martedì, novembre 09, 2010

Nuovi attacchi ai cristiani a una settimana dalla strage di Baghdad


di Layla Yousif Rahema
Uccisi ieri due fedeli a colpi d'arma da fuoco a Baghdad. Imam musulmani a Kirkuk condannano le violenze contro la Chiesa e chiedono di preservare il "mosaico iracheno". Accordo sul nuovo governo dopo otto mesi di stallo politico. Ieri la prima messa nella cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso dopo il massacro del 31 ottobre.

Baghdad (AsiaNews) – Nuovo attentato ai cristiani d'Iraq, una settimana dopo la strage nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad. Due fedeli sono stati uccisi ieri, 7 novembrea Baghdad: Louay Daniel Yacoub, 49 anni, era davanti all'ingresso del suo appartamento quando sconosciuti lo hanno freddato a colpi d'arma da fuoco. Un altro cristiano è stato ucciso lo stesso giorno, ma di lui non si conosce ancora l'identità. Lo riferiscono fonti locali diAsiaNews, anonime per motivi di sicurezza.

I cristiani sotto attacco in Iraq raccolgono la solidarietà e la vicinanza della comunità musulmana. Lo scorso 5 novembre, durante la preghiera del venerdì, tutte le moschee a Kirkuk hanno condannato il "barbarico attentato" contro la chiesa della capitale. Il sindaco e gli sheikh delle tribù arabe, curde e turkmene sono andati a fare le condoglianze e a portare la loro solidarietà all'arcivescovado caldeo della città. Il giorno successivo, imam sunniti e sciiti della città dell'Iraq del nord hanno condannato anche loro, insieme all'arcivescovo mons. Louis Sako, la strage che a Baghdad il 31 ottobre ha tolto la vita a oltre 50 persone. I responsabili religiosi musulmani hanno chiesto a gran voce che venga preservato il "mosaico iracheno" di etnie e religioni.

Gli stessi imam hanno chiesto ai musulmani di proteggere i cristiani, che sono un "modello  di lealtà", e lanciato un appello perché gli iracheni tutti non cedano alla paura e non lascino il loro Paese.

Le violenze in Iraq avrebbero accelerato la formazione del nuovo governo iracheno, in stallo dopo otto mesi dalle elezioni. Secondo quanto ha dichiarato il portavoce del governo Ali al Dabbagh, si sarebbe arrivati a un accordo per un esecutivo di unità nazionale. Lo sciita Nouri al Maliki rimarrebbe premier, dopo aver conquistato il sostegno del partito laico sunnita-sciita Iraqiya guidato dal rivale ex premier Iyad Allawi, nonché vincitore alle urne a marzo. A quest'ultima formazione andrà "la guida del Parlamento".  Anche la presidenza rimarrebbe invariata: in carica si conferma Jalal Talabani, come unico candidato dell'Alleanza curda. Gli Usa non hanno ancora confermato la notizia, ma invitano le autorità irachene a formare un governo "inclusivo".

I cristiani di Baghdad hanno assistito ieri alla prima messa celebrata nella cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso dopo il massacro del 31 ottobre. All'interno nessun banco, nessuna sedia: lungo la navata centinaia di candele sono state posate a terra, formando una grande croce in mezzo alla quale erano stati posti i nomi dei 46 fedeli vittime del massacro di domenica scorsa. ''Oggi noi preghiamo per coloro che ci hanno aggredito, che hanno attaccato la nostra chiesa e ucciso i padri Thaher e Wassim'', ha detto nell'omelia padre Mukhlas Habbash, citando i nomi dei due preti di 32 e 27 anni uccisi sette giorni fa. I loro volti sorridenti sono presenti nei poster affissi ai muri della cattedrale, anneriti e crivellati di pallottole.