IN MARCIA… PER LA VITA !
martedì, maggio 31, 2011
La cronaca del nostro Fabio Trevisan che ha partecipato alla 1° Marcia Nazionale per la vita a Desenzano del Garda
IN MARCIA… PER LA VITA !
venerdì, maggio 27, 2011
Un interessante articolo di Paolo Rodari sul Libano, cristiani ed islamici
martedì, maggio 24, 2011
Oggi è la festa della Madonna Ausiliatrice...
Oggi è una bella giornata, allora.
lunedì, maggio 23, 2011
Rassegna stampa piena di tristezze molto politicamente corrette ma che nessuno di noi vorrebbe mai neppure pensare
OMOFOBIA. Il rovescio del diritto 111 KB
20 Maggio 2011 - Stampa
OMOFOBIA. La legge che fa paura 155 KB
21 Maggio 2011 - Riformista
OMOFOBIA. Tutti in piazza con i gay 149 KB
23 Maggio 2011 - Unità
OMOFOBIA. Oggi il PArlamento decide 155 KB
23 Maggio 2011 - Repubblica
Omosessuali
Figli di due padri 192 KB
Ecco la Cina comunista e capitalista insieme! Quella con cui tutti vogliono fare affari!
| CINA - VATICANO Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina: Sheshan sotto controllo; sacerdoti arrestati di Jian Mei Dopo l'appello del papa, sacerdoti sotterranei sono stati portati via dalla pubblica sicurezza per una "gita" e non farli andare al santuario della Madonna di Sheshan. Preghiera per vescovi sotterranei, rapiti dalla polizia da decenni. Mons. Jia Zhiguo all'ospedale per cure al cuore, sotto vigilanza dei poliziotti. Dissacrata la tomba di un vescovo. Rosari, adorazioni e messe in obbedienza all'invito del papa. Ma alcuni dicono di non sapere del suo messaggio. Shanghai (AsiaNews) – Fra difficoltà e arresti, i cattolici cinesi si preparano a celebrare domani la Giornata mondiale di preghiera per la Cina, lanciata da Benedetto XVI con la sua Lettera del 2007 ai fedeli della Cina. La Giornata coincide con la festa di Maria aiuto dei cristiani, venerata nel santuario nazionale di Sheshan, a circa 40 km sud-ovest da Shanghai.
In passato, il 24 maggio decine di migliaia di cattolici ufficiali e sotterranei andavano in pellegrinaggio al santuario, in un gesto comune di preghiera e riconciliazione. Dal 2008, la data della prima Giornata lanciata dal papa, il governo ha messo continui ostacoli alla partecipazione dei fedeli, bloccando i cattolici sotterranei, limitando l'afflusso dalle altre diocesi e permettendo solo a gruppi di fedeli di Shanghai di compiere il pellegrinaggio.
Fonti di AsiaNews confermano che anche quest'anno "la sicurezza a Sheshan è molto forte, con poliziotti e controlli con video-camere piazzate ovunque". Un sacerdote ha però confermato che domani mons. Xing Wenzhi, vescovo ausiliare di Shanghai andrà al santuario per celebrare una messa. L'ordinario della diocesi, mons. Aloysius Jin Luxian, 95 anni, non vi parteciperà, avendo però già presieduto messe al santuario il 2 e l'11 maggio scorsi.
Fonti della comunità sotterranea di Shanghai hanno dichiarato ad AsiaNews che ieri i loro sacerdoti sono stati "portati via dalla polizia, per un giro turistico a spese del governo" per impedire loro di fare il pellegrinaggio a Sheshan, come avevano programmato. Ieri nessuna comunità sotterranea della città ha potuto celebrare la messa per l'assenza dei loro sacerdoti.
Talvolta, alcune comunità riescono ad aggirare i controlli. Un giovane sacerdote racconta che nel 2010 la pubblica sicurezza ha tentato di fermarli, ma lui e il suo gruppo sono riusciti a raggiungere Sheshan. "Siamo arrivati a Sheshan il 24 maggio con molta tristezza e difficoltà, ma eravamo felici di offrire le nostre preghiere alla Madonna in quel giorno così speciale".
Si segnalano arresti anche fra i sacerdoti delle comunità sotterranee del Nord della Cina. Alcuni di loro hanno però preparato centinaia di copie della preghiera alla Madonna di Sheshan, distribuendole ai fedeli.
Benedetto XVI, nella sua Lettera, chiede di pregare per mostrare "solidarietà e sollecitudine" verso le "sofferenze passate e presenti" dei cattolici cinesi. Varie comunità sotterranee pregano per i loro vescovi, da decenni scomparsi nelle mani della polizia, e dei quali non si conosce il destino. Fra essi si ricordano mons. Giacomo Su Zhimin (diocesi di Baoding, Hebei), 77 anni, arrestato e scomparso dal 1996 e mons. Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei), 88 anni, arrestato e scomparso il 13 aprile 2001.
I cattolici di Zhengding vogliono pregare soprattutto per il loro vescovo, mons. Giulio Jia Zhiguo, dal 18 maggio ricoverato in ospedale a Shijiazhuang per problemi al cuore. Anche in ospedale il vescovo è sotto sorveglianza della polizia.
A Luoyang (Henan), i cattolici sotterranei pregheranno per il loro vescovo mons. Li Hongye, morto il 23 aprile scorso, dopo aver passato decine di anni ai lavori forzati. "La comunità è ancora in lutto – ha detto un sacerdote – e siamo molto dispiaciuti che le autorità abbiano demolito la croce eretta sulla tomba del nostro vescovo".
Ieri a Hohhot (Mongolia Interna), mons. Meng Qinglu ha ricordato ai fedeli di offrire preghiere nella Giornata di oggi, specie per coloro che non vanno in chiesa, perché ravvivino il loro entusiasmo per la fede e per l'unità e la comunione con la Chiesa universale.
A Taiyuan (Shanxi) le comunità, impossibilitate ad andare a Sheshan, compiranno domani il pellegrinaggio ai santuari locali del monte dei Sette dolori e del monte Guqun ("unica fonte"). Altre comunità hanno preparato rosari in comune, adorazione del santissimo sacramento e celebrazioni eucaristiche. Alcune comunità hanno detto ad AsiaNews di non sapere dell'ultimo appello del papa il 18 maggio scorso e non celebreranno la Giornata di preghiera. |
domenica, maggio 22, 2011
venerdì, maggio 20, 2011
4° Happening delle famiglie
giovedì, maggio 19, 2011
Da Il Sussidiario - CRISTIADA/ Dopo Uomini di Dio, un nuovo film sui martiri cristiani
mercoledì, maggio 18, 2011
Dal prof. Carlo Bellieni - L'erosione dei diritti umani
Quando si nega le cure ai neonati (OSSERVATORE ROMANO, 6 MAGGIO 2011)
L'erosione dei diritti umani
È possibile che vengano erosi i diritti umani nell'epoca che a parole moltiplica le garanzie civili? Difficile da credere, ma è proprio quello che sta avvenendo. E non ci riferiamo solo alla perdita di valore della vita fetale, ma all'erosione sistematica dei diritti di chi è già nato. Basta leggere la stampa scientifica per vedere come i diritti alle cure di bambini già nati siano volutamente ridotti rispetto a quelli di cui godono gli adulti.
Iniziò la canadese Annie Janvier, con una serie di studi, a mostrare come a parità di prognosi la percentuale di medici pronti a fornire cure salvavita a un neonato malato sia molto inferiore a quella che rianimerebbe un adulto con prognosi simile. E uno studio pubblicato nel 2000 sul «Journal of the American Medical Association» evidenziava che molti medici
europei e statunitensi, al momento di rianimare un bambino, prendono in considerazione il peso che questi può diventare per i genitori. Tanto che Michael Gross concludeva un'altra ricerca su quattro Paesi occidentali spiegando che «esiste un assenso generale al neonaticidio, a seconda del parere del genitore sull'interesse del neonato definito in modo da considerare sia il danno fisico» sia il danno a terzi («Bioethics», 2002).
E come se questo non bastasse, sull'ultimo numero di «Pediatrics» si spiega che i medici in Canada e negli Stati Uniti tengono conto dell'età della madre o del tipo di famiglia al momento di rianimare il neonato, dando la preferenza a chi è stato concepito in vitro, o a chi ha la madre avvocato. Ma quanto sia grave la situazione è dimostrato dall'ultimo numero dell'«American Journal of Bioethics», in cui Dominic Wilkinson, neonatologo e filosofo, spiega che «è giustificabile in alcune circostanze per genitori e medici decidere di lasciar morire un bambino anche se la sua vita meriterebbe di essere vissuta».
L'assunto di Wilkinson è che oggi, per decidere se rianimare un neonato si fa un conto del suo benessere futuro e del peso che una eventuale disabilità gli porterebbe; e se la bilancia si inclina in questo senso, s'interrompono le cure, dato che la vita in quel caso «non merita di essere vissuta»: visione tragica e mercantilistica della vita stessa, la quale assume un valore che può essere ritenuto inaccettabile. Wilkinson va oltre e spiega che anche se la bilancia si inclina moderatamente verso il futuro benessere — cioè anche se «la vita merita di essere vissuta» — il genitore o il medico possono scegliere di sospendere le cure.
Si tratta di una vera e propria erosione dei diritti: non una trascuratezza, ma una reale e scientifica selezione di soggetti ai quali toglierli a favore di altri, tanto che Annie Janvier ha intitolato due suoi studi Il criterio di fare il miglior interesse del paziente non viene applicato ai neonati («Pediatrics», 2004) e I neonati sono diversi dagli altri pazienti? («Theoretical Medicine and Bioethics», 2007).
Ma questa tendenza non si limita ai neonati: nel 1996 il maggior studioso mondiale di nanismo pubblicava su «Archives de Pédiatrie» un terribile articolo (J'accuse! Il nanismo ha ancora diritto di cittadinanza?), in cui parlava della discriminazione che pesa su chi è di bassa statura. E cosa dire quando si legge che le persone con disabilità mentale o addirittura con un danno fisico altamente invalidante perdono il diritto a essere chiamati «persone»?
La citata ricerca del «Journal of the American Medical Association» mostrava come un'alta percentuale di medici pensi che in caso di disabilità (fisica o mentale) la morte sia preferibile alla vita. Non bisogna allora stupirsi se in alcuni Paesi ai malati di demenza senile che non riescono più ad alimentarsi da soli si riducano le cure («Annals of Internal Medicine», agosto 2002) o si eviti di fornire l'idratazione, e se le persone con disabilità mentali sono diventate «invisibili» per il sistema sanitario («Lancet», 2008).
Ma, nel caso dei neonati, questo lasciare l'ultima parola ai genitori — spesso in preda all'angoscia e certamente non in possesso di cognizioni scientifiche — e legare la rianimazione alla disabilità futura, dà proprio l'idea di un'estensione a dopo la nascita delle leggi sull'aborto, con la differenza che qui non si provoca direttamente la morte, ma semplicemente si sospendono le cure, con analogo risultato. In un'epoca che a parole scrive i diritti dell'infanzia, ma nei fatti è pronta ad archiviarli quando questa infanzia non risponde a un modello ideale o alle attese.
In molti Paesi, significativamente in quelli a maggior benessere, esistono protocolli per non rianimare bambini nati con possibilità di sopravvivenza — in alcuni casi decisamente alta («Pediatrics» gennaio 2006) — per la possibilità residua di morire o di avere un handicap. E stupisce l'accettazione di questi protocolli da parte degli operatori: forse per un malinteso senso di solidarietà verso i parenti, o per un'avversione verso la disabilità che sconfina nell'eugenetica. Non risulta che nei Paesi dove questi protocolli sono in auge ci siano ospedali che si dissociano o operatori che facciano obiezione. Preoccupa seriamente che la rianimazione selettiva sia diventata una routine accettata come normale pratica clinica. Insomma, una banale consuetudine.
lunedì, maggio 16, 2011
Dal blog di Andrea Tornielli: il nostro amico Guzman Carriquiry segretario della Commissione per l'America Latina
Notizie eutanasiche, abortistiche ed eugenetiche (sostanzialmente tristi e affaticate, ma attenti a dirlo perché vi querelano)
14 Maggio 2011 - Avvenire AbortoTermini univoci per l'aborto terapeutico 102 KB 16 Maggio 2011 - Giornale Fine Vita In aula riprende la battaglia 78 KB 16 Maggio 2011 - Giornale Eutanasia La Svizzera dà il via libera al turismo del suicidio 45 KB |
giovedì, maggio 12, 2011
Un film sul beato Giovanni Duns Scoto
Festival in Vaticano, è l'ora di Duns Scoto
Puoi chiamarti anche Filippo Il Bello, per un francescano come Giovanni Duns Scoto (1265-1308) la fedeltà al Papa non aveva prezzo. Così quando il re gli intimò di firmare un libello che incriminava Bonifacio VIII preferì essere cacciato dalla Sorbona piuttosto che cedere alle minacce del sovrano. Filosofo tra i più eccelsi della cristianità, questo seguace di Francesco d'Assisi di origini scozzesi (Scoto viene proprio da Scozia) sfidò anche i teologi del suo tempo raggiungendo le vette più alte della fede. Giovanni Paolo II che l'ha beatificato nel 1993 l'ha definito «torre spirituale della fede» e «pilastro della teologia cattolica».
E Giovanni Duns Scoto sarà ora protagonista anche del prossimo "Mirabile dictu", l'International Catholic Film Festival (dal 12 al 21 maggio a Roma presso l'Auditorium vaticano di via della Conciliazione) ideato e voluto da Liana Marabini, produttrice, regista ed editrice, sotto l'Alto patronato del Pontificio Consiglio per la Cultura.Il teologo e filosofo medievale rivivrà in un film diretto da Ferdinando Muraca e interpretato da Adriano Braidotti, sotto la supervisione dei Francescani dell'Immacolata che ne hanno promosso la realizzazione.
Alla seconda edizione, la manifestazione cinematografica è già diventata punto di riferimento e di incontro per registi e attori di film, documentari, serie tv o docu-fiction, interessati a trasmettere la bellezza del messaggio evangelico e della storia della Chiesa (mirabile dictu in latino significa proprio bello da dire). Intenso il programma con giornate dedicate a "Gesù Cristo nel cinema" o ai film sul tema del "Sacerdote nell'immaginario collettivo". Saranno riproposte preziose pellicole d'archivio come i due film interpretati da Pio XII della Filmoteca Vaticana. E verrà assegnato un premio alla carriera all'attore Remo Girone.
Anche quest'anno sono stati selezionati, su un totale di ben 746 pellicole, quei film che promuovono modelli positivi e valori morali universali. L'anno scorso il premio del miglior film, il Pesce d'Argento (ispirato al primo simbolo cristiano), è andato a Désobéir, pellicola francese su Aristide de Sousa Mendes, un cattolico portoghese ancora poco conosciuto ma eroico, che ha salvato la vita di molti ebrei durante la Seconda guerra mondiale.
Quest'anno tra i favoriti ci sono God Mighty Servant di Markus Rosenmuller, Marcelino pan y vino di Josè Luis Gutierrez e l'italianissimo Duns Scoto (di cui già gira un trailer non ufficiale) scritto da Ferdinando Muraca che trae spunto anche dal libro Beato Giovanni Duns Scoto di Stefano Maria Manelli (Casa Mariana editrice). La pellicola girata nell'abbazia di Montelabate di Perugia e sulla costa anconetana, parte proprio con i drammatici momenti in cui il giovane professore francescano rifiuta di firmare il libello contro papa Bonifacio VIII del re Filippo Il Bello. Un atto di grande coraggio visto il prezzo da pagare: la rinuncia della cattedra alla Sorbona, l'Università di Parigi, e la via dell'esilio.
Ma l'acutezza del suo ingegno e la finezza delle sue speculazioni che gli valsero l'appellativo di Dottor Sottile emersero in tutta la loro forza nello scontro con alcuni teologi parigini. Giovanni Duns Scoto fu chiamato persino a discolparsi per aver formulato la dottrina dell'Immacolata Concezione, sei secoli prima del dogma di Pio IX. Al suo tempo sembrava infatti ancora impossibile sostenere che Maria fosse stata totalmente redenta da Cristo già prima della sua concezione.
Passò quindi alla storia come il dottore e il campione dell'Immacolata. Ma fu anche considerato un precursore del cristocentrismo: il primo grande assertore del primato di Cristo che espose in opere di alto spessore culturale e di grande complessità come la sua Summa.
Benedetto XVI che di recente ha voluto ricordare la figura di questo "teologo brillante" come di un uomo che «ci fa ricordare quante volte nella storia della Chiesa i cristiani sono stati perseguitati a causa della loro fedeltà a Cristo, alla Chiesa al Papa» ha parlato della vicenda di Giovanni Duns Scoto come di una vita «esemplare». Ora è anche una vita da film.
Un aforisma al giorno
mercoledì, maggio 11, 2011
OMAGGIO A MARIA
voglio inivitarvi a seguire il Coro del beato Pier Giorgio Frassati in un breve tour in onore della nostra Madre Celeste. Il nostro Coro ha deciso di cogliere l'occasione del mese di Maggio (mese dedicato alla Madonna) per esibirsi nei giorni e nei luoghi indicati nel volantino sottostante con canti mariani. Non mancate! La Madonna sarà sicuramente contenta.
Contro il mito del sesso sicuro, Chesterton!
CONTRO IL MITO DEL ''SESSO SICURO'' OCCORE TORNARE A G. K. CHESTERTON CHE DICEVA: ''L'UNICO VERO CONTROLLO DELLE NASCITE E' L'AUTOCONTROLLO''In una scuola francese, di fronte all'emergenza ragazze minorenni-incinte, qualcuno ha avuto la pensata: perché non distribuire anticoncezionali nell'infermeria della scuola? Così eviteremo che le ragazze rimangano incinte e, secondariamente, che siano "costrette" all'aborto.
Cos c'è che non funziona in questo ragionamento, apparentemente così banale?
Tutto, purtroppo. Cerchiamo di capire perché.
Anzitutto i dati scientifici dimostrano ormai molto bene che la disponibilità di anticoncezionali non favorisce la diminuzione dei concepimenti e degli aborti. Al contrario. Sappiamo che ormai la contraccezione è sempre più diffusa in molti paesi "moderni", dalla Francia, all'Italia, a Cuba, per citare un paese non europeo. Eppure ciò non toglie che specie in Francia e a Cuba, il numero degli aborti di minorenni sia sempre in costante crescita, oppure, in certi periodi, costante.
Questo per un principio banale: mettere a disposizione dei giovani metodi per non avere figli, in una cultura pansessualista come la nostra, non fa altro che incoraggiarli ad avere un maggioro numero di rapporti: "tanto, non c'è il pericolo di rimanere incinte". Si crea così un circolo vizioso: l'idea che si possa fare "sesso sicuro" determina una crescita del sesso tra minori, e, inevitabilmente, per la fallacia degli anticoncezionali, per incuria, e per mille altri motivi, questo facilita gravidanze indesiderate e premature.
Ma la questione di fondo è più profonda, ed è educativa. Ogni educatore sa che per ottenere x deve chiedere x+5. Cioè che per raggiungere ogni traguardo bisogna mirare in alto; bisogna offrire ai giovani modelli positivi; bisogna indicare non un presunto "male minore", ma il bene. Non diciamo ai nostri bambini piccoli: "Mi raccomando, se butti per terra le carte, per piacere, buttane poche"; e neppure: "Se proprio vuoi picchiare tuo fratellino, non in faccia, ma sul sederino, per favore".
Perché se lo facessimo, sapremmo molto bene che il figlio butterà per terra le carte, prima piccole, poi grandi; che continuerà a picchiare il fratellino, prima piano, poi magari più forte...
Insomma: educare significa far capire chiaramente che esiste una distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Che occorre sempre tendere al bene, perché è esso che ci realizza, anche se costa fatica e richiede impegno.
Nell'ambito che stiamo analizzando significa far capire ai giovani che il rapporto carnale tra due persone non è un gioco, un passatempo qualsiasi, bensì qualcosa che esige amore vero, rispetto, maturità, senso di responsabilità... Citando Venditti: "Non c'è sesso senza amore, è dura legge nel mio cuore".
Cosa succede, allora, se in una scuola - dove i ragazzi si aspettano di ricevere segnali chiari; dove osservano il comportamento e ascoltano l'insegnamento di persone che ritengono dei modelli- si dice loro: "l'importante è l'anticoncezionale"? Che la scuola non avrà fatto che assecondare l'istinto più brutale, il pansessualismo imperante, la infinita serie di bisogni sessuali indotti propri di una società che propina sesso senza amore in tv, sui giornali, per radio... ad ogni ora del giorno.
Il giovane allora penserà: "L'importante non è l'amore, la responsabilità, ma l'anticoncezionale, l'importante è che non ci siano conseguenze (immediate)…". Così non solo finirà per avere rapporti carnali prima del tempo e con le persone sbagliate, ma addirittura per perdere per strada persino il concetto di amore.
Perché chi viene educato ad avere rapporti sin da giovane, purché "protetti" , diventerà quasi inevitabilmente un avido consumatore di sensazioni, un edonista, incapace un giorno, quando incontrerà la persona della sua vita, di riconoscere, la grandezza dell'unione sponsale; incapace di fedeltà, quando verranno i momenti difficili; incapace di auto-dominio, e dunque, di costruire la sua vita affettiva secondo l'ordine naturale e la legge di Dio.
L'unico vero controllo delle nascite, scriveva G. K. Chesterton, è l'autocontrollo. Nella società degli anticoncezionali, magari persino nelle scuole, invece, non aumentano solo le gravidanze premature; non aumentano solo, spesso, gli aborti, come "rimedio" all'errore; non aumenta solo l'incapacità di guardare ai figli come ad un dono e non come ad un impiccio; non aumentano solo, come accade oggi, la sterilità femminile, dovuta anche alla precocità dei rapporti, e l'impotenza, maschile, ovvia conseguenza di un eccesso di sesso, ma crescono anche i tradimenti, le separazioni, i divorzi: l'infelicità, insomma.
Negli ultimi trent'anni, in parallelo alla crescita di modelli affettivi deresponsabilizzati, separazioni e divorzi nel nostro paese sono quasi quadruplicati. Uno dei motivi è senz'altro la distruzione di quel periodo fondamentale di conoscenza tra un maschio e una femmina che è il fidanzamento: periodo in cui due persone si conoscono, non dal punto di vista fisico, sessuale, carnale, ma spirituale. Perché solo quando si saranno veramente conosciuti, apprezzati, compresi, ad un livello profondo, la loro unione carnale sarà vera, sentita, viva, e non un uso, momentaneo ed effimero, del corpo altrui, per piacere proprio.
Quando invece l'unione carnale, cosiddetta "sicura", diventa solo un gioco, si finisce per prendere abbagli colossali. Si arriva a credere che quella persona che soddisfa, in un dato momento, il nostro desiderio fisico, sia poi capace anche di essere anche il compagno o la compagna di una vita. E ci si sposa avendo conosciuto corpi, non persone, con il rischio di accorgersene quando è troppo tardi...
lunedì, maggio 09, 2011
Il sito internet dell'Ordinariato di Walsingham.
Nel collegamento qui sopra trovate il sito internet dell'Ordinariato di Walsingham, il primo ordinariato creato da Papa Benedetto XVI per accogliere gli anglicani nella Chiesa Cattolica secondo le forme e le norme del Motu Proprio Anglicanorum Coetibus.
Leggendo bene, si trovano tante cose impensabili una volta: una delle più singolari e belle è la richiesta di intercessione ai Santi Martiri di Inghilterra, Scozia e Galles.
sabato, maggio 07, 2011
Vivaci e felici, generosi e coraggiosi come Pier Giorgio Frassati
venerdì, maggio 06, 2011
Il nuovo libro del nostro amico Jonah Lynch
giovedì, maggio 05, 2011
Dal nostro Gianfranco Amato
Vari articoli - Biffi, Bellieni, Cammilleri
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1736
Sempre sui DAT - L'arcivescovo di Ravenna-Cervia dice che il testamento biologico è il buco nella diga contro l'eutanasia
La legge sul fine vita? Un buco nella diga contro l'eutanasia. Questa volta a scriverlo non è Verità e Vita, e nemmeno una di quelle personalità pro-life bollate spregiativamente dal quotidiano Avvenire con l'appellativo di "supercattolici". Questa volta a parlare è un vescovo cattolico italiano. Si tratta di monsignor Giuseppe Verucchi, Arcivescovo Metropolita di Ravenna-Cervia.
"La futura legge di Dichiarazione anticipata di trattamento (DAT) resterà come una porta aperta all'eutanasia. Non possiamo dire che va bene." Parole inequivocabili, delle quali per ora i mass media sembrano non essersi accorti. La sortita di Verucchi smentisce la tesi per cui i vescovi italiani sarebbero tutti a favore della legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, tesi ripetuta quasi ossessivamente da mesi sulle pagine della stampa cattolica ufficiale. La verità è, però, diversa. Il dissenso alla legalizzazione del testamento biologico serpeggiava da tempo anche fra i vescovi. Ora monsignor Giuseppe Verucchi ha rotto gli indugi, e ha messo nero su bianco il suo giudizio estremamente negativo sulle Dat. Lo ha fatto in un articolo apparso sul numero 16 di "Risveglio Duemila", che reca la data dell'11 aprile. Dopo aver scritto che la legge di Dichiarazione anticipata di trattamento (DAT) "resterà come una porta aperta all'eutanasia", Verucchi spiega che "non possiamo dire che va bene". L'Arcivescovo di Ravenna-Cervia sembra essere rassegnato all'idea che "la legge verrà approvata". Tuttavia, il suo giudizio è netto: la legge "aprirà una strada verso l'eutanasia. Se apro un foro in una diga (anche piccolo) prima o poi la diga crolla. Ce ne accorgiamo che cresce l'idea che l'uomo sia "padrone " della vita e ne possa fare ciò che vuole?!"
Monsignor Verucchi inserisce il suo discorso all'interno di un forte richiamo contro il relativismo e contro ogni forma di compromesso: "Amiamo e difendiamo sempre la vita. Dal concepimento alla morte naturale. Non si può accettare l'aborto! Non possiamo accettare l'eutanasia. (…) Affidiamoci sempre meno al relativismo e sempre di più al bene e ai valori naturali e oggettivi. Forse abbiamo paura ad andare contro corrente."
mercoledì, maggio 04, 2011
No ai manifesti pro eutanasia - finalmente!
04 Maggio 2011 - Repubblica
Eutanasia
MILANO. Moratti contro i manifesti radicali 178 KB
04 Maggio 2011 - Avvenire
Eutanasia
MILANO. No ai manifesti pro eutanasia 70 KB
Avvenire - La sfida finale di Bobby Sands
Un articolo su Bobby Sands da Avvenire.
Domani è il 30esimo anniversario della sua morte.
La Compagnia alla beatificazione di Giovanni Paolo II
anche se un po' di ritardo volevo dirvi che una piccola delegazione della Compagnia dei Tipi Loschi si è recata a Roma il 1° Maggio per la Beatificazione di Giovanni Paolo II. E' stato bellissimo! Una vera avventura che ora vi racconto brevemente.
Eravamo in 7 pronti a partire per partecipare a questo grande evento. Inizialmente avevamo pensato di unirci al pullman con altri nostri amici poi il venerdì sera abbiamo saputo che il pullman sarebbe partito alla ore 2:00 di domenica mattina. "No non può essere rischiamo di non arrivare a Roma!"- ci siamo detti - e abbiamo iniziato ad organizzare un altro modo per poter arrivare almeno a Roma e in una posizione che ci pemettesse di partecipare alla celebrazione seppur lontani. Ok! Ecco il piano:
- si parte il sabato pomeriggio con le macchine,
- la sera avremmo posato le macchine e ci avrebbe ospitato un amico di Francesco (uno dei 7 audaci).
- la notte saremmo partiti alle ore 00:00 con mezzi pubblici o a piedi per arrivare in piazza San Pietro.
Fantastico! Sempre più vicini a Piazza San Pietro! Possiamo farcela!
Arriviamo a Roma alle 21:00 dormiamo poche ore ed alle 11:50 si parte, muniti di cartina, con direzione Piazza San Pietro.

Fantastico! Ce l'abbiamo fatta! L'emozione è tantissima e le belle parole di Benedetto XVI ci hanno reso più facile non sentire la stanchezza di quella notte durante la messa.



Una bella omelia, pronunciata da padre Thomas Bolin, monaco benedettino a Norcia, domenica scorsa
Anche se celebriamo la risurrezione di Cristo per cinquanta giorni, cioè tutto il tempo di Pasqua, e in un certo modo, anche ogni domenica dell'anno, oggi, l'ottava di Pasqua, in un certo modo porta la festa propriamente detta a conclusione. Giustamente, pertanto, il brano evangelico che abbiamo appena ascoltato è la conclusione del Vangelo secondo Giovanni. In questo brano vediamo la conversione dell'apostolo Tommaso. Quando vede il Signore risorto, lui dice, "Signore mio e Dio mio!" Fin dall'inizio del Vangelo, l'evangelista Giovanni ha detto che Gesù è Dio, in primo luogo nel prologo al Vangelo, dove dice che "il Verbo era Dio." Per contro, nessuna persona nel Vangelo dice una cosa simile fino a questo punto, proprio alla fine, quando l'apostolo Tommaso fa quest'affermazione. L'evangelista spiega che questo è il punto di tutto il Vangelo: "Gesù in presenza dei discepoli fece ancora molti altri segni, che non sono scritti in questo libro. Questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo nome." Così, quando Gesù dice, "Beati coloro che hanno creduto senza vedere," egli parla di noi, che abbiamo creduto senza vederlo personalmente.
Tuttavia, sarebbe irragionevole credere, se nessuno avesse mai visto il Signore risorto personalmente. Per questo è importante per noi che Tommaso e gli altri lo abbiano visto direttamente. A questo punto, però, possiamo farci una domanda. Coloro che non credono dicono che ciò che abbiamo ascoltato nel Vangelo è solo una storia, un mito e, secondo loro, è lo stesso con gli altri racconti della risurrezione. Secondo loro, quindi, nessuno ha visto il Signore risorto e, quindi, non è ragionevole credere. Come possiamo sapere se hanno ragione oppure no?
È proprio per questo motivo, cioè per mostrarci che la risurrezione di Cristo non è meramente un mito, che Gesù ha dato ai discepoli il potere di fare miracoli. Ad esempio, il Vangelo secondo Marco finisce così, "Questi poi sono i segni che accompagneranno i credenti: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se avranno bevuto qualcosa di mortifero, non nuocerà loro, imporrano le mani agli infermi e questi saranno risanati" (Mc 16, 17-18). I miracoli, infatti, non sono rari nella storia della Chiesa, anche ai giorni nostri. Ad esempio, per l'approvazione della beatificazione di Giovanni Paolo II, che si svolge oggi a Roma, era necessario un miracolo provato.
Gli atei e gli altri che non vogliono credere respingono tutto questo. I miracoli non succedono veramente, dicono, e non ci sono vere dimostrazioni, non c'è nessun testimone affidabile. Così dice Ernest Renan, un ateo, "Dunque, cari cattolici, ci limiteremo a ricordarvi una verità oggettiva: sinora mai si è prodotto un 'miracolo' che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e constatato con certezza." Secondo la verità, però, tali persone non credono perché non vogliono, e non trovano evidenza forte perché non cercarla. Per esempio, il 29 marzo 1640, a Calanda in Spagna, un ragazzo si ritrovò la gamba destra miracolosamente ripristinata, che gli era amputata due anni prima. Gli atei cercano spiegazioni naturali, ma non ci sono: tutto è attestato da più testimoni in documenti scritti che possediamo ancora oggi. I testimoni hanno visto il ragazzo lo stesso giorno, prima senza la gamba, poi dopo con la gamba. E sicuramente non è un caso di frode, non si può dire che il ragazzo aveva due gambe fin dal principio, perché c'è la testimonianza giurata dei medici che hanno amputato la gamba due anni prima. E ancora, non si può dire, per esempio, che i testimoni non abbiano visto il ragazzo stesso, ma invece un gemello, perché c'è il certificato originale di battesimo che afferma esplicitamente che il ragazzo era nato da solo. E così via. Tutte le obiezioni semplicemente dipendono dall'ignoranza dei fatti.
Per tutto il corso della storia della Chiesa, Dio continua sempre a confermare la Sua rivelazione da tali segni. Dobbiamo dire, allora, che la risurrezione di Cristo non è un mito, ma un fatto oggettivo.
Non basta, però, se crediamo nella risurrezione di Cristo. L'evangelista aggiunge qualcosa d'importante, dicendo, "Questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo nome." Non dimentichiamo quest'aspetto, cioè, "abbiate la vita nel suo nome" (Gv 20, 31). Non si dovrebbe dire, "Sì, Cristo è risorto", e poi vivere come sempre, senza cambiare niente. Invece, dobbiamo pentirci e cambiare la nostra vita. Quando abbiamo peccato, non basta andare a confessarsi; dobbiamo mettere in atto dei cambiamenti veri nella nostra vita. Gesù ha perdonato la donna sorpresa in adulterio, ma le ha detto anche di non peccare più. Ognuno di noi può applicare questo a se stesso, perché ognuno di noi è anche un peccatore, anche se in ambiti diversi. Allora, con l'aiuto di Dio e con l'intercessione di San Giuseppe, di cui oggi ricordiamo la festa, cominciamo adesso a praticare tutto questo, non soltanto credendo in Gesù, ma vivendo anche la nostra "vita nel suo nome."
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L'ha detto Pier Giorgio - 31
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- 27 - Pregherò anche per te, e tu prega molto per me...
- 26 - la fede e la speranza cessano con la nostra morte
- 25 - Noi cattolici e specialmente noi studenti abbiamo un grave dovere da compiere: la formazione di noi stessi
- 24 - Lettera ad un amico
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- 21 - La bocciatura di Pier Giorgio
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- 17 - Meglio soli ma con la coscienza pulita
- 16 - La gioia di rivedere i miei e i miei amici
- 15 - Confidiamo nella provvidenza divina e nella sua misericordia.
- 14- Pregare molto Dio che ridoni agli uomini la vera pace
- 13 - Dobbiamo sempre conservare la speranza
- 12 - "Perché dovrei essere triste?".
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- 9 - Il suo avvenire
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- 5 - Pier Giorgio, il tempo e Sant'Agostino.
- 4 - "...mi innamoro perdutamente della montagna".
- 3 - La montagna come la primavera non annoia mai.
- 2 - La Fede datami nel Battesimo
- 1 - Solo la morte può farmi cessare.
Pier Giorgio vivo - 33
- 33 - ...cristianesimo, che evidentemente non conoscevo, perchè non lo vivevo...
- 32 - Perfetta correttezza morale
- 31 - "...misurava le proprie azioni dalla loro intrinseca moralità..."
- 30 - Aveva imparato, per teoria e per pratica, a distinguere fra compagni e amici...
- 29 - Pier Giorgio e l'amore per gli altri
- 28 - ...mormorava le sue preghiere alla Vergine con timore filiale
- 27- ...Si addormentava pregando
- 26 - Era il primo a fare la Comunione
- 25 - Allontanare, almeno per un giorno, quei giovani amici dagli eventuali pericoli morali
- 24 - ...suscitare nell'anima il desiderio...
- 23-Pier Giorgio portava nella compagnia il dolce lume della gioia
- 22 - Mi raccomando agli amici e specialmente alle preghiere
- 21 - Pier Giorgio e l'ordine francescano
- 20 - Le creature sincere e semplici sono tutte così...
- 19 - Pier Giorgio e la passione per le montagne
- 18 - Per chi è puro, tutto è puro; per chi è impuro, niente è puro
- 17 - Ai miei figli mi preoccuperò di dare...un'istruzione completa ed un'educazione cristiana
- 16 - Eucarestia punto di riferimento
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- 13 - Il segno della croce
- 12 - Pier Giorgio era sempre là dove occorreva essere
- 11 - Non aveva paura di niente, nemmeno della paura.
- 10 - Il contrario del tipo bigotto.
- 9 - Pregava con semplicità.
- 8 - Vitalità irrompetente ed espressiva
- 7 - Pier Giorgio entusiasta nella preghiera.
- 6 - Non faceva mistero delle sue convinzioni religiose
- 5 - Pier Giorgio e i rosari.
- 4 - Una personalità vera abbraccia tutta la realtà.
- 3 - Aria franca e coraggiosa, fede prorompente.
- 2 - Pier Giorgio ventata di vita.
- 1 - Vicino ai bambini veneti sfollati

