domenica, marzo 27, 2011

Il ponte di Un Uomo Tranquillo

Joe Joyce, allevatore, istruttore di cani pastori e pescatore del Connemara

Chestertoniani a casa delle Dame Irlandesi di Kylemore

Un cimitero della Great Famine

Il pony del Connemara

Un cottage di un povero fittavolo del '700

Il Lough Corrib, il lago più grande d'Irlanda

All'Abazia di Cong, alle porte del Connemara, nel paese di Un Uomo Tranquillo

sabato, marzo 26, 2011

Il lungomare di Howth

Il fish & chips sta facendo stragi tra gli italiani...

I chestertoniani davanti al Mare d'Irlanda o Canale di San Giorgio

Il porto di Howth

Un matrimonio "povero" a Howth (dove una casetta povera va circa € 4750/mq!).

Una bella foto reciproca da turisti!

Chestertoniani a Howth

La Fatona Turcona e Olghetta vicino al Faro di Howth

Chestertoniani a Howth

Chestertoniani a Howth, Baia di Dublino

venerdì, marzo 25, 2011

Una immagine del nostro college

La cena al Marino Institute of Education

I nostri con una delle attrazioni di Grafton Street

I chestertoniani con la teacher Elizabeth

I nostri chestertoniani intorno al Trinity College

domenica, marzo 20, 2011

A Pasqua circa 4700 anglicani diverranno cattolici

http://www.catholicherald.co.uk/news/2011/03/15/record-number-of-people-to-be-received-into-church-at-easter/

Nel collegamento qui sopra c'è una notizia forse troppo "ecclesialmente scorretta" per essere ripetuta in giro: a Pasqua 4700 persone anglicane entreranno nella Chiesa Cattolica attraverso l' Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham.

Qui sopra c'è Keith Newman, Ordinario della prelatura sopra richiamata, che giorni fa è stato nominato monsignore da Papa Benedetto XVI assieme agli altri due ex pastori anglicani entrati nella Chiesa Cattolica lo scorso gennaio.

La notizia proviene dal Catholic Herald, settimanale dei cattolici inglesi, ed è ovviamente in lingua inglese.

sabato, marzo 19, 2011

COMPLEANNO DEL BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

Cari amici,
di seguito troverete la lettera con cui inviatiamo tutti a prendere parte all'iniziativa in onore del nostro caro Pier Giorgio Frassati per ricordare il giorno del suo compleanno.


“Noi dobbiamo temprarci per essere pronti a sostenere le lotte che dovremo certamente combattere per il compimento del nostro programma[...]. Ma per tutto ciò occorre: la preghiera continua per ottenere da Dio quella grazia senza della quale le nostre forze sono vane; organizzazione e disciplina per esser pronti all'azione al momento opportuno e infine sacrificio delle nostre passioni e di noi stessi perché senza di esso non si può raggiungere lo scopo.” (Da una lettera del beato Pier Giorgio Frassati)




Ad Associazioni, Oratori, Scuole e Gruppi intitolati a Pier Giorgio
Agli incaricati di pastorale giovanile
Alle Confraternite, ai Seminari, agli Istituti
A tutte le comunità religiose
A tutti gli amici di Pier Giorgio




Carissimi amici,
vi scriviamo per ricordarvi che il 6 Aprile sarà il compleanno del beato Pier Giorgio Frassati e come ogni anno vi proponiamo di presentargli il nostro regalo condividendo un semplice gesto a vostra scelta: una Santa Messa o la recita del Rosario o l’Adorazione Eucaristica, per la quale ci sarà anche una traccia che troverete prossimamente sul sito www.tipiloschi.com.
Quest’anno gli amici della Brigata Frassati di Salerno, propongono anche un cammino di avvicinamento al giorno del compleanno di Pier Giorgio, con dei piccoli spunti di preghiera sul tema della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid che potrete trovare iscrivendovi alla pagina del gruppo “Pier Giorgio Frassati 2011” di Facebook.
In questo periodo quaresimale che ci prepara alla Santa Pasqua perseveriamo nella preghiera, nel digiuno e nella carità e chiediamo a Pier Giorgio il suo aiuto per ottenere da Dio “quella grazia senza della quale le nostre forze sono vane”. Potremo giungere così pronti all’incontro con il Signore risorto.



COME PARTECIPARE


Coloro che desiderano prendere parte a questa iniziativa, sono pregati di segnalare la loro adesione inviando una e-mail all’indirizzo: info@tipiloschi.com, specificando il proprio nominativo o quello del gruppo di appartenenza, la città e il paese di provenienza.

Come ogni anno, tutti i partecipanti saranno segnalati sul sito della Compagnia dei Tipi Loschi (www.tipiloschi.com).

BUON COMPLEANNO DI PIER GIORGIO!

venerdì, marzo 18, 2011

Il Crocifisso ha vinto a Strasburgo

Da Il Giornale - 18 Marzo 2011


Strasburgo - Storica vittoria dell'Italia a Strasburgo: dopo 5 anni di dibattito la Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo ha infatti assolto il Paese di violare i diritti umani con la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non vìola i diritti umani. La decisione della è stata approvata con 15 voti favorevoli e due contrari. I giudici hanno accettato la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l'eventuale influenza sugli alunni del simbolo della religione cattolica.

Dibattito rinviato ai giudici nazionali La Corte di Strasburgo ha però osservato che non è sua competenza prendere posizione in un dibattito, quale quello sul valore del simbolo rappresentato dal crocefisso, ancora aperto all'interno del Paese tra le principali istituzioni giuridiche nazionali, il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione. Quello che è certo, comunque è che l'obbligo di presenza del crocefisso nelle aule scolastiche "non può essere ritenuto indottrinamento da parte dello Stato". Secondo la Corte, infatti, il crocifisso "è un simbolo essenzialmente passivo" e la sua influenza sugli alunni non può essere paragonata all'attività didattica degli insegnanti. 

La soddisfazione di Frattini e Vaticano "Oggi ha vinto il sentimento popolare dell'Europa - ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, protagonista in prima linea della battaglia - La decisione interpreta soprattutto la voce dei cittadini in difesa dei propri valori e della propria identità. Mi auguro che dopo questo verdetto l'Europa torni ad affrontare con lo stesso coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa". Soddisfatto anche il Vaticano, che, attraverso la sua emittente Radio Vaticana, ha commentato: "La vittoria oggi non è solo dell'Italia ma anche degli altri Paesi e di tutti coloro che ritenevano assurdo imporre la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche. Resta da ricordare che parliamo della Corte che fa capo al Consiglio d'Europa, cioè l'organismo a 47 Paesi distinto dall'Unione Europea".

Cinque anni di dibattito Una battaglia approdata alla Corte di Strasburgo il 27 luglio 2006. Allora l'avvocato Nicolò Paoletti presentò il ricorso con cui Sonia Lautsi, cittadina italiana nata finlandese, lamentò la presenza del crocifisso nelle aule della scuola pubblica frequentata dai figli, ritenendo tale presenza un'ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e il diritto ad un'educazione e ad un insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. La prima sentenza della Corte (9 novembre 2009) diede sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, affermando la violazione da parte dell'Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione e scatenando un'ondata d'indignazione. Il Governo italiano, a quel punto, ha domandato il rinvio alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza 2009 lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva come riconosciuta dallo Stato italiano. La Grande Camera, accettata la domanda di rinvio, ha ascoltato le parti in causa, Stato italiano e legale ricorrente, rinviando ad oggi la sua decisione definitiva. Nel merito dei contenuti giuridici, la questione è stata affrontata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini in una serie di riunioni dedicate alla riflessione sulle argomentazioni da utilizzare nel ricorso sulla sentenza Lautsi. Il titolare della Farnesina ha personalmente presieduto due riunioni interministeriali (17 dicembre 2009 e 21 gennaio 2010) che hanno consentito rispettivamente di migliorare e formalizzare la memoria difensiva con il consenso di tutti gli attori coinvolti. Frattini ha contestualmente inviato ai suoi omologhi dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa una lettera esplicativa della posizione italiana in merito alla questione come rappresentata nella memoria difensiva, presentata alla Corte, al fine di poter ricevere un sostegno non solo politico ma fattivo sul piano processuale, cioè un intervento degli Stati come 'terzì a favore dell'Italia. Hanno risposto positivamente intervenendo a favore nostro nel giudizio davanti alla Corte San Marino, Malta, Lituania, Romania, Bulgaria, Principato di Monaco, Federazione Russa, Cipro, Grecia e Armenia 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA IN OCCASIONE DEI 150 ANNI DELL’UNITÀ POLITICA D’ITALIA , 16.03.2011



MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA IN OCCASIONE DEI 150 ANNI DELL’UNITÀ POLITICA D’ITALIA

Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato un Messaggio al Presidente della Repubblica Italiana, On. Giorgio Napolitano, in occasione dei 150 anni dell’Unità politica d’Italia.
Il Messaggio è stato consegnato all’On. Giorgio Napolitano dall’Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, nel corso di una visita al Quirinale.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
Illustrissimo Signore
On. GIORGIO NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
Il 150° anniversario dell’unificazione politica dell’Italia mi offre la felice occasione per riflettere sulla storia di questo amato Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui la divina Provvidenza ha posto la Sede del Successore dell’Apostolo Pietro. Pertanto, nel formulare a Lei e all’intera Nazione i miei più fervidi voti augurali, sono lieto di parteciparLe, in segno dei profondi vincoli di amicizia e di collaborazione che legano l’Italia e la Santa Sede, queste mie considerazioni.
Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana. Anche le esperienze di santità, che numerose hanno costellato la storia dell’Italia, contribuirono fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che ha marcato nel tempo l’esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico. San Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano. L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie a tale identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare nel tempo della frammentazione geopolitica, la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l’unità d’Italia, realizzatasi nella seconda metà dell’Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione politica di identità diverse, ma come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la preesistente identità nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale.
Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla formazione dello Stato unitario. Dal punto di vista del pensiero politico basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero pensare agli orientamenti cattolico-liberali di Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero filosofico, politico ed anche giuridico risalta la grande figura di Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata nel tempo, fino ad informare punti significativi della vigente Costituzione italiana. E per quella letteratura che tanto ha contribuito a "fare gli italiani", cioè a dare loro il senso dell’appartenenza alla nuova comunità politica che il processo risorgimentale veniva plasmando, come non ricordare Alessandro Manzoni, fedele interprete della fede e della morale cattolica; o Silvio Pellico, che con la sua opera autobiografica sulle dolorose vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità dell’amor di Patria con una fede adamantina. E di nuovo figure di santi, come san Giovanni Bosco, spinto dalla preoccupazione pedagogica a comporre manuali di storia Patria, che modellò l’appartenenza all’istituto da lui fondato su un paradigma coerente con una sana concezione liberale: "cittadini di fronte allo Stato e religiosi di fronte alla Chiesa".
La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario coinvolse diverse personalità del mondo politico, diplomatico e militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico. Questo processo, in quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi (ma anche perché portava ad estendere ai territori via via acquisiti una legislazione in materia ecclesiastica di orientamento fortemente laicista), ebbe effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti dalla cittadinanza da un lato e dall’appartenenza ecclesiale dall’altro. Ma si deve riconoscere che, se fu il processo di unificazione politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di "Questione Romana", suscitando di conseguenza l’aspettativa di una formale "Conciliazione", nessun conflitto si verificò nel corpo sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e comunità ecclesiale. L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica. In definitiva, la Conciliazione doveva avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto. Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese. L’astensione dalla vita politica, seguente il "non expedit", rivolse le realtà del mondo cattolico verso una grande assunzione di responsabilità nel sociale: educazione, istruzione, assistenza, sanità, cooperazione, economia sociale, furono ambiti di impegno che fecero crescere una società solidale e fortemente coesa. La vertenza apertasi tra Stato e Chiesa con la proclamazione di Roma capitale d’Italia e con la fine dello Stato Pontificio, era particolarmente complessa. Si trattava indubbiamente di un caso tutto italiano, nella misura in cui solo l’Italia ha la singolarità di ospitare la sede del Papato. D’altra parte, la questione aveva una indubbia rilevanza anche internazionale. Si deve notare che, finito il potere temporale, la Santa Sede, pur reclamando la più piena libertà e la sovranità che le spetta nell’ordine suo, ha sempre rifiutato la possibilità di una soluzione della "Questione Romana" attraverso imposizioni dall’esterno, confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano. La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva soluzione del problema. A proposito della fine degli Stati pontifici, nel ricordo del beato Papa Pio IX e dei Successori, riprendo le parole del Cardinale Giovanni Battista Montini, nel suo discorso tenuto in Campidoglio il 10 ottobre 1962: "Il papato riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di testimonio del Vangelo, così da salire a tanta altezza nel governo spirituale della Chiesa e nell’irradiazione sul mondo, come prima non mai".
L’apporto fondamentale dei cattolici italiani alla elaborazione della Costituzione repubblicana del 1947 è ben noto. Se il testo costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una collaborazione tra diverse tradizioni di pensiero, non c’è alcun dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo storico appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del nuovo Stato italiano; un progetto maturato all’interno dell’Azione Cattolica, in particolare della FUCI e del Movimento Laureati, e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed oggetto di riflessione e di elaborazione nel Codice di Camaldoli del 1945 e nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dello stesso anno, dedicata al tema "Costituzione e Costituente". Da lì prese l'avvio un impegno molto significativo dei cattolici italiani nella politica, nell’attività sindacale, nelle istituzioni pubbliche, nelle realtà economiche, nelle espressioni della società civile, offrendo così un contributo assai rilevante alla crescita del Paese, con dimostrazione di assoluta fedeltà allo Stato e di dedizione al bene comune e collocando l’Italia in proiezione europea. Negli anni dolorosi ed oscuri del terrorismo, poi, i cattolici hanno dato la loro testimonianza di sangue: come non ricordare, tra le varie figure, quelle dell’On. Aldo Moro e del Prof. Vittorio Bachelet? Dal canto suo la Chiesa, grazie anche alla larga libertà assicuratale dal Concordato lateranense del 1929, ha continuato, con le proprie istituzioni ed attività, a fornire un fattivo contributo al bene comune, intervenendo in particolare a sostegno delle persone più emarginate e sofferenti, e soprattutto proseguendo ad alimentare il corpo sociale di quei valori morali che sono essenziali per la vita di una società democratica, giusta, ordinata. Il bene del Paese, integralmente inteso, è stato sempre perseguito e particolarmente espresso in momenti di alto significato, come nella "grande preghiera per l’Italia" indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II il 10 gennaio 1994.
La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale passaggio fu chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale, nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto dello scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo, notava che, come "strumento di concordia e collaborazione, il Concordato si situa ora in una società caratterizzata dalla libera competizione delle idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti sociali: esso può e deve costituire un fattore di promozione e di crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di sentimenti, per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa Patria". Ed aggiungeva che nell’esercizio della sua diaconia per l’uomo "la Chiesa intende operare nel pieno rispetto dell’autonomia dell’ordine politico e della sovranità dello Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo degno dell’uomo, che solo nella libertà può ricercare con pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovandovi motivo ed ispirazione per l’impegno solidale ed unitario al bene comune". L’Accordo, che ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico, ha evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa e la comunità politica, "anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane" (Cost. Gaudium et spes, 76). L’esperienza maturata negli anni di vigenza delle nuove disposizioni pattizie ha visto, ancora una volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore di quella "promozione dell’uomo e del bene del Paese" che, nel rispetto della reciproca indipendenza e sovranità, costituisce principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art. 1). La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civile per il bene comune, ma anche di ciò che riceve dalla società civile, come affrerma il Concilio Vaticano II: "chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni" (Cost. Gaudium et spes, 44).
Nel guardare al lungo divenire della storia, bisogna riconoscere che la nazione italiana ha sempre avvertito l’onere ma al tempo stesso il singolare privilegio dato dalla situazione peculiare per la quale è in Italia, a Roma, la sede del successore di Pietro e quindi il centro della cattolicità. E la comunità nazionale ha sempre risposto a questa consapevolezza esprimendo vicinanza affettiva, solidarietà, aiuto alla Sede Apostolica per la sua libertà e per assecondare la realizzazione delle condizioni favorevoli all’esercizio del ministero spirituale nel mondo da parte del successore di Pietro, che è Vescovo di Roma e Primate d’Italia. Passate le turbolenze causate dalla "questione romana", giunti all’auspicata Conciliazione, anche lo Stato Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata.
Nel presentare a Lei, Signor Presidente, queste riflessioni, invoco di cuore sul popolo italiano l’abbondanza dei doni celesti, affinché sia sempre guidato dalla luce della fede, sorgente di speranza e di perseverante impegno per la libertà, la giustizia e la pace.
Dal Vaticano, 17 marzo 2011
BENEDICTUS PP. XVI

giovedì, marzo 17, 2011

Il testamento del cattolico pakistano Shahbaz Bhatti

10. IL TESTAMENTO DI SHAHBAZ BHATTI (IN VERSIONE INTEGRALE) 
La sua forza era di essere un cristiano vero, senza compromessi, ben sapendo che la propria missione non si conclude con la morte e che la violenza dei nemici non potrà mai vincere 
di Shahbaz Bhatti
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In Inghilterra ancora una prova del pregiudizio anticristiano

 NIENTE ADOZIONI PER I CRISTIANI PERCHE' CONSIDERANO PECCATO L'OMOSESSUALITA': SAREBBERO PESSIMI GENITORI (SECONDO LE LEGGI INGLESI) 
''Volevamo offrire amore e una casa ai bambini che hanno bisogno; siamo stati esclusi per le opinioni morali basate sulla nostra fede e, per questo, un bambino in difficoltà ha perduto l'occasione di trovare un'abitazione sicura e un'assistenza'' 
da La Bussola Quotidiana 
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Liberato il cattolico cubano Oscar Biscet

OSCAR BISCET LIBERATO A CUBA DOPO 11 ANNI DI PRIGIONIA: IL MEDICO CATTOLICO SI ERA BATTUTO PER LA LIBERTA', CONTRO L'ABORTO E L'EUTANASIA 
Appena liberato ha dichiarato ''Quella cubana è una dittatura simile a quelle di Hitler e di Stalin''; a Cuba infatti è ammessa la clonazione umana, c'è l'aborto forzato per motivi di ricerca medica, prospera il turismo sessuale (pure quello pedofilo), ecc.
di Antonio Giuliano
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Un interessante articolo sulla questione del testamento biologico

APPROVARE IL TESTAMENTO BIOLOGICO VUOL DIRE INTRODURRE IN ITALIA L'EUTANASIA: ECCO GLI ARTICOLI PIU' PERICOLOSI DELLA LEGGE IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA
Qualunque medico che eseguirà le DAT non sarà più perseguibile penalmente (la storia dell'allieva di Umberto Veronesi che dichiara ''Da sana avrei firmato il testamento biologico, adesso che ho il cancro lo straccerei!'') 
di Pietro Ceci
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sabato, marzo 12, 2011

Tempi su Shahbaz Bhatti

Nell'ultimo numero si parla del ministro pakistano cattolico assassinato, ma di molto altro ancora.

mercoledì, marzo 09, 2011

Oggi è Mercoledì delle Ceneri - Ecco cosa ci dice Benedetto XVI (Catechesi di Mercoledì 9 Marzo 2011)


Cari fratelli e sorelle,

Oggi, segnati dall'austero simbolo delle Ceneri, entriamo nel Tempo di Quaresima, iniziando un itinerario spirituale che ci prepara a celebrare degnamente i misteri pasquali. La cenere benedetta imposta sul nostro capo è un segno che ci ricorda la nostra condizione di creature, ci invita alla penitenza e ad intensificare l'impegno di conversione per seguire sempre di più il Signore.

La Quaresima è un cammino, è accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione; ci ricorda che la vita cristiana è una "via" da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire. Gesù, infatti, ci dice: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23). Ci dice, cioè, che per giungere con Lui alla luce e alla gioia della risurrezione, alla vittoria della vita, dell'amore, del bene, anche noi dobbiamo prendere la croce di ogni giorno, come ci esorta una bella pagina dell'Imitazione di Cristo: "Prendi, dunque, la tua croce e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto per te, affinché anche tu portassi la tua croce e desiderassi di essere anche tu crocifisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagno anche nella gloria" (L. 2, c. 12, n. 2). Nella Santa Messa della Prima Domenica di Quaresima pregheremo: "O Dio nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi ai tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita" (Colletta). E' un'invocazione che rivolgiamo a Dio perché sappiamo che solo Lui può convertire il nostro cuore. Ed è soprattutto nella Liturgia, nella partecipazione ai santi misteri, che noi siamo condotti a percorrere questo cammino con il Signore; è un metterci alla scuola di Gesù, ripercorrere gli eventi che ci hanno portato la salvezza, ma non come una semplice commemorazione, un ricordo di fatti passati. Nelle azioni liturgiche, Cristo si rende presente attraverso l'opera dello Spirito Santo, quegli avvenimenti salvifici diventano attuali. C'è una parola-chiave che ricorre spesso nella Liturgia per indicare questo: la parola "oggi"; ed essa va intesa in senso originario e concreto, non metaforico. Oggi Dio rivela la sua legge e a noi è dato di scegliere oggi tra il bene e il male, tra la vita e la morte (cfr Dt 30,19); oggi "il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15); oggi il Cristo è morto sul Calvario ed è risuscitato dai morti; è salito al cielo e siede alla destra del Padre; oggi ci è dato lo Spirito Santo; oggi è tempo favorevole. Partecipare alla Liturgia significa allora immergere la propria vita nel mistero di Cristo, nella sua permanente presenza, percorrere un cammino in cui entriamo nella sua morte e risurrezione per avere la vita.

Nelle domeniche di Quaresima, in modo del tutto particolare in quest'anno liturgico del ciclo A, siamo introdotti a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, di coloro che si preparano a ricevere il Battesimo, per ravvivare in noi questo dono e per far in modo che la nostra vita recuperi le esigenze e gli impegni di questo Sacramento, che è alla base della nostra vita cristiana. Nel Messaggio che ho inviato per questa Quaresima, ho voluto richiamare il nesso particolare che lega il Tempo quaresimale al Battesimo. Da sempre la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo, passo per passo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l'uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Le Letture che ascolteremo nelle prossime domeniche e alle quali vi invito a prestare speciale attenzione, sono riprese proprio dalla tradizione antica, che accompagnava il catecumeno nella scoperta del Battesimo: sono il grande annuncio di ciò che Dio opera in questo Sacramento, una stupenda catechesi battesimale rivolta a ciascuno di noi. La Prima Domenica, chiamata Domenica della tentazione, perché presenta le tentazioni di Gesù nel deserto, ci invita a rinnovare la nostra decisione definitiva per Dio e ad affrontare con coraggio la lotta che ci attende per rimanergli fedeli. Sempre c'è di nuovo questa necessità di decisione, di resistere al male, di seguire Gesù. In questa Domenica la Chiesa, dopo aver udito la testimonianza dei padrini e dei catechisti, celebra l'elezione di coloro che sono ammessi ai Sacramenti pasquali. La Seconda Domenica è detta di Abramo e della Trasfigurazione. Il Battesimo è il sacramento della fede e della figliolanza divina; come Abramo, padre dei credenti, anche noi siamo invitati a partire, ad uscire dalla nostra terra, a lasciare le sicurezze che ci siamo costruite, per riporre la nostra fiducia in Dio; la meta si intravede nella trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato, nel quale anche noi diventiamo "figli di Dio". Nelle Domeniche successive viene presentato il Battesimo nelle immagini dell'acqua, della luce e della vita. La Terza Domenica ci fa incontrare la Samaritana (cfr Gv 4,5-42). Come Israele nell'Esodo, anche noi nel Battesimo abbiamo ricevuto l'acqua che salva; Gesù, come dice alla Samaritana, ha un'acqua di vita, che estingue ogni sete; e quest'acqua è il suo stesso Spirito. La Chiesa in questa Domenica celebra il primo scrutinio dei catecumeni e durante la settimana consegna loro il Simbolo: la Professione della fede, il Credo. La Quarta Domenica ci fa riflettere sull'esperienza del "Cieco nato" (cfr Gv 9,1-41). Nel Battesimo veniamo liberati dalle tenebre del male e riceviamo la luce di Cristo per vivere da figli della luce. Anche noi dobbiamo imparare a vedere la presenza di Dio nel volto di Cristo e così la luce. Nel cammino dei catecumeni si celebra il secondo scrutinio. Infine, la Quinta Domenica ci presenta la risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). Nel Battesimo noi siamo passati dalla morte alla vita e siamo resi capaci di piacere a Dio, di far morire l'uomo vecchio per vivere dello Spirito del Risorto. Per i catecumeni, si celebra il terzo scrutinio e durate la settimana viene consegnata loro l'orazione del Signore: il Padre nostro.

Questo itinerario della Quaresima che siamo invitati a percorre nella Quaresima è caratterizzato, nella tradizione della Chiesa, da alcune pratiche: il digiuno, l'elemosina e la preghiera. Il digiuno significa l'astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Tutto questo però non è ancora la realtà piena del digiuno: è il segno esterno di una realtà interiore, del nostro impegno, con l'aiuto di Dio, di astenerci dal male e di vivere del Vangelo. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio.

Il digiuno, nella tradizione cristiana, è legato poi strettamente all'elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: "Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell'astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell'elemosina, la quale sotto il nome unico di 'misericordia' abbraccia molte opere buone. Immenso è il campo delle opere di misericordia. Non solo i ricchi e i facoltosi possono beneficare gli altri con l'elemosina, ma anche quelli di condizione modesta e povera. Così, disuguali nei beni di fortuna, tutti possono essere pari nei sentimenti di pietà dell'anima" (Discorso 6 sulla Quaresima, 2: PL 54, 286). San Gregorio Magno ricordava, nella sua Regola Pastorale, che il digiuno è reso santo dalle virtù che l'accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità, che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una nostra privazione (cfr 19,10-11).

La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant'Agostino dice che il digiuno e l'elemosina sono "le due ali della preghiera", che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. Egli afferma: "In tal modo la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell'elemosina, nella temperanza e nel perdono delle offese, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene, cerca la pace e la consegue. Con le ali di queste virtù la nostra preghiera vola sicura e più facilmente viene portata fino al cielo, dove Cristo nostra pace ci ha preceduto" (Sermone 206, 3 sulla Quaresima: PL 38,1042). La Chiesa sa che, per la nostra debolezza, è faticoso fare silenzio per mettersi davanti a Dio, e prendere consapevolezza della nostra condizione di creature che dipendono da Lui e di peccatori bisognosi del suo amore; per questo, in Quaresima, invita ad una preghiera più fedele ed intensa e ad una prolungata meditazione sulla Parola di Dio. San Giovanni Crisostomo esorta: "Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza" (Omelia 6 sulla Preghiera: PG 64,466).

Cari amici, in questo cammino quaresimale siamo attenti a cogliere l'invito di Cristo a seguirlo in modo più deciso e coerente, rinnovando la grazia e gli impegni del nostro Battesimo, per abbandonare l'uomo vecchio che è in noi e rivestirci di Cristo, per giungere rinnovati alla Pasqua e poter dire con san Paolo "non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Buon cammino quaresimale a voi tutti! Grazie!

lunedì, marzo 07, 2011

Un interessante incontro sui Monti di Pietà e sui Monti Frumentari

Libertà religiosa, il Papa: sacrificio di Bhatti svegli le coscienze

"Il commovente sacrificio della vita del ministro pakistano Shahbaz Bhatti svegli nelle coscienze il coraggio e l'impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini e, in tal modo, a promuovere la loro uguale dignità". Lo ha detto il Papa al termine della preghiera dell'Angelus, alla quale hanno partecipato in piazza San Pietro oltre 50 mila fedeli.

In prigione Mao Hengfeng, l'attivista contro la "legge del figlio unico"


Appello urgente di Amnesty International: rischia di nuovo la tortura

di Paul De Maeyer


ROMA, giovedì, 3 marzo 2011 (ZENIT.org).- In Cina, è stata arrestata giovedì 24 febbraio la nota prigioniera di coscienza Mao Hengfeng, impegnata dal 1988 nella lotta contro la discussa e rigida "legge del figlio unico", lanciata alla fine degli anni '70 da Deng Xiaoping per frenare la crescita demografica del colosso asiatico.

Mao Hengfeng, 50 anni, che abita con suo marito Wu Xuewuei a Shanghai, era stata rimessa anticipatamente in libertà appena due giorni prima, martedì 22 febbraio, per motivi di salute. La donna stava scontando nella provincia centro-orientale di Anhui una sentenza a 18 mesi di "rieducazione attraverso il lavoro". Era stata ritenuta colpevole di "disturbo dell'ordine pubblico" per aver partecipato il 25 dicembre del 2009 a Pechino ad una manifestazione a favore di un altro noto difensore dei diritti umani, Liu Xiaobo, insignito l'anno scorso con il Premio Nobel per la Pace.

A richiamare l'attenzione sulle condizioni della Hengfeng è stata l'organizzazione per i diritti umani Amnesty International (AI), che ha lanciato sul suo sito Internet un appello "urgente" per il rilascio "immediato ed incondizionato" della donna. Come ricorda l'ONG, l'attivista è a rischio tortura. Arrestata già numerose volte, è stata torturata ripetutamente, come ha raccontato lei stessa nel luglio scorso durante l'udienza di riesame del suo ricorso contro l'ultima condanna. È stata aggredita varie volte da altri detenuti, bastonata e colpita due volte alla testa con una sedia. Una tomografia computerizzata realizzata prima del suo inaspettato rilascio ha d'altronde rivelato la presenza di emorragie cerebrali.

A motivare il nuovo arresto - avvenuto in presenza di almeno una trentina di poliziotti – è il fatto che durante il suo breve rilascio la Hengfeng avrebbe svolto "attività illegali", secondo suo marito un'accusa assurda. "Per 24 ore ogni giorno, da quando è tornata, la polizia ci ha controllato fuori dalla porta", ha detto. "Non è riuscita nemmeno ad andare dal medico. Quale possibilità aveva per infrangere la legge?", ha continuato Wu, che non ha nascosto la sua grande preoccupazione. "Non sappiamo dov'è", ha detto (Reuters, 24 febbraio).

Secondo quanto riferito da AI, la lotta della Hengfeng contro la politica del controllo delle nascite in Cina risale al 1988, quando la donna - in quel momento già madre di due gemelle - fu licenziata per aver violato la legge in questione con la sua seconda gravidanza. Ricoverata in una clinica psichiatrica, la Hengfeng è riuscita comunque a concludere la sua gravidanza, partorendo prematuramente una terza figlia il 28 febbraio 1989. Per non mettere in pericolo la sua famiglia, la donna ha accettato successivamente di interrompere la gravidanza del suo quarto figlio.

L'ultimo arresto dell'attivista - definito "totalmente scandaloso" dalla vicedirettrice del Programma Asia Pacifico di Amnesty International, Catherine Baber (Reuters, 24 febbraio) - va collocato sullo sfondo dell'ondata di protesta popolare nel mondo arabo, nota anche come la "Rivoluzione del gelsomino", scoppiata a metà dicembre in Tunisia per il forte rialzo dei prezzi dei beni di prima necessità e culminata con la cacciata a metà gennaio del presidente Zine El-Abidine Ben Ali.

Quello che temono di più le autorità cinesi è l'effetto domino o il "contagio". Va ricordato infatti che anche la protesta di Piazza Tienanmen, soffocata nel sangue nel 1989, iniziò con un aumento dei prezzi. Già nelle scorse settimane si sono verificati in varie città ciò che si potrebbero definire dei "tentativi di protesta" contro il rapido aumento del costo della vita. Mentre oggi, giovedì 3 marzo, si apre l'annuale Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese e sabato 5 marzo l'Assemblea Nazionale del Popolo, su Internet è stato lanciato per domenica prossima un nuovo invito a scendere in piazza ed occupare silenziosamente il centro di più di cento città (La Repubblica.it, 2 marzo).

Nel frattempo continua a crescere la popolazione della Cina. Secondo i dati preliminari resi pubblici il 28 febbraio dall'Ufficio Nazionale per la Statistica, la popolazione è salita a fine 2010 a quota 1,341 miliardi di abitanti, un aumento di 6,3 milioni - più o meno l'equivalente di un Paese come Israele (dati relativi al 2000/01) - rispetto all'anno precedente, quando erano 1,3347 miliardi. Mentre in occasione del penultimo censimento nel 2000 erano 1,295 miliardi gli abitanti, per il mese di aprile sono attesi i dati dell'ultimo censimento generale della popolazione, svoltosi l'anno scorso (China Daily, 1 marzo).

"La popolazione della Cina sta crescendo adesso principalmente perché la gente vive più a lungo, non perché ha tanti figli", così sostiene Cai Yong, demografo dell'Università della Carolina del Nord (USA) specializzato nella Cina (Shanghai Daily, 1 marzo). Assieme ad un preoccupante squilibrio tra i sessi - conseguenza dell'aborto selettivo e della tradizionale preferenza per i figli maschi -, l'invecchiamento della popolazione è attualmente uno dei maggiori rompicapi per i demografi e politici cinesi. Secondo alcune stime, dopo il 2025 la popolazione attiva scenderà di 10 milioni di persone l'anno e il numero di giovani della fascia di età 20-24 anni diminuirà di un quarto dopo il 2030 (China Daily, 1 marzo).

Durante una conferenza a Kunming - capoluogo della provincia meridionale dello Yunnan -, il ministro per gli Affari Civili, Li Liguo, ha dichiarato venerdì scorso che la popolazione ultrasessantenne della Cina raggiungerà nell'anno 2015 quota 216 milioni di persone, con un aumento annuale di oltre 8 milioni di persone (Agenzia Xinhua, 25 febbraio). Sempre nel 2015, il numero degli ultraottantenni salirà in Cina a 24 milioni, ha continuato il ministro, che è anche vice direttore della Commissione Nazionale sull'Invecchiamento. Per evitare il "crac" del sistema pensionistico, il ministero cinese per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale ha annunciato d'altronde domenica scorsa l'avvio di una revisione "estensiva" dell'età pensionabile per le donne (Xinhua, 27 febbraio).

Proprio per questo motivo, gli esperti cinesi non escludono un parziale allentamento della normativa sul "figlio unico". Parlando lunedì con il China Daily, uno degli esponenti della Commissione per la Popolazione Nazionale e la Pianificazione Familiare (NPFPC), il professor Yuan Xin, si è dimostrato propenso ad un "aggiornamento" della legge. Il demografo della Nankai University, a Tianjin (o Tientsin, sul Mar Cinese Orientale), ha suggerito di autorizzare i coniugi che vivono in città e sono entrambi figli unici ad avere un secondo figlio.

Come ricorda l'ex leader della rivolta del 1989, Chai Ling, fuggita dalla Cina nel 1990 e convertitasi al cristianesimo nel dicembre 2009, la famigerata legge, contro la quale ha lottato e continua a lottare dunque la Mao Hengfeng, è "una Tienanmen che si verifica ogni ora, un massacro mirato che il mondo può e deve fermare prima che sia troppo tardi" (AsiaNews, 1 marzo).

domenica, marzo 06, 2011

Il Papa all'Angelus di domenica 6 Marzo 2011 (neretto nostro!)

Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa domenica presenta la conclusione del "Discorso della montagna", dove il Signore Gesù, attraverso la parabola delle due case costruite una sulla roccia e l'altra sulla sabbia, invita i discepoli ad ascoltare le sue parole e a metterle in pratica (cfr Mt 7,24). In questo modo Egli colloca il discepolo e il suo cammino di fede nell'orizzonte dell'Alleanza, costituita dalla relazione che Dio intesse con l'uomo, attraverso il dono della sua Parola, entrando in comunicazione con noi. Il Concilio Vaticano II afferma: "Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé". (Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum, 2). "In questa visione ogni uomo appare come il destinatario della Parola di Dio, interpellato e chiamato ad entrare in tale dialogo d'amore con una risposta libera" (Esort. Ap. postsin. Verbum Domini, 22). Gesù è la Parola vivente di Dio. Quando insegnava, la gente riconosceva nelle sue parole la stessa autorità divina, sentiva la vicinanza del Signore, il suo amore misericordioso, e rendeva lode a Dio. In ogni epoca e in ogni luogo, chi ha la grazia di conoscere Gesù, specialmente attraverso la lettura del santo Vangelo, ne rimane affascinato, riconoscendo che nella sua predicazione, nei suoi gesti, nella sua Persona Egli ci rivela il vero volto di Dio, e al tempo stesso rivela noi a noi stessi, ci fa sentire la gioia di essere figli del Padre che è nei cieli, indicandoci la base solida su cui edificare la nostra vita.

Ma spesso l'uomo non costruisce il suo agire, la sua esistenza, su questa identità, e preferisce le sabbie delle ideologie, del potere, del successo e del denaro, pensando di trovarvi stabilità e la risposta alla insopprimibile domanda di felicità e di pienezza che porta nella propria anima. E noi, su che cosa vogliamo costruire la nostra vita? Chi può rispondere veramente all'inquietudine del nostro cuore? Cristo è la roccia della nostra vita! Egli è la Parola eterna e definitiva che non fa temere ogni sorta di avversità, ogni difficoltà, ogni disagio (cfr Verbum Domini, 10). Possa la Parola di Dio permeare tutta la nostra vita, pensiero e azione, così come proclama la prima lettura della Liturgia odierna tratta dal Libro del Deuteronomio: "Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi" (11,18). Cari fratelli, vi esorto a fare spazio, ogni giorno, alla Parola di Dio, a nutrirvi di essa, a meditarla continuamente. È un prezioso aiuto anche per mettersi al riparo da un attivismo superficiale, che può soddisfare per un momento l'orgoglio, ma che, alla fine, lascia vuoti e insoddisfatti.

Invochiamo l'aiuto della Vergine Maria la cui esistenza è stata segnata dalla fedeltà alla Parola di Dio. La contempliamo nell'Annunciazione, ai piedi della Croce e, ora, partecipe della gloria del Cristo Risorto. Come Lei, vogliamo rinnovare il nostro "sì" e affidare con fiducia a Dio il nostro cammino.

Un aforisma al giorno

"Questa è la sola ed eterna educazione: essere così sicuri che qualcosa è vero da avere il coraggio di dirlo a un bambino".

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

giovedì, marzo 03, 2011

Un articolo di mons. Massimo Camisasca sulla povertà


Un articolo molto bello di mons. Massimo Camisasca dal titolo "Il cammino della povertà" - http://www.sancarlo.org/it/?p=3781

Ecco il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti (bellissimo).

"Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.

Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.

Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. Lamia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna".


da Cantuale Antonianum

In India e Pakistan essere cristiani è pericolosissimo



INDIA – PAKISTAN
Shahbaz Bhatti, la "voce degli oppressi" e delle minoranze
Due sacerdoti ricordano la figura del ministro per le Minoranze pakistano. L'assassinio brutale di un uomo che si è battuto per la libertà religiosa e la dignità umana in Pakistan.

03/03/2011
PAKISTAN
Punjab, chiese e tombe profanate: i cristiani temono nuovi massacri
La comunità di Kot Addu impotente di fronte ai soprusi dei latifondisti locali, che confiscano campi e negozi con la connivenza di polizia e funzionari. Dissacrati simboli cristiani, ma non vale la legge sulla blasfemia applicata solo contro i cristiani. Le autorità parlano di vicende "montate", ma mancano motivazioni legali per l'esproprio dei beni.

03/03/2011
INDIA
Vescovo del Karnataka: I cristiani vogliono giustizia per la violenza subita
di Nirmala Carvalho
L'arcivescovo di Bangalore, Bernard Moras, critica il rapporto Somasekhara, commissionato dal governo del Karnataka e affidato a un singolo responsabile. I cristiani chiedono che il Central Bureau of Investigation indaghi sulle violenze di due anni fa rimaste senza colpevoli. Tutte le Chiese organizzano marce e manifestazioni di protesta.


mercoledì, marzo 02, 2011

DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, P. FEDERICO LOMBARDI S.J., SULL’ASSASSINIO DEL MINISTRO PAKISTANO PER LE MINORANZE, SHAHBAZ BHATTI


In risposta alle domande di giornalisti, il Direttore della Sala Stampa, P. Federico Lombardi, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione.

L'assassinio del ministro pakistano per le minoranze, Shahbaz Bhatti, è un nuovo fatto di violenza di terribile gravità. Esso dimostra quanto siano giusti gli interventi insistenti del Papa a proposito della violenza contro i cristiani e contro la libertà religiosa in generale.
Bhatti era il primo cattolico a ricoprire un tale incarico. Ricordiamo che era stato ricevuto dal Santo Padre nello scorso settembre e aveva dato testimonianza del suo impegno per la pacifica convivenza fra le comunità religiose del suo Paese.
Alla preghiera per la vittima, alla condanna per l'inqualificabile atto di violenza, alla vicinanza ai cristiani pakistani così colpiti dall'odio, si unisce l'appello perché tutti si rendano conto dell'urgenza drammatica della difesa della libertà religiosa e dei cristiani oggetto di violenza e persecuzione.

[00323-01.01]

Shahbaz Bhatti, cattolico difensore dei deboli e degli emarginati

Il ministro per le Minoranze veniva da una famiglia cattolica profondamente impegnata per la giustizia. Del suo lavoro diceva: "Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo".

Islamabad (AsiaNews) - Shahbaz Bhatti, il ministro ucciso oggi dai Talebani pakistani, era nato il 9 settembre del 1968, in una famiglia cristiana originaria del villaggio di Kushpur. Suo padre Jacob, ha servito a lungo nell'esercito; poi si è impegnato nel campo dell'istruzione, ha insegnato a lungo ed è stato presidente del consiglio delle Chiese di Kushpur. Nell'autunno del 2010 è stato ospitalizzato a Islamabad. Secondo fonti locali, le sue condizioni sono peggiorate decisamente dopo la notizia dell'assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer, il 4 gennaio 2011. E' entrato in una forma di depressione psicofisica che ha portato infine all'arresto cardiaco, e alla morte il 10 gennaio 2011.

L'importanza di Jacob Bhatti nella vita del figlio è stata grande. Una testimonianza apparsa sui giornali pakistani al momento della morte lo descriveva così: "Era un uomo coraggioso ed era la principale fonte di forza per suo figlio. Lo incoraggiava e lo aiutava a affrontare le situazioni più rischiose e precarie".

Shahbaz Bhatti dopo aver completato i suoi studi ha intrapreso la carriera politica nel Pakistan People's Party, la formazione politica più riformatrice del Paese. Molto rapidamente si è imposto all'attenzione dei quadri dirigenti del partito, e in particolare di Benazir Bhutto, con cui ha lavorato a stretto contatto fino al momento dell'assassinio della leader carismatica pakistana. In un'intervista ad AsiaNewsaveva definito "doverosa la creazione di una commissione indipendente Onu" destinata ad indagare sull'omicidio di Benariz Bhutto.

 Shahbaz era sul convoglio insieme alla Bhutto al momento dell'attentato e riportò solo ferite leggere. Ad AsiaNews raccontò quanto è successo: "A un certo punto, nella zona di Karsaz, si sono avute due enormi esplosioni, proprio vicino al veicolo che trasportava la signora Bhutto, in testa al corteo. L'ex premier era appena scesa nel compartimento inferiore per riposare, quando c'è stata l'esplosione. I vetri del veicolo sono andati in frantumi, una porta è stata distrutta, ma tutt'attorno vi erano morti e feriti. Quando sono sceso dal veicolo, vi era sangue e brandelli di corpi dappertutto. Questo atto vile di codardo terrorismo ci offende profondamente e rattrista tutto il popolo pakistano. Questi giorni sono di lutto e di dolore".

Bhatti ha sempre avuto un'attenzione particolare per la situazione dei settori del Paese più discriminati. Era presidente dell'Apma (All Pakistan Minorities Alliance). Si tratta di un'organizzazione rappresentativa delle comunità emarginate e delle minoranze religiose del Pakistan, che opera su vari fronti in sostegno dei bisognosi, dei poveri, dei perseguitati. Del motivo del suo impegno egli dice semplicemente: "Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo".

Pakistan - Ucciso Shahbaz Bhatti, ministro pakistano che ha difeso Asia Bibi

di Jibran Khan
L’attentato è avvenuto questa mattina a Islamabad. Un commando armato ha sparato al ministro cattolico sulla sua auto. Trasportato in ospedale non è sopravvissuto alle ferite. L'assassinio rivendicato da Tehrik-e-Taliban Pakistan.


Islamabad (AsiaNews) – Il ministro pakistano per le minoranze, Shahbaz Bhatti è stato ucciso questa mattina da un commando armato. L’attentato è stato compiuto nel quartiere I-8/3 da un gruppo di uomini mascherati che hanno teso un agguato al ministro per strada. L’hanno tirato fuori dalla sua auto e hanno aperto il fuoco contro di lui a brevissima distanza, crivellandolo con 30 proiettili  prima di fuggire su un’automobile.
La nipote di Shabhaz Bhatti stava viaggiando con lui quando è avvenuta l’aggressione. I terroristi hanno continuato a sparare per circa due minuti. Non c’era nessun agente della sicurezza con Bhatti quando è avvenuto l’attentato. Il ministro è stato immediatamente trasportato all’ospedale Shifa, dove però i medici non sono riusciti a salvarlo. Gli assassini hanno lasciato sul luogo del delitto un manifestino: " Tehrik-e-Taliban Pakistan" (Ttp) rivendica l’assassinio di Bhatti per aver parlato contro la legge sulla blasfemia. " Tehrik-e-Taliban Pakistan" è un’organizzazione “ombrello” che raggruppa vari gruppi di militanti islamici.
Shahbaz Bhatti, cattolico, era stato confermato di recente nel suo incarico di ministro per le Minoranze in un rimpasto governativo. Aveva difeso con coraggio Asia Bibi, la cristiana condannata a morte per blasfemia in base a false accuse. Apparteneva al PPP, il partito progressista al governo. Dopo l’uccisione di Salman Taseer, governatore del Punjab, che aveva agli occhi dei fondamentalisti islamici la colpa di aver difeso anch’egli Asia Bibi, Bhatti aveva detto di essere ora “il bersaglio più alto” dei radicali.
“Questa è una campagna concertata per sopprimere ogni voce progressista, liberale e umanitaria in Pakistan” ha detto Farahnaz Ispahani, assistente del presidente Asif Ali Zardari. “E’ venuto il momento per il governo nazionale e per i governi federali di parlare chiaro, e di prendere una posizione ferma contro questi assassini per salvare l’essenza stessa del Pakistan”.
Robinson Asghar, che era amico di Bhatti ha detto che il ministro ucciso aveva ricevuto minacce dopo l’assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer. Asghar ha detto di aver consigliato Bhatti a lasciare il Pakistan per un certo periodo a causa delle minacce, ma che Bhatti si è rifiutato.
Il ministro dell’Informazione, Firdous Ashiq Awan ha detto che Bhatti ha giocato un ruolo chiave nel promuovere l’armonia interreligiosa, ed era una grande risorsa. “Siamo tristi per la sua morte tragica” ha detto, aggiungendo che il governo aprirà un’indagine sul perché non aveva una scorta.

Bobo Persico ci riporta il suono della sfida di Don Corinno a Brembate: Giustizia e Paradiso!

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2011/3/2/YARA-GAMBIRASIO-Giustizia-e-Paradiso-a-Brembate-risuona-la-sfida-di-don-Corinno/154363/

Leggete, cari amici, l'articolo del nostro caro amico Bobo Persico sulla triste storia della giovane (anzi, piccola!) Yara Gambirasio. Eccone un pezzettino, ma l'articolo è bello tutto. Sono queste le cose debbono risuonare nelle nostre orecchie in questi giorni, non il qualunquismo, non la tristezza, non il vuoto di chi non trova il senso, ma lo slancio positivo di chi ha trovato il senso di tutto:

"Nella predica, don Corinno rimane saldo; pare voler dissipare il dubbio che avrà sentito circolare fra la sua gente: «C’è il paradiso, amici! Se non ci fosse il paradiso ci sarebbe solo la disperazione, l’assurdo! Oggi per noi il paradiso è più vicino, perché lì c’è la nostra Yara. Il male si vince con il perdono, non con la vendetta. I genitori di Yara non hanno mai avuto una parola cattiva contro chi ha portato loro via la figlia, mai. Preoccupiamoci che i nostri figli non facciano del male»".


Viva don Corinno!!! (e bravo Bobo...)