venerdì, gennaio 30, 2009

Mons. Gervasio Gestori approva in via definitiva lo statuto della Compagnia dei Tipi Loschi - sabato 31 Gennaio 2009 grande festa!


in anteprima l'immaginetta della nostra bella storica ricorrenza

Cari lettori,
giorni fa vi abbiamo comunicato la bella e confortante notizia dell'approvazione definitiva del nostro statuto da parte del Vescovo di San Benedetto del Tronto - Ripatransone - Montalto, il nostro caro mons. Gervasio Gestori.

Ricordiamo che Mons. Gervasio Gestori firmerà il decreto sabato 31 Gennaio 2009, in occasione della celebrazione della Santa Messa in onore di San Giovanni Bosco che officierà a Casa San Francesco di Paola nel pomeriggio alle ore 18.30.

Dopo la Santa Messa andremo a festeggiare a Ripatransone (AP) al ristorante Torre del Gallo, con festa e fiera adeguati all'occasione, assolutamente da non perdere. Per adesioni telefonare al numero 0735659365 (sede della Cooperativa Capitani Coraggiosi).

Ringraziamo il Signore per tutto ciò e continuiamo la buona battaglia della fede, forti dell'aiuto di Nostra Madre, la Chiesa Cattolica. Preghiamo lieti e certi la Madonna che ci aiuti sempre in questa strada. Chiediamo a tutti gli amici di continuare a stringersi attorno a noi con la preghiera, l'entusiasmo e l'amicizia cristiana.

Chissà quanto se la riderà Pier Giorgio...

Marco Sermarini, presidente della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati.

lunedì, gennaio 26, 2009

Iraq - Il papa riceve in dono il mantello di mons. Rahho e la stola di p. Ragheed, martiri in Iraq




Il dono è avvenuto all’udienza conclusiva della visita ad limina dei vescovi caldei. Benedetto XVI esorta a promuovere la formazione fra i giovani e la convivenza con i musulmani, rivendicando pari diritti ai cristiani e sicurezza da parte delle autorità. Preoccupazione per i profughi e gli emigrati. Il valore dell’assemblea sinodale e della carità.


Città del Vaticano (AsiaNews) – I vescovi caldei irakeni hanno donato a Benedetto XVI il mantello liturgico di mons. Paul Faraj Rahho (v.foto) e la stola di p. Ragheed Ganni, entrambi uccisi a Mosul, il primo nel 2008, l’altro nel 2007. Il dono è avvenuto durante l’udienza conclusiva della visita ad limina compiuta in questi giorni dai prelati orientali. Il papa ha ricevuto le due reliquie “con emozione” e ricordando le “vittime della violenza in Iraq durante questi anni” - e in particolare i due martiri e tanti altri sacerdoti e fedeli - ha detto che “il loro sacrificio è il segno del loro amore alla Chiesa e al loro Paese”.

Nel suo discorso ai vescovi, il pontefice ha sottolineato il valore “insostituibile” della Chiesa caldea nella storia dell’Oriente e dell’Iraq in particolare e li ha esortati a continuare questa missione al servizio “dello sviluppo umano e spirituale” del Paese. Per questo egli ha detto che “è necessario promuovere un alto livello culturale dei fedeli, soprattutto dei giovani. Una buona formazione nei diversi campi del sapere, sia religiosi che profani, è un investimento prezioso per l’avvenire”.

Egli ha pure chiesto ai fedeli irakeni di svolgere “un ruolo di moderazione” nella costruzione del Paese per plasmare rapporti di comprensione” fra cristiani e musulmani, precisando che “i cristiani che abitano l’Iraq da sempre, ne sono pienamente cittadini con tutti i diritti e i doveri di tutti, senza distinzione di religione”.

Il papa affronta in modo più diretto la “violenza quotidiana” di cui i cristiani sono fatti oggetto. Egli chiede ai vescovi di sostenere i loro fedeli “incitandoli ad amare la terra dei loro antenati a cui essi rimangono profondamente attaccati”. Allo stesso tempo i prelati devono “fare appello… alle autorità responsabili per il riconoscimento dei loro diritti umani e civili”.

Al problema delle violenze all’interno del Paese è legato pure il problema della diaspora e dell’emigrazione. Benedetto XVI ringrazia tutti coloro che in diversi Paesi accolgono gli irakeni che “per un certo periodo, debbono purtroppo abbandonare l’Iraq” e chiede ai vescovi di aver cura dei fedeli della diaspora. “È indispensabile – ha precisato il pontefice – che i fedeli custodiscano la loro identità culturale e religiosa e che i più giovani scoprano e apprezzino la ricchezza del patrimonio della loro Chiesa patriarcale. In tale prospettiva, l’assistenza spirituale e morale di cui i fedeli dispersi nel mondo hanno bisogno, deve essere presa in seria considerazione dai pastori, in relazioni fraterne con i vescovi delle chiese locali”.

Il papa ha anche sottolineato l’importanza delle assemblee sinodali fra i vescovi, esortandoli alla “comunione e a vivere la carità interepiscopale” per “elaborare orientamenti pastorali comuni”. A questo proposito, il sinodo dei vescovi caldei che era previsto per lo scorso dicembre, è stato rimandato a maggio 2009, pur con tutte le urgenze che presenza la situazione del Paese.

Infine, Benedetto XVI ha chiesto ai vescovi di essere vicini ai loro fedeli e spingerli con l’esempio a “rimanere prossimi delle persone nel bisogno o in difficoltà, dei malati, dei sofferenti” e ha elogiato l’impegno di molti cristiani che svolgono una “testimonianza disinteressata di carità… senza distinzione d’origine o di religione”.

Il papa ha concluso con un augurio: “La preghiera e l’aiuto dei vostri fratelli nella fede e di numerose persone di buona volontà vi accompagnino, così che il volto dell’amore di Dio possa continuare a brillare sul popolo irakeno che conosce così tante sofferenze”.

domenica, gennaio 25, 2009

Mons. Gervasio Gestori approva in via definitiva lo statuto della Compagnia dei Tipi Loschi

Cari lettori,
vi comunichiamo una bella e confortante notizia: il Vescovo di San Benedetto del Tronto - Ripatransone - Montalto, il nostro caro mons. Gervasio Gestori, ha inteso accogliere la nostra richiesta di approvazione definitiva dello statuto della nostra Compagnia.

Difatti la Compagnia è stata riconosciuta da mons. Gestori il 31 Gennaio 2004 (nella ricorrenza di San Giovanni Bosco, copatrono della Compagnia) come associazione privata di fedeli di diritto diocesano con personalità giuridica, e nella stessa data approvò lo statuto associativo ad experimentum per cinque anni.

Ora il passo successivo: l'approvazione definitiva, dopo cinque anni, dello statuto.

E' un segno di crescita della Compagnia e di grande benevolenza da parte della Chiesa, che intende riconoscere la bontà e la validità per tutti del nostro cammino.

Mons. Gervasio Gestori ci ha preannunciato la notizia nel corso di un breve ma cordiale incontro con i nostri responsabili proprio ieri, e firmerà il decreto sabato 31 Gennaio 2009, in occasione della celebrazione della Santa Messa in onore di San Giovanni Bosco che officierà a Casa San Francesco di Paola nel pomeriggio alle ore 18.30.

Il riconoscimento effettuato da Mons. Gervasio Gestori fu preceduto nel 1996 da un altro atto significativo del suo predecessore, mons. Giuseppe Chiaretti (oggi Arcivescovo di Perugua - Città della Pieve e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana), una dichiarazione d'intenti in cui si affermava la bontà dell'iniziativa cattolica.

Ringraziamo il Signore per tutto ciò e continuiamo la buona battaglia della fede, forti dell'aiuto di Nostra Madre, la Chiesa Cattolica. Preghiamo lieti e certi la Madonna che ci aiuti sempre in questa strada.

sabato, gennaio 24, 2009

Pier Giorgio vivo - 13




Un intimo racconta:
"Con un compagno avevo avuto per due anni frequenti e lunghissime discussioni senza però riuscire a scmuoverlo anche minimamente dal suo acido clericalismo. Pier Giorgio, a volte presente, taceva. Una sera, incontro questo avversario e mi dice: -Passando in tram davanti alla chiesa S. Filippo, nella via affollata, ho visto Frassati fare il segno della croce in un modo che mi ha fatto pensare...- Quella sera non discutemmo: avrei rovinata l'opera di Pier Giorgio."

L'ha detto Pier Giorgio - 14




In questo momento così duro per la tua patria, dobbiamo noi cattolici pregare molto Dio che ridoni agli uomini la vera pace.
La nostra fede ci assiste, con la grande speranza che questa vita è breve e che dopo soltato viene la vera vita nella quale la giustizia trionferà.

venerdì, gennaio 16, 2009

Eluana Englaro - La clinica di Udine si tira indietro

Da Avvenire di oggi.
Si ringraziano, si rispettano, si dicono tra di loro "umani" (?), danno del cattivo a Sacconi, tutto il contrario del vero: una tristezza allucinante...

La casa di cura "Città di Udine" non accoglierà Eluana Englaro per l'attuazione della sentenza che autorizza la sospensione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale. Lo ha reso noto la stessa struttura sanitaria.

«Costretti» dall'atto di Sacconi. «Siamo costretti a ritirare la disponibilità ad ospitare la signora Eluana Englaro e l'équipe di volontari esterni per l'attuazione del decreto emesso dalla Corte d'Appello di Milano il 9 luglio 2008 e ratificato dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite lo scorso novembre - ha reso noto la clinica "Città di Udine" - per il "groviglio" di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni». «Gli approfondimenti condotti - è detto in un comunicato diffuso nel primo pomeriggio dalla clinica privata - portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all'ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che - per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni - metterebbero a repentaglio l'operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità».

Il padre e i legali ringraziano la clinica. «Rispettiamo la decisione contraria assunta dalla Casa di Cura Città di Udine dopo l'atto di indirizzo del ministro Sacconi e non abbiamo altro da aggiungere». Lo hanno dichiarato Beppino Englaro e l'avvocato Franca Alessio, la curatrice speciale di Eluana. I due hanno quindi ringraziato la Casa di cura Città di Udine: «Ringraziamo la direzione generale e la direzione sanitaria della casa di cura Città di Udine - hanno affermato - per la grande umanità, disponibilità e generosità dimostrata fino al 16 dicembre 2008». Cioè fino alla data in cui il ministro Sacconi ha emanato la sua direttiva, che ha bloccato l'esecuzione della sentenza.

martedì, gennaio 13, 2009

Tornando a Torino

Ciao a tutti,
ecco alcune foto del nostro campo invernale a Torino. E' sempre bello rivederle per chi c'è stato ed è altrettanto bello condividere la bellezza di ciò che abbiamo visto con chi non è potuto venire.
Ricordando che : "...quando andiamo a Torino e vediamo quello che questi Santi hanno realizzato, dobbiamo considerare che queste opere servivano a far conoscere Cristo a tutti e di conseguenza far conoscere loro la vera Felicità..."
(il Serra).



video


"Non possiamo costruire la nostra Felicità senza costruire la Felicità degli altri"
(Benedetto XVI)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo...

"Io sono Chiara da Valenza nella provincia di Alessandria e siccome io amo Dodo (Pier Giorgio col nome che si era dato da piccolo, ndr) da morire vi devo ringraziare del lavoro ottimo che fate e vi auguro un anno 2009 ottimo nella Luce del Signore Risorto e di Dodo".

Grazie, Chiara! Sei troppo buona! Aiutaci anche tu a far conoscere il nostro caro Dodo!

sabato, gennaio 10, 2009

Pier Giorgio vivo - 12

Tutti si resero conto che Pier Giorgio era sempre là
dove occorreva essere, o dove occorreva lavorare più duramente, senza riguardi
né alla propria posizione, né alla propria sicurezza personale.
(Luciana Frassati)

L'ha detto Pier Giorgio - 13


Nel mondo c'è tanta gente cattiva e purtroppo anche molta che ha solamente il nome di cristiana, ma non lo spirito, e perciò credo che la vera pace bisogna ancora aspettarla a lungo.
La nostra fede però ci insegna che dobbiamo sempre conservare la speranza di goderla un giorno.

giovedì, gennaio 08, 2009

India - Kerala, comunisti promuovono legge per l’eutanasia. La Chiesa: Propaganda elettorale

di Nirmala Carvalho
Il governo di ispirazione marxista intende legalizzare la “dolce morte” e depenalizzare il tentato suicidio. Essa prevede che sia il paziente a decidere se continuare le cure oppure lasciarsi morire. Critiche della Chiesa cattolica che denuncia un “nuovo attacco alla vita”.


New Delhi (AsiaNews) – Legalizzare la pratica dell’eutanasia e depenalizzare il reato di tentato suicidio: sono le due norme proposte dalla Commissione per le riforme di legge, guidata dall’ex giudice della corte suprema V.R. Krishna Iyer, e contenute nel “disegno di legge sui malati terminali in Kerala”.

“La vita è sacra – dichiarano gli 11 membri della commissione creata dal Left Democratic Front, partito al governo, di ispirazione marxista – ma il dolore prolungato, senza speranza di guarigione, è una tortura che nega persino il significato stesso dell’esistenza”.

La proposta di legge elaborata dai politici del Kerala, stato dell’India meridionale, permetterebbe “ai malati terminali di mettere fine alla propria vita, sotto la supervisione e la guida di parenti stretti e del personale medico”. Nella fattispecie ai malati terminali “in grado di intendere e di volere” è concessa la facoltà di “rifiutare trattamenti medici, fra i quali anche i respiratori artificiali”. Se il paziente è incapace di decidere in modo autonomo, o non è stato informato delle reali condizioni di salute, spetta al personale medico valutare se procedere con la cura, oppure praticare la “dolce morte”.

P. Paul Thelakat, direttore dell’influente giornale Satyadeepam (La luce della verità) e portavoce del Sinodo della Chiesa Siromalabarica, non nasconde le critiche alla proposta di legge che definisce mera “propaganda elettorale del partito marxista”. Egli si oppone con forza alla pratica dell’eutanasia, perché “nessun uomo ha il diritto di togliere la vita, nemmeno se è il paziente stesso a chiederlo”. P. Paul precisa al contempo di non voler avallare “l’accanimento terapeutico”, che lede la dignità del malato e non ne rispetta la sofferenza.

Pascal Carvalho, membro dell’Accademia pontificia per la vita, denuncia senza mezzi termini “il grave attacco alla vita” da condannare “in modo assoluto”. Egli chiarisce che “nessuno può arrogarsi il diritto di decidere in materia di vita o di morte” e deplora il fatto che sia proprio il Kerala, uno degli stati indiani con il più alto tasso di istruzione (89,9%) e sviluppo, a farsi portabandiera di una legge che legalizza di fatto la “dolce morte”.

Pascal Carvalho comprende le ragioni “di quanti soffrono e dei loro cari”, ma sottolinea “l’enorme differenza” che passa fra “uccidere intenzionalmente” e “consentire a una persona di morire nel rispetto della sua dignità, fornendo le cure mediche di base senza per questo sconfinare nell’accanimento terapeutico”.

Papa: per costruire la pace, occorre ridare speranza ai poveri

Medio Oriente e Asia in primo piano nell’esame della situazione del mondo fatta da Benedetto XVI con i diplomatici. Rimettere in vigore la tregua a Gaza. Servono nuovi leader per la pace. Le violenze anticristiane in India e Iraq. La mancanza di libertà religiosa. La crisi economica ha bisogno di una nuova fiducia.


Città del Vaticano (AsiaNews) – “Per costruire la pace, occorre ridare speranza ai poveri”: ruota intorno a questo concetto l’esame fatto oggi da Benedetto XVI sulla situazione del mondo dal punto di vista della Chiesa cattolica, tradizionale tema del discorso che all’inizio di ogni anno i papi fanno ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede e che quest’anno rappresentano 177 Stati che hanno piene relazioni diplomatiche, ai quali vanno aggiunte alcune rappresentanze particolari, come la Russia, l’Olp e l’Ordine di Malta. Povertà materiale, ma anche spirituale, che “si combatte se l’umanità è resa più fraterna tramite valori ed ideali condivisi, fondati sulla dignità della persona, sulla libertà unita alla responsabilità, sul riconoscimento effettivo del posto di Dio nella vita dell’uomo”.

Lo sguardo che Benedetto XVI rivolge alla situazione mondiale – a partire dal conlitto in corso a Gaza - è, alla fine, un elenco dei luoghi dove, in maniera maggiore o minore, quella fraternità e quei “valori e ideali” non sono riconosciuti. Con l’Asia ancora a guidare questa non meritoria classifica, come già accaduto per il rapporto sul rispetto della libertà religiosa nel mondo. Presente sia nelle “discriminazioni e i gravissimi attacchi” dei quali sono stati vittima i cristiani in India – con la richiesta alle autorità di “di adoperarsi con energia per mettere fine all’intolleranza e alle vessazioni contro i cristiani - e in Iraq, sia nella preoccupazione per le nuove normative che in materia si stanno emanando nelle repubbliche dell’Asia centrale. La Chiesa, ripete il Papa, “non domanda privilegi, ma l’applicazione del principio della libertà religiosa in tutta la sua estensione”. E le comunità cristiane che vivono in Asia, ha detto più avanti, pur se piccole, “desiderano offrire un contributo convinto ed efficace al bene comune, alla stabilità e al progresso dei loro Paesi, testimoniando il primato di Dio, che stabilisce una sana gerarchia di valori e dona una libertà più forte delle ingiustizie”. Frase che è un’eco di quella contenuta nella lettera scritta nel maggio 2007 dallo stesso papa ai cattolici cinesi, stavolta non ricordati. Segno di ulteriore apertura e, forse, di speranza, più che costatazione di cambiamenti.

Vasto, naturalmente, il capitolo dedicato al Medio Oriente e, in primo luogo, alla Terra Santa, dove, “in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili”. “Una volta di più, vorrei ripetere che l’opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente. Auspico che, con l’impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore – ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione – e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all’odio, alle provocazioni e all’uso delle armi”. A tale scopo, il Papa auspica che dalle elezioni in programma nel prossimo futuro “emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione. A questa non si potrà giungere senza adottare un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte”.

Ma Medio Orienta, nel pensiero di Benedetto XVI è anche la necessità di “dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e la Siria e, per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle istituzioni, che sarà tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito di unità”. Agli iracheni, poi, che “si preparano a riprendere pienamente in mano il proprio destino, rivolgo un incoraggiamento particolare a voltare pagina per guardare al futuro, per costruirlo senza discriminazioni di razza, di etnia o di religione”. Significatico che, accanto alla condanna per le violenze anticristiane in India e Iraq, ci sia l’auspicio che “nel mondo occidentale, non si coltivino pregiudizi o ostilità contro i cristiani, semplicemente perché, su certe questioni, la loro voce dissente”.

Ancora Medio Oriente nell’affermazione che “per quanto riguarda l’Iran, non bisogna rinunciare a ricercare una soluzione negoziata alla controversia sul programma nucleare, attraverso un dispositivo che permetta di soddisfare le legittime esigenze del Paese e della comunità internazionale”. E ancora Asia, infine, nell’affermazione che “una soluzione definitiva del conflitto in corso in Sri Lanka non potrebbe essere che politica, mentre i bisogni umanitari delle popolazioni interessate devono rimanere oggetto di attenzione continua” e nei “progressi” che il Papa vede nella “ripresa di nuovi negoziati di pace a Mindanao, nelle Filippine”, e nel “nuovo corso che prendono le relazioni tra Pechino e Taipei”.

Allargandosi all’Africa, che conta di visitare il prossimo marzo, il pensiero del Papa è andato in particolare ai bambini: “molti vivono il dramma dei rifugiati e dei trasferiti in Somalia, nel Darfour e nella Repubblica democratica del Congo. Si tratta di flussi migratori che riguardano milioni di persone che hanno bisogno di un aiuto umanitario e che sono soprattutto private dei loro diritti elementari e feriti nella loro dignità”. Di lì all’America latina, con un appello al “ricongiungimento familiare” per gli “emigrati”, in modo di conciliare “le legittime esigenze della sicurezza e quelle dell'inviolabile rispetto della persona umana” ed una lode per “l’impegno prioritario di certi governi per ristabilire la legalità e condurre una lotta senza compromessi contro il traffico di stupefacenti e la corruzione”.

Ma, al di là delle singole situazioni, Benedetto XVI sottolinea come conflitti e terrorismo mostrano che “nonostante tanti sforzi, la pace così desiderata è ancora lontana! Di fronte a ciò, non dobbiamo scoraggiarci o diminuire l'impegno a favore di una cultura di pace, ma raddoppiare i nostri sforzi per promuovere la sicurezza e lo sviluppo”. Specialmente di fronte alla crisi economica mondiale ed al crescere degli armamenti che “sottrae enormi risorse umane e materiali per i progetti di sviluppo, specialmente dei popoli più poveri”. Quanto ad una crisi che colpisce soprattutto i più deboli “è d’ora innanzi urgente adottare una strategia efficace per combattere la fame e facilitare lo sviluppo agricolo locale, soprattutto perché la percentuale di persone povere nei Paesi ricchi aumenta. In questo contesto, sono lieto che in occasione della recente Conferenza di Doha sul finanziamento dello sviluppo, siano stati individuati i criteri utili per orientare la gestione del sistema economico e aiutare i più deboli. Più in profondità, per rendere l'economia sana, è necessario costruire una nuova fiducia. Ciò può essere realizzato solo attraverso l'attuazione di un’etica basata sulla dignità innata della persona umana. So quanto ciò sia impegnativo, ma non è un'utopia!”. (FP)

Papa: per costruire la pace, occorre ridare speranza ai poveri

Medio Oriente e Asia in primo piano nell’esame della situazione del mondo fatta da Benedetto XVI con i diplomatici. Rimettere in vigore la tregua a Gaza. Servono nuovi leader per la pace. Le violenze anticristiane in India e Iraq. La mancanza di libertà religiosa. La crisi economica ha bisogno di una nuova fiducia.


Città del Vaticano (AsiaNews) – “Per costruire la pace, occorre ridare speranza ai poveri”: ruota intorno a questo concetto l’esame fatto oggi da Benedetto XVI sulla situazione del mondo dal punto di vista della Chiesa cattolica, tradizionale tema del discorso che all’inizio di ogni anno i papi fanno ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede e che quest’anno rappresentano 177 Stati che hanno piene relazioni diplomatiche, ai quali vanno aggiunte alcune rappresentanze particolari, come la Russia, l’Olp e l’Ordine di Malta. Povertà materiale, ma anche spirituale, che “si combatte se l’umanità è resa più fraterna tramite valori ed ideali condivisi, fondati sulla dignità della persona, sulla libertà unita alla responsabilità, sul riconoscimento effettivo del posto di Dio nella vita dell’uomo”.

Lo sguardo che Benedetto XVI rivolge alla situazione mondiale – a partire dal conlitto in corso a Gaza - è, alla fine, un elenco dei luoghi dove, in maniera maggiore o minore, quella fraternità e quei “valori e ideali” non sono riconosciuti. Con l’Asia ancora a guidare questa non meritoria classifica, come già accaduto per il rapporto sul rispetto della libertà religiosa nel mondo. Presente sia nelle “discriminazioni e i gravissimi attacchi” dei quali sono stati vittima i cristiani in India – con la richiesta alle autorità di “di adoperarsi con energia per mettere fine all’intolleranza e alle vessazioni contro i cristiani - e in Iraq, sia nella preoccupazione per le nuove normative che in materia si stanno emanando nelle repubbliche dell’Asia centrale. La Chiesa, ripete il Papa, “non domanda privilegi, ma l’applicazione del principio della libertà religiosa in tutta la sua estensione”. E le comunità cristiane che vivono in Asia, ha detto più avanti, pur se piccole, “desiderano offrire un contributo convinto ed efficace al bene comune, alla stabilità e al progresso dei loro Paesi, testimoniando il primato di Dio, che stabilisce una sana gerarchia di valori e dona una libertà più forte delle ingiustizie”. Frase che è un’eco di quella contenuta nella lettera scritta nel maggio 2007 dallo stesso papa ai cattolici cinesi, stavolta non ricordati. Segno di ulteriore apertura e, forse, di speranza, più che costatazione di cambiamenti.

Vasto, naturalmente, il capitolo dedicato al Medio Oriente e, in primo luogo, alla Terra Santa, dove, “in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili”. “Una volta di più, vorrei ripetere che l’opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente. Auspico che, con l’impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore – ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione – e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all’odio, alle provocazioni e all’uso delle armi”. A tale scopo, il Papa auspica che dalle elezioni in programma nel prossimo futuro “emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione. A questa non si potrà giungere senza adottare un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte”.

Ma Medio Orienta, nel pensiero di Benedetto XVI è anche la necessità di “dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e la Siria e, per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle istituzioni, che sarà tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito di unità”. Agli iracheni, poi, che “si preparano a riprendere pienamente in mano il proprio destino, rivolgo un incoraggiamento particolare a voltare pagina per guardare al futuro, per costruirlo senza discriminazioni di razza, di etnia o di religione”. Significatico che, accanto alla condanna per le violenze anticristiane in India e Iraq, ci sia l’auspicio che “nel mondo occidentale, non si coltivino pregiudizi o ostilità contro i cristiani, semplicemente perché, su certe questioni, la loro voce dissente”.

Ancora Medio Oriente nell’affermazione che “per quanto riguarda l’Iran, non bisogna rinunciare a ricercare una soluzione negoziata alla controversia sul programma nucleare, attraverso un dispositivo che permetta di soddisfare le legittime esigenze del Paese e della comunità internazionale”. E ancora Asia, infine, nell’affermazione che “una soluzione definitiva del conflitto in corso in Sri Lanka non potrebbe essere che politica, mentre i bisogni umanitari delle popolazioni interessate devono rimanere oggetto di attenzione continua” e nei “progressi” che il Papa vede nella “ripresa di nuovi negoziati di pace a Mindanao, nelle Filippine”, e nel “nuovo corso che prendono le relazioni tra Pechino e Taipei”.

Allargandosi all’Africa, che conta di visitare il prossimo marzo, il pensiero del Papa è andato in particolare ai bambini: “molti vivono il dramma dei rifugiati e dei trasferiti in Somalia, nel Darfour e nella Repubblica democratica del Congo. Si tratta di flussi migratori che riguardano milioni di persone che hanno bisogno di un aiuto umanitario e che sono soprattutto private dei loro diritti elementari e feriti nella loro dignità”. Di lì all’America latina, con un appello al “ricongiungimento familiare” per gli “emigrati”, in modo di conciliare “le legittime esigenze della sicurezza e quelle dell'inviolabile rispetto della persona umana” ed una lode per “l’impegno prioritario di certi governi per ristabilire la legalità e condurre una lotta senza compromessi contro il traffico di stupefacenti e la corruzione”.

Ma, al di là delle singole situazioni, Benedetto XVI sottolinea come conflitti e terrorismo mostrano che “nonostante tanti sforzi, la pace così desiderata è ancora lontana! Di fronte a ciò, non dobbiamo scoraggiarci o diminuire l'impegno a favore di una cultura di pace, ma raddoppiare i nostri sforzi per promuovere la sicurezza e lo sviluppo”. Specialmente di fronte alla crisi economica mondiale ed al crescere degli armamenti che “sottrae enormi risorse umane e materiali per i progetti di sviluppo, specialmente dei popoli più poveri”. Quanto ad una crisi che colpisce soprattutto i più deboli “è d’ora innanzi urgente adottare una strategia efficace per combattere la fame e facilitare lo sviluppo agricolo locale, soprattutto perché la percentuale di persone povere nei Paesi ricchi aumenta. In questo contesto, sono lieto che in occasione della recente Conferenza di Doha sul finanziamento dello sviluppo, siano stati individuati i criteri utili per orientare la gestione del sistema economico e aiutare i più deboli. Più in profondità, per rendere l'economia sana, è necessario costruire una nuova fiducia. Ciò può essere realizzato solo attraverso l'attuazione di un’etica basata sulla dignità innata della persona umana. So quanto ciò sia impegnativo, ma non è un'utopia!”. (FP)

martedì, gennaio 06, 2009

Papa: il Natale ortodosso, le violenze di Gaza, i bambini dall’infanzia negata



All’Angelus dell’Epifania Benedetto XVI fa gli auguri alle comunità ortodosse, ringrazia chi aiuta a costruire la pace fra israeliani e palestinesi e chiede la liberazione delle decine di bambini rapiti nel Congo- Kinshasa. La “disarmante mitezza” del Dio dell’amore e l’ostilità del mondo.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Il Natale delle Chiese orientali (che si festeggia domani); i violenti scontri armati nella Striscia di Gaza; i bambini rapiti in Congo sono alcune delle preoccupazioni espresse dal papa all’Angelus di oggi con i fedeli in piazza san Pietro. Prima di salutare le migliaia di pellegrini nelle diverse lingue, Benedetto XVI ha voluto salutare i fratelli e le sorelle delle Chiese orientali (in particolare quella russa), che “seguendo il Calendario Giuliano, celebreranno domani il Santo Natale. La memoria della nascita del Salvatore accenda sempre più nei loro cuori la gioia di essere amati da Dio”.

Il pontefice è poi ritornato sull’amara situazione della Terra Santa che egli segue “con viva apprensione”. “Mentre ribadisco che l’odio e il rifiuto del dialogo non portano che alla guerra - ha detto il papa - vorrei oggi incoraggiare le iniziative e gli sforzi di quanti, avendo a cuore la pace, stanno cercando di aiutare israeliani e palestinesi ad accettare di sedersi attorno ad un tavolo e di parlare. Iddio sostenga l’impegno di questi coraggiosi ‘costruttori di pace’!”.

Egli ha poi dedicato “un pensiero speciale” ai bambini che sono “sono la ricchezza e la benedizione del mondo”, ma ai quali è spesso negata un’infanzia serena. Il pontefice ha voluto porre l’attenzione soprattutto sulle “decine di bambini e ragazzi che, in questi ultimi mesi, compreso il periodo natalizio, nella Provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, sono stati sequestrati da bande armate, che hanno attaccato i villaggi e causato anche numerose vittime e feriti”.

“Faccio appello – ha detto - agli autori di tali disumane brutalità, affinché restituiscano i ragazzi alle loro famiglie e al loro futuro di sicurezza e di sviluppo, a cui hanno diritto insieme a quelle care popolazioni. Manifesto al tempo stesso la mia vicinanza spirituale alle Chiese locali, anch’esse colpite nelle persone e nelle opere, mentre esorto i Pastori e i fedeli ad essere forti e saldi nella speranza”.

Ricordando poi che il 2009 è il 20° anniversario della 2009 Convenzione Onu dei Diritti del Fanciullo, Benedetto XVI ha pregato per “quanti – e sono innumerevoli! – operano quotidianamente al servizio delle nuove generazioni, aiutandole ad essere protagoniste del loro futuro”.

La Giornata dell’Infanzia Missionaria, che si celebra proprio oggi nella festa dell’Epifania, “è opportuna occasione – ha aggiunto il pontefice - per porre in evidenza come i bambini e i ragazzi possano svolgere un ruolo importante nella diffusione del Vangelo e nelle opere di solidarietà verso i loro coetanei più bisognosi. Il Signore li ricompensi!”.

Prima della preghiera mariana, Benedetto XVI si è soffermato sul vangelo della festa di oggi e soprattutto sull’atteggiamento dei Magi, che giungono ad adorare il Re dei Giudei, e quello di Erode e della popolazione di Gerusalemme, che sono “allarmati” dall’annuncio.

“Tocchiamo qui – ha detto il papa - uno dei punti cruciali della teologia della storia: il dramma dell’amore fedele di Dio nella persona di Gesù, che ‘venne fra i suoi, / e i suoi non lo hanno accolto’ (Gv 1,11). Alla luce di tutta la Bibbia, questo atteggiamento di ostilità, o ambiguità, o superficialità sta a rappresentare quello di ogni uomo e del ‘mondo’ – in senso spirituale –, quando si chiude al mistero del vero Dio, il quale ci viene incontro nella disarmante mitezza dell’amore. Gesù, il ‘re dei Giudei’ (cfr Gv 18,37), è il Dio della misericordia e della fedeltà; Egli vuole regnare nell’amore e nella verità e ci chiede di convertirci, di abbandonare le opere malvagie e di percorrere decisamente la via del bene”.

giovedì, gennaio 01, 2009

Il Papa: "Occorrono sobrietà e solidarietà - Rivedere profondamente il modello di sviluppo" - Il suo programma cioè il nostro programma.

Città del Vaticano Papa Benedetto XVI ha dato inizio, alle 10 di stamani, alla solenne messa cantata di inizio anno, dedicata, nella liturgia cattolica a Maria santissima madre di Dio. La celebrazione coincide con la quarantaduesima Giornata mondiale della pace, per la quale, nelle settimane scorse, il Vaticano aveva diffuso e presentato il messaggio di Ratzinger intitolato "Combattere la povertà, costruire la pace". Nella basilica di San Pietro, gremita da una folla di fedeli, sono presenti, nelle prime file, molti rappresentanti del corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede.

Rivedere modello di sviluppo La crisi economica deve condurre ad una "revisione profonda del modello di sviluppo dominante" che permetta di riscoprire "la sobrietà e la solidarietà", secondo il Papa. "L’attuale crisi economica globale va vista in tal senso anche come un banco di prova", ha detto il Papa durante la messa di capodanno nella basilica di San Pietro: "Siamo pronti a leggerla, nella sua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come un'emergenza a cui dare risposte di corto respiro?", si è domandato Benedetto XVI. "Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante? Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo". Per il Papa, "per combattere la povertà iniqua, che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace di tutti, occorre riscoprire la sobrietà e la solidarietà, quali valori evangelici e al tempo stesso universali".

Combattere la povertà Durante la messa il Papa è tornato al tema "Combattere la povertà, costruire la pace", oggetto del suo recente messaggio per l’odierna Giornata mondiale della pace. Ci sono, ha sottolineato Ratzinger "forme di povertà non materiale che si riscontrano pure nelle società ricche e progredite: emarginazione, miseria relazionale, morale e spirituale".

Contro la corsa agli armamenti In particolare, il Papa ha criticato "l’inaccettabile corsa ad accrescere gli armamenti". "Da una parte - ha detto - si celebra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, e dall'altra si aumentano le spese militari, violando la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna a ridurle al minimo".

Gaza, basta violenze Mentre prosegue la crisi della Striscia di Gaza il Papa, nel corso della messa di capodanno a San Pietro, fa appello per la pace, un "desiderio profondo" che "sale dal cuore della grande maggioranza delle popolazioni israeliana e palestinese".

Servono coraggio, sobrietà e solidarietà Forza d’animo per non lasciarsi scoraggiare, sobrietà e solidarietà: sono questi i valori che possono aiutarci ad attraversare (e superare) la crisi economica mondiale. Parola di Benedetto XVI, per il quale "anche se all’orizzonte vanno disegnandosi non poche ombre sul nostro futuro, non dobbiamo avere paura". "La nostra grande speranza di credenti ci dà la forza di affrontare e di superare le difficoltà della vita" in tempi "segnati da incertezza e preoccupazione per l’avvenire", ha affermato al termine di un anno che "si chiude con la consapevolezza di una crescente crisi sociale ed economica, che ormai interessa il mondo intero". Una crisi, ha aggiunto nel corso del solenne "Te Deum" da lui guidato ieri sera in San Pietro, "che chiede a tutti più sobrietà e solidarietà per venire in aiuto specialmente delle persone e delle famiglie in più serie difficoltà".

Non pensare solo ai propri interessi Per Papa Ratzinger, infatti, "la società ha bisogno di cittadini che non si preoccupino solo dei propri interessi" perché, come ha ricordato il giorno di Natale e ripetuto ieri, "il mondo va in rovina se ciascuno pensa solo a sé". "E' necessaria la collaborazione di tutti, perchè nessuno può pensare di costruire da solo la propria felicità".

Emergenza educativa Nella sua omelia, Papa Ratzinger è poi tornato sul tema "dell’attuale emergenza educativa", per chiedere che "cresca la sinergia fra le famiglie, la scuola e le parrocchie per una evangelizzazione profonda e per una coraggiosa promozione umana".