lunedì, luglio 05, 2010

Ankara, la messa di p. Antuan, primo gesuita turco




di Maria Grazia Zambon

Presenti i fedeli di tutte le confessioni cristiane, responsabili gesuiti dall’Italia e dal Medio oriente e il nunzio apostolico, mons. Lucibello. È diventato cristiano solo 13 anni fa. Fra i suoi progetti: la bioetica e il dialogo fra cristiani e musulmani. Il ricordo di don Andrea Santoro.


Ankara (AsiaNews) - Un evento indimenticabile, ieri, per la piccola e sparuta comunità cristiana di Ankara, radunata nella chiesa di santa Teresa del Bambin Gesù: il primo gesuita di nazionalità turca, Antuan Ilgit, generato alla fede proprio lì, ha celebrato la sua prima Messa.

Molto particolare questa comunità: un gregge - composto da qualche centinaia di persone sparse tra i sei milioni di abitanti di questa metropoli turca - alquanto vario, cristiani di varie confessioni, latini, ma anche armeni e siriaci, sia cattolici che ortodossi. Ieri c’erano proprio tutti a festeggiare con gioia e commozione questo loro figlio.

E’ lo stesso padre Antuan, 38 anni, cittadino turco cresciuto a Mersin, 25 chilometri da Tarso, a ricordare emozionato nella sua prima omelia nella sua lingua natale: “Giusto quindici anni fa conobbi questa comunità. Finita l’università, laureatomi in Scienze economiche ed amministrative, durante il servizio militare qui ad Ankara, cominciai a frequentare questa chiesa. E da qui partii per l’Italia per cominciare il mio cammino presbiterale. Ordinato sacerdote sabato scorso a Roma, dopo averlo desiderato a lungo, eccomi di nuovo a voi, per la mia prima messa”.

Un silenzio solenne, riverente, qualche lacrima di commozione e di orgoglio che comincia a scorrere sul volto dei fedeli. “L’incontro con Gesù il Signore è stato la rivelazione di un amore sconfinato, un amore che mi donava la libertà e la verità che cercavo – prosegue pacato. - La prima reazione è stata quella di voler condividere questa novità con gli altri che non la conoscono. Era difficile poter contenere questa novità solo per me, nascosta in un angolino del mio cuore. E così sono partito per l’Italia, per poter diventare prete, per poter trasmettere agli altri tutto quello che a mia volta avevo ricevuto”.

“Il cammino che oggi mi ha portato a presiedere questa Eucarestia – continua - non è stato facile, ma ora, dopo tante vicissitudini della vita, di gioia e di dolori, è una grazia per me essere qui con voi e un dono grande che Dio fa a questa comunità. Sappiamo che tutto non andrà sempre liscio, ci saranno delle crisi, difficoltà, ma scopriremo anche che non siamo da soli, che siamo e saremo sempre accompagnati da Qualcuno!”.

Con lui a concelebrare i due provinciali gesuiti, p. Carlo Casalone della provincia d’Italia e p. Victor Asuad della provincia del Medio Oriente, i tre gesuiti già presenti ad Ankara e quelli venuti apposta dall’Italia, un suo amico coetaneo e conterraneo cappuccino ora sacerdote e Smirne: un folto presbiterio, radunato attorno a lui in un clima molto familiare e sentito. E a suggellare e confermare questo evento ecclesiale di portata universale, presente anche il Nunzio apostolico di Turchia, mons. Antonio Lucibello.

Al momento della consacrazione, quando il gesuita turco ha alzato il calice davanti ai fedeli inginocchiati, finalmente ha potuto ripetere lui stesso quelle parole che, ascoltate per la prima volta, lo sconvolsero nel profondo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”.

Mangiare, la cosa più elementare e umana che ci sia, è stupefacente che la si possa fare con quanto di più alto e irraggiungibile ci sia: la rivoluzione della sua vita fu lo scoprire che Gesù non è solo un profeta, Dio non è un’entità lontana, irraggiungibile, bensì si rende vicino, si fa uomo tra gli uomini, si fa mangiare per amore di tutti. Mangiare Dio: una cosa impensabile per le categorie islamiche, eppure così affascinante per un giovane, come lui, che voleva capire Dio.

E’ così che p. Antuan, nato e cresciuto musulmano, si è lasciato interrogare nella sua fede e ha cominciato a scoprire il cristianesimo. Lui stesso ci tiene a ribadire continuamente: “È il Signore che mi ha fatto fare un salto di qualità verso la persona di Gesù. Ma non è un passaggio drastico, quanto piuttosto un itinerario lungo e paziente. La mia conversione è stata un perfezionamento della mia fede. La parte islamica del mio percorso per me è molto importante, perché nella fede musulmana il Signore si è rivelato a me, nella fede in un unico Dio. Si è avvicinato a me in questo modo. Non rinuncio a questa parte della mia vita, il cristianesimo è una tappa successiva, è il coronamento di tutto il cammino precedente che considero nel suo insieme come un vero dono”.

Quali i suoi desideri ora? Dopo aver conseguito il baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, ha fatto un anno di studi presso il Pontifico Istituto Orientale e ora proseguirà con la licenza in Teologia Morale indirizzo di bioetica presso l’Accademia Alfonsiana (PUL). “Devo completare gli studi. – confida - È stato accettato il mio progetto di tesi sui temi di inizio vita - come aborto, contraccezione, fecondazione assistita e uso delle cellule staminali - nella bioetica turca, a confronto con il magistero cattolico. Vorrei dare al mio lavoro una chiave di lettura antropologica e religiosa. Studierò le fatwa della Presidenza degli affari religiosi che è un’istituzione ingombrante in un Paese che si dichiara laico. È il primo passo del tipo di dialogo che desidero portare avanti”.

Ma il suo cuore pulsa soprattutto per la sua gente, la sua terra, di cui va altamente fiero. Nella prima lettura della Messa di ieri, tratta dal libro di Isaia si leggeva: “Voi sarete portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò”.

P. Antuan commentava: “Ecco, oggi Dio, con questo amore materno, dona alla sua Chiesa un nuovo sacerdote, sono anni che il Signore non ha fatto mancare sacerdoti, prima assunzionisti e ora gesuiti, che, tra mille difficoltà, con cuore umile e con sacrifici, hanno servito questa nostra chiesa. La piccola comunità di Ankara, ha un grande posto nel cuore di Dio, e Lui ancora una volta dice a tutti voi: ‘Sono con voi, siete pochi, i problemi sono tanti, ma io sono con voi, non vi lascerò soli’”.

Con gratitudine profonda per tutti i sacerdoti stranieri che lo hanno preceduto, ora il suo desiderio più grande è quello di tornare stabilmente nella sua terra, pastore della sua comunità: “Certamente nel mio cuore c’è la Turchia, sicuramente nel mio cuore c’è Ankara. Anch’io come voi sono figlio di questa terra. Noi amiamo questa terra e desideriamo per essa prosperità, unità, pace, fraternità. Se un giorno tornerò qui come sacerdote, aprirò a tutti voi, miei amati fratelli, il mio cuore e le mie braccia”.

La vocazione di P. Antuan è un grande segno di speranza, un seme sbocciato nella terra dove nacquero le prime comunità cristiane e ora provata da mille vicessitudini. Non a caso, sull’immaginetta che ha distribuito alla fine della celebrazione eucaristica, p. Antuan ha messo un frase di don Andrea Santoro: “Sono qui, per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne”.