venerdì, luglio 31, 2009

La chiusura del centro estivo 2009 - I Blues Brothers

RU486 - Andate a leggere il blog della Società Chestertoniana Italiana

Cari Amici,

avete sentito della sporchissima faccenda della pillola abortiva RU486.

Per saperne di più, in base ad un giudizio cattolico e razionalmente fondato, andate a leggere il blog della Società Chestertoniana Italiana, e troverete amplissima descrizione di tutto.

Noi cattolici siamo contrari, allora è bene dirlo e con chiarezza, diffondere le notizie vere su questo argomento che non è una conquista ma un pesante regresso.

Esistono forti controindicazioni all'uso di questa pillola, ma pochi lo dicono., ed è gravissimo.

Leggete, allora, e informiamoci correttamente, informiamo correttamente.

giovedì, luglio 30, 2009

India, ucciso un prete cattolico



Un sacerdote cattolico di rito siro-malabarese, p. James Mukalel, è stato trovato ucciso e denudato sulla strada del villaggio di Thottathady (Karnataka, India del sud). Raggiunto telefonicamente dall'agenzia AsiaNews, del Pontificio Istituto Missioni Estere, il vescovo di Belthangady, mons. Lawrence Mukkuzhy, non azzarda nessuna ipotesi sulle ragioni dell'assassinio anche se esclude si sia trattato di una rapina, mentre il cancelliere della diocesi, p.Tomy Mattom, parla esplicitamente di «una esecuzione sistematica».

Secondo una prima ricostruzione, P. James, 39 anni, ha trovato la morte mentre tornava alla sua parrocchia, dopo aver officiato ad un funerale nel villaggio di Thottathady. Il suo corpo denudato è stato trovato a un lato della strada, vicino alla sua motocicletta.

Il corpo dell'ucciso non presenta alcuna ferita e che vi sono segni che fanno pensare che il sacerdote è stato soffocato. P. James era originario della diocesi di Tellichery e aveva accettato di lavorare in quella di Belthangady.

mercoledì, luglio 29, 2009

Leggete questo bell'articolo di Avvenire sul Sentiero Frassati della Valdaosta e su chi l'ha inventato...

«Traccio sentieri seguendo le orme di Frassati E ho imparato che il caso si chiama Provvidenza»

DA AOSTA FABRIZIO F AVRE

Luciano Bonino, 35 anni, istruttore Cai, nella sua pagina su Facebook (che peraltro non fre­quenta molto) cita una frase di Gandhi: «Noi dobbiamo essere il cam biamento che vogliamo vedere nel mondo». In effetti lui si trova più a suo agio sulle vette che davanti al com puter, e ha scelto un lavoro che gli per mette di fare ciò che è. Lavora per il servizio sentieristica della Regione Autonoma Valle d’Aosta. E si sta spe cializzando in sentieri che, come di ce lui stesso, «possono portare alla scoperta di se stessi». Il 21 giugno è stato inaugurato il sentiero Frassati della Valle d’Aosta a Champoluc, il quindicesimo a livello italiano, merito di un lavoro di rete tra Cai, Comune di Ayas, Regione Valle d’Aosta e Curia vescovile. Per Luciano (e non solo per lui) Piergiorgio Frassati è da sempre un maestro delle cime, di quel­l’andare in montagna con lo sguardo aperto al Mistero di cui tanto avverte la necessità. «Il suo carisma è rimasto vivo e continua ad operare. Piergiorgio tracciava sentieri di vita per chi vuole vivere e non vivacchiare. E lo faceva mettendo la persona al centro della sua vita, soprattutto i più poveri, rinunciando così alle varie carriere che aveva pronte davanti a sé. Il nostro lavoro è tracciare sentieri per salire in montagna, per garantire il lavoro agli agricoltori, ma anche per offrire ai turisti la possibilità di ritemprare spirito e corpo fra le bellezze dei monti. Il Cai accompagna la gente sui sentieri perché ritiene che la montagna sia un’autentica scuola di vita. Riuscire ad unire tutto questo in un unico progetto, credo sia stata davvero una grazia». Bonino ha cominciato ad andare in montagna quando, a 18 anni, sono nate le prime domande sul senso dell’esistenza. «Avevo bisogno di silenzio, di stare con me stesso. E lì ho sentito quella voce che dal fondo del cuore ti parla e che in città viene spesso soffocata da mille preoccupazioni inutili. Di lì la percezione che c’era qualcosa di più: la fede, la Chiesa, il Vangelo. Tutto il resto è arrivato dopo». Del resto le circostanze grazie alle quali è nato il sentiero Frassati hanno un che di provvidenziale. «Un giorno, per caso, ho accompagnato in montagna un gruppo di alpinisti di Genova e per tutta la salita uno di loro mi ha tempestato di domande: 'Sai che varie regioni italiane hanno dedicato un sentiero a Frassati? Voi qui non pensate di farlo? Sai se ci sarebbe la possibilità?'. Alla fine, per sfini­mento, gli ho detto di indicarmi qualcuno a cui chiedere informazioni e, per caso, quel qualcuno è un socio del Cai». Luciano indaga e scopre che 'per caso' la famiglia Frassati in passato soggiornava spesso in Valle d’Aosta e, per caso, proprio alla casa dove Piergiorgio trascorreva le vacanze da piccolo, un suo collega aveva da poco ultimato uno stupendo sentiero ad anello. Ho sempre ammirato la spiritualità legata alla montagna di Pier giorgio e, per caso, nell’altare maggiore della chiesa di Sant’Orso di Aosta, che ogni mattina mi risveglia con i rintocchi delle sue campane, c’è un dipinto (raffigurante Sant’Orso) realizzato da sua madre e donato alla Collegiata. Per caso, per caso. A un certo punto mi sono accorto che in questa storia c’erano davvero troppi per caso. Era la Provvdenza che si rendeva presente».
Luciano Bonino lavora per il servizio di sentieristica della Valle d’Aosta. Colpito dal fascino del giovane alpinista proclamato beato dalla Chiesa: «Il suo carisma continua a operare»

domenica, luglio 26, 2009

Vita della Compagnia - riunione dei responsabili

Vita della Compagnia - riunione dei responsabili.

sabato, luglio 25, 2009

Pier Giorgio vivo - 23


Più intensa ancora era la gioia di vivere, quando si trovava nella compagnia degli amici che con lui avevono in comuno non solo lo studio ma anche la concezzione cristiana dell'esistenza. è una nota comune ed insistante: Pier Giorgio portava nella compagnia il dolce lume della gioia. Fu, per tutti questi, un giovane eccezionale, perchè egli solo sapeva unire alla pietà sentita, sincera e profonda una continua giocondità.


Papa: una società senza Dio non sa dove andare

Dio mostra che il vero potere non è nel denaro o nella forza militare, ma nella misericordia e nel perdono. E’ un Dio che è vicino, ha sollevato il velo sul suo volto, è stato capace di soffrire insieme con l’uomo, per opporre un fiume infinito di bene all’oceano di male che c’è nel mondo.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Dobbiamo trovare il modo di tornare a far conoscere Dio, “a farlo presente” alle persone, al mondo”, perché una società senza Dio “è senza bussola, non ha l’orientamento”. Bisogna far conoscere che il vero potere, quello dell’Onnnipotente, è il perdono e la misericordia, non quello per cui “Stalin chiedeva quante divisioni ha il Vaticano”. Della missione di far conoscere Dio e il suo potere ha parlato questa sera Benedetto XVI che si è recato ad Aosta per celebrare i Vespri in cattedrale.

E’ stata una delle pochissime apparizioni pubbliche di questo breve periodo di riposo che il Papa si è concesso tra i monti della Valle d’Aosta e dei quali è apparso godere. Malgrado l’incidente che gli ha procurato la frattura del polso destro, questa sera è apparso rilassato e sorridente e ha risposto volentieri ai saluti delle migliaia di persone che erano lungo il percorso della sua auto scoperta e in cattedrale. Uscendo dalla chiesa, Benedetto XVI ha anche scherzato su quanto gli è capitato: “Vorrei – ha detto alla folla che lo applaudiva - semplicemente dirvi grazie per la simpatia e per l'affetto che mi dimostrate. Vi auguro buone vacanze come io sono in vacanza, ma senza incidenti per voi”.

Nella sua omelia, Benedetto XVI è partito dall’affermazione che “nella mia recente enciclica ho cercato di dimostrare la priorità di Dio sia nella storia personale che nella storia della società e del mondo”. Certo, ha proseguito, la priorità personale “è fondamentale, se non è viva non è vissuta, tutte le altre non possono trovare la loro forma giusta”. “Questo vale per l’umanità: se Dio è assente manca la bussola per trovare la strada, l’orientamento”.

“Ma come farlo conoscere?”. Nelle visite ad limina, ha raccontato il Papa, in occasione di incontri con vescovi dell’Asia e dell’Africa si parla delle religioni tradizionali: “ci sono elementi comuni, tutti sanno che c’e Dio un solo Dio, gli dei non sono Dio”. “Ma nello stesso tempo questo Dio sembra assente, molto lontano, si nasconde, non conosciamo il suo volto e cosi le religioni si occupano dei poteri piu vicini: gli spiriti, gli antenati”.

“L’evangelizzazione consiste proprio nel fatto che il Dio lontano si avvicina veramente, si fa conoscere, si rivela, il velo sul volto scompare e Dio mostra il suo volto”, “è vicino, entra nel nostro mondo”, non bisogna piu “arrangiarsi” con i poteri intermedi, “perché Lui è il potere vero, è l’onnipotente”. Noi “ci sentiamo quasi minacciati dall’onnipotenza, sembra limitare la nostra libertà, limitare le nostre forze. Ma dobbiamo imparare che non dobbiamo temere perché Dio può tutto”, perché “egli è il bene, è l’amore, è la vera libertà e perciò tutto quanto fa non può mai essere in contrasto con il bene, l’amore, la vera libertà”. Egli anzi “è il custode della nostra libertà” non è “un occhio cattivo che ci sorveglia, ma dona la certezza che il bene c’è”, che c’è “l’amore che dà il bene di vivere a noi”.

Il Papa ha poi ricordato un’orazione romana che chiede a Dio di mostrare la sua onnipotenza nel perdonare e nella misericordia. “Il vertice della potenza di Dio è la misericordia, è il perdono”. Oggi pensiamo al potere come a qualcuno che dispone del potere del mercato, del potere militare che può minacciare”. “La domanda di Stalin su quante divisioni ha il Vaticano ancora caratterizza la visione del potere”. “Ma la rivelazione ci dice che non è così, il vero potere è il potere di grazia e misericordia e qui Dio mostra il vero potere”.

Dio poi “ha sofferto” e “nel Figlio soffre con noi” e questo è l’ultimo apice del suo potere, che è capace di soffrire con noi e così dimostra il vero potere di Dio, nelle nostre sofferenze non siamo mai lasciati soli”. “Tuttavia rimane una questione difficile, perché era necessario soffrire per salvare il mondo”. La risposta di Benedetto XVI è che “nel mondo esiste un oceano di male, un oceano di ingiustizia, di odio, di violenza. Le tante vittime hanno diritto che sia creata giustizia, Dio non può ignorare il grido dei sofferenti che sono oppressi”. E poiché “perdonare non è ignorare, ma trasformare, Dio deve entrare e opporre all’oceano di di male uno piu grande”, un “fiume infinito” di bene, “sempre più grande di tutte le ingiustizie del mondo, un fiume di bontà, di verità, di amore”. “Cosi Dio traforma il nosto mondo” perché “ci sia un fume di bene più grande di tutto il male che può esistere”. Da qui viene un “invito a tutti noi, a uscire dall’oceano del male ed entrare nel fiume del suo amore”.

E’ una domanda che interroga anche i sacerdoti. “Come sacerdoti, abbiamo la funzione di consacrare il mondo, perché diventi ostia vivente, diventi liturgia, il cosmo diventi ostia vivente”. “Pregiamo perché Dio ci aiuti ad essere sacerdoti in questo senso”, “che a ns vita parli di Dio che sia veramente liturgia, annuncio di Dio e realmente dono di noi stessi a Dio”

giovedì, luglio 23, 2009

NEWS DAI TIPI LOSCHI NEL MONDO


Ciao amici,



volevo raccontarvi alcune news dei vari gruppi che come noi hanno preso ad esempio Pier Giorgio Frassati (i cosiddetti Tipi loschi nel mondo). Quest'anno (come ormai da 5 anni) durante abbiamo proposto loro di partecipare la novena in onore del nostro caro beato. Molti hanno aderito inviandoci le loro intenzioni (pubblicate sul nostro sito e per le quali abbiamo pregato).




L'altro giorno è stato bellissimo ricervere l'email di un gruppo del Brasile (precisamente di Carmelo de Cotia) che ci raccontavano attraverso una serie di foto ci hanno raccontato di come hanno festeggiato Pier Giorgio con una messa in suo onore.



Bellissimo!!!















Altre foto di questi nostri amici potete trovarle a questo link: foto






martedì, luglio 21, 2009

Guardate che combina il nostro Paolo Gulisano...

COMUNICATO STAMPA ÀNCORA

Gulisano & Wilde: un literary case

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CONTENUTO


DATI TECNICI


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I maggiori quotidiani britannici ne stanno parlando: il saggio di Paolo Gulisano sulla religiosità di Oscar Wilde, uscito per Àncora col titolo Il ritratto di Oscar Wilde, sta facendo discutere le pagine letterarie italiane ed europee.

“Il Vaticano accoglie Wilde dopo decenni di disgusto” titola il Times; “Il Vaticano si accorge della saggezza di Oscar Wilde” scrive il Daily Telegraph; “Il Vaticano fa marcia indietro su Oscar Wilde” è il titolo del Daily Mail.

Oscar Wilde torna dunque in prima pagina a Londra, come quando i giornali segnalavano le sue stravaganze. Questa volta del dandy per eccellenza si parla, perché ad apprezzarlo è il Vaticano: la stampa commenta insistentemente la recensione che Gulisano si è meritato sull’Osservatore Romano, sottolineandone il cammino verso la conversione e guardando all’uomo in ricerca costante del Bello e del Buono.

A seguire i link per accedere alle pagine della stampa estera e alla scheda del libro che riporta la rassegna stampa aggiornata.


PAOLO GULISANO
IL RITRATTO DI OSCAR WILDE
PAGG.: 192
PREZZO: 14,00 EURO
COLLANA: Saggi
FORMATO: 14,5*21

ISBN: 978-88-514-0656-1

I vari capitoli sono divisi da sezioni di aforismi del celebre scrittore.

In libreria dal 13 maggio 2009

COVER

AUTORE

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PAOLO GULISANO, studioso di letteratura fantasy, è tra i maggiori esperti italiani di J.R.R. Tolkien, Chesterton e C.S. Lewis, sui quali ha pubblicato Tolkien. Il mito e la grazia(Àncora 20072),Chesterton e Belloc. Apologia e profezia(Àncora 2002) e C.S. Lewis. Tra Fantasy e Vangelo (Àncora 2003). È autore anche di saggi sulla storia d’Irlanda (su cui ha pubblicato con Àncora il volume L’isola del destino e un profilo di san Colombano), della Scozia e degli antichi miti celtici, come quello di Re Artù. Collabora con “L’Osservatore Romano”.





lunedì, luglio 20, 2009

Vescovo di Baghdad: “Cristiani, non abbiate paura”, ma resta il timore di un nuovo esodo

Mons. Shlemon Warduni sottolinea “l’alta partecipazione dei fedeli” alle funzioni domenicali, che si sono svolte senza incidenti, ma non nasconde il rischio di un “nuovo esodo dal Paese”. Il prelato chiede al governo centrale “garanzie per la sicurezza” e alla comunità cristiana “di perseguire il valore dell’unità”.


Baghdad (AsiaNews) – La comunità cristiana irakena “ha partecipato regolarmente alle funzioni domenicali”, pur in un “clima di paura per possibili nuovi attacchi”. Ai fedeli “ho chiesto di avere coraggio”, ma resta il “timore” per una possibile “nuova fuga dei cristiani dall’Iraq”. È quanto riferisce ad AsiaNews mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, a una settimana dagli attacchi che – il 12 luglio scorso – hanno colpito diverse chiese del Paese, a Baghdad e Mosul.

“È andata bene” commenta mons. Warduni. “Vi è stata molta partecipazione tra i fedeli, sia alle funzioni del mattino, sia a quelle della sera, che hanno registrato solo un lieve calo”. Il prelato ha esortato la comunità cristiana “a venire alla messa” e i fedeli “hanno risposto con coraggio”.

Nei giorni scorsi fra i cristiani serpeggiava un sentimento di “impotenza e sconforto”, che potrebbe spingere a un nuovo esodo di massa. Ai problemi quotidiani, alla disoccupazione, alla preoccupazione di riavviare le attività commerciali dopo anni di guerra, si aggiunge il timore per la recente ondata di violenze. Mons. Warduni non nasconde il pericolo di “una nuova fuga dei cristiani dall’Iraq” e spiega che “è normale questo sentimento di paura, alimentato da morti, feriti e distruzione”. “Ho chiesto ai fedeli di rimanere – sottolinea – però dobbiamo anche dare loro garanzie di sicurezza, possibilità di lavoro, di un futuro. Senza questi presupposti, cosa possiamo dire loro?”.

A Mosul, la comunità cristiana denuncia la mancanza di una presa di posizione forte dopo l’attacco alla chiesa della Madonna di Fatima del 13 luglio scorso. Maroan Bhnam, cristiano di Mosul interpellato dal sito in arabo Ankawa.com, si chiede perché “nessuno dei due rappresentanti cristiani al Consiglio” abbia rilasciato una dichiarazione di condanna. Egli aggiunge che gli esponenti delle altre comunità, in caso di attentati, hanno “alzato la voce: dai cristiani nulla”. Aiub Ibrail si dice “sorpreso” per la mancanza “della tv locale al Moussalia, la prima a filmare i luoghi teatro di attacchi”. Amer Petros vuole “rappresentanti che sappiano farsi valere”.

Fonti di AsiaNews a Mosul confermano lo spiegamento di forze nei pressi delle chiese; la polizia ha allestito diversi punti di controllo per garantire lo svolgimento regolare delle celebrazioni domenicali.

Il clima di sfiducia e insicurezza generale fa tornare d’attualità il progetto legato alla piana di Ninive, la creazione di un’enclave cristiana nel nord del Paese. Essa diverrebbe una zona cuscinetto fra curdi e arabi ed è osteggiata, pur con qualche distinguo, dalla maggioranza dei leader cristiani. Basandosi su ragioni umanitarie e di sicurezza, essi affermano che l'idea nasconde in realtà interessi economici e un giro di affari per la costruzione di case e alloggi che fa gola a molti.

“Dobbiamo perseguire il valore supremo dell’unità dei cristiani – conclude mons. Warduni – perché è la sola garanzia di salvezza per la comunità nel Paese”. Il prelato auspica la nascita di una classe dirigente cristiana “forte”, che sappia difendere gli interessi della popolazione “lavorando in accordo con il governo centrale irakeno”.

mercoledì, luglio 15, 2009

Card. Zen: La Chiesa in Cina a due anni dalla Lettera del Papa

di Card. Joseph Zen
Cattive interpretazioni della Lettera hanno portato confusione e sconforto nelle comunità sotterranee. I vescovi ufficiali devono avere più coraggio nella fedeltà al pontefice, rifiutando le strutture che sono contrarie alla fede cattolica. Il governo cinese continua la politica di sempre: controllo totale della Chiesa.


Hong Kong (AsiaNews) – A due anni dalla Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi, il card. Joseph Zen osa fare un bilancio sull’impatto del messaggio papale, mostrando le difficoltà e gli impacci in cui si trova la comunità clandestina, rifiutata dal governo di Pechino; la timidezza della comunità ufficiale, “ingabbiata” nella politica religiosa del regime; la continuità della repressione da parte delle autorità cinesi.
Il porporato, da alcuni mesi vescovo emerito di Hong Kong, esalta l’importanza del Compendio pubblicato il 23 maggio scorso (v. Il papa approva un Compendio della sua Lettera ai cattolici della Cina), dove si precisano alcuni aspetti della Lettera. In questo modo si viene a correggere una cattiva interpretazione di alcuni punti della Lettera, che liquidava come superata l’esperienza dei cristiani sotterranei. Tale falsa interpretazione – facilitata anche da alcune cattive traduzioni e spiegazioni vaticane, ormai superate – ha portato scompiglio, dolore e confusione nelle comunità clandestine.
Il card. Zen ribadisce l’importanza della condanna che la Lettera del papa fa verso l’Associazione patriottica – non in linea con il dogma della fede cattolica – e chiede ai vescovi ufficiali maggior coraggio a seguire le indicazioni papali, rifiutando le ingerenze della politica nella vita della Chiesa e rivendicando piena libertà religiosa.
Secondo il battagliero cardinale, la Cina attuale ha proprio bisogno della Chiesa, della sua esperienza universale, di accoglienza di tutti i popoli, per far fronte alla globalizzazione in atto in Cina e nel mondo.
Per il vescovo emerito di Hong Kong, essere cattolici permette di essere davvero patriottici e chiunque oppone la fede al servizio ala patria (come fa la propaganda del Partito comunista cinese) è solo in preda a “sofismi”.
Il messaggio del card. Zen, dal titolo “Due anni fa abbiamo ricevuto una Lettera dal Papa” porta la data del 29 giugno, ed è stato pubblicato nei giorni scorsi sul sito della diocesi di Hong Kong (traduzione italiana a cura di AsiaNews).



Cari Fratelli e Sorelle nella grande famiglia della nostra Chiesa cattolica in Cina, nella Festa dei santi Pietro e Paolo, noi celebriamo anche il 2° anniversario della Lettera di Papa Benedetto alla Chiesa in Cina.
Nei giorni scorsi, avete ricevuto dalla Santa Sede un Compendio della Lettera del Papa che vi aiuta a comprendere con maggior facilità gli insegnamenti essenziali del Papa e anche a dissipare un’interpretazione errata di un punto particolare della Lettera. Permettetemi di sottolineare alcune cose in proposito.

1. La domanda 7 del Compendio
Prima di tutto, ai miei fratelli nella comunità sotterranea, voglio far notare la domanda n. 7 del Compendio, che evidenzia le molte citazioni nella Lettera dove il Santo Padre mostra il suo apprezzamento e incoraggiamento per tutti coloro che hanno sofferto e ancora soffrono per la fede cattolica.
Spesso ascoltiamo i lamenti dei nostri fratelli delle comunità sotterranee che si sentono abbandonati, negletti, considerati persino una seccatura. Noi comprendiamo questa loro impressione e questi sentimenti. Ma i molti richiami, dalla Lettera del Papa, contenuti nel Punto 7 del Compendio dovrebbero rassicurarli [sul fatto] che il Santo Padre è con loro. Dal profondo del mio cuore, desidero incoraggiare i miei fratelli della comunità clandestina, a perseverare nella loro fedeltà senza compromessi.

2. Note nn. 2 e 5 del Compendio
Voglio anche attirare la vostra attenzione sulle note nn. 2 e 5 del Compendio. La nota n. 2 fa un’importante distinzione tra “una riconciliazione spirituale dei cuori e una fusione strutturale in un unico sistema”. Il Papa incoraggia la prima che deve essere perseguita con il massimo impegno e sollecitudine, mentre il realizzarsi della seconda può essere al di fuori della nostra sola buona volontà.
La nota n. 5 dice con chiarezza che il Papa “non esclude la possibilità di accettare o cercare il riconoscimento del Governo, né incoraggia a farlo”. Ognuno vorrebbe operare in libertà e allo scoperto, ma purtroppo, molto spesso, “quasi sempre”, è impossibile fare così perchè le condizioni che ci sono imposte non sono compatibili con la nostra coscienza cattolica. (Per la frase “ quasi sempre” nella traduzione cinese, vi prego di guardare al testo cinese riveduto, che appare sul sito web del Vaticano dal 24 ottobre 2008, quando l’espressione è stata reinserita, mentre era scomparsa dalla prima edizione cinese ufficiale della Lettera).
E’ vero che il Santo Padre lascia ai singoli vescovi la decisione ultima se accettare/richiedere il riconoscimento del governo. Ma il Santo Padre ha anche detto che questa è una decisione molto difficile da prendere perché, la maggior parte delle volte, le condizioni imposte dal governo [cinese] rendono impossibile una decisione in positivo.
Non è un segreto che questo delicato punto della Lettera del Papa, poco dopo la pubblicazione, ha ricevuto un’interpretazione tendenziosa, andata oltre quanto il Santo Padre aveva detto. Questa interpretazione afferma che, in accordo con il Santo Padre, non ci sono più ragioni per rimanere ancora in condizioni di clandestinità e che il Santo Padre vuole che tutte le comunità sotterranee chiedano il riconoscimento del Governo. Questa interpretazione ha anche favorito una partecipazione indiscriminata a concelebrazioni eucaristiche.
L’errore di tale punto di vista sta nella scelta di trascurare i lunghi passi che è necessario fare, pensando che si possa raggiungere subito l’obiettivo. Possiamo chiamarlo un peccato di impaziente ottimismo. La gente è tentata con facilità dall’ottimismo, così questa erronea interpretazione ha avuto un’enorme diffusione in Cina e molti le hanno dato credito, come se fosse la vera volontà del Santo Padre.
Ad ogni modo, proprio perchè questa interpretazione non soltanto non rappresenta il pensiero del Santo Padre, ma va anche contro la crudele realtà dei fatti descritti dal Santo Padre nella Lettera, negli ultimi due anni tale interpretazione ha avuto conseguenze disastrose per l’intera Chiesa in Cina.
La realtà fondamentale è che il Governo ha tenuto la sua politica sostanzialmente immutata, una politica che mira a rendere schiava l’intera Chiesa. Per questo ci tocca essere testimoni di uno spettacolo doloroso: vescovi e sacerdoti che, pensando di obbedire al Santo Padre, fanno sforzi enormi per giungere a un accordo con il governo; molti di questi, di fronte a condizioni inaccettabili imposte dal governo, si tirano indietro, ma per questa vicenda il clero non è più unito come prima; altri, pensando che tirarsi indietro è come disobbedire al Santo Padre, hanno cercato di rimanere in una situazione di compromesso, lottando con forza per mantenere la pace interiore, una situazione così contraddittoria che fa soffrire in modo profondo non solo i vescovi coinvolti in via diretta, ma anche i loro sacerdoti che non riescono più a capire il loro vescovo.
Il Governo, da parte sua, si è presentato come un entusiasta esecutore della volontà del Papa, dichiarando se stesso il promotore dell’unità, ovviamente un’unità sotto il controllo assoluto del governo all’interno della gabbia della Chiesa indipendente.
Ringraziamo il Signore che finalmente nelle note 2 e 5 del Compendio la Santa Sede ha dato la propria interpretazione autentica della questione. Speriamo che il Compendio possa risolvere la dolorosa contraddizione nella quale sono molti cuori fedeli e renda possibile alla comunità clandestina di ricostituire la propria fedele unità piena di sofferenza.
E’ ovvio che, al livello di riconciliazione e comunione di cuori tra le due comunità della Chiesa, c’è molto da tentare e da fare con urgenza, andando oltre ogni sentimento negativo causato da situazione storiche non volute da noi, ma imposteci dall’esterno.

3. Esame di coscienza
Nella sua lettera il Papa ha presentato in termini non ambigui la natura apostolica della Chiesa, che deve essere sempre guidata dai vescovi, successori degli Apostoli, in comunione con il Papa, successore di Pietro, capo degli Apostoli. Il Santo Padre, con tutta la sua tenerezza paterna, ha puntato il dito sull’anormale situazione odierna della nostra Chiesa in Cina, controllata e guidata da strutture diverse rispetto alla gerarchia stabilita da Gesù Cristo.
L’enorme sfida che sta davanti a noi è riportare alla normalità la nostra Chiesa, perché sia un’autentica Chiesa Cattolica.Sono passati due anni da quando il Papa ci ha scritto la Lettera. Siamo più vicini all’ideale di fedeltà cristiana descritto nella Lettera? Se si, ringraziamo Dio. Se no, riflettiamo in modo serio sul perché abbiamo sprecato un simile prezioso dono dall’alto. Dobbiamo meditare con serietà su quanto doveroso impegno abbiamo accettato, piccolo o grande, per raggiungere questo meraviglioso e difficile obiettivo. Come abbiamo passato questi due anni? Quante volte ci siamo chiesti: cosa dovrei fare perché il sogno del Papa diventi realtà?
Quest’anno, nella Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, mentre era in visita all’Abbazia di Montecassino, Il Santo Padre ci ha esortati a “rinnovare la nostra comunione di fede in Cristo e di fedeltà al successore di Pietro.” Egli ha anche espresso la speranza che “l’unità di tutti i cristiani, la cattolicità e l’universalità della Chiesa diventino sempre più profonde e visibili”. Questi fratelli e sorelle nelle comunità clandestine, credono ancora che soffrire per la fede è fecondo e che le sofferenze ci porteranno alla vittoria, anche se al momento tutto sembra apparire come un fallimento? Questi fratelli e sorelle nella comunità aperta [ufficiale], credono davvero che il loro sforzo di venir fuori dall’anormale situazione in cui sono è importante e che la coerenza con il loro status di persone in comunione con il Santo Padre richiede ad essi di essere coraggiosi?

Viviamo in un particolare momento storico. Ciò dà a noi doveri speciali. Il nostro dovere davvero speciale oggi nella Chiesa in Cina è mostrare ai cinesi la vera natura della Chiesa Cattolica, casa di tutti i popoli e nazioni. La sua unità e universalità è in perfetta sintonia con il desiderio globalizzante dell’umanità. La Chiesa è una comunità che accoglie tutti i popoli senza distinzione e per questa ragione non deve essere dominata da alcun particolare potere civile.
La Chiesa, che si prende cura del nostro bene sulla terra, ci porta anche verso un obiettivo eterno: il nostro ritorno a casa nelle braccia del Padre celeste. La ricca eredità che ci appartiene è stata guadagnata attraverso la sofferenza e la morte del nostro Salvatore ed è stata consegnata agli Apostoli, così da poter essere trasmessa in modo fedele attraverso i secoli. E’ per noi un’immensa fortuna essere chiamati in questa grande famiglia e il nostro nobile compito è vivere la nostra fede con coerenza, per passarla immutata alle generazioni future.
C’è gente che cerca di mostrare un’opposizione tra la nostra fedeltà alla Chiesa e il dovere patriottico verso il nostro Paese. Voi sapete che questo è un sofisma. Noi tutti sappiamo che proprio nell’essere leale con la Chiesa, noi siamo autentici patrioti, perché la costruzione di una Chiesa veramente cattolica in Cina è il nostro specifico contributo alla grandezza della nostra Madrepatria.
Dobbiamo pregare che i leader della nostra nazione capiscano che una Chiesa cattolica libera non è una minaccia per il nostro Paese. Al contrario, se ci è consentito vivere con felicità la nostra fede, noi possiamo contribuire di più al benessere e all’intero progresso della nostra popolazione.

Cari fratelli e sorelle, guardate in alto, verso “i monti da dove mi viene l’aiuto” (Salmi 120 [121]). In questo pellegrinaggio della fede, ci sono promesse sia tribolazioni che consolazioni. I nostri compagni e modelli sono i santi e soprattutto i gloriosi martiri.
Maria, Aiuto dei Cristiani, la nostra madre celeste e la Stella della Speranza, alla quale il Papa ha affidato la nostra Chiesa, ci porterà a una pacifica vittoria.

Card. Joseph Zen

29 giugno 2009

Il Papa prega per la conversione di chi perseguita i cristiani iracheni



Visto che i giornali continuano ad ignorare la sofferenza dei cristiani iracheni, pubblichiamo questa notizia dalla preziosissima AsiaNews, di ieri 14 Luglio 2009.


In un messaggio al cardinale Delly, Benedetto XVI assicura la sua preghiera e la sua vicinanza spirituale alle comunità cattolica e ortodossa colpite dagli attentati. Appello del patriarca allo “spirito di tolleranza”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Vicinanza spirituale alla comunità cristiana di Baghdad colpita da una serie di attentati è stata espressa da Benedetto XVI, che aggiunge di pregare per gli autori dei gesti, affinché i loro cuori si convertano.

Nel messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e indirizzato al cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei, il Papa assicura la sua preghiera e la sua vicinanza spirituale alle comunità cattolica e ortodossa della capitale irachena. Il Papa - si legge nel messaggio - "prega per una conversione del cuore degli autori della violenza e incoraggia le autorità a fare tutto il possibile per promuovere una coesistenza giusta e pacifica di tutti i settori della popolazione irachena".
Nel dare notizia del messaggio papale, L’Osservatore romano scrive poi che “le autorità irachene e i rappresentanti religiosi - che pure, nei giorni scorsi, avevano sottolineato con gioia il ritorno a un clima apparentemente più sereno - temono che gli attentati delle ultime ore possano scatenare una nuova ondata di violenza settaria nel Paese. ‘Siamo dispiaciuti per ciò che sta accadendo in Iraq - ha affermato, in una dichiarazione diffusa nella notte dalla televisione irachena, il cardinale Delly - perché sono oggi obiettivo degli attentati luoghi che, in passato, come durante la guerra, servivano da rifugio per cristiani e musulmani’. Il porporato ha condannato gli attacchi contro le chiese cristiane e le moschee e ha lanciato un appello a mantenere lo “spirito di tolleranza’”.

Da parte sua, il procuratore della chiesa caldea presso la Santa Sede, monsignor Philip Najim, ha dichiarato che “vogliono far sparire i cristiani dall'Iraq ed è chiaro che non si tratta di episodi legati alla resistenza contro un invasore, ma di un processo violento che mira a rallentare lo sviluppo del Paese, la sua pacificazione. Si vuole un Iraq debole, sottosviluppato, che con la scomparsa della sua componente cristiana perderebbe una parte importante della società”.

A Mosul, intanto, da ieri è in vigore il coprifuoco per i veicoli nei quartieri a prevalenza cristiana, proprio per prevenire altri attacchi del terrorismo.

Andrea Monda e Paolo Gulisano su Oscar Wilde, Osservatore Romano, 15 Luglio 2009

Quando Oscar Wilde incontrò Pio IX

di Andrea Monda

Di tutti gli scrittori che a scuola vengono studiati e quindi, spesso, "massacrati" - talvolta la scuola riesce a offrire le cose più belle facendole odiare, da Dante a Leopardi a Manzoni solo per fare qualche esempio - Oscar Wilde sembra rappresentare una luminosa eccezione: è uno di quegli autori che viene apprezzato dalla maggior parte degli studenti. Il problema però sorge su "quale" Wilde venga offerto all'attenzione degli studenti o, meglio, quale sfaccettatura del "prisma Wilde" viene maggiormente illuminata, perché di un prisma si sta parlando, cioè di un uomo e un artista dalla personalità poliedrica, complessa, ricca, tant'è che si può certamente parlare di un "enigma Wilde" come è intitolato il primo capitolo del saggio di Paolo Gulisano Il ritratto di Oscar Wilde pubblicato in questi giorni (Milano, Ancora, 2009, pagine 208, euro 14).
Gulisano, studioso della cultura anglosassone e già autore di diversi volumi su Tolkien, Lewis, Chesterton, George MacDonald, fa suo il senso di un aforisma del poeta irlandese per cui "gli ideali sono cose pericolose. È meglio la realtà: ferisce, ma vale molto di più"; in altre parole il saggista, nel ricostruire un ritratto fedele dello scrittore, ha cercato di evitare la facile idealizzazione con conseguente etichettatura o, peggio, annessione.
Infatti, se da una parte Wilde rimane un autore "fortunato" - nel senso che a cento anni dalla morte questo scrittore, poeta, drammaturgo non si può certo dire che sia stato dimenticato e i suoi libri continuano a fare capolino dagli scaffali delle librerie, così come il cinema continua ad attingere alla sua opera e le sue commedie continuano a essere rappresentate con successo - dall'altra si può anche affermare che la sua figura è stata spesso usata e piegata ad alcune logiche alquanto anguste, che non danno ragione di quell'enigma e mistero che ogni uomo, non solo Wilde, incarna.
Il riferimento è al Wilde mero esteta - quello che "passa" a scuola - e al Wilde icona del mondo gay che lo ha spesso celebrato come artista perseguitato per la sua omosessualità. La tesi di Gulisano è che invece Oscar Wilde rappresenti un mistero non ancora pienamente svelato. Bisogna scavare più a fondo ed è quello che cerca di fare questo breve ma intenso saggio in cui si osserva da vicino l'opera e la vita dell'artista rintracciando in entrambe il filo rosso di una religiosità profonda, di una ricerca di Bellez- za che sottendeva una sete di Verità.
La realtà ferisce, diceva Wilde, e viene in mente l'affermazione dell'allora cardinale Ratzinger: "La bellezza ferisce, ma proprio così essa richiama l'uomo al suo destino ultimo" che avrebbe potuto essere un perfetto aforisma dell'autore de Il ritratto di Dorian Gray. A questo aforisma "apocrifo" Gulisano si aggrappa per tracciare il suo ritratto di Wilde ben riassunto nelle poche parole poste in quarta di copertina: "Oscar Wilde: una vita per la Bellezza, un incontro con la Verità".
In questi stessi giorni è stato pubblicato un saggio dal titolo L'altro fuoco, opera del gesuita Antonio Spadaro critico letterario di "La Civiltà Cattolica" (Milano, Jaca Book, 2009, pagine 304, euro 24) in cui un intero capitolo è dedicato agli ultimi anni di Wilde la cui poesia viene audacemente accostata a quella della poetessa italiana Alda Merini; in particolare nella Ballata del carcere di Reading secondo Spadaro "lo scrittore avverte il proprio cuore spezzato e in cerca di una verità. Ed è questa ricerca appassionata fino a vette erotiche e mistiche che caratterizza anche i versi di Alda Merini: la sua poesia è alacre come il fuoco nel desiderio e nell'attesa di una sorta di "terra promessa" che dia senso all'esistere".
Ecco che piano piano prende fuoco un altro Wilde rispetto a quello della vulgata: non solo un anticonformista che amava stupire la conservatrice società dell'Inghilterra vittoriana, ma anche un lucido analizzatore della modernità con i suoi aspetti positivi e soprattutto inquietanti; non solo l'esteta, il cantore dell'effimero, il brillante protagonista dei salotti londinesi, ma anche un uomo che dietro la maschera dell'amoralità si interrogava e invitava a porsi il problema di ciò che fosse giusto o sbagliato, vero o falso, persino nelle sue principali commedie degli equivoci (come L'importanza di chiamarsi Ernesto); un uomo scomodo e urticante che preferì sempre la saggezza ai luoghi comuni combattendo tenacemente contro le false certezze del suo tempo ("le cose di cui si è assolutamente certi non sono mai vere").
Wilde fu un uomo dai grandi, intensi sentimenti, che dietro la leggerezza della sua scrittura, dietro la maschera della frivolezza o addirittura del cinismo, nascondeva una profonda consapevolezza del misterioso valore della vita. "Oggi la gente sa il prezzo di tutto, ma non dà valore a niente", dice ne Il ritratto di Dorian Gray. Una consapevolezza anche della sua drammaticità: "Dietro ogni cosa preziosa c'è qualcosa di tragico. Il mondo deve soffrire per far sbocciare il fiore più umile".
Il cammino esistenziale di Oscar Wilde può anche essere visto come un lungo e difficile cammino verso quella "terra promessa" che dà il senso all'esistere, un cammino che storicamente lo ha portato alla conversione al cattolicesimo, una religione che, diceva in uno dei più acuti e paradossali aforismi, "era solo per i santi e i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo anche quella anglicana".
Wilde fu dunque, secondo Gulisano, un uomo costantemente in ricerca del Bello e del Buono, ma anche di quel Dio che non aveva peraltro mai avversato, che aveva forse elegantemente rispettato, ma dal quale si fece pienamente abbracciare dopo l'esperienza drammatica del carcere, per arrivare a chiudere il suo itinerario umano in comunione con la Chiesa cattolica, adempiendo a quello che aveva scritto anni prima: "Il cattolicesimo è la sola religione in cui morirei" e così realizzando forse l'auspicio che gli aveva rivolto Pio IX nell'udienza privata del 1877 - incontro forse sorprendente ma che giustamente Gulisano racconta nel suo saggio - nel corso del quale il Papa augurò allo scrittore irlandese "di compiere un viaggio nella vita per giungere alla Città di Dio". L'enigma di Oscar Wilde è dato quindi anche da questo suo percorso segreto, da questa sua ricerca che veniva mascherata nella magnificenza estetica della sua arte letteraria ma su cui ora viene fatta luce dal saggio di Gulisano, senza la pretesa di risolvere la profondità di quel mistero.


(©L'Osservatore Romano - 15 luglio 2009)

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#11

martedì, luglio 14, 2009

Un messaggio dal nostro caro amico Riro Maniscalco, l'americano!


New book coming soon!
Il nuovo libro sta per uscire!

"Dal Ponte all'Infinito"
The Way of the Cross over the Brooklyn Bridge

Go check the website: www.bluesandmercy.com

Love
Riro

lunedì, luglio 13, 2009

Il Papa va in vacanza - Buon riposo, Santità!

domenica, luglio 12, 2009

Due tipi loschi al battesimo dei piccoli Mattia e Marta

martedì, luglio 07, 2009

Il testo dell'Enciclica "Caritas in veritate".

Qui il testo integrale dell'Enciclica "Caritas in veritate".

Il nostro carissimo Pino Noia ha scritto una bella lettera al nostro Pier Giorgio...

    Caro Pier Giorgio,


    anche quest’anno mi hai chiamato a Grottammare per la tua festa. Ti ringrazio perché così posso festeggiare il mio primo compleanno da “tipo losco”. Sai, questa appartenenza mi fa sentire vicino a te e alla tua spiritualità, semplice, genuina, vera come i tanti amici “tipi loschi” che ho conosciuto, come i visi sorridenti e sereni che ho incontrato, come le occasioni di bene autentico che tu proponi ai giovani e a tutti per incontrare il vero tesoro che riempie la nostra vita: Gesù Cristo, Figlio di Dio, nostro Signore, tenero e paziente che per te, per tutti noi ha dato la Sua vita, passando dall’ Abbà all’Eloì, facendosi peccato per noi e poiché Dio odia il peccato, facendosi odiare per noi.

    Grazie Pier Giorgio, carissimo Santo amico, grazie di cuore per questo invito ad amare Gesù e vivere per Lui.

    A presto rivederci

    N.B. Ho dimenticato una cosa importante: mi hai aiutato ad amare ancora di più la nostra Mamma Celeste perché con il rosario le parlo continuamente e Lei è molto contenta. Ciao

    Pino Noia

    Roma, 4 luglio 2009

Le prime parole dell'Enciclica "Caritas in veritate"

1. La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore – « caritas» – è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. E' una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8, 22). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità.

sabato, luglio 04, 2009

Lo splendido professor Giuseppe Noia, antieugenetico

La Cresima di sei giovani

Mons. Gestori pronuncia l'omelia

La Santa Messa nella festa del beato Pier Giorgio Frassati

Gran finale della festa del beato Pier Giorgio Frassati!


Anzitutto un buon onomastico a tutti i Pier Giorgio d'Italia e del mondo intero!

Stasera gran finale della splendida festa 2009 con la Santa Messa officiata dal Vescovo Mons. Gervasio Gestori e con l'incontro con il professor Giuseppe Noia!

Vi aspettiamo in tanti!!!

venerdì, luglio 03, 2009

I Nembrini Bros...

giovedì, luglio 02, 2009

Antonio Gaspari e Paolo Gulisano.

Il popolo attento e ammirato...

Vincenzo e Bepino Nembrini

L'incontro con Antonio Gaspari, Paolo Gulisano e i fratelli Nembrini.