sabato, marzo 13, 2010

Pier Giorgio vivo - 30

Aveva imparato, per teoria e per pratica, a distinguere fra compagni e amici. Dopo i primi della fanciullezza, altri non se ne fece se non quando si lasciò provvidenzialmente travolgere da quella vampata che fu il movimento giovanile cattolico. Con il crescere della coscienza, crebbe in lui l' intimità con quei compagni di fede e d'azione ch'aveva incontrato nel circolo universitario Cesare Balbo, ai quali bisogna aggiungere tre o quattro studentesse, e fucine, d'identici sentimenti cristiani, che gli furono anche compagne di gite alpine.Intimo e confidente, di pochissimi. In tema di confidenza aveva un fine criterio di scelta, non solo fra persona e persona, ma anche fra cosa e cosa. I compagni di circolo si sentivano attirati verso di lui, per la bontà, la schiettezza del carattere e per la sana allegria. S'accorgevano, quasi per istinto, ch'egli era per loro un fratello, e che si serviva della sua superiorità sociale solo per dare, e, sempre a disposizione di tutti, si considerava come l'ultimo, cui spettasse un unico e naturale compito: sacrificarsi.