venerdì, aprile 29, 2011

Karol Wojtyla - Il Card. Angelo Scola: vi racconto il Giovanni Paolo II che ho conosciuto


http://www.ilsussidiario.net/News/Roma/2011/4/29/WOJTYLA-Scola-vi-racconto-il-Giovanni-Paolo-II-che-ho-conosciuto/2/172010/

In questo collegamento trovate un'interessante intervista al Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, sulla persona di Papa Giovanni Paolo II, conosciuto dall'intervistato da quanto era giovane prete.

Ne esce un'immagine molto meno olografica e molto più realistica (e se vogliamo interessante e concreta) di quella che un po' troppo spesso si vede nei mezzi di comunicazione in questi giorni che preludono alla beatificazione.

giovedì, aprile 28, 2011

É morto il vescovo sotterraneo di Luoyang. Ha subito lager e arresti domiciliari per decenni

di Jian Mei
Mons. Li Hongye, malato da molto tempo, è morto durante la Veglia pasquale, nel suo 67° anniversario di sacerdozio. Ha subito la prigionia per la sua fedeltà al papa. I funerali si terranno il 29 aprile prossimo. 

Luoyang (AsiaNews) – Mons. Pietro Li Hongye, 91 anni, vescovo di Luoyang (Henan) è morto di infarto il 23 aprile scorso, durante la veglia pasquale, mentre benediceva l'acqua prima dei battesimi. Egli era approvato dalla Santa Sede, ma non riconosciuto dal governo di Pechino. I suoi fedeli lo ricordano per la sua fortezza nel vivere la sua vocazione e per le sue sofferenze durante il periodo passato nei lager e sotto sorveglianza.
 
Un sacerdote della diocesi ha detto ad AsiaNews che i funerali di mons. Li si terranno il 29 aprile prossimo presso il villaggio natale del prelato, nella contea di Gong, a metà strada fra Zhengzhou e Luoyang.
 
Altre fonti di AsiaNews raccontano che mons. Li conosceva perfettamente il latino. Durante gli anni '50 e '60 è stato mandato ai lavori forzati ("riforma attraverso il lavoro") nel Qinghai. Dalla fine degli anni '80 ha vissuto sempre sotto stretta sorveglianza o agli arresti domiciliari.
 
Mons. Li era responsabile delle suore della diocesi di Luoyang e delle comunità sotterranee vicine, caratterizzate dall'estrema povertà e dalla mancanza di personale, tanto da rendere eroico il lavoro di mons. Li e dei suoi sacerdoti.
 
Mons. Li è nato il 6° gennaio 1920 da una famiglia profondamente cattolica. Negli anni 1937-1943 ha studiato nel seminario di Kaifeng. Ordinato prete il 22 aprile 1944, è divenuto parroco a Yanshi.
 
Dal 1955 al 1970 è stato arrestato e condannato ai lavori forzati per la sua fedeltà al papa. Il necrologio preparato dai suoi fedeli descrive questo periodo come quello della "prova del sangue e del fuoco".
 
Il 7 agosto dell'87 è stato consacrato vescovo sotterraneo di Luoyang, continuanod il suo lavoro pastorale nell'area di Yanshi (Henan).
 
Dal 2004 soffriva di cuore ed ha passato periodi in ospedale, rimanendo sempre cagionevole di salute.
 
La diocesi di Luoyang ha circa 10 mila cattolici, 20 sacerdoti e circa 30 suore. Nel 1929 Luoyang è divenuta prefettura apostolica, staccandola dalla diocesi di Zhengzhou. Amministrata dai missionari saveriani italiani, è divenuta un vicariato apostolico nel 1935 e diocesi nel 1946.

Varie dalla stampa

L'UNGHERIA APPROVA LA NUOVA COSTITUZIONE CHE FINALMENTE SOSTITUISCE QUELLA STALINISTA: MA IL CORRIERE DELLA SERA (CON I BUROCRATI EUROPEI) SCATENA IL PEGGIOR ODIO IDEOLOGICO
La verità è che si vuole punire gli ungheresi perché nella nuova costituzione hanno osato evocare le loro radici cristiane (e questo in Europa non è consentito!)
di Rodolfo Casadei
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LA DISINFORMAZIONE SISTEMATICA DEL MENSILE FOCUS: GESU' SAREBBE NATO A NAZARETH (E NON A BETLEMME) ED AVREBBE AVUTO SEI FRATELLI
Ecco l'ennesimo tentativo delle lobby anticristiane di attaccare il cristianesimo gettando confusione sulla figura storica di Gesù
di Fabrizio Cannone
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LO ''IUS PRIMAE NOCTIS'' E' UN FALSO STORICO
E' totalmente falso il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui nel medioevo i feudatari avevano il diritto di portarsi a letto le spose dei loro sudditi nella prima notte di matrimonio
di Rino Cammilleri
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IN FRANCIA VIENE UCCISO PRIMA DI NASCERE IL 96 PER CENTO DEI BAMBINI DOWN, MA C'E' CHI SI PREOCCUPA E DICE: DOBBIAMO ARRIVARE AL 100 PER CENTO
L'aborto deve essere favorito in tutti i modi costringendo le donne ad affrontarlo in solitudine, e nessuno si sogni di dare alternative: va inculcato che i bambini handicappati sono un orrore
di Carlo Bellieni
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martedì, aprile 26, 2011

Un incontro interessante e altro ancora a Roma, alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II

lunedì, aprile 25, 2011

[Bellieni] Sopravvive la neonata più piccola del mondo

La storia di Frieda: è venuta al mondo a sole 21 settimane, pesava 460 grammi ed era lunga 28 centimetri. Ma ce l'ha fatta lo stesso È la prima volta che una bambina così prematura riesce a salvarsi

DI CARLO BELLIENI

La gravidanza di solito dura 40 settimane. La piccola Frieda è nata dopo appena 21; e 6 mesi do­po sta bene, secondo quan­to affermano i medici. È ac­caduto a Fulda, in Germania. Quando è nata, Frieda misu­rava appena 28 centimetri e pesava solo 460 grammi. U­no scricciolo minuscolo ma dalla forza straordinaria: la piccola ha lottato con corag­gio per vivere. E ce l'ha fatta. Ora Frieda sembra quasi una neonata "comune": pesa 3,5 chili ed è lunga 50 centime­tri. Tanto da poter finalmen­te lasciare l'ospedale e l'am­biente sterile in cui è stata te­nuta per tornare a casa. Non solo, secondo fonti dell'o­spedale, la piccola dovrebbe avere uno sviluppo norma­le.

Non si erano ma verificati ca­si di sopravvivenza di bam­bini così piccoli. Anche per­ché tanti protocolli impon­gono di lasciarli morire sen­za una chance. E sicuramen­te non mancherà qualche commentatore "illuminato" che parlerà di accanimento terapeutico, ma che volete farci, i protocolli sono carta, la medicina fa passi da gi­gante e i critici hanno dovu­to tacere. Detto questo, tre osservazio­ni. La prima è che non ci si deve illudere: nascere picco­lissimi comporta un rischio di morte e di disabilità alti. I genitori devono saperlo per non sperare in una medicina miracolistica. Certo che que­sti rischi non dovrebbero far tralasciare l'obbligo ippocra­tico di dare a tutti una chan­ce, che evidentemente i me­dici tedeschi in questo sin­golo caso avevano ritenuto possibile. Sempre che ci sia una possibilità razionale le­gata allo sviluppo e alle con­dizioni del bimbo.

Seconda cosa da rilevare è che, come riporta l'ultimo numero di "Pediatrics", esi­ste una chiara tendenza, al­meno in Usa e Canada, a de­cidere se rianimare o meno i prematuri anche più grandi di Frieda, non sulla base del loro interesse reale, ma spes­so soppesando altri fattori, come l'età della madre e lo stato sociale dei genitori. E questo non possiamo accet­tarlo perché le cure vanno fatte solo ed esclusivamente nell'interesse del paziente. Terzo punto è che, dato che la legge 194 sull'interruzione di gravidanza impone (salvo in caso di rischio per la vita materna) di non praticare a­borti se il feto ha possibilità di sopravvivere, è chiaro che questa nascita ha fatto spo­stare questo limite sotto le 22 settimane, dato che la legge non parla di "certezza", ma di "possibilità" di vita autono­ma del feto.

domenica, aprile 24, 2011

Speriamo sia una Buona Pasqua anche per loro (comunque e senza dubbio Forza Celtic!)

Tifosi Celtic

Celtic-Rangers, sfida all'ultimo sangue

di Antonio Giuliano
22-04-2011

C'è da augurarsi che non sia una bloody sunday, un'altra "domenica di sangue". Ma l'infuocato derby di Glasgow, tra Celtic e Rangers, in programma a Pasqua, si apre ancora sotto sinistri auspici, tra pacchi bomba sventati e minacce inquietanti. Non è certo una novità: dietro questa sfida calcistica, nota come Old Firm, ci sono anni di scontri che esulano dallo sport e invadono i campi della politica e della religione dell'intera Gran Bretagna. 

Tutto perché il Celtic è da sempre la squadra della minoranza cattolica di Glasgow, formata per lo più da irlandesi emigrati in Scozia sul finire dell'800. Un club che rivendica con orgoglio le proprie radici e non ha mai nascosto simpatie indipendentiste dal Regno Unito. Di contro ci sono i Rangers, la squadra della maggioranza protestante e unionista, fedeli alla Regina d'Inghilterra. Quando le due squadre scendono in campo gli echi della battaglia calcistica (e non solo) arrivano in Irlanda del Nord (teatro degli scontri più sanguinosi tra cattolici e protestanti dagli anni Sessanta in poi) e nella Repubblica d'Irlanda dove il Celtic è la squadra più amata. 

Ma preoccupa l'escalation di violenze che va avanti ormai da decenni. L'ultimo allarmante episodio in vista della partita di Pasqua è il pacco bomba contro l'allenatore del Celtic, Neil Lennon, e contro due suoi conoscenti, un avvocato e una parlamentare, entrambi sostenitori del club "cattolico". La polizia scozzese che ha intercettato i tre ordigni ha assicurato sulla reale intenzione di colpire per «uccidere o mutilare». Non è la prima volta che Lennon finisce al centro di attentati o gesti intimidatori. Il tecnico, 39 anni, è un pilastro del Celtic a cui è legato dal 2000: prima come giocatore e capitano, fino al 2007, e poi come allenatore delle giovanili e della prima squadra dal 2010.

Cattolico, nativo di Lurgan, in Irlanda del Nord, Lennon è diventato in questi anni il bersaglio preferito dei fanatici unionisti. Nel 2002 fu addirittura costretto a lasciare la nazionale nordirlandese. A poche ore dalla partita con Cipro in cui sarebbe stato il primo capitano cattolico romano dell'Irlanda del Nord, la polizia lo fece scendere dal bus della squadra diretto allo stadio. La formazione paramilitare lealista, Loyalist Volunteer Force (LVF), non aveva usato troppi giri di parole: «Lennon is a taig, and we didn't want him to play at Windsor Park. Un taig. «Uno sporco cattolico che non doveva giocare a Windsor Park» lo stadio di Belfast. LVF "lasciò" scegliere a Lennon se «vivere o morire» qualora avesse deciso di scendere in campo. E l'allora capitano del Celtic sapeva bene che quei fanatici non scherzavano affatto, avendo compiuto 18 omicidi in cinque anni, tra cui l'assassinio dell'amico e giornalista cattolico Martin O'Hagan. Le milizie lealiste cominciarono a dipingere murales con i suoi ritratti sigillati da inviti funebri: «Neil Lennon Rip» ("Neil Lennon riposa in pace"). E suo padre fu colto da un infarto. 

Dopo aver lasciato la nazionale, i fondamentalisti protestanti l'hanno seguito anche in Scozia: qualche anno fa in un derby con i Rangers fu aggredito senza pietà: perse coscienza e si risvegliò solo in ospedale. Eppure anche oggi che avrà la scorta di 24 ore al giorno non si scompone: «Non vivrò guardandomi alle spalle, i fissati ci saranno sempre». Lui è uno che sa che cosa significa difendere i colori biancoverdi. 

Tifare per il Celtic è davvero una fede. Fu un frate mariano di origini irlandesi, Brother Walfrid, a fondare il club nel 1887. Voleva in questo modo raccogliere soldi per i poveri della città, che erano in larga parte irlandesi e cattolici: e l'arcivescovo cattolico Charles Eyre diede la sua benedizione nella chiesa di Santa Maria ad East Rose Street in Glasgow. Il club fu battezzato "Celtic", per richiamare le radici celtiche delle popolazioni scozzesi e irlandesi, anche se da subito i giocatori furono definiti bold boys (ragazzi audaci) e nel tempo il soprannome ufficiale divenne the bould Bhoys con l'aggiunta della e della h a marcare la parlata irlandese. I colori della casacca, con le caratteristiche strisce orizzontali bianche e verdi sono ancora un chiaro omaggio all'amata patria del suo fondatore. Ma anche lo stemma, il quadrifoglio, vuol essere un simbolo ancor più forte del trifoglio con il quale san Patrizio, patrono di Irlanda, aiutava i fedeli a cogliere l'essenza della Divina Trinità. 

Il primo derby con i Rangers risale addirittura al 1888: il Celtic vinse per 5-2 e la partita fu giudicata subito un evento così importante da spostare l'anno di nascita del club a quella data. Ma tra le stracittadine memorabili spicca quella del 1957 con una vittoria da guinness, 7-1: per la prima volta dagli spalti dell'Hampden Park si levò l'inno You'll Never Walk Alone. Sebbene l'apoteosi calcistica fu la Coppa dei Campioni del '67 conquistata a Lisbona contro l'Inter di Mazzola: il Celtic divenne il primo club britannico e nord europeo a vincere la competizione. E i giocatori biancoverdi che scesero in campo sono ancora oggi ricordati come Lisbon Lions (Leoni di Lisbona). Il calore dei tifosi ha fatto registrare un record di spettatori che resiste nelle competizioni europee dal 1970, quasi 134 mila persone per la sfida con il Leeds United. 

Ma la rivalità con i Rangers rischia seriamente di giocarsi a porte chiuse. Nell'ultimo incontro di Coppa a marzo (vinto dal Celtic per 1-0) il bilancio degli scontri parla da sé: 34 arresti effettuati allo stadio, e 229 fermati dieci giorni dopo la partita in tutta Glasgow. Con questo stato d'animo ci si avvicina al derby di Pasqua. Che poi si giochi la domenica di Resurrezione suona quanto mai beffardo. Anche se non siamo senza peccato, visto che anche il pallone italico, sempre più pompato dagli interessi commerciali e televisivi, è del tutto indifferente alle tradizioni religiose con partite al venerdì santo e in piena veglia pasquale (Juventus-Catania). 

La polizia scozzese
 a marzo ha lanciato l'allarme derby: «Non ci possono essere dubbi sul fatto che il numero di incidenti che ha colpito la nostra comunità in seguito a queste partite ha raggiunto livelli inaccettabili». Il Parlamento ha ricordato che entrambe le squadre hanno sottoscritto l'impegno a mettere fine alla violenza settaria tra cattolici e protestanti. E il presidente della federcalcio scozzese, Les Gray, è arrivato a proporre di eliminare il derby del tutto «per via del suo costo sociale ed economico». Ma sembra ormai uno stanco ritornello. Già gli U2 in Sunday Bloody Sunday (la "domenica di sangue" del 30 gennaio 1972) cantavano "How long, how long must we sing this song?" ("Per quanto tempo dovremo cantare questa canzone?"). Era il 1983, son passati 28 anni.


Cristo è risorto! Buona Pasqua!

giovedì, aprile 21, 2011

IN OLANDA COMPIE DIECI ANNI LA LEGGE PER L'EUTANASIA: IMBOCCATO IL PENDIO SCIVOLOSO NON CI SONO PIU' FRENI



Ormai si parla di estendere il diritto all'eutanasia agli ultra-settantenni indipendentemente dalle loro condizioni di salute

di Lorenzo Schoepflin
Compie dieci anni la legge che ha depenalizzato eutanasia e suicidio assistito in Olanda. Era infatti il 10 aprile del 2001 quando il Senato olandese, con 46 voti a favore e 28 contrari, dette il via libera al testo già passato alla Camera nel novembre precedente con 104 sì e 40  no. La legge entrò poi ufficialmente in vigore quasi un anno dopo, ma è quel 10 aprile 2001 lo spartiacque, l'anno zero della 'buona morte' nei Paesi Bassi, l'inizio della discesa lungo un piano inclinato che, a distanza di dieci anni, sembra non volersi fermare.
L'approvazione della legge in Olanda arrivò dopo vent'anni di serrato dibattito sulla prassi medica nel fine vita e dopo che alcuni casi giudiziari avevano segnato delle tappe fondamentali sulla strada della legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito.
Nel 1971 la dottoressa Geertruida Postma uccide con una iniezione di morfina la propria madre, una settantottenne paralizzata che aveva espressamente chiesto di morire. Durante il processo, è la stessa donna ad ammettere che la sofferenza fisica della madre era seria, ma «nulla di più, era la sofferenza psicologica a essere insopportabile». La dottoressa Postma viene riconosciuta colpevole di omicidio e condannata a una settimana di carcere più un anno di libertà vigilata. Una sentenza non certo esemplare e che incoraggia i sostenitori dell'eutanasia attiva. Non va dimenticato che la portata di quella sentenza fu ancor più grande in considerazione del fatto che il Codice penale olandese prevede dodici anni di reclusione per chiunque uccida una persona che manifesta il desiderio di morire.
Nel 1984 viene posta un'altra pietra miliare sulla strada che conduce l'Olanda verso l'eutanasia legale. Questa volta si tratta di un'assoluzione piena per il dottor Schoonheim, un medico che due anni prima aveva praticato un'iniezione letale su una paziente di novantacinque anni. Schoonheim aveva agito in accordo col figlio della donna e dopo essersi consultato con altri due medici. Nell'epilogo del caso Schoonheim, un ruolo primario era stato recitato dalla Koninklijke Nederlandsche Maatschappij tot bevordering der Geneeskunst (la Knmg, la Reale società medica olandese), che aveva emanato linee guida volte ad alleggerire la posizione di quei medici che avessero agito per ridurre le sofferenze dei pazienti, fosse anche causandone le morte.
Da allora, le discussioni si fanno sempre più accese e si registra uno stillicidio di casi analoghi, la soluzione dei quali segna sempre un ulteriore passo avanti verso la legge oggi vigente in Olanda. Nel 1994 si conclude il processo che vedeva sotto accusa il dottor Chabot, reo di aver aiutato a morire una donna cinquantenne depressa, preparandole una dose di sostanze letali ingerite dalla signora alla presenza dello stesso Chabot. Il medico viene riconosciuto colpevole per aver agito senza garantire alla donna la visita di un altro specialista, ma nessuna pena gli viene inflitta.
Nel 1995 un epilogo simile si registra per i casi Prins e Kadijk, episodi che erodono ulteriormente l'argine già indebolito delle limitazioni in tema di eutanasia e suicidio assistito. Si tratta questa volta di eutanasia infantile, praticata su bimbi con prospettive di vita limitate nel tempo. I due medici vengono sì riconosciuti formalmente colpevoli, ma la Corte suprema conferma la bontà delle decisioni delle corti distrettuali di Alkmaar e Groningen, che avevano optato per non comminare alcuna pena poiché si era agito in accordo coi genitori e in modo scientificamente e medicalmente «responsabile».
Sono questi dunque tutti casi che hanno spinto in modo decisivo verso l'approvazione di una legge che negli anni ha visto sempre più ampliare il proprio raggio d'azione, con un costante aumento del numero di morti procurate registrati.
Proprio in tema di eutanasia infantile l'Olanda è divenuta la pioniera grazie al dottor Eduard Verhagen, che nel 2005 elaborò il celebre «Protocollo di Groningen», vera e propria sistematizzazione dei criteri per procedere all'uccisione di neonati ritenuti non adatti a vivere. Nel marzo 2010 vengono raccolte più di 125mila firme per estendere il diritto di accesso all'eutanasia agli ultrasettantenni, indipendentemente dalle loro condizioni di salute. A giugno vengono pubblicate nuove linee guida della Knmg, nelle quali si stabilisce che si può procedere all'eutanasia su pazienti incoscienti che abbiano in precedenza espresso il desiderio di morire ma si trovino impossibilitati a confermarlo.
Due mesi fa la Nvee, l'Associazione olandese per il diritto a morire, ha dichiarato di voler aprire entro il 2012 una clinica per aiutare i pazienti – compresi dementi e malati psichici – che non trovano un medico disposto a praticare loro l'eutanasia. Il mese scorso, infine, si è concluso con la condanna a dieci mesi di carcere il processo che vedeva incriminato il presidente di un'associazione impegnata nella promozione del diritto a morire: l'uomo aveva collaborato all'uccisione di una donna alla quale i medici avevano negato l'accesso all'eutanasia. Dieci anni dopo, insomma, l'Olanda non riesce più a fermarsi. E da noi c'è chi la indica a esempio...
 
Fonte: Avvenire, 14/04/2011

Faisalabad: condanna a morte per l’omicida di due fratelli cristiani, imputati per blasfemia


Maqsood Ahmed, musulmano, dovrà inoltre versare una multa di circa 47mila dollari. Rashid e Sajid Masih Emmanuel, ammanettati, sono stati freddati a colpi di arma da fuoco il 19 luglio 2010 davanti al tribunale cittadino. I due erano accusati in base alla "legge nera", ma il procedimento era diretto verso l'archiviazione. 



Faisalabad (AsiaNews) – Il tribunale dell'anti-terrorismo pakistano a Faisalabad ha condannato a morte Maqsood Ahmed, un musulmano, per l'omicidio nel luglio 2010 di due fratelli cristiani accusati di blasfemia. Il giudice Raja Muhammad Arshad ha emesso la sentenza il 18 aprile scorso, aggiungendo alla pena capitale una ulteriore condanna a 10 anni di galera e al pagamento di circa 47mila dollari. L'imputato dovrà inoltre versare una somma di quasi 6mila dollari all'ispettore di polizia, rimasto ferito nella sparatoria in cui sono morti Rashid e Sajid Masih Emmanuel. Un gruppo di attivisti cristiani riferisce che si tratta "del primo caso" in cui è applicata la legge e viene condannato l'assassinio di due cristiani, vittime innocenti.

 

Il 19 luglio 2010 Rashid Emmanuel e Sajid Masih Emmanuel, due fratelli cristiani di 32 e 30 anni, a processo con l'accusa di blasfemia, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco all'uscita del tribunale a Faisalabad, nel Punjab. Per il brutale omicidio è stato condannato il musulmano Maqsood Ahmed, che li ha freddati all'esterno dell'edificio dal quale erano appena usciti. Ancora ammanettati, i due fratelli cristiani sarebbero dovuti rientrare in carcere al termine dell'udienza.

 

Nel corso delle indagini, avviate poco dopo l'omicidio, la polizia è risalita a Maqsood Ahmed, un musulmano, che ha compiuto materialmente l'omicidio. La prima udienza in tribunale si è tenuta il 6 settembre scorso, di fronte ai giudici dell'antiterrorismo a Faisalabad. Il Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement (Claas), che fornisce assistenza legale gratuita (fra gli altri) alle vittime della blasfemia, ha seguito l'intero dibattimento, concluso il 18 aprile. Per gli attivisti si tratta "del primo caso" in cui è applicata la legge e viene condannato l'assassinio di due cristiani, vittime innocenti. "Siamo molto soddisfatti – affermano in un'intervista ad ANS – e se i giudici decideranno tutti i casi di blasfemia sui meri fatti, si vedrà che la maggioranza di questi è del tutto priva di fondamento".

 

Durante i giorni del dibattimento, la comunità cristiana temeva rappresaglie verso Rashid e Sajid Masih Emmanuel, perché imputati in base alla "legge nera" e con molte probabilità di essere prosciolti. I musulmani della zona, aizzati dagli imam, avevano promosso una manifestazione di protesta, in cui chiedevano la condanna a morte dei due cristiani. I fratelli Emmanuel, uno dei quali pastore, erano stati arrestati un mese prima, dopo il ritrovamento di alcuni volantini "blasfemi" – si profanava il nome di Maometto – in cui era impresso il loro nome. Al momento dell'omicidio, fonti locali riferivano che i giudici li avrebbero scagionati dall'accusa perché, all'esame grafologico, le scritture non coincidevano.

 

L'omicidio di Rashid e Sajid all'esterno del tribunale ha ricordato l'assassinio di Manzoor Masih, cristiano accusato di blasfemia ucciso a colpi di arma da fuoco nei pressi del tribunale di Gujranwala, il 5 aprile del 1994. Rashid e Sajid Emmanuel guidavano da due anni la "United Ministries Pakistan" a Daudnagar, nei pressi della colonia cristiana di Wareispura. La loro morte, causata dalle famigerate leggi sulla blasfemia, ha scatenati violenti scontri fra cristiani e musulmani, arginati con l'imposizione dello "stato di emergenza".

mercoledì, aprile 20, 2011

Dov’è l’anima di mio figlio? Per la prima volta il Papa risponde in tv - Paolo Rodari su Il Foglio

http://www.paolorodari.com/2011/04/20/dov'e-l'anima-di-mio-figlio-per-la-prima-volta-il-papa-risponde-in-tv/

martedì, aprile 19, 2011

Leggete questo articolo su Lo Hobbit, da Avvenire

Ancora auguri, Santità!

Sei anni fa veniva elevato al Soglio Pontificio il cardinale Joseph Ratzinger che prese il nome di Papa Benedetto XVI.

Siamo grati a Dio per questo evento.

Ad multos annos!

domenica, aprile 17, 2011

Messa della Domenica delle Palme a Norcia

sabato, aprile 16, 2011

Oggi è il compleanno di Papa Benedetto XVI...

... tanti auguri di cuore, Santità!

Da tutti noi!

venerdì, aprile 15, 2011

Leggete questo articolo su Giovanni Battista Guizzetti e sugli stati vegetativi

Ancora sulle DAT




THE DAT AFTER (1): AVREMO UN ALTRO CASO WELBY? CERTAMENTE SI
Con l'approvazione della legge in discussione alla camera sul testamento biologico, non si bloccherà, ma anzi si promuoveranno altri casi come quello di Pier Giorgio Welby
di Giacomo Rocchi

IL CASO
Pier Giorgio Welby riuscì a farsi uccidere da Mario Riccio che, su sua disposizione, gli staccò il respiratore artificiale che lo teneva in vita e, per non farlo soffrire mentre moriva soffocato, gli iniettò dei sedativi. 
Il Giudice penale prosciolse Riccio dall'accusa di omicidio volontario affermando che egli aveva agito nell'adempimento di un dovere: come medico curante di Welby (che lo aveva nominato qualche giorno prima) egli aveva infatti l'obbligo di interrompere la "terapia", perché Welby aveva revocato il consenso. 
COSA SUCCEDERÀ CON LA NUOVA LEGGE?
I medici saranno obbligati ad interrompere la respirazione artificiale ai pazienti che lo chiedono. 
I medici saranno obbligati anche ad interrompere la respirazione artificiale ai bambini o agli incapaci se i genitori o i legali rappresentanti lo pretenderanno. 
Non è prevista per i medici la possibilità di sollevare obiezione di coscienza. Se, comunque, il medico si rifiutasse, il paziente potrà nominare un altro medico curante. 
MOTIVAZIONE GIURIDICA
La respirazione (o ventilazione) artificiale non è menzionata dalla legge come "sostegno vitale" (come la nutrizione e l'idratazione artificiale) e, quindi, viene considerata terapia (articolo 3 comma 5). 
In quanto terapia i medici non possono attivarla in mancanza del previo consenso informato scritto dell'interessato (articolo 2 comma 1). 
Il consenso informato può essere sempre revocato, anche parzialmente (articolo 2 comma 5). 
Non esiste nessuna norma che prevede che il rifiuto di terapie salvavita da parte dell'interessato sia inefficace. 
(La legge recepisce due principi affermati nella sentenza nei confronti di Mario Riccio: che la respirazione artificiale è terapia e non sostegno vitale e che il consenso inizialmente dato può essere revocato. Si trattava di principi incerti che ora vengono sanciti per legge).
 Quanto ai minori e agli incapaci: per ogni terapia occorre il previo consenso informato scritto dei genitori o del tutore (articolo 2 commi 6 e 7). Il consenso può essere rifiutato o revocato (articolo 2 comma 5). 
Non esiste una norma che sancisca l'inefficacia del rifiuto o della revoca del consenso da parte del rappresentante legale nel caso l'omissione della terapia possa portare a morte il minore o l'incapace (un emendamento della sen. Bianconi che prevedeva: "Il consenso di cui ai commi precedenti non può contenere il rifiuto di trattamenti sanitari utili alla vita e alla salute del paziente. Il medico, ove ritenga che il consenso contenga indicazioni in contrasto con il comma 8-bis, le disattende indicando per iscritto i motivi nella cartella clinica" è stato bocciato al Senato, su parere contrario del relatore e del governo. 
L'unica eccezione riguarda "una grave complicanza" o un "evento acuto" (articolo 2 comma 9). 
Di fronte al rifiuto dei legali rappresentanti degli incapaci di prestare il consenso, il medico può (non è obbligato) ricorrere al Giudice (articolo 8 comma 2): se, comunque, è d'accordo con il legale rappresentante e stacca la respirazione non è responsabile della morte dell'incapace (perché la terapia non poteva proseguire per la revoca del consenso).

 
Fonte: Comitato Verità e Vita, 04/04/2011

Un punto di vista sulle cosiddette DAT

THE DAT AFTER: ECCO COSA ACCADRA' SE LA LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO VENISSE APPROVATA
Sei casi concreti che dimostrano come legalizzare le DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento) sia un tragico errore per chi ha a cuore la difesa della vita
di Mario Palmaro

"La legge sulle DAT è una buona legge. Come la legge 40 sulla fecondazione artificiale, e come la legge 194 sull'aborto". Sono in molti, all'interno del mondo cattolico e delle associazioni pro-life, a pensare che la legge sulle dichiarazioni anticipate sia un provvedimento necessario per impedire svariate forme di eutanasia. Fatta salva la buona fede di molti, purtroppo questa tesi è gravemente erronea. Verità e Vita ha spiegato da anni, con analisi molto dettagliate, per quali ragioni questa legge va nella direzione opposta alla difesa del diritto alla vita. Per dimostrarlo, abbiamo preparato una sorta di fiction a puntate - "The DAT After" – che affronta ogni volta un caso diverso, partendo da una simulazione: che la normativa in discussione sia stata effettivamente approvata e sia diventata una legge dello Stato italiano. Queste brevi storie  - che diffonderemo attraverso il web a partire dal 4 aprile -  dimostrano che, purtroppo, la legalizzazione delle DAT è una trappola colossale. 
Autore di queste "proiezioni sul futuro prossimo del morire in Italia"  non è stato un filosofo o un teorico del diritto, ma un magistrato. Dunque, una persona che conosce molto bene il diritto così com'è e come esso viene applicato nelle nostre aule giudiziarie. Speriamo che la lettura di questi brevi racconti possa aprire gli occhi a molte persone.
Per altro, noi siamo in grado fin da ora di ribadire una verità incontrovertibile: e cioè che, quando una norma introduce una breccia nella tutela della vita, deve essere giudicata con fermezza una "legge gravemente ingiusta". Le DAT non possono arginare la cultura dell'eutanasia, per la semplice ragione che il riconoscimento legale delle volontà non attuali della persona è un fatto intrinsecamente sbagliato e funzionale proprio alla sua eliminazione per ragioni pietose.  Come sappiamo bene -  e come dovrebbero sapere i molti cattolici che inneggiano alle DAT - ogni legge di compromesso su un tema non negoziabile è destinata ad allargare la (anche se minima) breccia che è stata aperta, fino a diventare una voragine.
Dall'analisi condotta dal magistrato Rocchi, vedremo che la legge contiene non soltanto una breccia, ma che assomiglia al pavimento di un vecchio castello, che nasconde decine di botole pronte ad aprirsi sotto i piedi del malcapitati visitatori. Botole che inghiottiranno malati che hanno scelto male il loro tutore, o che hanno scritto le DAT senza riflettere, o handicappati che le DAT non le hanno mai scritte. Botole che inghiottiranno tutte quelle anime candide che in queste ore stanno battendosi per l'approvazione della legge.
Ma, se anche i limiti posti dal legislatore fossero stati molto più ristretti, la norma sulle DAT produrrebbe ugualmente, nel giro di pochi anni, l'introduzione di fatto dell'eutanasia legale.  E' già avvenuto in tutti quei Paesi che hanno prima enfatizzato a dismisura la volontà del paziente, e poi si sono ritrovati a giustificare l'uccisione per motivi pietosi di malati che non l'avevano chiesta.

 
Fonte: Comitato Verità e Vita, 01/04/2011

mercoledì, aprile 13, 2011

La lezione di Papa Benedetto XVI sulla santità

Catechesi all'udienza generale di Papa Benedetto XVI del 13 Aprile 2011

Cari fratelli e sorelle,

nelle Udienze generali di questi ultimi due anni ci hanno accompagnato le figure di tanti Santi e Sante: abbiamo imparato a conoscerli più da vicino e a capire che tutta la storia della Chiesa è segnata da questi uomini e donne che con la loro fede, con la loro carità, con la loro vita sono stati dei fari per tante generazioni, e lo sono anche per noi. I Santi manifestano in diversi modi la presenza potente e trasformante del Risorto; hanno lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro vita da poter affermare con san Paolo "non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Seguire il loro esempio, ricorrere alla loro intercessione, entrare in comunione con loro, "ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla Fonte e dal Capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso del Popolo di Dio" (Conc. Ec. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium 50). Al termine di questo ciclo di catechesi, vorrei allora offrire qualche pensiero su che cosa sia la santità.

Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo? Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti. San Paolo, invece, parla del grande disegno di Dio e afferma: "In lui – Cristo – (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità" (Ef 1,4). E parla di noi tutti. Al centro del disegno divino c'è Cristo, nel quale Dio mostra il suo Volto: il Mistero nascosto nei secoli si è rivelato in pienezza nel Verbo fatto carne. E Paolo poi dice: "E' piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza" (Col 1,19). In Cristo il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità (cfr Gv 1,14-16). Perciò, tutta l'esistenza cristiana conosce un'unica suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula che ricorre in tutti i suoi scritti: in Cristo Gesù. La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell'unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. E' l'essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo: "Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8,29). E sant'Agostino esclama: "Viva sarà la mia vita tutta piena di Te" (Confessioni, 10,28). Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, parla con chiarezza della chiamata universale alla santità, affermando che nessuno ne è escluso: "Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un'unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e … seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria" (n. 41).

Ma rimane la questione: come possiamo percorrere la strada della santità, rispondere a questa chiamata? Posso farlo con le mie forze? La risposta è chiara: una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio, il tre volte Santo (cfr Is 6,3), che ci rende santi, è l'azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma. Per dirlo ancora una volta con il Concilio Vaticano II: "I seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le loro opere, ma secondo il disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere nella loro vita e perfezionare la santità che hanno ricevuta" (ibid., 40). La santità ha dunque la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell'essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto. San Paolo sottolinea in modo molto forte la trasformazione che opera nell'uomo la grazia battesimale e arriva a coniare una terminologia nuova, forgiata con la preposizione "con": con-morti, con-sepolti, con-risucitati, con-vivificati con Cristo; il nostro destino è legato indissolubilmente al suo. "Per mezzo del battesimo - scrive - siamo stati sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti… così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4). Ma Dio rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta, chiede che ci lasciamo trasformare dall'azione dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla volontà di Dio.

Come può avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni diventino il pensare e l'agire con Cristo e di Cristo? Qual è l'anima della santità? Di nuovo il Concilio Vaticano II precisa; ci dice che la santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta. "«Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Ora, Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr Rm 5,5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui. Ma perché la carità, come un buon seme, cresca nell'anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e, con l'aiuto della sua grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'Eucaristia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all'esercizio di ogni virtù. La carità infatti, vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr Col 3,14; Rm 13,10), dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine. Forse anche questo linguaggio del Concilio Vaticano II per noi è ancora un po' troppo solenne, forse dobbiamo dire le cose in modo ancora più semplice. Che cosa è essenziale? Essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell'Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli "indicatori stradali" che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni. Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità: l'incontro col Risorto la domenica; il contatto con Dio all'inizio e alla fine del giorno; seguire, nelle decisioni, gli "indicatori stradali" che Dio ci ha comunicato, che sono solo forme di carità. Perciò il vero discepolo di Cristo si caratterizza per la carità verso Dio e verso il prossimo" (Lumen gentium, 42). Questa è la vera semplicità, grandezza e profondità della vita cristiana, dell'essere santi.

Ecco perché sant'Agostino, commentando il capitolo quarto della Prima Lettera di san Giovanni, può affermare una cosa coraggiosa: "Dilige et fac quod vis", "Ama e fa' ciò che vuoi". E continua: "Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; vi sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene" (7,8: PL 35). Chi è guidato dall'amore, chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore. Così vale questa parola grande: "Dilige et fac quod vis", "Ama e fa' ciò che vuoi".

Forse potremmo chiederci: possiamo noi, con i nostri limiti, con la nostra debolezza, tendere così in alto? La Chiesa, durante l'Anno Liturgico, ci invita a fare memoria di una schiera di Santi, di coloro, cioè, che hanno vissuto pienamente la carità, hanno saputo amare e seguire Cristo nella loro vita quotidiana. Essi ci dicono che è possibile per tutti percorrere questa strada. In ogni epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della geografia del mondo, i Santi appartengono a tutte le età e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazione. E sono tipi molto diversi. In realtà devo dire che anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono "indicatori di strada", ma proprio anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sia la verità.

Nella comunione dei Santi, canonizzati e non canonizzati, che la Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi godiamo della loro presenza e della loro compagnia e coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la vita eterna.

Cari amici, come è grande e bella, e anche semplice, la vocazione cristiana vista in questa luce! Tutti siamo chiamati alla santità: è la misura stessa della vita cristiana. Ancora una volta san Paolo lo esprime con grande intensità, quando scrive: "A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo… Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo" (Ef 4,7.11-13). Vorrei invitare tutti ad aprirsi all'azione dello Spirito Santo, che trasforma la nostra vita, per essere anche noi come tessere del grande mosaico di santità che Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo splenda nella pienezza del suo fulgore. Non abbiamo paura di tendere verso l'alto, verso le altezze di Dio; non abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci guidare in ogni azione quotidiana dalla sua Parola, anche se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il suo amore. Grazie.

Egitto, Al-Azhar ripete il suo no al dialogo con il Vaticano

 

In un incontro con il nunzio apostolico, il grande imam El-Tayeb ribadisce le accuse lanciate contro il Vaticano dopo gli appelli del Papa alla sicurezza dei cristiani. Fonti di AsiaNews sottolineano le contraddizioni del mondo musulmano egiziano e la doppia posizione delle autorità di Al-Azhar, intransigenti verso il Vaticano, ma con la pretesa di essere il volto moderato dell'islam. 



 Il Cairo (AsiaNews) – Al-Azhar riprenderà i colloqui con la Santa Sede solo dopo le scuse del Papa, accusato di aver criticato l'islam in seguito all'attentato contro la cattedrale copta di Alessandria avvenuto lo scorso 3 gennaio. È quanto emerge da un incontro informale fra Ahmed El-Tayeb, grande imam di Al-Azhar, e Mons. Michael Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto. Nel colloquio, avvenuto ieri al Cairo, il leader islamico ha sottolineato che i rapporti fra le due religioni sono normali, ma esige le scuse ufficiali del Papa, quale condizione per recuperare qualsiasi relazione di dialogo interreligioso fra Al-Azhar e Vaticano.

"Non è giusto chiedere le scuse del Papa – afferma una fonte anonima per motivi di sicurezza - perché lui non ha mai offeso l'islam, ha solo chiesto la protezione dei cristiani in  qualunque luogo si trovino, com'è suo dovere". La fonte fa notare la doppia posizione tenuta dalle autorità di Al-Azhar, che da una parte pretendono le scuse del Papa, ma vogliono essere comunque considerate il volto dell'islam moderato.  "Il Vaticano – continua - deve essere fermo sulle sue posizioni e domandare agli imam di Al-Azhar le ragioni delle scuse e dove risieda l'errore del Santo padre. Al-Azhar deve invece spiegare perché continuano ad esserci violenze contro i cristiani in Egitto prima di poter pretendere delle scuse".

Secondo la fonte, anche i rapporti cortesi avuti in passato, erano in realtà ambigui. "I leader islamici – afferma - hanno sempre impostato un dialogo di cortesia da salotto con la Chiesa, evitando in questo modo di discutere e affrontare le questioni calde e i problemi presenti fra cristianesimo e islam. Ora il Vaticano è più consapevole della situazione e non ha paura di adottare un comportamento più fermo e rigido".

La rivoluzione dei Gelsomini e la caduta di Mubarak hanno fatto emergere la confusione e l'instabilità interna alla società musulmana egiziana, in bilico fra movimenti democratici e laici,  islam radicale e il rischio di un nuovo regime militare. Secondo la fonte ciò spiegherebbe in parte l'atteggiamento contradditorio di Al-Azhar.    

"Il mondo musulmano egiziano – dice - è molto diviso in questo periodo. Ad Al-Azhar vi sono contrasti fra le posizioni di Ahmed El-Tayeb e di altri iman con gli studiosi dell'università. A sua volta Al-Azhar è in contrasto con i membri dei Fratelli musulmani, al loro interno divisi fra la linea intransigente degli anziani e quella riformista dei giovani. Il contrasto è presente anche fra Fratelli musulmani e il movimento dei salafiti, anche loro in contrasto su molti argomenti". La fonte spiega che queste divisioni potrebbero chiarire le posizioni e le correnti interne all'islam, frutto delle contraddizioni presenti all'interno del Corano e dell'assenza di un'autorità ultima nel mondo musulmano.

Anche il governo dei militari, al momento garanti della stabilità,  è espressione di questa confusione. Secondo la fonte, l'arresto di Mubarak e i suoi figli, avvenuto oggi, è un espediente usato dall'esercito per riguadagnare la fiducia della piazza, persa dopo la repressione violenta delle manifestazioni avvenute lo scorso 8 aprile. "I militari – afferma – vogliono mostrare di essere ancora dalla parte della popolazione, attaccando Mubarak e sfatando i dubbi di una collusione con il vecchio regime". (S.C.)


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"Una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro" (Gilbert Keith Chesterton)

Asia Bibi: accendete una candela per lei il 20 aprile, chiede la Fondazione cristiana del Pakistan


di Jibran Khan

La Masihi Foundation proclama per il 20 aprile una giornata di preghiera e digiuno per la donna in prigione, e chiede ai cristiani di tutto il mondo di partecipare. Il vescovo Rufin Anthony: “Abbiamo bisogno di un mondo senza violenza, un mondo che ami la vita e che cresca in giustizia e solidarietà. L’odio crescente è un problema serio e il governo deve prendere passi concreti “. Crescono persecuzione e minacce per i cristiani in Pakistan. Rapimenti di ragazze, matrimoni forzati e conversioni sotto minaccia sono all’ordine del giorno.

Lahore (AsiaNews) – La Masihi Foundation ha proclamato il 20 aprile come giorno dedicato ad Asia Bibi. Lo slogan della giornata é “amore per Asia Bibi, una giornata di preghiera e digiuno per Asia Bibi”. La fondazione dei cristiani pakistani ha chiesto che ogni cristiano nel mondo accenda una candela il mercoledì 20 aprile 2011, e rivolga una preghiera speciale per la cristiana in prigione condannata a morte per blasfemia.   Le diocesi cattoliche del Pakistan e del mondo hanno annunciato che parteciperanno a questa iniziativa. La Masihi Foundation ha annunciato di aver già ricevuto una conferma dall’Italia, secondo cui la Chiesa italiana parteciperà all’evento. Il vescovo di Islamabad-Rawalpindi Rufin Anthony, ha dichiarato: “Ci uniremo alla Masihi Foundation nell’accendere una candela per Asia Bibi durante la Settimana santa, e chiedo a tutti i cristiani di pregare e digiunare per Asia Bibi, che anche se è malata prega e digiuna. La Masihi Foundation appoggia e sostiene la famiglia di Asia Bibi e si occupa di questo caso; preghiamo anche per la Masihi Foundation. Siamo anche preoccupati per il recente caso di Arif Masih, di cui la fondazione si sta occupando. Questo incidente ha diffuso la paura fra i cristiani di Faisalabad. Abbiamo bisogno di un mondo senza violenza, un mondo che ami la vita e che cresca in giustizia e solidarietà. L’odio crescente è un problema serio e il governo deve prendere passi concreti “.
Uno dei timori legati al caso di Asia Bibi è che la donna possa essere uccisa, in carcere o una volta che la Suprema corte avrà proceduto a esaminare il suo ricorso. Dal 1986 al 2010 ci sono stati 43 casi di uccisioni “extragiudiziali” di persone accusate di blasfemia. 19 riguardavano cristiani, 17 musulmani, 2 indù e 5 ahmadi.
E intanto c’è un altro caso di una famiglia cristiana perseguitata con minacce e obbligata a nascondersi. E’ quella di Sidra George, un’insegnante del distretto di Narowal. L’11 aprile Sidra ha discusso con Sieda Razia, un’altra insegnante, moglie di un religioso islamico. Razia lodava un giovane musulmano che nei giorni precedenti aveva dissacrato la Bibbia davanti al cancello della chiesa cattolica di S. Antonio per “vendicare” il rogo del Corano del pastore Terry Jones, ed è stato arrestato dalla polizia.
Razia, dopo aver proferito minacce contro la Bibbia, vedendo che nella stanza c’era Sidra George, ha cominciato a dirle che l’islam era la sola religione completa e che i cristiani dovrebbero diventare musulmani. E poi le ha chiesto se aveva condannato il rogo del Corano. Sidra ha risposto di sì; ma Razia non è rimasta convinta e l’ha accusata di aver fatto la condanna solo con le labbra, formalmente per salvarsi. Infine l’ha minacciata di pessime conseguenze, se non si fosse convertita.
Sidra George ha raccontato l’incidente a suo marito. Poco dopo hanno cominciato a ricevere minacce sul cellulare. Sono andati alla polizia, e hanno saputo che Syeda Razia, moglie di un religioso influente, aveva parlato ad altri religiosi della discussione avuta con Sidra. Subito dopo la coppia, con i loro tre figli, hanno lasciato Narowal, e sono entrati in clandestinità per ragioni di sicurezza. George Masih, marito di Sidra, ha dichiarato: “Ricevevamo minacce per convertirci, abbiamo chiuso i cellulari e siamo partiti. La vita sta diventando difficile per i cristiani in Pakistan”.
Padre Anwar Gill, di Zafarwal, ha dichiarato: “Incidenti del genere sono diventati frequenti, specialmente in Punjab. Di molti non si viene a conoscenza, i cristiani sono perseguitati nella loro vita di tutti i giorni. La mentalità estremista si sta diffondendo, senza controlli, e cercano di forzare i cristiani con la loro ideologia. Molte ragazze cristiane sono rapite in Punjab, e sposate a forza e convertite. La gente sarebbe choccata nel sapere quanti sono i matrimoni forzati ogni anno”.

Bellissima la catechesi del mercoledì di oggi...

... andate a leggerla!

Più tardi ve la metteremo a disposizione.

mercoledì, aprile 06, 2011

Oggi è il 6 Aprile e centodieci anni fa nasceva Pier Giorgio

Oggi è una bellissima giornata perché ricordiamo la nascita del nostro Pier Giorgio Frassati.

Tutti sapete dell'iniziativa del compleanno (basta guardare nel link qui a fianco).

Siamo sempre in tanti ad avere come guida Pier Giorgio. Noi Tipi Loschi siamo sempre più convinti della bontà della strada che ci è stata donata.

Oggi vogliamo fare un bel regalo a Pier Giorgio, che è nostro amico. Se saremo come lui, sarà un bel regalo per tutti, per la Chiesa, per il mondo e per noi stessi.

Altre immagini dall'Irlanda!

I chestertoniani dall'Irlanda ci mandano queste belle foto, colorate, fantasiose, allegre.

Il corso continua, l'avventura pure, l'amicizia sempre!


per le vie di Temple Bar, Dublino


a pranzo sulle colonne di basalto at The Giant's causeway (Il Selciato del Gigante), Coleraine, Nord Irlanda


National Gallery of Art and History mascherati da soldati, Dublino


in bicicletta al Phoenix Park, Dublino


al Phoenix Park sotto la Croce del Papa (qui celebrò la messa per un milione di persone Giovanni Paolo II nel 1979)


i ragazzi davanti alla chiesa di San Patrizio (la Chiesa è dietro il fotografo, sia chiaro...), Dublino


al Wax Museum (Museo delle Cere) con la statua di cera di Michael Jackson

martedì, aprile 05, 2011

Cristiada, il film sui Cristeros messicani, ecco il trailer (Viva Cristo Re!!!)



Questo video è il trailer del film Cristiada, che parla dell'epopea dei Cristeros messicani.

Anni fa, prima che lo facesse il Meeting di Rimini, proponemmo una mostra su questi santi ed eroi che diedero la vita per la fede cattolica minacciata dal potere massonico. La mostra era basata sul testo di Paolo Gulisano, e fu bellissima.

L'anno scorso abbiamo ritirato fuori la loro storia da cui tutti dobbiamo prendere esempio, e l'abbiamo inserita nella mostra "Soffrire per la Verità e tenerne desto il ricordo" (quella che abbiamo ribattezzato "la mostra delle cause perse"... apparentemente perse ma vintissime perché Cristo vince sempre).

Vedetelo. E' in inglese, ma si capisce. Non sappiamo quando e se uscirà in Italia.