mercoledì, marzo 04, 2009

Emergenza educativa - La Scuola Media Libera "G. K. Chesterton" va sulla stampa...

Quando la scuola non si sceglie, ma si fa
di Lorena Narcisi

A San Benedetto c’è la prima Media Libera. Parte dal principio dell’autonomia dei genitori nelle scelte educative per i propri figli. Equiparata dalla legge all’istruzione statale, rappresenta una interessante esperienza

Da RivieraOggi numero 764

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - "La gente è inondata, accecata, resa sorda e mentalmente paralizzata da un'alluvione di volgare e insipida esteriorità, che non lascia tempo per lo svago, il pensiero o la creazione dall'interno di sé". Così scriveva, quasi fotografando la situazione attuale, Gilbert Keith Chesterton, autore inglese, a cui è stata intitolata la prima Scuola Media Libera di San Benedetto del Tronto. Fondatori e promotori di questa nuova realtà scolastica, sono i coniugi Marco e Federica Sermarini, che spiegano di aver dato corso al progetto «per rispondere all'appello di Papa Benedetto XVI che parla di emergenza educativa. E' quello che il Papa ha chiamato "cieco conformismo allo spirito di questo tempo". Il rimedio a ciò, secondo noi, sono giovani veri, educati da altri uomini che prendono sul serio la loro vita».
In quanto Scuola Paterna, la Scuola Media "G. K. Chesterton", aperta dallo scorso Settembre, è legittimata, a livello legislativo, dalla riforma Casati del 1859, da quella Gentile del '23 e addirittura dalla Costituzione del '48 (art.111, comma 2: I genitori dell'obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all'istruzione dell'obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità). La scuola ha sede presso la Cooperativa Sociale Capitani Coraggiosi, in via Valtellina a Porto d'Ascoli.
«Noi riteniamo» spiega Giorgio Pellei, insegnante di Educazione tecnica alla Chesterton, «che la proposta educativa di una scuola debba essere unitaria e condivisa dai professori. Per usare una metafora marinara, tutti devono remare dalla stessa parte e tutti devono sapere qual è la rotta da seguire. Naturalmente, da noi i genitori conoscono quale mèta, oltre i tradizionali skills scolastici, i ragazzi sono indirizzati a seguire, perché corrisponde alla loro visione di vita». A coloro che hanno creduto di vedere nella neonata scuola una "campana di vetro", un luogo eccessivamente protetto, l'ingegnere Pellei obietta: «I miei alunni vivono serenamente questa realtà scolastica "particolare". Non sono assolutamente isolati, né tantomeno protetti da una campana di vetro, visto che a scuola rimangono solo le 5 ore canoniche. La realtà esterna li permea come e nella stessa misura dei loro coetanei della Statale». Che gli alunni della Chesterton sperimentino questa Scuola Paterna in modo sereno, lo testimonia anche lo psicologo, predisposto dalla dirigenza, a verificare una volta ogni tre mesi lo stato di benessere dei giovani studenti. «Questi sono falsi problemi che si pongono gli adulti» prosegue l'insegnante, «mentre il problema vero non se lo pongono, se non raramente. Spesso i genitori scelgono la scuola per i figli in base alla distanza da casa, all'insegnamento di questa o quella materia (inglese e tedesco, piuttosto che francese e informatica). Ma non si pongono il dilemma di scegliere il "tipo" di educazione. Eppure si sceglie il vestito migliore, il cellulare migliore, la società sportiva migliore per i propri figli, ma non la scuola».
Una decisione in questa direzione, invece, l'ha presa Gabriella Giustozzi, mamma di Teresa, una delle prime bambine ad iscriversi alla Scuola Libera Chesterton: «La scelta mia e di mio marito di iscrivere nostra figlia ad una scuola non statale è stata certamente difficile e sofferta. Al termine del ciclo delle Elementari avevamo preso in considerazione altre scuole medie (statali, ndr) che funzionano bene. Ma, alla fine, abbiamo scelto la Chesterton perché vogliamo per nostra figlia una scuola con una certa impronta, dove tutti gli insegnanti condividono gli stessi ideali e valori, che sono i nostri medesimi». Alla domanda sul come viva la bambina questa esperienza scolastica "alternativa", la mamma risponde: «Per lei è una scuola come le altre. Non ha percezione della differenza, perché gli orari scolastici, le materie, le interrogazioni sono le stesse. Semmai si sente più impegnata, poiché, essendo ancora pochi in classe, lavorano in modo intenso e hanno più verifiche sul percorso di apprendimento».
L'esperienza della Scuola Paterna non è fatto nuovo. A Sant'Ilario d'Enza (RE), una "scuola familiare" è nata già 26 anni fa, nel 1983, fortemente voluta da un gruppo di genitori, aderenti al movimento Familiaris Consortio. Oggi la loro proposta didattico-educativa conta di una scuola elementare, di una scuola media e di un Liceo Scientifico.
«Beh, anche per noi il progetto non finisce qui: l'idea è quella di continuare sullo stesso cammino con un Centro di Formazione Professionale e con una Scuola Superiore degni di questo nome», si augura serenamente l'avvocato Sermarini.

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