lunedì, agosto 31, 2009

Papa: Nelle famiglie il “fertile terreno” per le vocazioni al sacerdozio

Benedetto XVI prende l’esempio di santa Monica, “modello e patrona delle madri cristiane”, che ottenne la conversione e la vocazione per il figlio Agostino. L’educazione nella famiglia fa crescere tutte le vocazioni. Appello in occasione della Giornata per la salvaguardia del creato, dedicata quest’anno all’aria, elemento indispensabile per la vita.


Castel Gandolfo (AsiaNews) – “Quando i coniugi si dedicano generosamente all’educazione dei figli, guidandoli e orientandoli alla scoperta del disegno d’amore di Dio, preparano quel fertile terreno spirituale dove scaturiscono e maturano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Si rivela così quanto siano intimamente legati e si illuminino a vicenda il matrimonio e la verginità, a partire dal loro comune radicamento nell’amore sponsale di Cristo”. Lo ha affermato Benedetto XVI durante la sua riflessione prima dell’Angelus a Castel Gandolfo.

Il pontefice ricorda che proprio in questo Anno sacerdotale occorre pregare perché “per intercessione del Santo Curato d’Ars, le famiglie cristiane divengano piccole chiese, in cui tutte le vocazioni e tutti i carismi, donati dallo Spirito Santo, possano essere accolti e valorizzati”

Per mostrare l’importanza dell’educazione familiare nel far emergere vocazioni consacrate, Benedetto XVI ha preso ad esempio la vita di santa Monica, la madre di sant’Agostino, le cui memorie liturgiche sono state celebrate nei giorni scorsi. Anzi, egli dice che santa Monica è considerata “modello e patrona delle madri cristiane”. “Di lei – continua il pontefice - molte notizie ci vengono fornite dal figlio nel libro autobiografico Le confessioni, capolavoro tra i più letti di tutti i tempi. Qui apprendiamo che sant’Agostino bevve il nome di Gesù con il latte materno e fu educato dalla madre nella religione cristiana, i cui princìpi gli rimarranno impressi anche negli anni di sbandamento spirituale e morale. Monica non smise mai di pregare per lui e per la sua conversione, ed ebbe la consolazione di vederlo ritornare alla fede e ricevere il battesimo. Iddio esaudì le preghiere di questa santa mamma, alla quale il Vescovo di Tagaste aveva detto: “È impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto”. In verità, sant’Agostino non solo si convertì, ma decise di abbracciare la vita monastica e, ritornato in Africa, fondò egli stesso una comunità di monaci. Commoventi ed edificanti sono gli ultimi colloqui spirituali tra lui e la madre nella quiete di una casa di Ostia, in attesa di imbarcarsi per l’Africa. Ormai santa Monica era diventata, per questo suo figlio, “più che madre, la sorgente del suo cristianesimo”. Il suo unico desiderio era stato per anni la conversione di Agostino, che ora vedeva orientato addirittura verso una vita di consacrazione al servizio di Dio. Poteva pertanto morire contenta, ed effettivamente si spense il 27 agosto del 387, a 56 anni, dopo aver chiesto ai figli di non darsi pena per la sua sepoltura, ma di ricordarsi di lei, dovunque si trovassero, all’altare del Signore. Sant’Agostino ripeteva che sua madre lo aveva ‘generato due volte’ ”.

Tutta la storia del cristianesimo, sottolinea il papa, “è costellata di innumerevoli esempi di genitori santi e di autentiche famiglie cristiane, che hanno accompagnato la vita di generosi sacerdoti e pastori della Chiesa”. E cita, oltre a Basilio e Gregorio di Nazianzo (IV secolo), venuti da una “famiglia di santi”, anche i coniugi coniugi Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, vissuti tra la fine del XIX secolo e la metà del 1900, beatificati da Giovanni Paolo II nell’ottobre del 2001.

Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha ricordato che in Italia, il 1° settembre sarà celebrata la Giornata per la salvaguardia del creato, che quest’anno “ha come tema l’importanza dell’aria, elemento indispensabile per la vita”. Il papa sottolinea che l’impegno ecologico ha un valore anche ecumenico, essendo divenuto uno dei campi su cui cattolici, ortodossi e protestanti collaborano con frutto. “Come ho fatto nell’Udienza generale di mercoledì scorso – ha aggiunto - esorto tutti ad un maggiore impegno per la tutela del creato, dono di Dio. In particolare, incoraggio i Paesi industrializzati a cooperare responsabilmente per il futuro del pianeta e perché non siano le popolazioni più povere a pagare il maggior prezzo dei mutamenti climatici.

sabato, agosto 29, 2009

NEWS TIPI LOSCHI NEL MONDO

Carissimi amici, continuano ad arrivare notizie dai vari gruppi (con i quali condividiamo le varie iniziative rivolte a Pier Giorgio) che ci vogliono raccontare come hanno festeggiato il nostro caro beato il 4 luglio (ricorrenza della sua salita in cielo)
Di seguito leggete un'email di una nostra amica Giuseppina Donato e il suo gruppo di amici (Gruppo Pellegrini di Porto) .

Carissima Loretta,

solo oggi riesco a inoltrarti questa mail per informarti che il giorno 4 luglio u.s. io ed il mio gruppo di preghiere, abbiamo festeggiato la ricorrenza dedicata a Pier Giorgio presso il Santuario della Madonna di Porto a Gimigliano.
Partendo da Catanzaro la mattina, abbiamo raggiunto il Santuario percorrendo a piedi i 20 chilometri di distanza e, durante il cammino, abbiamo ininterrottamente pregato e lodato Dio anche per averci fatto conoscere Pier Giorgio al quale noi siamo molto devoti.
Raggiunta la meta siamo stati accolti dal sacerdote, Don Erminio Pinciroli, il quale ha dedicato tutta la messa al beato Pier Giorgio, esponendo anche una Sua foto accanto all'altare.


Durante l'omelia, e non solo, ha sottolineato ai fedeli la sconvolgente carità che ha caratterizzato la vita di Pier Giorgio, invitando tutti a seguire il Suo esempio. Come segno tangibile della nostra devozione abbiamo, a nome del gruppo, nel momento dell'offertorio, consegnato un cesto di doni.
Spero che Pier Giorgio ci dia la possibilità di fortificare le nostre preghiere e, magari, poter realizzare qualcosa insieme.

mercoledì, agosto 26, 2009

L'Udienza generale di papa Benedetto XVI di oggi 26 Agosto 2009

Cari fratelli e sorelle!

Ci avviciniamo ormai alla fine del mese di agosto, che per molti significa la conclusione delle vacanze estive. Mentre si torna alle attività quotidiane, come non ringraziare Iddio per il dono prezioso del creato, di cui è possibile godere, e non solo durante il periodo delle ferie! I differenti fenomeni di degrado ambientale e le calamità naturali, che purtroppo non raramente la cronaca registra, ci richiamano l’urgenza del rispetto dovuto alla natura, recuperando e valorizzando, nella vita di ogni giorno, un corretto rapporto con l’ambiente. Verso questi temi, che suscitano la giusta preoccupazione delle Autorità e della pubblica opinione, si va sviluppando una nuova sensibilità, che si esprime nel moltiplicarsi di incontri anche a livello internazionale.

La terra è dono prezioso del Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, dandoci così i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. E’ proprio a partire da questa consapevolezza, che la Chiesa considera le questioni legate all’ambiente e alla sua salvaguardia intimamente connesse con il tema dello sviluppo umano integrale. A tali questioni ho fatto più volte riferimento nella mia ultima Enciclica Caritas in veritate, richiamando "l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà" (n. 49) non solo nei rapporti tra i Paesi, ma anche tra i singoli uomini, poiché l’ambiente naturale è dato da Dio per tutti, e il suo uso comporta una nostra personale responsabilità verso l’intera umanità, in particolare verso i poveri e le generazioni future (cfr ivi, 48). Avvertendo la comune responsabilità per il creato (cfr ivi, 51), la Chiesa non solo è impegnata a promuovere la difesa della terra, dell’acqua e dell’aria, donate dal Creatore a tutti, ma soprattutto si adopera per proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso. Infatti, "quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio" (ibid.). Non è forse vero che l’uso sconsiderato della creazione inizia laddove Dio è emarginato o addirittura se ne nega l’esistenza? Se viene meno il rapporto della creatura umana con il Creatore, la materia è ridotta a possesso egoistico, l’uomo ne diventa "l’ultima istanza" e lo scopo dell’esistenza si riduce ad essere un’affannata corsa a possedere il più possibile.

Il creato, materia strutturata in modo intelligente da Dio, è affidato dunque alla responsabilità dell’uomo, il quale è in grado di interpretarlo e di rimodellarlo attivamente, senza considerarsene padrone assoluto. L’uomo è chiamato piuttosto ad esercitare un governo responsabile per custodirlo, metterlo a profitto e coltivarlo, trovando le risorse necessarie per una esistenza dignitosa di tutti. Con l’aiuto della stessa natura e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva, l’umanità è veramente in grado di assolvere al grave dovere di consegnare alle nuove generazioni una terra che anch’esse, a loro volta, potranno abitare degnamente e coltivare ulteriormente (cfr Caritas in veritate, 50). Perché ciò si realizzi, è indispensabile lo sviluppo di "quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio" (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, 7), riconoscendo che noi tutti proveniamo da Dio e verso Lui siamo tutti in cammino. Quanto è importante allora che la comunità internazionale e i singoli governi sappiano dare i giusti segnali ai propri cittadini per contrastare in modo efficace le modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose! I costi economici e sociali, derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni, riconosciuti in maniera trasparente, vanno supportati da coloro che ne usufruiscono, e non da altre popolazioni o dalle generazioni future. La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse e del clima richiedono che i responsabili internazionali agiscano congiuntamente nel rispetto della legge e della solidarietà, soprattutto nei confronti delle regioni più deboli della terra (cfr Caritas in veritate, 50). Insieme possiamo costruire uno sviluppo umano integrale a beneficio dei popoli, presenti e futuri, uno sviluppo ispirato ai valori della carità nella verità. Perché ciò avvenga è indispensabile convertire l’attuale modello di sviluppo globale verso una più grande e condivisa assunzione di responsabilità nei confronti del creato: lo richiedono non solo le emergenze ambientali, ma anche lo scandalo della fame e della miseria.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo il Signore e facciamo nostre le parole di san Francesco nel Cantico delle creature: "Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et omne benedictione … Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le tue creature".

Così san Francesco. Anche noi vogliamo pregare e vivere nello spirito di queste parole.

martedì, agosto 25, 2009

Meeting 2009, la storia di padre Aldo Trento, l'uomo che ha rifatto le reducciones

Da IlSussidiario.net

PARAGUAY/ Padre Aldo Trento: così don Giussani ci mandò nella terra delle Reducciones
Aldo Trento

lunedì 24 agosto 2009

«Carissimi amici universitari, vi auguro di avere tanta fede e tanta intelligenza da rinnovare la più grande impresa sociale e politica del vostro passato, l’impresa delle Reducciones. La fede in Cristo è il mezzo per vivere più intensamente anche questo mondo. Coraggio e arrivederci» (Don Giussani, Asuncion 23/7/1988).
Don Giussani non era mai stato nelle Reducciones, aveva letto solo un libro di un autore francese, eppure quel giorno di luglio di 21 anni fa con questo semplice e profondo giudizio ci ha portato nel cuore di questa esperienza accaduta 400 anni fa a cominciare dal 1609 quando il provinciale dei gesuiti della grande Provincia di Paracuaria, Diego de Torres, decise di inviare i primi due gesuiti verso sud, sulle sponde del Rio Tebicuary, principale affluente del Rio Paraguay, a fondare la prima riduzione. Ad essa fu dato il nome del fondatore della Compagnia di Gesù, S. Ignazio Guazu (che significa “grande”). I due padri vi rimarranno pochi mesi, sostituiti da quello che sarà il primo martire paraguaiano, S. Roque Gonzales de Santa Cruz.
Con quel giudizio don Giussani ci ha aperto un orizzonte non solo sconosciuto a noi, un gruppetto di italiani recentemente giunti in Paraguay per impiantare il movimento di Comunione e Liberazione lavorando nella nascente Università Cattolica di Asuncion, ma anche per il mondo intero. Mai prima di Giussani si era registrato un giudizio di così grande portata storica. Ad essere onesti dovremmo ritornare a Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, anche se la positività di giudizio di questi intellettuali aveva tutt’altro valore di quello del fondatore di CL. Solo Ludovico Antonio Muratori aveva preceduto Giussani in un simile giudizio con i libri “Il cristianesimo felice” e “Il paradiso del Paraguay”.
La mostra allestita a Rimini da parte di un gruppo di amici guidati da padre Ferdinando Dell’Amore riflette con precisione storica l’impegno che don Giussani ci aveva affidato in quel giorno e nello stesso tempo descrive l’origine di quello che molti hanno definito “Sagrado Experimento”: lo sviluppo, i protagonisti, la vita quotidiana. E anche come oggi quel fatto è diventato visibile nella parrocchia San Rafael.
L’origine è descritta in modo geniale dal “padre dei Guaranì” (il popolo indio della regione), Ruiz de Montoya nel suo diario “La conquista spirituale del Paraguay”: «Per due anni ci siamo guardati dal giudicare intorno al sesto e nono comandamento, assolutamente incomprensibili per i Guaranì, poligamici e cannibali. Ciò che ci siamo preoccupati di fare per non distruggere quelle tenere e giovani piante è annunciare l’avvenimento della bellezza di Cristo». Dopo due anni i Guaranì, diventati cristiani, hanno chiesto il matrimonio monogamico. Nasce la famiglia e con la famiglia il primo popolo cristiano della selva. Lo sviluppo, come affermano i protagonisti è stato il declinarsi chiaro, deciso, critico e sistematico dell’annuncio cristiano, valorizzando tutto ciò che di autenticamente umano c’era nella cultura Guaranì. I protagonisti sono stati i due o tre sacerdoti che vivevano in ogni riduzione, composta da un minimo di tremila a un massimo di cinquemila abitanti. Questi uomini, innamorati di Cristo “ad maiorem Dei gloriam”, sono stati protagonisti con gli indios di una nuova civiltà che potremmo definire come il Medio Evo latinoamericano. Il rapporto gesuiti-indios era definito dalla libertà. Come si potrebbe spiegare altrimenti l’amore, il rispetto, la creatività artistica, lo sviluppo economico e sociale, che hanno caratterizzato l’esperienza delle riduzioni?
Come documenta la mostra, la vita quotidiana era definita dall’avvenimento cristiano in tutti i dettagli, dall’uso perfetto del tempo all’igiene, dall’architettura alla musica. Essa, oltre che un tentativo di rendere giustizia a un’esperienza umana autentica, molte volte ignorata e censurata all’interno della stessa Chiesa, intende riproporre all’uomo di oggi il fatto che l’annuncio cristiano è il grande unico fattore capace di creare quella “civiltà della verità e dell’amore” citata proprio al Meeting da Giovanni Paolo II. La presenza a Rimini del vicepresidente della Repubblica del Paraguay, Federico Franco, e del ministro del turismo Liz Cramer, testimoniano l’importanza decisiva delle Riduzioni nella storia della nazione. È significativo il fatto che alla vigilia delle celebrazioni del bicentenario dell’indipendenza del Paese (tanto esaltata in questi tempi e strumentalizzate anche con fini laicisti e massonici), un decreto del Governo definisca le Riduzioni «fattore costitutivo e creativo della cultura e civiltà raggiunte dal Paraguay grazie all’annuncio cristiano».

domenica, agosto 23, 2009

Il Papa farà la riforma della riforma liturgica. Benissimo.

Dal blog di Andrea Tornielli.

Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato alle “propositiones” votate lo scorso marzo dalla plenaria della Congregazione del Culto Divino, presentate a Benedetto XVI dal cardinale Antonio Cañizares Llovera lo scorso 4 aprile. Contengono un primo abbozzo di quella “riforma della riforma” liturgica che Ratzinger vorrebbe attuare, sottolineando l’importanza dell’adorazione, ponendo un freno alla creatività e agli abusi, dando più spazio alla lingua latina anche nel nuovo rito, pubblicando messali bilingui (con testo latino a fronte), riconsiderando la questione dell’orientamento “versus Orientem” almeno al momento della consacrazione, ribadendo che l’uso di distribuire la comunione nella mano rappresenta un indulto, un fatto straordinario, ma che la consuetudine secondo le norme deve rimanere quella di ricevere l’ostia nella bocca. Tutto questo, però, sarà elaborato e presentato secondo lo stile Ratzinger: nessun documento a breve, nessuna imposizione repentina destinata poi a rimanere lettera morta. Piuttosto, un lungo e paziente lavoro dal basso, che coinvolga gli episcopati. Il punto di partenza e in fondo anche di arrivo è la costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium.

Questo è l'articolo di Andrea Tornielli a cui si fa riferimento nel blog.


Ratzinger riforma la messa - Basta con l’ostia sulla mano

di Andrea Tornielli

Il documento è stato consegnato nelle mani di Benedetto XVI la mattina del 4 aprile scorso dal cardinale spagnolo Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. È l’esito di una votazione riservata, avvenuta il 12 marzo, nel corso della riunione «plenaria» del dicastero che si occupa di liturgia e rappresenta il primo passo concreto verso quella «riforma della riforma» più volte auspicata da Papa Ratzinger. Quasi all’unanimità i cardinali e vescovi membri della Congregazione hanno votato in favore di una maggiore sacralità del rito, di un recupero del senso dell’adorazione eucaristica, di un recupero della lingua latina nella celebrazione e del rifacimento delle parti introduttive del messale per porre un freno ad abusi, sperimentazioni selvagge e inopportune creatività. Si sono anche detti favorevoli a ribadire che il modo usuale di ricevere la comunione secondo le norme non è sulla mano, ma in bocca. C’è, è vero, un indulto che permette, su richiesta degli episcopati, di distribuire l’ostia anche sul palmo della mano, ma questo deve rimanere un fatto straordinario. Il «ministro della liturgia» di Papa Ratzinger, Cañizares, sta anche facendo studiare la possibilità di recuperare l’orientamento verso Oriente del celebrante almeno al momento della consacrazione eucaristica, come accadeva di prassi prima della riforma, quando sia i fedeli che il prete guardavano verso la Croce e il sacerdote dava dunque le spalle all’assemblea.
Chi conosce il cardinale Cañizares, soprannominato «il piccolo Ratzinger» prima del suo trasferimento a Roma, sa che è intenzionato a portare avanti con decisione il progetto, a partire proprio da quanto stabilito dal Concilio Vaticano II nella costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium, che è stata in realtà superata dalla riforma post-conciliare entrata in vigore alla fine degli anni Sessanta. Il porporato, intervistato dal mensile 30Giorni, nei mesi scorsi aveva detto a questo proposito: «A volte si è cambiato per il semplice gusto di cambiare rispetto a un passato percepito come tutto negativo e superato. A volte si è concepita la riforma come una rottura e non come uno sviluppo organico della Tradizione».
Per questo le «propositiones» votate dai cardinali e vescovi alla plenaria di marzo prevedono un ritorno al senso del sacro e all’adorazione, ma anche un recupero delle celebrazioni in latino nelle diocesi, almeno durante le principali solennità, così come la pubblicazione di messali bilingui - una richiesta, questa fatta a suo tempo da Paolo VI - con il testo latino a fronte.
Le proposte della Congregazione che Cañizares ha portato al Papa, ottenendone l’approvazione, sono perfettamente in linea con l’idea più volte espressa da Jopseph Ratzinger quando ancora era cardinale, come attestano i brani inediti sulla liturgia anticipati ieri dal Giornale, che saranno pubblicati nel libro Davanti al Protagonista (Cantagalli), presentato in anteprima al Meeting di Rimini. Con un nota bene significativa: per l’attuazione della «riforma della riforma» ci vorranno molti anni. Il Papa è convinto che non serva a nulla fare passi affrettati, né calare semplicemente direttive dall’alto, con il rischio che poi rimangano lettera morta. Lo stile di Ratzinger è quello del confronto e soprattutto dell’esempio. Come dimostra il fatto che, da più di un anno, chiunque vada a fare la comunione dal Papa, si deve genuflettere sull’inginocchiatoio appositamente preparato dai cerimonieri.

sabato, agosto 22, 2009

Via!

video

Pronti...

In carrozza, si parte!

I bimbi in carrozza a Porto Viro

Visita agli amici di Porto Viro - Bellissimo!

giovedì, agosto 20, 2009

Lo stalletto

Ecco la foto per il blog.
Le mail ti raggiungono ovunque con BlackBerry® from Vodafone!

Gente eccitata sulla seggiovia...

martedì, agosto 18, 2009

Canti alpini al Lagazuoi

video

Personaggi caratteristici - Ciccio benzinaio

Loschi alla fine della ferrata del Lagazuoi

Ascensione al Lagazuoi dal sentiero

Le Tofàne dal Lagazuoi - bello!

lunedì, agosto 17, 2009

Personaggi caratteristici - Facì

Personaggi caratteristici - Ciccipù

Personaggi caratteristici - Vittorio Stano

Il popolo sotto l'Averau

Personaggi caratteristici - Franco, lu camie de la vreccia

Il popolo in cammino verso l'Averau

domenica, agosto 16, 2009

La sera al "fuoco" a Sass de Stria

La passeggiata delle famiglie a Col Gallina

sabato, agosto 15, 2009

Buon giorno, Tipi Loschi! Oggi è l'Assunta! E qui è sempre uno spettacolo!

venerdì, agosto 14, 2009

L'arrivo del popolo a Sass de Stria (il grosso, poi c'è chi è arrivato alla spicciolata...)

giovedì, agosto 13, 2009

Domani la Compagnia va in vacanza...

Domani, cari amici, si parte: andiamo a Sass de Stria, Passo Falzarego, provincia di Belluno, Regione del Veneto, a più di 1900 metri di altitudine (si dorme con le coperte!).

E' sempre un bel momento: tutti insieme a contatto con la Bellezza, con la nostra amicizia che è un dono del Signore, a contatto più ravvicinato col Signore.

Cercheremo di darvi conto, anche in vacanza, di quello che faremo, nei limiti del possibile... tecnologico.

Seguiteci con l'amicizia e con la preghiera.

L'appuntamento successivo sarà il Meeting di Rimini, dove non avremo lo stand ma saremo comunque presenti come visitatori e negli stand delle opere per cui lavorano i nostri amici Tipi Loschi (Area CDO).

domenica, agosto 09, 2009

Ragioniamo sulla vita. Senza maschere

Francesco D'Agostino

Non mi meraviglia il fatto che alcuni laicisti (primo tra tutti Stefano Rodotà, in un violento editoriale su "Repubblica" di ieri) tornino a tuonare contro chi vorrebbe «espropriare le persone del diritto di governare la propria vita».
Mi meraviglia che per argomentare questa loro peculiare (e fragilissima) visione del mondo continuino ad attaccare le gerarchie ecclesiastiche, continuino a evocare lo spettro del fondamentalismo, continuino a parlare di «falsificazioni di dati scientifici» (fuori le prove di queste falsificazioni!), continuino ad alludere a non meglio precisate intese tra il capo del governo e altissimi prelati, interpreti dell’intransigenza cattolica, continuino a sostenere che siamo ormai di fronte alla negazione dello Stato di diritto e soprattutto che continuino, evocando stravaganti complotti, a evitare un accurato confronto delle idee.
Riportiamo il dibattito nel suo giusto contesto.
Chi ignora che aborto ed eutanasia sono i temi bioetici in assoluto più scottanti e che la Chiesa se ne occupa per la sua pretesa di essere «esperta di umanità» (una pretesa innegabile, anche se fa rabbrividire i laicisti)?
La sostanza di tutte le questioni bioetiche (e in primo luogo dell’aborto e dell’eutanasia) non è confessionale, ma antropologica: per questo la bioetica è una prospettiva interdisciplinare, che ha bisogno di discussioni pubbliche che non escludano alcuno, e che è orientata alla tutela e alla promozione del bene umano, come bene di tutti, credenti e non credenti, uomini e donne, occidentali e orientali, minorenni e maggiorenni, sani e malati...
Nessun bioeticista di buon senso (e nessun prelato, ne sono assolutamente certo!) vuole «espropriare le persone del diritto di governare la propria vita»: su questo punto Rodotà e tutti gli altri laicisti possono tranquillizzarsi.
Ma ridurre la bioetica a una questione di «autogoverno sulla propria vita» dimostra la radicale astrazione illuministica dei laicisti: i "soggetti bioetici" possono anche essere soggetti "forti", impavidi, capaci di fronteggiare prognosi infauste e di prendere assennate decisioni in contesti terribilmente tragici; ma il più delle volte (come sanno benissimo coloro che fanno bioetica non nelle aule universitarie o scrivendo editoriali, bensì passando ore "al letto dei malati") sono soggetti deboli e fragili, dalla volontà confusa e incerta, che non rivendicano come loro diritto prioritario quello all’autodeterminazione, bensì quello a non essere abbandonati. Questo è il cuore della questione: non nascondere dietro l’esaltazione del principio di autodeterminazione una sostanziale legittimazione dell’eutanasia passiva.
I medici sanno benissimo che, dietro le (rarissime) richieste di essere aiutati a morire, c’è una richiesta indiretta ma evidentissima ( per chi vuole capire come davvero stanno le cose) di non essere abbandonati.
Si vuole una prova ulteriore di quanto detto? Riflettiamo senza pregiudizi ideologici sulla pillola Ru486. Lasciamo da parte gli aspetti strettamente clinici della questione (sulla pericolosità di questo farmaco la discussione scientifica è ancora apertissima). Sta di fatto che essa è stata progettata e prodotta per fare dell’aborto un’esperienza extra-ospedaliera, per dir così, "domestica", quindi radicalmente "privata".
Ma ha un senso bioetico "privatizzare" una delle esperienze più traumatiche cui può andare incontro una donna? La legge italiana, legalizzando l’aborto, non lo ha privatizzato, negando che esso possa essere utilizzato come modalità di limitazione delle nascite: la procedura che secondo la legge 194 va posta in essere, e al di fuori della quale l’aborto resta illegale, è esclusivamente "pubblica". Queste non sono questioni confessionali, ma antropologiche. Discutiamone apertamente e lasciamo stare espressioni roboanti come «diktat», «assalto», «crociata vaticana». Vogliamo tutti, dico tutti, ragionare laicamente sulle questioni della vita, e il primo requisito della laicità è la sobrietà, il rispetto per la verità delle cose, la disponibilità ad ascoltare le ragioni degli avversari, senza demonizzarle.
Non si fa un buon servizio né alla bioetica, né alla laicità autentica, alzando la voce oltre ogni misura, sottraendosi a un confronto sereno e onesto con problemi così laceranti.

© Copyright Avvenire, 7 agosto 2009.

Angelus del 9 Agosto 2009 - Il Papa parla ancora una volta dei Santi e saluta i Tipi Loschi!

Il Papa oggi ha parlato dei santi della prossima settimana e al termine dell'Angelus ha salutato un gruppo dei nostri Tipi Loschi in pellegrinaggio a Roma per la decima volta!

Qui trovate l'audio, da Radio Vaticana!


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!

Come domenica scorsa, anche quest’oggi – nel contesto dell’Anno Sacerdotale che stiamo celebrando – ci soffermiamo a meditare su alcuni Santi e Sante che la liturgia ricorda in questi giorni. Eccetto la vergine Chiara d’Assisi, ardente di amore divino nella quotidiana oblazione della preghiera e della vita comune, gli altri sono martiri, due dei quali uccisi nel lager di Auschwitz: santa Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein, che, nata nella fede ebraica e conquistata da Cristo in età adulta, divenne monaca carmelitana e sigillò la sua esistenza con il martirio; e san Massimiliano Kolbe, figlio della Polonia e di san Francesco d’Assisi, grande apostolo di Maria Immacolata. Incontreremo poi altre figure splendide di martiri della Chiesa di Roma, come san Ponziano Papa, sant’Ippolito sacerdote e san Lorenzo diacono. Quali meravigliosi modelli di santità la Chiesa ci propone! Questi santi sono testimoni di quella carità che ama "sino alla fine", e non tiene conto del male ricevuto, ma lo combatte con il bene (cfr 1 Cor 13,4-8). Da essi possiamo apprendere, specialmente noi sacerdoti, l’eroismo evangelico che ci spinge, senza nulla temere, a dare la vita per la salvezza delle anime. L’amore vince la morte!


Tutti i santi, ma specialmente i martiri, sono testimoni di Dio, che è Amore: Deus caritas est. I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell’inferno che si apre sulla terra quando l’uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte. Purtroppo però questo triste fenomeno non è circoscritto ai lager. Essi sono piuttosto la punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti. I santi, che abbiamo brevemente ricordato, ci fanno riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l’umanesimo ateo e l’umanesimo cristiano; un’antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato. Da una parte, ci sono filosofie e ideologie, ma sempre più anche modi di pensare e di agire, che esaltano la libertà quale unico principio dell’uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l’uomo in un dio, che fa dell’arbitrarietà il proprio sistema di comportamento. Dall’altra, abbiamo appunto i santi, che, praticando il Vangelo della carità, rendono ragione della loro speranza; essi mostrano il vero volto di Dio, che è Amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell’uomo, creato a immagine e somiglianza divina.

Cari fratelli e sorelle, preghiamo la Vergine Maria, perché ci aiuti tutti – in primo luogo noi sacerdoti - ad essere santi come questi eroici testimoni della fede e della dedizione di sé sino al martirio. È questo l’unico modo per offrire alle istanze umane e spirituali, che suscita la crisi profonda del mondo contemporaneo, una risposta credibile ed esaustiva : quella della carità nella verità.

(Saluti nelle varie lingue)

Un cordiale saluto rivolgo infine ai pellegrini italiani, in particolare alle Piccole Sorelle dei Poveri con gli anziani e i volontari, ai fedeli di Monteleone di Puglia, della parrocchia Nostra Signora della Salute in Cagliari, ai giovani della parrocchia Maria Madre di Dio, in Siracusa; all’Istituto secolare Compagnia di Gesù Maestro, di Mazara del Vallo; alla Compagnia dei tipi loschi del Beato Piergiorgio Frassati. Maria Santissima, che invochiamo con la preghiera dell'Angelus, ci aiuti a rispondere sempre fedelmente alla vocazione alla santità che Cristo rivolge ad ogni cristiano. Grazie per la vostra presenza. A tutti buona domenica!

sabato, agosto 08, 2009

Pier Giorgio vivo - 24


Quella sua pietà così profonda e sincera scaturiva dalla profonda convinzione che essa è bisogno vitale, prima di essere dovere, contrariamente alla troppo frequente opinione che la pratica del culto sia un noioso debito che bisogna pagare a Dio. Ogni educazione religiosa dovrebbe non tanto mirare alla moltiplicità di pratiche e preghiere, quanto al suscitare nell'anima il desiderio, meglio il bisogno dell'unione con Dio.

L'ha detto Pier Giorgio - 24

Quando leggerai questa lettera non so quel che tu potrai pensare di me. Anch'io sento in questo momento tutto il fetore esalante da me, eppure la mia debolezza, il mio carattere così volubile e mal sicuro mi trascina al passo. Vorrei venire con voi, ma lo spirito mio è troppo depresso e non potrebbe gustare la compagnia vostra; meglio si addice a me, che finora non ho fatto nulla e se qualche cosa ho fatto non sono state che buffonate, chiassosa compagnia, là mi troverei più ambientato.
La vita migliore so quale sarebbe, quella di rimanere a casa e nel silenzio dedicarmi allo sudio, ma questa che vedo buona non la seguo, perchè la volontà non ho.

venerdì, agosto 07, 2009

Domani Presidente e Paolo Gulisano su Radio Maria! Passate la voce!


Domani sera sabato 8 Agosto 2009 (festa di San Domenico di Guzman) alle ore 22.45, su Radio Maria ci sarà una nuova puntata della bella trasmissione del nostro amico Alessandro Gnocchi dal titolo Uomini e letteratura - Incontri alla luce del Vangelo.

Saranno ospiti della trasmissione il nostro presidente Marco Sermarini e il nostro caro Paolo Gulisano. Argomento della puntata: le figure dei sacerdoti nella letteratura (in onore dell'Anno Sacerdotale indetto dal nostro caro Papa Benedetto XVI).

Ascoltatela numerosi! Intervenite pure!

martedì, agosto 04, 2009

Pakistan - L’arcivescovo di Lahore: «In Punjab raid premeditati»

Tre giorni di chiusura delle scuole ed università cristiane per protesta - Il Papa chiede che cessino le violenze contro i cristiani in Pakistan

Tre giorni di chiusura, da ieri, per le scuole cristiane, manifestazioni di protesta e astensione dal lavoro. E tanta frustrazione. Domenica sera i cristiani di Gojra, negli occhi ancora le immagini di centinaia di musulmani all’attacco della loro pacifica comunità e dei correligionari bruciati vivi o colpiti da pallottole mentre cercavano di mettersi in salvo, avevano bloccato con le bare delle vittime della strage del giorno precedente, il tratto ferroviario ferroviario Multan-Faisalabad. Solo quando hanno ottenuta la certezza che era era avviata un’inchiesta a carico di 15 leader degli attacchi e contro altre 800 persone non identificate, i cristiani hanno proceduto con i riti funebri. Tuttavia la tensione resta alta e la rabbia cova sotto la cenere della rassegnazione e del convincimento.

«Dobbiamo difenderci da soli» da attacchi «premeditati» che ci costringono a «tenere un basso profilo» ed evitare che i fondamentalisti trovino «ulteriori pretesti». È quanto riferisce ad AsiaNews mons. John Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore, commentando gli assalti contro i cristiani a Gojra e nel villaggio di Korian, nel distretto del Punjab.

«La comunità cristiana – ha detto John Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore – ha subito due attacchi premeditati. Nel primo, il 30 luglio, fortunatamente non vi sono state vittime. Il primo agosto, invece, le persone non erano preparate a fronteggiare l’assalto e vi sono stati dei morti». E si teme che il numero dei morti possa aumentare. Lo stesso vescovo di Faisalabad, monsignor Joseph Coutts, che ha visitato Gojra, ha faticato a convincere i cristiani locali alla calma. Anche per questo il ministro per le Minoranze Ashraf Bhatti — unico cristiano a sedere nel Parlamento di Islamabad — resterà a Gojra su invito del presidente pachistano Zardari finché la situazione non sarà tornata alla normalità.
A due giorni dai fatti di Gojra, dove da 50 anni circa duemila famiglie cristiane vivevano fianco a fianco con una popolazione musulmana sostanzialmente accogliente verso i cugini di fede, i leader cristiani si interrogano sul futuro della loro comunità e accusano le autorità di tolleranza verso gli estremisti che utilizzano anche strumenti legali, come l’odiata “Legge anti-blasfemia” del 1988 per provvedere a giustizia sommaria.

Una legge, come conferma anche monsignor Coutts, pastore della diocesi dove si trovano le località colpite dai disordini, «spesso utilizzata in modo del tutto arbitrario». Finora, restano nove le vittime accertate per i cristiani, sette per le autorità e almeno 15 i feriti. Per quello che ne è stato l’antefatto, ovvero l’annientamento con il fuoco e con esplosivi, il 30 luglio, della “colonia” cristiana di Korian, villaggio della stessa provincia, sono stati accusati per blasfemia tre cristiani ma nessuno dei 22 musulmani contro cui i cristiani hanno sporto denuncia. «C’è una paura diffusa tra i cristiani del Punjab per la loro sicurezza davanti agli attacchi di estremisti musulmani e all’uso di comodo della legge», ha detto ieri Seraphine Tubab, attivista sociale. Una strategia simile a quella utilizzata dagli estremisti indù nello Stato indiano di Orissa, che ha come fine l’espulsione di cristiani o la loro conversione.

Il governo provinciale ha, infatti, avuto informazioni che un gruppo di uomini armati con il volto coperto è arrivato dalla vicina città di Jhang per guidare gli assalitori di Gojra e provocare la reazione dei cristiani. Sempre da Jhang, nei mesi scorsi, erano arrivati i predicatori che – prendendo a pretesto un episodio (negato nella sostanza dalle autorità) di dissacrazione del Corano – hanno incitato a Korian come a Gojra a quelli che sono stati «due attacchi premeditati».
Stefano Vecchia

lunedì, agosto 03, 2009

Bagnasco su RU486

Sull'Avvenire di ieri domenica 2 Agosto 2009 ci sono l'intervista al
presidente della CEI card. Angelo Bagnasco e due pagine molto
interessanti sulla RU486.

Tutto reperibile anche in Internet in archivio, in alto a destra.

Inviato da iPhone

Il Papa insegna ad amare il corpo

Su Avvenire di domenica 2 Agosto 2009 trovate un interessante articolo
di Davide Rondoni dal titolo: "Se il Papa insegna ad amare il corpo".

Interessante.

Inviato da iPhone

Pier Giorgio a Sassoferrato!








Martedi 21 Luglio 2009 alcuni amici della Compagnia sono stati vicino Sassoferrato per presentare la figura di Pier Giorgio Frassati a una trentina di ragazzi delle superiori. Per l’occasione è stato preparato un powerpoint che ripercorre tutte le tappe della vita di Pier Giorgio, gli amici, la carità, la fede. Nonostante l’ora serale, molti dei ragazzi hanno seguito con attenzione la presentazione: in particolare durante la descrizione degli ultimi giorni della sua vita anche i più distratti sono rimasti colpiti da modo “scandalosamente” degno con il quale Frassati ha affrontato gli ultimi momenti.
Cosa dire di più? Ancora una volta grazie a Pier Giorgio che sempre sa risvegliare in noi il desiderio di vivere pienamente le nostre giornate, portando la fede a testa alta senza remissione alcuna.
(Francesco D'Ercoli)

Breve cronaca del Pellegrinaggio a piedi al Santuario di Santa Maria delle Grazie e di San Giacomo della Marca per il Perdono d'Assisi.

E' stata proprio una bella serata!

Lo potete solo in parte vedere dalle foto. Però eravamo un bel gruppone. Il pullman da 54 posti che ci è venuto a riprendere era strapieno, molti sono tornati in macchina con le famiglie aggiuntesi successivamente, all'arrivo del gruppo di chi camminava. Il Santuario era tutto pieno, sono venuti anche amici che sapevano che avremmo lucrato l'indulgenza. Bello!

Ci ha accolto padre Domenico che, con un altro confratello, ha confessato molti dei presenti ed ha successivamente celebrato la Santa Messa.

E' stata una bella camminata, attraverso i colli che si trovano da San Benedetto del Tronto, Acquaviva Picena e Monteprandone, belli e verdeggianti, ben curati e ridenti. Tutti sono saliti con piacere (non senza sudore e fatica, visto il tempo soleggiato e nonostante si trattasse dell'ora serale), anche i bambini piccoli hanno camminato senza lagnarsi ed allegri.

L'altro motivo del pellegrinaggio è stato quello di pregare per i giovani e per le famiglie, per l'evidente emergenza educativa che affligge la nostra Patria e le nostre città. Ho pensato al senso di questo gesto e a quello dell'altro gesto che avevamo compiuto la sera prima (mentre a San Benedetto del Tronto impazzava la cosiddetta Notte Bianca, siamo andati alle falde del Monte Vettore, a Forca di Presta, a vedere le stelle e a leggere brani di poesia e di prosa: il Canto Notturno di un pastore errante dell'Asia di Giacomo Leopardi, il Cantico di Frate Sole di San Francesco d'Assisi, un brano del San Francesco d'Assisi di Gilbert Keith Chesterton e la storia del lupo di Gubbio dai Fioretti di San Francesco). Un Altro mondo in questo mondo. La speranza, anzi la certezza è che l'Altro mondo contagi prima o poi di sé questo mondo che è impazzito, si dibatte faticosamente tra un concetto di libertà che è bruciare al fuoco del niente e l'ansia di trovare un senso in cose che non lo hanno: sono stato in giro per San Benedetto del Tronto prima di avviarmi sulla montagna con la mia famiglia e mi sembravo Abram del Cavalca alla ricerca della nipote in luoghi di perdizione... Vi avrei fatto vedere le facce in giro... Alcuni ceffi non ricordavano più di essere uomini da tanti anni, e il brutto era che erano giovani, giovanissimi pronti ad ubriacarsi e a drogarsi tutta la notte).

Continuiamo così, la Bellezza vince sempre e salverà il mondo triste e disperato.

domenica, agosto 02, 2009

Piccolissimi pellegrini...

Pellegrini a Monteprandone

Piccoli pellegrini..,

Pellegrini a Monteprandone - 2

Pellegrini a Monteprandone per lucrare il Perdono d'Assisi

Il Papa all'Angelus ricorda il Perdono di Assisi e i Santi


Oggi 2 Agosto 2009 il Santo Padre ha ricordato a tutti l'importanza della festa odierna, quella del Perdono d'Assisi, e l'importanza dei santi, citandone alcuni la cui festa ricorre in questi giorni:

Cari fratelli e sorelle!

Sono rientrato pochi giorni fa dalla Val d’Aosta, ed ora con vivo piacere mi ritrovo tra voi, cari amici di Castel Gandolfo. Al Vescovo, al parroco e alla comunità parrocchiale, come pure alle Autorità civili e a tutti i Castellani insieme ai pellegrini e ai villeggianti rinnovo con affetto il mio saluto, unito a un sentito ringraziamento per la vostra accoglienza sempre tanto cordiale. Grazie anche per la vicinanza spirituale, che molti mi hanno dimostrato quando a Les Combes mi è capitato il piccolo infortunio al polso della mano destra.

Cari fratelli e sorelle, l’Anno Sacerdotale che stiamo celebrando costituisce una preziosa occasione per approfondire il valore della missione dei presbiteri nella Chiesa e nel mondo. Utili spunti di riflessione, al riguardo, ci vengono dalla memoria dei santi che la Chiesa quotidianamente ci propone. In questi primi giorni del mese di agosto, ad esempio, ne ricordiamo alcuni che sono veri modelli di spiritualità e di dedizione sacerdotale. Ieri era la memoria liturgica di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa, grande maestro di teologia morale e modello di virtù cristiane e pastorali, sempre attento alle necessità religiose del popolo. Oggi contempliamo in san Francesco d’Assisi l’ardente amore per la salvezza delle anime, che ogni sacerdote deve costantemente nutrire: ricorre infatti il cosiddetto "Perdono di Assisi", che egli ottenne dal Papa Onorio III nell’anno 1216, dopo aver avuto una visione, mentre si trovava in preghiera nella chiesetta della Porziuncola. Apparendogli Gesù nella sua gloria, con alla destra la Vergine Maria e intorno molti Angeli, gli chiese di esprimere un desiderio, e Francesco implorò un "ampio e generoso perdono" per tutti coloro che "pentiti e confessati" avrebbero visitato quella chiesa. Ricevuta l’approvazione pontificia, il Santo non aspettò nessun documento scritto, ma corse ad Assisi e, giunto alla Porziuncola, annunciò la bella notizia: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!". Da allora, dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2, si può lucrare, alle consuete condizioni, l’indulgenza plenaria anche per i defunti, visitando una chiesa parrocchiale o francescana.

Che dire di san Giovanni Maria Vianney, che ricorderemo il 4 agosto? Proprio per commemorare il 150° anniversario della sua morte ho indetto l’Anno Sacerdotale. Di quest’umile parroco, che costituisce un modello di vita sacerdotale non solo per i parroci ma per tutti i sacerdoti, mi riprometto di parlare nella catechesi dell’Udienza generale di mercoledì prossimo. Il 7 agosto, poi, sarà la memoria di san Gaetano da Thiene, il quale soleva ripetere che "non con l’amore sentimentale, ma con l’amore dei fatti si purificano le anime". Ed il giorno dopo, l’8 agosto, la Chiesa ci additerà come modello san Domenico, del quale è stato scritto che "apriva bocca o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio". Non posso infine dimenticare di ricordare anche la grande figura di Papa Montini, Paolo VI, di cui il 6 agosto ricorre il 31° anniversario della morte, avvenuta proprio qui a Castel Gandolfo. La sua vita, così profondamente sacerdotale e ricca di tanta umanità, rimane nella Chiesa un dono di cui ringraziare Dio. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, aiuti i sacerdoti ad essere tutti totalmente innamorati di Cristo, seguendo l’esempio di questi modelli di santità sacerdotale.