazionale a Pier Giorgio Frassati. Le modalità di partecipazione sono sempre le stesse.
Chi desidera partecipare alla novena, deve inviare le sue intenzioni di preghiera entro il 25 giugno 2011 al nostro indirizzo di posta elettronica info@tipiloschi.com, specificando anche il proprio nome o gruppo di appartenenza e il paese di provenienza. Le intenzioni che si vogliono comunicare alla Compagnia dei Tipi Loschi, che ne farà raccolta come descritto qui di seguito, dovranno essere inviate con le seguenti modalità:


  • le intenzioni dovranno essere espresse possibilmente in lingua italiana o inglese;

  • provvederemo a pubblicare sul nostro sito www.tipiloschi.com le intenzioni che ci verranno comunicate, salvo quelle per le quali vi sarà un vostro esplicito diniego alla pubblicazione, che dovrà pervenire per posta elettronica contestualmente all’invio dell’intenzione di preghiera;

  • ci riserviamo il diritto di non pubblicare indistintamente tutte le intenzioni che ci perverranno;

  • ad eccezione dei gruppi e delle associazioni, accanto alle intenzioni indicheremo solo le iniziali del nome del mittente, omettendo gli indirizzi di posta elettronica e le sue generalità.



Per queste intenzioni di preghiera (che potrete scaricare dal nostro sito), reciteremo ogni giorno una decina del Santo Rosario (un Pater, dieci Ave Maria e un Gloria) anche per la Santa Madre Chiesa e secondo le intenzioni del Papa, a partire dal giorno 25 giugno fino al 3 luglio compresi.

Quest’anno, in risposta all’appello del Santo Padre al VII Incontro Mondiale delle Famiglie, preghiamo per tutte le famiglie specialmente per quelle provate dalla malattia, dal dolore, e dalle difficoltà materiali e spirituali. Consapevoli dell'importantissimo ruolo della famiglia nella società e per il futuro dell’umanità, chiediamo al beato Pier Giorgio di intercedere dall'Alto affinchè all'interno di ogni nucleo familiare non venga mai a mancare la Fede in Dio padre, l'amore vicendevole e l’aiuto reciproco anche con le altre famiglie di buona volontà.

Il 4 luglio, la Compagnia dei Tipi Loschi farà celebrare la Santa Messa in onore del beato Pier Giorgio e secondo le intenzioni di coloro che hanno partecipato alla Novena o comunque hanno fatto richiesta delle nostre preghiere, e presenterà tutte le richieste di preghiera a Pier Giorgio.

Un saluto cordiale a tutti, augurando a voi una buona festa di Pier Giorgio!

martedì, giugno 12, 2012

Esami terza media.

Ecco i ragazzi che oggi hanno affrontato la prova di italiano. Frizzanti, freschi, e contenti. Non senza fatica.

lunedì, giugno 11, 2012

Papa distributista, sano e baluardo di libertà.

Don Camillo e Padre Brown a Trivolzio


A Trivolzio (PV) 17 Giugno 2012 ore 14.30 pressi il ristorante ALLA CORTE

incontro-spettacolo con il nostro vicepresidente Paolo Gulisano e Walter Muto

Lo segnala Cultura Cattolica qui e noi lo rilanciamo da qui.

La cerimonia di inizio del Congresso Eucaristico Internazionale a Dublino


Nella foto: mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino.

sabato, giugno 09, 2012

Per chi ha piantato una bandiera in mezzo al campo

La banda delle mogli e dei mariti, dei padri e madri e figli ha qualcosa di incoraggiante da dire alla cronaca del mondo, e non è un'opinione teologica. È una truppa di operai affaccendati, per nulla migliori o peggiori di altri, che hanno piantato una bandiera in mezzo al campo, ben in vista. La bandiera del matrimonio è una coercizione a tutti gli effetti, ma coercizione è sinonimo di incoraggiamento e non di schiavitù: «In ogni cosa che vale la pena fare su questa terra, c'è una fase in cui ognuno l'abbandonerebbe, eccetto che per ragioni di necessità o di onore. È da questo punto in poi che l'istituzione sostiene l'uomo e lo aiuta ad appoggiare i piedi sul terreno solido che ha davanti. La coercizione è una forma di incoraggiamento e l'anarchia (o ciò che alcuni chiamano libertà) è fondamentalmente oppressiva, perché è fondamentalmente scoraggiante. Se tutti galleggiassimo in aria come bolle, liberi di andare qua e là in ogni momento, il risultato pratico sarebbe che nessuno avrebbe il coraggio di cominciare una conversazione» (da Cosa c'è di sbagliato nel mondo).

Annalisa Teggi, da Tempi

venerdì, giugno 08, 2012

Benedetto XVI - Omelia nella Solennità del Corpus Domini, 7 Giugno 2012, San Giovanni in Laterano


Cari fratelli e sorelle!
Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità. E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.
Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento. E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine. Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva  penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio. Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare. Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli. Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali. E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana.
In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra. E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore. L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.
A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme. Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore. Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico. E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di ColoniaLondraZagabriaMadrid. E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso. Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme. Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale. E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17).
Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia. Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura. La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato. La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito. Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22). Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente! Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.
Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni. Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita. Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro. Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso. Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen.

giovedì, giugno 07, 2012

PRANZO DI BENEFICIENZA


Allora sabato 16 giugno 2012, alle ore 13.00, presso Casa San Francesco di Paola a Grottammare (AP) faremo un bel pranzo a beneficio della Scuola Libera "Gilbert Keith Chesterton".


La scuola (tre classi di media, due già nate di Liceo delle Scienze Umane ed una prossima sempre del Liceo, a settembre) si regge esclusivamente sull’aiuto di persone che decidono di sostenere questa bella opera, quindi noi stessi che la facciamo e tutti quelli che la amano, ergo anche sul Vostro sostegno (ossia, non è una scuola paritaria, e questo per scelta di libertà verso il mondo e di grande fiducia nei confronti del Padre Eterno).

Durante il pranzo ci sarà occasione di vedere alcuni lavori eseguiti in classe e spiegati dagli alunni della scuola, delle mostre curate dai ragazzi, di ascoltare dei bellissimi canti e... molto altro!

I ragazzi saranno molto contenti di incontrarVi e saranno felici ed orgogliosi di farVi conoscere quanto stanno imparando.

Vi invito, dunque, caldamente a partecipare per vedere con i vostri occhi tutto ciò che gira intorno alla nostra scuola e i volti degli alunni che la frequentano.

Se decideste di venire, dovreste comunicarlo alla nostra Cristina Pavone(insegnante della scuola e come vedete pronta anche a prendere le prenotazioni per il pranzo) al numero telefonico 3287310168 o mandando un'e-mail a questo indirizzo: capitanicoraggiosi@hotmail.com.

Se non poteste venire (e questo mi dispiacerebbe! Non sapete cosa vi state perdendo, è un vero spettacolo!), vi offro la possibilità di partecipare ugualmente: versate la piccola somma (o anche quella grande che deciderete in cuor vostro...!) che chiediamo a chi interverrà al pranzo, cioè venti euro (che se ci pensate escono via dalle tasche spesso senza neanche che cene accorgiamo: pensate quanto è più bello invece quando escono coscienziosamente!).

Potete versare quello che riterrete opportuno sul ccp n° 39793690 intestato a Cooperativa Capitani Coraggiosi s.c.s. - causale: Costruiamo la nostra scuola

Oppure mediante bonifico sul medesimo conto corrente postale della CapitaniCoraggiosi s.c.s, la cooperativa sociale che gestisce la scuola: IT37LO760113500000039793690.

In entrambi i casi avrete anche un beneficio fiscale trattandosi di erogazioni liberali a favore di una ONLUS. Sempre in entrambi i casi avrete un indubbio beneficio di carattere cattolico: avrete aiutato con amore a sostenere una cosa che è l'opera di carità più gratuita che in genere si possa fare, educare i ragazzi.

Vi aspettiamo!

Qui sotto troverete l'invito del pranzo.




Sembra o non sembra la Contea...?


E invece è il nostro campo a Santa Lucia!!! Che in fondo è sempre la Contea, perché noi siamo hobbit in tutto, salvo che nella statura (qualcuno anche nella statura.. ah! ah! ah!), come diceva la buon'anima di J.R.R. Tolkien.

mercoledì, giugno 06, 2012

Sondaggio Corriere su registro unioni civili voluto da Pisapia


Un sondaggio interessante... Basta mezzo minuto! Non è necessario essere cittadini milanesi per votare.




--
Società Chestertoniana Italiana
Via San Pio X, 4/C
63074 San Benedetto del Tronto (AP)
http://uomovivo.blogspot.com
C.F.: 91022790447  ccp 56901515

"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male".

(G.K. Chesterton)

CONSIGLI BENEVOLI AGLI ATEI PER LA DEBOLEZZA DELLE LORO ARGOMENTAZIONI CONTRO LA PRESENZA DI DIO

Nel suo nuovo saggio ''Epifania: l'invisibile che si manifesta'' il cardinale Giacomo Biffi lancia la sfida ai non credenti: ecco la nota introduttiva

di Giacomo Biffi

Dio esiste o non esiste? Nei confronti di questo problema, vecchio e risaputo, l'atteggiamento umano e variegato e offre una casistica multiforme. Meritano particolare attenzione non solo sotto il profilo psicologico, ma anche sotto quello rigorosamente logico quanti potremmo denominare "atei dichiarati", i quali, oltre ad essere personalmente "convinti", si propongono di riuscire anche "convincenti".Ma per diventare "convincenti" non basta che proclamino con chiarezza e con forza la loro persuasione della non esistenza di Dio; occorre che la sorreggano con argomentazioni ineccepibili. Bisogna cioè che adducano «prove» intrinsecamente valide. Sul piano psicologico però è più facile che essi arrivino a una specie di agnosticismo tacito e implicito, piuttosto che a una vera certezza priva di dubbi. Trapela talvolta dal loro atteggiamento come una vigile e timida preoccupazione, a dispetto delle continue dichiarazioni di un ostentato ateismo. Sono proprio gli "atei dichiarati" a richiamare con più frequenza nei loro discorsi il nome di Dio, quasi nell'ansia di ribadire il loro "autoconvincimento".Nel 1961 fummo tutti sorpresi dalla notizia che il 12 aprile di quell'anno un'astronave sovietica aveva compiuto una rivoluzione attorno alla Terra. Aveva a bordo l'ufficiale di aviazione Jurij Alekseevic Gagarin, che così divenne il primo astronauta della storia. Ci giunse poi la notizia di una singolare dichiarazione attribuita allo stesso Gagarin. Nel suo straordinario viaggio spaziale – egli rilevava – non aveva trovato alcuna traccia di una eventuale presenza di Dio. La dominante cultura sovietica era dunque entrata in possesso, se non di una prova, almeno di un serio indizio della verità della sua tesi ateistica.Dal canto mio, ho subito pensato: meno male! Sarebbe stato un bel guaio, se egli avesse trovato qualche traccia della Divinità. Come prendere sul serio l'ipotesi che si arrivasse a Dio non attraverso la conversione interiore e l'atto di fede (come ci ha insegnato il messaggio di Cristo), ma con il semplice ausilio di un propellente adatto e proporzionato allo scopo?A ben pensarci, si poteva anzi ravvisare in quella frase una certa comicità involontaria: in effetti la navicella russa, al cospetto dell'immensità dello spazio celeste, si era staccata dalla crosta terrestre in una misura oggettivamente esigua e del tutto trascurabile (almeno ai fini dei nostri interessi "teologici").Le parole convenienti (mi dicevo), che Gagarin avrebbe dovuto mormorare per non sfiorare il ridicolo, sarebbero state piuttosto quelle dell'intelligenza e del buon senso di Blaise Pascal: « Le silence eternel de ces espaces infinis m'effraie » (Il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi sgomenta).Come si vede, agli "atei dichiarati" è consentito "ipotizzare" che Dio non esista, è consentito "desiderare" che Dio non esista, è consentito "sperare" che Dio non esista; ma, parlando propriamente, non possono "sapere" se Dio esiste o non esiste. Il discorso sembrerà paradossale, ma va addirittura detto che un elenco aprioristico, universale e sistematico di "ciò che non esiste" è precluso alle nostre facoltà conoscitive: è un privilegio esclusivo del Dio onnisciente (supposto che un Dio siffatto ci sia).«Dopo Auschwitz non e più possibile credere in Dio». Gli "atei dichiarati", nel loro tentativo di essere anche "convincenti" si sono avvalsi talora di questo "luogo comune" che è circolato dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale. Mette conto di cercar di capire il senso dell'espressione e di darne una valutazione critica.«Dopo Auschwitz non è più possibile credere in Dio». Vale a dire: come si fa a supporre che esista un Essere – per definizione intrinsecamente onnisciente e onnipotente – che non sia intervenuto a impedire tanto orrore? O non ne è stato capace, e allora dov'è la sua decantata onnisciente onnipotenza? O non ha avuto alcuna ripugnanza verso questa spavalda violazione di ogni principio morale e non ha avuto nessuna pietà per tanta gratuita e immeritata sofferenza. In sintesi: un essere così debole, così cieco, così impietoso, non merita proprio di esistere.Non è che con l'esclusione dell'ipotesi dell'esistenza di Dio, sarebbe eliminato ogni orrore dalla vicenda umana. Auschwitz non per questo cesserebbe di essere una nefandezza irrimediabilmente avvenuta. Un'umanità abbandonata a una sofferenza atroce inevitabile, intrinsecamente ingiusta e irragionevole, senza nessuna prospettiva di rettifica e di indennizzo, sarebbe una pura e totale assurdità. Ma ciò che è assurdo, per definizione, è ciò che non può esistere. Se Dio non ci fosse, il male del mondo incomberebbe su di noi con tutta la sua opprimente opacità. Ma se Dio c'è, ci sarà oltre tutti i tormenti e le atrocità di quaggiù uno spazio ultimo e risolutivo, dominato da una superiore equità e da una trascendente misericordia. Solo se l'ultima parola su di noi sarà pronunciata da una Divinità, ci riesce di continuare a sperare che i conti possano essere un giorno pareggiati e l'assurdo sia vinto. Solo chi attende una vita ben diversa oltre questa nostra vita miserabile, può credere in un trascendente recupero di una giustizia che sulla terra appare continuamente oltraggiata. Questa e perciò la mia conclusione: «Dopo Auschwitz non è più possibile non credere in Dio».In realtà, lo slogan davvero efficace proposto implicitamente a tutti dagli "atei dichiarati" e un richiamo alla "invisibilità" di Dio. Sono molti gli uomini che con semplicità e spensieratezza si lasciano impressionare dall'osservazione che nessuno e mai riuscito a vedere Dio. Perché dovremmo preoccuparci di uno che nessuno e mai riuscito a incontrare?, essi si dicono.

La stessa narrazione evangelica lo afferma esplicitamente: «Dio, nessuno lo ha mai visto» (Gv 1,18): paradossalmente su questo punto gli atei, come si vede, si accordano con la parola di Dio. Va detto però che il testo sacro prosegue, aggiungendo subito una notizia nella quale viene proclamato esplicitamente il mistero e il prodigio della "epifania": «Dio, nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che e nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18).

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