http://www.ilsussidiario.net/News/Roma/2011/4/29/WOJTYLA-Scola-vi-racconto-il-Giovanni-Paolo-II-che-ho-conosciuto/2/172010/
venerdì, aprile 29, 2011
Karol Wojtyla - Il Card. Angelo Scola: vi racconto il Giovanni Paolo II che ho conosciuto
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giovedì, aprile 28, 2011
É morto il vescovo sotterraneo di Luoyang. Ha subito lager e arresti domiciliari per decenni
Mons. Li Hongye, malato da molto tempo, è morto durante la Veglia pasquale, nel suo 67° anniversario di sacerdozio. Ha subito la prigionia per la sua fedeltà al papa. I funerali si terranno il 29 aprile prossimo.

Varie dalla stampa
La verità è che si vuole punire gli ungheresi perché nella nuova costituzione hanno osato evocare le loro radici cristiane (e questo in Europa non è consentito!)
di Rodolfo Casadei
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LA DISINFORMAZIONE SISTEMATICA DEL MENSILE FOCUS: GESU' SAREBBE NATO A NAZARETH (E NON A BETLEMME) ED AVREBBE AVUTO SEI FRATELLI
Ecco l'ennesimo tentativo delle lobby anticristiane di attaccare il cristianesimo gettando confusione sulla figura storica di Gesù
di Fabrizio Cannone
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LO ''IUS PRIMAE NOCTIS'' E' UN FALSO STORICO
E' totalmente falso il mito (inventato da uno scozzese nel 1526) secondo cui nel medioevo i feudatari avevano il diritto di portarsi a letto le spose dei loro sudditi nella prima notte di matrimonio
di Rino Cammilleri
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IN FRANCIA VIENE UCCISO PRIMA DI NASCERE IL 96 PER CENTO DEI BAMBINI DOWN, MA C'E' CHI SI PREOCCUPA E DICE: DOBBIAMO ARRIVARE AL 100 PER CENTO
L'aborto deve essere favorito in tutti i modi costringendo le donne ad affrontarlo in solitudine, e nessuno si sogni di dare alternative: va inculcato che i bambini handicappati sono un orrore
di Carlo Bellieni
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martedì, aprile 26, 2011
lunedì, aprile 25, 2011
[Bellieni] Sopravvive la neonata più piccola del mondo
DI CARLO BELLIENI
La gravidanza di solito dura 40 settimane. La piccola Frieda è nata dopo appena 21; e 6 mesi dopo sta bene, secondo quanto affermano i medici. È accaduto a Fulda, in Germania. Quando è nata, Frieda misurava appena 28 centimetri e pesava solo 460 grammi. Uno scricciolo minuscolo ma dalla forza straordinaria: la piccola ha lottato con coraggio per vivere. E ce l'ha fatta. Ora Frieda sembra quasi una neonata "comune": pesa 3,5 chili ed è lunga 50 centimetri. Tanto da poter finalmente lasciare l'ospedale e l'ambiente sterile in cui è stata tenuta per tornare a casa. Non solo, secondo fonti dell'ospedale, la piccola dovrebbe avere uno sviluppo normale.
Non si erano ma verificati casi di sopravvivenza di bambini così piccoli. Anche perché tanti protocolli impongono di lasciarli morire senza una chance. E sicuramente non mancherà qualche commentatore "illuminato" che parlerà di accanimento terapeutico, ma che volete farci, i protocolli sono carta, la medicina fa passi da gigante e i critici hanno dovuto tacere. Detto questo, tre osservazioni. La prima è che non ci si deve illudere: nascere piccolissimi comporta un rischio di morte e di disabilità alti. I genitori devono saperlo per non sperare in una medicina miracolistica. Certo che questi rischi non dovrebbero far tralasciare l'obbligo ippocratico di dare a tutti una chance, che evidentemente i medici tedeschi in questo singolo caso avevano ritenuto possibile. Sempre che ci sia una possibilità razionale legata allo sviluppo e alle condizioni del bimbo.
Seconda cosa da rilevare è che, come riporta l'ultimo numero di "Pediatrics", esiste una chiara tendenza, almeno in Usa e Canada, a decidere se rianimare o meno i prematuri anche più grandi di Frieda, non sulla base del loro interesse reale, ma spesso soppesando altri fattori, come l'età della madre e lo stato sociale dei genitori. E questo non possiamo accettarlo perché le cure vanno fatte solo ed esclusivamente nell'interesse del paziente. Terzo punto è che, dato che la legge 194 sull'interruzione di gravidanza impone (salvo in caso di rischio per la vita materna) di non praticare aborti se il feto ha possibilità di sopravvivere, è chiaro che questa nascita ha fatto spostare questo limite sotto le 22 settimane, dato che la legge non parla di "certezza", ma di "possibilità" di vita autonoma del feto.
domenica, aprile 24, 2011
Speriamo sia una Buona Pasqua anche per loro (comunque e senza dubbio Forza Celtic!)
di Antonio Giuliano 22-04-2011 C'è da augurarsi che non sia una bloody sunday, un'altra "domenica di sangue". Ma l'infuocato derby di Glasgow, tra Celtic e Rangers, in programma a Pasqua, si apre ancora sotto sinistri auspici, tra pacchi bomba sventati e minacce inquietanti. Non è certo una novità: dietro questa sfida calcistica, nota come Old Firm, ci sono anni di scontri che esulano dallo sport e invadono i campi della politica e della religione dell'intera Gran Bretagna. Cattolico, nativo di Lurgan, in Irlanda del Nord, Lennon è diventato in questi anni il bersaglio preferito dei fanatici unionisti. Nel 2002 fu addirittura costretto a lasciare la nazionale nordirlandese. A poche ore dalla partita con Cipro in cui sarebbe stato il primo capitano cattolico romano dell'Irlanda del Nord, la polizia lo fece scendere dal bus della squadra diretto allo stadio. La formazione paramilitare lealista, Loyalist Volunteer Force (LVF), non aveva usato troppi giri di parole: «Lennon is a taig, and we didn't want him to play at Windsor Park. Un taig. «Uno sporco cattolico che non doveva giocare a Windsor Park» lo stadio di Belfast. LVF "lasciò" scegliere a Lennon se «vivere o morire» qualora avesse deciso di scendere in campo. E l'allora capitano del Celtic sapeva bene che quei fanatici non scherzavano affatto, avendo compiuto 18 omicidi in cinque anni, tra cui l'assassinio dell'amico e giornalista cattolico Martin O'Hagan. Le milizie lealiste cominciarono a dipingere murales con i suoi ritratti sigillati da inviti funebri: «Neil Lennon Rip» ("Neil Lennon riposa in pace"). E suo padre fu colto da un infarto. |
giovedì, aprile 21, 2011
IN OLANDA COMPIE DIECI ANNI LA LEGGE PER L'EUTANASIA: IMBOCCATO IL PENDIO SCIVOLOSO NON CI SONO PIU' FRENI
L'approvazione della legge in Olanda arrivò dopo vent'anni di serrato dibattito sulla prassi medica nel fine vita e dopo che alcuni casi giudiziari avevano segnato delle tappe fondamentali sulla strada della legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito.
Nel 1971 la dottoressa Geertruida Postma uccide con una iniezione di morfina la propria madre, una settantottenne paralizzata che aveva espressamente chiesto di morire. Durante il processo, è la stessa donna ad ammettere che la sofferenza fisica della madre era seria, ma «nulla di più, era la sofferenza psicologica a essere insopportabile». La dottoressa Postma viene riconosciuta colpevole di omicidio e condannata a una settimana di carcere più un anno di libertà vigilata. Una sentenza non certo esemplare e che incoraggia i sostenitori dell'eutanasia attiva. Non va dimenticato che la portata di quella sentenza fu ancor più grande in considerazione del fatto che il Codice penale olandese prevede dodici anni di reclusione per chiunque uccida una persona che manifesta il desiderio di morire.
Nel 1984 viene posta un'altra pietra miliare sulla strada che conduce l'Olanda verso l'eutanasia legale. Questa volta si tratta di un'assoluzione piena per il dottor Schoonheim, un medico che due anni prima aveva praticato un'iniezione letale su una paziente di novantacinque anni. Schoonheim aveva agito in accordo col figlio della donna e dopo essersi consultato con altri due medici. Nell'epilogo del caso Schoonheim, un ruolo primario era stato recitato dalla Koninklijke Nederlandsche Maatschappij tot bevordering der Geneeskunst (la Knmg, la Reale società medica olandese), che aveva emanato linee guida volte ad alleggerire la posizione di quei medici che avessero agito per ridurre le sofferenze dei pazienti, fosse anche causandone le morte.
Da allora, le discussioni si fanno sempre più accese e si registra uno stillicidio di casi analoghi, la soluzione dei quali segna sempre un ulteriore passo avanti verso la legge oggi vigente in Olanda. Nel 1994 si conclude il processo che vedeva sotto accusa il dottor Chabot, reo di aver aiutato a morire una donna cinquantenne depressa, preparandole una dose di sostanze letali ingerite dalla signora alla presenza dello stesso Chabot. Il medico viene riconosciuto colpevole per aver agito senza garantire alla donna la visita di un altro specialista, ma nessuna pena gli viene inflitta.
Nel 1995 un epilogo simile si registra per i casi Prins e Kadijk, episodi che erodono ulteriormente l'argine già indebolito delle limitazioni in tema di eutanasia e suicidio assistito. Si tratta questa volta di eutanasia infantile, praticata su bimbi con prospettive di vita limitate nel tempo. I due medici vengono sì riconosciuti formalmente colpevoli, ma la Corte suprema conferma la bontà delle decisioni delle corti distrettuali di Alkmaar e Groningen, che avevano optato per non comminare alcuna pena poiché si era agito in accordo coi genitori e in modo scientificamente e medicalmente «responsabile».
Sono questi dunque tutti casi che hanno spinto in modo decisivo verso l'approvazione di una legge che negli anni ha visto sempre più ampliare il proprio raggio d'azione, con un costante aumento del numero di morti procurate registrati.
Proprio in tema di eutanasia infantile l'Olanda è divenuta la pioniera grazie al dottor Eduard Verhagen, che nel 2005 elaborò il celebre «Protocollo di Groningen», vera e propria sistematizzazione dei criteri per procedere all'uccisione di neonati ritenuti non adatti a vivere. Nel marzo 2010 vengono raccolte più di 125mila firme per estendere il diritto di accesso all'eutanasia agli ultrasettantenni, indipendentemente dalle loro condizioni di salute. A giugno vengono pubblicate nuove linee guida della Knmg, nelle quali si stabilisce che si può procedere all'eutanasia su pazienti incoscienti che abbiano in precedenza espresso il desiderio di morire ma si trovino impossibilitati a confermarlo.
Due mesi fa la Nvee, l'Associazione olandese per il diritto a morire, ha dichiarato di voler aprire entro il 2012 una clinica per aiutare i pazienti – compresi dementi e malati psichici – che non trovano un medico disposto a praticare loro l'eutanasia. Il mese scorso, infine, si è concluso con la condanna a dieci mesi di carcere il processo che vedeva incriminato il presidente di un'associazione impegnata nella promozione del diritto a morire: l'uomo aveva collaborato all'uccisione di una donna alla quale i medici avevano negato l'accesso all'eutanasia. Dieci anni dopo, insomma, l'Olanda non riesce più a fermarsi. E da noi c'è chi la indica a esempio...
Faisalabad: condanna a morte per l’omicida di due fratelli cristiani, imputati per blasfemia
| Maqsood Ahmed, musulmano, dovrà inoltre versare una multa di circa 47mila dollari. Rashid e Sajid Masih Emmanuel, ammanettati, sono stati freddati a colpi di arma da fuoco il 19 luglio 2010 davanti al tribunale cittadino. I due erano accusati in base alla "legge nera", ma il procedimento era diretto verso l'archiviazione. Faisalabad (AsiaNews) – Il tribunale dell'anti-terrorismo pakistano a Faisalabad ha condannato a morte Maqsood Ahmed, un musulmano, per l'omicidio nel luglio 2010 di due fratelli cristiani accusati di blasfemia. Il giudice Raja Muhammad Arshad ha emesso la sentenza il 18 aprile scorso, aggiungendo alla pena capitale una ulteriore condanna a 10 anni di galera e al pagamento di circa 47mila dollari. L'imputato dovrà inoltre versare una somma di quasi 6mila dollari all'ispettore di polizia, rimasto ferito nella sparatoria in cui sono morti Rashid e Sajid Masih Emmanuel. Un gruppo di attivisti cristiani riferisce che si tratta "del primo caso" in cui è applicata la legge e viene condannato l'assassinio di due cristiani, vittime innocenti.
Il 19 luglio 2010 Rashid Emmanuel e Sajid Masih Emmanuel, due fratelli cristiani di 32 e 30 anni, a processo con l'accusa di blasfemia, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco all'uscita del tribunale a Faisalabad, nel Punjab. Per il brutale omicidio è stato condannato il musulmano Maqsood Ahmed, che li ha freddati all'esterno dell'edificio dal quale erano appena usciti. Ancora ammanettati, i due fratelli cristiani sarebbero dovuti rientrare in carcere al termine dell'udienza.
Nel corso delle indagini, avviate poco dopo l'omicidio, la polizia è risalita a Maqsood Ahmed, un musulmano, che ha compiuto materialmente l'omicidio. La prima udienza in tribunale si è tenuta il 6 settembre scorso, di fronte ai giudici dell'antiterrorismo a Faisalabad. Il Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement (Claas), che fornisce assistenza legale gratuita (fra gli altri) alle vittime della blasfemia, ha seguito l'intero dibattimento, concluso il 18 aprile. Per gli attivisti si tratta "del primo caso" in cui è applicata la legge e viene condannato l'assassinio di due cristiani, vittime innocenti. "Siamo molto soddisfatti – affermano in un'intervista ad ANS – e se i giudici decideranno tutti i casi di blasfemia sui meri fatti, si vedrà che la maggioranza di questi è del tutto priva di fondamento".
Durante i giorni del dibattimento, la comunità cristiana temeva rappresaglie verso Rashid e Sajid Masih Emmanuel, perché imputati in base alla "legge nera" e con molte probabilità di essere prosciolti. I musulmani della zona, aizzati dagli imam, avevano promosso una manifestazione di protesta, in cui chiedevano la condanna a morte dei due cristiani. I fratelli Emmanuel, uno dei quali pastore, erano stati arrestati un mese prima, dopo il ritrovamento di alcuni volantini "blasfemi" – si profanava il nome di Maometto – in cui era impresso il loro nome. Al momento dell'omicidio, fonti locali riferivano che i giudici li avrebbero scagionati dall'accusa perché, all'esame grafologico, le scritture non coincidevano.
L'omicidio di Rashid e Sajid all'esterno del tribunale ha ricordato l'assassinio di Manzoor Masih, cristiano accusato di blasfemia ucciso a colpi di arma da fuoco nei pressi del tribunale di Gujranwala, il 5 aprile del 1994. Rashid e Sajid Emmanuel guidavano da due anni la "United Ministries Pakistan" a Daudnagar, nei pressi della colonia cristiana di Wareispura. La loro morte, causata dalle famigerate leggi sulla blasfemia, ha scatenati violenti scontri fra cristiani e musulmani, arginati con l'imposizione dello "stato di emergenza". |
mercoledì, aprile 20, 2011
Dov’è l’anima di mio figlio? Per la prima volta il Papa risponde in tv - Paolo Rodari su Il Foglio
martedì, aprile 19, 2011
Ancora auguri, Santità!
domenica, aprile 17, 2011
sabato, aprile 16, 2011
venerdì, aprile 15, 2011
Ancora sulle DAT
THE DAT AFTER (1): AVREMO UN ALTRO CASO WELBY? CERTAMENTE SIIL CASO
Pier Giorgio Welby riuscì a farsi uccidere da Mario Riccio che, su sua disposizione, gli staccò il respiratore artificiale che lo teneva in vita e, per non farlo soffrire mentre moriva soffocato, gli iniettò dei sedativi.
Il Giudice penale prosciolse Riccio dall'accusa di omicidio volontario affermando che egli aveva agito nell'adempimento di un dovere: come medico curante di Welby (che lo aveva nominato qualche giorno prima) egli aveva infatti l'obbligo di interrompere la "terapia", perché Welby aveva revocato il consenso.
COSA SUCCEDERÀ CON LA NUOVA LEGGE?
I medici saranno obbligati ad interrompere la respirazione artificiale ai pazienti che lo chiedono.
I medici saranno obbligati anche ad interrompere la respirazione artificiale ai bambini o agli incapaci se i genitori o i legali rappresentanti lo pretenderanno.
Non è prevista per i medici la possibilità di sollevare obiezione di coscienza. Se, comunque, il medico si rifiutasse, il paziente potrà nominare un altro medico curante.
MOTIVAZIONE GIURIDICA
La respirazione (o ventilazione) artificiale non è menzionata dalla legge come "sostegno vitale" (come la nutrizione e l'idratazione artificiale) e, quindi, viene considerata terapia (articolo 3 comma 5).
In quanto terapia i medici non possono attivarla in mancanza del previo consenso informato scritto dell'interessato (articolo 2 comma 1).
Il consenso informato può essere sempre revocato, anche parzialmente (articolo 2 comma 5).
Non esiste nessuna norma che prevede che il rifiuto di terapie salvavita da parte dell'interessato sia inefficace.
(La legge recepisce due principi affermati nella sentenza nei confronti di Mario Riccio: che la respirazione artificiale è terapia e non sostegno vitale e che il consenso inizialmente dato può essere revocato. Si trattava di principi incerti che ora vengono sanciti per legge).
Quanto ai minori e agli incapaci: per ogni terapia occorre il previo consenso informato scritto dei genitori o del tutore (articolo 2 commi 6 e 7). Il consenso può essere rifiutato o revocato (articolo 2 comma 5).
Non esiste una norma che sancisca l'inefficacia del rifiuto o della revoca del consenso da parte del rappresentante legale nel caso l'omissione della terapia possa portare a morte il minore o l'incapace (un emendamento della sen. Bianconi che prevedeva: "Il consenso di cui ai commi precedenti non può contenere il rifiuto di trattamenti sanitari utili alla vita e alla salute del paziente. Il medico, ove ritenga che il consenso contenga indicazioni in contrasto con il comma 8-bis, le disattende indicando per iscritto i motivi nella cartella clinica" è stato bocciato al Senato, su parere contrario del relatore e del governo.
L'unica eccezione riguarda "una grave complicanza" o un "evento acuto" (articolo 2 comma 9).
Di fronte al rifiuto dei legali rappresentanti degli incapaci di prestare il consenso, il medico può (non è obbligato) ricorrere al Giudice (articolo 8 comma 2): se, comunque, è d'accordo con il legale rappresentante e stacca la respirazione non è responsabile della morte dell'incapace (perché la terapia non poteva proseguire per la revoca del consenso).
Un punto di vista sulle cosiddette DAT
THE DAT AFTER: ECCO COSA ACCADRA' SE LA LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO VENISSE APPROVATA"La legge sulle DAT è una buona legge. Come la legge 40 sulla fecondazione artificiale, e come la legge 194 sull'aborto". Sono in molti, all'interno del mondo cattolico e delle associazioni pro-life, a pensare che la legge sulle dichiarazioni anticipate sia un provvedimento necessario per impedire svariate forme di eutanasia. Fatta salva la buona fede di molti, purtroppo questa tesi è gravemente erronea. Verità e Vita ha spiegato da anni, con analisi molto dettagliate, per quali ragioni questa legge va nella direzione opposta alla difesa del diritto alla vita. Per dimostrarlo, abbiamo preparato una sorta di fiction a puntate - "The DAT After" – che affronta ogni volta un caso diverso, partendo da una simulazione: che la normativa in discussione sia stata effettivamente approvata e sia diventata una legge dello Stato italiano. Queste brevi storie - che diffonderemo attraverso il web a partire dal 4 aprile - dimostrano che, purtroppo, la legalizzazione delle DAT è una trappola colossale.
Autore di queste "proiezioni sul futuro prossimo del morire in Italia" non è stato un filosofo o un teorico del diritto, ma un magistrato. Dunque, una persona che conosce molto bene il diritto così com'è e come esso viene applicato nelle nostre aule giudiziarie. Speriamo che la lettura di questi brevi racconti possa aprire gli occhi a molte persone.
Per altro, noi siamo in grado fin da ora di ribadire una verità incontrovertibile: e cioè che, quando una norma introduce una breccia nella tutela della vita, deve essere giudicata con fermezza una "legge gravemente ingiusta". Le DAT non possono arginare la cultura dell'eutanasia, per la semplice ragione che il riconoscimento legale delle volontà non attuali della persona è un fatto intrinsecamente sbagliato e funzionale proprio alla sua eliminazione per ragioni pietose. Come sappiamo bene - e come dovrebbero sapere i molti cattolici che inneggiano alle DAT - ogni legge di compromesso su un tema non negoziabile è destinata ad allargare la (anche se minima) breccia che è stata aperta, fino a diventare una voragine.
Dall'analisi condotta dal magistrato Rocchi, vedremo che la legge contiene non soltanto una breccia, ma che assomiglia al pavimento di un vecchio castello, che nasconde decine di botole pronte ad aprirsi sotto i piedi del malcapitati visitatori. Botole che inghiottiranno malati che hanno scelto male il loro tutore, o che hanno scritto le DAT senza riflettere, o handicappati che le DAT non le hanno mai scritte. Botole che inghiottiranno tutte quelle anime candide che in queste ore stanno battendosi per l'approvazione della legge.
Ma, se anche i limiti posti dal legislatore fossero stati molto più ristretti, la norma sulle DAT produrrebbe ugualmente, nel giro di pochi anni, l'introduzione di fatto dell'eutanasia legale. E' già avvenuto in tutti quei Paesi che hanno prima enfatizzato a dismisura la volontà del paziente, e poi si sono ritrovati a giustificare l'uccisione per motivi pietosi di malati che non l'avevano chiesta.
mercoledì, aprile 13, 2011
La lezione di Papa Benedetto XVI sulla santità
Catechesi all'udienza generale di Papa Benedetto XVI del 13 Aprile 2011
Cari fratelli e sorelle,
nelle Udienze generali di questi ultimi due anni ci hanno accompagnato le figure di tanti Santi e Sante: abbiamo imparato a conoscerli più da vicino e a capire che tutta la storia della Chiesa è segnata da questi uomini e donne che con la loro fede, con la loro carità, con la loro vita sono stati dei fari per tante generazioni, e lo sono anche per noi. I Santi manifestano in diversi modi la presenza potente e trasformante del Risorto; hanno lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro vita da poter affermare con san Paolo "non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Seguire il loro esempio, ricorrere alla loro intercessione, entrare in comunione con loro, "ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla Fonte e dal Capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso del Popolo di Dio" (Conc. Ec. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium 50). Al termine di questo ciclo di catechesi, vorrei allora offrire qualche pensiero su che cosa sia la santità.
Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo? Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti. San Paolo, invece, parla del grande disegno di Dio e afferma: "In lui – Cristo – (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità" (Ef 1,4). E parla di noi tutti. Al centro del disegno divino c'è Cristo, nel quale Dio mostra il suo Volto: il Mistero nascosto nei secoli si è rivelato in pienezza nel Verbo fatto carne. E Paolo poi dice: "E' piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza" (Col 1,19). In Cristo il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità (cfr Gv 1,14-16). Perciò, tutta l'esistenza cristiana conosce un'unica suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula che ricorre in tutti i suoi scritti: in Cristo Gesù. La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell'unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. E' l'essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo: "Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8,29). E sant'Agostino esclama: "Viva sarà la mia vita tutta piena di Te" (Confessioni, 10,28). Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, parla con chiarezza della chiamata universale alla santità, affermando che nessuno ne è escluso: "Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un'unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e … seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria" (n. 41).
Ma rimane la questione: come possiamo percorrere la strada della santità, rispondere a questa chiamata? Posso farlo con le mie forze? La risposta è chiara: una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio, il tre volte Santo (cfr Is 6,3), che ci rende santi, è l'azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma. Per dirlo ancora una volta con il Concilio Vaticano II: "I seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le loro opere, ma secondo il disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere nella loro vita e perfezionare la santità che hanno ricevuta" (ibid., 40). La santità ha dunque la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell'essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto. San Paolo sottolinea in modo molto forte la trasformazione che opera nell'uomo la grazia battesimale e arriva a coniare una terminologia nuova, forgiata con la preposizione "con": con-morti, con-sepolti, con-risucitati, con-vivificati con Cristo; il nostro destino è legato indissolubilmente al suo. "Per mezzo del battesimo - scrive - siamo stati sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti… così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4). Ma Dio rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta, chiede che ci lasciamo trasformare dall'azione dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla volontà di Dio.
Come può avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni diventino il pensare e l'agire con Cristo e di Cristo? Qual è l'anima della santità? Di nuovo il Concilio Vaticano II precisa; ci dice che la santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta. "«Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Ora, Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr Rm 5,5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui. Ma perché la carità, come un buon seme, cresca nell'anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e, con l'aiuto della sua grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'Eucaristia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all'esercizio di ogni virtù. La carità infatti, vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr Col 3,14; Rm 13,10), dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine. Forse anche questo linguaggio del Concilio Vaticano II per noi è ancora un po' troppo solenne, forse dobbiamo dire le cose in modo ancora più semplice. Che cosa è essenziale? Essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell'Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli "indicatori stradali" che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni. Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità: l'incontro col Risorto la domenica; il contatto con Dio all'inizio e alla fine del giorno; seguire, nelle decisioni, gli "indicatori stradali" che Dio ci ha comunicato, che sono solo forme di carità. Perciò il vero discepolo di Cristo si caratterizza per la carità verso Dio e verso il prossimo" (Lumen gentium, 42). Questa è la vera semplicità, grandezza e profondità della vita cristiana, dell'essere santi.
Ecco perché sant'Agostino, commentando il capitolo quarto della Prima Lettera di san Giovanni, può affermare una cosa coraggiosa: "Dilige et fac quod vis", "Ama e fa' ciò che vuoi". E continua: "Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; vi sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene" (7,8: PL 35). Chi è guidato dall'amore, chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore. Così vale questa parola grande: "Dilige et fac quod vis", "Ama e fa' ciò che vuoi".
Forse potremmo chiederci: possiamo noi, con i nostri limiti, con la nostra debolezza, tendere così in alto? La Chiesa, durante l'Anno Liturgico, ci invita a fare memoria di una schiera di Santi, di coloro, cioè, che hanno vissuto pienamente la carità, hanno saputo amare e seguire Cristo nella loro vita quotidiana. Essi ci dicono che è possibile per tutti percorrere questa strada. In ogni epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della geografia del mondo, i Santi appartengono a tutte le età e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazione. E sono tipi molto diversi. In realtà devo dire che anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono "indicatori di strada", ma proprio anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sia la verità.
Nella comunione dei Santi, canonizzati e non canonizzati, che la Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi godiamo della loro presenza e della loro compagnia e coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la vita eterna.
Cari amici, come è grande e bella, e anche semplice, la vocazione cristiana vista in questa luce! Tutti siamo chiamati alla santità: è la misura stessa della vita cristiana. Ancora una volta san Paolo lo esprime con grande intensità, quando scrive: "A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo… Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo" (Ef 4,7.11-13). Vorrei invitare tutti ad aprirsi all'azione dello Spirito Santo, che trasforma la nostra vita, per essere anche noi come tessere del grande mosaico di santità che Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo splenda nella pienezza del suo fulgore. Non abbiamo paura di tendere verso l'alto, verso le altezze di Dio; non abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci guidare in ogni azione quotidiana dalla sua Parola, anche se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il suo amore. Grazie.
Egitto, Al-Azhar ripete il suo no al dialogo con il Vaticano
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In un incontro con il nunzio apostolico, il grande imam El-Tayeb ribadisce le accuse lanciate contro il Vaticano dopo gli appelli del Papa alla sicurezza dei cristiani. Fonti di AsiaNews sottolineano le contraddizioni del mondo musulmano egiziano e la doppia posizione delle autorità di Al-Azhar, intransigenti verso il Vaticano, ma con la pretesa di essere il volto moderato dell'islam. Il Cairo (AsiaNews) – Al-Azhar riprenderà i colloqui con la Santa Sede solo dopo le scuse del Papa, accusato di aver criticato l'islam in seguito all'attentato contro la cattedrale copta di Alessandria avvenuto lo scorso 3 gennaio. È quanto emerge da un incontro informale fra Ahmed El-Tayeb, grande imam di Al-Azhar, e Mons. Michael Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto. Nel colloquio, avvenuto ieri al Cairo, il leader islamico ha sottolineato che i rapporti fra le due religioni sono normali, ma esige le scuse ufficiali del Papa, quale condizione per recuperare qualsiasi relazione di dialogo interreligioso fra Al-Azhar e Vaticano. "Non è giusto chiedere le scuse del Papa – afferma una fonte anonima per motivi di sicurezza - perché lui non ha mai offeso l'islam, ha solo chiesto la protezione dei cristiani in qualunque luogo si trovino, com'è suo dovere". La fonte fa notare la doppia posizione tenuta dalle autorità di Al-Azhar, che da una parte pretendono le scuse del Papa, ma vogliono essere comunque considerate il volto dell'islam moderato. "Il Vaticano – continua - deve essere fermo sulle sue posizioni e domandare agli imam di Al-Azhar le ragioni delle scuse e dove risieda l'errore del Santo padre. Al-Azhar deve invece spiegare perché continuano ad esserci violenze contro i cristiani in Egitto prima di poter pretendere delle scuse". Secondo la fonte, anche i rapporti cortesi avuti in passato, erano in realtà ambigui. "I leader islamici – afferma - hanno sempre impostato un dialogo di cortesia da salotto con la Chiesa, evitando in questo modo di discutere e affrontare le questioni calde e i problemi presenti fra cristianesimo e islam. Ora il Vaticano è più consapevole della situazione e non ha paura di adottare un comportamento più fermo e rigido". La rivoluzione dei Gelsomini e la caduta di Mubarak hanno fatto emergere la confusione e l'instabilità interna alla società musulmana egiziana, in bilico fra movimenti democratici e laici, islam radicale e il rischio di un nuovo regime militare. Secondo la fonte ciò spiegherebbe in parte l'atteggiamento contradditorio di Al-Azhar. "Il mondo musulmano egiziano – dice - è molto diviso in questo periodo. Ad Al-Azhar vi sono contrasti fra le posizioni di Ahmed El-Tayeb e di altri iman con gli studiosi dell'università. A sua volta Al-Azhar è in contrasto con i membri dei Fratelli musulmani, al loro interno divisi fra la linea intransigente degli anziani e quella riformista dei giovani. Il contrasto è presente anche fra Fratelli musulmani e il movimento dei salafiti, anche loro in contrasto su molti argomenti". La fonte spiega che queste divisioni potrebbero chiarire le posizioni e le correnti interne all'islam, frutto delle contraddizioni presenti all'interno del Corano e dell'assenza di un'autorità ultima nel mondo musulmano. Anche il governo dei militari, al momento garanti della stabilità, è espressione di questa confusione. Secondo la fonte, l'arresto di Mubarak e i suoi figli, avvenuto oggi, è un espediente usato dall'esercito per riguadagnare la fiducia della piazza, persa dopo la repressione violenta delle manifestazioni avvenute lo scorso 8 aprile. "I militari – afferma – vogliono mostrare di essere ancora dalla parte della popolazione, attaccando Mubarak e sfatando i dubbi di una collusione con il vecchio regime". (S.C.) |
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"Una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro" (Gilbert Keith Chesterton)
Asia Bibi: accendete una candela per lei il 20 aprile, chiede la Fondazione cristiana del Pakistan
mercoledì, aprile 06, 2011
Oggi è il 6 Aprile e centodieci anni fa nasceva Pier Giorgio
Tutti sapete dell'iniziativa del compleanno (basta guardare nel link qui a fianco).
Siamo sempre in tanti ad avere come guida Pier Giorgio. Noi Tipi Loschi siamo sempre più convinti della bontà della strada che ci è stata donata.
Oggi vogliamo fare un bel regalo a Pier Giorgio, che è nostro amico. Se saremo come lui, sarà un bel regalo per tutti, per la Chiesa, per il mondo e per noi stessi.
Altre immagini dall'Irlanda!
Il corso continua, l'avventura pure, l'amicizia sempre!
martedì, aprile 05, 2011
Cristiada, il film sui Cristeros messicani, ecco il trailer (Viva Cristo Re!!!)
Questo video è il trailer del film Cristiada, che parla dell'epopea dei Cristeros messicani.
Anni fa, prima che lo facesse il Meeting di Rimini, proponemmo una mostra su questi santi ed eroi che diedero la vita per la fede cattolica minacciata dal potere massonico. La mostra era basata sul testo di Paolo Gulisano, e fu bellissima.
L'anno scorso abbiamo ritirato fuori la loro storia da cui tutti dobbiamo prendere esempio, e l'abbiamo inserita nella mostra "Soffrire per la Verità e tenerne desto il ricordo" (quella che abbiamo ribattezzato "la mostra delle cause perse"... apparentemente perse ma vintissime perché Cristo vince sempre).
Vedetelo. E' in inglese, ma si capisce. Non sappiamo quando e se uscirà in Italia.
SII SEMPRE INFORMATO!
info@tipiloschi.com
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aprile
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L'ha detto Pier Giorgio - 31
- 31 - il telegramma ed era già sufficiente per la mia festa
- 30 - Bisogna far molti sacrifici per giungere sicuri alla meta
- 29 - Cara mamma
- 28 - Pier Giorgio e la famiglia
- 27 - Pregherò anche per te, e tu prega molto per me...
- 26 - la fede e la speranza cessano con la nostra morte
- 25 - Noi cattolici e specialmente noi studenti abbiamo un grave dovere da compiere: la formazione di noi stessi
- 24 - Lettera ad un amico
- 23 - Godimento spirituale nella lettura di San Paolo
- 22 - "Forse era uno che ne aveva piu bisogno di me"
- 21 - La bocciatura di Pier Giorgio
- 20 - Desiderio di sole, di salire su, in alto, di andare a trovare Dio in vetta
- 19 - Bisogna uccidere il germe
- 18 - Preghiera, organizzazione e sacrificio
- 17 - Meglio soli ma con la coscienza pulita
- 16 - La gioia di rivedere i miei e i miei amici
- 15 - Confidiamo nella provvidenza divina e nella sua misericordia.
- 14- Pregare molto Dio che ridoni agli uomini la vera pace
- 13 - Dobbiamo sempre conservare la speranza
- 12 - "Perché dovrei essere triste?".
- 11 - "Evviva il Papa, evviva!".
- 10 - Non sprechiamo i più begli anni della nostra vita
- 9 - Il suo avvenire
- 8 - "Morto?..."
- 7 - L'affetto degli amici.
- 6 - Non sciupare gli anni più belli della nostra vita e combattere.
- 5 - Pier Giorgio, il tempo e Sant'Agostino.
- 4 - "...mi innamoro perdutamente della montagna".
- 3 - La montagna come la primavera non annoia mai.
- 2 - La Fede datami nel Battesimo
- 1 - Solo la morte può farmi cessare.
Pier Giorgio vivo - 33
- 33 - ...cristianesimo, che evidentemente non conoscevo, perchè non lo vivevo...
- 32 - Perfetta correttezza morale
- 31 - "...misurava le proprie azioni dalla loro intrinseca moralità..."
- 30 - Aveva imparato, per teoria e per pratica, a distinguere fra compagni e amici...
- 29 - Pier Giorgio e l'amore per gli altri
- 28 - ...mormorava le sue preghiere alla Vergine con timore filiale
- 27- ...Si addormentava pregando
- 26 - Era il primo a fare la Comunione
- 25 - Allontanare, almeno per un giorno, quei giovani amici dagli eventuali pericoli morali
- 24 - ...suscitare nell'anima il desiderio...
- 23-Pier Giorgio portava nella compagnia il dolce lume della gioia
- 22 - Mi raccomando agli amici e specialmente alle preghiere
- 21 - Pier Giorgio e l'ordine francescano
- 20 - Le creature sincere e semplici sono tutte così...
- 19 - Pier Giorgio e la passione per le montagne
- 18 - Per chi è puro, tutto è puro; per chi è impuro, niente è puro
- 17 - Ai miei figli mi preoccuperò di dare...un'istruzione completa ed un'educazione cristiana
- 16 - Eucarestia punto di riferimento
- 15 - Amante di ogni sport
- 14 - Mamma, vieni a vedere che bel cielo!
- 13 - Il segno della croce
- 12 - Pier Giorgio era sempre là dove occorreva essere
- 11 - Non aveva paura di niente, nemmeno della paura.
- 10 - Il contrario del tipo bigotto.
- 9 - Pregava con semplicità.
- 8 - Vitalità irrompetente ed espressiva
- 7 - Pier Giorgio entusiasta nella preghiera.
- 6 - Non faceva mistero delle sue convinzioni religiose
- 5 - Pier Giorgio e i rosari.
- 4 - Una personalità vera abbraccia tutta la realtà.
- 3 - Aria franca e coraggiosa, fede prorompente.
- 2 - Pier Giorgio ventata di vita.
- 1 - Vicino ai bambini veneti sfollati

