martedì, gennaio 31, 2012

Oggi è la festa di don Bosco, copatrono della Compagnia! Evviva don Bosco! Evviva la Compagnia!

lunedì, gennaio 30, 2012

In questa intervista a Marco Sermarini si accenna tra l'altro alla nostra scuola...

Chesterton e la crisi moderna
Il "distributismo" con persona e famiglia al centro dell'economia
di Gilberto Castrovilla
ROMA, sabato, 28 gennaio 2012 (ZENIT.org).- “Chesterton & Pound - La persona contro la crisi”. E’ questo il titolo di un incontro che si è svolto il 27 Gennaio 2012 a Roma presso la sede dell’associazione LabCom.
Tra gli intervenuti l’avv. Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana, che ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.
Lei ritiene che Chesterton abbia qualcosa da dire a proposito dell’attuale crisi?
Sermarini: In effetti sì! Tanto più che Chesterton parte dalla dottrina sociale della Chiesa, precisamente da quella Rerum Novarum che ispirò lui, lo scrittore inglese Hilaire Belloc e padre Vincent McNabb ad elaborare il distributismo, quella teoria sociale e politica che vuole la famiglia al centro della società, protagonista dello sviluppo sociale ed economico della propria terra, proprietaria almeno della sua casa e di ciò che gli necessita per vivere liberamente, intraprendente in campo economico con piccole imprese, costruttrice di novità. Una teoria equidistante da capitalismo e socialismo...
In che senso?
Sermarini: Nel senso che lei può leggere con chiarezza nel brano che le cito, estratto da Il profilo della ragionevolezza, una delle opere fondamentali per chi vuole conoscere il pensiero distributista di Chesterton, pubblicata per la prima volta da Lindau pochi mesi fa: “Il capitalismo e l'affarismo, nei loro recenti sviluppi, hanno predicato l'espansione degli affari anziché la conservazione dei beni personali; nel migliore dei casi hanno tentato di travestire il borsaiolo attribuendogli alcune virtù del pirata. Quanto al comunismo, corregge il borsaiolo solo vietando le borse e le tasche”. Mi sembra abbastanza chiaro...
In altre parole?
Sermarini: Chesterton ed i suoi amici sostenevano che capitalismo e socialismo fossero due lati della stessa medaglia e che comprimessero la libertà e il corretto sviluppo di uomini e società. Essi pensavano invece che una società armoniosa può sussistere solo a patto di ripristinare l’ordine tradizionale, cioè quello che vede la famiglia proprietaria di casa e terra, in un certo senso economicamente autonoma sulle proprie gambe, esercente attività imprenditoriali in cui i protagonisti non siano “dipendenti” ma cooperatori della stessa vicenda sociale. In un certo senso è il tentativo di ristabilire oggi ciò che aveva costruito la civitas christiana ossia l’ordine sociale medioevale. Dice infatti Chesterton: “Man mano che ciascun gruppo o famiglia si riapproprierà dell'esperienza reale della proprietà privata, diventerà un centro di influenza, una missione”. Possiamo dire che Chesterton riprese le mosse dei grandi santi medioevali da San Benedetto da Norcia a San Tommaso d’Aquino. Circa l’autonomia degli uomini nel lavoro ecco cosa diceva: “La nostra società è così anormale che l’uomo normale non sogna mai di avere la normale occupazione di occuparsi della sua proprietà. Quando sceglie un mestiere, sceglie uno dei diecimila mestieri che comportano l’occuparsi della proprietà dell’altra gente”.
Ma oggi tutto ciò le sembra possibile?
Sermarini: l’esperienza più compiuta del distributismo attualmente esistente è la cooperativa Mondragon in Spagna, che basandosi su questi principi ha costruito un’impresa ricca di migliaia di collaboratori artigiani e tecnici nei più disparati e complessi campi. Più in piccolo posso dire che anche in Italia c’è chi sta organizzandosi: dalle mie parti, nelle Marche, abbiamo dato vita ad una scuola media e superiore totalmente libera che si regge su chi la fa, conta sulla collaborazione delle famiglie coinvolte e dei ragazzi stessi, oltre che ad un sistema di aiuto reciproco tra famiglie che spazia dall’educazione dei figli al lavoro ed anche al sostegno finanziario.
E Chesterton cosa ha a che fare con Ezra Pound?
Sermarini: I due scrittori sono contemporanei (Pound era di una decina d’anni più giovane di GKC), si conobbero e frequentarono, condivisero parte delle loro idee seppure partendo da presupposti differenti ed arrivando ad esiti altrettanto differenti: l’idea che il capitalismo come il socialismo fossero sistemi problematici e di per sé malsani, l’idea di lottare contro la grande usura, l’idea che la persona possa avere le possibilità di lottare per ciò in cui crede. Per Chesterton le sue idee sociali e politiche (che crearono ai suoi tempi un certo movimento culturale e sociale in cui furono coinvolti tantissimi giovani) erano figlie della Chiesa Cattolica e miravano ad edificare la Chiesa e la vera libertà dell’uomo nella società.

domenica, gennaio 29, 2012

Il nostro amico padre Cassian Folsom è stato eletto Uomo dell'anno dalla rivista Inside The Vatican

http://osbnorcia.org/it/2012/01/23/padre-cassiano-persone-dell-anno

La notizia è nel collegamento qui sopra e noi siamo molto contenti perché padre Cassian è un nostro carissimo amico.

Lavorare lavorare in compagnia

Ancora lavori!

Come i monaci benedettini bonificavano paludi e dissodavano le terre i ragazzi della compagnia sono all'opera la domenica mattina per risistemare il campo. Poco alla volta. Buon lavoro!

venerdì, gennaio 27, 2012

Da Il Foglio di oggi - Meglio che i lefebvriani...


Alessandro Gnocchi – Mario Palmaro

L'accordo si farà oppure no? Il dialogo fra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, fondata da monsignor Marcel Lefebvre, è entrato in una fase decisiva. L'esito di questo dialogo sta a cuore innanzitutto a Benedetto XVI, che lo ha promosso e alimentato personalmente; sta a cuore a tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici che fanno parte della Fraternità; e sta a cuore a tutta quella più vasta parte del mondo cattolico che lefebvriana non è, ma che si colloca nell'area della tradizione. Per motivi diversi, anche il cattolicesimo progressista e il mondo laico osservano con grande attenzione, e qualche nervosismo.

Insomma: la partita che si sta giocando è importante e difficile, ma l'accordo non è impossibile. Molte resistenze potrebbero cadere, se solo si considerasse che, per quanto si discuta di questioni dottrinali, lo si fa per via diplomatica, anche perché è in discussione la sistemazione canonica della Fraternità San Pio X. Ci si muove su un terreno misto dove è fondamentale distinguere i piani, operazione oggettivamente non sempre facile.

Da qui il moto sussultorio con cui procede la vicenda. Se si può comprendere il disorientamento di Roma davanti alle esitazioni della Fraternità San Pio X, si deve comprendere anche la perplessità della Fraternità San Pio X quando lamenta che Roma chiede quanto non ha chiesto a nessun altro per potersi fregiare della sdrucciolevole categoria ecclesiale detta "piena comunione".

A questo punto, nessuna delle due parti può pretendere di far pagare all'altra un prezzo inesigibile: da un lato, Roma non può chiedere alla Fraternità San Pio X di rinnegare la sua identità; dall'altro, i lefebvriani non possono pretendere che Roma perda la faccia, con una resa incondizionata e con una fiabesca rimessa in forma dell'attuale mondo cattolico, che è obiettivamente un coacervo di molte contrastanti cose.

Il successo della trattativa richiede uno sguardo che sappia tenere insieme fede e realismo. Da una parte, una visione soprannaturale: il credere che la Chiesa è a Roma, comunque e in ogni caso, nonostante stia attraversando una delle crisi più gravidella sua storia; dall'altra, la strada stretta del realismo, che punti a dare alla Fraternità San Pio X la possibilità di "fare l'esperienza della tradizione", secondo una formula che fu coniata proprio da monsignor Marcel Lefebvre.

Per quanto possa sembrare sproporzionato, la responsabilità maggiore investe gli eredi di Lefebvre. Nella storia della Chiesa ricorre spesso la figura del nano che si carica sulle spalle il gigante. Si tratta di un compito che, oltre al rigore dottrinale e morale, richiede umiltà e carità e la consapevolezza che Roma si aiuta stando a Roma. Ma più passa il tempo, più si rischia di pensare che esista solo un'alternativa tra due vie: la sirena di chiinvita a non concludere perché le condizioni della Chiesa sono troppo gravi; e la sirena di chi invita a concludere senza discutere perché in fondo va tutto bene. L'una e l'altra via non si confanno al senso più intimo di un'istituzione come la Fraternità San Pio X,sorta in seguito alla indiscutibile crisi abbattutasi sulla Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Come spesso capita quando si prospetta un bivio, in realtà esiste una terza alternativa che, in questo caso, recita più o meno così: la questione deve essere conclusa al più presto proprio perché la situazione è grave, in vista del bene di tutta la Chiesa.

In tale operazione, la Fraternità San Pio X non può essere lasciata sola davanti a una responsabilità tanto grande. E in questo fa da garante Benedetto XVI. Non si può negare che questo Papaabbia caratterizzato il proprio pontificato rimettendo in onore la Messa gregoriana, ritirando la scomunica ai vescovi della Fraternità e avviando i colloqui dottrinali sui punti caldi: tutte condizioni richieste dagli eredi di Lefebvre. Questo fatto non può essere ignorato né dalla Fraternità San Pio X,  nè dai negoziatori che rappresentano Roma. I quali sanno benissimo che c'è più cattolicesimo nella comunità lefebvriana, pur canonicamente irregolare, che in molte comunità regolarissime interne al mondo cattolico. E' giunta l'ora di mettere fine a questo paradosso, con un atto di buona volontà e insieme di buon senso. Da entrambe le parti.


mercoledì, gennaio 25, 2012

Un aforisma al giorno


"Chi non rammenta i suoi peccati tende sempre a ripeterli".

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra

Rassegna stampa

1.UN INGLESE SCRIVE SU FACEBOOK CHE LO STATO NON DOVREBBE OBBLIGARE LA CHIESA A CELEBRARE I MATRIMONI GAY: ORA RISCHIA IL LICENZIAMENTO!
Aveva scritto nel suo profilo personale: ''le Sacre Scritture sono assolutamente chiare sul fatto che il matrimonio sia l'unione di un uomo e di una donna''
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Corrispondenza Romana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2121

2.DICHIARAZIONE INQUIETANTE DEL VESCOVO DI RAGUSA: ''LO STATO RICONOSCA LE UNIONI GAY''
Ma per la legge del piano inclinato se si apre la porta al riconoscimento di queste unioni, il matrimonio omosessuale è la tappa successiva, per poi arrivare immancabilmente alle adozioni per le coppie gay
Autore: Massimo Introvigne - Fonte: La Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2125 

3.ESAME DI COSCIENZA SUI VIZI CAPITALI
Schema tratto dalla penitenziale per i giovani in San Pietro alla presenza di Benedetto XVI
Fonte: Libreria Editrice Vaticana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2119 

4.LA DISGUSTOSA E BLASFEMA RAPPRESENTAZIONE DI ROMEO CASTELLUCCI: IL PAPA ZITTISCE IL CORRIERE DELLA SERA
Ricordiamo inoltre che l'arcivescovo di Parigi ha guidato una veglia di preghiera di riparazione a Notre Dame
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
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5.ROMEO CASTELLUCCI: ECCO COSA DICEVA NEL 2002
''Ciò che io e i miei colleghi abbiamo cercato di fare nel corso degli anni è di portare lo scandalo scenico al parossismo e di mantenerlo sempre vibrante''
Autore: Rino Cammilleri - Fonte: La Bussola Quotidiana
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6.2012: 600° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI SANTA GIOVANNA D'ARCO, PATRONA DELLA FRANCIA
Venticinque anni dopo il tribunale che l'aveva condannata fu riconosciuto come illegittimo, il processo annullato e Giovanna fu riabilitata e riconosciuta innocente, il vescovo che la condannò fu scomunicato come eretico
Autore: Paolo Gulisano - Fonte: CulturaCattolica
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7.IN SLOVACCHIA SI PENSA A UN PROGRAMMA DI STERILIZZAZIONE DI MASSA PER GLI ZINGARI
Tornano di moda i progetti attuati dal nazismo in Germania, in molti stati americani e del Canada a partire dagli anni '20 con leggi ad hoc o in Svezia, dove si è praticata la sterilizzazione fino agli anni '70
Autore: Danilo Quinto - Fonte: La Bussola Quotidiana
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8.SECONDA EDIZIONE DELLA MARCIA PER LA VITA: APPUNTAMENTO A ROMA DOMENICA 13 MAGGIO
E il sabato precedente un interessante convegno scientifico-divulgativo
Autore: Cristina Siccardi - Fonte: Corrispondenza Romana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2098 

martedì, gennaio 24, 2012

Un aforisma al giorno - Bella, quest'allegria di trincea!


L'abbiamo rivista in un blog amico, quello del giovane Giacomo Berchi, ve la riproponiamo perché, anche se Natale 2011 è passato, è sempre bene prepararsi per il prossimo...

"Il Natale, per noi, nel Cristianesimo è diventato una cosa, in un certo senso, semplicissima. Ma, come tutte le verità della tradizione cristiana, esso è, in un altro senso, una cosa assai complessa. La sua unica nota é che esso tocca simultaneamente molte note: umiltà, gaiezza, gratitudine, paura mistica, e anche attesa drammatica. E' non soltanto un'occasione per pacifisti come per i gaudenti; é non solo una conferenza pacifista indù o una festa invernale scandinava. C'è in esso anche una sfida; qualche cosa che fa suonare bruscamente le campane a mezzanotte come i cannoni di una battaglia appena vinta. Tutta questa indescrivibile atmosfera natalizia pende in aria come una fragranza non ancora svanita della esultante esplosione di duemila anni fa in quell'ora unica sui colli della Giudea. Ma è il sapore é nettamente riconoscibile; è qualche cosa di troppo sottile o di troppo solitario per esser reso da quel che intendiamo con la parola "pace".  La gioia della caverna era simile all'allegria di una fortezza o di una tana di briganti; intesa nel suo vero significato, non sarebbe impertinente dire che era l'allegria di una trincea. Non solo é vero che quella stanza sotterranea era un rifugio contro i nemici, e che i nemici già stavano scorrazzando sulla sua volta di pietra. Non solo é vero che gli zoccoli dei cavalli di Erode possono esser passati rintronando sulla testa abbandonata del Cristo. Ma in quella immagine c'è anche l'idea di un posto avanzato, di una feritoia nella roccia, di un'apertura sul territorio nemico".

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno

lunedì, gennaio 23, 2012

Questo articolo segnalato da Maria Grazia Gotti si merita il tag "Bella gioia!"

Lucy non doveva nascere, è diventata uno spettacolo

"È la storia di una nascita. Quindi una storia di Natale. «Questa bimba è un miracolo della natura», dice la mamma di Lucy. Lo penso anch'io, dopo averla vista camminare, gattonare, giocare, sorridere, salutare, imitare «la nonna di Titti» con smorfie da attrice consumata e mandare bacini soffiando sul palmo della mano. Sì, è davvero un caso unico al mondo, Lucy, che non doveva nemmeno nascere ed invece è nata il 7 luglio 2009, figlia di Anna Benedetti e Gianluca Anselmi, 39 e 42 anni, affetta dalle sindromi di Dandy-Walker e di Down, una rarissima combinazione su cui non esiste letteratura scientifica, a parte il caso di un bimbo israeliano che nel 1989 tentarono invano di salvare in Germania."

L'articolo-intervista, pubblicato su Il Giornale il 24 dicembre, si trova qui:http://www.ilgiornale.it/edizione_pdf/307/26-12-2011/18/page=171505-pdf_num=2466

L'autore è Stefano Lorenzetto, un giornalista dalla penna magica che riesce a tirar fuori l'unicità di tutte le persone che intervista. E di italiani, per i suoi "Tipi Italiani" ne ha intervistati davvero tanti, famosi (pochi) o sconosciuti (i più); così tanti da finire sul Guinnes dei primati.
....Forse però magica non è la penna, ma il suo sguardo, che si lascia stupire e incuriosire sempre dalla persona che gli sta davanti.

Maria Grazia Gotti

venerdì, gennaio 20, 2012

Mons. Luigi Negri sullo spettacolo blasfemo di Milano (bravo!)

"…Ormai l'ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all'abolizione sistematica della presenza e dell'annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista. Quindi da questo punto di vista il giudizio non può che essere inappellabilmente negativo: è un'espressione meschina di una volontà di eliminare la tradizione cristiana, in questo caso colpendo il contenuto fondamentale della fede. Colpendo l'immagine e la figura di Gesù Cristo nei confronti del quale nella scritta finale – credo che apparirà ancora malgrado tutte le modificazioni a cui in qualche modo sono stati costretti – apparirà il rifiuto di essere figli di Dio. E quindi si manifesta la volontà di sostituire alla figliolanza divina la proclamazione della propria autonomia e autosufficienza, che è stato il delirio della modernità.  … se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l'atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa ma hanno a cuore l'espressione legittima delle loro convinzioni.Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria".

giovedì, gennaio 19, 2012

Da È Vita - Inserto di Avvenire di oggi

Repubblicani Usa, è caccia al voto "pro-life"

In un anno 44 milioni di aborti

L'Inghilterra valuta il suicidio assistito, l'Italia fa muro

EllaOne, notizie ingannevoli. "Denuncia all'Antitrust"

ed altro ancora.

mercoledì, gennaio 18, 2012

J'ACCUSE/ Bhatti (Pakistan): la Corte suprema si prepara a far fuori i cristiani

Qui l'intervista a Paul Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti, ministro pakistano ucciso perché cattolico.

Renzo Puccett sull'obiezione di coscienza davanti all'aborto

MENTALITA' PERVERSA: ABORTIRE E' UNA QUESTIONE DI LIBERA SCELTA... QUINDI SE SEI CONTRO L'ABORTO NON MERITI NEMMENO DI ESSERE ASSUNTO COME MEDICO!
Lo sanno tutti infatti che compito principale del medico è la soppressione del bambino nel grembo delle madri
Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2027

domenica, gennaio 15, 2012

Si continua

Un gruppo di attento osservatori che verifica che i lavori siano fatti a regola d'arte.

Ecco le foto!

Ripartono i lavori!

La compagnia oggi si è messa di nuovo al lavoro per aiutare gli amici della cooperativa Hobbit per sistemare la terra di Santa Lucia! Tutti partecipano alacremente per preparare il campo alla semina!

Inviato da iPhone di Marco Pellei


Inviato da iPhone di Marco Pellei

Sulla nota vicenda della rappresentazione teatrale blasfema di Milano - bravo, don Gabriele. Bello forte, visti i sapori e gli odori già in circolo...

Pane al pane e – propriamente – sterco allo sterco!

di don Gabriele Mangiarotti, tratto dal sito degli amici di Cultura Cattolica, 8.01.2012



Scenario n. 1: Maometto imbrattato di sterco. Indescrivibile reazione. Poveretti coloro che hanno pensato ed eseguito tale ignobile gesto. Vedranno l'erba «dalle radici»! Scenario n. 2: Napolitano imbrattato allo stesso modo. Disgusto per l'offesa (in termini esatti «vilipendio») alla più alta carica dello Stato. Galera assicurata. Scenario n. 3: stesso trattamento all'immagine di Gesù. Applausi per l'altissima e benemerita opera d'arte postmoderna. Disprezzo per gli oscurantisti / integralisti / fanatici fondamentalisti che non capiscono la libertà di espressione. Per essi accusa, multa, prigione. Ed esclusione da ogni possibile beneficio. State tranquilli. Il primo e il secondo caso non si verificheranno mai, perché, da un lato, i paladini della libertà di espressione (i soliti, quelli finocchi col c…o degli altri) non permetterebbero questo delitto. Lo chiamano rispetto, mascherando viltà e paura (si sa, gli islamici non scherzano facilmente). Dall'altro – dopo gli onori al Re Giorgio, incoronato uomo dell'anno da Wired e Famiglia Cristiana – mica si può essere così incivili da non sapere riconoscere i campioni della libertà. Suvvia, Budapest ed Eluana sono solo inezie di cui un uomo serio non può tenere seriamente conto. Purtroppo quello che abbiamo di fronte è lo scenario n. 3. E qui non conta che la legge punisca il vilipendio di immagini religiose (si sa, poi, che non è vero sterco, forse è crema al cioccolato, non sottilizziamo). Non conta che quando si parla di dialogo, bisogna avere stima dell'interlocutore (che, se non capisce l'arte, non è colpa nostra. E poi, se è così suscettibile, beh, si faccia curare). E se poi osa reagire con fermezza, allora non fa che dare ragione a chi afferma che la religione, ma soprattutto la Chiesa (ovviamente Kattolica), sono solo covi di intolleranza. E se si realizzasse un altro scenario? Se gli uomini liberi, di buon senso, amanti del vero e del bello e della libertà di espressione trovassero il coraggio – dicendo pane al pane e vino al vino – di fare finire quello "spettacolo" nel luogo deputato allo sterco, e cioè la fogna? Di sicuro si respirerebbe un'aria migliore. E forse i nostri giovani troverebbero che aveva ragione Andersen, nella famosa favola I vestiti nuovi dell'imperatore, a dire che i bambini ci libereranno dall'ovvio dei popoli, dicendo pane al pane e – propriamente – sterco allo sterco!

sabato, gennaio 14, 2012

Leggete questo pezzo di Gnocchi e Palmaro apparso su Libero. Non è bella, la situazione.

Potrebbe anche darsi che, con l'arrivo del cardinale Angelo Scola a Milano, l'aria cominci a cambiare. Ma bisognerà avere molta pazienza prima che "Quel cielo di Lombardia, così bello quando è bello, così splendido, così in pace" torni limpido e terso come lo vedeva Alessandro Manzoni nei Promessi sposi. Nella regione ecclesiastica lombarda, che da sempre funziona a trazione milanese, la situazione non pare certo propizia al ritorno della giusta dose di cattolica romanità. Quanto meno fino a quando sul soglio di Pietro sieda un Vicario di Cristo non gradito agli orfani del martinismo.

La spia della gravità, come accade sotto il pontificato di Benedetto XVI, si accende sul rosso quando si affronta la questione liturgica e quella pietra d'inciampo che è il Motu Proprio Summorum Pontificum con cui il Santo Padre ha liberalizzato la cosiddetta Messa in latino. Un ritorno alla tradizione che in casa progressista non va proprio giù. E non è che se ne parli e se ne sparli solo nelle sacrestie, nei bar degli oratori o in qualche consiglio pastorale un po' disinvolto. Se ne parla e se ne sparla in sede ufficiale, come risulta dal Verbale della "Consulta Liturgica Regionale Lombarda" del 23 marzo 2011, regnante il cardinale Dionigi Tettamanzi. Sotto la supervisione del vescovo delegato per la liturgia, ogni rappresentante diocesano illustra la situazione di competenza e chiude con le considerazioni sul famigeratoSummorum Pontifricum. Essendo anche questa consulta a trazione ambrosiana, dà fuoco alle polveri il responsabile milanese, che è anche il presidente dell'assemblea. Il verbalista riassume così: "(…) Un breve accenno al caso della Summorum Pontificum: rigurgiti di tradizionalismo liturgico si manifestano in diocesi senza destare troppe preoccupazioni".

Se un provvedimento che il Vicario di Cristo ha voluto per il bene di tutta la Chiesa viene considerato fonte di "rigurgiti di tradizionalismo cattolico" dal presidente dell'assemblea, gli altri membri non possono essere da meno, come documenta il verbalista con impietosa concisione quando trascrive ciò che viene riferito diocesi per diocesi: "Pavia: Per quanto riguarda la Summorum Pontificum  (SP) in diocesi la cosa è sotto controllo".

"Vigevano: Nessun caso di SP".

"Cremona: La richiesta per la SP è stata fatta solo da una parrocchia e il tutto è sotto controllo".

"Crema: Nessun problema riguardo la SP".

"Bergamo: SP seguito da circa 80 persone in una chiesa messa a disposizione dal vescovo, la cosa è sotto controllo".

Proprio così, come per un'epidemia di cui non si conoscono bene le cause, ma si temono tremendamente gli effetti, si contano i casi e si redige una statistica sperando che il contagio non si diffonda. Un caso di "SP" nella diocesi tale, qualche caso nella diocesi talaltra, ma per ora è "Tutto sotto controllo", l'infezione cattolica innescata dal Papa viene arginata. Certo, c'è da immaginare la soddisfazione con cui il delegato di Vigevano può annunciare "nessun caso di SP" a fronte del povero collega di Bergamo che è costretto a denunciarne 80, tra l'altro giocando al ribasso perché i casi bergamaschi sono molti di più hanno già prodotto tre vocazioni legate alla Messa in rito antico, naturalmente allontanate dalla diocesi.

In casi come questo, solitamente si dice che la situazione è drammatica ma non seria. Ma qui si sta parlando della Chiesa e c'è poco da ridere e pare che troppi cattolici non si rendano conto della gravità. Eppure basta un esempio laicissimo. Basta pensare che fine farebbero quei dirigenti della Fiat che ufficialmente denunciassero il casi di "marchionnite" in azienda e organizzassero una plateale azione di disobbedienza: probabilmente, non troverebbero posto neanche alla catena di montaggio.

D'altra parte non c'è da stupirsi di quanto avviene a Milano, perché nel resto dell'orbe cattolico avviene più o meno la stessa cosa. Per rimanere all'Italia, basta pensare che, sempre in materia liturgica, la stessa Conferenza episcopale italiana ha messo ai voti la volontà del Santo Padre.

Nel 2006, Benedetto XVI aveva chiesto una modifica nella traduzione in volgare della formula di consacrazione del vino. Nella versione latina la formula recita: "Hic est enim calix sanguinis mei (…) qui pro vobis et pro multis effundetur", ma il "pro multis", nelle traduzioni postconciliari, è stato generalmente tradotto con "per tutti" a dispetto dell'originale derivato da testi evangelici. Ne è seguito un dibattito teologico a cui Roma ha inteso mettere fine con la richiesta di modificare le traduzioni passando da "per tutti" al corretto "Per molti".

Gli episcopati di Ungheria e di vari Paesi dell'America latina hanno obbedito. Quello italiano, riunito ad Assisi nel 2010 ha preferito votare. Con il seguente risultato: 187 votanti, 1 scheda bianca, 171 voti a favore del mantenimento del "per tutti"", 4 per l'introduzione di "per la moltitudine", 11 a favore del "per molti" chiesto da Roma.

Forse non è solo il "cielo di Lombardia" che deve tornare più terso, più azzurro, più cattolico.


venerdì, gennaio 13, 2012

Ciao bello

Inviato da iPhone

Dalla Spagna (tristezze)


<<Pubblicati i risultati osservazionali su un...
Annarosa Rossetto 13 gennaio 20.06.21
<<Pubblicati i risultati osservazionali su un decennio di aborto in Spagna: l'aumento della popolazione che usa la contraccezione dal 49% a quasi l'80% è andato di pari passo ad un raddoppio degli aborti.>>
La Bussola Quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: La pillola va giù ed è boom di abor
www.labussolaquotidiana.it
La Bussola Quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: La pillola va giù ed è boom di abor...


Dal nostro amico Pasquale Vivabene, aspirante monaco cistercense.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:



"Il ciclista non é l'atleta che vuole imporsi e vincere, ma l'uomo che si sacrifica. É l'esempio di chi accetta la disciplina e la sofferenza per raggiungere un esito non materiale, ma spirituale.

Questa  lettura mi ha subito fatto pensare a una delle tante opere/missione che la compagnia vive.. dopo aver incrociato lungo il CAMMINO  la figura di Bartali, assimilandone l'essenza di questa esperienza personale, rivolta ad un aspetto importante della vita spirituale... e per questo mi sono proposto di condividere con affetto e stima questo pensiero... augurandovi, proprio in fase di partenza dell anno 2012 e dell'inizio dell' anno liturgico... con la grazia di NOSTRO SIGNORE... questa TENSIONE con il percorso della vita quotidiana che ognuno ha dinanzi a sé... ricevuto come DONO D'AMORE da COLUI che mi AMA - ti AMA...
Penso, inoltre, sia proprio questa l'esperienza del cristiano...
Vi ringrazio per avere affidato a San Benedetto il mio cammino... e per avermi stimolato a sprigionare questo semplice pensiero.
Ringrazio Dio per avermi reso partecipe di questo incontro con la COMPAGNIA DEI TIPI LOSCHI
Un abbraccio - fra Pasquale


"e ve raccomanno  continuete a pedala' pure  pe' la salita!?!"

giovedì, gennaio 12, 2012

Ancora disastri in Nigeria per i cristiani

Spettacolo blasfemo a Parigi ed ora a Milano

Il dovere di non tacere
di Antonello Cannarozzo, da Rai Vaticano IlBlog, del 4 Gennaio 2012

Volevo porre agli amici del blog una domanda: se durante uno spettacolo a teatro fossero rivolte dagli attori oltraggi ad una gigantografia di Gesù sulla scena e, a conclusione della performance, venissero gettati anche degli escrementi su quell’immagine, un cattolico avrebbe il diritto di sentirsi offeso e perciò di reagire, oppure dovrebbe accettare tutto questo come arte?Se tale domanda può sembrare teorica, debbo dire che purtroppo essa rispecchia quanto è successo - nell’assordante silenzio della nostra laica e democratica stampa - lo scorso dicembre in un teatro della “civilissima” Parigi. La trama della commedia, se così ancora vogliamo chiamarla, dal titolo “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, scritta e diretta da un certo Romeo Castellucci, autore d’avanguardia, denuncia la solitudine e la degradazione dell’uomo di fronte alla vecchiaia, alla malattia e all’abbandono di Dio stesso.Ed ecco, allora, il colpo di genio dell’autore. Nella seconda parte della rappresentazione, il palcoscenico viene letteralmente cosparso da escrementi (degna immagine di quest’opera, ndr) per mostrare l’estrema degradazione umana. Poi, senza dire una parola, in scena salgono dei ragazzi che si chinano raccogliere queste feci per poi lanciarle, come si fa in un tiro a segno, sul volto di Gesù, illustrato dallo splendido capolavoro di Antonello da Messina. Alla fine di questa azione, sull’immagine, ormai completamente imbrattata, cala un velo nero con la scritta: “You are not my shepherd” (“Tu non sei il mio pastore”).Davanti a tanta blasfemia non tutti i cristiani hanno voluto porgere l’altra guancia. Sono stati presentati decine di ricorsi giudiziari, esposti, petizioni con migliaia di firme un po’ in tutta la Francia per la cancellazione dello spettacolo, ma tutto è stato vano.Non vogliamo neanche pensare a che cosa sarebbe successo se, al posto del Volto di Cristo, ci fosse stato un simbolo islamico o ebraico, oppure il volto di un omosessuale. Si sarebbe gridato alla scandalo, al razzismo, al fascismo e via discorrendo; ma per offendere Cristo ci si appella all’arte e alla libertà d’espressione sapendo, con il coraggio dei vili, che a differenza di altre confessioni religiose, non c’è alcun pericolo di ritorsione, anzi solo tanta pubblicità.Davanti al silenzio delle autorità parigine e, purtroppo, a quanto risulta, anche della Chiesa ufficiale, alcuni cattolici, tutti giovanissimi, hanno protestato cercando, dopo aver comprato regolarmente il biglietto, di interrompere più volte la rappresentazione, salendo sul palco e mettendosi a pregare, tra insulti e bestemmie degli altri spettatori, fino all’arrivo della polizia che li ha arrestati e messi in galera.Si dirà che, nonostante lo scandalo per un tale spettacolo, la risposta dei ragazzi è stata di certo troppo violenta, degna della Chiesa ottusa ed oscurantista di un tempo, nel tentativo di voler proibire ad altri di godere di tale rappresentazione. Insomma si dirà che si trattava di gente poco dialogante.Tutto vero; ma quando allora un cristiano deve intervenire per difendere i diritti di Dio e la dignità della propria fede? Forse, come vorrebbero molti, nel silenzio delle catacombe? Intanto i ragazzi arrestati sono passibili di pene che vanno da uno a tre anni di carcere, come per gli spacciatori di droga o gli sfruttatori della prostituzione, con multe da 15.000 a 45.000 euro.Quasi tutti gli arrestati sono molto giovani e non hanno certo i mezzi finanziari per difendersi dalle tante cause intentate per la loro azione di disturbo, ma non è ancora finita. Alcuni hanno già perso il lavoro ed altri lo stanno perdendo come un giovane, con famiglia a carico, che ha ricevuto un ultimatum dalla sua azienda e rischia di essere licenziato.Tutto questo mentre chi offende Dio, grazie alla macchina della propaganda, si può erigere a martire della libertà. Giornali come Le Monde, Libération, l’Humanité, Rue89, il Nouvel Observateur, Télérama hanno messo alla gogna mediatica questi “ribelli” e, lo dico con tristezza, anche il cattolico la Croix.Ma questa è la giustizia del mondo, come sanno bene tutti i veri cristiani. ”Se hanno perseguitato me – dice Gesù agli apostoli – perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 17 18 20) e così, purtroppo, sarà fino alla fine dei tempi. Ma questo non significa che si debba per forza tacere fino a quella data.di Antonello Cannarozzo

mercoledì, gennaio 11, 2012

Rassegna stampa

GALILEO NON SUBI' NESSUNA TORTURA: EPPURE NE SONO CONVINTI IL 97% DEGLI STUDENTI DI SCIENZE!!!
Vi presentiamo il video con il servizio televisivo del Tg2 che svela le menzogne insegnate nei libri scolastici
Autore: Fabio Sansonna - Fonte: Journal of Medicine and the Person
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IL BRUTTO AFFARE DELL'ABOLIZIONE DEL PRESEPE A RIETI: ECCO I RETROSCENA TRA DIETROFRONT E MEZZE VERITA'
La Curia dichiara ''Non è vero che è stato eliminato il presepe'', ma mentono (tentando di fare i furbetti)
Autore: Riccardo Cascioli - Fonte: La Bussola Quotidiana
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RICK SANTORUM: IL CANDIDATO CATTOLICO DEL PARTITO REPUBBLICANO CHE PARLA DELLA VERITA' ANCHE QUANDO E' IMPOPOLARE
Autore della legge che mise al bando l'aborto a nascita parziale, contrario al matrimonio gay, padre di 7 bambini, ha sorpreso tutti ed ha concrete possibilità di essere lo sfidante di Obama
Autore: Benedetta Frigerio - Fonte: Tempi
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DICIASSETTENNE, MALATA DI TUMORE, RIFIUTA LE CURE PER PORTARE A TERMINE LA GRAVIDANZA
Se aspetti un figlio, è normale che vuoi dargli tutta te stessa, vita compresa e infatti, come santa Gianna Beretta Molla, Jenni ha detto: ''Ho fatto quello che dovevo fare''
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
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PREMIO 2011 A DUE VESCOVI CINESI: DI LORO NESSUNO PARLA E IL GOVERNO CINESE (MENTENDO) DICE CHE NON SA DOVE SIANO
Ultraottantenni con 40 e 51 anni passati in carcere: si teme che vengano uccisi sotto tortura, come è avvenuto per altri vescovi
Autore: Bernardo Cervellera - Fonte: AsiaNews
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I DOVERI DEL PROPRIO STATO VENGONO PRIMA DI TUTTE LE SODDISFAZIONI (EGOISTICHE) TRAVESTITE DA ALTRUISMO O SPIRITUALITA'
Ad esempio una madre non può aprire la sua casa ai barboni, un padre non può trascorrere tutte le sue sere tra ritiri, incontri ed eventi religiosi che gratificano, risultando una sorta di lussuria spirituale
Autore: Costanza Miriano - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
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8.SQUADRE DI ISPETTORI A CORTINA D'AMPEZZO: MA I PARADISI FISCALI NON CI SAREBBERO SE NON CI FOSSERO GLI INFERNI FISCALI (COME L'ITALIA)
Ecco perché bisognerebbe fare l'esatto contrario di quello che sta facendo il governo Monti-Napolitano
Autore: Robi Ronza - Fonte: La Bussola Quotidiana
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IL GOVERNO UNGHERESE (ELETTO A GRANDE MAGGIORANZA) TOGLIE AUTONOMIA ALLA BANCA CENTRALE SFIDANDO BCE E FMI
Disturba ai poteri forti europei che nella Costituzione si faccia riferimento a Dio e alle radici cristiane e che l'embrione venga considerato un essere umano sin dall'inizio... (e a noi in Italia ci tocca Napolitano presidente)
Autore: Antonio Socci - Fonte: Libero
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ABOLIZIONE DELL'8 PER MILLE ALLA CHIESA? SIA MO D'ACCORDO... A PATTO PERO' CHE SI RENDA ALLA CHIESA CIO' CHE LE E' STATO RUBATO DALLO STATO IN 150 ANNI!
L'8 per mille non è un generoso regalo, ma l'indennizzo dello Stato per ciò che ha rubato con l'Unità d'Italia (ecco inoltre perché non ha senso darlo alle religioni diverse dalla cattolica)
Autore: Gianfranco Amato - Fonte: Corrispondenza Romana
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martedì, gennaio 10, 2012

Il discorso di Papa Benedetto XVI al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 Gennaio 2012 (bello)

http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/28642.php?index=28642&lang=it

I neretti e i sottolineati sono nostri. Viva il Papa.

Eccellenze,
Signore e Signori! 

È per me sempre un'occasione particolarmente gradita potervi accogliere, distinti Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella splendida cornice di questa Sala Regia, per formularvi personalmente fervidi auguri per l'anno che inizia. Ringrazio anzitutto il vostro Decano, l'Ambasciatore Alejandro Valladares Lanza, come pure l'Ambasciatore Jean-Claude Michel, per le deferenti parole con cui si sono fatti interpreti dei vostri sentimenti, e saluto in modo speciale quanti partecipano per la prima volta a questo nostro incontro. Attraverso di voi, il mio augurio si estende a tutte le Nazioni che rappresentate, con le quali la Santa Sede mantiene relazioni diplomatiche. E' una gioia per noi che la Malesia si sia aggiunta a questa comunità nel corso dell'anno appena concluso. Il dialogo che voi intrattenete con la Santa Sede agevola la condivisione di impressioni e di informazioni, come pure la collaborazione in ambiti di carattere bilaterale o multilaterale che sono di particolare interesse. La vostra presenza odierna ricorda l'importante contributo della Chiesa alle vostre società, in settori quali l'educazione, la sanità e l'assistenza. Segni della cooperazione tra la Chiesa Cattolica e gli stati sono gli Accordi stipulati nel 2011 con l'Azerbaigian, il Montenegro e il Mozambico. Il primo è già stato ratificato; auspico che rapidamente accada lo stesso per gli altri due e che si giunga alla conclusione di quelli che sono in via di negoziazione. Ugualmente, la Santa Sede desidera tessere un dialogo fruttuoso con le Organizzazioni internazionali e regionali e, in questa prospettiva, rilevo con soddisfazione che i Paesi membri dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (A.S.E.A.N.) hanno accolto la nomina di un Nunzio Apostolico accreditato presso questa Organizzazione. Non posso omettere di menzionare che, nello scorso mese di dicembre, la Santa Sede ha rafforzato la sua lunga collaborazione con l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, diventandone membro a pieno titolo. Si tratta di un attestato dell'impegno della Santa Sede e della Chiesa Cattolica al fianco della Comunità internazionale, nella ricerca di soluzioni adeguate a questo fenomeno che presenta molteplici aspetti, dalla protezione della dignità delle persone alla cura del bene comune delle comunità che le ricevono e di quelle da cui provengono.

Nel corso dell'anno appena terminato ho incontrato personalmente numerosi Capi di Stato e di Governo, come pure Autorevoli rappresentanti delle vostre Nazioni che hanno partecipato alla cerimonia di Beatificazione del mio amato Predecessore, il Papa Giovanni Paolo II. Rappresentanti dei vostri Paesi si sono poi resi gentilmente presenti in occasione del 60° anniversario della mia Ordinazione sacerdotale. A tutti loro, come pure a quanti ho incontrato nei miei viaggi apostolici in Croazia, a San Marino, in Spagna, in Germania ed in Benin, rinnovo la mia gratitudine per la delicatezza che mi hanno manifestato. Inoltre, indirizzo un particolare pensiero ai Paesi dell'America Latina e dei Caraibi che, nel 2011, hanno festeggiato il bicentenario della loro indipendenza. Il 12 dicembre scorso, essi hanno voluto sottolineare il loro legame con la Chiesa Cattolica e con il successore del Principe degli Apostoli partecipando, con alti esponenti della comunità ecclesiale e autorità istituzionali, alla solenne celebrazione nella Basilica di San Pietro, nella quale ho annunciato l'intenzione di recarmi prossimamente in Messico e a Cuba. Desidero, infine, salutare il Sud Sudan che, nel luglio scorso, si è costituito quale Stato sovrano. Mi rallegro che questo passo sia stato compiuto pacificamente. Purtroppo, tensioni e scontri si sono succeduti in questi ultimi mesi ed auspico che tutti uniscano i loro sforzi affinché, per le popolazioni del Sudan e del Sud Sudan, si apra infine un periodo di pace, di libertà e di sviluppo.

Signore e Signori Ambasciatori!

L'incontro odierno avviene tradizionalmente alla fine delle festività natalizie, in cui la Chiesa celebra la venuta del Salvatore. Egli viene nel buio della notte, eppure la sua presenza è immediatamente fonte di luce e di gioia (cfr Lc 2,9-10). Davvero il mondo è buio, laddove non è rischiarato dalla luce divina! Davvero il mondo è oscuro, laddove l'uomo non riconosce più il proprio legame con il Creatore e, così, mette a rischio anche i suoi rapporti con le altre creature e con lo stesso creato. Il momento attuale è segnato purtroppo da un profondo malessere e le diverse crisi: economiche, politiche e sociali, ne sono una drammatica espressione.

A tale proposito, non posso non menzionare, anzitutto, gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale. Questa non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, dove ha avuto origine, creando una situazione in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo. Non dobbiamo scoraggiarci ma riprogettare risolutamente il nostro cammino, con nuove forme di impegno. La crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull'esistenza umana e sull'importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell'intera comunità.

Desidero poi ricordare che gli effetti dell'attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani. Dal loro malessere sono nati i fermenti che, nei mesi scorsi, hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni. Mi riferisco anzitutto al Nord Africa e al Medio Oriente, dove i giovani, che soffrono tra l'altro per la povertà e la disoccupazione e temono l'assenza di prospettive certe, hanno lanciato quello che è diventato un vasto movimento di rivendicazione di riforme e di partecipazione più attiva alla vita politica e sociale. E' difficile attualmente tracciare un bilancio definitivo dei recenti avvenimenti e comprenderne appieno le conseguenze per gli equilibri della Regione. L'ottimismo iniziale ha tuttavia ceduto il passo al riconoscimento delle difficoltà di questo momento di transizione e di cambiamento, e mi sembra evidente che la via adeguata per continuare il cammino intrapreso passa attraverso il riconoscimento della dignità inalienabile di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali. Il rispetto della persona dev'essere al centro delle istituzioni e delle leggi, deve condurre alla fine di ogni violenza e prevenire il rischio che la doverosa attenzione alle richieste dei cittadini e la necessaria solidarietà sociale si trasformino in semplici strumenti per conservare o conquistare il potere. Invito la Comunità internazionale a dialogare con gli attori dei processi in atto, nel rispetto dei popoli e nella consapevolezza che la costruzione di società stabili e riconciliate, aliene da ogni ingiusta discriminazione, in particolare di ordine religioso, costituisce un orizzonte più vasto e più lontano di quello delle scadenze elettorali. Sento una grande preoccupazione per le popolazioni dei Paesi in cui si susseguono tensioni e violenze, in particolare la Siria, dove auspico una rapida fine degli spargimenti di sangue e l'inizio di un dialogo fruttuoso tra gli attori politici, favorito dalla presenza di osservatori indipendenti. In Terra Santa, dove le tensioni tra Palestinesi e Israeliani hanno ripercussioni sugli equilibri di tutto il Medio Oriente, bisogna che i responsabili di questi due popoli adottino decisioni coraggiose e lungimiranti in favore della pace. Ho appreso con piacere che, in seguito ad un'iniziativa del Regno di Giordania, il dialogo è ripreso; auspico che esso prosegua affinché si giunga ad una pace duratura, che garantisca il diritto di quei due popoli a vivere in sicurezza in Stati sovrani e all'interno di frontiere sicure e internazionalmente riconosciute. La Comunità internazionale, da parte sua, deve stimolare la propria creatività e le iniziative di promozione di questo processo di pace, nel rispetto dei diritti di ogni parte. Seguo anche con grande attenzione gli sviluppi in Iraq, deplorando gli attentati che hanno causato ancora recentemente la perdita di numerose vite umane, e incoraggio le sue autorità a proseguire con fermezza sulla via di una piena riconciliazione nazionale.

Il Beato Giovanni Paolo II ricordava che «la via della pace è la via dei giovani»1, poiché essi sono «la giovinezza delle nazioni e delle società, la giovinezza di ogni famiglia e dell'intera umanità»2. I giovani, dunque, ci spronano a considerare seriamente le loro domande di verità, di giustizia e di pace. Pertanto è a loro che ho dedicato l'annuale Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, intitolato Educare i giovani alla giustizia e alla pace. L'educazione è un tema cruciale per ogni generazione, poiché da essa dipende tanto il sano sviluppo di ogni persona, quanto il futuro di tutta la società. Essa, perciò, costituisce un compito di primaria importanza in un tempo difficile e delicato. Oltre ad un obiettivo chiaro, quale è quello di condurre i giovani ad una conoscenza piena della realtà e quindi della verità, l'educazione ha bisogno di luoghi. Tra questi figura anzitutto la famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo con una donna. Questa non è una semplice convenzione sociale, bensì la cellula fondamentale di ogni società. Pertanto, le politiche lesive della famiglia minacciano la dignità umana e il futuro stesso dell'umanità. Il contesto familiare è fondamentale nel percorso educativo e per lo sviluppo stesso degli individui e degli Stati; di conseguenza occorrono politiche che lo valorizzino e aiutino così la coesione sociale e il dialogo. È nella famiglia che ci si apre al mondo e alla vita e, come ho avuto modo di ricordare durante il mio viaggio in Croazia, «l'apertura alla vita è segno di apertura al futuro»3. In questo contesto dell'apertura alla vita, accolgo con soddisfazione la recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che vieta di brevettare i processi relativi alle cellule staminali embrionali umane, come pure la Risoluzione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, che condanna la selezione prenatale in funzione del sesso.

Più in generale, guardando soprattutto al mondo occidentale, sono convinto che si oppongano all'educazione dei giovani e di conseguenza al futuro dell'umanità le misure legislative che non solo permettono, ma talvolta addirittura favoriscono l'aborto, per motivi di convenienza o per ragioni mediche discutibili.

Continuando la nostra riflessione, un ruolo altrettanto essenziale per lo sviluppo della persona è svolto dalle istituzioni educative: esse sono le prime istanze a collaborare con la famiglia e faticano a compiere il compito loro proprio se viene a mancare un'armonia di intenti con la realtà familiare. Occorre attuare politiche formative affinché l'educazione scolastica sia accessibile a tutti e che, oltre a promuovere lo sviluppo cognitivo della persona, curi la crescita armonica della personalità, compresa la sua apertura al Trascendente. La Chiesa Cattolica è sempre stata particolarmente attiva nel campo delle istituzioni scolastiche ed accademiche, svolgendo un'opera apprezzata accanto a quella delle istituzioni statali. Auspico, quindi, che tale contributo sia riconosciuto e valorizzato anche dalle legislazioni nazionali.

In tale prospettiva, ben si comprende come un'efficace opera educativa postuli pure il rispetto della libertà religiosa. Questa è caratterizzata da una dimensione individuale, come pure da una dimensione collettiva e da una dimensione istituzionale. Si tratta del primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito. Non posso evocare questo tema senza anzitutto salutare la memoria del ministro pachistano Shahbaz Bhatti, la cui infaticabile lotta per i diritti delle minoranze si è conclusa con una morte tragica. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. In non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni. Talvolta, sono costretti ad abbandonare Paesi che essi hanno contribuito a edificare, a causa delle continue tensioni e di politiche che non di rado li relegano a spettatori secondari della vita nazionale. In altre parti del mondo, si riscontrano politiche volte ad emarginare il ruolo della religione nella vita sociale, come se essa fosse causa di intolleranza, piuttosto che contributo apprezzabile nell'educazione al rispetto della dignità umana, alla giustizia e alla pace. Il terrorismo motivato religiosamente ha mietuto anche l'anno scorso numerose vittime, soprattutto in Asia e in Africa, ed è per questo, come ho ricordato ad Assisi, che i leaders religiosi debbono ripetere con forza e fermezza che «questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione»4. La religione non può essere usata come pretesto per accantonare le regole della giustizia e del diritto a vantaggio del "bene" che essa persegue. In questa prospettiva, sono fiero di ricordare, come ho fatto nel mio Paese natale, che per i Padri costituenti della Germania la visione cristiana dell'uomo è stata la vera forza ispiratrice, come, del resto, lo è stata per i Padri fondatori dell'Europa unita. Vorrei inoltre menzionare segnali incoraggianti nel campo della libertà religiosa. Mi riferisco alla modifica legislativa grazie alla quale la personalità giuridica pubblica delle minoranze religiose è stata riconosciuta in Georgia; penso anche alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in favore della presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche italiane. E proprio all'Italia desidero rivolgere un particolare pensiero, al termine del 150° anniversario della sua unificazione politica. Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano hanno attraversato momenti difficili dopo l'unificazione. Nel tempo, però, hanno prevalso la concordia e la reciproca volontà di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune. Auspico che l'Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse.

Nel continente africano, che ho nuovamente visitato recandomi recentemente in Benin, è essenziale che la collaborazione fra le comunità cristiane e i Governi aiuti a percorrere un cammino di giustizia, di pace e di riconciliazione, in cui i membri di tutte le etnie e di tutte le religioni siano rispettati. E' doloroso constatare che tale meta, in vari Paesi di quel continente, è ancora lontana. Penso in particolare alla recrudescenza delle violenze che interessa la Nigeria, come hanno ricordato gli attentati commessi contro varie chiese nel tempo di Natale, agli strascichi della guerra civile in Costa d'Avorio, alla persistente instabilità nella Regione dei Grandi Laghi e all'urgenza umanitaria nei Paesi del Corno d'Africa. Chiedo, ancora una volta, alla Comunità internazionale di aiutare con sollecitudine a trovare una soluzione alla crisi che dura da anni in Somalia.

Infine, mi preme sottolineare che una educazione rettamente intesa non può che favorire il rispetto del creato. Non si possono dimenticare le gravi calamità naturali che, nel 2011, hanno colpito varie zone del Sud-Est asiatico, e i disastri ambientali come quello della centrale nucleare di Fukushima in Giappone. La salvaguardia dell'ambiente, la sinergia tra la lotta contro la povertà e quella contro i cambiamenti climatici costituiscono ambiti rilevanti per la promozione dello sviluppo umano integrale. Pertanto auspico che, in seguito alla XVII sessione della Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione ONU sui cambiamenti climatici, da poco conclusasi a Durban, la Comunità internazionale si prepari alla Conferenza dell'ONU sullo sviluppo sostenibile ("Rio+20") quale autentica "famiglia delle Nazioni" e, perciò, con grande senso di solidarietà e di responsabilità verso le generazioni presenti e per quelle future.

Eccellenze, Signore e Signori! 

La nascita del Principe della pace ci insegna che la vita non finisce nel nulla, che il suo destino non è la corruzione, bensì l'immortalità. Cristo è venuto perché gli uomini abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (cfr Gv 10,10). «Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente»5. Animata dalla certezza della fede, la Santa Sede continua a dare il proprio contributo alla Comunità internazionale, secondo quel duplice intendimento che il Concilio Vaticano II – di cui quest'anno ricorre il 50° anniversario – ha chiaramente definito: proclamare la grandezza somma della vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino, nonché offrire all'umanità una cooperazione sincera, che instauri quella fraternità universale che corrisponde a tale vocazione6. In questo spirito, rinnovo a tutti voi, ai membri delle vostre famiglie e ai vostri collaboratori i miei più cordiali auguri per il nuovo anno. Grazie per la vostra attenzione.

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1 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Dilecti amici, 31 marzo 1985, n. 15.

2 Ibidem, n. 1.

3 Omelia della Santa Messa in occasione della Giornata Nazionale delle Famiglie Cattoliche croate, Zagabria 5 giugno 2011.

4 Intervento per la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, Assisi, 27 ottobre 2011.

5 Spe salvi, n. 2.

6 Cfr Gaudium et spes, 3.

[00032-01.01] [Testo originale: Francese]


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"Una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro" (Gilbert Keith Chesterton)

Dal prof. Carlo Bellieni - La sindrome di Turner e il "pensierino" dell'aborto

martedì 10 gennaio 2012
È appena uscito uno studio inglese (gennaio 2012) sul destino dei feti cui è diagnosticata la sindrome di Turner. Morale: il 65% è stato abortito. Ma, pur con la certezza che nessuna malattia di un feto ne giustifica la soppressione, qui si tratta di bambine (sono femminucce) che come tratto distintivo avranno quello di essere abbastanza basse di statura e in certi casi di non poter aver figli. Che i genitori che le hanno abortite siano stati atterriti dallo “spaventoso dramma” di non poter diventare nonni?
E non è un problema solo inglese: i dati italiani sono simili: la regione Emilia Romagna virtuosamente è tra le poche che mettono on line il loro registro delle anomalie genetiche, e nel suo registro IMER (www.registroimer.it) vediamo che dal 2006 al 2008 su 22  feti con sindrome Turner, ne sono stati abortiti 14, cioè il 63,6%. Come chiamate voi questo clima che elimina oltre la metà di feti perché saranno piccoli e (forse) sterili? Questo ci riporta al dibattito (ormai sopito, censurato e nascosto) se la diagnosi prenatale genetica sia uno strumento eticamente neutro. Già, si potrà dire che nessuno obbliga nessun genitore ad abortire, che si ha diritto di conoscere, ecc. Ma, se uno non vuole abortire, non si capisce perché voglia sapere “in tempo utile per l’aborto” se il figlio ha un’anomalia genetica (e in questo caso, che anomalia!). E si potrà anche dire che chi fa la diagnosi non è spesso il medico che fa l’aborto. Certo, ma se l’esito è quello sopra descritto, un po’ di preoccupazione a qualcuno dovrebbe venire.
Oltretutto è chiaro che basta sentire parlare di “anomalia” che scatta subito non tanto l’allarme (che ovviamente è giustificato), ma anche il pensierino all’aborto, dato che la percentuale di bimbe Turner abortite è pari a quella dei bambini Down abortiti: dunque l’eliminazione non fa differenze sottili tra malattie; più che altro rispecchia la precedente predisposizione della coppia ad accettare la malattia del figlio, qualunque malattia sia; cioè ad accettare che il figlio non sia “perfetto!” Cosa che però -  ripeto -  se accettavano a priori, non si vede perché dovessero andarlo a controllare con un esame oltretutto pericoloso per la salute del feto stesso, dato che ne può provocare la morte. Insomma: la diagnosi prenatale genetica (fatta con amniocentesi o solo con delle ecografie mirate che oggi fanno tutte le donne come screening) è davvero neutra?
La possiamo paragonare al coltello che una persona usa per tagliare il pane e un’altra per scopi meno buoni, ma sempre coltello - dunque né cattivo, né buono - resta? Oppure sarebbe meglio paragonarla a una torta enorme che mettiamo in tavola invece del pranzo normale a una banda di bambini di due anni? Certo, nessuno li obbliga a mangiare troppo; e magari a molti la mamma avrà detto di stare attento e non esagerare; ma a quanti viene poi il mal di pancia?
Già, perché è vero che gli “strumenti” sono neutri, ma se vengono usati in un momento di fragilità non lo sono più. E quanto è fragile il periodo della gravidanza… e quanto è fragile l’uomo della società post-moderna, tutto infervorato nel culto della perfezione fisica e nella fobia delle malattie. E si noti che ho volutamente usato un esempio “soft”, per non irritare nessuno, ma le conseguenze finali che abbiamo illustrato all’inizio dell’articolo sono ben diverse da un mal di pancia.
Non pensate che, soprattutto chi dà consigli morali e si occupa di etica, magari preoccupato per il numero di aborti, ma purtroppo poco dal clima culturale che precede e circonda gli aborti stessi (dunque in deficit di capacità educativa), dovrebbe riflettere?

domenica, gennaio 08, 2012

L'omelia del Santo Padre per il Battesimo del Signore 2012, testo integrale

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

E' sempre una gioia celebrare questa Santa Messa con i Battesimi dei bambini, nella Festa del Battesimo del Signore. Vi saluto tutti con affetto, cari genitori, padrini e madrine, e tutti voi familiari e amici! Siete venuti – l'avete detto ad alta voce – perché i vostri neonati ricevano il dono della grazia di Dio, il seme della vita eterna. Voi genitori avete voluto questo. Avete pensato al Battesimo prima ancora che il vostro bambino o la vostra bambina venisse alla luce. La vostra responsabilità di genitori cristiani vi ha fatto pensare subito al Sacramento che segna l'ingresso nella vita divina, nella comunità della Chiesa. Possiamo dire che questa è stata la vostra prima scelta educativa come testimoni della fede verso i vostri figli: la scelta è fondamentale!

Il compito dei genitori, aiutati dal padrino e dalla madrina, è quello di educare il figlio o la figlia. Educare è molto impegnativo, a volte è arduo per le nostre capacità umane, sempre limitate. Ma educare diventa una meravigliosa missione se la si compie in collaborazione con Dio, che è il primo e vero educatore di ogni uomo.

Nella prima Lettura che abbiamo ascoltato, tratta dal Libro del profeta Isaia, Dio si rivolge al suo popolo proprio come un educatore. Mette in guardia gli Israeliti dal pericolo di cercare di dissetarsi e di sfamarsi alle fonti sbagliate: "Perché - dice - spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?" (Is 55,2). Dio vuole darci cose buone da bere e da mangiare, cose che ci fanno bene; mentre a volte noi usiamo male le nostre risorse, le usiamo per cose che non servono, anzi, che sono addirittura nocive. Dio vuole darci soprattutto Se stesso e la sua Parola: sa che allontanandoci da Lui ci troveremmo ben presto in difficoltà, come il figlio prodigo della parabola, e soprattutto perderemmo la nostra dignità umana. E per questo ci assicura che Lui è misericordia infinita, che i suoi pensieri e le sue vie non sono come i nostri – per nostra fortuna! – e che possiamo sempre ritornare a Lui, alla casa del Padre. Ci assicura poi che se accoglieremo la sua Parola, essa porterà frutti buoni nella nostra vita, come la pioggia che irriga la terra (cfr Is 55,10-11).

A questa parola che il Signore ci ha rivolto mediante il profeta Isaia, noi abbiamo risposto con il ritornello del Salmo: "Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza". Come persone adulte, ci siamo impegnati ad attingere alle fonti buone, per il bene nostro e di coloro che sono affidati alla nostra responsabilità, in particolare voi, cari genitori, padrini e madrine, per il bene di questi bambini. E quali sono "le sorgenti della salvezza"? Sono la Parola di Dio e i Sacramenti. Gli adulti sono i primi a doversi alimentare a queste fonti, per poter guidare i più giovani nella loro crescita. I genitori devono dare tanto, ma per poter dare hanno bisogno a loro volta di ricevere, altrimenti si svuotano, si prosciugano. I genitori non sono la fonte, come anche noi sacerdoti non siamo la fonte: siamo piuttosto come dei canali, attraverso cui deve passare la linfa vitale dell'amore di Dio. Se ci stacchiamo dalla sorgente, noi stessi per primi ne risentiamo negativamente e non siamo più in grado di educare altri. Per questo ci siamo impegnati dicendo: "Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza".

E veniamo ora alla seconda Lettura e al Vangelo. Essi ci dicono che la prima e principale educazione avviene attraverso la testimonianza. Il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista. Giovanni è stato un grande educatore dei suoi discepoli, perché li ha condotti all'incontro con Gesù, al quale ha reso testimonianza. Non ha esaltato se stesso, non ha voluto tenere i discepoli legati a sé. Eppure Giovanni era un grande profeta, la sua fama era molto grande. Quando è arrivato Gesù, si è tirato indietro e ha indicato Lui: "Viene dopo di me colui che è più forte di me… Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo" (Mc 1,7-8). Il vero educatore non lega le persone a sé, non è possessivo. Vuole che il figlio, o il discepolo, impari a conoscere la verità, e stabilisca con essa un rapporto personale. L'educatore compie il suo dovere fino in fondo, non fa mancare la sua presenza attenta e fedele; ma il suo obiettivo è che l'educando ascolti la voce della verità parlare al suo cuore e la segua in un cammino personale.

Ritorniamo ancora alla testimonianza. Nella seconda Lettura, l'apostolo Giovanni scrive: "E' lo Spirito che dà testimonianza" (1 Gv 5,6). Si riferisce allo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, che rende testimonianza a Gesù, attestando che è il Cristo, il Figlio di Dio. Lo si vede anche nella scena del battesimo nel fiume Giordano: lo Spirito Santo scende su Gesù come una colomba per rivelare che Lui è il Figlio Unigenito dell'eterno Padre (cfr Mc 1,10). Anche nel suo Vangelo Giovanni sottolinea questo aspetto, là dove Gesù dice ai discepoli: "Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio" (Gv15,26-27). Questo ci è di grande conforto nell'impegno di educare alla fede, perché sappiamo che non siamo soli e che la nostra testimonianza è sostenuta dallo Spirito Santo.

E' molto importante per voi genitori, e anche per i padrini e le madrine, credere fortemente nella presenza e nell'azione dello Spirito Santo, invocarlo e accoglierlo in voi, mediante la preghiera e i Sacramenti. E' Lui infatti che illumina la mente, riscalda il cuore dell'educatore perché sappia trasmettere la conoscenza e l'amore di Gesù. La preghiera è la prima condizione per educare, perché pregando ci mettiamo nella disposizione di lasciare a Dio l'iniziativa, di affidare i figli a Lui, che li conosce prima e meglio di noi, e sa perfettamente qual è il loro vero bene. E, al tempo stesso, quando preghiamo ci mettiamo in ascolto delle ispirazioni di Dio per fare bene la nostra parte, che comunque ci spetta e dobbiamo realizzare. I Sacramenti, specialmente l'Eucaristia e la Penitenza, ci permettono di compiere l'azione educativa in unione con Cristo, in comunione con Lui e continuamente rinnovati dal suo perdono. La preghiera e i Sacramenti ci ottengono quella luce di verità grazie alla quale possiamo essere al tempo stesso teneri e forti, usare dolcezza e fermezza, tacere e parlare al momento giusto, rimproverare e correggere nella giusta maniera.

Cari amici, invochiamo dunque tutti insieme lo Spirito Santo, perché scenda in abbondanza su questi bambini, li consacri ad immagine di Gesù Cristo, e li accompagni sempre nel cammino della loro vita. Li affidiamo alla guida materna di Maria Santissima, perché crescano in età, sapienza e grazia e diventino veri cristiani, testimoni fedeli e gioiosi dell'amore di Dio. Amen.

[00028-01.01][Testo originale: Italiano]

[B0014-XX.02]