sabato, maggio 29, 2010

Loschetti con Mastro Maxim durante il corso base di disegno

L'ha detto Pier Giorgio - 31


Berlino, 7 aprile 1921

Carissima,

Grazie del gentile pensiero di avermi comprato una sveglia, ma io ti dovrei tirare un pò le orecchie, perchè come al solito tu sei troppo generosa. M'aveva fatto molto piacere il telegramma ed era già sufficiente per la mia festa. Al the dell'altro giorno mi sono più divertito perchè parecchi specialmente delle Americhe del Sud parlavano italiano. Ieri sono stati a pranzo Chiaraviglio insieme all'on. Bianchi un socialista giolittiamo e De Micheli. Saluti a tutti, baci alla nonna e a te mille baci e ringraziamenti da

Pier Giorgio

Pier Giorgio vivo - 33


"Quando udii parlare di Pier Giorgio per la prima volta, ero si credente, ma la mia fede era sterile, perchè nè governava i miei pensieri, nè ispirava i miei discorsi, nè guidava la mie azioni.Mi trovavo nell'aula di disegno al Politecnico e si attendeva l'assistente. Me ne stavo, come al solito, solo, in disparte, con ostentato disprezzo per tutti i miei compagni di scuola.A un tratto la mia attenzione fu attirata da un giovane robusto e abbronzato in volto, che parlava in un crocchio. M'accorsi che a quei giovani, tutt'altro che cattolici, egli parlava di propaganda e d'azione cattolica.
Non ho più dimenticato quell'episodio.
Rimase per me come il richiamo d'un fratello sconosciuto che m'invitava a rivedere le mie idee, il mio passato, la mia concezione della vita, la mia interpretazione del cristianesimo, che evidentemente non conoscevo, perchè non lo vivevo. Eppure in quel giorno non parlò a me direttamente, e solo più tardi, quando entrai nel circolo Cesare Balbo, seppi chi era e come si chiamava. Gli divenni amico, e io, che ero e che sono tutt'ora così facile allo scoraggiamento, e a lasciarmi prendere dalla tristezza, quand'ero con lui, non sono mai stato triste."

venerdì, maggio 28, 2010

TEMA MEETING 2010

Cari amici,

questo post è per invitare già da adesso tutti voi al Meteting di Rimini. Questo evento è molto a cuore a noi della Cooperativa in quanto è una bella occasione per incontrare i nostri amici sparsi per il mondo, ascoltare bellissime conferenze e visitare bellissime mostre.

Consiglio a tutti di venire. Inoltre quest'anno la nostra Gagliarda Sambenedettese A.S.D. avrà l'occasione di portare la mostra intitolata "Un diavolo di campione, un angelo di uomo – L’avventura umana di Gino Bartali".

Per maggiori informazioni su cosa è il meeting e cosa troverete quest'anno potete visitare il sito: http://www.meetingrimini.org/


Meeting per l’amicizia fra i popoli
XXXI edizione
22-28 Agosto 2010, Rimini Fiera



“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” è il titolo della XXXI edizione del Meeting. Parole che riecheggiano quelle che Albert Camus fa pronunciare all’imperatore Caligola nel suo celebre dramma: “ho provato semplicemente una improvvisa sete di impossibile…ho bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità”. In ogni uomo, di qualsiasi razza, cultura, religione, tradizione alberga questo desiderio di cose grandi, di qualcosa di infinito. Un’aspirazione che l’uomo in tante occasioni tende a trascurare e a dimenticare, complice innanzitutto una certa mentalità che lo considera solo come il risultato di una casualità chimico-biologica o al limite di un processo evolutivo.
Si respira una cultura che tende a cancellare “l’umanità dell’uomo”, il “mancamento e voto” espresso da Leopardi nello Zibaldone. Il rischio è quello che si affermi una concezione puramente materialistica della vita. La provocazione contenuta nel titolo afferma invece il contrario. La natura dell’uomo è innanzitutto il suo cuore che si esprime come desiderio di cose grandi. Il motore di ogni azione umana è questa aspirazione a qualcosa di grande, l’esigenza di qualcosa di infinito. L’uomo è rapporto con l’infinito. E’ questa tensione il tratto inconfondibile dell’umano, la scintilla di ogni azione, dal lavoro alla famiglia, dalla ricerca scientifica alla politica, dall’arte all’affronto dei bisogni quotidiani.
Il Meeting cercherà di documentare come nella realtà di oggi sia innanzitutto necessario partire dall’umanità di ogni persona, facendo dei bisogni e dei desideri degli uomini l’anima delle scelte grandi e di quelle quotidiane. Anche perché solo questo è il punto che accomuna tutti gli uomini ed è pertanto l’inizio anche di un reale dialogo tra i popoli.
L’uomo che considera seriamente la sua umanità è colui che non è mai domo e soddisfatto e che affronta la vita con l’attesa di qualcosa di grande. Scrive Cesare Pavese: “Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?”. L’attesa è la struttura stessa della natura umana, l’essenza dell’anima. I grandi desideri e le grandi aspirazioni non sono un ostacolo o qualcosa che complica l’esistenza, ma sono ciò che rende l’uomo irriducibile
proprio perché essi sono il segno del suo rapporto con l’infinito.


giovedì, maggio 27, 2010

Paddy Moloney (The Chieftains): "La musica del popolo irlandese non morirà mai"


Quest'anno la nostra festa avrà una mostra bellissima che toccherà alcuni degli argomenti ricordati da questa intervista.


Da Il Sussidiario del 27 Maggio 2010

The Chieftains, un nome conosciuto in tutto il mondo, più che un'istituzione della musica e della cultura del popolo d'Irlanda. Nati nel lontano '63 per iniziativa di Paddy Moloney, suonatore ditin whistle, tipico flauto irlandese, hanno saputo raccogliere l’eredità della gloriosa tradizione popolare dell’Isola di Smeraldo e mantenerla viva e rigogliosa, passandone il testimone alle generazioni più giovani.

Negli ultimi anni si sono aperti alle sperimentazioni più ardite, dalle collaborazioni con i grandi del rock (Van Morrison, Mick Jagger, Sting e tanti altri) a dischi che sfociano nella world music.
Ultimo mirabile esempio in questo senso è l’album “San Patricio” (leggi la recensione de Il Sussidiario) inciso insieme all’americano Ry Cooder e a molti musicisti messicani. Un disco che incrocia in maniera stupefacente le tradizioni latina e irlandese.

“San Patricio” è anche una storia di cui nessuno fa più memoria: quella di un gruppo di emigrati irlandesi che passano, nel 1846, a combattere nelle file dei messicani in nome della comune fede cattolica e della resistenza contro gli invasori che vogliono portare via la loro terra, gli americani.

I Chieftains ieri sera hanno incantato Varese, partecipando a “Insubria Terra d’Europa”. Due ore di pura Irlanda, lontana dalle imitazioni: balli coinvolgenti, canti di un popolo che sa fare festa, ricordare i propri caduti e indicare ai più piccoli per cosa val la pena vivere e morire.
Abbiamo approfittato dell'occasione per intervistare l'anima del gruppo, lo storico leader, Paddy Moloney.

Lei suona il tin whistle da quando aveva sei anni e ha fondato il gruppo più importante al mondo di musica irlandese. Cosa ci dice dell'attuale scena musicale irlandese? I giovani credono ancora nella musica tradizionale, formano nuove band o preferiscono inseguire il sogno rock degli U2?

La scena musicale è vivacissima! Non ho più il timore che avevo negli anni Cinquanta o Sessanta che la grande tradizione popolare potesse scomparire. A quei tempi non era molto di moda andare in giro con un violino o una cornamusa sottobraccio.


Oggi sì?

Certo, è cambiato tutto, grazie a persone in gamba e a organizzazioni che hanno ricominciato a mettere in piedi festival e competizioni. Credo che i Chieftains abbiano aiutato parecchio la promozione della musica popolare su base mondiale. La gente si interessa veramente alla musica tradizionale. Pensi che Pierce Brosnan (il James Bond irlandese Nda) ci ha invitati a suonare al suo matrimonio!
Ci sono in giro tanti giovani di talento , solisti e gruppi. Nei nostri 48 anni di carriera, cerchiamo di aiutarli, portandoli in tour con noi o aiutandoli a pubblicare i loro dischi.

Il recente disco “San Patricio” è l’ultimo capitolo della vostra carriera. Cosa sta mantenendo viva la vostra passione dopo tanti anni?


Guardi, non c’è fine a questa passione. Fra due anni saranno cinquant’anni di carriera. Se mi guardo alle spalle quando ho dato vita ai Chieftains a fine anni Cinquanta, cercavo un sound particolare, il “Chieftain sound”, che credo di aver raggiunto nel primo disco. Ne sono seguiti altri 47, di cui un trentina di pura musica tradizionale irlandese, sicuramente il nostro forte. Ma in tutti questi anni è stato bello anche telefonare ad alcuni amici e dire: “Ciao Mick (Jagger Nda), ciao Sting, vi piacerebbe suonare con noi?”. Cose del tipo “Chieftains & Friends”.

Tra tutti questi dischi quale vi rappresenta di più, o state aspettando di incidere il vostro “disco perfetto”?


Il nostro sound è unico, ancora oggi. Siamo un “work in progress”, costantemente, ma con un sound che ci costituisce.
Se prendiamo l'ultimo, “San Patricio”, è un disco che contiene essenzialmente canzoni messicane, ma in ogni pezzo si sente chiaramente la presenza dei Chieftains. Questo album mi ha permesso di raccontare una storia precisa, ma anche di lasciar andare l’immaginazione, come quando ascoltando il disco e chiudendo gli occhi si possono intravedere le navi che lasciano l’Irlanda per il Messico.

“San Patricio” è un disco coraggioso, racconta un fatto rimosso dalla coscienza storica moderna. La storia di una guerra di conquista da parte degli Stati Uniti nei confronti dei territori messicani. Com'è stato accolto il disco in America?

Non volevo fare un disco schierato politicamente. È accaduto realmente, ogni nazione opera ingiustizie nel suo percorso. Poi ci sono quelli come il Generale Grant, impegnato in guerra e poi presidente degli Stati Uniti. Era sempre stato contrario a quella guerra e disse che non avrebbe mai dovuto accadere. È bello poter raccontare questi eventi tragici attraverso le canzoni, la poesia e le danze.

E quale messaggio avete cercato di comunicare con questo disco?


Conobbi questa storia quarant’anni fa. La storia di quest'uomo d'Irlanda, John Riley, che aveva abbandonato l’esercito americano per unirsi a quello irlandese. Divenne il comandante del battaglione San Patricio, condannato all’impiccagione per diserzione. È una storia che nessuno ha mai raccontato. Ebbi modo di conoscerla da un amico che frequentava il Trinity College a Dublino. Ry Cooder, anche lui grande appassionato di questo tipo di storie, ha un profondo affetto per la gente messicana che vive a Los Angeles, perché subiscono molte ingiustizie. Così ha percepito la profonda ingiustizia di quella storia nello stesso modo in cui la sentì John Riley nel 1847 quando si unì all’esercito messicano.

E dal punto di vista strettamente musicale?

Ho cambiato il mio approccio alla musica per questo disco. Ho ascoltato musica eccezionale come quella messicana, che ha un fortissimo legame con l’Europa. Ho percepito che nella musica di allora c’erano queste forti influenze europee. Allora ho deciso di rappresentare musicalmente diverse aeree geografiche del Messico.

Quanto tempo ci è voluto?


Due anni! Ry Cooder è stato importante, ha scritto una bellissima canzone appositamente,Sands of Mexico, e mi ha fatto conoscere la musica mariachi. Si può ascoltare della polka, delle mazurke, il nostro sound irlandese.È stata una sfida davvero affascinante.

Secondo lei la comune appartenenza alla fede cattolica è stato un elemento importante nel mettere insieme irlandesi e messicani contro gli americani?

Assolutamente. Specialmente se si pensa a quello che succedeva in Irlanda quando John Riley se ne andò. Vide la stessa terribile ingiustizia che aveva visto in patria: la terra dei messicani portata via da dei conquistatori. In più era al servizio di generali protestanti che lo obbligavano a sparare sui cattolici messicani.
Tutte cose che lo convinsero a cambiare bandiera. Tutti i suoi soldati vennero impiccati dagli americani, lui riuscì a salvarsi. Andò a Sud, in Messico e scomparve...

(Intervista a cura di Mariangela C. Sullivan)


L'udienza generale di Papa Benedetto XVI del 26 maggio 2010

Il Papa ci ha chiesto di pregare per lui, e noi tipi loschi non lo
deluderemo.

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2010/documents/hf_ben-xvi_aud_20100526_it.html

martedì, maggio 25, 2010

INVITO MEETING 2010

Cari amici,

questo post è per invitare già da adesso tutti voi al Meteting di Rimini. Questo evento è molto a cuore a noi della Compagnia in quanto è una bella occasione per incontrare i nostri amici sparsi per il mondo, ascoltare bellissime conferenze e bellissime mostre.

Consiglio a tutti di venire. Inoltre quest'anno la nostra compagnia avrà uno stand e l'occasione di portare la mostra intitolata "Un diavolo di campione, un angelo di uomo – L’avventura umana di Gino Bartali" fatta dai nostri amici della Gagliarda.

Per maggiori informazioni su cosa è il meeting e cosa troverete quest'anno potete visitare il sito: http://www.meetingrimini.org/

Tema Meeting 2010
Meeting per l’amicizia fra i popoli
XXXI edizione
22-28 Agosto 2010, Rimini Fiera





“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore” è il titolo della XXXI edizione del Meeting. Parole che riecheggiano quelle che Albert Camus fa pronunciare all’imperatore Caligola nel suo celebre dramma: “ho provato semplicemente una improvvisa sete di impossibile…ho bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità”. In ogni uomo, di qualsiasi razza, cultura, religione, tradizione alberga questo desiderio di cose grandi, di qualcosa di infinito. Un’aspirazione che l’uomo in tante occasioni tende a trascurare e a dimenticare, complice innanzitutto una certa mentalità che lo considera solo come il risultato di una casualità chimico-biologica o al limite di un processo evolutivo.
Si respira una cultura che tende a cancellare “l’umanità dell’uomo”, il “mancamento e voto” espresso da Leopardi nello Zibaldone. Il rischio è quello che si affermi una concezione puramente materialistica della vita. La provocazione contenuta nel titolo afferma invece il contrario. La natura dell’uomo è innanzitutto il suo cuore che si esprime come desiderio di cose grandi. Il motore di ogni azione umana è questa aspirazione a qualcosa di grande, l’esigenza di qualcosa di infinito. L’uomo è rapporto con l’infinito. E’ questa tensione il tratto inconfondibile dell’umano, la scintilla di ogni azione, dal lavoro alla famiglia, dalla ricerca scientifica alla politica, dall’arte all’affronto dei bisogni quotidiani.
Il Meeting cercherà di documentare come nella realtà di oggi sia innanzitutto necessario partire dall’umanità di ogni persona, facendo dei bisogni e dei desideri degli uomini l’anima delle scelte grandi e di quelle quotidiane. Anche perché solo questo è il punto che accomuna tutti gli uomini ed è pertanto l’inizio anche di un reale dialogo tra i popoli.
L’uomo che considera seriamente la sua umanità è colui che non è mai domo e soddisfatto e che affronta la vita con l’attesa di qualcosa di grande. Scrive Cesare Pavese: “Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?”. L’attesa è la struttura stessa della natura umana, l’essenza dell’anima. I grandi desideri e le grandi aspirazioni non sono un ostacolo o qualcosa che complica l’esistenza, ma sono ciò che rende l’uomo irriducibile
proprio perché essi sono il segno del suo rapporto con l’infinito.




lunedì, maggio 24, 2010

Tipi loschi dal Papa

Cari amici,
vi riporto un breve video, preso da youtube, in cui durante il Regina Coeli di Domenica 16 Maggio viene ripresa la nostra bandiera.



Un'immagine della cena di beneficenza a favore della nostra scuola Chesterton



Questa è una foto molto "cencia" fatta con il cellulare, ma in questo collegamento del sito degli amici di Piceno Bello troverete delle foto splendide!

sabato, maggio 22, 2010

Dal prof. Carlo Bellieni

 

Il Sole 24 OREÈ polemica in Gran Bretagna per la campagna tv pro aborto


La rete Marie Stopes International, che gestisce in GB 8 cliniche per aborti, fa partire una campagna pubblicitaria pro-aborto in TV. Sapete chi era Marie Stopes? Riporta il Daily Mail, che era un'appassionata ammiratrice di, indovinate? Adolf Hitler, cui mandò una lettera d'amore e un libro di poesie. Diseredò la figlia perché aveva sposato un uomo con forte miopia e lasciò is uoi beni in gran parte all'Eugenic Society. Le cliniche pro-aborto sono intitolate a questa signora. Complimenti.

giovedì, maggio 20, 2010

20 anni dalla beatificazione di Pier Giorgio


Oggi è il 20 maggio e ricorrono venti anni dalla beatificazione di Pier Giorgio Frassati. Venti anni fa un piccolo gruppetto di nostri erano in Piazza S. Pietro. Per ricordare questo giorno particolare, invitiamo tutti i nostri amici a recitare, oggi, un Gloria a lui e a leggere un piccolo stralcio dell'omelia di Giovanni Paolo II del 20 maggio 1990 proclamata in occasione della sua beatificazione. Un caro saluto a tutti.

(gg)

"...La fede e la carità, vere forze motrici della sua esistenza, lo resero attivo e operoso nell'ambiente in cui visse, in famiglia e nella scuola, nell'università e nella società; lo trasformarono in gioioso ed entusiasta apostolo di Cristo, in appassionato seguace del suo messaggio e della sua carità".

"Il segreto del suo zelo apostolico e della sua santità, è da ricercare nell'itinerario ascetico e spirituale da lui percorso; nella preghiera, nella perseverante adorazione, anche notturna, del Santissimo Sacramento, nella sua sete della parola di Dio, scrutata nei testi biblici; nella serena accettazione delle difficoltà della vita anche familiari; nella castità vissuta come disciplina ilare e senza compromessi; nella predilezione quotidiana per il silenzio e la "normalità" dell'esistenza".

"Nella sua esistenza la fede si fonde con la carità: saldo nella fede e fattivo nella carità, poiché la fede senza le opere è morta".

"Certo, a uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio Frassati, un giovane moderno pieno di vita, non presenta granché di straordinario. Ma proprio questa è l'originalità della sua virtù, che invita a riflettere e che spinge all'imitazione. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente, tanto che l'adesione al Vangelo si traduce in attenzione amorosa ai poveri e ai bisognosi, in un crescendo continuo sino agli ultimi giorni della malattia che lo porterà alla morte. Il gusto del bello e dell'arte, la passione per lo sport e per la montagna, l'attenzione ai problemi della società non gli impediscono il rapporto costante con l'Assoluto".

(dalla omelia della beatificazione di Giovanni Paolo II, Domenica, 20 maggio 1990)

domenica, maggio 16, 2010

I Tipi Loschi si satollano a Piazza San Pietro

Il Papa!

video

Brevi interviste al Raduno dal Papa

video

Papist Clan Losco at Pope's gathering

Loschi e Losca Bandiera al raduno di piazza San Pietro oggi 16 Maggio 2010

sabato, maggio 15, 2010

Un'immagine della Serata Chesterton del 15 maggio 2010

L'ha detto Pier Giorgio - 30

Cara mamma,

mi rincresce, anzi mi ha fatto molto pena, che tu pensi simili cose non vere. I consigli della mamma sono sempre i più saggi e sono sempre buoni, anche quando uno è gia vecchio. Quest'anno tu sei stata molto lontana da me ed io ho potuto apprezzare cosa vuol dire non avere la mamma vicino che ci sgrida ogni tanto, ma che alla sera ci dà il bacio e la sua benedizione. Purtroppo, cara mamma, non posso essere con voi a pollone; un pò è colpa mia per il grave difetto di essere un pò troppo lungo, un pò è colpa degli studi assai seri. Il terz'anno è un osso duro e bisogna far molti sacrifici per giungere sicuri alla meta. ma non lamentiamoci, perchè in questa vita vi sono delle miserie maggiori. Cara mamma, scusami ancora di tutti i piccoli dispiaceri che ti ho dato, ma sta' pur certa che se qualche volta ho mancato verso di te, in avvenire cercerò di far meglio, perchè a te penso sovente e prego Iddio, che ti dia quelle consolazioni che io peri miei difetti non possodarti,pur volendoti un gran bene. Baci a te e a zia.
Pier Giorgio

Pier Giorgio vivo - 32


Meravigliosa era poi la sua perfetta correttezza morale in tutta quella gioia, in quel chiasso e in quegli scherzi: correttezza che non solo praticava, ma espressamente dichiarava di voler praticare.Nel ritorno dall'ultima gita sciistica del suo ultimi inverno, fu udito esprimere certe idee sull'allegria studentesca. Egli vi poneva un limite e dichiarava di voler fare il possibile perchè anche i suoi amici non lo oltrepassassero. Su di un punto, per attestazione unanime di amici e compagni, non scherzò mai: sull'amore. E la sorella dice che i giovanotti e uomini maturi si rivolgeranno a lui per sapere se potevano fare questo o quello scherzo alle compagne di gita.
Perciò a dare ragione di quella inestinguibile gioia del vivere serve distinguere, unita a quella naturale, una radice soprannaturale, per cui la gioia, continuando a essere cosa buona, cominciava a diventare una virtù.

giovedì, maggio 13, 2010

L'omelia di Papa Benedetto XVI per la Santa Messa sul sagrato della Basilica di Fatima, oggi 13 Maggio 2010

Cari pellegrini,

«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore » (Is 61, 9). Così iniziava la prima lettura di questa Eucaristia, le cui parole trovano mirabile compimento in questa assemblea devotamente raccolta ai piedi della Madonna di Fatima. Sorelle e fratelli tanto amati, anch’io sono venuto come pellegrino a Fatima, a questa «casa» che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni. Sono venuto a Fatima per gioire della presenza di Maria e della sua materna protezione. Sono venuto a Fatima, perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa pellegrinante, voluta dal Figlio suo quale strumento di evangelizzazione e sacramento di salvezza. Sono venuto a Fatima per pregare, con Maria e con tanti pellegrini, per la nostra umanità afflitta da miserie e sofferenze. Infine, sono venuto a Fatima, con gli stessi sentimenti dei Beati Francesco e Giacinta e della Serva di Dio Lucia, per affidare alla Madonna l’intima confessione che «amo», che la Chiesa, che i sacerdoti «amano» Gesù e desiderano tenere fissi gli occhi in Lui, mentre si conclude quest’Anno Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di Maria i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i missionari e tutti gli operatori di bene che rendono accogliente e benefica la Casa di Dio.

Essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto… Stirpe che il Signore ha benedetto sei tu, amata diocesi di Leiria-Fatima, con il tuo Pastore Mons. Antonio Marto, che ringrazio per il saluto rivoltomi all’inizio e per ogni premura di cui mi ha colmato, anche mediante i suoi collaboratori, in questo santuario. Saluto il Signor Presidente della Repubblica e le altre autorità al servizio di questa gloriosa Nazione. Idealmente abbraccio tutte le diocesi del Portogallo, qui rappresentate dai loro Vescovi, e affido al Cielo tutti i popoli e le nazioni della terra. In Dio, stringo al cuore tutti i loro figli e figlie, in particolare quanti di loro vivono nella tribolazione o abbandonati, nel desiderio di trasmettere loro quella speranza grande che arde nel mio cuore e che qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile. La nostra grande speranza getti radici nella vita di ognuno di voi, cari pellegrini qui presenti, e di quanti sono uniti con noi attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé. Avendo sperimentato la misericordia e la consolazione di Dio che non lo aveva abbandonato lungo il faticoso cammino di ritorno dall’esilio di Babilonia, il popolo di Dio esclama: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio» (Is 61,10). Figlia eccelsa di questo popolo è la Vergine Madre di Nazaret, la quale, rivestita di grazia e dolcemente sorpresa per la gestazione di Dio che si veniva compiendo nel suo grembo, fa ugualmente propria questa gioia e questa speranza nel cantico del Magnificat: «Il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore». Nel frattempo Ella non si vede come una privilegiata in mezzo a un popolo sterile, anzi profetizza per loro le dolci gioie di una prodigiosa maternità di Dio, perché «di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1, 47.50).

Ne è prova questo luogo benedetto. Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora «venuta dal Cielo», come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana. Un’esperienza di grazia che li ha fatti diventare innamorati di Dio in Gesù, al punto che Giacinta esclamava: «Mi piace tanto dire a Gesù che Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere un fuoco nel petto, ma non mi brucio». E Francesco diceva: «Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!» (Memorie di Suor Lucia, I, 42 e 126).

Fratelli, nell’udire queste innocenti e profonde confidenze mistiche dei Pastorelli, qualcuno potrebbe guardarli con un po’ d’invidia perché essi hanno visto, oppure con la delusa rassegnazione di chi non ha avuto la stessa fortuna, ma insiste nel voler vedere. A tali persone, il Papa dice come Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?» (Mc 12,24). Le Scritture ci invitano a credere: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20, 29), ma Dio – più intimo a me di quanto lo sia io stesso (cfr S. Agostino, Confessioni, III, 6, 11) – ha il potere di arrivare fino a noi, in particolare mediante i sensi interiori, così che l’anima riceve il tocco soave di una realtà che si trova oltre il sensibile e che la rende capace di raggiungere il non sensibile, il non visibile ai sensi. A tale scopo si richiede una vigilanza interiore del cuore che, per la maggior parte del tempo, non abbiamo a causa della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima (cfr Commento teologico del Messaggio di Fatima, anno 2000). Sì! Dio può raggiungerci, offrendosi alla nostra visione interiore.

Di più, quella Luce nell’intimo dei Pastorelli, che proviene dal futuro di Dio, è la stessa che si è manifestata nella pienezza dei tempi ed è venuta per tutti: il Figlio di Dio fatto uomo. Che Egli abbia il potere di infiammare i cuori più freddi e tristi, lo vediamo nei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,32). Perciò la nostra speranza ha fondamento reale, poggia su un evento che si colloca nella storia e al tempo stesso la supera: è Gesù di Nazaret. E l’entusiasmo suscitato dalla sua saggezza e dalla sua potenza salvifica nella gente di allora era tale che una donna in mezzo alla moltitudine – come abbiamo ascoltato nel Vangelo – esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato». Tuttavia Gesù rispose: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27.28). Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la fiamma della fede? La fede in Dio apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo.

«Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, […] essi sono la stirpe benedetta dal Signore» (Is 61,9) con una speranza incrollabile e che fruttifica in un amore che si sacrifica per gli altri ma non sacrifica gli altri; anzi – come abbiamo ascoltato nella seconda lettura – «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7). Di ciò sono esempio e stimolo i Pastorelli, che hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio. La Madonna li ha aiutati ad aprire il cuore all’universalità dell’amore. In particolare, la beata Giacinta si mostrava instancabile nella condivisione con i poveri e nel sacrificio per la conversione dei peccatori. Soltanto con questo amore di fraternità e di condivisione riusciremo ad edificare la civiltà dell’Amore e della Pace.

Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).

Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.

[00686-01.01] [Testo originale: Portoghese]

Papa Benedetto XVI oggi 13 Maggio 2010 su Fatima - Chi ha orecchi, intenda.

“Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).
Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo. In quel tempo erano soltanto tre, il cui esempio di vita si è diffuso e moltiplicato in gruppi innumerevoli per l’intera superficie della terra, in particolare al passaggio della Vergine Pellegrina, i quali si sono dedicati alla causa della solidarietà fraterna. Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.

Padre Aldo Trento a Fermo

mercoledì, maggio 12, 2010

Annunziare di nuovo con vigore e gioia l'evento della morte e risurrezione di Cristo


“Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido? Affinché ciò non accada, bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano“.

Benedetto XVI durante la messa celebrata in Piazza del Commercio a Lisbona, 11 Maggio 2010.

Domenica 16 Maggio 2010 tutti dal Papa!

Domenica 16 Maggio 2010 i Tipi Loschi saranno tutti dal Papa per la recita del Regina Coeli, a mezzogiorno.

Vi aspettiamo lì.

lunedì, maggio 03, 2010

Tanti auguri di buon compleanno a Francesco "Beccio" Sterlicchio!

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VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A TORINO (2 MAGGIO 2010)

Vi mettiamo a disposizione l'intero discorso (molto molto bello) fatto da Benedetto XVI ai giovani di Torino ieri domenica 2 Maggio 2010, discorso in cui ha citato Pier Giorgio Frassati e quello che noi consideriamo il nostro motto (oltre che la testata del nostro bellissimo mensile - il neretto è nostro!):

  • INCONTRO CON I GIOVANI IN PIAZZA SAN CARLO

    Alle ore 16.30, in Piazza San Carlo, il Papa incontra i giovani dell’Arcidiocesi di Torino e delle diocesi limitrofe.
    Dopo l’introduzione dell’Arcivescovo di Torino Card. Severino Poletto e il saluto di due ragazzi in rappresentanza di tutti i presenti, il Papa rivolge ai giovani il seguente discorso:

    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Cari giovani di Torino!
    Cari giovani che venite dal Piemonte e dalle Regioni vicine!

    Sono veramente lieto di essere con voi, in questa mia visita a Torino per venerare la sacra Sindone. Vi saluto tutti con grande affetto e vi ringrazio per l’accoglienza e per l’entusiasmo della vostra fede. Attraverso di voi saluto l’intera gioventù di Torino e delle Diocesi del Piemonte, con una preghiera speciale per i giovani che vivono situazioni di sofferenza, di difficoltà e di smarrimento. Un particolare pensiero e un forte incoraggiamento rivolgo a quanti fra voi stanno percorrendo il cammino verso il sacerdozio, la vita consacrata, come pure verso scelte generose di servizio agli ultimi. Ringrazio il vostro Pastore, il Cardinale Severino Poletto, per le cordiali espressioni che mi ha rivolto e ringrazio i vostri rappresentanti che mi hanno manifestato i propositi, le problematiche e le attese della gioventù di questa città e di questa regione.

    Venticinque anni fa, in occasione dell’Anno Internazionale della Gioventù, il venerabile e amato Giovanni Paolo II indirizzò una Lettera apostolica ai giovani e alle giovani del mondo, incentrata sull’incontro di Gesù col giovane ricco di cui ci parla il Vangelo (Lettera ai Giovani, 31 marzo 1985). Proprio partendo da questa pagina (cfr Mc 10,17-22; Mt19,16-22), che è stata oggetto di riflessione anche nel mio Messaggio di quest’anno per la Giornata Mondiale della Gioventù, vorrei offrirvi alcuni pensieri che spero possano aiutarvi nella vostra crescita spirituale e nella vostra missione all’interno della Chiesa e nel mondo.

    Il giovane del Vangelo - lo sappiamo - chiede a Gesù: "Che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Oggi non è facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perché la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta, e anche molto velocemente. "Cambiare" è diventata, in molti casi, la parola d’ordine, l’esercizio più esaltante della libertà, e in questo modo anche voi giovani siete portati spesso a pensare che sia impossibile compiere scelte definitive, che impegnino per tutta la vita. Ma è questo il modo giusto di usare la libertà? E’ proprio vero che per essere felici dobbiamo accontentarci di piccole e fugaci gioie momentanee, le quali, una volta terminate, lasciano l’amarezza nel cuore? Cari giovani, non è questa la vera libertà, la felicità non si raggiunge così. Ognuno di noi è creato non per compiere scelte provvisorie e revocabili, ma scelte definitive e irrevocabili, che danno senso pieno all’esistenza. Lo vediamo nella nostra vita: ogni esperienza bella, che ci colma di felicità, vorremmo che non avesse mai termine. Dio ci ha creato in vista del "per sempre", ha posto nel cuore di ciascuno di noi il seme per una vita che realizzi qualcosa di bello e di grande. Abbiate il coraggio delle scelte definitive e vivetele con fedeltà! Il Signore potrà chiamarvi al matrimonio, al sacerdozio, alla vita consacrata, a un dono particolare di voi stessi: rispondetegli con generosità!

    Nel dialogo con il giovane, che possedeva molte ricchezze, Gesù indica qual è la ricchezza più importante e più grande della vita: l’amore. Amare Dio e amare gli altri con tutto se stessi. La parola amore - lo sappiamo - si presta a varie interpretazioni ed ha diversi significati: noi abbiamo bisogno di un Maestro, Cristo, che ce ne indichi il senso più autentico e più profondo, che ci guidi alla fonte dell’amore e della vita. Amore è il nome proprio di Dio. L'Apostolo Giovanni ce lo ricorda: "Dio è amore", e aggiunge che "non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio". E "se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri" (1Gv 4,8.10.11). Nell’incontro con Cristo e nell’amore vicendevole sperimentiamo in noi la vita stessa di Dio, che rimane in noi con il suo amore perfetto, totale, eterno (cfr 1Gv 4,12). Non c'è nulla, quindi, di più grande per l'uomo, un essere mortale e limitato, che partecipare alla vita di amore di Dio. Oggi viviamo in un contesto culturale che non favorisce rapporti umani profondi e disinteressati, ma, al contrario, induce spesso a chiudersi in se stessi, all’individualismo, a lasciar prevalere l’egoismo che c’è nell’uomo. Ma il cuore di un giovane è per natura sensibile all’amore vero. Perciò mi rivolgo con grande fiducia a ciascuno di voi e vi dico: non è facile fare della vostra vita qualcosa di bello e di grande, è impegnativo, ma con Cristo tutto è possibile!

    Nello sguardo di Gesù che fissa - come dice il Vangelo - con amore il giovane, cogliamo tutto il desiderio di Dio di stare con noi, di esserci vicino; c’è un desiderio di Dio del nostro sì, del nostro amore. Sì, cari giovani, Gesù vuole essere vostro amico, vostro fratello nella vita, il maestro che vi indica la via da percorrere per giungere alla felicità. Egli vi ama per quello che siete, nella vostra fragilità e debolezza, perché, toccati dal suo amore, possiate essere trasformati. Vivete questo incontro con l'amore di Cristo in un forte rapporto personale con Lui; vivetelo nella Chiesa, anzitutto nei Sacramenti. Vivetelo nell’Eucaristia, in cui si rende presente il suo Sacrificio: Egli realmente dona il suo Corpo e il suo Sangue per noi, per redimere i peccati dell’umanità, perché diventiamo una cosa sola con Lui, perché impariamo anche noi la logica del donarsi. Vivetelo nella Confessione, dove, offrendoci il suo perdono, Gesù ci accoglie con tutti i nostri limiti per darci un cuore nuovo, capace di amare come Lui. Imparate ad avere familiarità con la parola di Dio, a meditarla, specialmente nella lectio divina, la lettura spirituale della Bibbia. Infine, sappiate incontrare l’amore di Cristo nella testimonianza di carità della Chiesa. Torino vi offre, nella sua storia, splendidi esempi: seguiteli, vivendo concretamente la gratuità del servizio. Tutto nella comunità ecclesiale deve essere finalizzato a far toccare con mano agli uomini l’infinita carità di Dio.

    Cari amici, l’amore di Cristo per il giovane del Vangelo è il medesimo che egli ha per ciascuno di voi. Non è un amore confinato nel passato, non è un’illusione, non è riservato a pochi. Voi incontrerete questo amore e ne sperimenterete tutta la fecondità se con sincerità cercherete il Signore e se vivrete con impegno la vostra partecipazione alla vita della comunità cristiana. Ciascuno si senta "parte viva" della Chiesa, coinvolto nell’opera di evangelizzazione, senza paura, in uno spirito di sincera armonia con i fratelli nella fede e in comunione con i Pastori, uscendo da una tendenza individualista anche nel vivere la fede, per respirare a pieni polmoni la bellezza di far parte del grande mosaico della Chiesa di Cristo.

    Questa sera non posso non additarvi come modello un giovane della vostra Città: il beato Piergiorgio Frassati, di cui quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della beatificazione. La sua esistenza fu avvolta interamente dalla grazia e dall’amore di Dio e fu consumata, con serenità e gioia, nel servizio appassionato a Cristo e ai fratelli. Giovane come voi visse con grande impegno la sua formazione cristiana e diede la sua testimonianza di fede, semplice ed efficace. Un ragazzo affascinato dalla bellezza del Vangelo delle Beatitudini, che sperimentò tutta la gioia di essere amico di Cristo, di seguirlo, di sentirsi in modo vivo parte della Chiesa. Cari giovani, abbiate il coraggio di scegliere ciò che è essenziale nella vita! "Vivere e non vivacchiare" ripeteva il beato Piergiorio Frassati. Come lui, scoprite che vale la pena di impegnarsi per Dio e con Dio, di rispondere alla sua chiamata nelle scelte fondamentali e in quelle quotidiane, anche quando costa!

    Il percorso spirituale del beato Piergiorgio Frassati ricorda che il cammino dei discepoli di Cristo richiede il coraggio di uscire da se stessi, per seguire la strada del Vangelo. Questo esigente cammino dello spirito voi lo vivete nelle parrocchie e nelle altre realtà ecclesiali; lo vivete anche nel pellegrinaggio delle Giornate Mondiali della Gioventù, appuntamento sempre atteso. So che vi state preparando al prossimo grande raduno, in programma a Madrid nell’agosto 2011. Auspico di cuore che tale straordinario evento, al quale spero possiate partecipare in tanti, contribuisca a far crescere in ciascuno l’entusiasmo e la fedeltà nel seguire Cristo e nell’accogliere con gioia il suo messaggio, fonte di vita nuova.

    Giovani di Torino e del Piemonte, siate testimoni di Cristo in questo nostro tempo! La sacra Sindone sia in modo del tutto particolare per voi un invito ad imprimere nel vostro spirito il volto dell’amore di Dio, per essere voi stessi, nei vostri ambienti, con i vostri coetanei, un’espressione credibile del volto di Cristo. Maria, che venerate nei vostri Santuari mariani, e san Giovanni Bosco, Patrono della gioventù, vi aiutino a seguire Cristo senza mai stancarvi. E vi accompagnino sempre la mia preghiera e la mia Benedizione, che vi dono con grande affetto. Grazie per la vostra attenzione!

    [00619-02.01] [Testo originale: Italiano]


  • domenica, maggio 02, 2010

    Pinocchio, l'ultima nostra produzione teatrale!

    Sentiero Frassati anche in Romagna

    http://www.romagnaoggi.it/ravenna/2010/4/27/159179/

    In Romagna continuano i Sentieri Frassati.

    Leggete il collegamento qui sopra.

    Da Il Giornale del 2 Maggio 2010

    Il Papa indica Pier Giorgio ai giovani e dice di "vivere e non vivacchiare"!

    Ai giovani: "Non vivacchiate, fate scelte per sempre"Vivere e non "vivacchiare"; fare scelte "definitive" e non "provvisorie e revocabili", perchè la libertà non consiste nel cambiare. È quanto ha detto stasera papa Benedetto XVI ai giovani di Torino, incontrati in piazza San Carlo. In particolare, Ratzinger ha citato i giovani che "vivono situazioni di sofferenza , di difficoltà e di smarrimento". Più volte il suo discorso è stato interrotto dagli applausi da una piazza affollata, nonostante scrosci di pioggia. "Oggi - ha detto il Papa - non è facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perchè la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta e anche molto velocemente". "Cambiare è diventata, in molti casi, la parola d'ordine, l'esercizio più esaltante della libertà", ha osservato. "Cari giovani - ha subito ammonito - non è questa la vera libertà, la felicità non si raggiunge così. Ognuno di noi è creato non per compiere scelte provvisorie e revocabili ma scelte definitive e irrevocabili», nel matrimonio come nella vita consacrata. Poi, citando il beato Pier Giorgio Frassati, un giovane di Torino portato agli onori degli altari 20 anni fa, Ratzinger ha formulato un'ultima raccomandazione: dovete «vivere e non vivacchiare".


    Dal prof. Carlo Bellieni


    The Independent'Our first year with our brain damaged daughter has been one of small triumphs and huge fun'
    La scrittrice inglese Stacie Lewis ha da un anno un figlio; che ha un danno Birthday wishes: Stacie Lewis with her daughter May, who had her first birthday party last week cerebrale. In questo articolo (e nel libro Taking the Plunge) racconta come questo sia tutto tranne che la fine della vita. "Non so cosa la vita abbia in serbo per lei. la bambina della mia immaginazione è scomparsa un anno fa. Al suo posto ho qualcosa di completamente diverso che adoro. Una sfida, sì. Una disgrazia, no. Grigiore? Mai."

    Splendida serata di musica, spettacolo e solidarietà organizzata dalla cooperativa Spes contra Spem.

     
     
    L'iniziativa "Assaggio di Maggio" si terrà il 3 maggio 2010
     alTeatro Sette  in via Benevento, 23 alle ore 21.00.
     
     
    Parteciperanno all'evento due grandi cori
    che da anni ci sostengono:
    il Coro PolifonicoGià-Quinto e
    l' Ensemble Vocale Note…volmente.
     
     
    Inoltre, si esibiranno anche alcune persone
     che vivono nelle nostre case famiglia e che,
     ormai da anni, fanno parte delle Compagnia Teatro Buffo.