lunedì, gennaio 31, 2011

Da Gianfranco Amato - Ecco l'ultima degli inglesi...

Partorire un fratellastro

Autore: Amato, Gianfranco  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
Immagine
venerdì 28 gennaio 2011

Mackenzie Jarvis è una bambina di due anni che vive a Sheffield in Gran Bretagna, e che un giorno potrebbe diventare madre del figlio di sua madre, cioè del proprio fratellastro o della propria sorellastra.
Non si tratta di perversa fantascienza, ma di allucinante realtà. 
Penny Jarvis, la madre venticinquenne di Mackenzie, intende infatti congelare i propri ovociti per farli impiantare, una volta fecondati dal futuro genero, nell'utero della figlia. Il motivo di questa surreale decisione risiede nel fatto che la piccola soffre di una particolare patologia – la sindrome di Turner – che tra i vari effetti invalidanti prevede anche quello della sterilità. A causa di quella sindrome, tra l'altro, Mackenzie deve assumere una dose giornaliera di ormoni della crescita, e soffre di sordità. E' una bimba che deve essere accudita a tempo pieno, ed il cui futuro esistenziale si prospetta alquanto difficile.
Ciò nonostante, la signora Penny Jarvis pare essere ossessionata dall'idea che la propria figlia non possa vivere un giorno l'esperienza della maternità biologica, e che a lei possa essere negato il diritto alla continuità di questo nuovo idolo chiamato acido desossiribonucleico (DNA). E per questo la Jarvis è disposta a diventare madre del proprio nipote: «E' bello sapere che se Mackenzie avrà un figlio attraverso i miei ovociti, il bimbo potrà condividere il suo patrimonio genetico, ed avrà dentro di sé una parte di lei». Che non si tratti, poi, del semplice desiderio di diventare nonna, lo dimostra il fatto che Penny Jarvis oltre a Mackenzie, ha altri tre figli, Morgan, di sei anni, i gemelli William e Abigail, di tre anni, e Jaymie-Leigh nata da cinque mesi.
L'intenzione reale di Penny Jarvis sarebbe quella di convincere, un giorno, le altre figlie a donare, quando sarà necessario, i propri ovuli alla sorella. In previsione di un possibile rifiuto, però, la donna intende premunirsi congelando i propri ovociti. L'iniziativa sarebbe quindi soltanto un espediente precauzionale. 
Di fronte alle prevedibili perplessità da parte dell'opinione pubblica, la Jarvis difende accanitamente la propria scelta, invocando il dovere morale dei genitori di dare il meglio ai propri figli («to do the best for my child»). La donna è anche riuscita ad avere una convinta approvazione da parte del suo gruppo Facebook composto da genitori di bimbi affetti dalla sindrome di Turner, i quali sono stati persino affascinati dall'iniziativa, che hanno definito «a great idea». Non è quindi escluso che tale pratica possa diffondersi nell'ambiente, sempre all'insegna del «to do the best for my child».
E' interessante notare cosa prevede la legge britannica in questi casi.
Nel 2009 un emendamento alla Human Fertilisation and Embryology Act, la normativa che regola la materia, ha ampliato il tempo massimo previsto per il congelamento di embrioni ed ovociti, portandolo da cinque a dieci anni. E' comunque possibile estendere tale termine fino a 55 anni, a determinate condizioni.
L'avvocato Louisa Ghevaert, esperta di diritto familiare, ha precisato che «i nuovi progressi della biotecnologia ora consentono ad una madre di congelare i propri ovuli per poterli utilizzare in favore della figlia, quando quest'ultima, a seguito di comprovato accertamento medico, risulti sterile». «In questi casi», prosegue l'avvocato Ghevaert, «ricorrendo alla normativa vigente in tema di donazioni degli ovociti, la figlia può essere considerata legalmente madre del bimbo partorito, indipendentemente dagli aspetti di natura biologica».
Un portavoce della Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA), l'autorità che regola il settore, ha confermato la piena legittimità della procedura che intende adottare la signora Penny Jarvis, in quanto permessa nel Regno Unito.
Qualora l'inquietante trovata della Jarvis andasse in porto, con il conforto della legge, verrebbe introdotta una nuova figura all'interno della classica parentela, così come conosciuta dagli albori della civiltà. Si tratterebbe del "nipotiglio", un ibrido metà figlio e metà nipote. Il malcapitato rampollo di Mackenzie, infatti, si troverà un giorno nell'inconsueta situazione di essere figlio biologico della nonna e fratellastro della madre e degli zii.
Come tutto ciò non riesca a suscitare un sussulto di orrore, dal punto di vista etico-sociale, appare davvero incredibile.
Tra coloro che, fortunatamente, riescono ancora a stupirsi c'è Josephine Quintavalle, presidente del CORE Comment of Reproductive Ethics, che, pur esprimendo «una piena comprensione umana per il dolore della madre causato dalla particolare situazione della figlia», ritiene di «non credere che il congelamento degli ovuli possa rappresentare una soluzione, né dal punto di vista pratico, né sotto un profilo etico».
Sempre secondo Josephine Quintavalle appare «necessario ponderare accuratamente le conseguenze psicologiche per un ipotetico bambino nato da una donazione intergenerazionale», considerando che «la complessità di simili relazioni è spesso impossibile da analizzare». «Gli psicologi», continua la presidente del CORE, «stanno già parlando di genealogical bewilderment, cioè del trauma derivante dalla confusione genealogica, dato che la donazione di ovociti, di sperma, e la maternità surrogata consentono un numero sempre maggiore di concepimenti artificiali». 
Il termine genalogical bewilderment è stato coniato nel 1964 dallo psicologo H. J. Sants, e oggi sta drammaticamente tornando a far discutere gli esperti, proprio a causa delle nuove frontiere che la biotecnologica ha raggiunto nel campo della riproduzione umana.
Lo scorso novembre a Città del Messico una donna cinquantenne ha accettato di mettere a disposizione il proprio utero per consentire al figlio omosessuale Jorge di avere un bimbo. Grazie alla generosità di un'amica, che ha donato i propri ovuli, Jorge è potuto ricorrere alla fecondazione in vitro. Il fatto è, però, che dopo aver tenuto in grembo per nove mesi l'ovulo di un'estranea fecondato con lo sperma del proprio figlio, la donna ha confessato di sentirsi alquanto «strana» e «confusa», non riuscendo a comprendere più quale fosse il limite tra l'essere madre e l'essere nonna. 
Questo caso dimostra che la confusione comincia ad allargarsi, e non si limita solo al disagio psicologico dello sciagurato che viene al mondo. Coinvolge altri ruoli della dimensione comunitaria parentale, e per la prima volta il genealogical bewilderment si estende a nonne, madri, padri, fratelli, zii. Il rischio è quello del cedimento strutturale dell'intera rete delle relazioni familiari. Un attacco mortale alla struttura portante della società, cui non è estranea la cultura relativista, la quale, attraverso le aberrazioni della bioingegneria, intende rivoluzionare il modello antropologico che abbiamo fin qui conosciuto, considerandolo obsoleto e superato.
La furia distruttiva dell'ideologia ha prevalso sulla ragione, e gli iconoclasti non si rendono nemmeno più conto degli effetti devastanti della loro visione disumana. L'importante è demolire, smantellare, annientare, senza chiedersi se abbia un senso ciò che si intende distruggere, e quale sia l'alternativa a ciò che si intende sostituire.
«Non abbattere mai una palizzata prima di conoscere la ragione per cui fu costruita». John Fitzgerald Kennedy, in un suo quaderno d'appunti del 1945, attribuì questa frase a Keith Gilbert Chesterton. Non sappiamo se il vecchio leone di Beaconsfield la pronunciò davvero (anche se appare verosimile), ma certo si tratta di un aforisma che contiene una saggia e sacrosanta verità.

domenica, gennaio 30, 2011

Il popolo in Processione Eucaristica

La festa di San Giovanni Bosco, copatrono della Compagnia

venerdì, gennaio 28, 2011

Dal prof. Carlo Bellieni - Caro Paolini, l'eugenetica è più viva che mai

Caro Paolini, l’eugenetica è più viva che mai

January 27th, 2011

di Carlo Bellieni27-01-2011
Caro dr Paolini,
complimenti per il suo spettacolo del 26 gennaio sull’Operazione T4 trasmesso su La7, bellissimo e geniale, che fa affiorare alla mente tanti pensieri e giudizi, e pagine di giornale, pagine di attualità.
L’Operazione T4 era il progetto sistematico con cui i medici tedeschi venivano arruolati per sterilizzare e poi eliminare “le bocche inutili”. E tutti sapevano e tutti tacevano; in fondo la propaganda e il pietismo con cui si mascherava il tutto avevano funzionato.
Roba di allora? Come Lei diceva, non il nazismo generò l’eugenetica, ma la cultura eugenetica generò il nazismo. Questo è fondamentale perché se il nazismo è fortunatamente morto, non è morta la memoria e l’azione eugenetica, con lo strascicare di parole “dolci” che mascherano verità atroci. “Vite non degne di esser vissute”, morte per pietà”. Non c’entra ormai nulla col cadavere putrefatto del nazismo, e per questo la domanda più cocente non è un liberatorio “cosa avreste fatto voi allora?”, ma “Cosa fate voi oggi contro l’eugenetica?”.
Non credo che quella domanda fatta al termine della trasmissione sia stata ben impostata, perché l’eugenetica è ancora tra noi. Esistono certo categorie di persone che vengono emarginate in certi Paesi, come i Rom o gli emigrati, e questo dove succede è uno scandalo e una violenza; ma nessuno gli nega il diritto di essere chiamati persone. Come invece viene ancora negato ad altri, ma non se ne parla. Vediamo.
Come Lei ben sa, la parola “persona” è diventata una parola discriminatoria: viene usata per significare che esistono degli esseri umani che “sono persone” e altri che “non sono persone”; tra questi ultimi, molti filosofi contemporanei (non degli anni ’40!) indicano i disabili mentali. Ma non per motivi di essere “peso allo Stato”, ma perché “mancano di autonomia”.
E’ facile fare una ricerca in un grande motore di ricerca medica come PubMed, per vedere cosa si intende oggi sotto il termine “eugenetica” e sotto il termine “persona”. Per Patricia Werhane “vari esseri umani, per esempio gli handicappati mentali, e le demenze senili non rientrano nella stretta classificazione di persone” (Theoretical Medicine, 1984) e per Len Doyal (Archives of Disease in Childhood, 1994) anche i bambini senza ritardo ma con grave dolore fisico tale da minarne la capacità di autonomia potrebbero non essere considerati persone; per lui (British Medical Journal, 1994) “i diritti umani dipendono dalla possibilità di esercitarli”.
Ecco che si apre alla “vita di serie B” e si arriva alla discriminazione della vita prenatale dove il bambino non ancora nato non è “una persona” e dove le diagnosi preimpianto vanno addirittura ad eliminare i piccoli embrioni con predisposizioni per malattie o semplicemente portatori di malattie, nemmeno malati. L’American Journal of Hospice and Palliative Care del settembre 2010 spiega che i tutori dei disabili mentali hanno diversi pareri sull’impatto della demenza sui fattori che riguardano “l’essere persona”, cioè la dignità, il rispetto da parte degli altri e (eccoci!) “avere una vita che merita di essere vissuta”.
Altra cosa dal nazismo, certo; ma come non sentirsi una stretta al cuore?
L’eugenetica non è solo morte, ma mentalità: chi può negare che sia ormai purtroppo affermata l’idea che esista un tipo di persona che vale più delle altre: quella che ha certe caratteristiche; ognuno le adatta a sé, ma il criterio è valido per tutti: chi le ha vale; chi non le ha si accomodi e tolga il disturbo. E’ l’eugenetica di casa nostra, la mentalità dell’apparire, che arriva a isolare anche chi è obeso, e che scusa la figlia che “per pietà”ha ucciso il padre col Parkinson…
Roba antica, dei tempi della guerra? Come Lei ha ben spiegato, caro Paolini, l’eugenetica data da molto prima delle atrocità naziste, parte dalla Belle Epoque. Nella quale le sterilizzazioni prendevano il via culturalmente, si esponevano i soggetti “ritardati”, e nessuno si scandalizzava. Che sia uno specchio della belle époque di oggi?

giovedì, gennaio 27, 2011

IL TESTAMENTO BIOLOGICO NON SARA' UN FRENO ALL'EUTANASIA, ANZI...

Una legge sulle DAT non è garanzia contro le sentenze creative perché, con ogni probabilità, esse si moltiplicheranno
di Mario Palmaro

Un nuovo atto di "magistratura creativa" si è incaricato di dare un'altra spinta alla legalizzazione dell'eutanasia in Italia. Succede infatti che il Tribunale di Firenze ha accolto la richiesta di un settantenne in buona salute, che intendeva nominare un «amministratore di sostegno» a norma dell'articolo 408 del Codice Civile. Poco importa che l'amministratore sia stato introdotto dal legislatore per ben altro scopo. Secondo i giudici fiorentini, è legittimo nominarsi una sorta di tutore legale che, in caso di perdita di coscienza, può impedire ai medici di procedere con la rianimazione cardiopolmonare, la dialisi, la ventilazione, l'alimentazione e l'idratazione artificiale, se questa era la volontà espressa dal paziente a suo tempo capace di intendere e di volere. Insomma, il tutore può dare il via libera all'eutanasia senza che nessuno possa contrastarlo.
La decisione é dotata di un singolare tempismo, perché proprio nelle prossime settimane il Parlamento dovrà discutere il testo di legge sulle cosiddette DAT, le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. L'impressione di molti è che, dopo la vicenda Englaro, e dopo una decisione come quella del Tribunale di Firenze, ormai nell'ordinamento giuridico italiano si sia aperto un varco che permette comportamenti eutanasici, mediante l'abbandono terapeutico del paziente.
Questi ragionamenti hanno creato un clima di attesa di questo genere: i cattolici e molti pro life pensano che, se la legge sulle DAT verrà approvata, il rischio eutanasia sarà scongiurato.
Ma è proprio vero che le decisioni dei giudici hanno "cambiato" le leggi del nostro Paese sul fine vita?
In realtà, il nostro ordinamento continua ad avere un presidio molto solido contro l'eutanasia e l'abbandono terapeutico nelle norme del Codice Penale regolarmente in vigore, soprattutto gli articoli sull'omicidio del consenziente e sull'istigazione al suicidio. Quindi di per sé non siamo di fronte a una situazione di vuoto legislativo o di "far west".
Il fatto è che alcuni giudici – per altro civili e non penali – hanno assunto provvedimenti che ignorano questo profilo. Ma c'è una verità tecnico-giuridica troppo spesso dimenticata: le decisioni dei giudici non hanno la forza di creare una legge erga omnes, ma decidono un caso concreto. Nulla impedisce, quindi, che un provvedimento come quello di cui stiamo parlando venga ribaltato da altri magistrati chiamati a decidere sulla medesima questione. E infatti, sempre a Firenze, tempo fa un'analoga richiesta di uso dell'assistente di sostegno pro testamento biologico era stata respinta prima dal giudice tutelare e poi dalla Corte d'Appello.
E' ormai evidente a tutti che lo scopo di alcuni settori della magistratura favorevoli all'eutanasia è proprio quello di spingere il Parlamento a fare una legge e a riconoscere il testamento biologico. E anche ammettendo che il testo sulle DAT di prossima discussione non venga stravolto, esso comporta il riconoscimento solenne da parte della legge della efficacia e validità del testamento biologico. E contiene ulteriori "zone grigie" che andranno ben oltre il principio di autonomia del paziente. Dato che il problema vero è quello di impedire il proliferare di "sentenze creative", l'unica legge necessaria è quella che chiarisce in modo inequivocabile che è vietata la sospensione di alimentazione e idratazione ai soggetti incapaci.
Proprio perché il problema vero è la volontà di alcuni giudici di forzare la legislazione a colpi di sentenze, dobbiamo però essere realisti ed evitare facili illusioni. Una legge sulle DAT non è garanzia contro le "sentenze creative"; anzi con ogni probabilità esse si moltiplicheranno – in maniera direttamente proporzionale all'ambiguità delle norme approvate -, e si assisterà a uno stillicidio di ricorsi, anche in sede costituzionale. Al proposito c'è un illuminante precedente, quello della Legge 40 sulla fecondazione artificiale, che dal 2004 a oggi è stata ripetutamente modificata da sentenze seguite a ricorsi.

Mario Palmaro
da Comitato Verità e Vita, 14-01-2011

martedì, gennaio 25, 2011

I cristiani in Medio Oriente tra fuga e persecuzione su La Bussola Quotidiana.

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/dossier.php?idRecord=11

In questo collegamento trovate un interessante dossier de La Bussola Quotidiana sui cristiani in Medio Oriente.

È importante conoscere la sorte dei cristiani nel mondo, quasi sempre ignorata dai mezzi di comunicazione che spesso rispondono a riflessi condizionati (campagne ad arte su eutanasia, eugenetica, politica più o meno finta e così via). Ci si rende conto della loro vera condizione, delle millenarie tradizioni, della bellezza e della positività che hanno portato nel loro paesi dove spesso dovrebbero essere considerati tra i cittadini più nobili ed illustri.

Falkner, da anglicano a gesuita in Sud America

gesuiti






Da La Bussola Quotidiana 

di Liana Marabini
22-01-2011

L'uomo steso sull'angusto letto nella cabina a prua, non ha nemmeno la forza di aprire gli occhi. È molto malato. Ascolta il cigolio delle assi di legno con le quali è costruita l'imbarcazione e il movimento delle onde lo infastidisce. Un sorriso gli affiora sulle labbra, al pensiero che lui viaggia su quella nave come medico di bordo. Un posto che il cappellano della nave, che è anche suo caro amico, Padre Raymond, gli aveva ottenuto. Un medico malato, che ironia!

La nave si chiama Assiento e trasporta schiavi dalla Guinea verso Buenos Aires. Siamo nel 1731. L'uomo steso in cabina è Thomas Falkner, nato nel 1707 a Manchester, dove ha anche studiato, diventando un ottimo farmacista e medico. È di salute cagionevole e un viaggio sul mare, andata e ritorno, fa parte del trattamento che si è prescritto da solo. L'area salmastra dovrebbe aiutarlo a rafforzare i polmoni.
Ma non sembra che il viaggio gli faccia l'effetto sperato. Arrivato a Buenos Aires è talmente malato, che il capitano dell'Assiento decide di lasciarlo a terra. Padre Raymond lo accompagna al Collegio Gesuita e lo lascia in buone mani: il suo amico, Padre Mahoney, è il rettore del Collegio.

Le giornate passate nel Collegio sono uno dei più bei periodi della vita di Thomas. Le preghiere, lo studio, la luce che filtra attraverso le lunghe finestre della biblioteca, le conversazioni stimolanti con questi preti fuori dal comune per cultura ed erudizione, lo affascinano e lo fanno aggrapparsi alla vita.
Guarisce e il primo pensiero che ha, lui, anglicano, è di diventare cattolico. I gesuiti lo accompagnano nel processo di conversione e nel 1732, il 15 maggio, lo integrano nella Compagnia di Gesù. Dopo qualche mese, viene ordinato prete cattolico nella diocesi della Provincia del Paraguay.

Viene inviato come missionario nella lontana Patagonia, sul Rio Segundo, un territorio abitato dagli indiani Mapuche. Diventa subito una star fra gli indiani, grazie alle sue conoscenze non solo di medicina, ma anche di meccanica. Siamo nel 1740 e Falkner rimane per più di trent'anni come missionario fra gli indiani della Patagonia.

Negli anni passati in quella parte del mondo, Falkner ha fatto una serie di scoperte che sarebbero rimaste nella storia delle scienze. La più importante fu la scoperta dello scheletro di un grande armadillo, sulle rive del fiume Carcarañá. Molti anni più tardi, il fossile sarebbe stato identificato come proveniente da un glyptodon. Questo notevole avvenimento è successo ventisette anni prima che il dominicano Manuel Torres scoprisse il fossile di un megatherium sulle rive del fiume Luján el 1787, descritto e studiato nel 1796 da Georges Cuvier. Il fossile scoperto di Falkner ha il primato delle scoperte di fossili in Argentina.

Le esperienze vissute in Patagonia sono descritte in un'opera pubblicata a Hereford nel 1774, intitolataA Description of Patagonia and the adjoining parts of South America, with a grammar and a short vocabulary, and some particulars relating to Falkland's Islands. È un libro compilato da William Combe, sulla base dei manoscritti originali di Falkner. E' stato pubblicato in diverse lingue (inglese, spagnolo, tedesco e francese).

Dobbiamo ricordare anche il notevole talento di cartografo di Falkner, che ha disegnato un'accuratissima carta del America del Sud, dal Brasile alla Terra del Fuoco, che è poi stata pubblicata nel 1761 a Quito. Ha disegnato anche una carta del Paraguay nel 1757 e una del Tucuman nel 1759.

I gesuiti vengono, purtroppo, espulsi nel 1768 dal America del Sud. È il caro prezzo che pagano per la loro naturale carità, che li aveva spinti a cercare la salvezza degli indigeni. E così, Falkner ritorna in Inghilterra, dove il suo ordine lo incarica a diventare cappellano privato di famiglie nobili. Muore nel 1784.

Dopo la morte, i gesuiti spagnoli, che lo avevano conosciuto in America del Sud, hanno fatto molti sforzi per entrare in possesso dei suoi manoscritti inediti. Si trattava di molto materiale, che descriveva ricerche e scoperte notevoli, soprattutto in campo medico. Le ricerche di Falkner sulle medicine americane, sono pubblicate nel libro American distempers as cured by American drugs. Ha fatto anche molte ricerche, e bellissimi disegni, sull'anatomia, che sono stati invece raccolti da Padre Caballero S.J. nel Volumina duo de anatomia corporis humani.

In Argentina esiste il Lago Falkner, che è stato chiamato così, in omaggio a questo meraviglioso sacerdote-scienziato.

Padre Thomas Falkner S.J. è un brillante esempio di sacerdote innamorato della scienza, che ha lasciato un segno nella Storia. Anche lui dimostra con il suo lavoro, che non c'è contrasto tra fede e scienza. Che si può essere uomini di chiesa e anche esploratori.
Scopritori di cose create da Dio.?


sabato, gennaio 22, 2011

Stasera c'è il Gigante Egoista

Ciao a tutti cari amici,
vi scrivo per invitare tutti alla rappresentazione teatrale "Il Gigante Egoista" della nostra compagnia teatrale "Pochi ma buoni come i maccheroni..." alle ore 21:00 presso il locale Kursaal di Grottammare.

Mi raccomando visitate anche il nostro siti: http://www.teatroctl.url-go.com/

venerdì, gennaio 21, 2011

Dal discorso di Papa Benedetto XVI di oggi 21 Gennaio 2011 alla Questura di Roma

"Il nostro mondo, con tutte le sue nuove speranze e possibilità, è attraversato, al tempo stesso, dall'impressione che il consenso morale venga meno e che, di conseguenza, le strutture alla base della convivenza non riescano più a funzionare in modo pieno. Si affaccia pertanto in molti la tentazione di pensare che le forze mobilitate per la difesa della società civile siano alla fine destinate all'insuccesso. Di fronte a questa tentazione, noi, in modo particolare, che siamo cristiani, abbiamo la responsabilità di ritrovare una nuova risolutezza nel professare la fede e nel compiere il bene, per continuare con coraggio ad essere vicini agli uomini nelle loro gioie e sofferenze, nelle ore felici come in quelle buie dell'esistenza terrena.

Ai nostri giorni, grande importanza è data alla dimensione soggettiva dell'esistenza. Ciò, da una parte, è un bene, perché permette di porre l'uomo e la sua dignità al centro della considerazione sia nel pensiero che nell'azione storica. Non si deve mai dimenticare, però, che l'uomo trova la sua dignità profondissima nello sguardo amorevole di Dio, nel riferimento a Lui. L'attenzione alla dimensione soggettiva è anche un bene quando si mette in evidenza il valore della coscienza umana. Ma qui troviamo un grave rischio, perché nel pensiero moderno si è sviluppata una visione riduttiva della coscienza, secondo la quale non vi sono riferimenti oggettivi nel determinare ciò che vale e ciò che è vero, ma è il singolo individuo, con le sue intuizioni e le sue esperienze, ad essere il metro di misura; ognuno, quindi, possiede la propria verità, la propria morale. La conseguenza più evidente è che la religione e la morale tendono ad essere confinate nell'ambito del soggetto, del privato: la fede con i suoi valori e i suoi comportamenti, cioè, non avrebbe più diritto ad un posto nella vita pubblica e civile. Pertanto, se, da una parte, nella società si dà grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, dall'altra, la religione tende ad essere progressivamente emarginata e considerata senza rilevanza e, in un certo senso, estranea al mondo civile, quasi si dovesse limitare la sua influenza sulla vita dell'uomo.

Al contrario, per noi cristiani, il vero significato della "coscienza" è la capacità dell'uomo di riconoscere la verità, e, prima ancora, la possibilità di sentirne il richiamo, di cercarla e di trovarla. Alla verità e al bene occorre che l'uomo sappia aprirsi, per poterli accogliere in modo libero e consapevole. La persona umana, del resto, è espressione di un disegno di amore e di verità: Dio l'ha "progettata", per così dire, con la sua interiorità, con la sua coscienza, affinché essa possa trarne gli orientamenti per custodire e coltivare se stessa e la società umana".


Un'apparizione "politicamente scorretta" raccontata da Padre Livio di Radio Maria


Cari amici,

il 20 Gennaio è la commemorazione della Madonna del miracolo, che ricorda l'apparizione della Madonna della Medaglia miracolosa all'ebreo Alfonso Ratisbonne nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte a Roma.  La descrizione della sua radicale conversione è una guida anche per tutti noi.

 

 Il pellegrino chi se trova a Roma, spostandosi nella zona tra Piazza di Spagna e Via del Tritone, si imbatterà nella Basilica di Sant'Andrea delle Fratte, nella via omonima. Forse penserà che si tratti di "una in più" tra le belle e storiche chiese della Città Eterna. Entrandoci, però, si accorgerà che si tratta di un Santuario dove è accaduto qualcosa di straordinario. Infatti, entrando dalla porta principale, vedrà subito alla sua sinistra un altare particolarmente illuminato, sull'arco del quale si leggono queste impressionanti parole: "Qui apparve la Madonna del Miracolo - 20 gennaio 1842". Sotto l'arco c'è un gran dipinto che raffigura la Madonna che sovrasta le nuvole e sparge dalle mani raggi luminosi.

 

A sinistra di chi guarda l'altare c'è una placca, con evidenti segni di non essere recente, scritta in francese che dice: "Il 20 gennaio 1842, Alphonse Ratisbonne da Strasburgo venne qui da ebreo ostinato. Questa Vergine gli apparve così come tu la vedi. Cadde ebreo e si alzò cristiano. - Forestiero, portati a casa il prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della Vergine."

Più in basso, ecco un'altra placca, più recente con queste parole: "In questa cappella la Madonna apparve all'ebreo Alfonso Ratisbonne convertendolo a Cristo il 20-1-1842". Un po' più giù si vede una colonna sulla quale poggia un'imponente busto di marmo raffigurante il privilegiato Ratisbonne, con la sua folta barba e uno sguardo che scruta l'infinito.

Facendo pendant dal lato destro si trova il busto di San Massimiliano Maria Kolbe presso il quale una placca registra un fatto: "In questa cappella dell'apparizione San Massimiliano M. Kolbe celebrò la sua prima Messa il 29-4-1918".

Ma, ricapitolando in breve i fatti, che cosa era accaduto in quei giorni?

 

"Vidi sull'altare, in piedi, viva, grande, maestosa,

bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria"

Vediamo ciò che registra il piccolo ma sostanzioso opuscolo La Madonna del Miracolo (Postulazione Generale dei Minimi, Roma, 1980), che raccomandiamo vivamente ai nostri cari lettori (i sottotitoli sono nostri, tranne l'ultimo. I lettori desiderosi di approfondire questo straordinario evento potranno consultare le seguenti fonti: La conversione miracolosa alla fede cattolica di Al'[fonso] M'[aria] Ratisbonne, tratta dai processi autentici formati a Roma nel 1842, Roma, 1892; cf pure Conversion de M.M.A. Ratisbonne, racontée par lui-même, Le Mans 1842):

Il 20 gennaio 1842, sul mezzogiorno, miracolo nella parrocchia romana dei Minimi.

A Sant'Andrea delle Fratte, l'israelita ventisettenne Alfonso Ratisbonne, di Strasburgo, con un'apparizione dell'Immacolata com'è coniata nella Medaglia Miracolosa, istantaneamente illuminato dalla grazia si convertì al cattolicesimo.

Che cosa avvenne di preciso nell'ora della grazia, lo descrive lo stesso Ratisbonne in alcune lettere e nella deposizione giurata al Vicariato di Roma, per appurare la verità del fatto.

"Vidi come un velo davanti a me - depose il veggente al processo -. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull'altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria, simile nell'atto e nella forma, all'immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell'Immacolata. Mi fece cenno con la mano di inginocchiarmi. Una forza irresistibile mi spinse verso di Lei, che parve dicesse: Basta così. Non lo disse ma capii.

"A tal vista caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo; cercai, quindi, varie volte di alzare gli occhi verso la Santissima Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li faceva abbassare, ciò che, però, non impediva l'evidenza di quell'apparizione.

"Fissai le di Lei mani, e vidi in esse l'espressione del perdono e della misericordia. Alla presenza della Santissima Vergine, benché Ella non mi dicesse parola, compresi l'orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica, in una parola compresi tutto. (...)

"Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre"...

"Provavo un cambiamento così totale che mi credevo un altro. Cercavo di ritrovarmi e non mi ritrovavo... La gioia più grande si sprigionava dal fondo della mia anima; non potetti parlare; non volli rivelar niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi fece chiedere un sacerdote... Vi fui condotto, e solo dopo averne avuto l'ordine positivo ne parlai come mi era possibile, in ginocchio e col cuore tremante. (...)

"Tutto quel che posso dire, è che al momento del prodigio, la benda cadde dai miei occhi; non una sola benda, ma una quantità di bende che mi avevano avvolto disparvero una dopo l'altra rapidamente, come la neve e il fango e il ghiaccio sotto l'azione di un sole cocente.

"Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo... Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell'abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita; rabbrividivo alla vista di tutte le mie iniquità, ed ero stupito, intenerito, sprofondato in ammirazione e riconoscenza. (...)

...Come "un cieco nato che vedesse la luce tutto d'un colpo"

"Ma si domanda come appresi queste verità, poiché è accertato che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una pagina della Bibbia, e che il dogma del peccato originale, totalmente dimenticato o negato dagli Ebrei dei nostri giorni, non aveva mai occupato un istante il mio pensiero; dubito anche di averne sentito il nome. Come sono arrivato, dunque, a questa conoscenza? Non saprei dirlo. Questo io so: che entrando in chiesa ignoravo tutto; che uscendone vedevo chiaro. Non posso spiegare questo cambiamento che con l'immagine di un uomo il quale si risvegliasse da un sonno profondo, o con quella di un cieco nato che vedesse la luce tutto d'un colpo; vede, ma non può definire la luce che lo illumina e nella quale contempla gli oggetti della sua ammirazione. (...)

"Le prevenzioni contro il cristianesimo non esistevano più"

"Qualunque cosa ne sia di questo linguaggio inesatto e incompleto, il fatto positivo è che io mi trovavo in qualche modo come un essere nuovo, come una tabula rasa... Il mondo non era più niente per me; le prevenzioni contro il cristianesimo non esistevano più; i pregiudizi della mia infanzia non avevano più la minima traccia; l'amore del mio Dio aveva talmente preso il posto di ogni altro amore, che la mia stessa fidanzata mi appariva sotto un altro aspetto. L'amavo come un oggetto che Dio tiene nelle sue mani, come un dono prezioso che fa amare ancora di più il donatore.

"I superiori ecclesiastici mi fecero capire che il ridicolo, le ingiurie, i falsi giudizi, 

facevano parte del calice di un vero cristiano"

 

"Ripeto che scongiuravo il mio confessore, il reverendo Padre Villefort, e il signor de Bussières, di mantenere un segreto inviolabile su ciò che mi era avvenuto. Volli seppellirmi al monastero dei Trappisti per occuparmi solo delle cose eterne; lo confesso, e pensavo anche, che nella mia famiglia mi avrebbero creduto folle, che mi avrebbero tacciato di ridicolo, e che così avrei preferito fuggire totalmente il mondo, le sue chiacchiere e i suoi giudizi.

"Però i superiori ecclesiastici mi fecero capire che il ridicolo, le ingiurie, i falsi giudizi, facevano parte del calice di un vero cristiano; mi invitarono a berlo dicendomi che Gesù Cristo aveva predetto ai suoi discepoli pene, tormenti e supplizi. Parole così gravi, lungi dallo scoraggiarmi, infiammarono la mia letizia interiore; mi sentivo pronto a tutto, e chiesi con insistenza il battesimo. Vollero ritardarlo. 'Ma come! Esclamai, gli Ebrei che ascoltarono la predicazione degli Apostoli furono battezzati immediatamente, e voi volete rimandarmelo, dopo aver io ascoltato la Regina degli Apostoli?' I miei sentimenti, i miei acuti desideri e le mie suppliche toccarono gli uomini pietosi che mi avevano accolto, e mi fecero la promessa, per sempre felice, del battesimo!" (cfr. op. cit., pp. 5, 6, 39-43

Vostro Padre Livio

giovedì, gennaio 20, 2011

"La storia siamo noi" ha parlato di Pier Giorgio Frassati.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=730

In questo collegamento trovate la puntata de La Storia siamo noi, l'interessante programma RAI ideato da Giovanni Minoli, su Pier Giorgio Frassati.

È andata in onda ieri mattina.

Diteci che cosa ne pensate.

Puntata "La Storia siamo noi" suPier Giorgio Frassati

Cari amici,
ieri è andata in onda nel programma "La Storia siamo noi" una puntata dedicata al nostro caro beato.
Ecco il link alla quale potete vederla: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=730.

mercoledì, gennaio 19, 2011

Il monito di Benedetto XVI sull’emarginazione dei cristian

di Gianfranco Amato - da Cultura Cattolica
Sala Regia del Palazzo Apostolico, lunedì 10 gennaio 2011.
In quella splendida sede, resa ancora più suggestiva dagli affreschi cinquecenteschi del Ricciutello, il Santo Padre ha ricevuto gli «eccellentissimi membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede». L'occasione era costituita dalla rituale presentazione degli auguri per il nuovo anno.
Nel discorso rivolto agli ambasciatori, Benedetto XVI, parlando a proposito della società occidentale, si è soffermato, in particolare, su due aspetti relativi al rischio di una progressiva emarginazione del cristianesimo.
Il primo aspetto evidenziato dal Papa riguarda il tentativo di «bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono». Circostanza, questa, che non solo «limita il diritto dei credenti all'espressione pubblica della loro fede, ma taglia anche le radici culturali che alimentano l'identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni».
Il secondo aspetto che Benedetto XVI ha ritenuto doveroso denunciare concerne «un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione».
Il Santo Padre ha anche tenuto a precisare che «la dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell'essere e dell'agire dell'uomo, la misura della realizzazione del suo destino e della costruzione della comunità a cui appartiene».
Qualche settimana prima del discorso del Papa, il combattivo ex Arcivescovo di Canterbury Lord George Carey lanciava una campagna, con tanto di distribuzione di volantini, dal titolo «Senza Vergogna», in cui incoraggiava i cristiani britannici a reagire di fronte al subdolo tentativo di emarginazione perpetrato nei loro confronti. Lord Carey, dopo aver ricordato quanto la civilizzazione della Gran Bretagna debba al cristianesimo, ha denunciato «il diffondersi, di un nuovo clima sempre più ostile a quella tradizione», grazie anche alla miscela esplosiva di «political correctness, multiculturalismo e deriva laicista». Nel suo volantino lo stesso Lord Carey chiedeva «se davvero la società possa ritenersi più felice eliminando Cristo dall'orizzonte terreno, e privandosi di quella fede che è stata capace di creare una comunità umana fondata sui principi di carità e compassione, giustizia e moralità, ospitalità e accoglienza, vero rispetto e giusta tolleranza, pace e prosperità, cooperazione e solidarietà sociale». Il paradosso, sempre secondo l'ex Arcivescovo di Canterbury, è che proprio in nome della tutela dell'eguaglianza e della diversità, si stanno attuando, anche a livello legislativo, forme sempre più odiose di intolleranza ed emarginazione verso i cristiani. Questo clima, per Lord Carey, si è reso «ancora più evidente con l'approssimarsi del Natale». In molti municipi, infatti, la stessa parola Natale, ritenuta connotato specifico di una sola religione, è stata sostituita dalla più neutra "Festa della luce invernale", o "Winterval", "Winter Lights", e amenità simili, così come è sparita in moltissime scuole, insieme alla tradizionale recita a sfondo religioso.
Il fenomeno non ha risparmiato neppure i biglietti d'auguri natalizi.
Sempre in Gran Bretagna, infatti, nelle settimane che hanno preceduto il discorso del Papa, è scoppiata la polemica sulle Christmas cards vendute nei grandi magazzini più prestigiosi. Un'indagine giornalistica del Daily Mail evidenziava, infatti, che su 5.000 tipi differenti di biglietti d'auguri natalizi venduti in Inghilterra e nel Galles, solo 45 (meno dell'uno per cento) erano riconducibili ad un tema religioso. La maglietta nera se l'è aggiudicata la catena di grandi magazzini Morrisons, per aver offerto alla propria clientela solo sei biglietti con un espresso richiamo al Natale cristiano, su un totale di 973.
Lo Sheffield's Meadowhall Shopping Centre, uno dei mega centri commerciali più grandi d'Europa, si è comportato persino peggio. I dirigenti di quel mammoth mall, infatti, si sono rifiutati di far eseguire musica tradizionale natalizia per intrattenere i clienti, a causa della politica aziendale che imponeva di rimanere «impartial on religion», e di tenersi lontani da tutto ciò che potesse anche lontanamente avere a che fare con la fede cristiana. Anche se questo ha significato tagliare le proprie radici culturali. Uno dei brani scartati, infatti, è stato il coro dell'Alleluja tratto la Messia di Haendel. Sarcastico il commento del vicario parrocchiale della Chiesa dell'Ascensione di Oughtibridge, un sobborgo di Sheffield, che aveva chiesto al centro commerciale di far eseguire quel brano: «Nella gelida Siberia del politically correct, persino l'Alleluja di Haendel è rimasto congelato». 
Ha destato un certo scalpore anche la notizia che quest'anno i dipendenti della Guinness Care and Support, un'organizzazione che fornisce servizi sociali a domicilio, non si sono visti pagare lo straordinario per il lavoro svolto durante il giorno di Natale, a causa della possibile discriminazione nei confronti delle altre religioni. Il dirigente del personale dell'organizzazione, Mick Green, è stato perentorio: «Noi abbiamo una profonda convinzione etica basata sulla necessità di tutelare l'uguaglianza e la diversità, e non riteniamo giusto dare ad una religione un valore superiore rispetto ad un'altra». «Questa è la ragione», ha proseguito il dirigente, «che sta alla base della scelta aziendale di non riconoscere come lavoro straordinario quello prestato durante una qualunque festività religiosa». «La retribuzione straordinaria», ha precisato Mick Green, «viene pagata ai nostri dipendenti soltanto per il lavoro eseguito durante le festività riconosciute dalle banche», e, pertanto, «quando il giorno di Natale cade in un week-end, il personale che lavora in quella data non ha diritto ad alcun particolare emolumento aggiuntivo».
Mentre accadeva tutto ciò, sempre poche settimane prima del discorso di Benedetto XVI agli ambasciatori, un'altra aspra polemica suscitava discussioni nel Regno Unito. 
La Family Planning Association (FPA), infatti, aveva formalmente richiesto al governo britannico di rendere l'insegnamento dell'educazione sessuale materia obbligatoria in tutte gli istituti scolastici elementari e superiori della Gran Bretagna. Julie Bentley, direttrice della FPA, aveva pubblicamente invocato l'obbligatorietà dell'insegnamento «per assicurare le necessarie informazioni su una sessualità sana e sicura», e l'intervento del governo «per rivedere la Sex and Relationships Education (SRE) Guidance, le linee guida in materia sessuale, onde rendere subito ancora più chiaro ciò che deve essere insegnato nelle scuole».
Alla luce di tutto ciò, i due esempi citati da Benedetto XVI il 10 gennaio 2011 non appaiono propriamente casuali.
E' davvero difficile credere che nel pronunciare le sue parole durante il discorso agli ambasciatori, il Santo Padre non avesse in mente quanto stesse accadendo Oltremanica, in quella che pare essere diventata la terra d'elezione del relativismo etico, fenomeno che lo stesso Pontefice non si stanca mai di additare come la fons et origo malorum dell'attuale società.

martedì, gennaio 18, 2011

La riabilitazione dei valori tradizionali

Di Gianfranco Amato - da www.culturacattolica.it

Ma guarda un po' chi si rivedono: i vecchi e tanto deprecati valori tradizionali.

A rispolverarli in Gran Bretagna, questa volta, non è stato il solito parroco anglicano di campagna un po' bigotto, né il raffinato esponente del movimento tradizionalista anglocattolico Forward in Faith, o l'occhiuto preside baciapile di una piccola scuola cattolica, ma nientemeno che il noto psicologo scozzese Professor Tommy MacKay. E non si tratta davvero di un quisque de populo.

MacKay non è soltanto un insigne cattedratico, un profondo esploratore dell'animo umano, un luminare di livello nazionale, un'autorità in tema di psicologia nelle aule giudiziarie, ma è stato anche ex presidente della British Psychology Society, ed un prestigioso e ascoltato consulente dei governi di Sua Maestà britannica. A lui si deve, tra l'altro, la redazione delle Scotland's educational psychology guidelines, le linee guida dell'educazione psicologica della Scozia, e tra i vari meriti che può vantare c'è anche quello di essere stato personalmente lodato dall'ex premier laburista Gordon Brown, suo convinto estimatore, che gli ha addirittura riconosciuto la veste di eroe, dedicandogli un capitolo nel suo libro Britain's Everyday Heroes. MacKay è stato un guru della psicologia moderna apprezzato da liberal e progressisti. Per questo ha fatto un certo scalpore la sua uscita sui valori tradizionali, e non poteva, ovviamente, passare inosservata. 

Chiamato a pronunciarsi sui dati relativi alla violenza dei giovani verso gli adulti, il professor MacKay ha scioccato l'opinione pubblica, resuscitando proprio concetti ed ideali considerati ormai definitivamente archiviati dalla storia, nella visione relativista e politically correct della società post-moderna.

Quei dati, a onor del vero, mostrano un quadro impressionante. Nel 2009 sono state 1.572 le denuncie sulle violenze domestiche perpetrate da minorenni nei confronti degli adulti, il 17 per cento in più rispetto all'anno precedente ed il triplo rispetto alle cifre degli ultimi dieci anni. Nelle scuole, invece, sono state registrate decine di migliaia di atti di violenza degli studenti nei confronti di insegnanti e compagni di scuola. Per essere più precisi, sono state circa 17.000, nelle scuole elementari, le sospensioni di alunni fino ad undici anni di età, mentre hanno superato le 63.000 nelle scuole superiori. Il fenomeno non ha risparmiato neppure i più piccoli. Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dell'Educazione, infatti, sono stati 1.240 i casi di sospensione, nel biennio 2008-2009, che hanno coinvolto alunni di quattro anni.

Di fronte ad una così preoccupante situazione, lo psicologo professore della Strathclyde University non ha esitato a parlare della necessità sociale di concetti come «rispetto», «autorità», «sacrificio», «onore», «patriottismo», e persino «valori religiosi».

«Negli ultimi anni», questa l'analisi di Tommy MacKay, «c'è stata una sostanziale perdita del rispetto per i genitori, per le autorità scolastiche, e per i valori trasmessi dalla Chiesa». 

Perciò, secondo l'insigne psicologo, «i genitori hanno il dovere di fornire i fondamenti di quei valori tradizionali, instillando nei propri figli il senso del rispetto per la loro autorità, e del rispetto per gli altri».

In questa perdita del senso di autorità, MacKay intravvede una responsabilità anche a carico dei genitori degli studenti: «Nelle passate generazioni, il padre e la madre se la prendevano con il proprio figlio, quando questi aveva problemi a scuola. Oggi se la prendono con gli insegnanti». I genitori che si comportano in quel modo, in realtà, sono i primi a non possedere il senso dell'autorità e del rispetto delle istituzioni, e non hanno, quindi, nulla da trasmettere ai propri figli. Il punto è che nel vuoto intergenerazionale di ideali, può crescere soltanto l'erba velenosa della violenza.

Particolarmente interessante è anche l'analisi che MacKay fa delle divise scolastiche, sostenendo l'utilità del loro obbligo non solo perche «esse eliminano tra gli studenti ogni forma di stupida competizione basata sulle griffe di moda», ma soprattutto perche «rappresentano un segno di appartenenza ad un'esperienza più grande e più importante del proprio "io", e della propria personale "self-expression"». Le divise, secondo lo psicologo scozzese, rappresentano, infatti, l'istituzione scolastica, la sua autorità ed i suoi valori, piuttosto che il particulare del singolo individuo.

L'analisi si allarga, poi, ad una visione più ampia, quando MacKay afferma che «il declino sistematico dei valori tradizionali registratosi negli ultimi trent'anni è stato direttamente proporzionale all'aumento dei problemi nella società in generale, i cui effetti si sono drammaticamente evidenziati in ambiti particolari quali, ad esempio, quello scolastico e familiare». Da qui il suo ammonimento sul fatto che l'attuale società «sta perdendo i propri punti di ancoraggio», e la denuncia dell'esistenza di «una vera e propria bomba ad orologeria che rischia di far esplodere un comportamento psicopatologico di massa».

MacKay intravvede anche nella profonda crisi che attualmente vive l'attività di volontariato in Gran Bretagna, la pericolosa deriva individualista delle nuove generazioni, «che hanno definitivamente perduto il senso dell'impegno disinteressato e del sacrificio generoso per gli altri». Oggi, quello che sembra prevalere sempre più è il «cult of self» (il culto di sé), e la «celebrity culture», che appare ormai come l'orizzonte più ambito delle aspirazioni di milioni di persone. Una triste «corsa al ribasso» degli ideali umani.

Tra gli antidoti alla deriva individualista, Tommy MacKay sdogana persino il valore datato e alquanto demodé del «patriottismo», rivalutandolo come «un efficace fattore sociale positivo», perché capace di rappresentare «una nobile idea connessa ad una dimensione comunitaria ben più ampia della propria famiglia o della propria scuola».

La spietata analisi revisionista del professor MacKay ha inferto un colpo mortale alla psicologia educativa progressista nata dal sessantotto e dai suoi falsi miti, quella, tanto per intenderci, che propugnava un rapporto paritario tra genitori e figli, in cui entrambi dovevano trattarsi da amici e chiamarsi per nome, in cui non vi erano ruoli predefiniti, non esisteva il concetto di autorità, ed il dissenso era considerato una normale espressione comunicativa. Non è difficile, infatti, identificare l'attuale disastro proprio in quel fenomeno storico della fine degli anni '60 che, insieme alla Riforma protestante e all'Illuminismo, ha tragicamente influito nella società occidentale.

I dati allarmanti oggetto delle riflessioni di MacKay riguardano i nipotini della generazione del sessantotto, quella che teorizzava la contestazione di ogni forma di autorità (a cominciare da scuola e famiglia), che idolatrava la rivoluzione, che invocava la «fantasia al potere», lo slogan «vietato vietare», l'assemblearismo permanente, l'autogestione, la coscienza critica dei giovani, il mito del dissenso, la formula magica delle tre M (Marx, Mao, Marcuse), e che finiva per trovare nella via anarchica l'unico sbocco logico e l'unica vera proposta alternativa.

Non è un caso che la contestazione sessantottina dell'autorità abbia avuto come principali obiettivi la scuola e la famiglia, se si considera che la radice etimologica del termine autorità deriva dal verbo latino augere, che significa far crescere, a cui, tra l'altro, è riconducibile la parola autor, ossia colui che fa nascere, e la parola augustus, ovvero colui che fa crescere. Lo stesso valore semantico del termine autorità, quindi, contiene in sé l'elemento fondante della famiglia, in cui genitori sono autori dei figli in senso biologico (autor), e l'elemento fondante della scuola, in cui gli insegnanti sono coloro che aiutano a far crescere (augustus) in senso culturale le giovani generazioni. 

In quella folle orgia dell'irrazionale che fu il sessantotto, la scuola non era più considerata come un luogo educativo e un'affascinante esperienza di crescita della personalità, ma, secondo la celebre definizione del filosofo marxista Louis Althusser, come il primo «apparato ideologico di stato», un'esecrabile forma di autoritarismo da abbattere. La famiglia, poi, grazie soprattutto al contributo dell'antipsichiatria inglese, era identificata come la sentina di tutti i mali, l'incubatrice di personalità autoritarie e conformistiche, la prima struttura sociale da contestare ed emancipare, attraverso il dissenso, la rivolta, la de-costruzione.

David Cooper, uno dei fondatori dell'antipsichiatria, nel suo celebre libro-manifesto dal titolo sintomatico di La morte della famiglia (1971), afferma che non vi è più bisogno di padri o di madri, ma «solo di "maternage" e "paternage"», ovvero di funzioni materne e paterne, che possono benissimo essere svolte da altri soggetti (fratelli, nonni, parenti, amici, ecc.) diversi dai genitori biologici. Cooper ritiene pure che uno dei tabù di questo antiquato istituto sia costituito dalla «implicita proibizione di esperimentare la propria solitudine nel mondo», perché, infatti, attraverso la deviante gabbia sociale della famiglia l'individuo «viene costretto a vivere "agglutinativamente" incollato ad altre persone», «passivamente sottomesso all'invasione da parte degli altri familiari», e «privato della linfa vitale della propria solitudine». Da qui la necessità di una lucida strategia per «distruggere una reale, oggettiva situazione persecutoria nella quale ognuno di noi è intrappolato prima ancora di esistere».

Oggi si vedono i frutti avvelenati di quel delirio, e persino personalità del calibro di Tommy MacKay arrivano – se pur in ritardo – a rivalutare i già esecrabili valori tradizionali, oggetto della furia iconoclasta dei sessantottini.

Il potere distruttivo dell'ideologia è davvero capace di effetti devastanti, salvo poi mostrare, attraverso le macerie prodotte, il proprio fallimento, e far rimpiangere tutto ciò contro cui si era scagliato. 

Il fenomeno dell'autocritica, del riflusso, della revisione è sempre positivo, ma anche sempre tardivo, perché nel frattempo intere generazioni di uomini sono state mandate al macero. Spiritualmente parlando.

domenica, gennaio 16, 2011

L'erezione dell'Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham.

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Newton, Burnham e Broadhurst, i primi tre preti dell'Anglicanorum Coetibus

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Newton durante l'ordinazione diaconale.


EREZIONE DI ORDINARIATO PERSONALE DI OUR LADY OF WALSINGHAM E NOMINA DEL PRIMO ORDINARIO

In data 15 gennaio 2011, la Congregazione per la Dottrina della Fede, a norma della Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus, ha eretto l'Ordinariato Personale di Our Lady of Walsingham nel territorio della Conferenza Episcopale dell'Inghilterra e Galles.

Nel contempo, il Santo Padre ha nominato primo Ordinario il Rev. Keith Newton.

 Rev. Keith Newton
Il Rev. Keith Newton è nato a Liverpool, Regno Unito, il 10 aprile 1952, secondo di due fratelli, è sposato con Gill Donnison dal 25 agosto 1973 ed ha tre figli.
Ha frequentato dapprima la Alsop High School di Liverpool tra il 1963 e il 1970, intraprendendo successivamente gli studi di Teologia al King's College dell'Università di Londra tra il 1970 e il 1973, dove ha conseguito il grado di Bachelor of Divinity e gli è stato poi conferito il titolo diAssociate of King's College. Ottenuto il "Post Graduate Certificate of Education" presso il Christ Church College di Canterbury nel 1974, ha proseguito la formazione in vista del sacerdozio nella Chiesa d'Inghilterra al St. Augustine's College di Canterbury.
Ordinato diacono nel 1975 e presbitero nel 1976 per la diocesi anglicana di Chelmsford, ha svolto come primo incarico quello di vicario parrocchiale nella chiesa di St. Mary a Great Ilford. Nel 1978 è stato nominato parroco all'interno del Wimbledon Team Ministry nella diocesi anglicana di Southwark. Dal 1985 al 1991 si è posto a servizio della diocesi di Southern Malawi, nella Provincia anglicana dell'Africa Centrale. Tra il 1986 e il 1991 è stato decano nella Cattedrale di St. Paul a Blantyre, in Malawi. È rientrato nel Regno Unito nel 1991, nella diocesi anglicana di Bristol, ed è stato parroco a Knowle dal 1992 al 2002, nella parrocchia di Holy Nativity.
È stato ordinato Vescovo anglicano il 7 marzo 2002 dall'Arcivescovo di Canterbury, George Carey, svolgendo dal 2002 al 2010 il ministero diSuffragan Bishop of Richborough e l'incarico di Provincial Episcopal Visitor nella Provincia di Canterbury.
Assieme alla moglie, è stato accolto nella piena comunione con la Chiesa Cattolica nella Cattedrale di Westminster il 1° gennaio 2011 da parte di S.E. Mons. Alan Hopes.


COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: L'ORDINARIATO PERSONALE DI NOSTRA SIGNORA DI WALSINGHAM IN INGHILTERRA E GALLES

In conformità con le disposizioni della Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus di Papa Benedetto XVI del 4 novembre 2009 e dopo accurata consultazione con la Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha eretto in data odierna un Ordinariato Personale nel territorio d'Inghilterra e Galles per quei gruppi di pastori e fedeli anglicani che hanno espresso il loro desiderio di entrare nella piena visibile comunione con la Chiesa Cattolica. Il Decreto che istituisce l'Ordinariato specifica che esso sarà denominato Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham e avrà come patrono il Beato John Henry Newman.

Un Ordinariato Personale è una struttura canonica che consente una riunione in forma corporativa, così da permettere a coloro che erano anglicani di entrare in piena comunione con la Chiesa Cattolica, conservando elementi del loro caratteristico patrimonio anglicano. Con tale struttura, la Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus mira a comporre da un lato l'intento di salvaguardare, all'interno della Chiesa Cattolica, le venerande tradizioni liturgiche, spirituali e pastorali anglicane e, dall'altro, il fatto che questi nuovi gruppi ed i rispettivi pastori siano pienamente integrati nella Chiesa Cattolica.

Per ragioni dottrinali, la Chiesa non ammette in alcun caso l'ordinazione episcopale di uomini sposati. Nondimeno, la Costituzione Apostolica prevede, a certe condizioni, l'ordinazione come sacerdoti cattolici di ministri sposati già anglicani. Oggi, nella Cattedrale di Westminster a Londra, S.E.R. Mons. Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster, ha ordinato sacerdoti cattolici tre ex-vescovi anglicani: il Rev. Andrew Burnham, il Rev. Keith Newton e il Rev. John Broadhurst.

Ancora, in data odierna, Papa Benedetto XVI ha nominato il Rev. Keith Newton quale primo Ordinario dell'Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham. Il Rev. Newton, unitamente al Rev. Burnham e al Rev. Broadhurst, curerà la preparazione catechetica dei primi gruppi di anglicani in Inghilterra e Galles, che a Pasqua saranno ricevuti nella Chiesa Cattolica insieme ai loro pastori, così come l'accompagnamento dei ministri che si stanno preparando ad essere ordinati al sacerdozio cattolico, attorno a Pentecoste.

La normativa di questa nuova struttura è coerente con l'impegno per il dialogo ecumenico, che continua ad essere una priorità per la Chiesa Cattolica. L'iniziativa che ha portato alla pubblicazione della Costituzione Apostolica e all'erezione del suddetto Ordinariato Personale è venuta da diversi gruppi di Anglicani, che hanno dichiarato di condividere la comune fede cattolica così come espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolicae di riconoscere il ministero petrino come voluto da Cristo stesso per la Chiesa. Per essi è giunto il momento di esprimere tale unità implicita nella forma visibile della piena comunione.

[00078-01.01] [Testo originale: Inglese]

15 Gennaio 2011

Ordinati preti cattolici i primi tre ex "vescovi" anglicani entrati nella Chiesa Cattolica

Come anticipato per primi alcuni giorni fa, possiamo parlare dell'evento davvero significativo accaduto in Inghilterra, forse il passo avanti più sensibile nella concreta applicazione del provvedimento pontificio Anglicanorum Coetibus.
Infatti i tre ex "vescovi" anglicani entrati nella Chiesa Cattolica giorni fa sono stati ordinati diaconi, e poi ieri 15 gennaio 2011 sono stati ordinati preti cattolici  per imposizione delle mani dell'Arcivescovo di Westminster nonché Primate d'Inghilterra e Galles Mons. Vincent Nichols. Il rito è stato officiato nella Cattedrale cattolica di Westminster durante una S. Messa pontificale. I tre, ricordiamo, sono Andrew Burnham, John Broadhurst e Keith Newton.

Il fatto che essi fossero sposati non ha impedito la loro ordinazione in quanto la Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus prevede, a certe condizioni, l'ordinazione come sacerdoti cattolici di ministri di culto anglicani già sposati.

In quanto coniugati, però, non potranno mai essere ordinati vescovi cattolici (questo vale anche per i sacerdoti sposati della Chiesa ortodossa e per quelli sposati cattolici di rito orientale).

Don Keith Newton, 58 anni, guiderà il primo Ordinariato personale che verrà istituito da Benedetto XVI (gli ordinariati personali sono previsti dall'Anglicanorum Coetibus, che sta accogliendo il "ritorno" di altri vescovi, sacerdoti, suore e fedeli provenienti dalla Comunione anglicana).

sabato, gennaio 15, 2011

E' arrivato il sito della nostra Compagnia teatrale "Pochi ma buoni... come i maccheroni!"

Ciao a tutti carissimi amici e lettori del nostro caro blog,
con molta gioia vi annuncio che è nato anche un sito (http://www.teatroctl.url-go.com/) dedicato alla nostra compagnia teatrale "Pochi ma buoni... come i maccheroni!". Per chi non conosce ancora la nostra compagnia ecco alcune righe che spiegano come nasce e cosa fa.

"La Compagnia teatrale “Pochi ma buoni... come i maccheroni!” nasce all’interno di una realtà più ampia, la Compagnia dei Tipi Loschi, un gruppo di amici che si ispira al beato Pier Giorgio Frassati.

Pier Giorgio era un ragazzo innamorato di Cristo e della Chiesa e, per questo, amante della vita in tutti i suoi aspetti e le sue sfaccettature: dalla poesia alla montagna, dalla letteratura (specialmente Dante Alighieri) al teatro.
Anche noi, come Pier Giorgio, vogliamo abbracciare con la stessa passione tutta la realtà ed è proprio da questo slancio che è nato il desiderio di “buttarci” nell’esperienza del teatro.

All’inizio abbiamo avuto l’opportunità di mettere in scena una piccola rappresentazione, poi contenti di quanto avevamo sperimentato, siamo andati avanti e abbiamo cercato altre occasioni per recitare e poi altre e poi altre e, alla fine, ci abbiamo preso gusto! E non solo: vedevamo che il teatro diventava un mezzo efficacissimo per coinvolgere tanti ragazzi della Compagnia dei Tipi Loschi i quali si erano dimostrati entusiasti di fronte alla proposta di diventare degli attori e recitare su un palcoscenico.

Nessuno dei componenti della Compagnia Teatrale è, quindi, un attore professionista, ma è semplicemente qualcuno che si è voluto coinvolgere in una bella avventura insieme ai suoi amici.
Attualmente abbiamo messo in scena otto rappresentazioni nelle quali recitano attori
di tutte le età, dal bambino di 4 anni all’adulto di 40!
Ogni estate, in occasione della Festa in onore del beato Pier Giorgio Frassati (dal 24 giugno al 4 luglio) la Compagnia Teatrale e mette in scena un nuovo spettacolo, come pure nel periodo di Natale; durante la Quaresima recitiamo “Il pianto della Vergine” (una rappresentazione della passione di Cristo).
Durante l’anno mettiamo in scena le nostre rappresentazioni a San Benedetto del Tronto e zone limitrofe, nei teatri, negli oratori, nelle Chiese, nelle piazze di paese, nelle palestre, insomma dovunque ce ne sia la possibilità.
Una cosa nata per caso è, in seguito, diventata grande e meravigliosa.
Se una cosa vera viene presa sul serio, diventa bella per tutti!"


Colgo l'occasione per invitarvi tutti ai prossimi appuntamenti della compagnia teatrale che saranno:

  • Stasera ore 21:00 si esibirà a Campofilone ne “Il Gigante Egoista” di Oscar Wilde. E’ sempre bello vedere questo spettacolo divertente e, al tempo stesso, commovente.

  • Sabato prossimo, 22 Gennaio, al teatro Kursaal di Grottammare.


venerdì, gennaio 14, 2011

Il 1 maggio Giovanni Paolo II sarà beato

Annunciata oggi la decisione di Benedetto XVI che celebrerà il rito nella domenica della Divina Misericordia, particolarmente legata alla memoria di papa Wojtyla. Riconosciuta miracolosa la guarigione di una suora affetta dal morbo di Parkinson. 



Città del Vaticano (AsiaNews) - Giovanni Paolo II sarà proclamato beato il prossimo 1mo maggio, domenica della Divina Misericordia. Benedetto XVI ha infatti approvato oggi la promulgazione di un decreto riguardante un miracolo attribuito all'intercessione di papa Wojtyla.

 

La scelta della data del rito, che sarà celebrato da Benedetto XVI, è particolarmente legata a Giovanni Paolo II che volle dedicare alla Divina Misericordia la II domenica di Pasqua e morì, il 2 aprile 2005, vigilia di tale festività.

 

Una nota informativa diffusa oggi dalla Congregazione delle cause dei santi ripercorre le tappe della causa di beatificazione, iniziata per Dispensa pontificia, "prima che fossero trascorsi i cinque anni dalla morte del Servo di Dio, richiesti dalla Normativa vigente. Tale provvedimento fu sollecitato dall'imponente fama di santità, goduta dal Papa Giovanni Paolo II in vita, in morte e dopo morte".   Lo testimoniano, in proposito gli striscioni "Santo subito" (nella foto) che comparvero il giorno dei funerali di Giovanni Paolo II.   "Per il resto - prosegue la nota della Congregazione - furono osservate integralmente le comuni disposizioni canoniche riguardanti le Cause di beatificazione e di canonizzazione".

 

"Dal giugno 2005 all'aprile 2007, furono pertanto celebrate l'Inchiesta Diocesana principale romana e quelle Rogatoriali in diverse diocesi, sulla vita, sulle virtù e sulla fama di santità e di miracoli. La validità giuridica dei processi canonici fu riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi con il Decreto del 4 maggio 2007. Nel giugno 2009, esaminata la relativa Positio, nove Consultori teologi del Dicastero diedero il loro parere positivo in merito all'eroicità delle virtù del Servo di Dio. Nel novembre successivo, seguendo l'usuale procedura, la medesima Positio fu poi sottoposta al giudizio dei Padri Cardinali e Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, che si espressero con sentenza affermativa.

 

"Il 19 dicembre 2009 il Sommo Pontefice Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del Decreto sull'eroicità delle virtù. In vista della Beatificazione del Venerabile Servo di Dio, la Postulazione della Causa presentò all'esame della Congregazione delle Cause dei Santi la guarigione dal "morbo di Parkinson" di Sr. Marie Simon Pierre Normand, religiosa dell'Institut des Petites Soeurs des Maternités Catholiques.

 

"Come di consueto, i copiosi Atti dell'Inchiesta canonica, regolarmente istruita, unitamente alle dettagliate Perizie medico-legali, furono sottoposti all'esame scientifico della Consulta Medica del Dicastero delle Cause dei Santi il 21 ottobre 2010. I suoi Periti, dopo aver studiato con l'abituale scrupolosità le testimonianze processuali e l'intera documentazione, si espressero a favore dell'inspiegabilità scientifica della guarigione. I Consultori teologi, dopo aver preso visione delle conclusioni mediche, il 14 dicembre 2010 procedettero alla valutazione teologica del caso e, all'unanimità, riconobbero l'unicità, l'antecedenza e la coralità dell'invocazione rivolta al Servo di Dio Giovanni Paolo II, la cui intercessione era stata efficace ai fini della prodigiosa guarigione".

 

"Infine, l'11 gennaio 2011, si è tenuta la Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, i quali hanno emesso un'unanime sentenza affermativa, ritenendo miracolosa la guarigione di Sr. Marie Pierre Simon, in quanto compiuta da Dio con modo scientificamente inspiegabile, a seguito dell'intercessione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, fiduciosamente invocato sia dalla stessa sanata sia da molti altri fedeli".

giovedì, gennaio 13, 2011

Il ritorno di Gianfranco Amato - Stavolta picchia addosso alla legalizzazione dell'incesto (perché adesso hanno pensato anche questo).

Il Consiglio degli Stati della Confederazione elvetica, ovvero la Camera Alta del parlamento svizzero, ha proposto una legge per depenalizzare l'incesto, data la sua attuale marginalità. Sì, una delle ragioni per cui si è ritenuta «obsoleta» quella fattispecie penale risiede, per i promotori della legge, nel fatto che secondo l'Ufficio federale di statistica, tra il 1984 e il 2007, sono stati registrati solo tre o quattro casi d'incesto all'anno. Ora, a prescindere dal fatto che il carattere penale di una norma non può dipendere dal numero di volte cui viene violata (anche l'omicidio in Svizzera è fortunatamente un evento abbastanza raro, ma non per questo qualcuno si sogna di ipotizzarne l'abrogazione), e senza considerare la difficoltà che nasce dall'accertamento di un simile reato, soprattutto se consumato privatamente da persone adulte consenzienti, resta da comprendere il perché di una simile iniziativa.

Se appare scontata la reazione di Barbara Schmid Federer del Partito Cristiano Popolare che ha definito la proposta «ripugnante», interessante appare, invece, il punto di vista del parlamentare e giurista Daniel Vischer del Partito dei Verdi, il quale ha parlato dell'incesto come di «una questione morale, a cui, però, non si può dare una risposta di carattere penale». Vischer ha anche affermato che personalmente non vede nulla di male nella libera scelta di avere rapporti sessuali fatta due adulti consenzienti anche se consanguinei, e che se tali rapporti possono ingenerare in qualcuno perplessità di ordine etico, bisogna sempre tener presente che «il codice penale non serve per risolvere problemi di natura morale».

E qui sta il punto. Questo ragionamento rappresenta quello che gli inglesi definiscono, con un'efficace espressione, una slippery slope, un pericoloso piano inclinato in cui, alla fine, nel frullatore del giustificazionismo relativista rischia di finirci di tutto, persino la pedofilia (non è un orientamento sessuale come un altro?), il cannibalismo, la nudità, eccetera.

Il caso svizzero mi ha colpito anche perché ha destato un certo scalpore a livello internazionale. Scalpore che però non si è notato quando nel Senato della Repubblica italiana, il 14 ottobre 2008, è stato presentato un analogo disegno di legge (S. 1155) avente per oggetto l'abrogazione del reato di incesto e dei reati contro la morale familiare, a firma dei senatori radicali Donatella Poretti e Massimo Perduca. Nella relazione al disegno di legge – che il 10 novembre 2008 è stato assegnato alla 2a Commissione permanente (Giustizia) in sede referente – i proponenti giustificano l'iniziativa sull'assunto che il reato d'incesto «crei confusione tra peccato e reato, tipica di leggi di Stati confessionali e non laici come il nostro», arrivando a citare espressamente – ed a sproposito – il Presidente della CEI mons. Bagnasco.Dagli anni '70, del resto, esiste un tentativo ideologico di sdoganare il tabù dell'incesto in nome della liberalizzazione sessuale. Già l'attivista Shulamith Firestone, una canadese di origini ebraiche icona del movimento radicale femminista in quegli anni (fu tra i fondatori del New York Radical Women, del Redstockings, e del New York Radical Feminists) nel suo famosissimo best seller The Dialectic of Sex (1970), sintesi in salsa femminista delle idee di Sigmund Freud, Wilhelm Reich, Karl Marx, Frederick Engels, e Simone de Beauvoir, riteneva che con l'erosione della famiglia e l'eliminazione dei tabù relativi all'incesto ed alla repressione sessuale (considerati conseguenze inevitabili della vita familiare), sarebbe finalmente nato qualcosa di nuovo.

La psicosessualità al potere – secondo la Firestone – avrebbe dato vita ad un nuovo tipo di amore, un amore veramente libero, e con esso la possibilità di un vera felicità. Più esplicito è stato lo psicologo Americano Wardell Baxter Pomeroy nel suo controverso libro A New Look at incest (1977), una nuova visione dell'incesto, in cui la teoria a favore dei rapporti sessuali tra consanguinei si spinge davvero avanti:

Possiamo registrare molte relazioni sessuali serene e reciprocamente appaganti tra padri e figlie. Questi possono essere occasionali o duraturi, ma non hanno alcun effetto negativo (...). L'incesto tra adulti e giovani può rappresentare un'esperienza capace di soddisfare ed arricchire (...). Quando sussiste una mutua e sincera attenzione per l'altra persona, piuttosto che un atteggiamento di egoistico possesso focalizzato sul proprio godimento sessuale, allora la relazione incestuosa può davvero funzionare perfettamente. L'incesto può arrivare ad essere una piacevole, innocua e persino arricchente esperienza.

Alquanto significativo, poi, è che il libro del dottor Pomeroy sia stato promosso e consigliato dall'International Planned Parenthood Federation (IPPF) – di cui lo stesso Pomeroy è stato prestigioso membro –, una potente organizzazione abortista mondiale con sede a Londra e presente in 189 Paesi, specializzata, fin dal 1952, nella pianificazione familiare (rectius contraccezione ed aborto), che riceve finanziamenti pubblici per progetti speciali dalla Commissione Europea e dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, e che collabora con diverse istituzioni internazionali, tra cui l'UNICEF, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica, e così via.

Questo il clima culturale e la potenza di fuoco che sta dietro chi sponsorizza la legalizzazione dei rapporti sessuali tra consanguinei. Eppure l'incesto – il cui nome deriva dal latino in-castus, impuro – è pratica ripudiata pressoché da tutti i popoli di ogni latitudine, periodo storico e cultura, un tabù prevalentemente dettato dalla preoccupazione per la difesa della specie umana, in senso sociale piuttosto che biologico. Per questo la Chiesa cattolica, ad esempio, ha sempre condannato l'incesto per la sua intrinseca capacità di corrompere le relazioni familiari e segnare un regresso verso l'animalità. Ed è per questo che la società può ben difendersi con l'arma della sanzione penale.

Nel suo saggio Le strutture elementari della parentela (1949) l'antropologo e filosofo francese Lévi-Strauss affronta questo delicato tema legandolo alla relazione che corre tra l'esistenza biologica e l'esistenza sociale dell'uomo, ed arrivando ad affermare che «la proibizione dell'incesto costituisce il passo fondamentale grazie al quale, per il quale, e soprattutto nel quale si compie il passaggio dalla natura alla cultura». Quest'ultima affermazione la dice lunga sul passaggio evolutivo della società che i liberalizzatori dell'incesto intenderebbero propugnare.


Gianfranco Amato

lunedì, gennaio 10, 2011

Discorso di Papa Benedetto XVI al Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano

Eccellenze,
Signore e Signori,

Sono lieto di accogliervi per questo incontro che, ogni anno, vi riunisce intorno al Successore di Pietro, illustri Rappresentanti di così numerosi Paesi. Esso riveste un alto significato, poiché offre un'immagine e al tempo stesso un esempio del ruolo della Chiesa e della Santa Sede nella comunità internazionale. Rivolgo a ciascuno di voi saluti e voti cordiali, in particolare a quanti sono qui per la prima volta. Vi sono riconoscente per l'impegno e l'attenzione con i quali, nell'esercizio delle vostre delicate funzioni, seguite le mie attività, quelle della Curia Romana e, così, in un certo modo, la vita della Chiesa cattolica in ogni parte del mondo. Il vostro Decano, l'Ambasciatore Alejandro Valladares Lanza, si è fatto interprete dei vostri sentimenti, e lo ringrazio per gli auguri che mi ha espresso a nome di tutti. Sapendo quanto la vostra comunità è unita, sono certo che è presente oggi nel vostro pensiero l'Ambasciatrice del Regno dei Paesi Bassi, la Baronessa van Lynden-Leijten, ritornata qualche settimana fa alla casa del Padre. Mi associo nella preghiera ai vostri sentimenti di commozione.

Quando inizia un nuovo anno, nei nostri cuori e nel mondo intero risuona ancora l'eco del gioioso annuncio che è brillato venti secoli or sono nella notte di Betlemme, notte che simboleggia la condizione dell'umanità, nel suo bisogno di luce, d'amore e di pace. Agli uomini di allora come a quelli di oggi, le schiere celesti hanno recato la buona notizia dell'avvento del Salvatore: "Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" (Is 9,1). Il Mistero del Figlio di Dio che diventa figlio d'uomo supera sicuramente ogni attesa umana. Nella sua gratuità assoluta, questo avvenimento di salvezza è la risposta autentica e completa al desiderio profondo del cuore. La verità, il bene, la felicità, la vita in pienezza, che ogni uomo ricerca consapevolmente o inconsapevolmente, gli sono donati da Dio. Aspirando a questi benefici, ogni persona è alla ricerca del suo Creatore, perché "solo Dio risponde alla sete che sta nel cuore di ogni uomo" (Esort. ap. postsinodale Verbum Domini, 23). L'umanità, in tutta la sua storia, attraverso le sue credenze e i suoi riti, manifesta un'incessante ricerca di Dio e "tali forme d'espressione sono così universali che l'uomo può essere definito un essere religioso" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 28). La dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell'essere e dell'agire dell'uomo, la misura della realizzazione del suo destino e della costruzione della comunità a cui appartiene. Pertanto, quando l'individuo stesso o coloro che lo circondano trascurano o negano questo aspetto fondamentale, si creano squilibri e conflitti a tutti i livelli, tanto sul piano personale che su quello interpersonale.

E' in questa verità primaria e fondamentale che si trova la ragione per cui ho indicato la libertà religiosa come la via fondamentale per la costruzione della pace, nel Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace di quest'anno. La pace, infatti, si costruisce e si conserva solamente quando l'uomo può liberamente cercare e servire Dio nel suo cuore, nella sua vita e nelle sue relazioni con gli altri.

Signore e Signori Ambasciatori, la vostra presenza in questa circostanza solenne è un invito a compiere un giro di orizzonte su tutti i Paesi che voi rappresentate e sul mondo intero. In questo panorama, non vi sono forse numerose situazioni nelle quali, purtroppo, il diritto alla libertà religiosa è leso o negato? Questo diritto dell'uomo, che in realtà è il primo dei diritti, perché, storicamente, è stato affermato per primo, e, d'altra parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva dell'uomo, cioè la sua relazione con il Creatore, non è forse troppo spesso messo in discussione o violato? Mi sembra che la società, i suoi responsabili e l'opinione pubblica si rendano oggi maggiormente conto, anche se non sempre in modo esatto, di tale grave ferita inferta contro la dignità e la libertà dell'homo religiosus, sulla quale ho tenuto, a più riprese, ad attirare l'attenzione di tutti.

L'ho fatto durante i miei viaggi apostolici dell'anno scorso, a Malta e in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito e in Spagna. Al di là delle caratteristiche di questi Paesi, conservo di tutti un ricordo pieno di gratitudine per l'accoglienza che mi hanno riservato. L'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si è svolta in Vaticano nel corso del mese di ottobre, è stata un momento di preghiera e di riflessione, durante il quale il pensiero si è rivolto con insistenza verso le comunità cristiane di quelle regioni del mondo, così provate a causa della loro adesione a Cristo e alla Chiesa.

Sì, guardando verso l'Oriente, gli attentati che hanno seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani dell'Iraq, al punto da spingerli a lasciare la terra dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli, ci hanno profondamente addolorato. Rinnovo alle Autorità di quel Paese e ai capi religiosi musulmani il mio preoccupato appello ad operare affinché i loro concittadini cristiani possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il loro contributo alla società di cui sono membri a pieno titolo. Anche in Egitto, ad Alessandria, il terrorismo ha colpito brutalmente dei fedeli in preghiera in una chiesa. Questa successione di attacchi è un segno ulteriore dell'urgente necessità per i Governi della Regione di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose. Bisogna dirlo ancora una volta? In Medio Oriente, "i cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. E' naturale che essi possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell'insegnamento e dell'educazione e nell'uso dei mezzi di comunicazione" (Messaggio al Popolo di Dio dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, 10). A tale riguardo, apprezzo l'attenzione per i diritti dei più deboli e la lungimiranza politica di cui hanno dato prova alcuni Paesi d'Europa negli ultimi giorni, domandando una risposta concertata dell'Unione Europea affinché i cristiani siano difesi nel Medio Oriente. Vorrei ricordare infine che la libertà religiosa non è pienamente applicata là dove è garantita solamente la libertà di culto, per di più con delle limitazioni. Incoraggio, inoltre, ad accompagnare la piena tutela della libertà religiosa e degli altri diritti umani con programmi che, fin dalla scuola primaria e nel quadro dell'insegnamento religioso, educhino al rispetto di tutti i fratelli nell'umanità. Per quanto riguarda poi gli Stati della Penisola Arabica, dove vivono numerosi lavoratori immigrati cristiani, auspico che la Chiesa cattolica possa disporre di adeguate strutture pastorali.

Tra le norme che ledono il diritto delle persone alla libertà religiosa, una menzione particolare dev'essere fatta della legge contro la blasfemia in Pakistan: incoraggio di nuovo le Autorità di quel Paese a compiere gli sforzi necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose. Il tragico assassinio del Governatore del Punjab mostra quanto sia urgente procedere in tal senso: la venerazione nei riguardi di Dio promuove la fraternità e l'amore, non l'odio e la divisione. Altre situazioni preoccupanti, talvolta con atti di violenza, possono essere menzionate nel Sud e nel Sud-Est del continente asiatico, in Paesi che hanno peraltro una tradizione di rapporti sociali pacifici. Il peso particolare di una determinata religione in una nazione non dovrebbe mai implicare che i cittadini appartenenti ad un'altra confessione siano discriminati nella vita sociale o, peggio ancora, che sia tollerata la violenza contro di essi. A questo proposito, è importante che il dialogo inter-religioso favorisca un impegno comune a riconoscere e promuovere la libertà religiosa di ogni persona e di ogni comunità. Infine, come ho già ricordato, la violenza contro i cristiani non risparmia l'Africa. Gli attacchi contro luoghi di culto in Nigeria, proprio mentre si celebrava la Nascita di Cristo, ne sono un'altra triste testimonianza.

In diversi Paesi, d'altronde, la Costituzione riconosce una certa libertà religiosa, ma, di fatto, la vita delle comunità religiose è resa difficile e talvolta anche precaria (cfr Conc. Vat. II, Dich. Dignitatis humanae, 15), perché l'ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società. Bisogna che cessino tali ambiguità, in modo che i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà a Dio e la lealtà alla loro patria. Domando in particolare che sia garantita dovunque alle comunità cattoliche la piena autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la loro missione, in conformità alle norme e agli standards internazionali in questo campo.

In questo momento, il mio pensiero si volge di nuovo verso la comunità cattolica della Cina continentale e i suoi Pastori, che vivono un momento di difficoltà e di prova. D'altro canto, vorrei indirizzare una parola di incoraggiamento alle Autorità di Cuba, Paese che ha celebrato nel 2010 settantacinque anni di relazioni diplomatiche ininterrotte con la Santa Sede, affinché il dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi ulteriormente e si allarghi.

Spostando il nostro sguardo dall'Oriente all'Occidente, ci troviamo di fronte ad altri tipi di minacce contro il pieno esercizio della libertà religiosa. Penso, in primo luogo, a Paesi nei quali si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma dove la religione subisce una crescente emarginazione. Si tende a considerare la religione, ogni religione, come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale. Si arriva così a pretendere che i cristiani agiscano nell'esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all'obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto.

In tale contesto, non si può che rallegrarsi dell'adozione da parte del Consiglio d'Europa, nello scorso mese di ottobre, di una Risoluzione che protegge il diritto del personale medico all'obiezione di coscienza di fronte a certi atti che ledono gravemente il diritto alla vita, come l'aborto.

Un'altra manifestazione dell'emarginazione della religione e, in particolare, del cristianesimo, consiste nel bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono. Agendo così, non soltanto si limita il diritto dei credenti all'espressione pubblica della loro fede, ma si tagliano anche radici culturali che alimentano l'identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni. L'anno scorso, alcuni Paesi europei si sono associati al ricorso del Governo italiano nella ben nota causa concernente l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici. Desidero esprimere la mia gratitudine alle Autorità di queste nazioni, come pure a tutti coloro che si sono impegnati in tal senso, Episcopati, Organizzazioni e Associazioni civili o religiose, in particolare il Patriarcato di Mosca e gli altri rappresentanti della gerarchia ortodossa, come tutte le persone - credenti ma anche non credenti - che hanno tenuto a manifestare il loro attaccamento a questo simbolo portatore di valori universali.

Riconoscere la libertà religiosa significa, inoltre, garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo. In ogni parte del mondo, d'altronde, si può constatare la fecondità delle opere della Chiesa cattolica in questi campi. E' preoccupante che questo servizio che le comunità religiose offrono a tutta la società, in particolare per l'educazione delle giovani generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di legge che rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, come si constata ad esempio in certi Paesi dell'America Latina. Mentre parecchi di essi celebrano il secondo centenario della loro indipendenza, occasione propizia per ricordarsi del contributo della Chiesa cattolica alla formazione dell'identità nazionale, esorto tutti i governi a promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l'educazione dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta.

Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione.

Signore e Signori Ambasciatori,

in questa circostanza solenne, permettetemi di esplicitare alcuni principi a cui la Santa Sede, con tutta la Chiesa cattolica, si ispira nella sua attività presso le Organizzazioni Internazionali intergovernative, al fine di promuovere il pieno rispetto della libertà religiosa per tutti. In primo luogo, la convinzione che non si può creare una sorta di scala nella gravità dell'intolleranza verso le religioni. Purtroppo, un tale atteggiamento è frequente, e sono precisamente gli atti discriminatori contro i cristiani che sono considerati meno gravi, meno degni di attenzione da parte dei governi e dell'opinione pubblica. Al tempo stesso, si deve pure rifiutare il contrasto pericoloso che alcuni vogliono instaurare tra il diritto alla libertà religiosa e gli altri diritti dell'uomo, dimenticando o negando così il ruolo centrale del rispetto della libertà religiosa nella difesa e protezione dell'alta dignità dell'uomo. Meno giustificabili ancora sono i tentativi di opporre al diritto alla libertà religiosa, dei pretesi nuovi diritti, attivamente promossi da certi settori della società e inseriti nelle legislazioni nazionali o nelle direttive internazionali, ma che non sono, in realtà, che l'espressione di desideri egoistici e non trovano il loro fondamento nell'autentica natura umana. Infine, occorre affermare che una proclamazione astratta della libertà religiosa non è sufficiente: questa norma fondamentale della vita sociale deve trovare applicazione e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi; altrimenti, malgrado giuste affermazioni di principio, si rischia di commettere profonde ingiustizie verso i cittadini che desiderano professare e praticare liberamente la loro fede.

La promozione di una piena libertà religiosa delle comunità cattoliche è anche lo scopo che persegue la Santa Sede quando conclude Concordati o altri Accordi. Mi rallegro che Stati di diverse regioni del mondo e di diverse tradizioni religiose, culturali e giuridiche scelgano il mezzo delle convenzioni internazionali per organizzare i rapporti tra la comunità politica e la Chiesa cattolica, stabilendo attraverso il dialogo il quadro di una collaborazione nel rispetto delle reciproche competenze. L'anno scorso è stato concluso ed è entrato in vigore un Accordo per l'assistenza religiosa dei fedeli cattolici delle forze armate in Bosnia-Erzegovina, e negoziati sono attualmente in corso in diversi Paesi. Speriamo in un esito positivo, capace di assicurare soluzioni rispettose della natura e della libertà della Chiesa per il bene di tutta la società.

L'attività dei Rappresentanti Pontifici presso Stati ed Organizzazioni internazionali è ugualmente al servizio della libertà religiosa. Vorrei rilevare con soddisfazione che le Autorità vietnamite hanno accettato che io designi un Rappresentante, che esprimerà con le sue visite alla cara comunità cattolica di quel Paese la sollecitudine del Successore di Pietro. Vorrei ugualmente ricordare che, durante l'anno passato, la rete diplomatica della Santa Sede si è ulteriormente consolidata in Africa, una presenza stabile è ormai assicurata in tre Paesi dove il Nunzio non è residente. A Dio piacendo, mi recherò ancora in quel continente, in Benin, nel novembre prossimo, per consegnare l'Esortazione Apostolica che raccoglierà i frutti dei lavori della Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.

Dinanzi a questo illustre uditorio, vorrei infine ribadire con forza che la religione non costituisce per la società un problema, non è un fattore di turbamento o di conflitto. Vorrei ripetere che la Chiesa non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma semplicemente esercitare questa missione con libertà. Invito ciascuno a riconoscere la grande lezione della storia: "Come negare il contributo delle grandi religioni del mondo allo sviluppo della civiltà? La sincera ricerca di Dio ha portato ad un maggiore rispetto della dignità dell'uomo. Le comunità cristiane, con il loro patrimonio di valori e principi, hanno fortemente contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla conquista di istituzioni democratiche e all'affermazione dei diritti dell'uomo e dei suoi corrispettivi doveri. Anche oggi i cristiani, in una società sempre più globalizzata, sono chiamati, non solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma anche con la testimonianza della propria carità e fede, ad offrire un contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà umane" (Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2011, 7).

Emblematica, a questo proposito, è la figura della Beata Madre Teresa di Calcutta: il centenario della sua nascita è stato celebrato a Tirana, a Skopje e a Pristina come in India; un vibrante omaggio le è stato reso non soltanto dalla Chiesa, ma anche da Autorità civili e capi religiosi, senza contare le persone di tutte le confessioni. Esempi come il suo mostrano al mondo quanto l'impegno che nasce dalla fede sia benefico per tutta la società.

Che nessuna società umana si privi volontariamente dell'apporto fondamentale che costituiscono le persone e le comunità religiose! Come ricordava il Concilio Vaticano II, assicurando pienamente e a tutti la giusta libertà religiosa, la società potrà "godere dei beni di giustizia e di pace che provengono dalla fedeltà degli uomini verso Dio e la sua santa volontà" (Dich. Dignitatis humanae, 6).

Ecco perché, mentre formulo voti affinché questo nuovo anno sia ricco di concordia e di reale progresso, esorto tutti, responsabili politici, capi religiosi e persone di ogni categoria, ad intraprendere con determinazione la via verso una pace autentica e duratura, che passa attraverso il rispetto del diritto alla libertà religiosa in tutta la sua estensione.

Su questo impegno, per la cui attuazione è necessario lo sforzo dell'intera famiglia umana, invoco la Benedizione di Dio Onnipotente, che ha operato la nostra riconciliazione con Lui e tra di noi, per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, nostra pace (cfr Ef 2,14).

Buon anno a tutti!

[00042-01.01] [Testo originale: Francese]