giovedì, giugno 30, 2011

Serata finale dell'H Factor

LA BIOGRAFIA DI ASIA BIBI, CRISTIANA PAKISTANA CONDANNATA ALL'IMPICCAGIONE PER AVER BEVUTO DA UN POZZO PER SOLE MUSULMANE

Che siano colpevoli o no, nel mio Paese gli accusati di blasfemia sono segnati: di solito vengono uccisi in cella o, se escono dal carcere, saranno assassinati poco dopo
di Asia Bibi

In carcere i giorni e le notti sono uguali. Non so più dire che cosa provo. Paura, questo è sicuro... ma non mi opprime più come all'inizio. I primi giorni arrivava a farmi battere un tamburo in petto. Ora si è un po' calmata. Non è più un soprassalto continuo. Le lacrime no, non mi hanno mai lasciata. Scendono a intervalli regolari. I singhiozzi, invece, sono cessati. Le lacrime sono le mie compagne di cella. Mi dicono che non mi sono ancora arresa, mi dicono che sono vittima di un'ingiustizia, mi dicono che sono innocente. Non so molto del mondo al di fuori del mio villaggio. Non ho studiato, ma so che cosa è bene e che cosa è male. Non sono musulmana, ma sono una buona pakistana, cattolica e patriota, devota al mio Paese come a Dio. Abbiamo amici musulmani. Non ci sono mai stati problemi. E anche se non abbiamo avuto sempre vita facile, abbiamo il nostro posto. Un posto di cui ci siamo sempre accontentati. Quando si è cristiani in Pakistan, ovviamente bisogna tenere gli occhi un po' più bassi.
Certi ci considerano cittadini di seconda categoria. A noi sono riservati lavori ingrati, mansioni umili. Ma il mio destino non mi dispiaceva. Prima di tutta questa storia ero felice con i miei, laggiù a Ittan Wali. Oggi sono come tutti i condannati per blasfemia del Pakistan. Che siano colpevoli o no, la loro vita viene stravolta. Nel migliore dei casi stroncata dagli anni di carcere. Ma il più delle volte chi è condannato per l'oltraggio supremo, che sia cristiano, indù o musulmano, viene ucciso in cella da un compagno di prigionia o da un secondino. E quando è giudicato innocente, cosa che capita assai di rado, viene immancabilmente assassinato appena lascia il penitenziario.
Nel mio Paese l'accusa di bestemmiatore è indelebile. Essere sospettati è già un crimine agli occhi dei fanatici religiosi che giudicano, condannano e uccidono in nome di Dio. Eppure Allah è solo amore. Non capisco perché gli uomini usino la religione per fare il male. Mi piacerebbe credere che prima di essere esponenti di questa o quella religione siamo anzitutto uomini e donne. In questo momento mi rammarico di non saper né leggere né scrivere. Solo ora mi rendo conto di quale enorme ostacolo sia. Se sapessi leggere, oggi forse non mi ritroverei chiusa qui dentro. Sarei A senz'altro riuscita a controllare meglio gli eventi. Invece li ho subiti, e li sto subendo tuttora. Secondo i giornalisti, 10 milioni di pakistani sarebbero pronti a uccidermi con le loro mani.
A chi mi eliminerà, un mullah di Peshawar ha addirittura promesso una fortuna: 500.000 rupie. Da queste parti è il prezzo di una bella casa di almeno tre stanze, con tutti i comfort. Non capisco questo accanimento. Io, Asia, sono innocente. Comincio a chiedermi se, più che una tara o un difetto, in Pakistan essere cristiani non sia diventato semplicemente un crimine. Il mio unico desiderio, in questa minuscola cella senza finestre, è quello di far sentire la mia voce e la mia rabbia. Voglio che il mondo intero sappia che sto per essere impiccata per aver aiutato il prossimo. Sono colpevole di avere manifestato solidarietà. Il mio torto? Solo quello di avere bevuto dell'acqua proveniente da un pozzo di alcune donne musulmane usando il «loro» bicchiere, quando c'erano 40 gradi al sole. Io, Asia Bibi, sono condannata a morte perché avevo sete. Sono in carcere perché ho usato lo stesso bicchiere di quelle donne musulmane. Perché io, una cristiana, cioè una che quelle sciocche compagne di lavoro ritengono impura, ho offerto dell'acqua a un'altra donna. Voglio che la mia povera voce, che da questa lurida prigione denuncia tanta ingiustizia e tanta barbarie, trovi ascolto. Desidero che tutti coloro che mi vogliono vedere morta sappiano che ho lavorato per anni presso una coppia di ricchi funzionari musulmani. Voglio dire a chi mi condanna che per i membri di quella famiglia, che sono dei buoni musulmani, il fatto che a preparare i loro pasti e a lavare le loro stoviglie fosse una cristiana non era un problema. Ho passato da loro 6 anni della mia vita, ed è per me una seconda famiglia, che mi ama come una figlia!
Sono arrabbiata con questa legge sulla blasfemia, responsabile della morte di tanti ahmadi, cristiani, musulmani e persino indù.
Da troppo tempo questa legge getta in prigione degli innocenti, come me. Perché i politici lo permettono?
Solo il governatore del Punjab, Salman Taseer, e il ministro cristiano per le Minoranze, Shahbaz Bhatti, hanno avuto il coraggio di sostenermi pubblicamente e di opporsi a questa legge antiquata. Una legge che è in sé una bestemmia, visto che semina oppressione e morte in nome di Dio. Per avere denunciato tanta ingiustizia questi due uomini coraggiosi sono stati assassinati in mezzo alla strada. Uno era musulmano, l'altro cristiano. Tutti e due sapevano che stavano rischiando la vita, perché i fanatici religiosi avevano minacciato di ucciderli. Malgrado ciò, questi uomini pieni di virtù e di umanità non hanno rinunciato a battersi per la libertà religiosa, affinché in terra islamica cristiani, musulmani e indù possano vivere in pace, mano nella mano. Un musulmano e un cristiano che versano il loro sangue per la stessa causa: forse in questo c'è un messaggio di speranza. Supplico la Vergine Maria di aiutarmi a sopportare un altro minuto senza i miei figli, che si chiedono perché la loro mamma sia improvvisamente sparita di casa. Dio mi dà ogni giorno la forza di sopportare questa orribile ingiustizia. Ma per quanto ancora?

 
Fonte: Avvenire, 15/06/2011

mercoledì, giugno 29, 2011

I "Tipi Loschi nel mondo" collaborano alla nostra festa

Cari amici,
in occasione della novena al Beato Pier Giorgio Frassati ci sono arrivate tante e-mail con richieste di preghiera da diverse parti del mondo (le intenzioni di preghiera sono a questo link http://www.tipiloschi.com/adesioni2011.php) e questo non può farci che piacere.
Stiamo ricordando questi nostri amici nella decina che recitiamo ogni sera al termine di ogni incontro della nostra festa.
Questa sera aprendo l'email abbiamo appreso che c'è un gruppo che oltre a partecipare alla nostra novena pubblicizza la nostra festa anche sul loro sito.
Guardate qui!
Io mi sono veramente commossa nel vedere come sia forte il legame tra tutti noi "Tipi Loschi nel mondo".

GRANDIOSO!

E' INIZIATA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA DEDICATA A PIER GIORGIO!


CONTINUA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA DEDICATA A PIER GIORGIO!
Ecco il programma del 29 Giugno:




Ore 19:00
Santa Messa nella Solennità dei Ss. Pietro e Paolo

Ore 21:30
H FACTOR
Scopri anche tu il tuo lato... Hobbit!
VI ASSICURIAMO GRASSE RISATE!




L'ordinazione diaconale di Simone Gulmini e quella presbiterale e diaconale dei ragazzi della San Carlo Borromeo

http://www.sancarlo.org/it/?p=4237

E' in questo collegamento al sito della Fraternità San Carlo Borromeo (con Flickr).

Grazie, Simone! Noi abbiamo pregato per te!

martedì, giugno 28, 2011

LA NOSTRA FESTA CONTINUA! ECCO L'INCONTRO DI QUESTA SERA


E' INIZIATA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA DEDICATA A PIER GIORGIO!
Ecco il programma del 28 Giugno:




Ore 21:30
Dello spirito della liturgia

Incontro con Padre Cassian Folsom, osb, Priore del Monastero di
San Benedetto in Norcia e Consultore della Congregazione per il
Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Benedetto XVI - Angelus del 26 Giugno 2011 - Eucarestia, farmaci dell'intelligenza e della volontà. Bellissimo!

In una cultura sempre più individualistica, quale è quella in cui siamo immersi nelle società occidentali, e che tende a diffondersi in tutto il mondo, l'Eucaristia costituisce una sorta di "antidoto", che opera nelle menti e nei cuori dei credenti e continuamente semina in essi la logica della comunione, del servizio, della condivisione, insomma, la logica del Vangelo.

I primi cristiani, a Gerusalemme, erano un segno evidente di questo nuovo stile di vita,perché vivevano in fraternità e mettevano in comune i loro beni, affinché nessuno fosse indigente (cfr At 2,42-47).

Da che cosa derivava tutto questo? Dall'Eucaristia, cioè da Cristo risorto, realmente presente in mezzo ai suoi discepoli e operante con la forza dello Spirito Santo. E anche nelle generazioni seguenti, attraverso i secoli, la Chiesa, malgrado i limiti e gli errori umani, ha continuato ad essere nel mondo una forza di comunione.

Pensiamo specialmente ai periodi più difficili, di prova: che cosa ha significato, ad esempio, per i Paesi sottoposti a regimi totalitari, la possibilità di ritrovarsi alla Messa Domenicale! Come dicevano gli antichi martiri di Abitene: "Sine Dominico non possumus" – senza il "Dominicum", cioè senza l'Eucaristia domenicale non possiamo vivere.

Ma il vuoto prodotto dalla falsa libertà può essere altrettanto pericoloso, e allora la comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell'intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.

lunedì, giugno 27, 2011

Evviva! È nata Maria Vittoria Vagliani!

Riceviamo da Betta, e naturalmente anche da Cris, Margherita ed Edo, i nostri amici di Mantova:

"Alle 9 e 02 è nata Maria Vittoria! 3620 g x 50,5 cm. È bellissima e io sto bene!".

domenica, giugno 26, 2011

E' INIZIATA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA DEDICATA A PIER GIORGIO!

Ecco il programma del 26 Giugno:



Ore 21:30
II GIORNATA DELL’EDUCAZIONE

Esperienze dall’Opera Chesterton e dal mondo.
“Questa e` la sola ed eterna educazione: essere cosi` sicuri che qualcosa e` vera da avere il coraggio di dirlo ad un bambino” (G.K. Chesterton)
Interventi di don Peppino Manzini, Elisa Moriconi, Daniela Alesiani ed altro ancora di contorno.

IX Chesterton Dat

IX Chesterton Day

IX Chesterton Day

sabato, giugno 25, 2011

E' INIZIATA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA DEDICATA A PIER GIORGIO!


E' INIZIATA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA DEDICATA A PIER GIORGIO!
Ecco il programma del 25 Giugno:






Ore 18:30 Santa Messa

a seguire:
IX CHESTERTON DAY

“Non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo.
Abbiamo bisogno di una Chiesa che muova il
mondo” (G.K. Chesterton)
Interventi di Paolo Pegoraro, Fabio Canessa, Fabio Trevisan, Paolo Gulisano e Alessandro Gnocchi, musica e sketches.

venerdì, giugno 24, 2011

Stasera cominciamo la Festa e aspettiamo tutti i nostri amici!



Inizia la sarabanda, cari amici, e noi vi aspettiamo!
Vedete il programma, ma noi vi aspettiamo sempre, con Frassati, Chesterton, i nostri amici, gli amici degli amici...

Grazie!

Da Zenit - Padre Brown diventa Papa - intervista al nostro Paolo Gulisano sul romanzo Il destino di Padre Brown

Da Zenit

Al Chesterton Day avremo Paolo Gulisano e naturalmente parleremo anche del suo libro


ROMA, giovedì, 23 giugno 2011 (ZENIT.org).- Poco meno di un secolo fa il genio letterario di G.K. Chesterton inventò il suo personaggio più fortunato, padre Brown, prete investigatore che, insieme alla sua spalla, il ladro convertito Flambeau, ha affascinato generazioni di lettori,

Chesterton abbandonò il suo personaggio intorno alla Prima Guerra Mondiale per dedicarsi ad altre opere.

Padre Brown è un personaggio di fantasia, ma se fosse realmente esistito cosa avrebbe fatto?

Paolo Gulisano, biografo di Chesterton, Vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, nonché tra i maggiori esperti della letteratura inglese moderna (ha scritto su Tolkien, Lewis, Wilde) ha provato a scrivere un romanzo di fantastoria immaginando che nel Conclave del 1939 non fosse stato eletto Papa Eugenio Pacelli, ma un certo Cardinale Brown, ovvero padre Brown assurto ai vertici della carriera ecclesiastica.

Il romanzo dal titolo "Il destino di Padre Brown"(Sugarco Edizioni) ripercorre questa carriera, a partire dal 1917 (quando Chesterton abbandona padre Brown) fino al decisivo Conclave.

Troviamo quindi padre Brown sul fronte italiano di guerra, a Caporetto tra Cadorna e l'agente segreto Kipling, lo troviamo nell'Irlanda rivoluzionaria di Michael Collins, nella Roma della Marcia di Mussolini, nella Torino di Frassati con don Sturzo.

Un padre Brown che diventa prima monsignore e poi Cardinale, amico e collega di Eugenio Pacelli, al servizio di Pio XI, nonché di un misterioso Cardinale anglo-spagnolo, Rafael Merry del Val, che lo usa in missioni segrete per il Vaticano.

Nel libro, oltre a personaggi storici, tra i quali Churchill e Tolkien, ritroviamo un Flambeau ritiratosi in Spagna, con un figlio che - nell'immaginario di Gulisano- diventa prete e quindi segretario del Cardinale Brown.

Troviamo gli amici di Chesterton, come Belloc o padre McNabb, e personaggi letterari come Basil Grant e Patrick Dalroy.

Un romanzo insomma dove storia vera del '900 e fantasia si intrecciano e portano il lettore in una trama avvincente e divertente, emozionante e commovente.

Per saperne di più ZENIT ha intervistato Paolo Gulisano.

Dopo anni di attività da saggista, un romanzo d'esordio piuttosto particolare…

Gulisano: Ho scelto la forma del romanzo fantastorico, un genere letterario poco praticato in Italia, ma diffuso nel mondo anglosassone, basti pensare al celebre Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson. Ho voluto ripensare la storia della prima metà del '900, tra le due guerre mondiali, attraverso gli occhi di un personaggio d'eccezione, il padre Brown di Chesterton che conduco in nuove avventure non più nel ruolo di "prete-detective" creatogli da Chesterton ma in quello di monsignore al servizio, più o meno segreto, di Sua Santità.

Un padre Brown che quest'anno compie cento anni…

Gulisano: Esattamente: cento anni fa il genio di Gilbert Keith Chesterton creava il personaggio di padre Brown. Uno tra i più significativi autori della cultura inglese ed europea del Novecento, il brillante saggista e giornalista che da una decina d'anni incantava i lettori inglesi con le sue pagine brillanti, diede vita al suo personaggio più fortunato e famoso.

Quale fu il segreto del successo delle storie di padre Brown?

Gulisano: Si potrebbe dire che il prete cattolico (creato quando Chesterton non aveva ancora portato a termine il suo percorso di conversione, che si concluse nel 1922) operava un'efficacissima difesa della Verità nella Carità. Chesterton mostrò come si testimonia la fede in una società a essa largamente indifferente, non solo non più cattolica, ma nemmeno più cristiana. Le decine di racconti di padre Brown sono tutti uno straordinario omaggio alla verità. A mia volta, riprendendo questo personaggio, e mettendolo accanto a figure storiche come il Cardinale Merry del Val, che nel mio romanzo diventa il grande mentore del prete inglese, o Eugenio Pacelli o Pio XI, ho fatto di Padre Brown un cercatore, un investigatore della Verità.

Il padre Brown del suo romanzo, monsignore e poi Cardinale, va incontro al proprio destino nel corso degli anni fino al Conclave del 1939 dove diventa Pontefice. Si presenta come una figura coraggiosa, che affronta i drammi della Prima Guerra Mondiale, che vede nascere – contrastandole - le dittature, che vive diverse appassionanti avventure, ma come sacerdote, come pastore d'anime, cosa vuole dire ai lettori?

Gulisano: Che il Cristianesimo nel corso della storia è sempre risorto, perché è fondato su un Dio che conosce la strada per uscire dal sepolcro. Le civiltà del mondo possono passare, tra drammi e tragedie, eccitazioni e delusioni, ma le parole di Cristo non sono passate. Il compito di padre Brown, dalle strade di Roma fino al Soglio Pontificio è quello di farle risuonare, di farle ascoltare a questo mondo che le vuole rifiutare. Dobbiamo avere speranza: il pessimismo non è proprio degli esseri stanchi del male, ma di quelli stanchi del bene.

giovedì, giugno 23, 2011

INIZIA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA





INIZIA LA NOSTRA BELLISSIMA FESTA DEDICATA A PIER GIORGIO!



Ecco il programma del 24 Giugno:

Ore 19:00 Santa Messa

Ore 21:00 La mia voce e le Tue parole
Concerto di Martino Chieffo e del coro "San Filippo Neri" di Forlì.
Dirige il maestro Paolo Bacca


lunedì, giugno 20, 2011

Papa Benedetto XVI cita nella sua visita a San Marino e Pennabili il nostro caro Pier Giorgio!!!

"Vi conforti la testimonianza di tanti giovani che hanno raggiunto la meta della santità: pensate a santa Teresa di Gesù Bambino, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Alberto Marvelli – che è di questa terra! – e tanti altri, a noi sconosciuti, ma che hanno vissuto il loro tempo nella luce e nella forza del Vangelo, e hanno trovato la risposta: come vivere, che cosa devo fare per vivere".

Benedetto XVI, 19 Giugno 2011, Pennabilli, discorso ai giovani

sabato, giugno 18, 2011

Le campagne pubblicitarie per l’aborto e l’eutanasia


Carlo Bellieni

Come si vende la morte

La comunicazione interviene sempre più pesantemente a influenzare il modo in cui percepiamo la nostra salute e giudichiamo complessi nodi bioetici quali l'aborto e l'eutanasia. Non solo si moltiplicano telefilm o dichiarazioni in tal senso da parte di star del cinema, ma si è addirittura arrivati agli spot pubblicitari a favore dell'eutanasia.

Un articolo sul mercato dei farmaci, pubblicato lo scorso marzo dall'«American Journal of Public Health», ha portato all'attenzione un fenomeno poco conosciuto ma gravissimo, il disease mongering. Questo «mercato delle malattie» è ben conosciuto in medicina: per vendere farmaci si inventano di sana pianta patologie o si trattano come tali normali caratteristiche umane, come per esempio la timidezza o la menopausa. A questo fine esiste una strategia ben codificata («Plos Medicine», 2002) in base alla quale si inizia con l'ingigantire i dati per poi creare un senso di panico. Si passa quindi ai testimonial, che sono di due tipi: prima i casi pietosi «miracolati» dal farmaco in questione, e poi gli esperti che giurano sulla bontà del farmaco stesso. È un fenomeno in auge soprattutto nei Paesi dove per comprare i farmaci non sempre è necessaria la ricetta medica, ed è inquietante perché genera un rapporto mercantilistico tra cittadino, malattia e medico.

Ma quasi con gli stessi criteri pubblicitari, accanto al mercato delle malattie, esiste il fenomeno parallelo del mercato dell'etica, che consiste nelle campagne mediatiche per introdurre nuovi criteri morali. Oggi le principali campagne sono quelle a favore dell'accettazione dei farmaci abortivi e della legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito.

L'ingresso dei farmaci abortivi sul mercato gode di un battage martellante che li dipinge come essenziali e condanna quanti sono contrari come fautori della sofferenza delle donne. Ma vari studi mostrano che l'aborto indotto da farmaci quali il mefipristone è meno «gradito» alle donne («Health Technology Assessment», novembre 2009) e più doloroso del metodo chirurgico («British Journal of Obstetrics and Gynecology», novembre 2010). A esso, inoltre, sono stati associati vari casi di decesso, uno dei quali riguardò la figlia di Didier Sicard, allora presidente del comitato di bioetica francese, («New England Journal of Medicine», aprile 2006).

Anche la campagna pubblicitaria per la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito si avvale di testimonial famosi e di casi pietosi, e induce nella popolazione ansia per la possibilità di trovarsi un domani in coma, intubati, tenuti in vita contro il proprio interesse. In realtà viviamo in un'epoca di tagli alla sanità mondiale, e questo dovrebbe farci temere l'abbandono e non il contrario.

Le campagne a favore della pillola abortiva e dell'eutanasia vogliono in realtà vendere un'opzione culturale sulla morte. La prima punta a far sembrare la morte banale come bere un bicchiere d'acqua (che infatti nell'immaginario accompagna l'assunzione di ogni pillola); la seconda punta a «gestirla», nell'illusione di provocarla all'improvviso cancellandone così la visione. Ma entrambe nascondono l'errore di non guardare la morte in faccia e di chiamarla con un altro nome, in un'operazione psicologicamente rischiosissima di rimozione mentale.

Chi gestisce queste campagne gioca sull'ansia e la alimenta. L'ansia è un tratto fondante la società postmoderna, dove si succedono incalzanti annunci di improbabili catastrofi apocalittiche e dove la paura, l'ansia di controllo per non andare incontro a imprevisti hanno la meglio sulla voglia di progettare il futuro. Tanto è vero che questa è la prima generazione che viene descritta come caratterizzata dalla perdita di ideali, e nella quale, come cantava Bob Dylan in Masters of War, si produce «la peggiore paura, quella di mettere figli al mondo».

In questo l'ansia è favorita dagli allarmismi sulla sovrappopolazione o da innovazioni tecniche inquietanti, come il test, reso noto dall'«Independent» del 16 maggio, per sapere, attraverso l'analisi del dna, quanto ci resta da vivere. Anche le trasmissioni televisive che diffondono le immagini di persone morenti vogliono forse esorcizzare la paura della morte, ma finiscono inevitabilmente per alimentarla.

Il mercato delle malattie è riprovevole, e non vi è nulla di romantico nel mercato dell'etica, cioè nelle campagne a favore di morti o aborti definiti «dolci»: termini in apparenza suadenti, ma che, esaltando l'opzione per la morte, finiscono con il farci dimenticare che depressione, solitudine e difficoltà possono essere superate e spesso vinte. E ci fanno assimilare bisogni e comportamenti indotti, ben distanti dalle necessità reali e dalle risposte che la gente si attenderebbe. E distanti soprattutto dai bisogni dei più deboli: nel ricco occidente discutiamo su malattie immaginarie, mentre i popoli poveri soffrono per tubercolosi e malaria; rifiutiamo di avere un figlio o di essere tenuti in vita, mentre là, dove si combattono battaglie vere e drammatiche, si lotta invece per avere un figlio e per non morire. I nostri bisogni diventano così distanti dalla realtà tanto da non essere più comprensibili nemmeno a noi stessi.

Carlo Bellieni

venerdì, giugno 17, 2011

Un messaggio da una di noi a Gerusalemme, Suor Mariachiara Bosco!

Abbiamo una di noi che è monaca di clausura clarissa a Gerusalemme, suor Mariachiara Bosco.
L'abbiamo sentita di recente ed ecco che cosa ci dice:


"Caro Marco, grazie degli aggiornamenti...
(...) Vi penso, certo, e prego...
(...) Vi porto con me nel pellegrinaggio che faremo da domani: noi 6 sorelle 'nuove' andremo in Galilea. Era previsto dall'inizio che avremo visitato i Luoghi Santi e conosciuto un po' il Paese... e questa è la seconda tappa, dopo Gerusalemme che abbiamo visitato l'anno scorso. Proprio per questa circostanza abbiamo sentito spesso Sobhy (il nostro caro amico palestinese maronita Sobhy Makhoul, quello dei presepi in legno d'olivo, per intenderci, caro nostro amico e ospite della nostra festa diversi anni fa, ndr) che è splendido e ci è stato di aiuto, con una disponibilità e gratuità che ci commuovono. Direttamente l'ha sentito una mia sorella, non io, quindi non sono ancora riuscita a mandargli i tuoi saluti; lo farò appena mi sarà possibile. Intanto godo di questa rete di comunione che c'è...
Io vado e vi porto con me. Vi porto a Nazareth in particolare... ma anche al lago dove ci sono i Pescatori che rassettano le reti... e poi a Cafarnao in casa di Pietro (...). CONTACI.
Ti abbraccio forte, te e tutti.
(...).
Vostra Mariachiara".

Cara Mariachiara, teniamo tutto buono, soprattutto ora che si avvicina la nostra Festa, la festa dei tipi loschi, ovunque essi siano.
Che dire, se non GRAZIE?

mercoledì, giugno 15, 2011

martedì, giugno 14, 2011

Ecco la bella copertina de Il Destino di Padre Brown



Quella che vedere è la copertina del romanzo ucronico di Paolo Gulisano, nostro vicepresidente, dal titolo Il Destino di Padre Brown,

L'autore è il nostro amico Raffaele Bruni, sambenedettese doc, chestertoniano e guareschiano d'acciaio, cui facciamo i complimenti, come li facciamo a Paolo per questo bel libro!

domenica, giugno 12, 2011

Il card. Scola approderebbe a Milano. Ecco cosa ne pensa Giuliano Ferrara

http://www.ilgiornale.it/fuffa/il_commento_la_missione_scola__a_milano/12-06-2011/articolo-id=528882-page=0-comments=1

Un bell'articolo di Giuliano Ferrara su Il Giornale di oggi 12 Giugno 2011 sulla ormai certa nomina del Patriarca di Venezia Cardinale Angelo Scola ad Arcivescovo di Milano.

Benedetto XVI agli zingari (stralcio)

La vostra storia è complessa e, in alcuni periodi, dolorosa. Siete un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie nazionaliste, non ha aspirato a possedere una terra o a dominare altre genti. Siete rimasti senza patria e avete considerato idealmente l'intero Continente come la vostra casa. Tuttavia, persistono problemi gravi e preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le società nelle quali vivete. Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio.

La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui! Oggi, grazie a Dio, la situazione sta cambiando: nuove opportunità si aprono davanti a voi, mentre state acquistando nuova consapevolezza. Nel tempo avete creato una cultura dalle espressioni significative, come la musica e il canto, che hanno arricchito l'Europa.

Vi invito, cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina di storia per il vostro popolo e per l'Europa! La ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell'integrazione da cui trarrete beneficio voi e l'intera società. Date anche voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo!

sabato, giugno 11, 2011

Recensiamo in anteprima Il destino di Padre Brown, l'ultima fatica di Paolo Gulisano!


PAOLO GULISANO

IL DESTINO di PADRE BROWN

SUGARCO EDIZIONI pag. 220 euro 18

 

Cento anni fa, nel 1911, il genio letterario di G.K. Chesterton inventò il suo personaggio più fortunato, Padre Brown, prete investigatore che ha affascinato generazioni di lettori, insieme alla sua spalla, il ladro convertito Flambeau.

Padre Brown è un personaggio di fantasia, ma... se fosse realmente esistito? Paolo Gulisano, biografo di Chesterton, vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, nonché tra i maggiori esperti della letteratura inglese moderna (ha scritto su Tolkien, Lewis, Wilde), realizza un romanzo di fantastoria partendo da questa ipotesi: se nel Conclave del 1939 non fosse stato eletto papa Eugenio Pacelli, ma un certo cardinale Brown, ovvero Padre Brown assurto ai vertici della carriera ecclesiastica?

Il libro ripercorre questa carriera, a partire dal 1917 (quando Chesterton abbandona Padre Brown e Gulisano lo raccoglie) fino al Conclave decisivo. Troviamo quindi Padre Brown sul fronte di guerra italiano, a Caporetto, tra Cadorna e l'agente segreto Kipling. Lo seguiamo

nell'Irlanda rivoluzionaria di Michael Collins, nella Roma della Marcia di Mussolini, nella Torino di Frassati con don Sturzo. Un Padre Brown che diventa prima monsignore e poi cardinale, amico e collega di Eugenio Pacelli, al servizio di Pio XI.

Nel libro, oltre a diversi personaggi storici realmente esistiti, di cui si tratteggiano vicende e filosofie, ritroviamo gli amici di Chesterton, come Belloc o padre McNabb, e i suoi personaggi letterari, come Basil Grant e Patrick Dalroy.

Un romanzo dove storia vera del '900 e fantasia si intrecciano e conducono il lettore in una trama avvincente e divertente, emozionante e commovente.

 

 

Paolo Gulisano, nato a Milano nel 1959, risiede

a Lecco. All'attività di medico affianca

da anni un importante impegno di scrittore. È

considerato uno dei più autorevoli esperti di

Tolkien e della letteratura fantasy, nonché della

cultura britannica. Ha pubblicato numerosi

scritti di saggistica dedicati alle figure e alle

opere di C. S. Lewis, l'autore delle Cronache di

Narnia, di G. K. Chesterton, Hilaire Belloc,

George MacDonald, Oscar Wilde, Vincent

McNabb, il beato John Henry Newman. Ha

dedicato diversi studi al mondo celtico, dalla

Scozia all'Irlanda, passando per il mito di Re

Artù. Ha pubblicato inoltre diverse opere su

argomenti di storia, e in particolare di storia

del cristianesimo, dai martiri messicani delle

persecuzioni anticristiane alla biografia dell'irlandese

san Colombano, all'eroe del Tirolo

Andreas Hofer.

Collabora con diversi periodici e riviste culturali

e col quotidiano della Santa Sede L'Osservatore

Romano. Numerosi volumi di Gulisano

sono stati tradotti e pubblicati all'estero. Il destino

di Padre Brown rappresenta quell'esordio

nella narrativa che i suoi lettori attendevano da tempo.

venerdì, giugno 10, 2011

Ecco il manifesto della festa del beato Pier Giorgio Frassati 2011!

La nuova pagina iniziale del sito del Vaticano

giovedì, giugno 09, 2011

Forse non tutti sanno che i Tipi Loschi amano il teatro...

http://www.teatroctl.url-go.com/

Allora andando a cliccare il vostro mouse (ma non si può dire a schiacciare il vostro topo? E' la stessa medesima cosa!) qui sopra troverete il sito della nostra Compagnia Teatrale "Pochi ma buoni come i maccheroni" (il nome è tratto da un noto detto usato spessissimo da Pier Giorgio) che si esibirà anche durante la Festa del beato Pier Giorgio Frassati.

E' bello, il sito, l'ha fatto la nostra Loretta Sgariglia cui va il massimo plauso!

Forse in giornata il programma della Festa del beato Pier Giorgio Frassati

In ogni caso si parte venerdì 24 Giugno 2011 e si termina il 4 Luglio 2011 (ovviamente!)...

State pronti...

L'udienza generale di Papa Benedetto XVI dell'8 giugno 2011



Vaticano - notizie (@news_va_it)

 on Twitter
"Udienza Generale, 8 giugno 2011 §.va http://rv.va/bvdp35"

martedì, giugno 07, 2011

Un articolo del nostro amico Alessandro Gnocchi, senza commenti, per riflettere su come vanno le cose in giro.

I cattolici, in certi ambienti clericali, non sono graditi - Articolo di Alessandro Gnocchi su "Libero"

Il libro anti-Concilio troppo ortodosso per la Chiesa


Scrivo in prima persona, lasciando a riposo solo per questo turno Mario Palmaro, per raccontare una grottesca vicenda di genere clericalcuriale che mi ha visto coinvolto in compagnia del professor Roberto de Mattei. Riassunta brutalmente, suona così: oggigiorno, essere cattolici senza indulgere in sbavature dottrinali e morali non è il viatico migliore se si vuole andar per parrocchie, oratori e associazioni culturali cattoliche, anzi finisce che ti tolgono la parola come soggetto non gradito.

Ma questo è il succo del ragionamento. Per cogliere quella che i giornalisti chiamano notizia, bisogna partire dalla fine: ieri sera, lunedì 6 giugno, presso la Sala Santa Maria Gualtieri, in Piazza della Vittoria 1, a Pavia, è stata presentata l’opera Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, di Roberto de Mattei, edizioni Lindau; relatori Alessandro Gnocchi e Roberto de Mattei.

La presentazione di un libro non è necessariamente un evento degno di nota. Ma l’opera di de Mattei, vice presidente del Cnr e docente di Storia del Cristianesimo e della Chiesa all’Università Europea di Roma, è divenuto un caso editoriale perché, come recita il sottotitolo, osa raccontare la “storia mai scritta” di un mito del XX secolo.

Ma questa, per quanto innegabile, è una notizia secondaria rispetto a ciò che ha reso tribolata l’organizzazione della serata. La presentazione si è tenuta alla Sala Santa Maria Gualtieri a cura della Fondazione Lepanto e delle Edizioni Lindau dopo che il Collegio Ghislieri aveva declinato la possibilità di farlo nella propria sede. In un primo tempo, sembrava tutto fatto, il rettore era ben felice di ospitare uno studioso illustre, ma poi, improvvisamente, le date ipotizzate si sono riempite di impegni improrogabili. Si dirà: un intellettuale di formazione laica, laicissima, che non impazzisce per ospitare dei cattolici che parlano di un libro cattolico, anche in tempi di tolleranza, è una notizia, ma non eclatante.

In effetti, c’è dell’altro. Il laico Collegio Ghislieri era un ripiego su cui ci si era orientati dopo che il vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, aveva opposto il suo personale e autorevole dissenso alla presentazione del libro di de Mattei in ambito riconducibile alla diocesi. Ne sa qualcosa il sacerdote che pensava di far del bene invitando l’autore e il sottoscritto a parlare di un’opera tanto importante e si è sentito dire che sarebbe stato meglio, molto meglio, lasciar perdere. Con tanto di telefonate, convocazioni e il monito clericaleggiante: di quel libro ha parlato male l’”Osservatore Romano”. Perché si sa, quando serve, fa brodo anche l’”Osservatore”.

A questo punto, la notizia non si può dire che non vi sia e va tradotta così: il vescovo cattolico della diocesi cattolica di Pavia non gradisce la presentazione di un libro cattolico, scritto da un cattolico, presentato da due cattolici, su invito di un’organizzazione cattolica.

Qualcuno farà notare che monsignor Giudici, uomo di curia dal purissimo pedigree martiniano che volentieri duetta con Enzo Bianchi, accoglie don Andrea Gallo e dialoga con l’Arcigay, non può vedere di buon occhio la calata in diocesi di cattolici che viaggiano contromano. Ma un minimo di fair play non guasterebbe: se a Pavia viene accolto senza problemi don Gallo per spiegare che lui ha anche un quinto vangelo, quello di De Andrè, perché non c’è posto per chi si ferma ai canonici quattro?

Domanda ingenua che, probabilmente, contiene la risposta. In una Chiesa in cui il federalismo dottrinale ha attecchito con molta più efficacia di quanto in Italia attecchisca quello fiscale, non possono godere di tranquilla cittadinanza coloro che pretendono di ribadire l’universalità e l’immutabilità della dottrina e della morale. Senza contare che de Mattei, agli occhi dei grandi numi di quella teologia che ama tanto i gentili e per nulla i fratelli un po’ retro’, ha commesso l’errore di sostenere le sue tesi mettendo mano ai documenti e raccontando fatti che nessuno è stato in grado di contestare. In un ambiente in cui generalmente si crede che il Vaticano II sia il primo e ultimo Concilio della Chiesa cattolica uno storico che fa il proprio mestiere può solo dare fastidio. Vuoi mettere quanto sono più riposanti preti cosiddetti ribelli come don Gallo che magari spiega l’intima religiosità di “Bocca di rosa” o monaci scomodi come il priore di Bose che mena il torrone l’accoglienza, la parresia e la profezia?

E così, dove sono passati fior di preti scomodi ma glamour, non sono passati de Mattei e Gnocchi. Il sacerdote che avrebbe voluto presentare il libro sul Vaticano II, con cattolicissima e ammirabile obbedienza, ha desistito dall’intento. Ma l’organizzazione della serata non si è fermata, fino a che non ha trovato asilo nella Santa Maria Gualtieri, aperta a tutti, cattolici compresi.

(Alessandro Gnocchi su Libero del 07/06/2011)

domenica, giugno 05, 2011

Article: Incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e con i leaders religiosi, 4 giugno 2011, Benedetto XVI


Incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e con i leaders religiosi, 4 giugno 2011, Benedetto XVI
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/june/documents/hf_ben-xvi_spe_20110604_cd-croazia_it.html


Benedetto XVI a Zagabria sul matrimonio

«Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva del matrimonio» e non riducete l'amore a «emozione sentimentale a pulsioni» ha detto Benedetto XVI durante la messa nella giornata conclusiva della sua visita in Croazia. 

Benedetto XVI sull'aereo ha parlato di Stepinac

Molti speravano che in occasione del suo viaggio potesse avvenire la canonizzazione del beato cardinale Stepinac. Qual è l'importanza della sua figura oggi?

Il cardinale era una grande pastore un grande cristiano e così anche un uomo di un umanesimo esemplare. Io direi ora la sorte del cardinale Stepiac che ha dovuto vivere in due dittature contrastanti ma erano due dittature antiumanistiche. Prima il regima Ustascia che sembrava adempiere il sogno dell'autonomia dell'indipendenza, ma in realtà era un'autonomia che era una menzogna ed era strumentalizzato da Hitler per i suoi scopi. Il cardinale Stepianc ha capito molto bene questo e ha difeso l'umanesimo vero contro questo regime difendendo serbi, ebrei, zingari… Ha mostrato, per così dire, la forza del vero umanesimo, anche soffrendo. E poi la dittatura contraria del comunismo dove di nuovo ha lottato per la fede per la presenza di Dio nel mondo, per il vero umanesimo che è dipendente dalla presenza di Dio, solo l'uomo è immagine di Dio, in questo modo l'umanesimo fiorisce. Così era diciamo il suo destino quello di combattere in due lotte diverse contrastanti, e proprio in questa decisione per la verità contro lo spirito dei tempi, questo vero umanesimo che viene dalla fede cristiana, è il grande esempio non solo per i Croati ma per tutti noi.

Due passaggi significativi del discorso di Papa Benedetto XVI al mondo politico e imprenditoriale a Zagabria (4 Giugno 2011)

Li riprendiamo dal blog di Andrea Tornielli perché tradotti in italiano (l'originale è in lingua croata e non ci sembrava il caso, ed inoltre il sito del Vaticano riporta una sola traduzione in lingua inglese).

Riguardano la coscienza, argomento molto caro al nostro Papa.

---------------------------

Qui vorrei introdurre il tema centrale della mia breve riflessione: quello della coscienza. Esso è trasversale rispetto ai differenti campi che vi vedono impegnati ed è fondamentale per una società libera e giusta, sia a livello nazionale che sovranazionale. Penso, naturalmente all'Europa, di cui la Croazia è da sempre parte sul piano storico-culturale, mentre sta per entrarvi su quello politico-istituzionale. Ebbene, le grandi conquiste dell'età moderna, cioè il riconoscimento e la garanzia della libertà di coscienza, dei diritti umani, della libertà della scienza e, quindi, di una società libera, sono da confermare e da sviluppare mantenendo però aperte la razionalità e la libertà al loro fondamento trascendente, per evitare che tali conquiste si auto-cancellino, come purtroppo dobbiamo constatare in non pochi casi. La qualità della vita sociale e civile, la qualità della democrazia dipendono in buona parte da questo punto "critico" che è la coscienza, da come la si intende e da quanto si investe sulla sua formazione. Se la coscienza, secondo il prevalente pensiero moderno, viene ridotta all'ambito del soggettivo, in cui si relegano la religione e la morale, la crisi dell'occidente non ha rimedio e l'Europa è destinata all'involuzione. Se invece la coscienza viene riscoperta quale luogo dell'ascolto della verità e del bene, luogo della responsabilità davanti a Dio e ai fratelli in umanità – che è la forza contro ogni dittatura – allora c'è speranza per il futuro.

[…]Ritorniamo dunque alla coscienza come chiave di volta per l'elaborazione culturale e per la costruzione del bene comune. È nella formazione delle coscienze che la Chiesa offre alla società il suo contributo più proprio e prezioso. Un contributo che comincia nella famiglia e che trova un importante rinforzo nella parrocchia, dove i bambini e i ragazzi, e poi i giovani imparano ad approfondire le Sacre Scritture, che sono il "grande codice" della cultura europea; e al tempo stesso imparano il senso della comunità fondata sul dono, non sull'interesse economico o sull'ideologia, ma sull'amore, che è "la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera" (Caritas in veritate, 1). Questa logica della gratuità, appresa nell'infanzia e nell'adolescenza, si vive poi in ogni ambito, nel gioco e nello sport, nelle relazioni interpersonali, nell'arte, nel servizio volontario ai poveri e ai sofferenti, e una volta assimilata la si può declinare nei più complessi ambiti della politica e dell'economia, collaborando per una polis che sia accogliente e ospitale e al tempo stesso non vuota, non falsamente neutra, ma ricca di contenuti umani, con un forte spessore etico. È qui che i Christifideles laici sono chiamati a spendere generosamente la loro formazione, guidati dai principi della Dottrina sociale della Chiesa, per una autentica laicità, per la giustizia sociale, per la difesa della vita e della famiglia, per la libertà religiosa e di educazione.

Papa Benedetto difensore delle famiglie - Il telegramma al Presidente della Repubblica Italiana in occasione della partenza per Zagabria (4 Giugno 2011)

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

MI È CARO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE UN DEFERENTE SALUTO NEL MOMENTO IN CUI LASCIO ROMA PER RECARMI IN CROAZIA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLE FAMIGLIE CATTOLICHE E MENTRE INVOCO SULL'INTERA NAZIONE ITALIANA COPIOSI DONI DI LUCE E SAPIENZA AFFINCHÉ CONTINUI A RICONOSCERE L'ISTITUTO FAMILIARE CELLULA FONDAMENTALE DELLA SOCIETÀ SOSTENENDOLO CON ADEGUAI INTERVENTI PORGO A LEI ED AI SUOI COLLABORATORI FERVIDI AUGURI DI PROFICUO IMPEGNO A SERVIZIO DEL POPOLO ITALIANO A CUI INVIO LA MIA BENEDIZIONE

sabato, giugno 04, 2011

Buone notizie: è pronta l'insalata distributista di Nello...

venerdì, giugno 03, 2011

Anche quest'anno la Novena Internazionale in onore del beato Pier Giorgio Frassati


A tutti gli amici di Pier Giorgio Frassati,
alle Associazioni, ai Movimenti e ai Gruppi che a lui si ispirano

"Non abbiamo bisogno, come dicono i giornali, di una Chiesa che si muova col mondo. Abbiamo bisogno di una Chiesa che muova il mondo".
(Gilbert Keith Chesterton)


La Compagnia dei Tipi Loschi vi invita a partecipare alla 7° Novena Internazionale in onore di Pier Giorgio Frassati.



Le modalità di partecipazione sono sempre le stesse.


Chi desidera partecipare alla novena, deve inviare le sue intenzioni di preghiera entro il 25 giugno 2011 al nostro indirizzo di posta elettronica info@tipiloschi.com, specificando anche il proprio nome o gruppo di appartenenza e il paese di provenienza. Le intenzioni che si vogliono comunicare alla Compagnia dei Tipi Loschi, che ne farà raccolta come descritto qui di seguito, dovranno essere inviate con le seguenti modalità:


1. le intenzioni dovranno essere espresse possibilmente in lingua italiana o inglese;

2. provvederemo a pubblicare sul nostro sito http://www.tipiloschi.com le intenzioni che ci verranno comunicate, salvo quelle per le quali vi sarà un vostro esplicito diniego alla pubblicazione, che dovrà pervenire per posta elettronica contestualmente all'invio dell'intenzione di preghiera; ci riserviamo il diritto di non pubblicare indistintamente tutte le intenzioni che ci perverranno;

3. ad eccezione dei gruppi e delle associazioni, accanto alle intenzioni indicheremo solo le iniziali del nome del mittente, omettendo gli indirizzi di posta elettronica e le sue generalità.


Per queste intenzioni di preghiera (che potrete scaricare dal nostro sito), reciteremo ogni giorno una decina del Santo Rosario (un Pater, dieci Ave Maria e un Gloria) anche per la Santa Madre Chiesa e secondo le intenzioni del Papa, a partire dal giorno 25 giugno fino al 3 luglio compresi. Quest'anno, in particolar modo, affidiamo a Pier Giorgio tutti i giovani che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid con il Santo Padre Benedetto XVI perché, come lui, siano sempre più "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (Col 2,7).

Il 4 luglio, la Compagnia dei Tipi Loschi farà celebrare la Santa Messa in onore del beato Pier Giorgio e secondo le intenzioni di coloro che hanno partecipato alla Novena o comunque hanno fatto richiesta delle nostre preghiere, e presenterà tutte le richieste di preghiera a Pier Giorgio.

Un saluto cordiale a tutti, augurando a voi una buona festa di Pier Giorgio!

Benedetto XVI va in Croazia, dal beato Alojzjie Stepinac