venerdì, settembre 24, 2010

La recensione del libro di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro "Viva il Papa!" a cura di Fabio Trevisan

VIVA IL PAPA !

 

L'esclamazione: "Viva il Papa!" ci riporta direttamente allo strepito ed alla gioia popolare che si raccolgono in Piazza S. Pietro ogniqualvolta il Pontefice si affaccia al davanzale della finestra.

Nel libro di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro ("Viva il Papa!" edito da Vallecchi), all'acclamante grido di giubilo si accompagna un sottotitolo: "Perché lo attaccano, perché lo difendono" con il quale viene analizzata l'origine della veemenza anti-papale nell'ineluttabilità dello scontro tra le forze in campo.

Spicca, in questa preziosa indagine, la capacità di "leggere" la presenza di Dio nella storia ed il Suo disegno provvidenziale attraverso i fatti di cronaca che accompagnano, spesso in modo inquietante, il pontificato di Benedetto XVI.

Nell'esporre le ragioni per difendere l'attuale regnante Pontefice, gli Autori hanno il merito di ricondurci così, fin dall'introduzione, al significato primigenio della battaglia tra il Signore dell'universo e il Principe di questo mondo, tra il Papa e il mondo. Mondo chiaramente inteso come regno laicista secolarizzato dove si sperimenta l'espulsione di Dio e dei Suoi diritti da ogni sfera della vita dell'uomo (spirituale, culturale, familiare, sociale e dei costumi).

Nella confusione dell'epoca moderna, Gnocchi e Palmaro hanno l'indubbio pregio di calibrare la loro analisi su una teologia della storia che ci ripropone il perenne conflitto fra il Bene e il Male e nel quale la Chiesa vera, quella fondata da Cristo sulla roccia di Pietro, ha un ruolo essenziale per la vita di ogni persona, in quanto strumento, àncora di salvezza per tutte le anime.

Gli Autori iniziano il saggio con due frasi emblematiche tratte dal volume: "La Chiesa Cattolica. Quando tutte le verità si danno appuntamento" del gigante cattolico inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), che compendiano l'impossibilità della Chiesa e della Verità di scendere a compromessi con il Mondo e la Menzogna. Ecco le significative frasi chestertoniane: "Non abbiamo bisogno di una religione che sia nel giusto quando anche noi siamo nel giusto" e : "Quello che ci occorre è una religione che sia nel giusto quando noi abbiamo torto".

Bisogna riconoscere a Gnocchi e Palmaro di aver centrato l'obiettivo, cioè quello di formulare un giudizio critico fondato su una sana teologia cattolica supportata dall'eccellenza dei riferimenti filosofici e letterari ( Robert Hugh Benson, Flannery O' Connor, il già citato Chesterton e altri ancora). Raramente si riscontra nel panorama del giornalismo italiano un'attenzione alla Dottrina ed alla metafisica tomista di tale portata. Nella ricerca della verità e nella passione per la difesa del deposito tradizionale della fede vengono così seguite le parole di Benedetto XVI, come ad esempio quelle pronunciate nell'omelia della Messa di chiusura dell'anno sacerdotale, lo scorso 11 giugno : "Anche la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone con il quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientanti. …Non si tratta di amore se si lascia proliferare l'eresia, il travisamento e il disfacimento della fede…".

Ecco così magistralmente riassunta la salvaguardia dell'ortodossia contro le superbe e mendaci eresie mondane.

Nel primo capitolo: "Il mistero dell'iniquità e "Colui che lo trattiene" si scopre così, citando direttamente gli Autori, che " l'ostacolo alla comparsa dell'Anticristo sta nell'unione e nella sottomissione degli uomini alla Chiesa romana". "Ma – continuando nella citazione – se questo custode, il Papa, viene a essere disconosciuto, messo da parte, rigettato, con lui sparirà anche l'ostacolo e l'Anticristo sarà libero di comparire".

 

Questo severo monito non riguarda soltanto gli acerrimi nemici di Cristo dall'esterno, ma anche  all'interno della Chiesa stessa si annidano i traditori dell'Amore, come ha ricordato l'allora Card. Ratzinger durante la meditazione della nona stazione della Via Crucis del Venerdì Santo del 2005.

Le sue parole rimangono scolpite nella mente per la sconcertante attualità e vengono testualmente riprese nel saggio dagli Autori: "Quanta poca fede c'è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanto autosufficienza!...".

Dinanzi al terribile mistero d'iniquità che ci fa trasalire, nel saggio vengono riportate alla nostra riflessione quei mirabili passaggi del Santo Padre nella prossimità degli auguri natalizi alla curia romana del 22 dicembre 2005, con i quali invitava a sfatare il mito del Concilio Vaticano II, ravvisando nella continuità del magistero della Chiesa e nella difesa del deposito della fede la massima cura e dedizione apostolica. "In altre parole – rammentano Gnocchi e Palmaro – il Papa disse che quanto è cattolico non può mutare, altrimenti, in omaggio al principio di non contraddizione, cattolico non lo sarebbe più".

Gli Autori ci ricordano che i principi logici (principio di identità, di non contraddizione) non si spiegano ulteriormente e sono irriducibili perché stanno, appunto in principio, fondando così il presupposto razionale dell'argomentazione della fede.

Tolti i principi filosofici e la metafisica (il processo di de-ellennizzazione evocato dal Santo Padre) anche la fede vacilla, come ha ben espresso Benedetto XVI nella lectio magistralis di Ratisbona il 12 settembre 2006.

Nel secondo capitolo: "Per il mondo il Papa "buono" è quello morto" gli Autori evidenziano il frutto dell'abbandono della metafisica (filosofia prima) e della ragione filosofica, che è il "pensiero unico dominante di alcune potentissime élite culturali che tengono in pegno i mezzi di comunicazione di massa, le leve della finanza internazionale, le decisioni politiche di carattere sovranazionale".

La sproporzionalità dei mezzi a servizio del maligno non deve però indurci in tentazione e farci disperare, poiché la Verità e l'Amore prevarranno. Solamente ricostituendo l'uomo nella sua organicità e unità sostanziale anima-corpo, fede-ragione, verità-carità è ancora possibile una valenza etica (filosofia seconda). Come giustamente ricordano gli Autori, anche durante il pontificato di Paolo VI, nella tempesta e nell'amarezza seguita alla negativa ricezione dell'Enciclica Humanae Vitae del 1968, il Papa fu oggetto di virulenti attacchi. Confermando la dottrina tradizionale e mantenendo l'unità della persona, anche nell'aspetto procreativo ed unitivo della sessualità così come nel baluardo della famiglia come società naturale tra un uomo e una donna e così per altri aspetti della vita, la Chiesa si espone, ora come adesso, al tiro al bersaglio di una "ragione" che non sa riconoscere il Vero e ad una volontà irrazionale negatrice dell'autentica libertà e dignità della persona.

"Imprimere quindi – come asseriscono gli Autori – il sigillo della continuità con la tradizione millenaria della Chiesa come ha fatto Benedetto XVI è imprimere un sigillo scandaloso".

Scandalosa era la Croce di Cristo per gli stolti ed i pagani di allora, così come è scandaloso il sigillo della continuità della Chiesa di Roma.

Quale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 6 agosto del 2000 il Card. Ratzinger pubblicò la Dichiarazione Dominus Jesus sulla Unicità e universalità della salvezza di Gesù Cristo e della Chiesa, suscitando l'ira e gli improperi di teologi come Hans Kung ed altri del mondo progressista.

 

Nel terzo capitolo: "Non licet esse christianos", Gnocchi e Palmaro, pur considerando i riprovevoli danni perpetrati alla Sposa di Cristo dai casi orribili di pedofilia avvenuti anche all'interno della Chiesa, non mutano l'assioma iniziale di Chiesa perseguitata con quello moderno di Chiesa persecutrice. Gli Autori ammoniscono a non lasciarsi trarre in inganno, ricordando che " intere pagine di storia sono state rimosse, cancellate: dalla Vandea alla guerra di Spagna, dall'Inghilterra al Messico". Riprendendo un'espressione felice di Alain Besancon: "Questo Papa si è dato il compito di restaurare l'intelligenza in seno alla Chiesa", gli Autori ribadiscono che Benedetto XVI oltre che essere il "Papa della ragione" lo è anche della liturgia, come evidenziato dal Motu proprio Summorum pontificum, con il quale si auspica la ripresa della S.Messa secondo il rito antico.

Con il quarto capitolo: "L'eresia del XX secolo" Gnocchi e Palmaro, in continuità con il pensiero metafisico e tradizionale esposto fin dall'inizio, ammoniscono che "se i concetti di natura, sostanza e persona cambiano a seconda delle mode filosofiche, la legge naturale finirà per non avere alcuna consistenza immutabile" non sottomentendosi più umilmente a quell'originaria Legge Divina che Dio ha inscritto nel cuore e nella mente di ogni persona. Le conseguenze devastanti dell'abbandono della legge naturale e della metafisica sono sotto gli occhi di tutto e implicito è l'appello al risveglio cattolico da parte di tutti coloro che amano veramente il Papa e la Chiesa.

Il monito è ripreso nel quinto capitolo: "Le due chiese", laddove un importante prelato come Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste e Presidente dell'Osservatorio internazionale Card.Van Thuan dichiara: "…Si aggiunge ormai da tempo un accanimento contro questo Papa, la cui grandezza provvidenziale è sotto gli occhi di tutti…a questi attacchi fanno tristemente eco quanti non ascoltano il Papa, anche tra ecclesiastici, professori di teologia nei seminari, sacerdoti e laici…non leggono i documenti del suo magistero, scrivono e parlano sostenendo esattamente il contrario di quanto egli dice…". Anche Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro parla esplicitamente di "magistero parallelo": "Dobbiamo ammettere che esistono ormai effettivamente dei magisteri paralleli che indeboliscono dal punto di vista intellettuale, culturale la forza della Chiesa…la pedofilia sfigura certo il volto della Chiesa ma l'eresia la sfigura di più".

Gli Autori ritornano così a ribadire con vigore, anche attraverso le testimonianza di autorevoli Vescovi, l'assunto iniziale e cioè dell'importanza dell'ortodossia e dei mezzi utili per salvaguardarla.

Nel sesto capitolo: "La Grazia, il mezzo e il messaggio", Gnocchi e Palmaro constatano che "l'informazione,ormai, non ha bisogno di fatti veri, si autoalimenta parlando di se stessa, fingendo di raccontare la realtà". La falsificazione mass-mediatica ha contagiato il mondo cattolico e, secondo la tesi degli Autori, ha prodotto il pensiero equivoco, il "bi pensiero". "In assenza di punti di riferimento – si spiega nel libro – muore l'attenzione dell'uomo per la verità e anche la lingua si atrofizza". Ironizzando intelligentemente, gli Autori ci lanciano una saggia provocazione: "Non esistono più il falso e il vero, ma il vero e il "diversamente vero". Ovviamente ancora una volta la frase cozza non solo contro il principio di non contraddizione già evocato, ma anche contro il senso comune. Il titolo del capitolo fa riferimento alla Grazia, la quale non si trasmette, come osservano umoristicamente gli Autori, attraverso il tubo catodico ma quando "il sacerdote versa un po' d'acqua sul capo di un neonato, oppure mediante un'impalpabile ostia consacrata posata sulla lingua di un fedele".

Nell'ottavo capitolo: "Il fumo di Satana nel tempio di Dio" si evidenzia quanto un'affermazione teologica fasulla, quella di Mons. Paul-Joseph Schmitt, vescovo di Metz e incaricato della direzione dottrinale dell'episcopato francese, possa produrre disorientamento e smarrimento.

 

Nel 1967 il Vescovo così si espresse: "La trasformazione del mondo ci indica e ci impone un cambiamento della stessa concezione della salvezza apportata da Gesù…La socializzazione non è soltanto un fatto ineluttabile. E' una grazia".

Durante un discorso ai membri del Pontificio consiglio della cultura nel marzo 2008, Papa Benedetto XVI ha stigmatizzato indirettamente un atteggiamento come quello del vescovo di Metz sopra menzionato: "La secolarizzazione non è soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa…la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli, come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale".

Nell'ultimo capitolo: "Manuale del perfetto papista" viene ripresa un'altra brillante frase di Chesterton: "La Chiesa Cattolica è l'unica cosa in grado di salvare l'uomo da una schiavitù degradante, quella di essere figlio del suo tempo".

In questo brillante saggio e soprattutto in quest'ultimo capitolo, gli Autori stimolano ad alcune prese di posizione in difesa del Pontefice. Pregare intensamente per il Papa, fare celebrare Sante messe in suo favore, difenderlo pubblicamente, amarlo e onorarlo.

Dal punto di vista formativo, affermano giustamente Gnocchi e Palmaro, è indispensabile conoscere la dottrina cattolica, poiché non può esistere un cattolicesimo senza dottrina.

Additando il fine ultimo dell'uomo, salvare la propria anima e vedere Dio faccia a faccia, gli Autori richiamano con forza al cammino che gli uomini devono percorrere per raggiungere quella santità che, pur realizzandosi per mezzo della Grazia, è possibile solo se sapranno riconoscere il bene e il male, il vero e il falso.

 

 

 

FABIO TREVISAN