lunedì, luglio 23, 2012

IL MISTERO DELL'ASSASSINO MISTERIOSO

Carissimi amici,
Giovedì prossimo (26 luglio), presso la sala teatro Kursaal di Grottammare alle ore 21.30, la nostra compagnia teatrale "Pochi ma buoni... come i maccheroni" metterà in scena la divertentissima commedia "Il mistero dell'assassino misterioso" di Lillo e Greg. Sarà questa l'occasione, non soltanto di trascorrere una bella e simpatica serata, ma anche di contribuire a sostenere i gesti di carità e le attività educative delle nostre opere. Vi chiediamo di partecipare e di promuovere tra i vostri amici e parenti questa iniziativa. Vi ringraziamo e vi aspettiamo numerosi!



Buone notizie - Una ragazza down di è laureata (pensate a quanti bimbi down vengono abortiti…)

Chiara Birilli, ragazza down, si è laureata

Una vittoria di civiltà a fronte di tanti bambini down che non vengono fatti nascere

di Antonio Gaspari

ROMA, sabato, 21 luglio 2012 (ZENIT.org).- Giovedì 19 luglio, Chiara Birilli, una ragazza down di 26 anni, si è laureata in Economia e Commercio presso l'Università di Cassino. 

Si tratta di una buona e grande notizia, perché Chiara ha mostrato al mondo che la diversità arricchisce l'umanità e che non è vero che i down sono meno intelligenti.

Chiara ha discusso la tesi su "Il valore di un corretto posizionamento di marca nel tempo: i casi Coca Cola e Nutella" in maniera brillante.

Con votazione ottanta su cento è tra le prime persone in Italia affette dalla sindrome di Down a raggiungere la laurea.

Il prof. Raffaele Trequattrini, presidente della Commissione ha detto che "Il suo lavoro è stato molto apprezzato".

Il relatore Dottor Marcello Sansone ha parlato di una "Tesi molto interessante, ha prodotto un lavoro qualitativo di profilo molto alto".

Il rettore dell'Università Ciro Attaianese ha sottolineato a "ll Messaggero" che "L'Ateneo da sempre si è contraddistinto e lavora per fare in modo che le disabilità non siano diversità. Noi proviamo a venire incontro a tutti, affinchè‚ tutti possano raggiungere gli stessi risultati. È questo un elemento di grande civiltà".

Le cronache locali raccontano di un grande entusiasmo intorno a questo evento.

Lei, Chiara Birillila ha spiegato di aver dedicato la tesi alla sua famiglia, "ai miei genitori, a mia sorella, ai miei nonni e soprattutto ai nonni morti perché visto che non sono con noi gli ho sentiti ancora più vicini".

La mamma Lucia ha detto a "Il Messaggero": "E stata bravissima, avevo il cuore in gola mentre parlava. Abbiamo lottato tanto, ma ora quello che desidero è che lei possa continuare sempre così".

Il papà Alfredo ha raccontato che il giorno precedente alla discussione della tesi "la strada che portava a Cassino, non era mai sembrata cosi lunga, lo stomaco chiuso, le parole che non uscivano dalla bocca".

"Il tragitto sembrava lunghissimo – ha continuato - quando siamo partiti eravamo emozionantissimi, ma ora la felicità è tanta, è il giorno di Chiara, è la sua vittoria e le auguro che sia il principio di un grande inizio". 

Ad assistere alla discussione della tesi anche la nonna Concetta, che con orgoglio ha detto "quella è mia nipote sono sempre stata contenta della sua scelta di studiare e quando mia figlia mi ha detto che era arrivato il giorno della laurea ho toccato il celo con un dito, mia nipote è forte e andrà avanti".

martedì, luglio 17, 2012

È pronta la Birra Nursia...

Ci sono delle novità sulla Birra Nursia, la birra dei nostri amici monaci benedettini di Norcia.

Andate a visitare il sito della Birra Nursia:

http://birranursia.com/

e leggete anche questo post (in inglese ma comprensibile) del blog dei monaci:

http://osbnorcia.org/2012/07/16/what-about-the-brewery

lunedì, luglio 16, 2012

Ancora sulle questioni di cui ci parlava Gianfranco Amato

Cari Amici,
avete letto l'articolo di Gianfranco Amato sulla proposta di legge che costituisce un grave attacco alla famiglia?
Ve lo riproponiamo qui sotto:


Ora il sito CulturaCattolica.it ha indetto una petizione al Parlamento a cui vi chiediamo di aderire qui sotto (è facile e richiede pochissimi minuti, un paio massimo): 

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=30586

Minosse e spread, serve un tuffo chestertoniano per non sentirsi pesci fuor d’acqua | Tempi.it

Minosse e spread, serve un tuffo chestertoniano per non sentirsi pesci fuor d'acqua

Penso di essere l'anti-tipo da spiaggia per eccellenza. La mia resistenza sotto il sole non va oltre i pochi minuti, e anche all'ombra ho i secondi contati. E così la mia routine nella settimana di mare appena trascorsa si è svolta in modo noiosamente ripetitivo: dopo aver verificato che pur sotto l'ombrellone con ogni sorta di palliativi atti a lenire il caldo (bottiglie d'acqua, ventagli, spray rinfrescanti) Minosse, Caronte & Co. l'avevano comunque vinta, mi precipitavo in acqua fino a quando marito e figli non reclamavano insistentemente che la mia presenza era richiesta per motivi diversi dalla pura balneazione. Uscire dall'acqua per rimettersi nell'arsura della sabbia rovente è una brutta sensazione.
Ho descritto una situazione comune, un luogo comune per molti. Per questo si tratta di un argomento interessante e, a tal proposito, il signor Chesterton scrisse nei suoi anni giovanili una simpatica poesia, rielaborando in modo stupefacente l'espressione "pesce fuor d'acqua". Racconta la storia di un gruppo di audaci pirati che, dopo aver solcato tutti gli oceani del mondo, depredando e conquistando tesori, alla fine si imbattono nella tempesta più tremenda mai vista. E mentre si barcamenano per venirne fuori, il capitano si accorge che in mezzo a quel mare furiosamente agitato nuota un pesciolino; prova pena per lui e – parafrasando i versi di GKC – pensa: "Ma guarda! Io sono qui, al riparo nella mia cabina, e lui è la fuori nel mare: la scienza m'insegna che se un essere vivente sta troppo immerso nell'acqua si bagna e s'ammala, quindi io salverò quel pesce!". I marinai lo pescano, lo fanno salire a bordo e cominciano a prodigarsi per lui offrendogli ogni sorta di cibo e divertimento. Lo adagiano su cuscini ricamati e lo intrattengono, ma il povero pesce non si mostra molto soddisfatto del trattamento; anzi diventa sempre più triste e deperito.
La storia però ha un finale ironicamente lieto: quei pirati, arrabbiati per il comportamento asociale di quel pesce ingrato, lo condannano a morte – e cioè lo ributtano in mare. Nel rituffarsi in acqua il pesce fa loro un inchino e manda un bacio, e di nuovo le sue pinne si colorano con le tinte vivaci e intense del sole al tramonto. Chesterton non valutava un granché questo suo componimento giovanile, ma io lo trovo molto azzeccato per descrivere una sensazione che provo molto frequentemente e a cui ho dato un nome preciso solo dopo aver incontrato le parole del signor Chesterton.
Il disagio, l'inquietudine, l'incertezza appartengono alla nostra condizione umana: spesso ci sentiamo come quel pesce che langue sulla barca, ma quel che è peggio è che ci hanno abituato a pensare che il rimedio al disagio non esiste, e ce lo dobbiamo tenere, anche se poi esistono tanti pirotecnici palliativi per metterlo a cuccia, per nasconderlo o far finta che non ci sia. Invece, la morale della storia del pesce fuor d'acqua è ovvia quanto vera: non ci occorre altro che stare nell'acqua. Non ci occorre altro che rimettere a fuoco le basi dell'umano, quelle che la tradizione e il senso comune ci hanno da sempre consegnato, nonostante la loro voce sia schiacciata dalle grida stridule di teorie o astrattamente ottimistiche o cupamente pessimistiche. In questo brodo di palliativi l'umano si rinsecchisce e si inaridisce come sotto la canicola.
Il punto è che quel pesce avrebbe superato molto meglio la tempesta stando nel suo elemento naturale, piuttosto che in un luogo apparentemente più protetto e ricco di opportunità – ma ultimamente mortale – come la nave. Quando Chesterton e i suoi amici, Hilaire Belloc e Vincent Mc Nabb, diedero vita a quella visione sociale ed economica del mondo chiamata distributismo, il loro intento fu proprio di riportare l'uomo nella sua acqua (sulla scorta dei principi della dottrina sociale della Chiesa), e soprattutto di mettere in chiaro che l'acqua c'era. In qualche modo ce l'abbiamo davvero sempre sotto gli occhi anche noi, considerando che la stessa parola economia ha come radice etimologica la parola «casa», intesa come l'insieme dei rapporti e legami familiari.
Distributismo, quindi, è una parola che sarebbe bello sentire più spesso nei dibattiti televisivi e sui giornali quando si parla della situazione attuale solo in termini di crisi. Ne Il profilo della ragionevolezza Chesterton ne spiega il senso complessivo con un altro esempio marittimo: «La cosa naturale quando si ha a che fare con un'operazione sbagliata è fare retromarcia. L'azione naturale, quando la proprietà finisce per essere in mano a pochi, è di rimetterla nelle mani di molti. Se venti uomini stanno pescando in un fiume e l'affollamento è tale che le loro lenze si sono intrecciate fino a sembrare una sola, l'operazione normale è districarle, e far sì che ogni pescatore ritorni a usare la propria lenza. Senza dubbio se ci fosse un filosofo collettivista sulla riva di quel fiume si metterebbe a dire che quei fili intrecciati di fatto hanno formato una rete; e allora ci si potrebbe dedicare alla pesca a strascico sfruttando lo sforzo comune. Ma trarre un improbabile vantaggio da una cosa sbagliata non è mettere a posto le cose. Il socialismo non è altro che l'elemento che completa la catena che parte dalla concentrazione capitalistica».
Recentemente nell'annuale Chesterton Day che si svolge a Grottammare (AP), arrivato alla sua decima edizione, è stata messa a tema la praticabilità del distributismo nella nostra attualità ed è stato invitato a parlarne Stratford Caldecott, presidente del Center for Faith and Culture di Oxford, che ha affermato: «Il distributismo non è socialismo. Non suppone che la proprietà debba essere tolta ai ricchi e data ai poveri, ma piuttosto che la legislazione renda più facile al piccolo proprietario terriero o al piccolo commerciante di sopravvivere e renda più difficile ai magnati di accumulare troppa ricchezza e potere così da costringere i piccoli proprietari e commercianti a diventare suoi impiegati. Il distributismo dichiara che gli esseri umani sono più felici non quando posseggono un'enorme ricchezza, ma quando hanno il pieno possesso della libertà, nel senso di sentirsi responsabili di sé e delle proprie scelte, e soprattutto della libertà di crearsi una famiglia e provvedere a essa. A un uomo dovrebbe essere concesso di star saldo sui propri piedi, e non solo di starsene a penzoloni dalla cintura di un altro uomo».
È un argomento vasto che riguarda concrete possibilità operative in molti ambiti sociali, anche – ed è fondamentale – in quello educativo. Diciamo che questo è stato un primo rinfrescante tuffo, sintetizzabile con un altro dei mirabili aforismi del signor Chesterton: «Non dico che lo Stato ha bisogno solo di quegli uomini che non chiedono niente allo Stato. Dico che di uomini che sappiano autonomamente provvedere ai propri bisogni c'è molto bisogno».


domenica, luglio 15, 2012

Google lancia la sua campagna pro gay






(di Gianfranco Amato) Sabato scorso, 9 luglio 2012, al più importante raduno mondiale della comunità LGBT (Global LGBT Workplace  Summit) tenutosi –non a caso – a Londra, il colosso informatico Google ha lanciato una personale campagna pro-gay intitolata Legalize Love. Il comunicato ufficiale che annuncia l'evento ha un titolo emblematico: «I diritti LGBT sono diritti umani». Anche l'incipit non scherza: «Noi di Google siamo orgogliosi di essere riconosciuti come leader nella lotta per i diritti della comunità LGBT, anche se c'è ancora molta strada da percorrere in quella direzione».

Legalize Love rappresenta una tappa di tale percorso. Lo scopo ufficiale dell'iniziativa sarebbe quello di promuovere condizioni più sicure per i dipendenti LGBT di Google che si trovano ad operare nelle settanta sedi sparsi in tutto il mondo, e particolarmente in quelle nazioni ove sono in vigore legislazioni considerate omofobe.

In realtà si tratta di una potente azione di propaganda ideologica in favore delle lobby omosessuali. Nel comunicato, del resto, Google non ne fa un mistero. Viene, infatti, ricordata la lunga tradizione di sostegno a tutti iGay Pride celebrati nel mondo, compresi, ovviamente, quelli di quest'anno, in cui più di 1.500 Googler (così si chiamano i collaboratori di Google) hanno marciato, tra l'altro, anche a Boston, Chicago, New York, San Francisco, San Paolo, Tel Aviv e Varsavia.

Al World Pride di Londra, invece, hanno partecipato tutti i Gaygler (così si chiamano i collaboratori orgogliosamente gay di Google) provenienti da una dozzina di nazioni. Ma il sostegno non si limita certo alla variopinte parate. Sempre nel comunicato, Google rivendica con orgoglio anche il fatto di aver organizzato numerose attività con lo scopo di "educare" la comunità internazionale sui diritti e l'integrazione LGBT, attraverso seminari, conferenze, training svolti presso le sue sedi. Segue un lungo e dettagliato elenco.

Un dato interessante per comprendere la potenza di fuoco finanziaria che sta dietro questa macchina di propaganda, è quello relativo alle società multinazionali che hanno sottoscritto una partnership con Google per essere coinvolti nella campagna Legalize Love. Basta citare due nomi per tutti: Citigroup, la più grande azienda di servizi finanziari del mondo, e Ernst & Young, una delle "Big Four", ovvero una della quattro maggiori reti societarie a livello internazionale che si occupa dei servizi professionali alle imprese (revisione di bilancio, consulenza aziendale, finanziaria, fiscale e legale).

Non tutti i discriminati sparsi sulla Terra, purtroppo, possono vantare simili amici e sponsor. Ne sanno qualcosa i 200.000 cristiani discriminati in Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, India, Cina, Uzbekistan, Eritrea, Nigeria, Vietnam, Yemen e Corea del Nord. Per loro Google non ha ritenuto di organizzare alcuna campagna.

In realtà il coacervo di interessi che sta dietro il più grande Motore di Ricerca della Rete sembra essere attratto solo dai temi che possono definirsi politicamente corretti. Questa di Legalize Love, infatti, non è la prima incursione di Google nel terreno incoerente ed insensato della political correctness. Ricordo, infatti, che quattro anni fa, nell'aprile 2008, affiancai gli amici di The Christian Institute, organizzazione britannica pro-life, nella battaglia legale intentata proprio contro Google a causa del suo rifiuto di pubblicare un comunicato in tema di aborto.

Il gigante di Internet si oppose alla pubblicazione sull'assunto che la sua politica editoriale non riteneva opportuna la diffusione nei siti web di comunicati che «correlassero il tema dell'aborto a considerazioni di natura religiosa». The Christian Institute incaricò i propri legali di promuovere un'azione giudiziaria contro Google sulla base della violazione dell'Equality Act, la legge britannica del 2006 che vieta ogni forma di discriminazione religiosa.

In quell'occasione fu davvero paradossale constatare come Google, che da sempre si proclama impegnato nella diffusione degli ideali di libertà di pensiero e di libero scambio di idee, abbia censurato il comunicato in questione definendone il contenuto «inaccettabile». A seguito di quell'azione giudiziaria, Google concluse una transazione stragiudiziale e accettò di rivedere la propria posizione, autorizzando The Christian Institute e ogni altra associazione religiosa a pubblicare comunicati connessi alle proprie finalità associative in tema di aborto.

Si è dovuto ricorrere ai magistrati per ottenere quel risultato, e per far applicare una legge antidiscriminatoria nei confronti di chi oggi pretende di combattere ogni forma di discriminazione verso gli omosessuali. Le solite immancabili contraddizioni del politically correct.

L'economia politica del distribustismo

Una dettagliata ed efficace relazione a cura del nostro Fabio Trevisan sulla conferenza tenuta a Bergamo sul distributismo da John Medaille. Rimaniamo accuratamente sul pezzo perché crediamo fermamente nel distributismo. 

Presso la Biblioteca Caversazzi di Bergamo lo scorso 11 luglio si è tenuta una conferenza, il cui titolo (Il Distributismo: un modello di società alternativo a capitalismo e social-comunismo) sembrava riproporre il sottotitolo all'opera di Chesterton: "Il profilo della ragionevolezza".
Presieduta da Matteo Mazzariol, Presidente di Giustizia Monetaria, un'organizzazione che si occupa in particolar modo del coordinamento per la proprietà popolare della moneta, la serata ha avuto come illustre ospite e conferenziere il Prof. John C. Medaille, docente presso l'Università di Dallas, Stati Uniti e manager di grandi corporation e piccole aziende per più di trent'anni. 
Illustrando i principi fondamentali del Distributismo, il relatore è sembrato riprendere e sviluppare alcuni temi dibattuti a Grottammare durante il precedente X Chesterton Day.
Citando una frase di James T. McCafferty: "Quando capitale diventa un ismo, diventa pure un'ideologia", il Prof. Medaille ha ribadito la profonda affinità dei temi del Distributismo con la Dottrina sociale della Chiesa e con il pensiero di Gilbert Keith Chesterton e Hilaire Belloc.
Il suo primario scopo è stato quello di illustrare come l'ordine economico proposto dal Distibutismo sia fondato sull'equità e sull'equilibrio, ponendosi come alternativa reale e pratica all'assenza di equità, che ha reso l'equilibrio impossibile e l'inefficienza inevitabile.
Medaille ha sostenuto che sono necessarie anzitutto tre cose: 1) collocare l'Economia Politica nel suo specifico posto nella gerarchia scientifica; 2) mostrare i motivi per cui la giustizia distributiva sia necessaria all'ordine economico; 3) dimostrare che la proprietà porti alla radice della giustizia distributiva. Questi tre aspetti tenuti assieme, ha sottolineato Medaille, conducono alla filosofia economica nota come "Distributismo". Il compito necessario non sta nell'inventare ma nel riscoprire, come hanno rimarcato ampiamente Gilbert Keith Chesterton e Hilaire Belloc. Riscoprire le radici dell'ordine economico, renderle operative ed applicarle alle situazioni nuove e reali. La scienza economica, ha ribadito il Prof. Medaille, è la scienza pratica par excellence ed è governata dalla ragione pratica, che ha il suo primo assunto nell'esatto detto: "Il bene deve essere fatto ed il male evitato". Allora il compito da assumersi primariamente è il collocare l'economia politica entro la giusta gerarchia scientifica. Contrastando il liberismo del laissez-faire come principio autoregolatore del mercato, Medaille ha evidenziato il differente modello economico che vede la famiglia protagonista, che aggiunge veramente ricchezza all'economia. Facendo esempi concreti, il Prof. Medaille ha difeso il "capitale" dall'aggressione ideologica capitalistica, dimostrando come un contadino -che desideri avere un raccolto il prossimo anno- abbisogni di salvare qualcosa di quello che ha prodotto (il "capitale"). Questo sano concetto di "capitale" che proviene dal lavoro contrasta con il sistema dell'usura capitalistica moderna che è basato sulla ricchezza senza lavoro. Anche un sistema bancario, ha denunciato Medaille, che avvantaggi l'avarizia e perda la fonte originaria del lavoro umano, inverte l'ordine naturale producendo quei mostri finanziari che sovvertono a loro volta un proprio ordine, diventando padroni della produzione anziché aiuti all'economia reale.
Nelle economie capitalistiche, la vasta maggioranza degli uomini non ha sufficiente capitale per sostenere la propria vita, dovendo così lavorare per un salario per poter vivere. Uomini e donne, ha proseguito John Medaille, non hanno avuto un sufficiente potere d'acquisto per poter equilibrare il mercato, accentuando il disequilibrio e quindi portando alla recessione. Facendo ancora uno stimolante confronto, il Prof. Medaille ha chiarito che se un manager può avere un reddito cinquecento volte più alto di quello di un onesto lavoratore, invece di investimenti produttivi utilizzerà il suo denaro per strumenti speculativi che il mercato finanziario colloca a piene mani. Se quindi i salari ed i profitti non si regolano l'un l'altro, le disfunzioni finanziarie e le crisi sono inevitabili. Citando il volume di Hilaire Belloc La restaurazione della proprietà, Medaille ha sottolineato gli errori che si possono compiere nel trasferire potere d'acquisto da un gruppo (pochi capitalisti) ad un altro (molti indigenti). Gli sbagli possono essere sintetizzati in tre punti: 1) la carità (soprattutto nella forma assistenzialistica); 2) la spesa statale; 3) il credito al consumatore (o l'usura).
Questi falsi rimedi alle disfunzioni del capitalismo hanno portato ad un'economia di plastica, basata su aperture di credito e sintetizzata dal proliferare delle carte di credito costituendo, come ha descritto in un'immagine efficace Medaille, un castello di carte instabile e fluttuante.
Evidenziando come il lavoro (human beings) sia profondamente umano e non una merce (commodity) la cui offerta è regolata dal prezzo, Medaille ha accennato al doveroso riferimento al Magistero della Chiesa, in particolar modo a quelle encicliche (cosiddette "sociali") che, a partire dalla Rerum novarum di Leone XIII hanno condotto alla Caritas in veritate di Benedetto XVI.
Criticando la "marginal productivity" di J. B.Clark, che aveva teorizzato una distribuzione della ricchezza nella quale i salari avrebbero dovuto crescere con una maggior produttività, il Prof. Medaille l'ha sconfessata empiricamente con i dati della produttività statunitense, che negli ultimi 40 anni ha avuto un aumento della produttività mantenendo un medio salario immobile dal 1973.
Perché il libero mercato non produce equità? Medaille, riprendendo l'economista Adam Smith, ha sostenuto che non sta nella produttività ma nel bilanciamento del potere la soluzione alle disfunzioni economiche e sociali. Se le relazioni di proprietà sono alla base delle relazioni economiche, tutto dipenderà dalla natura sostanziale di quelle relazioni. Citando un efficace truismo di Daniel Webster: "Il potere segue la proprietà", Medaille ha sostenuto l'importanza del concetto di proprietà, di ciò che è essenzialmente proprio della proprietà, caratteristico della persona umana quando afferma: "Questa è la mia terra" o "questa è la mia casa". Affermazioni naturali come l'aria che si respira e che quindi permettono alla persona umana (primato della persona anche nella Dottrina sociale della Chiesa) di vivere con un'autentica e necessaria dignità.
Facendo una breve ma estremamente interessante rassegna storica della modifica del concetto di proprietà, Medaille ha analizzato il cambiamento avvenuto dal 1535 con la confisca dei monasteri che portò alla codifica in legge nel 1667 con lo Status of Frauds. Prima del regno di Enrico VIII, ha dimostrato il Prof. Medaille, coloro che lavoravano nelle tenute del re (il re era considerato property-holder, unico proprietario) in quanto inquilini (tenants) offrivano servizi collegati alla difesa della terra: difesa, miglioramenti ed altre pratiche. La mentalità moderna, ha sostenuto ancora Medaille, pensa al contadino del XV secolo come ad uno schiavo senza alcun potere ma, al contrario, come rilevanti studi ed analisi hanno dimostrato, i salari erano piuttosto alti, tanto che un artigiano poteva sostenere la propria famiglia con sole dieci settimane di lavoro in un anno, così come un altro comune lavoratore poteva farlo con appena quindici settimane. Dopo la chiusura dei monasteri nel XVI secolo, i salari collassarono al punto che un artigiano doveva lavorare trentacinque settimane in un anno per mantenere la propria famiglia, così come rispettivamente un comune lavoratore doveva farlo per quarantadue settimane. L'assunzione di questi dati incontrovertibili palesa la fondamentale importanza delle istituzioni ecclesiastiche per preservare la libertà della persona umana, a partire dalle libertà economiche che creano indipendenza e sostegno alla famiglia. Dopo il XVI secolo, con la perdita graduale dell'indipendenza economica, le famiglie hanno dovuto sottostare a contratti divenuti leonini, fondati sull'ineguaglianza e l'ingiustizia, compromettendo definitivamente la propria libertà. Cosa fare per restaurare la giustizia distributiva?
John C. Medaille ha citato un'affermazione di R.H. Tawney: "La proprietà deve essere un aiuto al lavoro creativo e non un'alternativa ad esso" affinché si possa recuperare una funzione legittima della proprietà attraverso una più larga diffusione della proprietà stessa. Concludendo con ulteriori esempi pratici di pratiche distributiste, Medaille ha menzionato la Mondragon Cooperatives fondata sessanta anni fa  in Spagna ed ispiratata dal sacerdote cattolico basco Don José Maria Arrizmendiarrieta, che oggigiorno raccoglie trecento cooperative e fa lavorare ottantamila persone, non facendo solamente business, ma anche operando funzioni educativo e sociale quali scuole, istituti di ricerca, università, corsi di apprendistato e molto altro. Anche negli Stati Uniti, più recentemente, l'esempio della Springfield Remanufacturing Corporation può essere additato quale esempio di stile distributista. Il suo Presidente, Jack Stack, dal 1983 ha salvato dal fallimento l'azienda investendo nel capitale umano e nel coinvolgimento delle famiglie e delle parti sociali, facendola diventare una grossa cooperativa sociale che si occupa, oltre che della produzione, dell'educazione e della formazione delle persone coinvolte.
Il relatore ha concluso, anche rispondendo ad alcune domande del pubblico, rammentando l'importanza della famiglia,della crescita demografica e delle relazioni culturali e sociali.
Si è inoltre incoraggiato la difesa dei valori cristiani ispirati dalla corretta interpretazione della Dottrina sociale della Chiesa e dalla lettura efficace e sempre attuale dei capostipiti del pensiero distributista: Gilbert Keith Chesterton e Hilaire Belloc.

FABIO TREVISAN

martedì, luglio 10, 2012

Tutti parlano del divorzio Holmes - Cruise ma nessuno dice il perché



Inviato da iPhone

Gianfranco Amato sul registro delle unioni civili a Varese

Vi presentiamo questo articolo di Gianfranco Amato sulla vicenda del registro delle unioni civili che si voterà a Varese giovedì: http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=30485

Speriamo bene.

La tv dei cristiani oppressi ora piace pure in Iran - Fausto Biloslavo su Il Giornale di oggi 10 Luglio 2012

Una bella storia che ci viene resa nota da un bravo giornalista come Fausto Biloslavo (uno che fa sul serio il giornalista, e i pallettoni volanti da guerra di cui parla spesso nei suoi articoli sono quelli che ha visto fischiare sopra la sua testa e non da un hotel):

http://www.ilgiornale.it/esteri/la_tv_cristiani_oppressiora_piace_pure_iran/iran-tv_cristiani/10-07-2012/articolo-id=596245-page=0-comments=1


Boom per il network che parla alla minoranza religiosa perseguitata in Medio Oriente. Sat-7 trasmette in 22 paesi islamici, con picchi da 10 milioni


Una televisione cristiana per il Medio Oriente e il Nord Africa, che tenga viva una minoranza sempre sotto tiro e attragga pure telespettatori musulmani. È questa la «missione » di Sat-7, una rete satellitare fondata nel 1995, che da un paio d'anni si è rivitalizzata con 7 milioni di telespettatori abituali.

Il quartier generale si trova a Nicosia, sull'isola di Cipro e nel corso del tempo il network si è allargato a cinque canali che trasmettono in 22 paesi musulmani. Il più importante è Sat-7 Arabic, che ha avuto punte di audience di 10 milioni. Il canale dedicato ai bambini, che fra Medio Oriente e Nord Africa sono 100 milioni, sta riscuotendo un grande successo. Sat-7 trasmette anche in farsi, la lingua parlata dagliiraniani. Nella patria degli ayatollah la minoranza cristiana è stimata oltre le 200mila persone.

Il resto dell'articolo lo trovate nel collegamento in alto.

lunedì, luglio 09, 2012

Dal prof. Carlo Bellieni

 Una moda diffusa quanto dannosa

I test di paternità violano il sacrosanto diritto del figlio alla privacy

di Carlo Bellieni   9 Luglio 2012

 

Tra le mode di oggi – si dice che vendano anche i kit su internet e ne leggiamo sempre più sui giornali– c'è quella delle analisi genetiche di paternità. Reale diritto? Chissà! Dubitiamo che lo sia, non perché possa dar fastidio ai padri - se la donna che ha avuto più rapporti volesse col test capire di chi è davvero i figlio-; e non perché possa dar fastidio alle madri -che possono essere smentite dal marito cui la donna attribuiva la paternità-. Quello che davvero ci preoccupa ma che sembra non preoccupare nessuno, è che questo va contro il sacrosanto diritto del figlio alla privacy. Perché il test lo fanno a lui. Invece su tanti giornali la cosa passa come se il test si facesse a una patata, per decidere chi è il padrone.

E passa con una facilità tale da farlo diventare di moda, come recita i proverbio inglese: "Per chi ha un martello, ogni cosa è un chiodo". In fondo, viviamo in un mondo tecnologico, in cui sembra proprio che tutto quello che si può fare tecnicamente sia lecito. Così almeno passa tra la gente. E se obietti qualcosa dicono che "sei contro la scienza" o "contro la libertà dell'individuo". Poco gli importa che proprio la scienza, con la dichiarazione di Helsinki abbia messo dei paletti agli scienziati, che tutti gli scienziati accettano… Ma evidentemente per i massmedia e per certi politici, i paletti vanno messi solo quando fa piacere a loro, soprattutto non vanno messi alle ricerche alla moda.

Già, la moda: tante precauzioni per la privacy degli adulti, ma poi quando si parla dei bambini ci si comporta come se fossero un ortaggio appena comprato al supermarket. Già, perché nessuno lo domanda, ai bambini, se loro davvero vogliono che il loro DNA sia analizzato. Pensate se domani scopriste che vostra sorella o vostro marito vi ha analizzato il DNA… e con i bambini succede; senza che loro diano alcun consenso.

Strano mondo, quello in cui i diritti dei bambini sono ancorati ad un livello di serie B.

E non capiamo tutto il parlare dei mirabolanti risultati di questi test di paternità che dalle pagine patinate dei giornali ci annunciano che il 10% dei figli è di un padre diverso dal marito; quasi a giustificare involontariamente il tradimento maschile o femminile ("cosa volete… così fan tutti" si dirà), e senza considerare che verosimilmente questi sono i risultati dei laboratori dove evidentemente si rivolge chi ha già un serio dubbio di paternità. Semmai quello che sembra strano è che il tasso di figli illegittimi tra chi già ha dei seri dubbi sia solo del 10%, il che vuol dire che il 90% dei padri che hanno seri motivi di dubitare delle mogli si sbaglia.

Strano mondo quello in cui non ci si fida più di nessuno.

E in questo modo zoppo di considerare i bambini e di considerare il rapporto di coppia, i bambini stanno a guardare. Non sono lì con gli occhi sbarrati di chi segue un racconto spaventoso, ma ancor più spaventati voltano la testa dall'altra parte, e ascoltano. Ascoltano la TV dire che loro forse sono figli del vicino di casa, che la loro mamma è ad alta probabilità di aver buggerato il babbo, che il babbo – fosse anche il loro – li ha accettati solo perché erano proprio e solo come lui li voleva. Ascoltano, i bambini, e immagazzinano tutte queste cose facendo finta di giocare, o forse giocando per non sentire (ma ci riescono?). E mentre giocano ormai da soli (la stragrande maggioranza non ha fratelli e vede li amici solo alle feste, mai nelle strade o nelle piazze), ci guardano sempre con maggior diffidenza, senza speranza: in fondo quella attuale è la prima generazione di ragazzini che non critica quella precedente per le idee –"vecchi Matusa!" si diceva nel '68- ma perché li lascia senza soldi… (PS: è la generazione dei figli di quelli che nel '68 giravano con l'eskimo: complimenti per la rivoluzione!)

Ci guardano con diffidenza grazie anche alle notizie fuorvianti che gli lasciamo arrivare come fossero acqua fresca e grazie al nostro costume di trattare i bambini come prodotti (di cui il test di paternità a tappeto è solo un esempio). Se domani ci prenderanno a calci, potremo dire che la colpa non è nostra?

Domenica in montagna con la SAMI sul Garrafo

sabato, luglio 07, 2012

I nostri ragazzi delle superiori raccontano la mostra "...e santefamiglie"





Incontro con Jack Schrader

Ecco come ci vede Stratford Caldecott

http://theeconomyproject.blogspot.co.uk/2012/07/italian-chesterton-society.html?m=1

Last week I was privileged to be among the speakers at an informal conference organized in the hot Italian sunshine by theItalian Chesterton Society, whose blog is an important point of reference on matters connected with GKC. Some photos of the event can be found on the blog post for 5 July. In the course of a week of events celebrating the brief but luminous life of Blessed Pier Giorgio Frassati, one day was set aside to discuss the philosophy and way of life known as DISTRIBUTISM – which seems to be alive and well in Italy. The country as a whole is blessed with relatively strong regional identities, strong families, and rich natural resources – and is the home of the Slow Food Movement. Of course, it, is affected as the rest of us by the economic crisis in Europe, but one feels that if anyone can find their way through the crisis to a new and saner way of life, it is the Italians. While there we heard about the Monti di Pieta (Montes Pietatis), credit unions and confraternities that flourished there in the past until swept away by modernity. The Italian Chesterton Society is playing its part in trying to revive such initiatives, by founding cooperatives to put Catholic social teaching into practice – and even a school, similar to the Chesterton Academy in the US.

venerdì, luglio 06, 2012

Genitori espropriati se la figlia abortisce - Gianfranco Amato su Avvenire

giovedì, luglio 05, 2012

Le proposte estive delle Edizioni Lindau





--
"Una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro" (Gilbert Keith Chesterton)

Foto dal X Chesterton Day

In questo collegamento ed in quest'altro trovate le foto del X Chesterton Day.

Il bosone e quel 96 per cento di materia che manca per saper tutto di Dio - Ubaldo Casotto da Il Foglio

Studiare serve a scoprire quanto siamo ignoranti. Per questo non bisogna smettere mai. La scoperta, che poi non di scoperta si tratta ma di conferma sperimentale, del fino a ieri inafferrabile bosone di Higgs ne è l'ennesima conferma. E non sarà l'ultima. I titoli dei giornali, giustamente euforici, parlano di "particella di Dio". Higgs, che ne teorizzò l'esistenza, non sopporta che la chiamino così, preferisce definirla "fiocco di neve". L'attribuzione teologica è responsabilità del premio Nobel Leo Lederman che chiamandola "particella di Dio" sperava di convincere le autorità politiche statunitensi a non revocare i finanziamenti per l'acceleratore del Fermilab di Chicago.

Ora il "fiocco di neve" è stato catturato – dire visto sarebbe dire troppo – perché (in questo è vero, si comporta un po' come Dio, ma non è una sua esclusiva, tutta la realtà è "segno") ha lasciato tracce di sé in due esperimenti che gli davano la caccia con tecnologie diverse: la sua energia si esprime tra 125 e 126 GeV (miliardi di elettronvolt). Il bosone che Higgs "vide" nel 1964 (allora sì che si trattò di visione) era il tassello mancante al cosiddetto Modello standard, la teoria che spiega l'architettura di base della natura, sarebbe lui il fornitore di massa a tutte le altre particelle subatomiche della materia.

Ora, gli scienziati, almeno quelli seri, non sono mai apodittici e anche in questo caso parlano di valori che garantiscono "l'altissima probabilità" della presenza del fatidico bosone, e, soprattutto, dicono che il suo ritrovamento non chiude nessuna partita, anzi "ha aperto una nuova fisica". E con umiltà spiegano che non tutto è andato come previsto, che la scienza, scusate il bisticcio, non è una scienza esatta, che le caratteristiche del bosone sono diverse da come la teoria l'aveva immaginato (avete letto giusto, gli scienziati, i fisici almeno, usano l'immaginazione), ma "proprio le nuove anomalie intraviste nel bosone di Higgs – ha detto Rolf Heuer, direttore generale del Cern – potrebbero costituire l'anello di congiunzione con la realtà che ancora ignoriamo".

Nella storia della scienza c'è sempre un anello mancante. La realtà di cui ancora siamo ignoranti – va detto per completezza di informazione di fronte al successo giustamente rivendicato da Heuer ("Abbiamo raggiunto una tappa fondamentale nella conoscenza della natura") – è quel 96 per cento di materia ed energia oscura che costituisce l'universo che oggi ci è noto e di cui non conosciamo le caratteristiche. La materia su cui siamo edotti è il 4 per cento.

Dunque è vero, studiare serve a capire quanto siamo ignoranti e che la conoscenza indispensabile al vivere non sia rintracciabile in nessuna parte o particella, perché riguarda il tutto. L'uomo religioso non ha nulla da temere da alcuna scoperta scientifica, guarda con stupore nel cannocchiale di Galileo come nello schermo dell'ecografia, e si addentra volentieri nel sottosuolo del Large Hadron Collider di Ginevra come hanno fatto nel gennaio scorso alcuni cardinali italiani. Il matematico Francesco Severi spiegava che quanto più si addentrava nella ricerca scientifica, tanto più gli era evidente che tutto ciò che scopriva, man mano che procedeva, era "in funzione di un assoluto che si oppone come barriera elastica (…) al suo superamento con i mezzi conoscitivi. C'è un oltre cui ogni scoperta rimanda. La verifica sperimentale della validità del Modello standard delle particelle elementari è anche la conferma della presenza nel mondo di una simmetria e forse addirittura di una supersimmetria, quindi di un ordine armonico che è la condizione prima per poter parlare dell'esistenza di un'intelligenza che crea e governa il tutto.
"Chi non ammette l'insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato" non è una massima del cardinale Camillo Ruini, ma di Albert Einstein. Ed è una verità semplice, per così dire democratica, attingibile anche a chi scienziato non è, ma di una certa "scienza", di un sapere certo, cioè di un senso, ha assoluta necessità per vivere.

Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio, disse di non aver visto Dio lassù. Più umilmente, e più realisticamente, l'anonimo estensore del salmo 138 descrisse così l'esperienza possibile all'uomo di ogni tempo: "Se salgo in cielo, là tu sei; / se scendo negli inferi, eccoti. (…) Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio! Se volessi contarli, sono più della sabbia". Ci son più cose in cielo e in terra di quante ne veda l'acceleratore del Cern.

di Ubaldo Casotto

RISULTATI DELLA 2° LOTTERIA DI BENEFICIENZA

Cari amici,
ieri si è conclusa la nostra bellissima festa in onore del beato Pier Giorgio Frassati.
La serata prevedeva anche l'estrazione dei numeri della 2° lotteria di beneficienza.



5° PREMIO E' STATO ASSEGNATO AL NUMERO 2217

4° PREMIO E' STATO ASSEGNATO AL NUMERO 0225

3° PREMIO E' STATO ASSEGNATO AL NUMERO 2803

2° PREMIO E' STATO ASSEGNATO AL NUMERO 3267

1° PREMIO E' STATO ASSEGNATO AL NUMERO 3704

mercoledì, luglio 04, 2012

Serata finale con giallo alla festa di Pier Giorgio Frassat

martedì, luglio 03, 2012

L'intervento del nostro Vescovo