martedì, maggio 31, 2011

La cronaca del nostro Fabio Trevisan che ha partecipato alla 1° Marcia Nazionale per la vita a Desenzano del Garda




Nella foto: Alessandro Gnocchi con la moglie Antonia e Mario Palmaro alla Marcia


IN MARCIA… PER LA VITA !

Sabato 28 maggio numerose famiglie, religiosi e sacerdoti da diverse parti d’Italia (da Trento a Roma, da Trieste a Torino, da Genova a Verona, da Milano a Firenze e da tante altre città) si sono ritrovate in Piazza Malvezzi davanti al Duomo di Desenzano del Garda (BS) per manifestare insieme per la Vita, contro la “cultura della morte” disgregatrice della nostra società. Lungo il percorso, in gran parte snodato attraverso stradine di campagna, si è proceduto marciando e gustando, allo stesso tempo, pregevoli scorci suggestivi dell’incantevole Lago di Garda, resi ancor più limpidi dal fortunale abbattutosi in quei luoghi lacustri il giorno precedente. Anche la temperatura era assai gradevole, così come la lunga carovana di persone che liberamente ha marciato, pregato e cantato fino alla splendida Abbazia benedettina di Maguzzano (ora retta dai Servi della Divina Provvidenza di San Giovanni Calabria). Una manifestazione riuscita soprattutto per la partecipazione popolare che, in modo semplice ma al contempo fiero, ha inneggiato alla Vita, spronando ad accoglierla ed a custodirla come un prezioso dono del Signore. Una carrellata di stendardi, manifesti spontanei, palloncini colorati (a ricordare ogni bambino non nato) di diverse associazioni, gruppi, movimenti, per testimoniare la sacralità della Vita, la sua irriducibile dignità, la sua indisponibilità. Dopo il pranzo al sacco, consumato nell’ampia area verde o sotto le fronde di alberi secolari dell’Abbazia, si sono tenute nel primo pomeriggio due interessanti tavole rotonde che hanno visto la partecipazione attenta di un folto e variegato pubblico, accorso in un numero imprevisto, superiore alle attese degli organizzatori (Associazione Famiglia Domani e il Mevd - Movimento Europeo Difesa Vita, il cui Presidente,Francesco Agnoli, è stato più volte menzionato e ringraziato per l’impegno profuso pro-life). Nella prima tavola rotonda, moderata brillantemente daVirginia Coda Nunziante (Famiglia Domani), il Dr. Antonio Oriente, ginecologo siciliano, ha testimoniato la sua toccante esperienza personale di dolorosa conversione che l’ha condotto, dopo aver procurato migliaia di aborti, ad un impegno totale a sostegno della Vita. “La lotta per la vita – ha sostenuto il medico- ha necessità di operai; non dobbiamo abbandonare la vita”. “Mai più morte fino alla morte!” ha esclamato in modo commovente l’illustre ginecologo, che dopo lunghi anni a bistrattare la vita, lui e la moglie Carmela“hanno trovato il Signore”, il Signore della Vita. Successivamente ha preso la parola il Prof. Mario Palmaro, filosofo del diritto presso l’Università Europea di Roma, che ha ribadito che il popolo della vita, come quello adunatosi in questa memorabile occasione, è il popolo dei semplici. Presidente del Comitato “Verità e Vita”, Palmaro ha richiamato alla semplicità della Verità, accostandola alla semplicità e verità della manifestazione in corso. Senza tuttavia perdere il profondo senso della realtà delle cose, ha sottolineato che siamo in un campo di battaglia, schierati a difesa della vita innocente, in prima linea per denunciare con vigore che “uccidere un bambino è un omicidio”.Difesa della vita nascente che si collega a quella della vita morente. Palmaro ha invitato tutti “a non mimetizzarsi con questo mondo,marcando con forza la propria identità contro la cultura della morte”. Ha sostenuto ancora l’importanza dell’ortodossia, da approfondire, da difendere, da testimoniare, chiarendo che “l’intransigenza non è affatto mancanza di carità (come talvolta si vorrebbe far credere) ma, al contrario, è apportatrice di una grande serenità ed è una questione dalla quale dipende il futuro della nostra civiltà cristiana”. Un’ulteriore sentita testimonianza è stata quella di Don Pierino Ferrari, Presidente della Comunità Querceto di Mamré, che dal 1974 accoglie bambini disabili e malati. Il sacerdote ha ricordato che: “Tanto un uomo vale quanto sa amare” invitando tutti all’accoglienza nella Provvidenza Divina: “Chi non accoglie non sarà mai fecondo”. Accostandosi ad un brano significativo dell’Antico Testamento, Don Pierino Ferrari ha voluto farci cogliere i quattro valori indicati dalla tenda di Abramo: 1- avere cura di ogni persona; 2- nella tenda regni l’amore; 3-ognuno deve essere collegato (con l’antenna della propria coscienza formata) alla regia divina; 4- non si deve passar oltre dinanzi ad un vero bisogno (collegandosi alla parabola del Buon Samaritano).
Riprendendo un passo dell’evangelista Luca, Don Ferrari ha detto che“dobbiamo camminare verso la meta, che è l’Amore”.
In seguito ha preso la parola il Responsabile del Movimento “Con Cristo per la vita. Regina dell’Amore” di Schio, Lino Nasato, che ha letto un messaggio davvero molto sentito, che ha profondamente commosso il pubblico ed il lettore stesso. Ecco l’appello inviato, in questa felice ricorrenza a difesa della Vita, fra gli altri, anche al Presidente della Repubblica Italiana“Signor Presidente, fermi questi orribili delitti, questo spargimento di sangue innocente. Noi anziani non abbiamo lottato abbastanza per fermare questa Legge 194. Oggi siamo qui perché l’essere genitori e nonni ci ha fatto capire che la Vita è un grande dono di Dio … Signor Presidente, non possiamo più tacere di fronte a questi misfatti. Richiami i parlamentari a cambiare questa Legge … Da nonno, quanto bello è ricevere una carezza dal nipotino o un sorriso o giocare con lui. Da genitori non si poteva gustare tutto questo, perché impegnati nel troppo lavoro. Signor Presidente, anche Lei avrà ricevuto queste tenere carezze; non dovranno mai mancare, ma se continuiamo in questa strada di morte, Cristo ci leverà questa gioia. Sarà la fine di tutto, Signor Presidente. I giovani non sorridono più, a causa della Legge sul divorzio. Cosa abbiamo combinato noi, di una certa età, in quel tempo in cui abbiamo approvato quelle Leggi sul divorzio e sull’aborto!!! Tutto per il nostro egoismo!!! Ci dobbiamo inginocchiare e dobbiamo domandare perdono a Dio. Tra non molto, se non cambierà il nostro animo, arriverà la Legge sull’eutanasia … Se non abbiamo fede, che cosa porteremo nelle nostre mani, se non abbiamo fatto nulla per la Vita? Però, se abbiamo testimoniato e combattuto per questi valori, avremo questi piccoli martiri in Cielo che testimonieranno a nostro favore. Signor Presidente, coraggio! Si consacri a Maria. Le verrà data una grande gioia …”.
Nella sosta tra la prima e la seconda tavola rotonda pomeridiana, è stato fattoun collegamento all’aperto con Cuba, dove si è potuto sentire la voce vibrante del medico cattolico Oscar Elias Biscetimprigionato dal regime comunista di Fidel Castro per aver denunciato la violazione dei diritti umani, in primis l’alto tasso abortivo di Cuba. Di questo cattolico pro-life perseguitato sono state riprodotte delle magliette con la sua effigie, che si potevano acquistare presso il banco libri tenuto dalla  Editrice Fede&Cultura, oppure anche reperibili presso il sito: www.fedecultura.com.
Nella seconda sessione pomeridiana il ruolo di moderatrice è stato assunto dall’insegnante Marisa Orecchia (FederVita Piemonte) che con piglio vivace e autorevole ha presentato uno dei più illustri promotori dello storico Movimento per la Vita italiano, il Dr. Silvio Ghielmi, il quale, con una incisiva relazione, ha ricordato i gloriosi nomi dei sostenitori pro-life italiani, dei quali, purtroppo, si è in parte perduta la memoria. Ha menzionato così meritoriamente Giuseppe Garrone, autore di iniziative forti come ilCassonetto della Vita (inaugurato dal famoso e grande scienziato franceseJerome Lejeune) o come il telefono S.O.S. VitaHa ricordatoFrancesco Migliori, primo Presidente del Movimento per la Vita e sostenitore della Fondazione Vita Nova nonché di innumerevoli e lodevoli iniziative, tra cui il Progetto Agata Smeralda “indirizzato- secondo le parole di Ghielmi- al sostegno di bambini poveri in Brasile con adozioni a distanza”.Anche il nome di Mario Paolo Rocchi, creatore del nome Progetto Gemma è stato doverosamente evocato. Silvio Ghielmi ha citato una importantissima data, il 7 maggio 1994, quando sulla tomba al cimitero di Mesero, Mons. Michel Schooyans, professore dell’Università Cattolica di Lovanio, grande difensore della vita a livello mondiale, celebrò la Messa per invocare la protezione di Santa Gianna Beretta Molla su quel Progetto Gemma che fece così tanto bene da raggiungere quota 1200 adozioni l’anno.
Ha concluso infine i lavori assembleari il Dr. Renzo Puccetti, scrittore e medico toscano, che ha voluto intensamente allacciarsi a quanto citato all’inizio di questo costruttivo pomeriggio: “Siamo in guerra; hanno dichiarato guerra all’uomo. Siamo chiamati a combattere contro un nuovo totalitarismo relativistico, espressivo di quella cultura della morte spesso richiamata da più parti”.
Ha incalzato in modo efficace il Dr. Puccetti (Responsabile “Scienza e Vita” di Pisa e Livorno): “Dobbiamo combattere senza lasciar sguarnito alcun fronte: da quello filosofico a quello scientifico, da quello etico a quello giuridico”. Ha ribadito ancora: “Dobbiamo batterci per leggi giuste e non dobbiamo autocensurarci. La Legge 194 è una Legge profondamente ingiusta”.
Gli interventi succedutisi sono stati ripresi da TelePace e registrati da RadioMaria.
Ci sono state infine le premiazioni per rendere omaggio a quanti si offrono per sostenere una “cultura della vita” con mezzi diversi. Sono stati quindi omaggiati di una prestigiosa targa commemorativa, nell’ordine, Gianpaolo Barra, Direttore della rivista apologetica “Il Timone”, il Prof. Roberto de Mattei, Presidente della Fondazione Lepanto, Giovanni Zenone, Presidente della Casa Editrice “Fede&Cultura”, l’ostetrica Maria Pellegrini e Padre Livio Fanzaga, Direttore di Radio Maria. Sono state celebrate tre Messe, in rito ordinario e straordinario secondo le indicazioni del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI a cui hanno aderito numerose persone.
I sacerdoti e religiosi che hanno celebrato e che erano a disposizione anche per le confessioni appartenevano ai Francescani dell’Immacolata ed all’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) di Segni. Anche le suore dei rispettivi ordini erano presenti ed hanno animato con pregevoli canti le liturgie.
Da menzionare infine ed elogiare l’organizzazione di questa stupenda marcia-evento per la deliziosa scelta del luogo, per il servizio efficace di bus navetta Maguzzano-Desenzano e per lo spirito di profonda amicizia e libertà che l’hanno animato. Un popolo in cammino, in marcia … per la Vita!

FABIO TREVISAN

venerdì, maggio 27, 2011

Un interessante articolo di Paolo Rodari sul Libano, cristiani ed islamici


http://www.paolorodari.com/2011/05/27/svolta-nei-rapporti-tra-vaticano-e-islam-in-libano-il-primo-raduno-tra-vescovi-e-imam/

martedì, maggio 24, 2011

Oggi è la festa della Madonna Ausiliatrice...

... la Madonna di Lepanto, la Madonna dei sogni e delle avventure di San Giovanni Bosco, l'Auxilium Christianorum delle care e belle Litanie Lauretane...

Oggi è una bella giornata, allora.

lunedì, maggio 23, 2011

Rassegna stampa piena di tristezze molto politicamente corrette ma che nessuno di noi vorrebbe mai neppure pensare

20 Maggio 2011 - Avvenire
OMOFOBIA. Il rovescio del diritto 111 KB

20 Maggio 2011 - Stampa
OMOFOBIA. La legge che fa paura 155 KB

21 Maggio 2011 - Riformista
OMOFOBIA. Tutti in piazza con i gay 149 KB

23 Maggio 2011 - Unità
OMOFOBIA. Oggi il PArlamento decide 155 KB

23 Maggio 2011 - Repubblica
Omosessuali
Figli di due padri 192 KB

Ecco la Cina comunista e capitalista insieme! Quella con cui tutti vogliono fare affari!

CINA - VATICANO

Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina: Sheshan sotto controllo; sacerdoti arrestati

di Jian Mei

Dopo l'appello del papa, sacerdoti sotterranei sono stati portati via dalla pubblica sicurezza per una "gita" e non farli andare al santuario della Madonna di Sheshan. Preghiera per vescovi sotterranei, rapiti dalla polizia da decenni. Mons. Jia Zhiguo all'ospedale per cure al cuore, sotto vigilanza dei poliziotti. Dissacrata la tomba di un vescovo. Rosari, adorazioni e messe in obbedienza all'invito del papa. Ma alcuni dicono di non sapere del suo messaggio.



Shanghai (AsiaNews) – Fra difficoltà e arresti, i cattolici cinesi si preparano a celebrare domani la Giornata mondiale di preghiera per la Cina, lanciata da Benedetto XVI con la sua Lettera del 2007 ai fedeli della Cina. La Giornata coincide con la festa di Maria aiuto dei cristiani, venerata nel santuario nazionale di Sheshan, a circa 40 km sud-ovest da Shanghai.

 

In passato, il 24 maggio decine di migliaia di cattolici ufficiali e sotterranei andavano in pellegrinaggio al santuario, in un gesto comune di preghiera e riconciliazione. Dal 2008, la data della prima Giornata lanciata dal papa, il governo ha messo continui ostacoli alla partecipazione dei fedeli, bloccando i cattolici sotterranei, limitando l'afflusso dalle altre diocesi e permettendo solo a gruppi di fedeli di Shanghai di compiere il pellegrinaggio.

 

Fonti di AsiaNews confermano che anche quest'anno "la sicurezza a Sheshan è molto forte, con poliziotti e controlli con video-camere piazzate ovunque". Un sacerdote ha però confermato che domani mons. Xing Wenzhi, vescovo ausiliare di Shanghai andrà al santuario per celebrare una messa. L'ordinario della diocesi, mons. Aloysius Jin Luxian, 95 anni, non vi parteciperà, avendo però già presieduto messe al santuario il 2 e l'11 maggio scorsi.

 

Fonti della comunità sotterranea di Shanghai hanno dichiarato ad AsiaNews che ieri i loro sacerdoti sono stati "portati via dalla polizia, per un giro turistico a spese del governo" per impedire loro di fare il pellegrinaggio a Sheshan, come avevano programmato. Ieri nessuna comunità sotterranea della città ha potuto celebrare la messa per l'assenza dei loro sacerdoti.

 

Talvolta, alcune comunità riescono ad aggirare i controlli. Un giovane sacerdote racconta che nel 2010 la pubblica sicurezza ha tentato di fermarli, ma lui e il suo gruppo sono riusciti a raggiungere Sheshan. "Siamo arrivati a Sheshan il 24 maggio con molta tristezza e difficoltà, ma eravamo felici di offrire le nostre preghiere alla Madonna in quel giorno così speciale".

 

Si segnalano arresti anche fra i sacerdoti delle comunità sotterranee del Nord della Cina. Alcuni di loro hanno però preparato centinaia di copie della preghiera alla Madonna di Sheshan, distribuendole ai fedeli.

 

Benedetto XVI, nella sua Lettera, chiede di pregare per mostrare "solidarietà e sollecitudine" verso le "sofferenze passate e presenti" dei cattolici cinesi. Varie comunità sotterranee pregano per i loro vescovi, da decenni scomparsi nelle mani della polizia, e dei quali non si conosce il destino. Fra essi si ricordano mons. Giacomo Su Zhimin (diocesi di Baoding, Hebei), 77 anni, arrestato e scomparso dal 1996 e mons. Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei), 88 anni, arrestato e scomparso il 13 aprile 2001.

 

I cattolici di Zhengding vogliono pregare soprattutto per il loro vescovo, mons. Giulio Jia Zhiguo, dal 18 maggio ricoverato in ospedale a Shijiazhuang per problemi al cuore. Anche in ospedale il vescovo è sotto sorveglianza della polizia.

 

A Luoyang (Henan), i cattolici sotterranei pregheranno per il loro vescovo mons. Li Hongye, morto il 23 aprile scorso, dopo aver passato decine di anni ai lavori forzati. "La comunità è ancora in lutto – ha detto un sacerdote – e siamo molto dispiaciuti che le autorità abbiano demolito la croce eretta sulla tomba del nostro vescovo".

 

Ieri a Hohhot (Mongolia Interna), mons. Meng Qinglu ha ricordato ai fedeli di offrire preghiere nella Giornata di oggi, specie per coloro che non vanno in chiesa, perché ravvivino il loro entusiasmo per la fede e per l'unità e la comunione con la Chiesa universale.

 

A Taiyuan (Shanxi) le comunità, impossibilitate ad andare a Sheshan, compiranno domani il pellegrinaggio ai santuari locali del monte dei Sette dolori e del monte Guqun ("unica fonte"). Altre comunità hanno preparato rosari in comune, adorazione del santissimo sacramento e celebrazioni eucaristiche. Alcune comunità hanno detto ad AsiaNews di non sapere dell'ultimo appello del papa il 18 maggio scorso e non celebreranno la Giornata di preghiera.

domenica, maggio 22, 2011

La corale Pier Giorgio Frassati in concerto nella Chiesa di Cristo Re a Porto d'Ascoli

video

La corale Pier Giorgio Frassati in concerto nella Chiesa di Cristo Re a Porto d'Ascoli

venerdì, maggio 20, 2011

4° Happening delle famiglie

Cari amici, segnaliamo la possibilità di partecipare alla 4° edizione dell'Happening delle famiglie di Brescia, che si svolgerà dal 15 al 19 giugno prossimi. E' una bella iniziativa nella quale ci sono in programma tante belle cose: sarà presente la mostra su Gino Bartali della "nostra" Associazione Sportiva Gagliarda Sambenedettese e ci sarà anche un incontro coi nostri amici Andrea Bartali e Paolo Alberati.Sarà sicuramente presente una nostra delegazione.

Per saperne di più cliccate qui


giovedì, maggio 19, 2011

Da Il Sussidiario - CRISTIADA/ Dopo Uomini di Dio, un nuovo film sui martiri cristiani

Abbiamo messo il trailer di questo film sul blog qualche settimana fa. Ecco un articolo da Il Sussidiario a firma di Gianni Foresti.

http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2011/5/19/CRISTIADA-Dopo-Uomini-di-Dio-un-nuovo-film-sui-martiri-cristiani/178416/

mercoledì, maggio 18, 2011

Dal prof. Carlo Bellieni - L'erosione dei diritti umani

Quando si nega le cure ai neonati (OSSERVATORE ROMANO, 6 MAGGIO 2011)

L'erosione dei diritti umani

È possibile che vengano erosi i diritti umani nell'epoca che a parole moltiplica le garanzie civili? Difficile da credere, ma è proprio quello che sta avvenendo. E non ci riferiamo solo alla perdita di valore della vita fetale, ma all'erosione sistematica dei diritti di chi è già nato. Basta leggere la stampa scientifica per vedere come i diritti alle cure di bambini già nati siano volutamente ridotti rispetto a quelli di cui godono gli adulti.

Iniziò la canadese Annie Janvier, con una serie di studi, a mostrare come a parità di prognosi la percentuale di medici pronti a fornire cure salvavita a un neonato malato sia molto inferiore a quella che rianimerebbe un adulto con prognosi simile. E uno studio pubblicato nel 2000 sul «Journal of the American Medical Association» evidenziava che molti medici europei e statunitensi, al momento di rianimare un bambino, prendono in considerazione il peso che questi può diventare per i genitori. Tanto che Michael Gross concludeva un'altra ricerca su quattro Paesi occidentali spiegando che «esiste un assenso generale al neonaticidio, a seconda del parere del genitore sull'interesse del neonato definito in modo da considerare sia il danno fisico» sia il danno a terzi («Bioethics», 2002).

E come se questo non bastasse, sull'ultimo numero di «Pediatrics» si spiega che i medici in Canada e negli Stati Uniti tengono conto dell'età della madre o del tipo di famiglia al momento di rianimare il neonato, dando la preferenza a chi è stato concepito in vitro, o a chi ha la madre avvocato. Ma quanto sia grave la situazione è dimostrato dall'ultimo numero dell'«American Journal of Bioethics», in cui Dominic Wilkinson, neonatologo e filosofo, spiega che «è giustificabile in alcune circostanze per genitori e medici decidere di lasciar morire un bambino anche se la sua vita meriterebbe di essere vissuta».

L'assunto di Wilkinson è che oggi, per decidere se rianimare un neonato si fa un conto del suo benessere futuro e del peso che una eventuale disabilità gli porterebbe; e se la bilancia si inclina in questo senso, s'interrompono le cure, dato che la vita in quel caso «non merita di essere vissuta»: visione tragica e mercantilistica della vita stessa, la quale assume un valore che può essere ritenuto inaccettabile. Wilkinson va oltre e spiega che anche se la bilancia si inclina moderatamente verso il futuro benessere — cioè anche se «la vita merita di essere vissuta» — il genitore o il medico possono scegliere di sospendere le cure.

Si tratta di una vera e propria erosione dei diritti: non una trascuratezza, ma una reale e scientifica selezione di soggetti ai quali toglierli a favore di altri, tanto che Annie Janvier ha intitolato due suoi studi Il criterio di fare il miglior interesse del paziente non viene applicato ai neonati («Pediatrics», 2004) e I neonati sono diversi dagli altri pazienti? («Theoretical Medicine and Bioethics», 2007).

Ma questa tendenza non si limita ai neonati: nel 1996 il maggior studioso mondiale di nanismo pubblicava su «Archives de Pédiatrie» un terribile articolo (J'accuse! Il nanismo ha ancora diritto di cittadinanza?), in cui parlava della discriminazione che pesa su chi è di bassa statura. E cosa dire quando si legge che le persone con disabilità mentale o addirittura con un danno fisico altamente invalidante perdono il diritto a essere chiamati «persone»?

La citata ricerca del «Journal of the American Medical Association» mostrava come un'alta percentuale di medici pensi che in caso di disabilità (fisica o mentale) la morte sia preferibile alla vita. Non bisogna allora stupirsi se in alcuni Paesi ai malati di demenza senile che non riescono più ad alimentarsi da soli si riducano le cure («Annals of Internal Medicine», agosto 2002) o si eviti di fornire l'idratazione, e se le persone con disabilità mentali sono diventate «invisibili» per il sistema sanitario («Lancet», 2008).

Ma, nel caso dei neonati, questo lasciare l'ultima parola ai genitori — spesso in preda all'angoscia e certamente non in possesso di cognizioni scientifiche — e legare la rianimazione alla disabilità futura, dà proprio l'idea di un'estensione a dopo la nascita delle leggi sull'aborto, con la differenza che qui non si provoca direttamente la morte, ma semplicemente si sospendono le cure, con analogo risultato. In un'epoca che a parole scrive i diritti dell'infanzia, ma nei fatti è pronta ad archiviarli quando questa infanzia non risponde a un modello ideale o alle attese.

In molti Paesi, significativamente in quelli a maggior benessere, esistono protocolli per non rianimare bambini nati con possibilità di sopravvivenza — in alcuni casi decisamente alta («Pediatrics» gennaio 2006) — per la possibilità residua di morire o di avere un handicap. E stupisce l'accettazione di questi protocolli da parte degli operatori: forse per un malinteso senso di solidarietà verso i parenti, o per un'avversione verso la disabilità che sconfina nell'eugenetica. Non risulta che nei Paesi dove questi protocolli sono in auge ci siano ospedali che si dissociano o operatori che facciano obiezione. Preoccupa seriamente che la rianimazione selettiva sia diventata una routine accettata come normale pratica clinica. Insomma, una banale consuetudine.

Carlo Bellieni
6 maggio 2011

lunedì, maggio 16, 2011

Dal blog di Andrea Tornielli: il nostro amico Guzman Carriquiry segretario della Commissione per l'America Latina

Dal blog di Andrea Tornielli

La notizia è importante: il sottosegretario del Pontificio Consiglio per i laici (memoria storica di quel dicastero, vi collaborava già quando un certo cardinale Karol Wojtyla era uno dei membri…), Guzmán Carriquiry, è stato nominato dal Papa Segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina. Il professore uruguayano, che Ratzinger conosce bene da molto tempo, è uno dei più grandi conoscitori della Chiesa latinoamericana. Un segno dell'attenzione con cui Benedetto XVI guarda ai laici e al loro contributo nella vita della Chiesa.
Le nostre più sentite felcitazioni al nostro caro amico Guzman Carriquiry, nostro ospite alla festa del beato Pier Giorgio Frassati nel 2001 e rimasto sempre in cordialissimo contatto con noi, nostro aiuto anche nel periodo del riconoscimento canonico della nostra Compagnia! Un segno notevole della stima di Papa Benedetto XVI che ci rallegra!

Notizie eutanasiche, abortistiche ed eugenetiche (sostanzialmente tristi e affaticate, ma attenti a dirlo perché vi querelano)


14 Maggio 2011 - Avvenire
Aborto
Termini univoci per l'aborto terapeutico 102 KB

16 Maggio 2011 - Giornale
Fine Vita
In aula riprende la battaglia 78 KB

16 Maggio 2011 - Giornale
Eutanasia
La Svizzera dà il via libera al turismo del suicidio 45 KB

giovedì, maggio 12, 2011

Un film sul beato Giovanni Duns Scoto


Festival in Vaticano, è l'ora di Duns Scoto

di Antonio Giuliano
10-05-2011


Puoi chiamarti anche Filippo Il Bello, per un francescano come Giovanni Duns Scoto (1265-1308) la fedeltà al Papa non aveva prezzo. Così quando il re gli intimò di firmare un libello che incriminava Bonifacio VIII preferì essere cacciato dalla Sorbona piuttosto che cedere alle minacce del sovrano. Filosofo tra i più eccelsi della cristianità, questo seguace di Francesco d'Assisi di origini scozzesi (Scoto viene proprio da Scozia) sfidò anche i teologi del suo tempo raggiungendo le vette più alte della fede. Giovanni Paolo II che l'ha beatificato nel 1993 l'ha definito «torre spirituale della fede» e «pilastro della teologia cattolica».

E Giovanni Duns Scoto sarà ora protagonista anche del prossimo "Mirabile dictu", l'International Catholic Film Festival (dal 12 al 21 maggio a Roma presso l'Auditorium vaticano di via della Conciliazione) ideato e voluto da Liana Marabini, produttrice, regista ed editrice, sotto l'Alto patronato del Pontificio Consiglio per la Cultura.Il teologo e filosofo medievale rivivrà in un film diretto da Ferdinando Muraca e interpretato da Adriano Braidotti, sotto la supervisione dei Francescani dell'Immacolata che ne hanno promosso la realizzazione. 

Alla seconda edizione, la manifestazione cinematografica è già diventata punto di riferimento e di incontro per registi e attori di film, documentari, serie tv o docu-fiction, interessati a trasmettere la bellezza del messaggio evangelico e della storia della Chiesa (mirabile dictu in latino significa proprio bello da dire). Intenso il programma con giornate dedicate a "Gesù Cristo nel cinema" o ai film sul tema del "Sacerdote nell'immaginario collettivo". Saranno riproposte preziose pellicole d'archivio come i due film interpretati da Pio XII della Filmoteca Vaticana. E verrà assegnato un premio alla carriera all'attore Remo Girone.

Anche quest'anno sono stati selezionati, su un totale di ben 746 pellicole, quei film che promuovono modelli positivi e valori morali universali. L'anno scorso il premio del miglior film, il Pesce d'Argento (ispirato al primo simbolo cristiano), è andato a Désobéir, pellicola francese su Aristide de Sousa Mendes, un cattolico portoghese ancora poco conosciuto ma eroico, che ha salvato la vita di molti ebrei durante la Seconda guerra mondiale. 

Quest'anno tra i favoriti
 ci sono God Mighty Servant di Markus Rosenmuller, Marcelino pan y vino di Josè Luis Gutierrez e l'italianissimo Duns Scoto (di cui già gira un trailer non ufficiale) scritto da Ferdinando Muraca che trae spunto anche dal libro Beato Giovanni Duns Scoto di Stefano Maria Manelli  (Casa Mariana editrice).  La pellicola girata nell'abbazia di Montelabate di Perugia e sulla costa anconetana, parte proprio con i drammatici momenti in cui il giovane professore francescano rifiuta di firmare il libello contro papa Bonifacio VIII del re Filippo Il Bello. Un atto di grande coraggio visto il prezzo da pagare: la rinuncia della cattedra alla Sorbona, l'Università di Parigi, e la via dell'esilio. 

Ma l'acutezza
 del suo ingegno e la finezza delle sue speculazioni che gli valsero l'appellativo di Dottor Sottile emersero in tutta la loro forza nello scontro con alcuni teologi parigini. Giovanni Duns Scoto fu chiamato persino a discolparsi per aver formulato la dottrina dell'Immacolata Concezione, sei secoli prima del dogma di Pio IX. Al suo tempo sembrava infatti ancora impossibile sostenere che Maria fosse stata totalmente redenta da Cristo già prima della sua concezione.

Passò quindi alla storia come il dottore e il campione dell'Immacolata. Ma fu anche considerato un precursore del cristocentrismo: il primo grande assertore del primato di Cristo che espose in opere di alto spessore culturale e di grande complessità come la sua Summa.

Benedetto XVI che di recente ha voluto ricordare la figura di questo "teologo brillante" come di un uomo che «ci fa ricordare quante volte nella storia della Chiesa i cristiani sono stati perseguitati a causa della loro fedeltà a Cristo, alla Chiesa al Papa» ha parlato della vicenda di Giovanni Duns Scoto come di una vita «esemplare». Ora è anche una vita da film.

Un aforisma al giorno

"Gli uomini non possono essere educati dalle macchine e se sarà anche possibile inventare il muratore o lo spazzino meccanico, non ci sarà mai il maestro o la governante meccanica".

Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

mercoledì, maggio 11, 2011

OMAGGIO A MARIA




Cari amici,
voglio inivitarvi a seguire i
l Coro del beato Pier Giorgio Frassati in un breve tour in onore della nostra Madre Celeste. Il nostro Coro ha deciso di cogliere l'occasione del mese di Maggio (mese dedicato alla Madonna) per esibirsi nei giorni e nei luoghi indicati nel volantino sottostante con canti mariani. Non mancate! La Madonna sarà sicuramente contenta.

Contro il mito del sesso sicuro, Chesterton!

CONTRO IL MITO DEL ''SESSO SICURO'' OCCORE TORNARE A G. K. CHESTERTON CHE DICEVA: ''L'UNICO VERO CONTROLLO DELLE NASCITE E' L'AUTOCONTROLLO''
I dati scientifici dimostrano ormai molto bene che la disponibilità di anticoncezionali non diminuisce i concepimenti e gli aborti, anzi li aumenta
di Francesco Agnoli

In una scuola francese, di fronte all'emergenza ragazze minorenni-incinte, qualcuno ha avuto la pensata: perché non distribuire anticoncezionali nell'infermeria della scuola? Così eviteremo che le ragazze rimangano incinte e, secondariamente, che siano "costrette" all'aborto.
Cos c'è che non funziona in questo ragionamento, apparentemente così banale?
Tutto, purtroppo. Cerchiamo di capire perché.
Anzitutto i dati scientifici dimostrano ormai molto bene che la disponibilità di anticoncezionali non favorisce la diminuzione dei concepimenti e degli aborti. Al contrario. Sappiamo che ormai la contraccezione è sempre più diffusa in molti paesi "moderni", dalla Francia, all'Italia, a Cuba, per citare un paese non europeo. Eppure ciò non toglie che specie in Francia e a Cuba, il numero degli aborti di minorenni sia sempre in costante crescita, oppure, in certi periodi, costante.
Questo per un principio banale: mettere a disposizione dei giovani metodi per non avere figli, in una cultura pansessualista come la nostra, non fa altro che incoraggiarli ad avere un maggioro numero di rapporti: "tanto, non c'è il pericolo di rimanere incinte". Si crea così un circolo vizioso: l'idea che si possa fare "sesso sicuro" determina una crescita del sesso tra minori, e, inevitabilmente, per la fallacia degli anticoncezionali, per incuria, e per mille altri motivi, questo facilita gravidanze indesiderate e premature.
Ma la questione di fondo è più profonda, ed è educativa. Ogni educatore sa che per ottenere x deve chiedere x+5. Cioè che per raggiungere ogni traguardo bisogna mirare in alto; bisogna offrire ai giovani modelli positivi; bisogna indicare non un presunto "male minore", ma il bene. Non diciamo ai nostri bambini piccoli: "Mi raccomando, se butti per terra le carte, per piacere, buttane poche"; e neppure: "Se proprio vuoi picchiare tuo fratellino, non in faccia, ma sul sederino, per favore".
Perché se lo facessimo, sapremmo molto bene che il figlio butterà per terra le carte, prima piccole, poi grandi; che continuerà a picchiare il fratellino, prima piano, poi magari più forte...
Insomma: educare significa far capire chiaramente che esiste una distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Che occorre sempre tendere al bene, perché è esso che ci realizza, anche se costa fatica e richiede impegno.
 Nell'ambito che stiamo analizzando significa far capire ai giovani che il rapporto carnale tra due persone non è un gioco, un passatempo qualsiasi, bensì qualcosa che esige amore vero, rispetto, maturità, senso di responsabilità... Citando Venditti: "Non c'è sesso senza amore, è  dura legge nel mio cuore".
Cosa succede, allora, se in una scuola - dove i ragazzi si aspettano di ricevere segnali chiari; dove osservano il comportamento e ascoltano l'insegnamento di persone che ritengono dei modelli- si dice loro: "l'importante è l'anticoncezionale"? Che la scuola non avrà fatto che assecondare l'istinto più brutale, il pansessualismo imperante, la infinita serie di bisogni sessuali indotti propri di una società che propina sesso senza amore in tv, sui giornali, per radio... ad ogni ora del giorno.
Il giovane allora penserà: "L'importante non è l'amore, la responsabilità, ma l'anticoncezionale, l'importante è che non ci siano conseguenze (immediate)…". Così non solo finirà per avere rapporti carnali prima del tempo e con le persone sbagliate, ma addirittura per perdere per strada persino il concetto di amore.
Perché chi viene educato ad avere rapporti sin da giovane, purché "protetti" , diventerà quasi inevitabilmente un avido consumatore di sensazioni, un edonista, incapace un giorno, quando incontrerà la persona della sua vita, di riconoscere, la grandezza dell'unione sponsale; incapace di fedeltà, quando verranno i momenti difficili; incapace di auto-dominio, e dunque, di costruire la sua vita affettiva secondo l'ordine naturale e la legge di Dio.
L'unico vero controllo delle nascite, scriveva G. K. Chesterton, è l'autocontrollo. Nella società degli anticoncezionali, magari persino nelle scuole, invece, non aumentano solo le gravidanze premature; non aumentano solo, spesso, gli aborti, come "rimedio" all'errore; non aumenta solo l'incapacità di guardare  ai figli come ad un dono e non come ad un impiccio; non aumentano solo, come accade oggi, la sterilità femminile, dovuta anche alla precocità dei rapporti, e l'impotenza, maschile, ovvia conseguenza di un eccesso di sesso, ma crescono anche i tradimenti, le separazioni, i divorzi: l'infelicità, insomma.
Negli ultimi trent'anni, in parallelo alla crescita di modelli affettivi deresponsabilizzati, separazioni e  divorzi nel nostro paese sono quasi quadruplicati. Uno dei motivi è senz'altro la distruzione di quel periodo fondamentale di conoscenza tra un maschio e una femmina che è il fidanzamento: periodo in cui due persone si conoscono, non dal punto di vista fisico, sessuale, carnale, ma spirituale. Perché solo quando si saranno veramente conosciuti, apprezzati, compresi, ad un livello profondo, la loro unione carnale sarà vera, sentita, viva, e non un uso, momentaneo ed effimero, del corpo altrui, per piacere proprio.
Quando invece l'unione carnale, cosiddetta "sicura", diventa solo un gioco, si finisce per prendere abbagli colossali. Si arriva a credere che quella persona che soddisfa, in un dato momento, il nostro desiderio fisico, sia poi capace anche di essere anche il compagno o la compagna di una vita. E ci si sposa avendo conosciuto corpi, non persone, con il rischio di accorgersene quando è troppo tardi...

 
Fonte: La Bussola Quotidiana, 29/04/2011

lunedì, maggio 09, 2011

Il sito internet dell'Ordinariato di Walsingham.

http://ordinariateportal.wordpress.com/

Nel collegamento qui sopra trovate il sito internet dell'Ordinariato di Walsingham, il primo ordinariato creato da Papa Benedetto XVI per accogliere gli anglicani nella Chiesa Cattolica secondo le forme e le norme del Motu Proprio Anglicanorum Coetibus.

Leggendo bene, si trovano tante cose impensabili una volta: una delle più singolari e belle è la richiesta di intercessione ai Santi Martiri di Inghilterra, Scozia e Galles.

sabato, maggio 07, 2011

Vivaci e felici, generosi e coraggiosi come Pier Giorgio Frassati

"I vostri bambini e ragazzi, adolescenti e giovani vogliono essere vivaci e felici, generosi e coraggiosi, come il beato Pier Giorgio Frassati".

Papa Benedetto XVI all'Azione Cattolica, 7.05.2011

venerdì, maggio 06, 2011

Il nuovo libro del nostro amico Jonah Lynch


Quando un giorno da un malchiuso portone 
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.
Eugenio Montale, I limoni
Ma che cosa c’entrano i limoni con la tecnologia? Un limone colto dall’albero ha la scorza ruvida. Più curato è l’albero, più ruvida è la scorza. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d’improvviso la superficie diventa liscia. E poi c’è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo! Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento.
Questo libro è un invito a farci caso.


Le Edizioni Lindau presentano


Il profumo dei limoni
Tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook



di Jonah Lynch

prefazione di Aldo Cazzullo
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Edizioni Lindau | Collana «I Draghi» | pp. 144 | euro 11,00 | ISBN 978-88-7180-922-9 | prima edizione: maggio 2011
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DA OGGI IN LIBRERIA
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«Lynch si pone dalla mia parte, dalla parte di tutti noi, con curiosità e apertura. Questa apertura nasce dalla sua esperienza poliedrica: nato in una comune di hippies, una laurea in fisica, un master in pedagogia, sacerdote. In lui è evidente il desiderio di conoscere la realtà nella sua interezza, dalle frontiere della scienza alla filosofia, dall’iMac ultimo modello fino all’educazione. Non è un reazionario nostalgico del passato, né un rivoluzionario ingenuo che crede di poter sconfiggere il male con un colpo di spugna. È un uomo che vuole difendere il nuovo dalla superficialità. Vuole imparare a salvaguardare tutto ciò che trova di bene nella sua esperienza, passata e presente.

In molti passi del libro, si ha la netta percezione che per Lynch ciò che è reale, ciò che è vero, è anche molto bello. Egli preferisce il reale alle maschere con cui tutti ci schermiamo dalle ferite, non per un eroismo filosofico, ma perché è convinto che gli conviene. Guarda in faccia le dinamiche della vita, le scoperte della neuroscienza, l’esito delle tecniche pedagogiche, e le pieghe dei rapporti umani, per scoprire come meglio vivere.

Sono pagine stranamente laiche. Uno si aspetta da un sacerdote, prima o poi, un fervorino. E infatti c’è negli ultimi due capitoli, ma le considerazioni che nascono dalla fede non sono essenziali al ragionamento. È evidente che per Lynch la fede è ciò che permette di guardare il mondo senza paura, ma non ha sostituito la sua ragione.» 
dalla prefazione di Aldo Cazzullo
Le nuove tecnologie hanno cambiato il mondo... e i rapporti sociali, familiari e di amicizia. Migliorandoli? Gli adolescenti di oggi quanto sono diversi da quelli di ieri? Jonah Lynch fa parte della generazione che ha vissuto in pieno la nascita della rivoluzione informatica, è un educatore e si pone delle domande. Come stiamo usando il nostro tempo? Cosa possiamo fare per usare al meglio le nuove tecnologie? E come affrontare i problemi che queste sollevano? 
Il tema è affascinante, "moderno" e di sicuro interesse; trattato in modo approfondito, originale e inaspettato. 
Nella prima parte del volume, l'Autore riflette su alcuni degli aspetti più importanti delle nuove tecnologie, con uno sguardo anche a studi neurologici. Nella seconda parte la riflessione verte sulla mediazione tecnologica dei rapporti umani. Nel bene e nel male. La terza parte affronta gli aspetti più educativi e la domanda più "tecnologica", cosa dobbiamo fare? Anche, e soprattutto, con le nuove tecnologie, dobbiamo e vogliamo imparare la libertà. 


L'AUTORE
Jonah Lynch (1978), è sacerdote dal 2006. Dopo essersi laureato in Fisica alla McGill University a Montréal, entra in seminario. Ha studiato filosofia e teologia all’Università Lateranense e ha ottenuto un Master in Education presso la George Washington University. Scrive su temi di musica e teologia per l’edizione statunitense di «Communio». In Italia ha pubblicato due libri (Aspettare insieme, Marietti 2008, e Padre sposo amico, Effatà 2004) e ha curato quattro video documentari, tra cui Across the Wall (Journeyman Pictures 2010). Vive a Roma ed è vicerettore del seminario della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo.


DAL LIBRO
Ho cominciato presto a vivere il fascino della tecnologia. Mio zio mi ha regalato un pc quando avevo solo 7 anni – era un meraviglioso TI 99/4A. Come tanti di quei primi pc, si attaccava al televisore per usarne lo schermo, e usava un normale registratore di cassette come disco. Da quell’anno, il 1985, ho programmato in BASIC, poi al liceo ho imparato C++ e Pascal; all’università FORTRAN e Java. Mi piaceva giocare con la grafica, e in particolare i frattali mi affascinavano per il legame tra matematica, potenti macchine di calcolo, e la bellezza sorprendente dei disegni che ne uscivano. 

Sono stato il primo al liceo ad avere un modem: già nel 1991 bazzicavo sui «bulletin board» locali, dove chattavo di cose che mi interessavano con persone che non ho mai visto. Poi nel 1994 sono arrivati il primo indirizzo email (come tutti i «nerd», ho scelto il nome di un oscuro personaggio shakespeariano come username) e i primi tour su Internet per cercare software nelle directory FTP e per chattare con persone sempre più lontane su Internet Relay Chat. Esisteva già il Web, ma non lo avevo mai usato. L’avrei scoperto solo nel 1996 all’università. Ma in chat ho incontrato un ragazzo mio coetaneo, un finlandese che scriveva bene l’inglese, con interessi filosofici, e ho passato qualche mese a scambiare lettere quasi quotidiane con lui: l’esistenza di Dio, il bene e il male, l’arte… Ogni tanto mi torna in mente quello scambio. Sfortunatamente non ho salvato i messaggi e non ricordo il nome impronunciabile del mio amico virtuale, per cercarlo su Facebook. Durante l’ultimo anno di liceo ho anche seguito un corso, Introduzione alla Filosofia, offerto dall’università locale tramite email! Anche in quel caso, non ho mai conosciuto il professore se non attraverso i messaggi.

Come si capisce dal tema del corso e dell’epistolario perduto, ho conosciuto anche un’altra fascinazione oltre a quella tecnologica: quella della vita dello spirito, la vita intellettuale. Essa mi ha portato in un primo momento verso la filosofia, poi alla fede cattolica, e infine in seminario. 

Per molti anni ho vissuto senza un computer. Dopo la mia giovinezza tutta tecnologica, durante gli anni dell’università e i primi anni di seminario, non possedevo un computer mio. Un portatile costava troppo e poi non ne avevo veramente bisogno. Certo, usavo compulsivamente quelli del laboratorio di informatica per vedere se qualche amico mi aveva scritto, e per fare i compiti… 

Ma nel 2002, quando ero in seminario già da due anni, me ne è tornata la voglia. Vedevo tutti i miei compagni che cominciavano ad avere dei portatili bellissimi, in grado di fare cose meravigliose, con quegli schermi lucidi e attraenti. Per Natale, ho chiesto ai miei genitori di comprarmi un Toshiba, non ultimissimo modello ma comunque di buona qualità. Era molto pesante e molto grande, ma era bello ed era mio. Subito mi sono messo a scaricare di tutto. 

Ogni sera scaricavo il pdf del giornale del giorno successivo, per leggerlo in macchina andando a scuola. Era un iPad ante litteram, due chili e mezzo di vetro e acciaio con cui ascoltare Mozart mentre leggevo il giornale alle 7 di mattina sulla terza corsia dell’autostrada. Ottimizzare i tempi! «No waste motions!», «Non fare movimenti inutili», come diceva quel tale nel lavoro teatrale che abbiamo allestito al liceo, un padre di famiglia che mette un grammofono con dischi educativi fuori dalla porta del gabinetto affinché anche quei momenti intimi servissero all’edificazione dei figli. 

Poi all’università prendevo appunti: certamente è più facile copiarli, condividerli e cercare la parola chiave se i testi sono in formato elettronico. Sono veloce a battere a macchina: come tanti piccoli americani, ho imparato in tenera età a non guardare le dita e a scrivere in fretta. Nonostante ciò, è difficile stare dietro a un prof che spiega. Qualcuno va piano, ma la maggior parte dice troppe cose perché si possa trascrivere tutto. Lo sapevo già – nei quaderni di appunti non scrivevo tutto – ma sul computer mi era più difficile essere sintetico. E poi certe idee erano più facili da trascrivere con frecce e disegni su una pagina bianca… Mi sono sforzato per qualche settimana, poi ho lasciato il portatile a casa e sono tornato alla carta. 

Continuavo comunque a passare molto tempo con la mia nuova macchina: c’erano tanti dischi da copiare o convertire in mp3, spazi immensi su Internet in cui curiosare, programmi da cercare che mi avrebbero fatto risparmiare tanto tempo, anche se sommando il tempo speso per cercarli e vagliarli, non so se l’ho davvero guadagnato. Essendo una macchina che girava con Windows, ogni tre o quattro mesi occorreva formattare il disco, reinstallare tutto, e ripartire. La prima volta è stata divertente, come la pulizia del garage da bambino. La seconda volta meno. E poi i virus, lo spyware, gli aggiornamenti, le licenze da craccare: trovavo la mia vita invasa da nuove curiosità, piccole battaglie da combattere e opere di manutenzione obbligatorie per il buon funzionamento della macchina. Cresceva in me il desiderio di uno strumento migliore, magari meno flessibile, ma anche meno accessibile agli attacchi. Allora ho letto tutti i forum disponibili, e mi sono convinto che i Macintosh erano migliori. Sei mesi di giri sui siti, di decisioni, ripensamenti, decisioni, dubbi, e infine la certezza: iMac, sei bellissimo!

O mio Macintosh! Mio iMac! Come ho apprezzato la tua semplicità elegante, la tua ossequiosa velocità! Nuovo computer, nuova vita. Poiché ero ancora studente, quelli della Apple mi hanno regalato un iPod gratis con il computer. L’ho caricato di miliardi di byte di musica, e sono uscito in bici. All’inizio andava tutto bene. Con la musica tranquilla, andare in bicicletta era come volare. Poi l’effetto «colonna sonora» mi ha esaltato un po’ troppo e ho fatto delle manovre tra gli autobus e le macchine che avrebbero potuto costarmi la pelle. Ho tolto l’iPod, tremando, e non l’ho più messo per andare in bici. 

Lavoravo molto con il computer. Dovevo scrivere decine di pagine di report ogni settimana per l’università, oltre a preparare le lezioni per il liceo dove insegnavo fisica. E per di più c’era la serie televisiva «24» alla televisione il lunedì sera! Da non perdere: dopo un solo episodio in compagnia di Jack Bauer, ero drogato. Non potevo più farne a meno. Tutto bene fino al giorno in cui un amico mi ha dato tutte le stagioni precedenti di «24» in dvd! Un disco, tre episodi, 120 minuti complessivi. Quanti dischi? Sette, forse otto per stagione. Quattro stagioni, che ho visto interamente. Guardavo gli episodi mentre studiavo, in una finestra dello schermo del computer. Era divertente poter saltare le brutte scene con la figlia di Jack, una noiosissima ragazza che si lamentava sempre. Ma nel saltare fra il video, il libro da leggere e il testo da scrivere, rispondere al telefono e guardare l’email ogni volta che la pallina rossa indicava un nuovo messaggio, stavo perdendo qualcosa.

Me ne sono accorto nell’ora di silenzio che noi sacerdoti della Fraternità San Carlo osserviamo ogni giorno. In essa troviamo l’àncora della nostra vita. Il silenzio è una necessità grave, un obbligo davanti a Dio. Leggendo il breviario, trovavo che gli occhi volavano veloci sulle parole, spesso senza ricordare nulla un minuto dopo. Leggevo i testi della Bibbia come leggevo i libri scolastici, come leggevo il sito del «New York Times» o il «Corriere», come guardavo «24». Restavo in superficie, cercando le parole più utili o le scene più emozionanti. Ogni pausa, ogni respiro, ogni congiunzione, li sentivo come un vuoto da eliminare. Stavo perdendo la capacità di contemplare, di leggere profondamente, di commuovermi per le sfumature. Stavo perdendo la percezione del tempo come un’esperienza positiva. Mi sembrava solo un ostacolo al correre sempre più veloce, più veloce che potevo. Stavo perdendo molto.

L’anno successivo il mio superiore mi ha chiesto di aiutarlo come vice-rettore del seminario. Da quel momento, ho guardato con crescente interesse le stesse dinamiche che vivevo io nei ragazzi che dovevo educare. A furia di insegnare loro il silenzio («Leggi piano, poche pagine. Quando qualcosa ti colpisce, fermati. Contempla») mi sono trovato a riflettere sul mio modo di pregare. Notavo che alcuni guardavano dei film in camera sui loro portatili, cosa non permessa dalle nostre regole di vita – ma era la stessa mia ossessione di appena un anno prima. Altri mantenevano i rapporti con i propri familiari via sms e telefono, ma avevano relazioni deboli con i compagni. Qualcuno scriveva email fiume, e non riusciva a finire i compiti per la data indicata. 

Mi riconoscevo in tutti questi atteggiamenti: ciò che avviene sul computer è quasi sempre più attraente di un libro, qualunque esso sia. E l’email sembra sempre più urgente di qualunque altra cosa, tant’è che si controlla la posta più volte al giorno. È come quell’ansia fortissima che provavo da adolescente, quando passava il postino: avrebbe portato una lettera inviata da Lei? Qualche volta sì, qualche volta no. Poi il postino se ne andava. Soltanto il giorno dopo ero tentato di ritornare davanti alla finestra. Adesso attendo messaggi molto più banali con una fretta altrettanto parossistica. Perdo ancora molto tempo a chiudere e riaprire il programma di mail mentre avrei altro da fare.

Ora però ho anche una responsabilità educativa. Questo mi ha aiutato a uscire dal letargo in cui stavo cadendo, per affrontare i miei problemi e riflettere seriamente su quelli che vedevo nei seminaristi. 



INDICE
7 Prefazione, Aldo Cazzullo
Il profumo dei limoni
13 Antefatto
15 Autoassoluzione
21 Vita di un nerd
27 C’è un problema?
Parte prima Neurosorprese
39 La tecnologia del libro
47 Leggere e scrivere
53 Lo strumento non è neutrale
59 L’evoluzione della specie
63 Excursus: fenomenologia tecnologica
Parte seconda La testardaggine della materia
73 La Pietà Rondanini
75 La bellezza della tecnologia
79 Irriproducibilità
83 Spirito e corpo
87 L’incarnazione nell’era di Facebook
91 Pornificati
95 La mente di Dio
99 Creatività e collettivo
Parte terza Educazione
105 Il rischio della libertà
107 Ogni luogo è unico
113 Case study
117 Steccati e praterie
121 Digiuno tecnologico
Parte quarta Conclusione
127 L’anello e la croce
133 Il potere è amore
137 Ringraziamenti



Per informazioni, copie saggio e interviste all'Autore:
___________________________________ 
Silvja Manzi & Francesca Ponzetto
Ufficio Stampa Edizioni Lindau 
Corso Re Umberto 37 – I-10128 Torino (TO)
tel. +39 011 517 53 24 • fax +39 011 669 39 29 
skype lindau.edizioni • Lindau Edizioni è su facebook
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giovedì, maggio 05, 2011

Dal nostro Gianfranco Amato

Vi segnaliamo l'ultimo articolo di Gianfranco Amato  apparso su Cultura Cattolica http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=27592&Pagina=1&fo=, Buone nuove da Strasburgo

Vari articoli - Biffi, Bellieni, Cammilleri


http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1736

IL CRISTIANESIMO E' IN DECLINO? NELLA STORIA, I CRISTIANI SONO VINCITORI O PERDENTI? LA RIFLESSIONE DEL CARDINAL BIFFI


IL NEONATO DISABILE? E' SOLO UN PESO: ELIMINIAMOLO! - di Carlo Bellieni


I DUE CARABINIERI PICCHIATI A SANGUE NELLE CAMPAGNE DI GROSSETO: ECCO I RISULTATI DEL ''SOLO DIRITTI, NIENTE DOVERI'' E DEL ''TUTTO E' PERMESSO'' - di Rino Cammilleri


Sempre sui DAT - L'arcivescovo di Ravenna-Cervia dice che il testamento biologico è il buco nella diga contro l'eutanasia


Scrive Monsignor Verucchi: il testamento biologico sarà un buco nella diga contro l'eutanasia (e se apro un foro in una diga prima o poi questa crolla: ce ne accorgiamo che con questa legge crescerà l'idea che l'uomo sia padrone della vita?)
da Comitato Verità e Vita

La legge sul fine vita? Un buco nella diga contro l'eutanasia. Questa volta a scriverlo non è Verità e Vita, e nemmeno una di quelle personalità pro-life  bollate spregiativamente dal quotidiano Avvenire con l'appellativo di "supercattolici". Questa volta a parlare è un vescovo cattolico italiano. Si tratta di monsignor Giuseppe Verucchi, Arcivescovo Metropolita di Ravenna-Cervia.
"La futura legge di Dichiarazione anticipata di trattamento (DAT) resterà come una porta aperta all'eutanasia. Non possiamo dire che va bene." Parole inequivocabili, delle quali per ora i mass media sembrano non essersi accorti. La sortita di Verucchi smentisce la tesi per cui i vescovi italiani sarebbero tutti a favore della legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, tesi ripetuta quasi ossessivamente da mesi sulle pagine della stampa cattolica ufficiale. La verità è, però, diversa. Il dissenso alla legalizzazione del testamento biologico serpeggiava da tempo anche fra i vescovi. Ora monsignor Giuseppe Verucchi ha rotto gli indugi, e ha messo nero su bianco il suo giudizio estremamente negativo sulle Dat. Lo ha fatto in un articolo apparso sul numero 16 di "Risveglio Duemila", che reca la data dell'11 aprile. Dopo aver scritto che la legge di Dichiarazione anticipata di trattamento (DAT) "resterà come una porta aperta all'eutanasia", Verucchi spiega che "non possiamo dire che va bene". L'Arcivescovo di Ravenna-Cervia sembra essere rassegnato all'idea che "la legge verrà approvata". Tuttavia, il suo giudizio è netto: la legge "aprirà una strada verso l'eutanasia. Se apro un foro in una diga (anche piccolo) prima o poi la diga crolla. Ce ne accorgiamo che cresce l'idea che l'uomo sia "padrone " della vita e ne possa fare ciò che vuole?!"
Monsignor Verucchi inserisce il suo discorso all'interno di un forte richiamo contro il relativismo e contro ogni forma di compromesso: "Amiamo e difendiamo sempre la vita. Dal concepimento alla morte naturale. Non si può accettare l'aborto! Non possiamo accettare l'eutanasia. (…) Affidiamoci sempre meno al relativismo e sempre di più al bene e ai valori naturali e oggettivi. Forse abbiamo paura ad andare contro corrente."

 
Fonte: Comitato Verità e Vita, 28/04/2011

mercoledì, maggio 04, 2011

No ai manifesti pro eutanasia - finalmente!


04 Maggio 2011 - Repubblica
Eutanasia
MILANO. Moratti contro i manifesti radicali 178 KB

04 Maggio 2011 - Avvenire
Eutanasia
MILANO. No ai manifesti pro eutanasia 70 KB
 

Avvenire - La sfida finale di Bobby Sands

http://www.avvenire.it/Cultura/La+sfida+finale+di+Bobby+Sands_201105040838402270000.htm

Un articolo su Bobby Sands da Avvenire.

Domani è il 30esimo anniversario della sua morte.

La Compagnia alla beatificazione di Giovanni Paolo II

Cari amici,
anche se un po' di ritardo volevo dirvi che una piccola delegazione della Compagnia dei Tipi Loschi si è recata a Roma il 1° Maggio per la Beatificazione di Giovanni Paolo II. E' stato bellissimo! Una vera avventura che ora vi racconto brevemente.








Eravamo in 7 pronti a partire per partecipare a questo grande evento. Inizialmente avevamo pensato di unirci al pullman con altri nostri amici poi il venerdì sera abbiamo saputo che il pullman sarebbe partito alla ore 2:00 di domenica mattina. "No non può essere rischiamo di non arrivare a Roma!"- ci siamo detti - e abbiamo iniziato ad organizzare un altro modo per poter arrivare almeno a Roma e in una posizione che ci pemettesse di partecipare alla celebrazione seppur lontani. Ok! Ecco il piano:
- si parte il sabato pomeriggio con le macchine,
- la sera avremmo posato le macchine e ci avrebbe ospitato un amico di Francesco (uno dei 7 audaci).
- la notte saremmo partiti alle ore 00:00 con mezzi pubblici o a piedi per arrivare in piazza San Pietro.


Il sabato pomeriggio eravamo pronti a partire. Arriva una chiamata: la nostra amica Silvia stava andando a Roma con una sua amica ma ha perso il pullman e ha chiesto di unirsi a noi. Ora gli audaci sono 8. Il piano ha una svolta: Silvia ha una zia in un convento (a pochi km di distanza da Piazza San Pietro) ed è disposta a farci lasciare le macchine ed ospitarci per la notte.
Fantastico! Sempre più vicini a Piazza San Pietro! Possiamo farcela!
Arriviamo a Roma alle 21:00 dormiamo poche ore ed alle 11:50 si parte, muniti di cartina, con direzione Piazza San Pietro.


Scorciatoie su scorciatoie... a pochi km dalla piazza troviamo una grande folla di persone bloccata, ma il passaggio di un'ambulanza sblocca la situazione e si inizia con la prestazione fisica: slalom tra persone che dormivano sui marciapiedi, scatto per superare la folla e ...di nuovo bloccati tra la folla, ma stavolta ci guardiamo intorno e siamo a 2 passi da Piazza San Pietro. Incredibile! Eravamo in pole position.







Dopo ore di attesa aprono riusciamo ad entrare e metterci il più avanti possibile per vedere al meglio la celebrazione.
Fantastico! Ce l'abbiamo fatta! L'emozione è tantissima e le belle parole di Benedetto XVI ci hanno reso più facile non sentire la stanchezza di quella notte durante la messa.






Finito tutto, il pensiero va ai nostri amici che sono rimasti a casa ma che comunque abbiamo portato con noi nelle preghiere fatte a Giovanni Paolo II, così li abbiamo chiamati e raccontato tutto. Ci incamminiamo verso il convento per riprendere le macchine e ringraziare le suore della loro gentilezza, ma lì ci aspetta un'altra sorpresa. Infatti le suore che ci hanno ospitato sono le stesse che tengono in custodia la maglia che Giovanni Paolo II indossava il giorno dell’attentato. Riusciamo anche a vedere una reliquia del beato Giovanni Paolo II. Meraviglioso! Come si poteva organizzare un'avventura così? Questa giornata non l'abbiamo organizzata a tavolino ma è stata composta di tanti piccoli doni. Grazie Giovanni Paolo II!
















Una bella omelia, pronunciata da padre Thomas Bolin, monaco benedettino a Norcia, domenica scorsa

Anche se celebriamo la risurrezione di Cristo per cinquanta giorni, cioè tutto il tempo di Pasqua, e in un certo modo, anche ogni domenica dell'anno, oggi, l'ottava di Pasqua, in un certo modo porta la festa propriamente detta a conclusione. Giustamente, pertanto, il brano evangelico che abbiamo appena ascoltato è la conclusione del Vangelo secondo Giovanni. In questo brano vediamo la conversione dell'apostolo Tommaso. Quando vede il Signore risorto, lui dice, "Signore mio e Dio mio!" Fin dall'inizio del Vangelo, l'evangelista Giovanni ha detto che Gesù è Dio, in primo luogo nel prologo al Vangelo, dove dice che "il Verbo era Dio." Per contro, nessuna persona nel Vangelo dice una cosa simile fino a questo punto, proprio alla fine, quando l'apostolo Tommaso fa quest'affermazione. L'evangelista spiega che questo è il punto di tutto il Vangelo: "Gesù in presenza dei discepoli fece ancora molti altri segni, che non sono scritti in questo libro. Questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo nome." Così, quando Gesù dice, "Beati coloro che hanno creduto senza vedere," egli parla di noi, che abbiamo creduto senza vederlo personalmente.

 

Tuttavia, sarebbe irragionevole credere, se nessuno avesse mai visto il Signore risorto personalmente. Per questo è importante per noi che Tommaso e gli altri lo abbiano visto direttamente. A questo punto, però, possiamo farci una domanda. Coloro che non credono dicono che ciò che abbiamo ascoltato nel Vangelo è solo una storia, un mito e, secondo loro, è lo stesso con gli altri racconti della risurrezione. Secondo loro, quindi, nessuno ha visto il Signore risorto e, quindi, non è ragionevole credere. Come possiamo sapere se hanno ragione oppure no?

 

È proprio per questo motivo, cioè per mostrarci che la risurrezione di Cristo non è meramente un mito, che Gesù ha dato ai discepoli il potere di fare miracoli. Ad esempio, il Vangelo secondo Marco finisce così, "Questi poi sono i segni che accompagneranno i credenti: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se avranno bevuto qualcosa di mortifero, non nuocerà loro, imporrano le mani agli infermi e questi saranno risanati" (Mc 16, 17-18).  I miracoli, infatti, non sono rari nella storia della Chiesa, anche ai giorni nostri. Ad esempio, per l'approvazione della beatificazione di Giovanni Paolo II, che si svolge oggi a Roma, era necessario un miracolo provato.

 

Gli atei e gli altri che non vogliono credere respingono tutto questo. I miracoli non succedono veramente, dicono, e non ci sono vere dimostrazioni, non c'è nessun testimone affidabile. Così dice Ernest Renan, un ateo, "Dunque, cari cattolici, ci limiteremo a ricordarvi una verità oggettiva: sinora mai si è prodotto un 'miracolo' che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e constatato con certezza." Secondo la verità, però, tali persone non credono perché non vogliono, e non trovano evidenza forte perché non cercarla. Per esempio, il 29 marzo 1640, a Calanda in Spagna, un ragazzo si ritrovò la gamba destra miracolosamente ripristinata, che gli era amputata due anni prima. Gli atei cercano spiegazioni naturali, ma non ci sono: tutto è attestato da più testimoni in documenti scritti che possediamo ancora oggi. I testimoni hanno visto il ragazzo lo stesso giorno, prima senza la gamba, poi dopo con la gamba. E sicuramente non è un caso di frode, non si può dire che il ragazzo aveva due gambe fin dal principio, perché c'è la testimonianza giurata dei medici che hanno amputato la gamba due anni prima. E ancora, non si può dire, per esempio, che i testimoni non abbiano visto il ragazzo stesso, ma invece un gemello, perché c'è il certificato originale di battesimo che afferma esplicitamente che il ragazzo era nato da solo. E così via. Tutte le obiezioni semplicemente dipendono dall'ignoranza dei fatti.

 

Per tutto il corso della storia della Chiesa, Dio continua sempre a confermare la Sua rivelazione da tali segni. Dobbiamo dire, allora, che la risurrezione di Cristo non è un mito, ma un fatto oggettivo.

 

Non basta, però, se crediamo nella risurrezione di Cristo. L'evangelista aggiunge qualcosa d'importante, dicendo, "Questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo nome." Non dimentichiamo quest'aspetto, cioè, "abbiate la vita nel suo nome" (Gv 20, 31).  Non si dovrebbe dire, "Sì, Cristo è risorto", e poi vivere come sempre, senza cambiare niente. Invece, dobbiamo pentirci e cambiare la nostra vita. Quando abbiamo peccato, non basta andare a confessarsi; dobbiamo mettere in atto dei cambiamenti veri nella nostra vita. Gesù ha perdonato la donna sorpresa in adulterio, ma le ha detto anche di non peccare più. Ognuno di noi può applicare questo a se stesso, perché ognuno di noi è anche un peccatore, anche se in ambiti diversi. Allora, con l'aiuto di Dio e con l'intercessione di San Giuseppe, di cui oggi ricordiamo la festa, cominciamo adesso a praticare tutto questo, non soltanto credendo in Gesù, ma vivendo anche la nostra "vita nel suo nome."