martedì, dicembre 30, 2008
I Tipi Loschi a Torino - 13
Visita alla Sacra di San Michele, splendido Santuario dedicato a San Michele Arcangelo, uno dei tre con Mont Saint Michel in Normandia e Monte Sant' Angelo in Puglia che proteggono la nostra Europa dagli attacchi del maligno.
In questo luogo dalla lunga storia visse da sacerdote rosminiano il grande amato poeta Clemente Rebora.
Bisognerebbe ripristinare nella Chiesa la preghiera a San Michele Arcangelo, capo delle Milizie Angeliche. Il maligno ne avrebbe grandissimo detrimento.
lunedì, dicembre 29, 2008
I Tipi Loschi a Torino - 12
Abbiamo ripercorso per tappe veloci l'itinerario dell'oratorio di don Bosco, dalla Chiesa di San Francesco d'Assisi a Valdocco, per le altre sedi provvisorie.
La visita è terminata alle Camerette di Don Bosco, previa visita alla Chiesa di San Francesco di Sales e alla Cappella Pinardi (la Tettoia offerta a Don Bosco da quel sant'uomo per sede definitiva dell'oratorio).
La storia del Grigio, quella di San Domenico Savio, il primo figlio di don Bosco divenuto santo, la storia di Giovanni Cagliero, frequentatore dell'oratorio, prete della Societá Salesiana e poi vescovo missionario e cardinale di Santa Romana Chiesa, i miracoli di don Bosco da vivo, la sua grande amorevolezza, la sua serietà quasi imprenditoriale nel tirare su la sua opera.
Pomeriggio dal beato Francesco Faà di Bruno, santo geniale, fecondo studioso, grande benefattore. Il suo fantastico coloratissimo campanile svetta sulla grigissima e massonica Torino che certo non lo accolse a braccia aperte (parliamo della Torino "ufficiale", quella del popolo lo amò subito).
Tutto bello!
domenica, dicembre 28, 2008
I Tipi Loschi a Torino - 11
Ora siamo diretti a Pollone, paesino sotto Oropa, alla casa della nonna di Pier Giorgio, in cui lui ha vissuto momenti bellissimi.
A Casa Ametis (questo era il cognome della mamma di Pier Giorgio) troviamo ricostruita la stanza dell'ultimo giorno in questa vita di Pier Giorgio (Pier Giorgio morì a Torino, in corso Galileo Ferraris), e la stanza che occupava normalmente a Pollone. La sua piccozza, i suoi attrezzi da giardinaggio, gli scarponi, gli sci, il comodino dello scherzo al 'Gnere (il giardiniere di casa Ametis), l'elenco degli esami fatti e da fare, "Vergine Madre, Figlia del Tuo Figlio" scritta a mano da lui, la sequoia su cui si arrampicava a recitare ad alta voce terzine su terzine della Divina Commedia e tante altre cose che lo ricordano.
Che ricordano che Pier Giorgio era un ragazzo normale, tra i tanti, ma che nelle cosette normali di una vita faceva passare ed entrare e soggiornare da Signore quel Gesù che altri vedono inspiegabilmente lontano miglia dalle proprie occupazioni.
Grande, Pier Giorgione! Tu ci insegni come è bella la vita e come si fa a renderla sempre bella.
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I Tipi Loschi a Torino - 10
Pier Giorgio veniva qui, quando era a Pollone, ogni mattina per la Messa, a piedi o a cavallo, il suo Parsifal.
Qui lui era contentissimo e si ricreava alla grande. Chissà quanto è stato contento quest'estate, quando ci è stato un mese intero!
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I Tipi Loschi a Torino - 9
sabato, dicembre 27, 2008
I Tipi Loschi a Torino - 8
Charitas Christi urget nos.
La speranza è già certezza.
La preghiera sempre.
È una buona sintesi della visita al Cottolengo.
I Tipi Loschi a Torino - 7
C'è una bella lapide in corrispondenza al luogo in cui lui si fermava a pregare e a partecipare alla Santa Messa. Avanti, a destra dell'altar maggiore.
C'è anche un bel mosaico di Falchetti, artista amico della mamma di Pier Giorgio, che ritrae Il Sacro Cuore di Gesù, un bell'orizzonte azzurro a contatto con una bella valle, a sinistra di Gesù San Giuseppe Benedetto Cottolengo con due suoi poveri, a destra Don Bosco con uno dei suoi bambini, e alle sue spalle un Pier Giorgio Frassati un po' più basso di Don Bosco e senza aureola: era il 1936 e quel mosaico interpretava un diffuso sentimento popolare, e cioè che Pier Giorgio stesse bene lì perché era un santo.
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I Tipi Loschi a Torino - 6
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I Tipi Loschi a Torino - 5
Ora usciamo dal Duomo, dove da poco è tornato Pier Giorgio dopo i viaggi estivi (Australia, Oropa).
È sempre bello rivedere quest' Uomo Vivo, che così bene ci dice che bello e che semplice è essere amici di Gesù!
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I Tipi Loschi a Torino - 4
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venerdì, dicembre 26, 2008
I Tipi Loschi a Torino - 3
Dopo una chiacchierata con Marco Sermarini che ci ha parlato di don Bosco, dei suoi tempi (duri per i cattolici ma avventurosi per cattolici alla don Bosco) e dei suoi amici (dovete sapere che in quegli anni hanno vissuto a poche centinaia di metri l'uno dall'altro San Giovanni Bosco, San Giuseppe Cafasso, il beato Francesco Faà di Bruno e San Giuseppe Benedetto Cottolengo, e si sono voluti bene ed aiutati come buoni fratellini), abbiamo fatto visita a Don Bosco stesso nella Basilica di Santa Maria Ausiliatrice, dove lui è sepolto.
Giusta visita al "padrone di casa".
È sempre una bella occasione, questa, per ricordarci come il problema non siano tempi o governi favorevoli perché Cristo regni nei nostri cuori e nelle nostre strade, ma che il problema siamo noi, se ardiamo, se coscienti della grande grazia costituita dall'esserci e dall'essere cattolici lasciamo che il nostro cuore e tutta la nostra esistenza si muovano per dire a tutti il grande segreto del cristiano, la gioia di essere di Cristo.
Qui a Torino ne abbiamo un saggio: vite lanciate senza timori dietro a Gesù, nella dedizione totale e nella gioia totale. In un ambiente che oggi come allora vorrebbe prescindere da Gesù, ma che si perde e fa perdere.
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I Tipi Loschi a Torino - 2
Lunga, l'Italia, anche per noi marchigiani che stiamo giusto in mezzo.
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I Tipi Loschi a Torino - 1
Vi daremo conto di ciò che faremo in questi giorni, con i potenti (!) mezzi a disposizione. Comunque cercheremo di darvi conto della nostra vita, certi che possa servire anche alla vostra.
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giovedì, dicembre 25, 2008
I Tipi Loschi a Torino!
da domani 26 Dicembre sino alla mattina del 30 noi Tipi Loschi saremo a Torino per il consueto Pellegrinaggio di Natale presso i luoghi di Pier Giorgio, Don Bosco, Faà di Bruno, Cottolengo e tutti gli altri.
E' una bellissima esperienza che si ripete da quattordici anni e che dà sempre grandi frutti.
Faremo molti giri (ripercorreremo i passi di Pier Giorgio e San Giovanni Bosco a Torino, nei luoghi frequentati da loro, andremo al Cottolengo, da Faà di Bruno, l'"italiano serio" del famoso libro di Vittorio Messori) e domenica mattina, tempo e freddo permettendo, saremo al Santuario di Oropa (BL), tanto caro a Pier Giorgio che ci si recava ogni mattina quando era in vacanza a Pollone, la casa dei nonni materni.
Pregate per noi perché torniamo con la gioia contagiosa nel cuore.
martedì, dicembre 23, 2008
Cronaca degli Esercizi Spirituali per il S. Natale dei ragazzi delle Medie Inferiori e Superiori
In tutto eravamo una trentina di persone e sabato pomeriggio siamo partiti verso Monteprandone. A San Giacomo ci siamo confessati, ci siamo ricordati insieme l'importanza di questo Sacramento e, dopo aver cantato dei bei canti di Natale, abbiamo fatto l'incontro con Marco, che ci ha ricordato dell'importanza del Natale. Mi ha colpito molto in verità cantare con i ragazzi, perchè si vedeva che erano contenti di quel che stavano facendo. Inoltre alcuni canti in inglese ce li siamo tradotti insieme per capire meglio cosa cantavamo: è stato bello; cantavamo e sapevamo cosa cantavamo! Il Serra poi ci ha proprio risvegliati... ci ha richiamato ad essere vivi e felici sempre, perchè è possibile, basta aver chiaro sempre il motivo per cui facciamo le cose di sempre... Arriva il Natale e noi dobbiamo essere preparati, dobbiamo preparare il nostro cuore, che è sempre desideroso di cose grandi e sta a noi tenerlo in allenamento. Il nostro cuore è proprio come un atleta: deve essere tenuto sempre pronto, perchè è sempre in attesa di qualcosa, in questo caso è in attesa di ciò che per noi è la Vera Felicità e cioè Cristo. Per me è Lui ciò che mi spinge a far tutto ed anche a “faticare” nelle cose di tutti i giorni; qui sta la mia Felicità; qui sta il succo energetico del mio cuore, del mio essere atleta. Spesso, come in un allenamento, si fa fatica, ma se il fine, lo scopo è chiaro, vale la pena darsi da fare. È questo quel che io voglio fare e che spero con tutto il cuore i “nostri” ragazzi abbiano capito.
Poi la sera siamo ripartiti verso Ficocchia, un bel paesino sperduto adatto ai nostri ragazzi “scalmanati”! Per cena abbiamo cucinato con loro e ci è piaciuto, anche se abbiamo cenato verso le 11:00 di sera! Dopo di che tutti a nanna, per poi risvegliarci con un panorama stupendo: il bel Monte Vettore tutto innevato era proprio davanti ai nostri occhi! Anche questa Bellezza ci richiamava a Colui che tutto ha creato e che a giorni verrà a “farci visita”. Dopo colazione, piccolo incontro di verifica con i ragazzi divisi per fasce d'età, poi messa, pranzo (preparato questa volta dal nostro mitico cuoco Frasson) e, dopo qualche partitella a nascondino, abbiamo rifatto insieme il punto della situazione per salutarci e perchè nulla venga dato per scontanto di questi due giorni; a seguire merenda veloce e via verso casa, con l'intento di mettere in pratica tutto quel che ci siamo detti ed in tutti i nostri giorni.
Siamo partiti dal ricordarci di far fruttare i momenti che viviamo ed in particolare questo del Natale che si sta avvicinando. A Natale arriva Gesù e noi, il nostro cuore deve essere pronto a questo: l’attesa implica l’arrivo di qualcosa… ed il nostro cuore è sempre in attesa, è sempre desideroso di qualcosa di grande, sta a noi dunque tenerlo in esercizio, sempre in forma, in allenamento come un atleta. È un lavoro che costa fatica, ma vale la pena farlo, è un allenamento, una lotta continua contro il vuoto. Gilbert Keith Chesterton diceva: “Dove c’è il vuoto, c’è il diavolo!”. Il nostro cuore invece è fatto per altro: la nostra esigenza di felicità è tutto! Se io aspetto un amico per uscire, mi preparo, mi vesto, mi adeguo a quella cosa li; stessa cosa va fatta per questa attesa del Natale. Se io desidero essere contenta sempre, siccome mi è stato detto che è possibile, ci lavoro, non mollo, vado dietro a persone contente, sono fedele ai miei amici, mi fido di loro, perché riconosco che senza l’incontro con Cristo la mia vita non sarebbe nulla.
Vacanze e regali a Natale non sono niente, perché se una persona non si aspetta niente, non attende qualcosa, vive e fa cose, ma la nostra vita non passa tra le tante cose che facciamo. Tutta la nostra vita passa attraverso il modo in cui noi ci porgiamo ad esse: se il fine, lo scopo, la meta non è chiara tutto si riduce ad un “fare cose”. Occorre un atteggiamento adeguato, attento, giusto, non siamo distratti, non lasciamo scorrere la nostra vita. Il rischio è vivere da tutt’altra parte: spesse volte la nostra vita è come un fiume che scorre e ad un certo punto si dirama; la nostra vita continua da una parte, mentre noi andiamo dall’altra.
Tre sono alla fine i punti fondamentali: riconoscere il desiderio di felicità che abbiamo tutti nel cuore; capire chi è che ci soddisfa questo nostro desiderio; emanare questa felicità e farla conoscere a tutti. Alla fine infatti se “riconosciamo” il nostro cuore e lo “alimentiamo” di cose belle, esso vive, gioisce! Sta a noi dunque andare a fondo alla questione: se ci teniamo ad essere contenti sempre, diamoci da fare… Inoltre il nostro cuore è sempre e comunque come una molla che ci smuove per qualcosa di più grande, di più forte…alla base bastano solo delle Vere Amicizie, degli Amici che ci rimandano a questa cosa qui, delle persone che non ci lasciano mai tranquilli. E quando si è “fuori” dalla Compagnia, vale la stessa storia: basta aver chiaro ciò che c’è alla base e se una cosa è vera, è vera sempre e ovunque. Non ci accomodiamo! Gesù ci ha detto: “Vieni oppure non sei degno del regno dei cieli!” Non ci sono ferie! E siccome tutti vogliamo essere contenti, nel nostro cuore è viva una “promessa di vita”, siamo fedeli ad essa. Io ci credo! L’importante è che siamo insieme e ci confrontiamo spesso su queste questioni qui. Non smettiamo mai di vivere! Alla fine faremo la differenza e tutti ci seguiranno!
Preghiamo poi il nostro Angelo Custode, che non interpelliamo mai ed è per questo che viene definito il primo disoccupato! Preghiamolo perché ci ricordi sempre di questo desiderio di felicità e di questa amicizia!!!
Concludendo, posso dire che, come sempre, gli esercizi spirituali che faccio con i ragazzi mi aiutano doppiamente. Nel richiamare o semplicemente nel parlare con loro di questo Grande Evento, che riguarda tutta la nostra vita, così come la Santa Pasqua, è un aiuto che cerco di dare loro, ma che nello stesso tempo do a me, perchè mi ricordo quanto sia importante questo Incontro fatto anche per me, per la mia vita di tutti i giorni.
lunedì, dicembre 22, 2008
Felicità e riconoscenza!
domenica, dicembre 21, 2008
Un po' di auguri...
Anzitutto vi proponiamo i begli auguri di don Primo Soldi, parroco di Santa Giulia a Torino e autore della bellissima biografia di Pier Giorgio "Verso l'Assoluto - Pier Giorgio Frassati", una delle persone che possiamo considerare le levatrici della nostra Compagnia (è attraverso il suo libro che la maggior parte di noi ha conosciuto Pier Giorgio):
"Carissimi Tipi Loschi, chi vi incontra, incontra un'umanità diversa che rimanda a quella esuberante e lieta del beato Pier Giorgio Frassati, un'umanità che colpisce perché corrisponde alle esigenze strutturali del cuore. Chiedo per voi e voi chiedetelo per me che i Santi ci aiutino ad un passo avanti nella fede e nell'amore a Cristo, alla Chiesa, al Papa, ai nostri fratelli uomini che di Gesù hanno una grande nostalgia. Vostro Don Primo".
Poi vi segnaliamo gli auguri del carissimo Mons. Giancarlo Vecerrica, Vescovo di Fabriano - Matelica e amico della prima ora della Compagnia, che ci ha inviato il suo bel messaggio di Natale dal titolo "Egli si è mostrato", e che consigliamo a tutti di leggere.
Inoltre abbiamo i simpaticissimi auguri di Piergiorgio (detto Lolli) Bighin, il nostro amico di Chioggia. Una precisazione: il nostro "capo", Marco Sermarini, e Lolli si apostrofano l'un l'altro con nomi de Il Signore degli Anelli, Marco è lo stregone Gandalf e Lolli è Barbalbero. Eccovi gli auguri di Lolli:
"Carissimo Gandalf,
un Barbalbero lento come me non ti sta dietro... Vedo le tue mail affastellarsi l'una sull'altra, una più bella dell'altra, cerco di rispondere come posso (e posso poco).
Però ci sono, con tutto il cuore, vi sento vicini e vi voglio bene (non un bene sentimentale ma un bene che nasce dal giudizio...).
Ti faccio i miei più cari auguri di Buon Natale, a te e a tutta la sciamannata Compagnia dei Loschi cui mi lega il mio patrono Piergiorgio di cui porto come posso il nome, convinto come mi hai che quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male! Così sono contento di fare del mio peggio. Ciao un abbraccio. Salutami Federica e la tribù. Barbalbero Piergiorgio".
Tutto bello, no?
venerdì, dicembre 19, 2008
Eluana Englaro - Gambino: la sentenza non è esecutiva. Gli ospedali devono seguire le indicazioni del ministro
Professor Gambino, quali sono i fondamenti normativi che hanno portato il ministero a fare questo atto?
L’atto di indirizzo si fonda intanto su quelle che sono niente meno che le prerogative stesse del ministro della Salute, che per disposizione costituzionale deve garantire su tutto il territorio nazionale il diritto alla salute per tutti i cittadini. Si tratta di un interesse pubblico, e in quanto tale non può che avere una guida e una direzione imputata agli organismi centrali dello Stato, nel caso specifico il ministero della Salute. Questo il motivo per cui il ministero può a pieno titolo emanare direttive e atti di indirizzo, rivolte agli enti regionali, dal momento che la sanità è organizzata su base regionale. Pertanto bisogna affermare che l’atto riguardante il non abbandono della persone disabili, che si ripercuote sul caso Englaro, non solo è legittimo, ma è anzi opportuno. L’opportunità dell’atto non riguarda poi solo l’aspetto procedurale, ma anche il merito, dato che il dibattito sul fatto che alimentazione e idratazione possano in certe condizioni essere considerate trattamento sanitario è decisamente aperto.
Che cosa si può dire di certo su questo ultimo aspetto? C’è chi insiste nel dire che l’alimentazione forzata sia accanimento terapeutico.
Quel che si può dire con certezza è che la questione è ampiamente dibattuta. Basta guardare i diversi disegni di legge sull’argomento. E si tratta per altro di disegni approntati da politici che hanno notevole esperienza in capo medico, a dimostrazione che è proprio tra gli esperti che manca l’accordo. Le ipotesi sono le più diverse: c’è chi parla di alimentazione e idratazione come di un trattamento sanitario; chi avanza l’ipotesi che si tratti di accanimento terapeutico; chi invece dice che non è nemmeno trattamento sanitario, ma semplice accudimento della persona. In un momento in cui non c’è certezza sull’argomento, la politica però non può sottrarsi dal dare delle indicazioni nazionali. Non potremmo certo accettare che ogni Regione decida di testa propria, dal momento che il diritto alla salute è un diritto di tutta la collettività, così come previsto dalla Costituzione italiana, e non un semplice diritto del singolo, come ad esempio previsto dall’ordinamento americano.
Vediamo le conseguenze normative di questo atto: cosa deve fare adesso un ospedale, che si trovasse indeciso tra l’atto di indirizzo del ministero e la sentenza sul caso Englaro?
La sentenza del tribunale autorizza un'unica persona, cioè il tutore, a interrompere il trattamento per Eluana Englaro. Il tutore, e nessun altro che il tutore. La sentenza si ferma lì. Le modalità con cui il tutore può porre in essere sono poi indicate, ma non sono obbligatoriamente esercitabili in struttura pubblica sanitaria. L’atto del ministro è invece specificamente indirizzato alle sue amministrazioni, le quali fino a prova contraria non possono fare altro che seguire la linea nazionale. In caso contrario ci troveremmo ad avere venti diversi tipi di Sanità; il che, evidentemente, non è costituzionale. Quindi le strutture non possono far altro che seguire l’indirizzo del ministero. Questo è semplicemente l’“abc” della giurisdizione dello Stato, secondo quanto dice l’articolo 32 della Costituzione. Quindi è sorprendente che ci possano essere reazioni contrarie. Certo, altro discorso è poi quello del tutore: su di lui l’atto del ministero non ha ripercussioni. Il tutore potrà fare quello che si sente di fare in coscienza; e in virtù della sentenza, quello che solitamente sarebbe considerato un reato qui non lo è.
Il giudice della Corte d’Appello di Miano, Filippo Lamanna, ieri ha detto però che la sentenza è ormai esecutiva, a prescindere dall’atto del ministero: è così?
La sentenza non è esecutiva, per il semplice motivo che non c’è un obbligo in capo a qualcuno. Se il dottore volesse, può (non deve, può) decidere di staccare il sondino con cui Eluana viene nutrita. Questo fa capire con tutta evidenza che la sentenza non è esecutiva: è un decreto di attuazione che dà un potere discrezionale, che come tale è in contraddizione con le sentenze esecutive. Le sentenze esecutive, per intendersi, sono quelle di condanna, in cui interviene la forza pubblica per effettuare quanto previsto dalla sentenza stessa. I decreti di attuazione della sentenza sul caso Englaro, invece, non sono suscettibili di esecuzione forzata, perché lasciano la discrezionalità al tutore. Non si dice che si deve per forza far cessare l’alimentazione. Parlare di sentenza esecutiva è quindi un’interpretazione del tutto erronea.
India - Orissa: ucciso il catechista assalito dai fondamentalisti indù
Yuvraj Digal, 40 anni, era stato picchiato in maniera brutale da una folla di 20 persone. Dopo il pestaggio si erano perse le sue tracce e si temeva un rapimento. Oggi la conferma della morte con il ritrovamento del cadavere.
Bhubaneshwar (AsiaNews) – È stato ucciso il catechista scomparso il pomeriggio del 16 dicembre dopo aver subito un assalto da parte di una folla di estremisti indù. Yuvraj Digal, 40 anni, era originario del villaggio di Kanjamedi, nel distretto di Kandhamal (Orissa). Egli era un catechista stimato ed era considerato un leader all’interno della comunità cristiana locale.
Fonti di AsiaNews confermano che il suo corpo è stato ritrovato quest’oggi privo di vita, a causa delle violenze subite durante l’attacco. Verso le 18.30 del 16 dicembre Yuvraj Digal e il figlio – Bidyadhar, 20 anni – stavano rientrando a casa dal villaggio di Tikabali – distante circa 50 chilometri – a bordo di un motociclo. Secondo il racconto fornito dal figlio Bidyadhar, nei pressi del villaggio di Sitapanga il duo si è imbattuto in “un gruppo di una ventina di persone” che ha riconosciuto Yuvra e lo “ha fermato, insultato e picchiato duramente e senza alcuna pietà”. Il figlio è riuscito a sfuggire all’assalto della folla e ha subito chiesto aiuto ad una stazione della polizia poco distante dal luogo dell’assalto. Gli agenti hanno avviato le ricerche, ma del padre si era persa ogni traccia.
Bidyadhar riferisce che il gruppo di assalitori era formato da una ventina di elementi. La folla, prima di procedere al brutale pestaggio, ha accusato il catechista e il figlio di essere coinvolti nell’assassinio dello Swami Laxmanananda Saraswati.
Da tempo i gruppi radicali indù hanno lanciato una campagna sistematica contro sacerdoti, suore e catechisti, primi responsabili di conversioni di Dalit e Tribali al cattolicesimo. Dalla fine di agosto il pogrom anti-cristiano ha causato circa 500 morti.
Eluana Englaro - Mirabelli (ex presidente della Corte Costituzionale): il documento Sacconi è legittimo. La sentenza Englaro? "Creativa"
Presidente Mirabelli, il suo giudizio personale su questo provvedimento qual è?
Il mio giudizio è che siamo di fronte a una direttiva di carattere generale e non a una “contro-sentenza”. Non si tratta infatti di una direttiva che va “contro” la sentenza della Cassazione, perché si pronuncia sua una situazione che riguarda molte persone ed è rivolta alle strutture sanitarie, nel pieno esercizio di una competenza che il ministro ha: è un atto di indirizzo e di comportamento per garantire una uniformità di comportamento sul territorio nazionale. Si rivolge alle strutture pubbliche o convenzionate, ma non riguarda nello specifico la condizione di Eluana o il “caso Englaro”, sebbene possa avere certamente dei riflessi su questa situazione.
In che senso?
La sentenza che riguarda Eluana autorizza il tutore ad attuare quella che è stata ritenuta – esattamente o meno – la volontà di Eluana, cioè di non ricevere quelli che sono stato qualificati come atti invasivi di natura medica e, quindi, terapie. L’atto di indirizzo e coordinamento si rivolge invece alle strutture sanitarie, che non sono le destinatarie del provvedimento, dal momento che la sentenza non le obbliga a cooperare a quella richiesta; l’atto inoltre, in conformità a orientamenti dati dal Comitato Nazionale per la Bioetica e dalla Convenzione Onu sulle persone disabili, stabilisce che in presenza di uno stato di disabilità sarebbe discriminatorio non dare a questi soggetti il sostegno adeguato per l’alimentazione e l’idratazione. Sotto questo aspetto si rivolge a chi dovrebbe compiere questi atti, escludendo appunto che sia possibile compierli nelle strutture alle quali questo documento si rivolge.
In un comunicato dall'avvocato della famiglia Englaro, si legge che “la lettera del ministro, la quale non è atto amministrativo vincolante né ha contenuto prescrittivo, non è idonea a produrre alcun effetto giuridico sull'attuazione dei pronunciamenti della Corte di Cassazione e della Corte di Appello di Milano concernenti l'interruzione dei trattamenti di Eluana Englaro”. E' una interpretazione corretta?
Da un lato è corretta, ma dall’altro la sentenza non può imporre alle strutture pubbliche di compiere un atto omissivo o di sottrazione dell’alimentazione. Non c’è un contrasto diretto, ma la sentenza non può costituire un obbligo per altri soggetti o per strutture ad attivarsi per compiere gli atti necessari a che Eluana Englaro sia lasciata senza cibo e acqua. Io credo che questo atto, che legittimamente - per quanto riguarda le competenze – il Ministro ha compiuto, ha una sua efficacia e quindi se qualcuno ritiene che ci sia la lesione di un diritto o una illegittimità può rivolgersi alle sedi giudiziarie competenti. Ma l’atto, nello stato in cui si trova, è valido ed efficace.
Il sottosegretario Roccella dalle colonne di questo giornale ha sottolineato fortemente la connotazione di politica sociale del provvedimento: "Si tratta dell’idea che la vita di Eluana e delle persone che vivono nella sua stessa condizione sia una vita di “serie B”, e quindi non degna di essere vissuta. Ma questo è un concetto umanamente e socialmente inaccettabile". Lei cosa ne pensa?
Non ci può essere una discriminazione nella dignità della vita, quale che sia il momento o le modalità nelle quali viene vissuta. E’ una linea di principio che mi pare corretta e il provvedimento è in linea con questo principio, cioè la dignità di una vita non viene giudicata dalla qualità della stessa, con cui si introdurrebbe un metro di giudizio soggettivo. Altro problema è quello della volontà di accettare o meno alcune terapie rispetto ad altre; ma questo discorso introduce il problema del consenso informato rispetto alle scelte terapeutiche che deve essere in qualche misura attuale e sulla base direi di un rapporto di dialogo con il medico. Sotto questo aspetto è una situazione complessa, ed è difficile dire della rilevanza di una dichiarazione o addirittura di un comportamento o una posizione ideale nei confronti di una posizione futura ed ipotetica che possa valere come una decisione presa sulla base di un consenso attuale ed informato. Nel caso poi della sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione – qui introduciamo un altro elemento di carattere ancor più generale – si tratta di capire se costituiscano un atto terapeutico o siano un trattamento elementare in qualche modo comunque dovuto.
Mi pare di capire che lei dissente rispetto ai “presupposti” su cui si basa la sentenza su Eluana…
Mi pare che sia molto “creativa” la sentenza della Cassazione. Ovviamente si tratta di problemi molto complessi nei quali la discussione è aperta e che vanno affrontati avendo presente la drammaticità di alcune situazioni e, d’altra parte, quelle che possono essere le esigenze di tutela della persona e della dignità della persona non distinguendo una vita che ha qualità e una “senza” qualità.
In molti concordano nel dire che un decreto legge avrebbe chiuso ogni discussione, ma la ricerca di una legge condivisa da approvare in parlamento sul fine vita sta allungando i tempi. Come auspica sia il comportamento della magistratura durante questo periodo di lavoro della politica?
La magistratura nei suoi tempi non è condizionata dall’andamento del percorso politico, quindi si comporta secondo quello che l’ordinamento in atto prevede. Sarebbe opportuno di fatto, e quindi anche nel comportamento di tutti, attendere quello che è una soluzione legislativa a questi problemi; ma – ripeto – anche qui non c’è alcun dovere della magistratura di attendere nel prendere le sue decisioni. Ci può essere nell’ambito di queste decisioni una diversità di orientamenti giurisprudenziali, questo non è dato a prevedere…
lunedì, dicembre 15, 2008
Eluana Englaro - Mia figlia è come Eluana, ma ha imparato a mangiare e dice di non voler morire
«E’ sbagliato parlare ancora di stato vegetativo: lo stato vegetativo non esiste, e quando si usa questa espressione, anche se sono scienziati a farlo, si crea solo confusione. Induciamo la gente a pensare che si tratti di persone non più vive. Invece mia figlia è viva, è come me». Cesare Lia, avvocato pugliese, è nella stessa condizione di Peppino Englaro: una figlia, Emanuela, che in seguito a un incidente stradale si trova da quasi sedici anni nella medesime condizioni di disabilità di Eluana. Ma la battaglia, sua e di tutta la sua famiglia, per affermare la vita di Emanuela lo ha portato ad ottenere risultati che definire sorprendenti è poco.
Avvocato, in che condizioni è sua figlia?
Mia figlia Emanuela innanzitutto è una persona viva, che riesce a comunicare con il mondo esterno. Certo, lo fa in modo diverso da quello che utilizziamo noi che non siamo disabili, in un modo che è difficile da intendere: cenni, piccoli gesti, movimenti degli occhi. Ma le persone che le sono vicine, che la seguono ogni giorno capiscono benissimo cosa lei dice, cosa vuole comunicare.
Ci racconti la sua storia: che cosa è accaduto a Emanuela?
Tutta questa dolorosa vicenda ha avuto inizio la notte del 31 dicembre del 1992, quasi contemporaneamente all’inizio della vicenda di Eluana Englaro. Emanuela quella notte ha avuto un gravissimo incidente stradale, che le ha provocato gravi lesioni. È stata in rianimazione a Lecce, per quattro mesi. Dopo di che abbiamo deciso di portarla ad Innsbruk. Lì, dopo averla curata, i medici ci hanno dato un responso gravissimo che non lasciava alcuna speranza: Emanuela sarebbe morta dopo pochi mesi.
Perché?
Anch’io rimasi molto colpito da queste conclusioni, dal momento che il corpo di Emanuela, a parte i danni cerebrali, non aveva altre gravi lesioni. Quando chiesi il perché ai medici, mi dissero che probabilmente sarebbe morta a causa delle infezioni, che potevano essere provocate soprattutto dal sondino, la PEG, con cui Emanuela veniva nutrita.
Allora voi cosa avete deciso di fare?
L’abbiamo portata a casa, e abbiamo deciso che da quel momento in poi ce ne saremmo occupati direttamente noi. La prima cosa che necessariamente bisognava ottenere era fare in modo che Emanuela non venisse più alimentata dal sondino, proprio per togliere il pericolo di infezione. Provammo ad abituarla a mangiare in modo naturale, ovviamente imboccata. All’inizio sembrava un’impresa disperata: bastava un piccolo cucchiaio d’acqua per rischiare che lei si soffocasse. Eppure, a poco a poco, con una pazienza che non saprei descrivere, siamo riusciti a rieducarla. Ora non ha più il sondino, viene imboccata, e riusciamo a darle piccole dosi di cibo, ma molto energetiche.
Oltre al problema del cibo, come vive Emanuela il resto della giornata?
Innanzitutto, come dicevo, Emanuela da allora è sempre stata a casa e non in ospedale. Per fare questo abbiamo in un certo senso “ripensato” tutta la casa, per farla diventare come un piccolo ospedale che ci permettesse di accudirla nel modo migliore. Abbiamo anche costruito una piscina per un certo tipo di terapia. Tutto questo per un motivo molto semplice: Emanuela deve poter vivere la sua quotidianità insieme a noi. È una cosa di un’importanza fondamentale, per noi e per lei: Emanuela vive con noi, è in contatto continuo con le persone che le sono vicine, partecipa della nostra vita quotidiana. E questo ha un effetto straordinario: lei dà dei segni chiari di questa sua particolare partecipazione. Quando guardiamo la televisione, magari qualche film leggero, è evidente che lei è lì con noi e gode di questa condizione.
Quindi nonostante lei non parli voi riuscite a comunicare con lei. Questo vi permette anche di conoscere la sua volontà? Si tratta di un passaggio fondamentale nella sentenza sul caso di Eluana…
Noi riusciamo chiaramente a capire qual è la volontà di Emanuela. Le dico una cosa di più: Emanuela, prima dell’incidente, era una ragazza molto simile a Eluana. Noi spesso la rimproveravamo per il fatto che tornava a casa tardi, che viveva da “scapicollata”. Lei reagiva dicendo che sarebbe vissuta solo vent’anni. Inoltre, c’erano stati ben due casi di ragazzi della sua scuola che avevano subito lesioni gravi in conseguenza di incidenti: ebbene, lei disse più volte che non avrebbe voluto vivere in quelle condizioni. Ora noi le chiediamo se preferirebbe morire: lei con tutta evidenza, con quel linguaggio che noi abbiamo imparato con certezza assoluta, ci dice sempre di no. La sua volontà, da allora, è cambiata.
Come è possibile che in queste condizioni sua figlia sia riuscita a fare dei progressi così incredibili, che l’hanno portata a imparare a mangiare e riuscire a comunicare?
La condizione indispensabile perché questo avvenga, ripeto, è il fatto che lei sia in casa e non in ospedale. Il contatto continuo con i famigliari e ciò che permette che questo accada. Certo, non è per nulla una cosa facile, e bisognerebbe che lo Stato aiutasse molto di più le famiglie in queste condizioni. Noi abbiamo una situazione economica che ci ha permesso di fare tutto questo, ma altri non possono, ed è inaccettabile. Poi, oltre al problema finanziario, ci sono altri elementi che rendono necessario un aiuto: i familiari si trovano spesso in gravi difficoltà psicologiche, perché sono situazioni che creano forti depressioni. Il contatto continuo con una persona gravemente disabile è impossibile, genera frustrazioni, e per questo è necessario fare continuamente dei turni. Il servizio sanitario dovrebbe mettere a disposizione personale per questo tipo di necessità.
Cosa fare per sensibilizzare di più l’opinione pubblica intorno a questo problema?
Bisognerebbe far vedere più spesso alla televisione chi lotta per la vita. Invece si vedono solo e unicamente coloro che decidono per la morte: abbiamo visto in questi giorni il caso del video del suicidio assistito trasmesso da una tv inglese. Ma lo stesso è stato per il caso di Welby, e per il caso Englaro. La scelta per la morte è molto più “pubblicizzata”. Invece bisognerebbe porre l’attenzione di tutti sulla vita, e su chi lotta per affermarla. Noi abbiamo anche deciso di diffondere un video che faccia vedere Emanuela, perché ci sembra che possa aiutare a capire il valore di quello che facciamo per lei.
GUARDA IL VIDEO DI CARMELA E DI EMANUELA
venerdì, dicembre 12, 2008
SCUOLA/ Ripristinati i fondi alle paritarie? Sembra proprio di no
Il sottosegretario all’Economia, Vegas, ha addirittura consigliato agli alti prelati e a tutti gli inquieti rappresentanti del mondo della scuola non statale un tranquillo riposo su “quattro cuscini”, visto che ormai non ci sarebbe più nulla da temere.
Ma è davvero così? Si direbbe di no, visto che si è trattato di una manovra ambigua e farraginosa; i due emendamenti presentati dal relatore al Senato nella seduta antimeridiana del giorno 5 dicembre, infatti, parlano di tutto fuorché di scuola non statale o paritaria, destinando invece genericamente il finanziamento alla scuola nel suo insieme.
Vediamo la cosa nel dettaglio. La Proposta di modifica n. 2.Tab.2.200-5 al DDL n. 1209 chiede di apportare «allo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (tab. 7 ) missione 1 – Istruzione scolastica, programma 1.14: Interventi in materia di istruzione» una variazione in positivo pari a 120.000.000 di euro per competenza e per cassa, andandoli a togliere dallo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, fondi di riserva e speciali, al capitolo u.p.b. 25.2.3 – (Oneri comuni di parte corrente).
E, come se non bastasse, i fondi stanziati dovranno essere ripartiti tenendo conto del parere del ministero dell’Economia, dell’Istruzione e degli Affari Regionali:
«43-bis. Fermo il rispetto delle prerogative regionali in materia di istruzione scolastica, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro degli affari regionali e il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Regioni, sono stabiliti, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per la distribuzione alle regioni delle risorse finanziarie occorrenti alla realizzazione delle misure relative al programma di interventi in materia di istruzione.»
E’ tutto da verificare, quindi, quale sarà la rotta che prenderanno quei 120 milioni di euro che, essendo destinati all’istruzione tout court, potrebbero riguardare la scuola paritaria solo in minima percentuale.
Avrà il Ministro Gelmini, di concerto con gli altri ministri interessati, il coraggio – o la volontà- di destinare interamente la somma al ripristino (parziale) del fondo spettante alla scuola paritaria per il 2009? Avranno l’ardore di sfidare nuovamente la piazza, dopo le roboanti e strumentali proteste che nelle scorse settimane hanno scosso il mondo della scuola, condite da abbondante disinformazione che ha fatto passare il messaggio che si tagliavano i fondi alla scuola “pubblica” per darli alle “private”?
Quello che poteva e doveva essere un percorso semplice e inequivocabile -dal capitolo dell’istruzione non statale per il 2009 erano stati tagliati 134 milioni di euro, con un emendamento dovevano essere reintegrati nel medesimo capitolo- si è trasformato in un contorto e incomprensibile pasticcio, che rischia di portare nelle casse delle scuole paritarie solo le briciole dell’importo originario.
Se la somma di 120 milioni di euro –tra l’altro inferiore di 14 milioni di euro a quanto originariamente tagliato- è davvero destinata alla scuola paritaria, perché non inserirla direttamente al programma 1.9: Istituzioni scolastiche non statali?
Nonostante le dichiarazioni rassicuranti del sottosegretario Vegas, non ci sentiamo tranquilli. Anzi, le modalità con cui si è proceduto accrescono le perplessità e i timori, perché alimentano la sensazione che nel governo ci siano forze che non comprendono l’importanza della libertà di educazione e che conseguentemente l’avversano. Probabilmente la deviazione dei fondi su un capitolo di spesa generico dell’istruzione è frutto di uno scontro all’interno del governo stesso, nel quale si confrontano due anime, una liberista e favorevole ad una reale autonomia scolastica, ed una ancora statalista e accentratrice, in barba a qualsiasi promessa elettorale....Questo genera confusione.
Le scuole paritarie invece chiedono chiarezza: il ripristino totale dei fondi tagliati, un impegno preciso sul capitolo di spesa relativo all’istruzione non statale per l’intero triennio di competenza, atti inequivocabili a favore della libertà di scelta educativa sancita dalla nostra Costituzione.
giovedì, dicembre 11, 2008
Qualche bella foto del matrimonio dei nostri amici Luca e Loretta
venerdì, dicembre 05, 2008
Ripristinati i fondi per le scuole paritarie (speriamo).

Attacco a Tremonti La Conferenza episcopale italiana rimprovera al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di colpire di nuovo la scuola cattolica. "Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario" spiega monsignor Stenco. "Nel 2000 la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento, è quindi già irrisorio. Nel 2004, - ha proseguito il vescovo - per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento. La scuola cattolica ha taciuto - ha aggiunto - e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra. La Chiesa adesso - ha concluso - deve tirare le sue conseguenze perchè senza contributi le scuole dell’infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere".
Aiuti di Stato Secondo monsignor Stenco "qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici. Tra stato e mercato - si è chiesto il vescovo - perché colpire proprio il privato sociale?. Non è il taglio da 130 milioni di euro di adesso che fa scoppiare la scuola cattolica - ha aggiunto il prelato -. Il punto è che sono dieci anni che il finanziamento si è inceppato. Può una scuola parrocchiale, ad esempio, permettersi ogni anno una passività di 20,25 mila euro? Dopo 10 anni che cosa è divenuta? 250mila euro. E il contributo dello Stato - ha concluso - serve a malapena a pagare gli stipendi".
giovedì, dicembre 04, 2008
Ieri era la festa di San Francesco Saverio...

Nei prossimi giorni vi mostreremo anche le foto della bella serata di ieri.
Poi, guardando il nostro report sulle visite quotidiane, ieri abbiamo avuto una sorpresa: abbiamo ricevuto due visite proprio dalla Cina, paese dove ardentemente desiderò arrivare San Francesco Saverio, di cui una non casuale. Pensate un po'...
Falsità e sciocchezze
"Cari amici,
ieri abbiamo assistito all’ennesimo esempio di disinformazione e strumentalizzazione: il Vaticano è stato presentato alla stregua dei paesi fondamentalisti che sbattono in galera i gay e spesso li condannano a morte sulla pubblica piazza. Il motivo della tempesta mediatica sono state le parole critiche pronunciate dall’arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, sul progetto di dichiarazione che la Francia - presidente di turno dell’Unione Europea - intende presentare per togliere qualsiasi tipo di discriminazione causata dall’orientamento sessuale. Siccome en passant nel progetto si chiede anche la depenalizzazione dell’omosessualità, è stato riferito solo questo particolare. E la critica di mons. Migliore, affidata all’agenzia cattolica francese I.Media, è stata fatta passare per alleanza della Santa Sede con i boia dei gay! Una falsità e una sciocchezza. La realtà è un’altra: quel progetto - al quale ben 150 paesi non hanno aderito, e dunque la Santa Sede non è certo sola - tende infatti a portare, senza passare attraverso la discussione comune e la votazione, a una revisione di tutti i diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale e potrebbe essere usata un domani per far pressioni ad esempio su quegli stati che non ammettono il matrimonio tra gay o l’adozione dei bambini per le coppie omosessuali. Ecco il motivo della critica vaticana. Il Catechismo parla chiaro e basta averlo letto per comprendere che la Chiesa non vuole discriminare ingiustamente le persone omosessuali né tantomeno desidera che siano incarcerate e men che meno condannate a morte. Ma non vuole nemmeno che in nome dei diritti umani si faccia passare l’equiparazione tra coppie eterosessuali e omosessuali in ordine al matrimonio. (Dal Blog di Andrea Tornielli)
E poi ancora Tornielli su questo argomento...
"Diritti dei gay, bufera sul Vaticano"
Monsignor Migliore contro una proposta francese all'Onu sui rapporti tra persone dello stesso sesso. Ed è subito bufera. Padre Federico Lombardi: "Nessuno vuole punire i gay. Difendiamo solamente i diritti del matrimonio fra uomo e donna"
Roma - L’ennesima tempesta in un bicchier d’acqua ha fatto passare ieri il Vaticano come un regime autoritario e fondamentalista che vuole la criminalizzazione dell’omosessualità. A scatenarla, con parole peraltro inequivocabili che non si prestano ad ambigue interpretazioni, è stata l’intervista che l’agenzia cattolica francese I.Media ha fatto all’arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore permanente della Santa sede presso le Nazioni Unite, nella quale il diplomatico vaticano ha preso le distanze dal progetto di dichiarazione che la Francia, a nome dell’Unione europea, ha intenzione di presentare all’Onu per chiedere il pari trattamento di ogni orientamento sessuale e, fra l’altro, la depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi di tutto il mondo. «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», ha risposto monsignor Migliore, citando il Catechismo della Chiesa cattolica «che dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione». «Ma qui - ha aggiunto - la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Queste parole sono state prese a pretesto per far credere che la Santa sede sia favorevole alla galera se non addirittura alla pena di morte per le persone omosessuali, come previsto in alcuni Paesi fondamentalisti. Le cose, ovviamente, non stanno affatto così. In Segreteria di Stato c’è preoccupazione per il progetto della Francia: la depenalizzazione, infatti, «non è l’oggetto del documento» spiegano Oltretevere. La dichiarazione «non cerca tanto di combattere la discriminazione dell’orientamento sessuale quanto di promuovere ogni orientamento sessuale e a questo fine di creare una nuova categoria di discriminazione, senza definirla, in modo da applicarla a tutti i diritti umani». Si vuole dunque, dicono Oltretevere «rileggere tutta le legislazione sui diritti umani alla luce dell’orientamento sessuale, introducendo nuove categorie protette e grazie a questa dichiarazione garantire a qualunque orientamento sessuale un trattamento identico a quello riservato alle persone eterosessuali, ad esempio in materia di matrimonio e di possibilità di adottare bambini». Insomma, un progetto che si propone ben altro rispetto alla depenalizzione e che cerca di far passare un principio al quale si possano poi riferire gli organismi di controllo delle Nazioni Unite, senza che questo sia in realtà mai stato discusso e approvato in aula. «Sulla base di quella nuova categoria di discriminazione - spiegano in Vaticano - si potrà cercare di restringere altri diritti e libertà, come quello alla libertà di espressione e di libertà religiosa».Senza contare che si parla sempre di «orientamento sessuale» senza mai aver definito l’espressione, che in pratica potrebbe essere applicata anche ad altri orientamenti. Non bisogna infatti dimenticare che in Olanda esiste ufficialmente un partito dei pedofili. Il Vaticano teme che questa dichiarazione, che di per sé non è un documento consensuale dell’Onu, possa rappresentare l’inizio di un processo che miri a esercitare pressioni nei confronti di quegli Stati che non ammettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso perché questo divieto rappresenterebbe una lesione dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale. Già da tempo alcuni esperti hanno lanciato un allarme sulla possibilità che in sede europea e internazionale, grazie al lavoro di gruppi di pressione ben organizzati, siano fatte passare norme in grado di condizionare poi la sovranità dei singoli Paesi.
(Il Giornale, A Tornielli, 3/12/2008)
mercoledì, dicembre 03, 2008
Papa: il male è “un fiume sporco” presente nel mondo, ma il bene è il più forte
Città del Vaticano (AsiaNews) – L’uomo ha “la capacità di sentire il bene, ma non la capacità di attuarlo”: questa “contraddizione interiore del nostro essere non è una teoria”, ma qualcosa che ognuno prova e che “vediamo intorno a noi, ogni giorno lo vediamo basta pensare alla violenza, all’ingiustizia, all’ usura”. E’ la conseguenza “empirica” del peccato originale, che ha portato il male nell’uomo e che è “un fiume sporco”, ma Dio è “il più forte”. La questione fu affrontata da San Paolo ed a ciò che l’apostolo delle genti disse su tale tema oggi Benedetto XVI ha dedicato il suo discorso per l’udienza generale.
Alle circa settemila persona presenti nell’aula Paolo VI, il Papa, che continua ad illustrare li pensiero di San Paolo, ha parlato della relazione tra Adamo e Cristo, quale emerge dalla Lettera ai Romani e dalla prima ai Corinzi, “nelle quali sono le linee essenziali della dottrina sul peccato originale”.
“Al centro della scena non c’è tanto Adamo, quanto Gesù e la grazia che per lui è stata donata all’umanità. Grazia che sorpassa di gran lunga il peccato di Adamo”, “sovrabbonda la grazia”. E il Papa ha ricordato che per Paolo “non dovremo mai parlare del peccato di Adamo in modo separato, senza comprendere la giustificazione in Cristo”.
Cos’è, dunque, ha chiesto Bendetto XVI, il peccato originale, ed esiste o no? C’è, ha osservato “un aspetto empirico, toccabile da tutti e un aspetto misterico, un fondamento ontologico”. “Il fatto è che esiste una contradizione nel nostro essere. Ogni uomo sa che deve fare il bene ed intimamente vuole farlo. Ma intimamente sente anche un altro impulso, quello di seguire la strada dell’egoismo, della violenza, pur sapendo di agire contro Dio e contro gli uomini”. L’uomo ha “la capacità di sentire il bene, ma non la capacità di attuarlo”. “La contraddizione interiore del nostro essere non è una teoria, ognuno di noi la prova e la vediamo intorno a noi, ogni giorno lo vediamo basta pensare alla violenza, all’ingiustizia, all’ usura”. C’è dunque una contraddizione nell'uomo, e “da questo potere del male sulle nostre anime si è sviluppato il fiume sporco del male, che avvelena la storia umana”. “Questa contraddizione nella nostra storia provoca anche oggi il desiderio di redenzione, che il mondo sia cambiato in un mondo di giustizia, pace, bene”. Anche “in politica – ha aggiunto -tutti parlano di cambiare il mondo, di creare un mondo giusto, questo indica il desiderio che ci sia redenzione”.
Il “potere del male nel cuore umano è innegabile”, ma come si spiega? Nella storia del pensiero, prescindendo dalla fede cristiana, esiste una spiegazione: l’essere stesso è contraddittorio porta in sé sia il bene che il male. “Nell’antichità si parlava di dualismo tra due principi che stanno sullo stesso piano, la contraddizione dell’uomo riflette la contrarietà dei principi, delle divinità per così dire”. Ma anche la teoria “evoluzionistica e atea del mondo”, alla fine ripropone la stessa visione: “si suppone che l’essere umano come tale porta in sé il male e il bene. Il male è ugualmente originario”. “E’ una visione in fondo disperata, il male è invincibile e ogni progresso sarebbe necessariamente da pagare con un fiume di male e chi vuole servire il progresso dovrebbe accettare questo prezzo. È stata fatta politica con queste premesse”. “Alla fine questo pensiero crea tristezza e cinismo”.
San Paolo, dà una spiegazione della contraddizione tra le due natura “in contrasto con il dualismo e i monismi desolanti”, ci dice che “la fede ha due misteri di luce ed uno di notte, ma avvolto dalla luce”. “Il primo mistero di luce dice che non ci sono due principi, ma solo uno, il Dio creatore, ed è buono, senza ombra del male”. E “anche l’essere come tale è buono”. “Viene poi la notte, il male non viene dalla fonte, non è ugualmente originario, viene da una libertà creata e abusata. Come era possibile e come è successo rimane oscuro, il male rimane misterioso”. “Non si spiega ciò che è illogico”. Ma “si aggiunge subito un mistero di luce: il male è di una fonte subordinata: Dio è piu forte, il male può essere superato, L’uomo è sanabile". "Dio ha introdotto la guarigione, è entrato personalmente nella storia, al male ha opposto il puro bene, Cristo crocefisso e risorto, nuovo Adamo: al fiume sporco del male oppone un fiume di luce”, “sono i grandi santi, ma anche i semplici santi, i fedeli”.
Il tempo di Avvento, nel quale siamo, “nel linguaggio della Chiesa ha due significati, di presenza e di attesa: presenza, la luce è presente, Gesù è il nuovo Adamo, è con noi, è in mezzo a noi”, “dobbiamo aprire gli occhi del cuore per vedere la luce”. Ma Avvento “dice anche attesa, la notte oscura del male è ancora forte e perciò preghiamo con insistenza: vieni o Gesù, rafforza la luce e il bene, vieni, dove domina la menzogna, la violenza, l’ignoranza di Dio, l’ingiustizia, aiutaci ad essere portatori della tua luce, operatori della pace, testimoni della verità”.
Nei saluti in italiano, infine, rivolgendosi ad un gruppo di rappresentanti di una banca, ha detto che la loro presenza permetteva di “porre in luce, specialmente in questo tempo di difficoltà per tante famiglie, uno degli obiettivi primari degli istituti bancari e di credito e cioè la solidarietà nei confronti della fasce più deboli e il sostegno all'attività produttiva”.
INDIA - Orissa, ancora uccisi e terrore in attesa del Natale
Bhubaneshwar (AsiaNews) – Terrore ancora diffuso nel distretto di Kandhamal (Orissa), dove da mesi si susseguono attacchi e uccisioni contro i cristiani. Il governo dell’Orissa spinge i cristiani a tornare ai loro villaggi, ma non garantisce alcuna sicurezza.
Nei giorni scorsi, due donne cristiane sono state uccise nel distretto. Erano tornate al loro villaggio per tentare di mietere il raccolto di riso dai loro campi, sperando di garantire cibo per la loro famiglia.
Una di loro, Bimala Nayak, 52 anni, è stata colpita con asce e gettata nella foresta. Il suo corpo è stato trovato in tre pezzi, fuori del villaggio di Gubria. Era uscita dal campo di rifugio di Nuagaon per mietere il riso dal suo pezzo di terra.
L’altra, Lalita Digal, 45 anni, è stata uccisa a Dodabali il 25 novembre scorso. Era ospitata nel campo profughi di K.Nuagam e il 21 novembre era uscita per tornare al villaggio e mietere il riso. Era ospitata da alcuni amici indù del villaggio. Testimoni raccontano che la donna è stata portata via dalla casa dove si trovava e il suo corpo non è stato ancora trovato.
Altre violenze sono da registrare nel villaggio di Tiangia. La notte fra il 25 e il 26 novembre sono state bruciate due case di cristiani e una di un indù che aveva osato dare il benvenuto ai cristiani. Il 25 novembre a Tiangia – villaggio natale di p. Bernard Digal, morto mesi dopo essere stato picchiato e torturato – le autorità del distretto avevano radunato il villaggio, dove sono stati uccisi 6 cristiani, e avevano celebrato un “Incontro per la pace”, in cui si garantiva il ritorno dei cristiani fuggitivi.
Il Global Council of Indian Christians (Gcic) punta il dito contro l’incapacità (forse voluta) del governo locale nel fermare le violenze. Parlando ad AsiaNews, Sajan George, presidente del Gcic, ha sottolineato che “mentre Natale si avvicina, la paura domina ancora fra i cristiani di Kandhamal, per la memoria delle violenze in questi anni, ma soprattutto per il fallimento dell’amministrazione di contenere le violenze in larga scala scatenatesi sui cristiani dopo l’uccisione di Swami Laxamananda Saraswati”.
L’uccisione del leader indù del Vhp (Vishwa Hindu Parishad), lo scorso 23 agosto, da parte di un gruppo maoista, è stata la scintilla da cui è partito il pogrom contro i cristiani dell’Orissa. Sajan George conferma la sua sfiducia nel governo dell’Orissa e afferma che “dopo 3 mesi non è stato fatto alcun arresto dei colpevoli delle violenze”, anche se l’amministrazione spinge i cristiani fuggiti – circa 54 mila - a ritornare ai loro villaggi. Egli ricorda che altre violenze contro le comunità cristiane si registrano pure negli anni scorsi e nel dicembre 2007, quando sono state uccise 3 persone, bruciate 13 chiese e centinaia di case di cristiani.
Naveen Patnaik, primo ministro dell’Orissa (chief minister), ha esibito davanti al parlamento le cifre dell’impegno del governo per la legalità, contro le violenze sui cristiani. Due giorni fa egli ha detto che almeno 10 mila persone sono state inquisite per “le violenze di Kandhamal” e 598 sono state arrestate dopo la presentazione di 746 denunce. Ma nessuno di questi casi si riferisce agli attacchi avvenuti dall’agosto 2008.
Rispondendo a una domanda di alcuni parlamentari, egli ha detto che finora, sulle violenze avvenute dopo la morte di Swami Laxamananda, egli ha ricevuto un rapporto – ancora incompleto – secondo cui sono state bruciate o danneggiate 4215 case e almeno 252 chiese o luoghi di preghiera.
Sebbene la polizia abbia già arrestato 3 persone collegate con l’uccisione dello Swami, molti gruppi radicali indù hanno pianificato manifestazioni per criticare la lentezza delle forze dell’ordine nell’assicurare i colpevoli alla giustizia. Le manifestazioni si dovrebbero tenere proprio il giorno di Natale, il 25 dicembre prossimo. I cristiani temono che queste manifestazioni scateneranno una nuova ondata di violenze contro di loro.
Colletta Alimentare - facce e faccine! - 7
Quando lavoriamo per Gesù e i suoi amici diventiamo più belli, più sorridenti, più simpatici, più forti, più allegri, più normali, più tutto...!
Colletta Alimentare - facce e faccine! - 6
Quando lavoriamo per Gesù e i suoi amici diventiamo più belli, più sorridenti, più simpatici, più forti, più allegri, più normali, più tutto...!
Colletta Alimentare - facce e faccine! - 5
Quando lavoriamo per Gesù e i suoi amici diventiamo più belli, più sorridenti, più simpatici, più forti, più allegri, più normali, più tutto...!
Colletta Alimentare - facce e faccine! - 4
Quando lavoriamo per Gesù e i suoi amici diventiamo più belli, più sorridenti, più simpatici, più forti, più allegri, più normali, più tutto...!
Colletta Alimentare - facce e faccine! - 3
Quando lavoriamo per Gesù e i suoi amici diventiamo più belli, più sorridenti, più simpatici, più forti, più allegri, più normali, più tutto...!
Colletta Alimentare - facce e faccine! - 2
Quando lavoriamo per Gesù e i suoi amici diventiamo più belli, più sorridenti, più simpatici, più forti, più allegri, più normali, più tutto...!
Colletta Alimentare - facce e faccine! - 1
C'è letteratura su di noi - La Colletta Alimentare 2008 - 1

Qui trovate l'articolo di www.sambenedettoggi.it sulla Colletta Alimentare di sabato scorso cui si riferisce la foto! Facce belle, simpatiche, vere, allegre!
Eccone un estratto:
lunedì, dicembre 01, 2008
Colletta Alimentare - I risultati non si piegano a crisi e maltempo! Evviva la Formichina!
Qui di seguito l'articolo di Gianluigi Da Rold su IlSussidiario.net.
I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.
Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.
Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.
E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.
L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse
condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita
per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle.
Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.
Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.
Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.
Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.
Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.
Ieri c’erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.
Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.
Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.
Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.
Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.
Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.
Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.
O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".
«Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.
IRAQ - Mons. Sako: incentivare l’esodo dei cristiani è un danno per tutto l’Iraq
Kirkuk (AsiaNews) – Accogliere i rifugiati è doveroso, ma ancora più importante è “eliminare le cause alla base della fuga” e permettere alle persone di “vivere in pace e armonia nella loro terra”. È il senso del messaggio che mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, lancia attraverso AsiaNews sulla questione dei profughi iracheni.
Il 27 novembre l’Unione Europea ha annunciato di essere pronta ad accogliere fino a 10mila rifugiati iracheni, la maggior parte dei quali vive in esilio in Siria e Giordania, in mezzo a stenti e sofferenze. “Fare una sanatoria di questo genere – continua mons. Sako – è come dire ai cristiani di fuggire, di andarsene via dall’Iraq. Oggi 10mila, domani altri 10mila fino al giorno in cui il Paese non si svuoterà della presenza cristiana”. Il prelato ribadisce che non ci si può limitare “ad accogliere i rifugiati”, ma bisogna predisporre “tutte le iniziative necessarie per favorirne la permanenza”.
La Germania ha affermato di essere pronta ad accoglier almeno 2500 profughi e la priorità verrà concessa a quanti necessitano di cure mediche, alle vittime di torture e abusi, alle ragazze madri e alle minoranze religiose. Un plauso arriva dall’Alto commissario Onu per i rifugiati che parla di un “passo positivo”, dopo 18 mesi di pressioni esercitate nei confronti di Bruxelles. L’arcivescovo di Kirkuk non giudica negativa “in toto” la decisione, ma tiene a precisare che “vi sono casi estremi di persone che non possono rientrare, come i membri del vecchio regime di Saddam”, ma non per questo va favorito un esodo di massa che finirebbe per peggiorare la situazione. “È giusto accogliere le persone in difficoltà – continua – ma è altrettanto giusto affrontare casi specifici e soprattutto lavorare per la ricostruzione di una convivenza civile nel Paese”.
Mons. Sako denuncia la mancanza di una linea comune all’interno della comunità cristiana e l’assenza di una leadership politica forte: “I cristiani sono divisi al loro interno – commenta – alcuni voglio restare, altri preferiscono andare via. La voglia di fuga è senza dubbio acuita dalla mancanza di un leader politico che orienti le persone verso un progetto concreto, solido, che le convinca a restare, pur fra sofferenze e difficoltà”. Contraria all’esodo è anche una larga fetta della comunità musulmana, che si aspetta dai fratelli cristiani “fedeltà, apertura e moralità”, ma soprattutto una collaborazione concreta “per la costruzione di un futuro assieme” perché considerano “i cristiani una parte integrante del Paese”.
L’arcivescovo di Kirkuk conclude lanciando un monito alla comunità cristiana: “Fuggire di fronte alle difficoltà – dice – significa perdere la sostanza del messaggio cristiano che ci invita alla missione, non alla ritirata. Persino nel caso di persecuzioni bisogna mostrare il senso più profondo del Vangelo, che ci chiede di essere testimoni del sacrificio di Cristo. Andare via equivale a tradire tanto il compito dell’annuncio cristiano, quanto le attese e le speranze di molti musulmani . In tutto questo è racchiuso il senso dell’espressione ‘Quo vadis?’ pronunciata secondo la tradizione da Pietro a Gesù. Questi, rispondendogli, lo invitava a tornare a Roma per affrontare il martirio”.(DS)
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L'ha detto Pier Giorgio - 31
- 31 - il telegramma ed era già sufficiente per la mia festa
- 30 - Bisogna far molti sacrifici per giungere sicuri alla meta
- 29 - Cara mamma
- 28 - Pier Giorgio e la famiglia
- 27 - Pregherò anche per te, e tu prega molto per me...
- 26 - la fede e la speranza cessano con la nostra morte
- 25 - Noi cattolici e specialmente noi studenti abbiamo un grave dovere da compiere: la formazione di noi stessi
- 24 - Lettera ad un amico
- 23 - Godimento spirituale nella lettura di San Paolo
- 22 - "Forse era uno che ne aveva piu bisogno di me"
- 21 - La bocciatura di Pier Giorgio
- 20 - Desiderio di sole, di salire su, in alto, di andare a trovare Dio in vetta
- 19 - Bisogna uccidere il germe
- 18 - Preghiera, organizzazione e sacrificio
- 17 - Meglio soli ma con la coscienza pulita
- 16 - La gioia di rivedere i miei e i miei amici
- 15 - Confidiamo nella provvidenza divina e nella sua misericordia.
- 14- Pregare molto Dio che ridoni agli uomini la vera pace
- 13 - Dobbiamo sempre conservare la speranza
- 12 - "Perché dovrei essere triste?".
- 11 - "Evviva il Papa, evviva!".
- 10 - Non sprechiamo i più begli anni della nostra vita
- 9 - Il suo avvenire
- 8 - "Morto?..."
- 7 - L'affetto degli amici.
- 6 - Non sciupare gli anni più belli della nostra vita e combattere.
- 5 - Pier Giorgio, il tempo e Sant'Agostino.
- 4 - "...mi innamoro perdutamente della montagna".
- 3 - La montagna come la primavera non annoia mai.
- 2 - La Fede datami nel Battesimo
- 1 - Solo la morte può farmi cessare.
Pier Giorgio vivo - 33
- 33 - ...cristianesimo, che evidentemente non conoscevo, perchè non lo vivevo...
- 32 - Perfetta correttezza morale
- 31 - "...misurava le proprie azioni dalla loro intrinseca moralità..."
- 30 - Aveva imparato, per teoria e per pratica, a distinguere fra compagni e amici...
- 29 - Pier Giorgio e l'amore per gli altri
- 28 - ...mormorava le sue preghiere alla Vergine con timore filiale
- 27- ...Si addormentava pregando
- 26 - Era il primo a fare la Comunione
- 25 - Allontanare, almeno per un giorno, quei giovani amici dagli eventuali pericoli morali
- 24 - ...suscitare nell'anima il desiderio...
- 23-Pier Giorgio portava nella compagnia il dolce lume della gioia
- 22 - Mi raccomando agli amici e specialmente alle preghiere
- 21 - Pier Giorgio e l'ordine francescano
- 20 - Le creature sincere e semplici sono tutte così...
- 19 - Pier Giorgio e la passione per le montagne
- 18 - Per chi è puro, tutto è puro; per chi è impuro, niente è puro
- 17 - Ai miei figli mi preoccuperò di dare...un'istruzione completa ed un'educazione cristiana
- 16 - Eucarestia punto di riferimento
- 15 - Amante di ogni sport
- 14 - Mamma, vieni a vedere che bel cielo!
- 13 - Il segno della croce
- 12 - Pier Giorgio era sempre là dove occorreva essere
- 11 - Non aveva paura di niente, nemmeno della paura.
- 10 - Il contrario del tipo bigotto.
- 9 - Pregava con semplicità.
- 8 - Vitalità irrompetente ed espressiva
- 7 - Pier Giorgio entusiasta nella preghiera.
- 6 - Non faceva mistero delle sue convinzioni religiose
- 5 - Pier Giorgio e i rosari.
- 4 - Una personalità vera abbraccia tutta la realtà.
- 3 - Aria franca e coraggiosa, fede prorompente.
- 2 - Pier Giorgio ventata di vita.
- 1 - Vicino ai bambini veneti sfollati



