venerdì, luglio 30, 2010

La chiusura del Centro Estivo 2010

giovedì, luglio 29, 2010

Paolo Rodari intervista il card. Saraiva Martins: Benedetto XVI ha voluto fare beato Newman perché è come lui.



Diamo spazio al futuro beato John Henry Newman.

LUG 29, 2010 IL FOGLIO

“Joseph Ratzinger è affascinato da John Henry Newman perché nel cardinale inglese convertito al cattolicesimo dall’anglicanesimo vede in qualche modo se stesso. Newman quando era anglicano fondò a Oxford un movimento religioso, il ‘Movimento di Oxford’, che aveva come obiettivo la salvezza della chiesa anglicana dal liberalismo del giorno, quel liberalismo che era antidogmatico per principio. Anche Ratzinger vuole liberare la cristianità da ogni liberalismo. E ancorarla sulla purezza della fede, della dottrina, del suo credere bimillenario. E, come Newman lo vuole fare salvando, integrando, non escludendo le fazioni estreme”.
José Saraiva Martins, portoghese, è un cardinale della curia romana oggi in pensione. Da due anni ha lasciato la guida della Congregazione per le cause dei santi. Ma è ancora pieno di energie. Nella sua abitazione adiacente il Vaticano scrive, studia e aspetta il 19 settembre, il giorno in cui il suo “allievo prediletto”, appunto Newman, verrà beatificato dal Papa in quel di Cofton Park, periferia di Birmingham. Newman un suo allievo? “In un certo senso sì – dice – Sono stato per diversi anni rettore dell’Università Urbaniana. Newman nel 1846-47 fu allievo dell’Urbaniana (allora si chiamava Collegio di Propaganda Fide, ndr). Nell’aula del Senato accademico, il cuore dell’Università, ho fatto mettere un ritratto dell’allievo ‘più illustre’, appunto Newman. Perché nessuno lo dimentichi”.
Quali sono le forze estreme che Ratzinger vuole salvare? “La via del Papa è in un certo senso la ‘via media’ di Newman. Il cardinale inglese prima di convertirsi sognava un anglicanesimo vicino a Roma, una confessione religiosa che mantenesse la propria identità senza cedere negli estremismi. Così vuole Benedetto XVI. I segnali, le aperture fatte oggi verso gli anglicani e ancora prima verso i lefebvriani dicono questo: la strada è quella dell’unità senza ledere le diversità. Nella chiesa ci sono sempre state spinte anti-romane, o semplicemente estreme. Il Papa non vuole che nessuno si senta escluso”.
Poi però Newman abbandonò il suo sogno e si convertì al cattolicesimo. Dice Saraiva: “Visse con dolore il distacco dall’anglicanesimo. Ma il suo non fu un rinnegamento. Era convinto che nella chiesa cattolica ci fosse la verità. Ed era convinto che la strada della ricerca della verità fosse percorribile da chiunque, anche da ogni anglicano. La ricerca della verità è stata una costante nella sua vita. Fin dalla giovanissima età. Come Ratzinger, anche Newman era uno studioso appassionato dei padri della chiesa dei primi secoli. Furono i padri a trascinarlo verso Roma, verso il Papa. Dai padri apprese la perfezione evangelica. La purezza del cristianesimo, quella purezza che oggi il Papa chiede che la chiesa cattolica riscopra. Newman nacque in un’epoca travagliata molto simile alla nostra. Ogni certezza vacillava. I credenti dovevano combattere contro la minaccia del razionalismo e del fideismo. Il razionalismo rifiutava l’autorità e la trascendenza, il fideismo distoglieva le persone dalle sfide della storia e generava in loro una dipendenza insana dall’autorità e dal soprannaturale. Per Newman l’unione di fede e ragione erano la sintesi necessaria contro queste derive. Fede e ragione erano per lui due ali per raggiungere la contemplazione della verità’”.
Newman morì l’11 agosto 1890. Il quotidiano londinese Times pubblicò il giorno successivo un lungo elogio funebre che terminava così: “Di una cosa possiamo essere certi, cioè che il ricordo di questa pura e nobile vita durerà e che egli sarà santificato nella memoria della gente pia di molte confessioni in Inghilterra. Il santo che è in lui sopravvivrà”. Spiega Saraiva: “Ha scritto bene il Times. Perché Newman è un esempio per tutti, anche e soprattutto per gli anglicani. Tutta la sua vita fu fondata su un sano ecumenismo. Questo non è ricerca di un qualcosa che accomuna fedi diverse. Non è anzitutto questo. E’ piuttosto ricerca assieme della verità. Newman questo dettame mise in pratica. La ricerca lo portò a Roma. Non è detto che per tutti l’approdo debba essere lo stesso. Credo che Ratzinger condivida in pieno questo esercizio ecumenico di Newman: verso le diverse fedi cristiane ha un approccio libero, non pone paletti, è aperto verso tutti e rispetta la storia di tutti. Non a caso ha promulgato la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus. Non a caso ha parlato più volte del primato di Pietro, della necessità di salvaguardarlo ma nel rispetto delle diverse posizioni che in merito hanno ad esempio gli ortodossi”.
Il processo fino alla beatificazione di Newman non è stato breve. Newman è stato riconosciuto venerabile nel 1991. Il miracolo che gli ha permesso di divenire beato è invece recentissimo. Dice Saraiva: “Ho seguito da vicino tutte le fasi del processo. Quando si parlava del miracolo della guarigione per intercessione di Newman del diacono permanente Jack Sullivan mandai un esperto della Congregazione a verificare, ad appurare ogni cosa. Così abbiamo fatto in ogni fase del processo. Tutto deve essere fatto con rigore e senza errori. Per questo dico sempre, e lo ripeto anche per Newman: non esiste un processo lungo o un processo corto. Ogni processo ha i suoi tempi che dipendono dalla mole di documenti e testimonianze da verificare. Il ‘caso Newman’ aveva tantissimi documento da vagliare. E tutti sono stati visionati”.

Pubblicato sul Foglio giovedì 29 luglio 2010

Dal prof. Carlo Bellieni - Aborto e altro


Francia, otto neonati sepolti dalla madre nel giardino degli orrori
Sembra strano che questa signora abbia tenuto nascosto il pancione al marito per 12 volte di seguito, fino alla fine della gravidanza. Tutto è possibile, ma ci sembra più verosimile che le gravidanze si siano interrotte con la nascita del feto (vivo o morto) prima che il pancione fosse visibile: altrimenti come non accorgersene? E come si chiama l'interruzione di gravidanza prima del termine? Ecco perché l'indignazione su questo fatto ci stupisce, se invece è associata alla quotidiana accettazione e approvazione dell'aborto. CI fa orrore solo se si vede il corpicino? Basta che non si veda perché il tutto diventi improvvisamente morale?
 
Archives of Sexual Behavior
Multiple Aspects of Sexual Orientation: Prevalence and Sociodemographic Correlates in a New Zealand National Survey.

Gli eterosessuali secondo questo studio hanno una minor possibilità degli omosessuali di aver sperimentato eventi avversi nell'infanzia. Non commentiamo, ma diciamo solo che ci sembra uno studio da approfondire.
 
 
 
 
 
 
 

American Academy of PediatricsCancer Risk in Children and Young Adults Conceived by In Vitro Fertilization

I bambini concepiti da fecondazione in vitro avrebbero una maggior possibilità (1.42 contro 1) degli altri di avere un cancro. Lo studio è stato condotto su 26692 bambini.
postato da: carlobellieni alle ore 28/07/2010 23:06 | Permalink | commenti
categoria:fec in vitro




mercoledì, luglio 28, 2010

Paolo Rodari parla della beatificazione del card. John Henry Newman


In questo collegamento trovate un interessante articolo tratto dal blog di Paolo Rodari sulla prossima beatificazione del card. John Henry Newman, di cui abbiamo parlato anche quest'anno alla nostra festa annuale (grazie ad Angelo Bottone).

venerdì, luglio 23, 2010

Il caso Rudd - Quel battito di ciglia che divide le coscienze tra la vita e la morte

Gianfranco Amato - Il Sussidiario

martedì 20 luglio 2010

Memorabili sono rimaste le parole di Enzo Jannacci a proposito del caso Englaro, quando ha dichiarato che se suo figlio si fosse trovato nelle condizioni della ragazza di Lecco, «sarebbe bastato un solo battito delle ciglia» a farglielo sentire vivo. Ed è stato proprio un battito di ciglia a salvare Richard Rudd, destinato a subire la stessa tragica sorte della povera Eluana.
 
Il giorno 23 ottobre 2009, il quarantatreenne Richard Rudd, ex autista di autobus di Kidderminster e padre di due ragazze, ha un appuntamento con il destino. Mentre si sta recando dalla fidanzata con la sua Suzuki 750cc, viene travolto all'improvviso da un'auto che esce a tutta velocità da una stazione di rifornimento. L'impatto tra i due mezzi è particolarmente violento, come conferma il fatto che Richard sia stato scaraventato a sei metri di distanza dalla moto che guidava.
 
Fin da subito si comprende la gravità delle condizioni dell'uomo. Viene portato d'urgenza alla Neuro Critical Care Unit dell'Addenbrooke's Hospital di Cambridge, circostanza che, come vedremo, si rivelerà provvidenziale per Richard.
 
Anche se inizialmente era in grado di parlare e muove i propri arti, tre giorni dopo l'incidente, a seguito di gravi complicazioni insorte durante l'operazione chirurgica, gli vengono diagnosticati seri danni al cervello ed una paralisi completa. Un ulteriore aggravamento dello stato degli organi interni fa entrare Richard in uno stato comatoso.
 
Di fronte all'immagine del proprio congiunto inchiodato al letto d'ospedale, completamente paralizzato, in stato vegetativo e tenuto in vita da una macchina, i familiari non hanno esitazioni, ricordando quanto lo stesso Richard andava ripetendo circa la sua intenzione di non volersi mai trovare, un giorno, «intrappolato in un corpo inutile».
 
Il padre di Richard, soprattutto, era certo che il proprio figlio non avrebbe voluto vivere in quelle condizioni, e a riprova della propria convinzione citava a tutti il fatto che, durante una discussione su un suo amico paralizzato a seguito di incidente, Richard avesse così ammonito i familiari: «Se dovesse mai capitare questo a me, io non voglio sopravvivere vegetando; io non voglio diventare come lui». Da qui l'intenzione convinta di staccare la spina.
 
Il padre di Richard, peraltro, come Beppino Englaro, aveva le idee molto chiare sul tema, sostenendo che «mantenere qualcuno vivo artificialmente, mentre soffre e non riesce a migliorare, è come sostituirsi a Dio, in un certo senso, perché significa agire contro natura».
 
Per sua fortuna, Richard viene affidato alle cure del Professor David Menon uno dei maggiori esperti mondiali del trattamento dei danni al cervello, ed il fondatore, tredici anni fa, proprio della Neuro Critical Care Unit (NCCU) dell'Addenbrooke's Hospital, una delle più grandi strutture d'Europa con la sua capacità ricettiva di 21 pazienti.
 
Pur dichiarandosi propenso a seguire le indicazioni della famiglia e ad assecondare la volontà espressa da Richard, il Prof. Menon suggerisce, comunque, un breve periodo di attesa, giusto per consentire un'ulteriore verifica.
 
E proprio quando la famiglia Rudd si era preparata mentalmente per dire addio al proprio congiunto, avviene l'imprevisto.
 
Il Prof. Menon si accorge che Richard, nonostante la gravissima situazione in cui versava, è tuttavia in grado di muovere i propri occhi ed interloquire attraverso tale movimento.
 
Dal giorno dell'inattesa scoperta, il Prof. Menon dedica tre settimane alla comunicazione con Richard per accertarsi che egli fosse effettivamente consapevole della sua condizione. E' durante tale relazione comunicativa che il medico chiede per ben tre volte al paziente se intende vivere e continuare ad essere curato, e per tre volte Richard risponde di sì con un movimento degli occhi.
 
«Lui ricordava di aver avuto un incidente», racconta il Prof. Menon, «ed era consapevole di essere in vita grazie ad una macchina artificiale, e di venire nutrito con un sondino naso-gastrico». Poi gli rivolge la domanda cruciale: «Alla fine ho chiesto se corrispondesse alla sua espressa volontà il fatto di continuare la somministrazione dei trattamenti che lo mantenevano in vita, e lui ha risposto, per tre volte, di "sì", senza dare segni di esitazione».
 
«La possibilità di comunicare attraverso il movimento degli occhi», sono le parole del Prof. Menon, «ha consentito a Richard di avere l'ultima parola sul proprio destino, e tale circostanza ha cambiato tutto. Questo è un punto cruciale, perché noi sappiamo bene che può esistere una grande differenza tra ciò che un paziente dichiara quando è perfettamente sano e ciò che prova quando si trova in un letto d'ospedale».
 
L'ironia della sorte ha voluto che un'equipe della BBC, venuta a riprendere la scena dell'addio della famiglia Rudd al proprio congiunto, abbia assistito in diretta alla risposta di Richard circa la sua volontà di continuare a vivere. La BBC ha ripreso tutto e ne è nato un documentario intitolato "Between Life and Death" (tra la morte e la vita), che ha riaperto nell'opinione pubblica, com'era inevitabile, il dibattito sul testamento biologico.
 
La reazione di Richard ha scioccato i suoi cari, facendo loro percepire il tragico errore che stavano per commettere.
 
All'inizio, in realtà, tutti i familiari ritenevano che il coma dell'uomo – tenuto in vita da una macchina – fosse irreversibile, sebbene tale categoria di coma non esista. In questo senso, hanno commesso lo stesso errore dei giudici della Corte d'Appello di Milano, i quali, contrariamente alle evidenze scientifiche, hanno reputato non più reversibile la condizione di Eluana Englaro.
 
Nel caso Rudd l'imprevisto epilogo della vicenda ha fatto rivedere a tanti le posizioni assunte inizialmente.
 
Il primo a cambiare idea è stato proprio il padre di Richard.
 
Ha confessato di essere stato colpito maggiormente dal fatto che Richard avesse cambiato idea e non potesse comunicarlo. «Mi tormenta il pensiero», ha affermato il genitore, «che mio figlio fosse in grado di ascoltare le nostre discussioni sulla decisione di farlo morire, e non riuscisse assolutamente esprimere la sua reale volontà».
 
Il signor Rudd senior ha rivisto persino le sue posizioni sul testamento biologico: «Per quanto mi riguarda, sono contento che Richard sia vivo e che non abbia fatto testamento biologico. Se l'avesse fatto, non avremmo mai saputo se valeva la pena continuare a curarlo».
 
«Quante volte», ha ricordato ancora il padre di Richard, «ci mettiamo a chiacchierare al pub o al lavoro e preghiamo gli amici di staccare la spina se dovessimo restare in vita grazie ad una macchina; ma questa è pura astrazione, perché nessuno sa mai esattamente cosa vuole, fino a che non si trova concretamente di fronte alla realtà che lo rende fragile».
 
Ha poi parlato della sua esperienza personale: «Se sei chiamato, come familiare o come amico, a decidere per qualcuno che non è in condizione di farlo, a volte hai la sensazione di decidere tu per lui. E in fondo, forse nessuno ha davvero il diritto di farlo».
 
Parlando, poi, a proposito delle difficili condizioni in cui si continua a trovare il figlio, ha precisato: «Certo non è lo stesso Richard che conoscevamo prima, ma è sempre lui quando sorride mentre si parla del passato o quando guarda commosso le sue ragazze».
 
Ora, infatti, nove mesi dopo l'incidente, Richard può muovere lentamente la testa di qualche centimetro, può sorridere ed esprimersi col volto. Pur avendo sempre bisogno di continua assistenza, è comunque in grado di avere relazioni con i genitori e con le figlie Carlotta di diciotto anni e Bethan, di quattordici.
 
Attualmente, si trova in un'unità di cura vicino casa, nel Worcester, e spera quanto prima di essere ricoverato allo Stoke Mandeville Hospital, dove potrà essere sottoposto ad una terapia riabilitativa per recuperare l'uso della lingua e dei muscoli facciali.
 
Il caso Rudd dimostra quanto sia fragile e pericoloso il tentativo di ricostruire una volontà ex post, sulla base di affermazioni rese en passant, com'è avvenuto nella vicenda di Eluana Englaro. Noi non sapremo mai quale fosse la reale volontà di quella ragazza nel momento in cui le è stata tolta la vita. Non sapremo mai se lei, come Richard Rudd, avesse cambiato idea e deciso di non voler morire. E questa incertezza getta un'ombra inquietante sul decreto 9 luglio 2008 emesso dalla Corte di Appello di Milano, in cui è stato disposto l'«accudimento accompagnatorio» di Eluana Englaro verso la morte.
 
Se fossi uno dei giudici che ha partecipato a quella decisione, non riuscirei a restare indifferente rispetto a quanto accaduto a Richard Rudd, e avvertirei la vertigine del dubbio. Quella vicenda del motociclista di Kidderminster non potrebbe non dilaniare la mia coscienza di uomo e di magistrato.



giovedì, luglio 22, 2010

Cina-Santa Sede: il miraggio e la libertà religiosa per la Chiesa ufficiale e sotterranea


di Bernardo Cervellera
Dopo una serie di ordinazioni episcopali, più voci parlano di una nuova stagione nei rapporti fra Pechino e il Vaticano. Ma le aperture della Cina sono in realtà delle scelte costrette. Per una vera libertà religiosa deve sparire la differenza fra attività legali (ufficiali) e illegali (sotterranee) della Chiesa e liberare vescovi e preti in prigione. E forse anche il Vaticano dovrebbe avere più coraggio…

I nuovi ordinati (più quello insediato ufficialmente) - di cui AsiaNews ha dato pronta notizia – sono pastori di Bameng (Mongolia Interna); Hohhot (Mongolia Interna); Haimen (Jiangsu); Xiamen (Fujian); Sanyuan (Shaanxi); Taizhou (Zhejiang); Yulin (Yanan, Shaanxi).
A tutte le ordinazioni, meno quella di Bameng, erano presenti vescovi in comunione con la S. Sede. A Bameng, invece, ha fatto capolino il vescovo patriottico Ma Yinglin, ordinato in modo illecito nel 2006. Egli è considerato il delfino di Antonio Liu Bainian, il vice presidente dell’Associazione patriottica, soprannominato il “papa” della Chiesa ufficiale per il suo potere sull’economia e sui vescovi della Chiesa.
Da almeno tre anni, nei documenti interni della polizia, dell’Ap e del Fronte unito, Ma Yinglin viene sponsorizzato come il futuro presidente del Consiglio dei vescovi cinesi e presidente nazionale dell’Ap[1]. Entrambe le due istituzioni sono considerate inaccettabili dalla Santa Sede perché nei loro statuti si rivendica la costruzione di una Chiesa “indipendente” da Roma e dal papa.
L’assenza di Ma Yinglin dalla maggior parte delle ordinazioni e soprattutto la sfornata di 7 vescovi, approvati dalla Santa Sede e dal governo, ha rallegrato tutti i cattolici. Ma alcuni vi hanno visto qualcosa di più: un cambiamento nella politica religiosa della Cina verso il Vaticano, un accordo ritrovato fra potere politico in Cina e la Santa Sede, un dirigersi a tappe veloci verso i rapporti diplomatici.
La politica cinese: una svolta o un miraggio?
L’estate si sa è tempo di caldo e questa estate in particolare è piuttosto torrida. Non è dunque impossibile avere dei miraggi estivi. Qualcuno infatti nelle ordinazioni avvenute vede il miraggio del “tutto risolto”, della strada ormai in discesa e tira un respiro di sollievo perché in Cina si prepara una nuova alleanza fra il trono e l’altare.
AsiaNews non è facile al miraggio e il contatto con cattolici ufficiali e sotterranei cinesi non ci rende né ottimisti, né pessimisti, ma semplicemente realisti. E proprio per realismo e comprendere davvero cosa succede in Cina, vale la pena puntualizzare questa apparente “svolta” avvenuta nella politica religiosa cinese verso i cattolici.
1) È vero che Ma Yinglin, il vescovo illecitamente ordinato, ha partecipato solo a una ordinazione. Egli però aveva programmato di partecipare anche ad altre. Ma la resistenza offerta dai cattolici di Bameng (candidato all’episcopato, preti, suore e fedeli), l’ha costretto a cambiare i programmi e da presidente della celebrazione è stato neutralizzato in un cantuccio, insieme alle centinaia di sacerdoti presenti. Ma questo non è un cambiamento della politica del governo o dell’Ap: è solo il frutto della resistenza dei fedeli e dell’aderire dei cattolici cinesi alle indicazioni della Santa Sede. Anche la serie di ordinazioni – che erano bloccate da anni – è avvenuta per il timore del governo di creare tensioni ingovernabili fra i fedeli che rivendicano un vescovo per la loro comunità come un diritto della loro libertà religiosa (in teoria difesa dalla costituzione cinese). In tutti questi decenni è stato proprio il sensus fidei di questi fedeli, attaccati al rapporto col papa, che ha convinto i tanti vescovi patriottici al passo coraggioso di chiedere la riconciliazione con Roma.
2) È vero che il governo ha dato l’ok per queste ordinazioni dopo un periodo di chiusura ed è vero che Pechino sa molto bene e accetta che queste ordinazioni abbiano l’approvazione della Santa Sede. Il punto è che ormai Pechino non può più fare altrimenti: senza l’approvazione della Santa Sede un vescovo cinese non può più celebrare, non è più rispettato dai fedeli, se si presenta in una chiesa, i fedeli l’abbandonano. Ne è prova lo stesso Ma Yinglin, che a Kunming, la sua diocesi, ha solo qualche decina di fedeli attorno, pagati con favori e soldi perché vengano alle cerimonie.
Per Pechino pretendere che i vescovi non abbiano il permesso del Vaticano significa rischiare di vedere i fedeli fuggire dalle chiese ufficiali e rifugiarsi nelle chiese sotterranee, perdendo il controllo sulle comunità.
Quello che in un miraggio sembra un “accordo raggiunto” fra Pechino e Santa Sede in realtà è solo l’unica scelta possibile (costretta, ma intelligente) del governo se vuole sperare di controllare ancora la Chiesa, mostrando di accettare perfino l’approvazione della Santa Sede.
La libertà della Chiesa ufficiale
3) Per verificare che da parte di Pechino vi è davvero un cambiamento di politica, occorre domandarsi: dopo l’ordinazione, i nuovi vescovi hanno libertà per praticare la loro pastorale? In teoria i vescovi nuovi e vecchi della Chiesa ufficiale hanno grande libertà. In pratica per esercitare il loro ministero essi devono ricevere il permesso (un “libretto rosso”) dal Comitato amministrativo della Chiesa (un ramo dell’Ap). Tale permesso è in sé qualcosa di contraddittorio: i vescovi vengono ad appartenere a una istituzione non accettabile dal punto della fede e del loro ministero; eppure, per svolgere il loro ministero religioso hanno bisogno del permesso di tale istituzione.
Tale permesso li rende di fatto invisi ai cattolici sotterranei che vedono nel “libretto rosso” un’adesione all’Associazione patriottica e quindi un tradimento della fedeltà al papa. In tal modo vi è il rischio che la stessa approvazione della Santa Sede per l’ordinazione di un vescovo ufficiale venga annacquata nel suo significato e diventi perfino un boomerang contro la Chiesa perché serve al Partito a dividerla (e indebolirla) ancora di più.
Nella sua Lettera ai cattolici cinesi, pubblicata nel maggio 2007, Benedetto XVI, pur bollando come “incompatibile con la fede cattolica” [2 la serie di statuti del’Associazione patriottica, non chiede a nessun vescovo l’esplicita uscita da essa. Ma domanda di verificare se la partecipazione lede o no al ministero episcopale[3].
È un fatto che talvolta la lesione c’è. Un esempio: agli inizi di luglio il Fronte unito e il ministero degli affari religiosi (precisamente: l’Amministrazione statale degli affari religiosi) ha radunato decine di nuovi vescovi per un incontro di quattro giorni a Pechino. Il tema è naturalmente la bontà della politica religiosa del governo. Altre volte tali incontri durano mesi. I poveri vescovi, costretti ad accettare questi “caldi inviti”, non solo non possono esercitare il loro ministero nelle loro diocesi, ma sono sottoposti a un continuo lavaggio di cervello per apprezzare sempre più il controllo del governo sulla religione cattolica.
In questi ultimi anni le occasioni di “lavaggio del cervello” si sono moltiplicate. In parte ciò è dovuto alla necessità di contrastare la Lettera del papa, ancora tabù in Cina; in parte perché l’Associazione patriottica sta preparando l’Assemblea nazionale dei rappresentanti cattolici in cui si dovrebbe votare per il presidente del Consiglio dei vescovi e per il presidente dell’Ap.
L’Assemblea nazionale dei rappresentanti cattolici è l’autorità massima che governa la Chiesa cattolica in Cina. I suoi statuti la definiscono “l’organismo sovrano”. Essa è una struttura “democratica” in cui i vescovi sono una minoranza. L’organismo ha potere di decidere la pastorale nazionale, le attività della Chiesa, le nomine episcopali e perfino questioni di teologia. La sua superiorità ai vescovi la rende inconciliabile con la dottrina della Chiesa cattolica.
Da tempo l’Ap cerca di organizzare tale Assemblea per votare il nuovo presidente dell’Ap e il presidente del Consiglio dei vescovi cinesi. Le due cariche sono vacanti da anni: il vescovo patriottico Michele Fu Tieshan, eletto presidente dell’Ap nel ’98, è morto nel 2007; mons. Giuseppe Liu Yuanren, vescovo patriottico di Nanchino, eletto presidente del Consiglio dei vescovi nel 2004, è morto nel 2005.
In tutti questi anni, il raduno è stato sempre “rimandato”: nel 2008 per il terremoto e le Olimpiadi; nel 2009 per i 60 anni della Repubblica popolare; nel 2010 per l’Expo di Shanghai. Ma la vera ragione sta nel fatto l’Ap vuole essere sicura che sarà votato Ma Yinglin (v. nota 1). Di fatto però, molti vescovi ufficiali non vogliono parteciparvi perché essa è davvero “inconciliabile” con la fede cattolica.
Proprio alcuni mesi fa la Commissione vaticana per la Chiesa in Cina ha diffuso un comunicato in cui si chiede ai vescovi legati al pontefice di evitare “di porre gesti (quali, ad esempio, celebrazioni sacramentali, ordinazioni episcopali, partecipazione a riunioni) che contraddicono la comunione con il Papa”.
L’indicazione ha preso alla sprovvista alcuni vescovi abituati a mettere insieme la fedeltà interiore al papa e l’apparente fedeltà all’Ap. Essi lamentano che in tal modo si rischia di farsi accusare come “non patriottici” perché si “ama la Chiesa (e il papa)”[4]. Lo slogan “aiguo; aijiao” (amare la patria, amare la Chiesa) è usato come un ritornello dall’Ap per esigere obbedienza ad essa, gettando il sospetto che amare la Chiesa e il papa sia di per sé un odiare il proprio Paese.
Nelle paure di questi vescovi e nel ritornello abusato si vede come la struttura di pensiero dell’Ap e del governo siano ancora legati alla vecchia nomenclatura marxista e nazionalista, che ha generato la persecuzione di questi decenni bollando Vaticano e papa come istituzioni straniere che cospirano alla caduta della Cina.
La libertà dei cattolici sotterranei
Un cambiamento di mentalità è necessario anche per garantire libertà religiosa ai cattolici sotterranei, spesso imprigionati come comuni delinquenti (perché sfuggono alle regole di controllo) e come “nemici della patria” perché appoggiano il papa.
Se il miraggio del cambiamento di politica fosse vero, occorrerebbe che da subito vengano liberati i due vescovi sotterranei scomparsi da anni (mons. Giacomo Su Zhimin di Baoding; mons. Cosma Shi Enxiang di Yixian) e i sacerdoti che scontano pene di isolamento o ai lavori forzati senza nemmeno essere stati condannati da un tribunale.
Ma anche su questo punto la politica cinese non è cambiata. Essi accusano la Chiesa sotterranea di “non amare la patria” e di non iscriversi all’Ap perché ubbidiscono al papa straniero. In realtà i cattolici sotterranei affermano che amare il papa non è per nulla contrario all’amore della patria, ma non possono rinunciare a questo legame, come vuole l’Ap, che da 52 anni pretende costruire una Chiesa “indipendente”.
Che la Chiesa sotterranea non sia un’organizzazione “terrorista” che cospira contro il governo cinese, lo dimostrano i fatti: in 60 anni di comunismo, pur con tutte le persecuzioni subite, mai nessun cattolico ha compiuto un gesto di violenza, messo bombe, sparato alla polizia, incendiato o distrutto qualcosa.
In più, diversi vescovi e sacerdoti sotterranei hanno cercato di farsi riconoscere ufficialmente dal governo, accettando anche il suo controllo. Ma la risposta è stata sempre che essi devono piegarsi a iscriversi all’Ap, rinnegando il papa.
Forse, in fondo, ciò a cui mira il Partito non è solo il controllo sui cristiani, ma far perdurare la divisione fra di essi. Un sacerdote sotterraneo è andato diverse volte dalla polizia domandando di essere registrato, senza appartenere all’Ap. Egli ha sottolineato che per le forze dell’ordine era un guadagno sapere cosa lui faceva e come controllarlo. Il poliziotto gli ha riso in faccia: “A noi – ha detto – basta che voi rimaniate divisi. Se foste uniti ci dovremmo preoccupare di più”.
Un vero cambiamento della politica cinese verso la Chiesa cattolica non sta tanto nel permettere l’ordinazione di vescovi ufficiali approvati dalla Santa Sede, quanto nel garantire la libertà e la pratica religiose eliminando la divisione fra “attività normali” e “attività illegali”. L’Onu ha chiesto alla Cina di eliminare questa discriminazione fin dal 1994 e Pechino tuttora non cambia!
Questa è anche la direzione che i cattolici del mondo dovrebbero tenere, in linea con quanto domanda Benedetto XVI nella sua Lettera ai cattolici cinesi, e cioè favorire l’unità e la riconciliazione fra comunità ufficiali e sotterranee. Ma per farle riconciliare, occorre anche anzitutto farle vivere e quindi chiedere la liberazione dei prigionieri e cancellare la divisione fra attività normali e illegali!
Alcune comunità sotterranee vivono ancora con sospetto il loro rapporto con gli “ufficiali”, ma è anche vero che molti vescovi “ufficiali” cercano di non farsi vedere troppo amici (tanto meno fratelli nella stessa fede) dei loro colleghi e figli delle comunità sotterranee.
Questo dovrebbe suscitare maggiore attenzione anche da parte del Vaticano che, secondo molti sacerdoti sotterranei “si è dimenticato” della loro Chiesa. Da anni – da quando nel 2005 sono iniziati i timidi rapporti fra rappresentanti cinesi e membri della Segreteria di Stato – la Santa Sede parla sempre meno delle comunità sotterranee[5]; se uno di loro (vescovo, sacerdote, laico) è in prigione, di rado il Vaticano chiede la loro liberazione. Il 7 luglio scorso mons. Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding è stato liberato dopo 15 mesi di sequestro da parte della polizia. Il card. Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, con grande coraggio, ha scritto a lui un messaggio di “bentornato nel servizio”. Ma forse ha pensato che non era ancora tempo di inserire anche la parola “prigionia” o “isolamento” per far capire al mondo che il vescovo non era tornato da una vacanza, ma da un periodo di abolizione dei suoi diritti.
[1] Tutti questi documenti sono d’accordo nel sostenere una campagna per la sua vittoria, che dovrebbe avvenire all’Ottava Assemblea dei rappresentanti cattolici. I documenti spiegano che finché non si è sicuri che Ma Yinglin sarà il presidente, non si indirà l’Ottava Assemblea.
[2] Cfr Lettera…, Libreria Editrice Vaticana, 27 maggio 2007, al n. 7 e alla nota 36.
[3] Nella storia recente, alcuni vescovi ufficiali si sono separati dall’Ap. Fra questi, è rimasto molto famoso mons. Filippo Ma Ji, vescovo di Pingliang (Gansu), che ha reso pubblico anche un documento in cui affermava che essere iscritto all’Ap è contrario alla fede cattolica.
[4] Cfr Vatican advice leaves China bishops in a bind,in Ucanews.com, 14 aprile 2010.
[5] Il card. Joseph Zen ha perfino denunciato il tentativo di eliminare la Chiesa sotterranea con false interpretazioni della Lettera del papa ai cattolici cinesi: v. AsiaNews.it, 24/07/2007 Card. Zen: confusione sulla Lettera del Papa ai cattolici cinesi.

A Sant'Elpidio a Mare si è festeggiato Pier Giorgio Frassati, patrono delle Confraternite

L'amico Giovanni Martinelli di Sant'Elpidio a Mare (FM) è il presidente e l'animatore del Laboratorio Sociale Pier Giorgio Frassati, che ha organizzato la bella festa in onore del nostro caro Pier Giorgio per il secondo anno consecutivo (lo scorso anno, tra le altre manifestazioni, ci fu una prolusione del nostro presidente Marco Sermarini molto partecipata in una bellissima chiesa del centro storico della cittadina elpidiense, officiata e retta da una antichissima confraternita).

Pier Giorgio, che amava le confraternite e le belle processioni cui partecipava con grande devozione, sarà di certo entusiasta di tutta questa bellezza, e anche del fatto che in una regione come le Marche siamo in tanti a parlare di lui, a trarre forza dalla sua protezione, a trarre ispirazione dai suoi atti.

Qui sotto, dal sito di MediaComunicazioni, trovate un report dei festeggiamenti.

Bravissimo Giovanni!

La Festa delle Confraternite a Sant'Elpidio a Mare | Informazione.Tv - www.informazione.tv MediaComunicazioni Radio Fermo Uno Terra di Marca

sabato, luglio 17, 2010

L'Avvenire parla anche di Chesterton

Avvenire 16/07/2010, A24


Il grande ritorno dei classici cristiani

letteratura

L'editoria italiana riscopre e ripubblica Chesterton, Mauriac, Bernanos, Greene, Lewis. Una nuova collana da Lindau e rinasce nella Bur Rizzoli quella di don Giussani


DI FULVIO PANZERI

un'estate molto particolare quella di quest'anno, perché, tra i libri da mettere in valigia, c'è da segnalare un ritorno importante e significativo, quello degli scrittori cristiani, che nell'ultimo decennio sono stati via via ignorati dai grandi gruppi editoriali, nonostante i loro libri abbiano rappresentato tappe fondamentali per la costruzione di un catalogo prestigioso, dimenticati dal dibattito critico, ma non dai lettori, che han no però sempre amato i loro libri e hanno fatto diventare, ad esempio,

Le cronache di Narnia di C.S. Lewis un

long-seller di grande attualità.

Ora ritrovano un loro spazio, in tante iniziative editoriali, che fanno presupporre non certo un interesse estemporaneo, ma la volontà di riportare in vita i 'classici' della letteratura di ispirazione cristiana. Ed è una riscoperta che trova in G.K. Chesterton,

lo scrittore di questa calda estate, visto quanto numerose sono le riproposte dei suoi libri, a partire dalle novecento fittissime pagine de I racconti di Padre Brown, tutti i quattro libri in un unico tomo, pubblicato dalla San Paolo nella collana 'Capolavori' (euro 28,00), un'occasione per stare insieme a questo piccol o prete che, pur sapendo tanto di teologia e di filosofia, non difetta, al di là della sua aria simpatica, di un finissimo intuito e di un'incredibile astuzia. Di Chesterton, mentre Morganti editore ha in preparazione una nuova edizione integrale de La sfera e la croce, Lindau manda in libreria due testi che sono legati uno all'altro: Eretici

(pagine 264, euro 19,00) e Ortodossia

(pagine 256, euro 18,00). Il primo testo è una raccolta di saggi in cui Chesterton mette in discussione, in modo acceso e corrosivo, le idee della sua epoca. Pubblicato nel 1905 il libro era diventato oggetto di una sfida da parte della critica che chiedeva all'autore di indicare quale fosse la propria visione del mondo. Nel 1908 esce Or todossia, un'autobiografia filosofica, in cui Chesterton mette a fuoco l'imprescindibilità dalla fede cristiana, di cui argomenta con rigore, ma senza rinunciare al gusto per il paradosso, l'assoluta ragionevolezza, ritenendo che «sia una fede convincente. Ma se così non fosse, essa costituisce perlomeno una coincidenza reiterata e sorprendente», oltre a sottolineare che «questo libro è da considerarsi una guida alla lettura di Eretici,

e ha l'intento di aggiungere il punto di vista positivo accanto a quello negativo». Non è finita la festa per il grande scrittore inglese che sembra voler riprendersi quel posto d'eccellenza che gli spetta: sempre Lindau avvia una nuova collana di letteratura ispirata ai valori cristiani, 'L'aquila e la colomba'. Nella convinzione che «il contributo che il cristianesimo ha offerto all'uomo moderno – alla sua crescita spirituale, alla sua capacità di affrontare le sfide complesse del nostro tempo – ha assunto anche la forma della finzione letteraria, della creatività libera, della narrazione popolare. In poche parole, del romanzo, della poesia, della letteratura di genere» la collana intende riproporre romanzieri noti come

Georges Bernanos, Graham Greene, lo stesso Chesterton (per citarne solo alcuni), ma anche scrittori meno conosciuti, come il filosofo (e giallista) Ralph McInerny , tutti accomunati da questa appartenenza ideale. Ha inaugurato la collana il primo romanzo scritto da Chesterton e pubblicato nel 1904, Il Napoleone di Notting Hill, tutto da riscoprire nel suo humour quasi surreale e nelle atÈ mosfere fantastiche della narrazione. Continua anche l'interesse verso C.S. Lewis di cui sempre Lindau pubblica

Miracoli (pagine 272, euro 19,50), un saggio che mette in luce «la natura cristiana» del miracolo. Scrive Lewis: «Per questo motivo, la domanda se i miracoli accadano davvero non può trovare una risposta semplicemente nell'esperienza. Ogni evento che sia possibile definire miracolo è, in ultima istanza, qualcosa che si presenta ai nostri sensi, qualcosa che si è visto, udito, toccato, odorato o gustato. E i nostri sensi non sono infallibili».

Ritorna, a trent'anni di distanza, nella Bur Rizzoli, una collana che aveva trovato in Giovanni Testori e in don Luigi Giussani gli ideatori, un'esperienza editoriale breve quanto intensa che aveva preso avvio proprio da un dialogo tra lo scrittore e il sacerdote,

Il senso della nascita. Ora arriva in libreria la seconda serie dei «libri della speranza», collana diretta, ora, dal poeta Davide Rondoni, che presenterà gli uomini, le storie e i grandi temi della spiritualità contemporanea. Escono in questi giorni i primi due titoli. Il primo è un romanzo dello scrittore tedesco Louis de Wohl, Attila

(pagine 304, euro 10,50), che ci racconta, in un Occidente governato da persone interessate solo a mantenere il proprio potere, l'incontro tra colui che «è il simbolo dei pericoli che minacciano la civiltà» e papa Leone I. C'è poi la storia di un santo quasi sconosciuto, definito da don Luigi Giussani «l'emblema stesso della santità cattolica». Davide Rondoni con

Hermann (pagine 182, euro 9,50) ci presenta il romanzo di un uomo dalla «vita stor ta e santa puntata alle stelle ». In preparazione ci sono un Léon Bloy e una scelta delle lettere di Flannery O'Connor, affidate alla curatela di Elena Buia, che ha dato poco pubblicato un ritratto critico-biografico della grande scrittrice americana, Il mistero e la scrittura (Ancora, pagine 112, euro 12,50). Gribaudi invece continua la riproposta delle opere del grande scrittore polacco Jan Dobraczynski,

con Prima che cali il buio

(pag. 352, euro18.00) sulla figura attualissima di Geremia, mentre San Paolo riporta in libreria uno dei romanzi più 'forti' e attuali di Bernanos,

Sotto il sol e di Satana (pagine 332, euro 19 ,50).

Si tratta di un ritorno che vede scendere in campo, anche editori come Adelphi che ha deciso di pubblicare i romanzi più importanti di François Mauriac , a partire da Thérèse Desqueyroux

(pag. 139, euro 16.00), romanzo che pone al centro la figura ambigua di una donna schiacciata dalla chiusura della famiglia, che tenta di avvelenare il marito. O anche Bompiani che a fine anno manderà in libreria il terzo volume delle 'Opere complete' di Giovanni Testori, quello relativo agli ultimi anni Settanta e agli Ottanta, con non poche sorprese.

Ritornano, infatti, anche gli scrittori itali ani, penalizzati da un inspiegabile oblio. Cantagalli nella nuova serie dei 'classici cristiani' ha proposto nuove e accurate edizioni di due libri da decenni introvabili: il Diario di un parroco di campagna ( pagine 184, euro 12,00) di Nicola Lisi, scrittore tutto da riscoprire e Sant'Agostino (pagine 260, euro 18,00) che riporta l'attenzione su un'esperienza novecentesca fondamentale come quella di

Giovanni Papini . 'Classico contemporaneo' può essere definito a tutti gli effetti anche Orfeo in Paradiso di Luigi Santucci , ripubblicato da Marietti (pagine 224, euro 15,00), che riletto in una vision e più ampia si pone nel solco tracciato da Lewis con Le lettere di Berlicche. E sempre Marietti riscopre un nome-cardine della poesia italiana del Novecento, una grande voce poetica mai allineata alle mode del tempo, quella di Margherita Guidacci, inspiegabilmente esclusa dal canone della nostra poesia, ma che dimostra la sua forza e la sua modernità in questa antologia, Poesia come un albero, curata da Giovanna Fozzer (pagine 132, euro 15,00), intreccia gli elementi essenziali della biografia e della figura umana, quasi un ritratto, della poetessa, con il germinare della sua opera letteraria e critica.

La mappa si allarga e ha bisogno di lettori per riportare in vita la questa grande 'biblioteca' della nostra spiritualità che ha avuto modi e struttur e originalissime per esprimersi. Ora manca solo il grande ritorno di Italo Alighiero Chiusano e Mario Pomilio,

figura cardine degli anni Sessanta e Settanta: perché non scommettere sui suoi «scritti cristiani»?

Un'estate all'insegna della riscoperta anche di grandi autori italiani come Lisi, Papini e Santucci.

Ma mancano all'appello Pomilio e Chiusano

mercoledì, luglio 14, 2010

LO SCRITTOIO DI CASTEL GANDOLFO. I COMPITI DELLE VACANZE DEL PAPA. UN TESTO SUI “VANGELI DELL’INFANZIA”, UN’ENCICLICA TOSTA SULLA FEDE PER INSEGNARE A CREDERE “NEL MODO GIUSTO” E IL CARDINALE NEWMAN, CHE SPIEGAVA L’UOMO “A PARTIRE DALLA COSCIENZA”


LUG 14, 2010 IL FOGLIO

Un'appendice ai due volumi dedicati a Gesù di Nazaret. L'impianto di una nuova enciclica. E la stesura dei discorsi dedicati a John Henry Newman da pronunciare in settembre durante il viaggio in Inghilterra e in Scozia, per la beatificazione del cardinale. Sono le tre fatiche nelle quali si è immerso Papa Ratzinger a Castel Gandolfo, dopo tanti anni le prime vacanze estive di un Papa senza montagna.
Il primo volume dedicato a Gesù di Nazaret è uscito nel 2007 ed è dedicato alla vita pubblica di Gesù, dal battesimo al Giordano fino alla Trasfigurazione. Il secondo volume è già ultimato. Mancano soltanto le traduzioni. Uscirà la prossima primavera ed è dedicato alla Passione e alla Risurrezione di Cristo. Cosa manca? L'infanzia di Gesù, appunto l'appendice ai due libri alla quale il Papa sta lavorando in questi giorni. Perché soltanto un'appendice? Perché l'intento di Ratzinger non è quello di scrivere un libro, bensì un breve fascicolo, un opuscolo destinato a trattare un tema affrontato con una certa agilità anche nei vangeli: se Matteo e Luca si soffermano a descrivere l'infanzia di Gesù, nessun accenno viene fatto in Marco e Giovanni. Ratzinger ha scritto i due libri mostrando una fiducia sostanziale nell'attendibilità storica del dato neotestamentario, contro il sospetto metodico. Esplicita è in lui la rivendicazione dell'unità e della continuità tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Una continuità che viene data anche nei vangeli dell'infanzia: di qui la necessità di parlarne, di scriverne, di non eludere la loro presenza all'interno dell'opera.
Benedetto XVI ha scritto tre encicliche, una sociale e le altre due dedicate alle virtù teologali della carità e della speranza. Manca la fede. A questa nuova enciclica il Papa vuole lavorare questa estate. Almeno per mettere giù l'ossatura generale, l'indice e qualche bozza di testo. Non è un tema facile. Anche per Ratzinger, per anni prefetto dell'ex Sant'uffizio e dunque custode della fede contro le eresie e le devianze, il tema necessita di continue rivisitazioni. La prima, importante, fu quel "Rapporto sulla fede" scritto nel 1985 con Vittorio Messori. Oggi è attesa la seconda: un'enciclica in cui ritornare su un concetto chiave di tutto il pontificato in corso, la necessità di credere "nel modo giusto". "Circolano dei facili slogan", disse Ratzinger in "Rapporto sulla fede". "Secondo uno di questi, ciò che oggi conta sarebbe solo l'ortoprassi, cioè il 'comportarsi bene', l''amare il prossimo'. Sarebbe invece secondaria, se non alienante, la preoccupazione per l'ortodossia e, cioè, il 'credere in modo giusto', secondo il senso vero della scrittura letta all'interno della tradizione viva della chiesa". La tradizione viva della chiesa quale faro per credere correttamente. E' questa tradizione, secondo chi in Vaticano ha una frequentazione non sporadica col Pontefice, una delle principali preoccupazione di Ratzinger.
Il viaggio in Gran Bretagna è stato pensato dal Papa in vista della beatificazione di Newman. La figura del porporato inglese ex anglicano è stata importante per la formazione del Pontefice e importante può essere il suo portato per la chiesa oggi. Le energie spese da Newman verso l'anglicanesimo sono attuali e hanno molti paralleli con gli sforzi del Papa verso la chiesa cattolica. Newman era per una purificazione della fede da derive dogmatico-dottrinarie e per la riconciliazione con Roma. La conversione lo portò ad abbracciare una fede che trova tantissimi riscontri in Ratzinger, dalla lectio di Ratisbona in poi: la fede di Newman era ancorata alla ragione. Non aveva paura del progresso e della scienza e non temeva il dialogo con la filosofia. Beatificare il cardinale inglese significa mettere al centro dell'attenzione "l'uomo della coscienza", come lo definì Ratzinger. Newman spiegava l'esistenza dell'uomo a partire dalla coscienza, ossia nella relazione tra Dio e l'animo. Questo personalismo non rappresentava un cedimento all'individualismo, una concessione all'arbitrarietà, ma il contrario.

Pubblicato sul Foglio martedì 13 luglio 2010

domenica, luglio 11, 2010

Era massone, ora è cattolico


Storia della conversione di un Venerabile Maestro del Grande Oriente

 di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 14 giugno 2010 (ZENIT.org).- E' appena arrivato nelle librerie italiane un libro più affascinante di un romanzo dal titolo "Ero Massone. La mia conversione dalla massoneria alla fede" (Piemme). E' la storia vera di Maurice Caillet, un medico ginecologo, non battezzato, materialista, abortista e anticattolico.

Coerente con la sua formazione illuminista, il dott. Caillet entra a far parte della Massoneria. Nel giro di 15 anni viene iniziato alla conoscenza di tutti i segreti delle Logge: iniziazioni, riti, giuramenti, trattamenti di favore, facilitazioni nella raccolta di denaro, incarichi di potere e cariche politiche.

Diventa Venerabile Maestro della Loggia di Rennes e fa carriera nel lavoro e in politica, fino a diventare un notabile del Partito Socialista Francese e dirigente del Centro di Esami della Salute di Rennes.

Ma è proprio all'apice della sua carriera politica e professionale che accade l'imprevisto. La moglie Claude si ammala gravemente e lo trascina con sé in un pellegrinaggio a Lourdes.

Mentre lei è nelle piscine, Maurice è intirizzito e si ripara nella cripta posta sotto la grotta delle apparizioni.

Vi stavano celebrando una Messa. Maurice non aveva mai prestato attenzione alla celebrazioni di una messa cattolica. La considerava un rito sorpassato, una sorta di superstizione primitiva, ma quando il sacerdote pronuncia le parole di Gesù "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto…" il suo cuore viene toccato.

"Ero razionalista, massone e ateo – scrive nel libro –. Non ero neanche battezzato, ma mia moglie Claude era malata e decidemmo di andare a Lourdes. Mentre lei era nelle piscine, il freddo mi costrinse a rifugiarmi nella Cripta, dove assistetti con interesse alla prima Messa della mia vita. Quando il sacerdote, leggendo il Vangelo, disse: 'Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto', ebbi uno shock tremendo perché avevo sentito questa frase il giorno della mia iniziazione al grado di Apprendista ed ero solito ripeterla quando, già Venerabile, iniziavo i profani".

"Nel silenzio successivo sentii chiaramente una voce che mi diceva: 'Bene, chiedi la guarigione di Claude, ma cosa offri?'. Istantaneamente, e sicuro di essere stato interpellato da Dio stesso, pensai che avevo solo me stesso da offrire. Al termine della Messa, andai in sacrestia e chiesi immediatamente il Battesimo al sacerdote. Questi, stupefatto quando gli confessai la mia appartenenza massonica e le mie pratiche occultiste, mi disse di andare dall'Arcivescovo di Rennes. Quello fu l'inizio del mio itinerario spirituale".

Da allora Maurice Caillet ha lasciato la Massoneria ed ha compiuto un itinerario di conversione e purificazione. L'entusiasmo per la fede trovata gli ha dato la forza di affrontare e superare le tante difficoltà e minacce che il mondo materialista e la Massoneria gli hanno posto di fronte.

E' stato minacciato di morte, lo hanno licenziato per motivi inesistenti, hanno cercato di impedirgli di continuare la sua attività di medico, gli hanno messo contro parenti e figlie.

A causa delle minacce vive ora sotto protezione in Spagna, ma la sua storia e testimonianza sta sollevando dalle paure tante vittime della Massoneria e sta generando altre conversioni.

Il libro scritto da Caillet è la descrizione più chiara e dettagliata di come funziona la Massoneria che lui ha frequentato per 15 anni. Tutto viene spiegato: riti, iniziazione, ragioni, finalità, metodo di controllo, corruzione, negoziazione di promozioni agli alti vertici delle aziende, distribuzione illegale di appalti per le opere pubbliche, intimidazione ed eliminazione di personaggi scomodi.

Caillet non cede mai al sensazionalismo né alle teorie cospiratorie, con metodo razionale e argomenti che emergono dalla sua esperienza personale, illustra le meschinità, la bramosia di potere, l'ideologia, e l'ipocrisia di gruppi di persone che si nascondono dietro ad un ridicolo ritualismo sincretista e agnostico.

Altro che ideali umanisti, secondo Caillet, dietro ai principi di liberà, uguaglianza e fraternità, si nasconde un gruppo di persone il cui fine è il raggiungimento del potere e del possesso, cancellando il Dio unico dei Cristiani e proponendo l'adorazione di idoli vari.

Per l'ex Venerabile Maestro, "la Massoneria, in tutte le sue obbedienze, sostiene il relativismo, che colloca tutte le religioni su uno stesso piano. Da ciò si deduce un relativismo morale: nessuna norma morale ha in sé un'origine divina e, quindi, definitiva, intangibile. La sua morale evolve in funzione del consenso delle società".

A questo proposito nel libro il dott. Caillet racconta che la Massoneria francese è stata determinante per l'introduzione dell'aborto libero in Francia nel 1974.

Tra i responsabili di questa legge l'ex Venerabile Maestro indica Jean-Pierre Prouteau, Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, consigliere dell'allora Primo Ministro Jacques Chirac. Il dottor Pierre Simon, Gran Maestro della Grande Loggia di Francia, consigliere di Simone Veil, allora Ministro della Sanità. I politici erano circondati da quelli che venivano chiamati i "Fratelli tre punti", e il disegno di legge sull'aborto venne elaborato rapidamente. I deputati e i senatori massoni di destra e di sinistra votarono all'unanimità.

Secondo Caillet il materialismo e il relativismo morale hanno portato la Massoneria francese a promuovere tutte le leggi che favoriscono il libertinaggio sessuale, il divorzio senza colpa, la contraccezione chimica e meccanica, l'aborto, le unioni civili e omosessuali, la manipolazione degli embrioni, la depenalizzazione delle droghe leggere e la legalizzazione dell'eutanasia.

Nel suo libro "De la vie avant toute autre chose" (Ed. Mazarine) apparso nel 1979 e poi ritirato dalle librerie su indicazione delle autorità massoniche dell'epoca, il Gran Maestro Pierre Simon ha scritto che "è l'intero concetto di famiglia che si sta ribaltando".

Per la sua storia, l'ex Venerabile Maestro è diventato uno dei maggiori esperti di Massoneria nel mondo cattolico. Nella parte finale del libro, in molte conferenze e nel suo sito (http://www.cailletm.com) Maurice spiega che cosa è la Massoneria e perchè è incompatibile con coloro che credono in Gesù Cristo.

Per non aver più paura e per favorire le conversioni Caillet propone una preghiera che recita ogni giorno: "Padre infinitamente buono, tu vedi nel segreto del cuore e delle logge. Tu sai che molti massoni, persi in una filosofia ingannevole, cercano vane verità. Liberali, Signore, dagli spiriti che li traggono in inganno. Che lo Spirito Santo, lo Spirito di verità, investa la loro intelligenza e il loro cuore e riveli loro la Verità iniziale e filiale, l'alfa e l'omega: Tuo Figlio, Gesù il Cristo, la sua Vita, il suo insegnamento: La Buona novella del Tuo Amore".

 


Inviato da iPhone

Il Papa in Gran Bretagna per Newman


Go Back DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Accogliendo gli inviti del Governo di Sua Maestà Elisabetta II Regina del Regno Unito e delle Conferenze Episcopali cattoliche di Inghilterra-Galles e della Scozia, Sua Santità Benedetto XVI compirà un Viaggio Apostolico nel Regno Unito dal 16 al 19 settembre 2010.

Nel corso del viaggio il Santo Padre farà visita a Sua Maestà la Regina nel Palazzo Reale di Holyroodhouse a Edinburgh, presiederà la Celebrazione Eucaristica nel Bellahouston Park di Glasgow, incontrerà i rappresentanti del mondo politico, culturale e imprenditoriale nella Westminster Hall, parteciperà ad una Celebrazione Ecumenica nella Westminster Abbey, presiederà la Celebrazione Eucaristica nella Westminster Cathedral e la Veglia di Preghiera nel Hyde Park a Londra. Infine, presiederà la Celebrazione per il rito di beatificazione del Venerabile Cardinale John Henry Newman nel Cofton Park di Birmingham.


Il Papa sulla fedeltà alla Chiesa e al Papa


Cari fratelli e sorelle, questo fatto ci invita a ricordare quante volte, nella storia della Chiesa, i credenti hanno incontrato ostilità e subito perfino persecuzioni a causa della loro fedeltà e della loro devozione a Cristo, alla Chiesa e al Papa. Noi tutti guardiamo con ammirazione a questi cristiani, che ci insegnano a custodire come un bene prezioso la fede in Cristo e la comunione con il Successore di Pietro e, così, con la Chiesa universale.

Benedetto XVI, catechesi all'udienza generale di mercoledì 7 Luglio 2010

venerdì, luglio 09, 2010

Quando in bioetica ci si cura solo delle conseguenze


Osservatore Romano 10 luglio

Tante tecniche ma poche ragioni

 

di Carlo Bellieni

Il dibattito sull'aborto - basta leggere i giornali - si fa sempre più grave e insieme superficiale:  centrato sulla proliferazione dei mezzi abortivi, senza alcuna attenzione alla prevenzione. Ci si limita cioè a una qualche cura delle conseguenze disinteressandosi delle cause. Al punto che proporre un'alternativa alle donne rasenta il reato:  Tammie Downes, una dottoressa inglese, è stata di recente messa sotto processo (e poi assolta) per aver dissuaso dall'aborto alcune sue assistite.
È storia di questi giorni:  ai vari metodi chirurgici, alla pillola del giorno dopo e alla Ru486 si affianca la pillola da prendere fino a cinque giorni dopo il rapporto, quasi che il dramma dell'aborto si limitasse a un problema di "tecniche". Chi non approva l'aborto finisce così con l'essere risucchiato in un vortice di procedure mediche e di leggi e, combattendo le nuove tecniche dell'aborto solitario, sembra farsi paladino di quelle vecchie.
A questa corsa al ribasso non ci si deve adeguare. Davvero pensiamo che il primo desiderio di una donna la quale scopre di aspettare un figlio non programmato sia quello di trovare un nuovo metodo abortivo? Troppe parole per parlare solo di tecnica; anche il Royal College of Obstetrics and Gynecology britannico ha appena emesso un lungo e ponderoso documento (Fetal awareness) teso a dimostrare che il feto non prova dolore quando viene abortito a sviluppo inoltrato, conclusione inaccettabile dal punto di vista scientifico. Troppe parole, troppe tecniche e troppo scarsa attenzione alle cause che spingono all'aborto.
L'etica che si cura solo delle conseguenze è un male diffuso:  lo ritroviamo nel fine-vita, in cui raramente ci si chiede perché un malato vuole morire, a fronte di mille pazienti nelle stesse condizioni che invece vogliono vivere. Così nel campo degli stupefacenti:  quante pagine sui giornali sulla liberalizzazione delle droghe e quante, invece, sulle motivazioni che portano un ragazzo di quindici anni a drogarsi o a ubriacarsi da solo in un bar? Anche nel campo della fecondazione in vitro si tace sulle cause rimovibili e sempre in aumento della sterilità, mentre si spalancano le porte a tecniche fecondatorie spesso tardive. Come se per il dramma del lavoro si parlasse solo di assegni di disoccupazione e non di come creare nuova occupazione. O, nel caso della malaria, di quanto chinino usare e non di come eliminare le zanzare o creare un vaccino. È un'etica che si ammanta dei panni della libertà, ma genera invece solo solitudine.
Curarsi solo delle conseguenze spesso genera patologia. Parlare di aborto senza dare alternative è contraddire il vissuto di tante donne che hanno abortito e si trovano a fare i conti con conseguenze addirittura psichiatriche, come ha pubblicato in giugno la rivista "Maternal-Fetal and Neonatal Medicine". Indicare la fecondazione in vitro come rimedio contro la sterilità e non rimuoverne le cause genera fatalismo, determina ipermedicalizzazione e di conseguenza delusione; per alcuni una sorta di sindrome da stress, tanto che qualche autore suggerisce - con un ragionamento non condivisibile - che per evitare la delusione inerente a queste pratiche bisognerebbe spiegare ai coniugi, prima che si addentrino in intricati percorsi medici, che fare figli è irrazionale e immorale, e pertanto dissuaderli (Matti Hayry, A rational cure for pre-reproductive stress syndrome, "Journal of Medical Ethics", luglio 2004).
Perché allora si parla sempre e solo di nuove e sempre più ardimentose scorciatoie per eliminare le conseguenze e poco di come curare le cause? La risposta è nel mito postmoderno dell'autodeterminazione:  è preferibile fornire scelte in apparenza facili che si possono percorrere in totale solitudine piuttosto che proporre una concertata solidarietà, la quale potrebbe suggerire scelte che una persona sola e impaurita non prenderebbe. Come se soltanto le scelte prese in solitudine fossero libere e vere.
Ma se ci fosse una forte prevenzione sociale dei fenomeni prima accennati, le scelte estemporanee e le corse "autonome" ai ripari non avrebbero ragione d'essere, ne sarebbe chiaro il limite e non sarebbero più assurte a diritto assoluto, a questione vitale e a simbolo di libertà. A chi brandisce l'autonomia al di là dell'evidenza scientifica, un mondo solidale non piacerebbe.
Si pensi a un'Europa che dedichi personale e budget a rimuovere, culturalmente e strutturalmente, il disagio giovanile invece di moltiplicare i marijuana-café, o che aiuti le donne invece di inventare nuove pillole abortive:  che arma resterebbe a coloro che reclamano il mito dell'autonomia per affermare il valore della solitudine umana assurta a sommo tribunale? Si pensi a un'Europa in cui si dedicassero le energie non solo a moltiplicare le tecniche di fecondazione, ma a curare con altrettanta forza le cause della sterilità, molte delle quali sono culturali:  sarebbe un'Europa solidale che, a differenza dell'attuale, non ci potrebbe venire rinfacciata dai nostri figli, ai quali al momento sa offrire tante tecniche, ma poche ragioni.

giovedì, luglio 08, 2010

Il Musical - Il Gigante Egoista


La Festa termina in bellezza con la messa in scena de “Il Gigante Egoista” di Oscar Wilde. Ormai da alcuni anni, la Compagnia Teatrale “Pochi ma buoni... come i maccheroni” vuole “deliziare” il pubblico della Festa in onore di Pier Giorgio Frassati con una sempre nuova rappresentazione teatrale. Quest’anno, “Il Gigante Egoista” promette grasse risate e, al contempo, grande commozione, il tutto condito con musica e canti a volontà. Già, perché l’opera di Oscar Wilde sarà proposta sottoforma di musical.
Non anticipo nient’altro... questa sera venite e vedrete! In questa bella avventura si sono buttati con grandissima passione molti di noi: adulti, ragazzi e bambini. Tutti si sono spesi veramente al massimo per realizzare questo spettacolo, provando ormai da alcuni mesi. Qualche attore è alle prime armi: ragazzi e ragazze che, alla proposta di recitare, hanno aderito senza esitare, con un impegno ed un entusiasmo davvero trascinatori...e poi si sono rivelati degli ottimi attori!


Claudia Pavone

Vivere festa N°10

Racconto del giorno
IV S.Caterina’s Day
"Quella piccola porta e le sue opere”.

"Quella piccola porta e le sue opere”.E’ stato questo il titolo del IV S.Caterina’s Day, a cui hanno preso parte Paolo Perazzolo,Iole Randazzo, Adriano Di Sisto e Piergiorgio Bighin. Questi nostri amici ci sono venuti a trovare per parlarci delle loro opere e degli avvenimenti accaduti quest’anno. Paolo Perazzolo ha testimoniato la sua esperienza all’interno della Cooperativa don Sandro Dordi mentre Iole ci ha parlato del CDS di Siracusa, delle attività di accoglienza e di educazione, del Banco Alimentare, e dei suoi rapporti con gli altri Centri di Solidarietà della Sicilia. Adriano Di Sisto, che si occupa di inserimento nel mondo del lavoro nei pressi di Arezzo, ci ha fatto capire come sia riuscito a trovare più gusto all’interno del suo contesto lavorativo e di come abbia trovato un metodo nuovo: parlare del lavoro scoprendo la bellezza. Il messaggio che tutti ci hanno portato, infine, è stato di come la nostra amicizia riesca a farci cambiare sguardo, a farci aprire agli altri e ai loro fatti.

Andrea Capriotti

martedì, luglio 06, 2010

Dal prof. Carlo Bellieni - divorzio, gioco


Le Figaro.frLe divorce est socialement contagieux
Il divorzio è contagioso: uno studio mostra che se un amico o un parente divorzia, il vostro rischio di divorziare aumenta di conseguenza. Insomma: l'ambiente ci influenza più delle nostre convinzioni.
 
 
Le Figaro.frParis et jeux en ligne : le cri d'alarme des psychiatres 
Il 5% dei giocatori di poker o altri giochi d'azzardo su internet hanno problemi di dipendenza patologica, come da cocaina. Questo è il grido d'allarme che viene dalla Francia: in Italia vediamo volti noti che li pubblicizzano in TV: e se fossimo più prudenti?


lunedì, luglio 05, 2010

Un vecchio amico ci scrive...

Questo nostro amico è novizio presso i padri Cistercensi di Abbadia di Fiastra e ci ha scritto questa bella lettera che vogliamo condividere con tutti.

Cari Amici TIPI LOSCHI

sono veramente dispiaciuto di non avere partecipato ‘fisicamente’, quest’anno, alla festa del caro Pier Giorgio Frassati…

Dopo avere ascoltato la lettura in capitolo del Martirologio Romano (preceduta dalla lettura della Santa REGOLA di San Benedetto) che ricordava l’anniversario di un giovane laureato in ingegneria che seppe unire allo studio, alla politica , alla montagna… ecc… un grande amore per le opere di carità verso i più poveri di nome Pier Giorgio Frassati, e stimolato soprattutto dalla Parola di Dio del Vangelo odierno, che non poteva non corrispondere al 4 luglio anniversario di Piergiorgio Frassati, volevo condividere con voi amici, come a mio avviso l’amico Pier Giorgio avesse accolto con “CUORE DILATATO”: l’invito, la proposta, l’offerta, il dono che Dio come ‘AGRICOLTORE di un campo immenso, senza limiti’ rivolge al Beato, richiamandolo come operaio alla messe… comel’operaio giovane che semina e cura il terreno… accompagnandolo nella crescita e nella mietitura… insomma, colui che non si tira indietro… colui che non si mette in disparte alla proposta di Cristo, che lo mandò a mietere con la falce della Parola di Dio…del vivere il Vangelo: nella carità, nella fede e nella speranza…verso tutti coloro che egli incontrava, sosteneva e animava di Spirito Santo…

Questo giovane mietitore e operaio ancora oggi, nel cuore di tutti coloro che gli sono Amici, semina il seme della fede cristiana che porta a Dio, ci invita ogni giorno a evangelizzare e a comunicare con perseveranza il Vangelo a tutti e a vivere non di buon umore ma nella gioia, con gioiacon DIO…

Sia per noi tutti <>, sempre viva e interessante la partecipazione e l’ammirazione, alla coltivazione di Dio e sempre confortati dai suoi doni e da coloro che lavorano nel suo campo… gustiamo questa vita terrena ogni giorno, nella certezza che l’azione della fede cambia la vitae sempre riconosciamoci debitori di fronte al Creatore….

L’uomo è infatti incapace di…ViVeRe… da solo

Cari amici LOSCHI, possa in ognuno di voi la presenza di Cristo sbocciare e non morire, nelle opere numerose che la Provvidenza Divina vi dona, in modo particolare nella realizzazione della Scuola Media Chesterton…

(...)

Un caro abbraccio a voi tutti AMICI… e al Serra (in modo particolare… solo perche’ ha la barba…)

Sempre nelle mie preghiere!!! PASQUALE VIVABENE di MONTE

Domenica 4 Luglio

I Tipi Loschi su Avvenire del 4 Luglio 2010


Avvenire 04/07/2010, A26


Nelle Marche rivive la Compagnia dei tipi loschi



DA SAN BENEDETTO DEL TRONTO


SUSANNA FAVIANI


U
ndici giorni di festa possono essere tanti eppure sono pochi se si vuole provare a raccontare in modo completo una personalità poliedrica e prorompente come quella del beato Pier Giorgio Frassati. Per approfondirla ma soprattutto per provare a «imitarlo» nella vita quotidiana, nella diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, sin dal 1993 esiste l'associazione della «Compagnia dei tipi loschi del beato Pier Giorgio Frassati». Il nome non è casuale: la compagnia o società dei tipi loschi era infatti il nome dell'associazione fondata dallo stesso beato, caratterizzata da un sano spirito d'amicizia e d'allegria. Della realtà marc higiana fanno parte «giovani» di tutte le età: dai ragazzi di ieri che adesso sono sposati e che portano i figli a quelli un po' «speciali», magari diversamente abili o con un passato difficile alle spalle. Insieme realizzano spettacoli teatrali, campi estivi e campi scuola, mostre tematiche, conferenze, inviti alle lettura. Ma soprattutto si impegnano nella solidarietà e nella preghiera. «I ragazzi e i giovani della Compagnia dei tipi loschi sono persone semplici – ha detto il vescovo Gervasio Gestori – serene ed entusiaste della vita.

Trovano la loro forza nello stare insieme.

Sono contenti e pregano. E sono orgogliosi di essere cristiani, seguendo l'esempio del beato Pier Giorgio Frassati». Incoraggiata dall'arcivescovo Giuseppe Chiaretti, quando era alla guida delle diocesi di Montalto e Ripatransone-San Benedetto del Tronto, la
Compagnia è stata riconosciuta come «associazione privata di fedeli di dir itto diocesano» da Gestori il 31 gennaio 2004. Lo statuto approvato ad experimentum per cinque anni ha ottenuto l'approvazione definitiva nel 2009. La festa di quest'anno in onore di Frassati è iniziata lo scorso 24 giugno proponendo tutta una serie di iniziative che si sono svolte nella sede, la «Casa San Francesco di Paola» a Grottammare, con giochi , preghiera, conferenze e dibattiti. Tra i temi affrontati, le prime persecuzioni anticristiane ma anche l'esempio di personalità carismatiche come il neo beato Jerzy Popieluszko. Oggi, festa liturgica di Frassati, monsignor Gestori presiederà una celebrazione eucaristica alle 19 sul prato della Casa San Francesco. I Tipi loschi del beato Pier Giorgio Frassati, oltre ad avere un sito internet (www.tipiloschi.com) hanno promosso anche uno spazio web di discussione all'indirizzo http://piergiorgiofrassati.blogspot.com.

Mostre, spettacoli teatrali, conferenze ma soprattutto preghiera e solidar ietà tra le iniziative promosse dall'associazione Gestori: la loro forza nello stare insieme



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Kerala, mano mozzata a un professore cristiano accusato di blasfemia



di Nirmala Carvalho
La vittima è un professore universitario che in un questionario per gli esami aveva “offeso Maometto”. L’estremismo islamico è in crescita nel Kerala: diverse scuole sono costretta a subire pressioni sull’uso del velo. La condanna anche da parte di organizzazioni nazionali musulmane. Sajan K. George: La Sharia non è la legge dell'India.

Ernakulam (AsiaNews) – Un gruppo di sconosciuti ha reciso la mano e parte del braccio destro di un professore universitario, accusato mesi fa di aver diffamato Maometto. L’esecuzione è avvenuta ieri mattina a Muvattupuzha, nel distretto di Ernakulam (Kerala). Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians condanna questo “atto barbaro” e ricorda che “la Sharia non è la legge dell’India”.

Secondo la ricostruzione della polizia, il prof. TJ Joseph, stava tornando con la sua famiglia dal servizio domenicale, quando un gruppo di persone lo accostano con un van Maruti Omni e lo fermano vicino a casa. Dopo aver costretto Joseph a uscire dall’auto, lo attaccano con coltelli e spade, poi gli recidono la mano e parte del braccio destro gettandoli lontano a circa 200 metri.
Il professore è stato trasportato subito in un ospedale di Muvattupuzha e in seguito in un altro specializzato in chirurgia, dove i dottori stanno cercando di ricucire la sua mano mozzata. Il professore ha subito anche altre profonde ferite sul corpo e necessita di diverse chirurgie plastiche.
Joseph, keralese, professore al Newman’s College di Thodupuzha, è libero su cauzione. Lo scorso marzo egli aveva preparato un questionario per gli esami in un collegio privato e secondo i musulmani aveva inserito delle domande offensive verso Maometto.
A causa di una serie di proteste da parte di gruppi islamici, egli è stato sospeso dalla scuola. In seguito, Joseph ha chiesto scusa pubblicamente per il suo “errore non intenzionale”. La madre di Joseph ha affermato che in questi mesi suo figlio ha continuato a ricevere minacce.
Intanto la polizia ha trovato il van degli aggressori, vuoto, e “la targa del veicolo è falsa”, ha detto l’ispettore di polizia P.P.Shams. Alcuni dei fermati sono attivisti appartenenti al Fronte popolare dell’India, un gruppo musulmano di destra, un tempo chiamato il National Development Front, molto forte in Kerala.
La sorella di Joseph, Mary Stella, racconta che “gli assalitori hanno distrutto il vetro della nostra auto e hanno tirato fuori mio fratello per giustiziarlo. La mia povera mamma, anziana, era in macchina con noi ed è stata testimone del crimine”.
Il ministro dell’educazione, M.A. Baby ha condannato l’accaduto, manifestando il suo dispiacere perché alcuni hanno trasformato il questionario degli esami in un problema di scontro interreligioso.
Sajan K. George, presidente del Global Council of India (Gcoi), condanna “l’atto barbaro” e chiede che “gli assalitori vengano portati davanti alla giustizia presto. Spero non avvenga – come di solito – che la denuncia scompaia negli archivi della polizia, a causa di minacce dei militanti islamici del Kerala”.
Sajan K. George dà voce a tutta la società civile che “ha espresso dolore per questi continui attacchi di musulmani contro i cristiani in Kerala. E va ricordato che la legge islamica non è la legge del nostro Paese!”.
Secondo il presidente del Gcoi, in Kerala si assiste a una crescita di estremismo islamico: “Le scuole cristiane sono spesso prese di mira sulla questione del velo o su altro e purtroppo molte scuole soccombono sotto la pressione. Il progetto di questi militanti islamici è provocare pacifiche comunità cristiane e provocare una guerra civile. Il rapido incremento della popolazione musulmana e la loro influenza nelle elezioni fa crescere problemi di sicurezza per i cristiani in tutto il Paese”.
L’esecuzione contro Joseph è stato condannato da molte organizzazioni musulmane, compresi la Indian Union Muslim League (Iuml) e la Jama’at-e-Islami, che chiede una reazione decisa contro i colpevoli. Panakad Hyderali Shiyab Thangal, capo supremo della Iuml, ha domandato anche lui che i colpevoli vengano perseguiti con durezza. E riferendosi al questionario composto da Joseph, ha detto: “Un errore non può essere corretto con un altro errore”.
Il questionario incriminato non aveva però alcuna pretesa di offesa alla religione musulmana. Le autorità del Newman’s College hanno dichiarato ad AsiaNews che nella domanda, il prof. Joseph racconta la storia di un venditore di pesce che, nonostante lavori molto, diviene sempre più povero. Il nome del venditore è Muhammad. Disperato, il venditore prega Dio e domanda a suo fratello il perché della sua situazione. Il fratello risponde a Muhammad: “Perché tu continui a chiamare Dio, Dio, Dio…”. Agli studenti era richiesto di precisare la punteggiatura del racconto.