giovedì, ottobre 30, 2008

LA SCUOLA NELLA BUFERA - Famiglie nei guai se chiudono le paritarie

In molte zone sono l’unica realtà educativa

Da Avvenire del 30 Ottobre 2008

DA MILANO ENRICO LENZI
Con il taglio di 133 milioni di euro alle scuole paritarie, per i piccoli della monosezione della materna di Vione, in Alta Vallecamonica nel Bresciano, potrebbe aprirsi la via del pen­dolarismo verso Temù, Comune a una decina di chilometri da Ponte di Legno. Un viaggio di parecchi chilometri lungo la tortuosa via che risale la Valleca monica. E la stessa sorte potrebbe capi tare ai loro amici di Marmertino in Val Trompia, che avreb bero come meta Ta­vernole sul Mella, scendendo di oltre 400 metri di altitudine. Ma lo scenario montano po­trebbe ripetersi tranquillamente anche nella pianura dove si trova la materna di Martignana vicino Empoli: anche in questo caso la chiusura dell’attività costringerebbe le famiglie o a rinunciare al servizio o a trasportare i propri figli in altri Comuni. Già, perché in molti centri abitati di piccole dimensioni la materna paritaria è l’unico centro educativo presente e non ha alternative.
Sono soltanto tre delle centinaia di esempi che si potrebbero fare. Sono scuole, ma anche volti, storie, famiglie reali, che rischiano di veder sparire un servizio pubblico oggi garantito anche dalle ottomila materne aderenti alla Federazione scuole materne di ispirazione cristiana (Fism) e alle centinaia di scuole elementari che aderiscono alla Fidae, la Federazione che riunisce le scuole cattoliche dalle elementari alle superiori. «Troppo spesso pensiamo alle grandi città – sottolinea Luigi Morgano, segretario nazionale della Fism –, dove l’alternativa di un’altra scuola esiste. Ma le nostre materne sono spesso sorte là dove lo Stato non ha un proprio istituto scolastico e dove magari il Comune, viste le proprie finanze, preferisce sostenere con un piccolo contributo la nostra scuola paritaria», il tutto in un’ottica non solo di sana sussidiarietà, ma anche nel principio sancito con la legge 62 del 2000, quella nota come legge sulla parità, in cui si parla di un unico sistema scolastico pubblico, a cui partecipano scuole di diversi gestori, compreso lo Stato. «E non dimentichiamo – rivendica Morgano – che il sostegno degli Enti locali nasce anche dall’apprezzamento della qualità delle nostre scuole». Un principio importante che riceve, però, dallo Stato solo 534 milioni di euro, che la Finanziaria 2009 potrebbe ri durre di un quarto. Legittimo allora domandarsi cosa accadrà alle sezioni delle materne di Trecchina, Senise, Maratea, Castelluccio Superiore, Oppido Lucano, o San Costantino Albanese in provincia di Potenza, ma anche a quelle di Bagnoli di Sopra o Rio di Ponte San Nicolò nel Padovano. O, per restare nel Nord-Est, la «San Giovanni Bosco» di Piano di Riva vicino ad Ariano Polesine, o la «San Gottardo » di Bagnolo di Po, entrambi Comune in provincia di Rovigo, dove sono presenti soltanto le sezioni di scuola materna paritaria della Fism.
«Ma anche nelle grandi città – aggiunge don Francesco Macrì, presidente nazionale della Fidae – le nostre scuole sono spesso sorte e sono ancora presenti nei quartieri periferici o popolari dei capoluoghi». Ora arriva «questo taglio indiscriminato e grande nelle proporzioni, visto il no stro punto di partenza, che è fermo da ben sei anni» ricorda il presidente Fidae. Insomma una decisione che fanno apparire lontane le parole pronunciate dal presidente Napolitano all’apertura dell’anno scolastico, quando, rammenta don Macrì, «ha auspicato che la scuola sia collocata tra le priorità per l’avvenire del Paese, tanto da meritare - sono ancora parole di Napolitano - una speciale considerazione quando si affronta il proble ma della riduzione della spesa pubblica ». Preoccupazione condivisa anche da Vincenzo Silvano, presidente della Fe derazione Opere Educative (Foe), le scuole che fanno riferimento alla Compagnia delle Opere. «Diminuire ulteriormente gli esigui fondi alle scuole paritarie – commenta – è un colpo alle famiglie che già sopportano oneri economici per garantirsi la propria libertà di scelta in campo e ducativo. Tra le scuole nostre associate circa un quarto restano aperte grazie proprio all’impegno delle famiglie che sono subentrati alle Congregazioni religiose nella gestione diretta delle scuole paritarie. Un impegno accettato e sostenuto, ma se ci saranno questi tagli per loro diventerà ancora più difficile». E alle famiglie va il pensiero anche di Luigi Morgano della Fism: «Le nostre scuole con meno fondi si troverebbero davanti al bivio: interrompere il servizio o alzare le rette, con un ulteriore aggravio di spesa». Uno scenario rifiutato pure da don Francesco Macrì della Fidae. Insom­ma ritirare quel taglio ai fondi per metterebbe ai bambini della materna di Vione (e a tutte le altre migliaia di sparse in tutto il Paese) di continuare la loro formazione nella comunità in cui sono nati.

Tiziano e Sara sposi!



Ecco due testimonianze fotografiche della festa di nozze di Tiziano e Sara, a Mondovì sabato scorso.

Guardate quante belle facce allegre e simpatiche!

Ringraziamo Iddio per tutto questo splendore! Evviva gli Sposi! Evviva Gesù!

1° Novembre 2008, 15° Anniversario della Fondazione della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati

Cari amici,
il 1° Novembre 2008 è la Solennità di Tutti i Santi e il 15° anniversario della fondazione della nostra Compagnia, il modo semplice e umanissimo con cui il Signore ha voluto che approfondissimo e facessimo più vero il nostro incontro con Lui.

Siamo molto grati al Signore e a Pier Giorgio di questa occasione. Per ringraziare di ciò, come tradizione ci recheremo in pellegrinaggio a Loreto, alla Basilica della Santa Casa, dove il Verbo si è fatto Carne, dove la nostra Mamma, la Madonna ha detto il sì beato che tutti aspettavamo.

Lì ci pregheremo il Rosario, ci confesseremo e parteciperemo alla Santa Messa proprio per questo. Chi vuole, può venire! Siamo molto contenti di avere i nostri amici con noi e, per chi non potrà essere "della banda", di avere le loro preghiere.

Per chi parte da San Benedetto del Tronto l'appuntamento è a piazza Kolbe alle ore 8.00, dove c'è l'appuntamento con il pullman. La Santa Messa la seguiremo alle ore 11.00.

Poi si rientrerà per pranzo e nella serata ci sarà la cena e tanto sano divertimento.

mercoledì, ottobre 29, 2008

Simone, Nicoletta, Papa Benedetto e Pier Giorgio Nostro!



Ecco la bella testimonianza di Simone e Nicoletta Frasson sull'incontro col Papa durante l'udienza generale dello scorso 3 Settembre. Bella, molto bella. Grazie a tutti e due!

UDIENZA GENERALE DI BENEDETTO XVI - Aula Paolo VI, mercoledì 3 settembre 2008
Udienza Generale su San Paolo

L’incontro con Cristo.

Io, Simone e mia moglie Nicoletta, abbiamo avuto la grazia di partecipare all’udienza papale come “novelli sposi” al nostro ritorno dal viaggio di nozze (viaggio di nozze statunitense, dove la libertà con la “l” minuscola è di casa!!).
Abbiamo partecipato emozionati a questo evento vestiti come il giorno del nostro matrimonio, che è stato celebrato il 7 agosto nella bellissima chiesa S. Maria ai Monti a Grottammare alla presenza di tutti i nostri più cari parenti e amici.
Avevamo dei posti assegnati, ma la volontà di Dio è stata molto più bella e grande della nostra capacità e faccia tosta, tanto che ci ha permesso di assistere in seconda fila alla lezione e di incontrare a tu per tu il Papa.
La lezione è stata incentrata sulla conversione di San Paolo sulla via di Damasco. Quello che ci ha colpito in modo particolare, perché c’entra con la nostra storia, è che il Cristianesimo non è una filosofia o una morale, ma siamo Cristiani solo se incontriamo Cristo. Il Papa, infatti, ha sottolineato che Cristo non è un’idea o il frutto di un ragionamento psicologico ma un incontro, un fatto ben preciso che accade e apre il nostro cuore e la nostra ragione. Dopo la bellissima lezione, con il cuore in gola, abbiamo atteso Benedetto XVI appoggiati alla transenna e al suo arrivo gli abbiamo baciato ripetutamente l’anello papale.
Dopo i saluti gli abbiamo detto, oltre al fatto di essere di San Benedetto del Tronto, che Cristo l’abbiamo incontrato e lo incontriamo tutti i giorni tramite le facce dei nostri amici dentro due compagnie umane, io con la Fraternità di Comunione e Liberazione e Nicoletta con la Compagnia dei Tipi Loschi. A quel punto mia moglie ha subito aggiunto: “…del beato Pier Giorgio Frassati!!”, suscitando lo stupore di Benedetto che, illuminandosi, ha esclamato: “Ah, Giorgio Frassati! Che bello, due comunità si sono unite!”.
Prima di andarsene gli abbiamo portato i saluti da parte dei nostri amici e ricordato che le preghiere di tutti noi, per Lui, non sono mai mancate e non mancheranno mai.
Abbiamo poi chiesto che le sue preghiere, per noi tutti, non manchino mai per illuminarci e donarci quotidianamente l’incontro con la sua Presenza, per darci una fede vivace, un cuore aperto e caritatevole.


I coniugi Frasson

La scure della Gelmini sulle scuole private

Il ministro Gelmini, nel famoso decreto di cui oggi tutti parlano, ha fatto diverse cose giuste ma una grossa l'ha fatta: sta tagliando anche i fondi (in realtà già scarsissimi) per le scuole paritarie. Pochi se ne erano accorti. E' molto grave.

Permetteteci di dire: mai deleghe in bianco. Eccovi l'articolo lucidissimo come sempre di Giorgio Vittadini su Il Riformista di ieri.

Una certa mitologia ideologica che sta alimentando lo sciopero del 30 e che viene ad arte replicata nelle manifestazioni degli studenti, afferma che i tagli alla scuola pubblica sono fatti per finanziare la scuola privata. Ma non è così. Nel “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e il bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011” la voce complessiva riguardo l’istruzione è aumenta di 656milioni di euro: all’istruzione primaria andranno oltre 242milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di primo grado 228milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di secondo grado 395milioni di euro in più. Invece, il capitolo di bilancio riguardo l’istituzione scolastica non statale passa dai 535milioni e 318mila euro del 2008 ai 401milioni e 924mila euro per le previsioni del 2009, ovvero 133milioni e 393mila euro in meno. Inoltre, la voce “istruzione non statale” prevede per il 2010 una cifra pari a 406milioni e 121mila euro e per il 2011 la cifra di 312milioni e 410mila euro.

C’è da precisare inoltre che la riduzione non riguarda le scuole medie e superiori, ma la scuola materna e la scuola elementare, livelli di scuola che hanno sempre ricevuto fondi statali. Sono scuole gestite da ordini religiosi o cooperative di famiglie, situate nei quartieri periferici e nei paesi a cui molte famiglie “del popolo”, spesso poco abbienti, mandano i figli perché sanno che vengono assicurati nello stesso tempo un’educazione ricca di ideali ed un alta qualità di insegnamento. Accolgono infatti ben 531.258 bambini su 1.652.689 della scuola dell’infanzia e 196.776 su 2.820.150 bambini della scuola primaria. Determinate è il loro contributo al buon livello qualitativo raggiunto dalla scuole materne ed elementari italiane, sancito dalle inchieste internazionali.

Tuttavia, alla faccia della parità giuridica sancita dal ministro Berlinguer, non solo non si mette in programma di garantire l’effettiva libertà delle famiglie di scegliere le scuole paritarie attraverso detrazioni e deduzioni fiscali, ma le si vuole affossare definitivamente attraverso questi tagli di fondi che costringeranno le scuole ad aumentare le rette aggravando ulteriormente la situazione delle famiglie o addirittura a chiudere.

La legge 133/08 impone di ridurre il debito pubblico nazionale senza ricorrere all’aumento della pressione fiscale, rispettando così gli accordi internazionali e quindi i tagli anche per il comparto dell’istruzione sono inevitabili. Tuttavia, ogni ministero può decidere liberamente come effettuare i tagli ed è quindi ancora possibile correggere questa scelta, tanto più che il taglio medio imposto dal Ministero del tesoro a ogni ministero è del 10%, mentre i tagli previsti per la scuola libera sono del 25-30%! Per questo 40 deputati della maggioranza hanno firmato un emendamento che propone di effettuare riduzioni di spesa del Ministero della pubblica istruzione in settori meno strategici. Sono pronti a votarlo anche molti deputati dell’opposizione, consci che si tratta di battaglia bipartisan di tante famiglie per la difesa della “biodiversità” della scuola italiana. Chi, sia nel mondo cattolico che in quello laico, si astiene dal prendere posizione, sia conscio di collaborare all’ulteriore desertificazione della scuola italiana, per il male di tutti.

Giorgio Vittadini

Da Il Riformista, 28 ottobre 2008

Un carcerato racconta la sua esperienza del Cammino di Santiago

“Per me è più di una benedizione”

di Nieves San Martín

ESTELLA, martedì, 28 ottobre 2008 (ZENIT.org).- “Dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

Ad affermarlo questo martedì a ZENIT è I.H, un giovane 27enne delle Canarie che percorre sei tappe del Cammino di Santiago in compagnia di altri undici compagni del Centro Penitenziario di Nanclares de Oca, a Vitoria (Paesi Baschi, Spagna), su iniziativa della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria e del sacerdote Txarly Martínez de Bujanda.

Come si fa da sette anni, un gruppo di reclusi sta percorrendo varie tappe del Cammino. Si tratta di un'attività consolidata per il suo successo.

Padre Txarly ha spiegato a ZENIT che nel 2002 lavorava con i giovani a Santiago de Compostela e dal carcere il cappellano gli propose questa attività, che si svolge in genere a ottobre. Nel mese di maggio si propone un altro pellegrinaggio da Nanclares a Santiago, e questo tragitto è stato compiuto anche da donne, passando per Álava.

L'obiettivo del progetto è rispondere al mandato costituzionale di orientare la pena che priva della libertà verso la rieducazione e il reinserimento sociale del recluso.

La scelta dei dodici carcerati della prigione di Nanclares è stata lasciata da padre Txarly ai dirigenti del centro penitenziario, che hanno proposto fino a venti nomi perché la Junta de Tratamiento ne selezionasse dodici.

Incidenti? “Quasi mai – ha affermato il sacerdote –, ma che caso, se qualche volta viene il direttore ci sono piccoli problemi, ma senza importanza, come il fatto di non pranzare, di intrattenersi a fare compere, ma alla fine della tappa sono lì ad aspettarci e hanno avvisato l'hotel che stiamo arrivando!”. Nulla che sia usuale nei gruppi di pellegrini o di turisti.

Naturalmente al sacerdote viene la pelle d'oca quando avviene, ma alla fine tutto si risolve in una risata. E' il rischio della libertà.

I.H. è felice. “Sono molto orgoglioso di venire dalle Canarie e di vedere tutto questo: la natura, tutto... stiamo iniziando, lo consiglio a tutti i giovani, si conosce altra gente...”.

“Ti è servito anche per la tua anima?”. “Sì, molto – riconosce –, dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

A I.H mancano solo 73 giorni per tornare nelle Canarie e rivedere i figli, i genitori e i nonni.

L'iniziativa cerca di raggiungere il suo obiettivo mettendo a disposizione dei carcerati le risorse necessarie per superare gli aspetti della loro personalità e del loro ambiente sociale e familiare che li hanno portati a contravvenire alle regole, e preparare il ritorno alla vita in libertà.

“Per questo abbiamo bisogno che vivano esperienze positive in quanto a valori, forme di relazione pro-sociale e l'imparare a rispettare le norme che reggono ogni collettività. Crediamo fermamente che questo progetto promuova tutto ciò che è stato descritto e puntiamo sul cambiamento di quegli aspetti negativi che li hanno portati a delinquere”, sottolineano i responsabili della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria.

Il progetto equipara la tappa del carcere a “iniziare un cammino”, la cui meta è preparare il successivo rientro nella società. Per questo, si è scelto di percorrere alcune tappe del Cammino di Santiago.

I destinatari del progetto sono reclusi in secondo grado di trattamento (regime ordinario). La partecipazione all'attività è volontaria.

Altri obiettivi sono promuovere valori positivi, rafforzare le relazioni interpersonali in un ambiente diverso dal penitenziario, migliorare le capacità sociali, potenziare il rispetto di se stessi (autostima) e del gruppo (coesione), osservazione e conoscenza in modo più approfondito dei problemi specifici dei reclusi, promuovere la conoscenza dell'ambiente culturale e artistico delle zone che si visitano, migliorare le capacità fisiche e potenziare abitudini salutari (miglioramento della salute attraverso lo sport), convivenza tra reclusi e personale.

Dal 27 ottobre al 1° novembre partecipano a questa esperienza, oltre ai dodici reclusi, il cappellano del centro, vari volontari della Pastorale Penitenziaria e membri dell'Équipe di Trattamento. L'associazione Gizabidea collabora all'esperienza con due camion di sostegno per le tappe. In ciascuna delle città del Cammino si realizzano visite a luoghi di rilievo culturale e storico.

Le tappe sono così organizzate: il 27 ottobre da Lorca a Estella (10 km), il 28 da Estella a Los Arcos (21 km), il 29 da Los Arcos a Viana (20 km), il 30 da Viana a Navarrete (23 km), il 31 da Navarrete ad Azofra (21 km), il 1° da Azofra a Santo Domingo (16 km). Il ritorno avverrà poi in autobus.

In totale si tratta di circa 100 chilometri, un dono per chi finora ha avuto la prospettiva di cento passi, avanti e indietro, vedendo sempre gli stessi volti, in un cortile di fronte al muro di una libertà sognata.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

martedì, ottobre 28, 2008

Vescovo caldeo: Appello per Mosul, svuotata dei cristiani

Pubblichiamo l'appello del Vescovo caldeo cattolico di Erbil, pubblicato da AsiaNews che svolge un'opera insostituibile in questo senso.
Noi Tipi Loschi vogliamo essere un po' come Pier Giorgio Frassati e cioè lottare e fare la nostra parte per questa gente, proprio come avrebbe fatto Pier Giorgio, che lottava per gl'irlandesi oppressi dagli inglesi, per i tedeschi oppressi dalla pace massonica francese e tante altre cause del genere, cause apparentemente "perse" per dire che ci sono delle cose che non vanno, che non possono essere accettate.

Vogliamo essere un piccolo modo di far sapere quello che patiscono questi nostri amici e fratelli cattolici, e facendolo sapere far cadere su chi li perseguità tutta l'esecrazione possibile e le preghiere possibili perché si convertano, e l'appello a tutti i governi liberi e che non hanno ancora deciso di vendere l'anima a satana perché si muovano insieme al Papa.


Sulla spinta dell’appello di Benedetto XVI, mons. Rabban Al Qas, vescovo di Ammadiya ed Erbil, chiede al premier al Maliki e alle forze americane, di assumersi la responsabilità per le violenze che si abbattono sui cristiani, frutto di un fondamentalismo intollerante che non è mai stato fermato. Una richiesta anche al mondo islamico perché condanni quanto avviene a Mosul. Domani a Erbil incontro dei vescovi caldei e del nunzio vaticano.


Erbil (AsiaNews) – La situazione di Mosul (nord Iraq) continua ad essere incandescente. In poche settimane vi sono stati 14 morti e oltre 10 mila cristiani in fuga. Le autorità si rimbalzano l’un l’altro le responsabilità, mentre sale la carneficina. Mons. Rabban Al Qas, vescovo di Arbil ci ha inviato questo appello che volentieri pubblichiamo. Intanto, lo stesso vescovo informa che da domani e per tre giorni 12 vescovi caldei si incontrano ad Erbil insieme al Nunzio vaticano in Iraq per valutare la situazione.

Mediante l’agenzia AsiaNews voglio invitare tutti gli uomini di buona volontà, coloro che rispettano l’uomo e tutti i credenti in Dio a condannare con forza i crimini che vengono perpetrati contro i cristiani in Iraq, e in particolare quelli che avvengono a Mosul in questi ultimi giorni.

Mi conforta l’appello che il Santo Padre Benedetto XVI ha lanciato ieri all’Angelus. Il Papa è l’unico che non ci dimentica e le sue parole mostrano quanto noi siamo vicini al suo cuore.

Il suo appello di ieri domandava anche un impegno più deciso delle “autorità civili e religiose” a ristabilire la legalità e la convivenza.

Quanto avviene oggi a Mosul è frutto proprio di questa immobilità statale, insieme a una mentalità contorta, fanatica e integrista.

Questa tragedia – che ricorda la situazione dei cristiani nei primi secoli – è cominciata subito dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003. Migliaia di cristiani e di kurdi musulmani sono stati cacciati, uccisi, rapiti, obbligati ad abbandonare Mosul. Ormai restano meno di un quarto della popolazione cristiana di un tempo.

Le minacce, le sanzioni, le discriminazioni, i riscatti, la propaganda islamica nelle scuole, gli slogan sui muri, hanno spinto perfino i musulmani moderati a non difendere più i loro fratelli cristiani dall’intolleranza. Una volta essi aprivano le loro case ai cristiani; ora per paura del fanatismo e del terrorismo, non osano nemmeno mostrarsi amici o conoscenti dei cristiani.

Ciò che succede in questi giorni è frutto di un lungo silenzio del primo ministro irakeno e del suo governo di Baghdad, incapace di fermare l’ondata di violenze contro i cristiani. Ciò che succede in questi giorni è responsabilità loro, senza dimenticare le responsabilità delle forze americane e dei rappresentanti delle Nazioni Unite. Quello che succede a Mosul avviene sotto i loro occhi: i terroristi uccidono, mettono bombe alle case e alle chiese, cacciano via i cristiani senza che le autorità di Mosul facciano un minimo gesto in difesa di coloro la cui colpa è solo quella di essere discepoli di Gesù Cristo.

Davanti a questo quadro triste e terribile, io rinnovo il mio appello al premier al-Maliki, che dichiara “Al Qaeda responsabile di tutto ciò”. Invece tocca a lui, come autorità, ristabilire la pace senza scaricarsi delle responsabilità verso i cristiani. La costituzione deve riconoscere e assicurare i diritti di tutti, compresi i cristiani. Fino ad ora l’unico asilo sicuro dei cristiani irakeni è solo la zona del Kurdistan.

Il mio appello si rivolge anche al mondo musulmano perché denuncino ciò che succede a Mosul, perché l’amore e il rispetto dell’altro possa rendere tutti gli uomini più felici vivendo nella pace.

Rabban Al Qas

Vescovo di Ammadiya ed Erbil

Kurdistan d Iraq

lunedì, ottobre 27, 2008

I Cristiani, i più perseguitati al mondo

I cristiani sono il gruppo più perseguitato al mondo, rivela un rapporto dell'Aiuto alla Chiesa che Soffre. Tanti parlano e sanno delle violazioni dei diritti umani, ma pochi sanno che questi abusi in gran parte riguardano i cristiani. Per i media infatti non è accettabile parlare di questa persecuzione, per una sorta di correttezza religiosa... Ma ecco i particolari.

Quando molti pensano alla persecuzione dei cristiani vengono in mente il Colosseo e le catacombe, ma secondo un nuovo rapporto la persecuzione anticristiana in tutto il mondo è sulla cresta dell'onda anche oggi. L'associazione caritativa Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha compiuto un'analisi della persecuzione contro i cristiani dal titolo “Persecuted and Forgotten? A Report on Christians Oppressed for their Faith 2007/8” (“Perseguitati e Dimenticati? Un rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2007/8”). La ricerca mostra come negli ultimi due anni la violenza anticristiana si sia intensificata in 17 dei 30 Paesi presi in esame. Il rapporto, di 112 pagine, prende in considerazione Stati come Algeria, Eritrea, Iran, Iraq e Palestina, dove la sopravvivenza della Chiesa sembra essere a rischio. Il direttore di ACS nel Regno Unito, Neville Kyrke-Smith, ha denunciato la gravità della persecuzione anticristiana. “Ciò che il rapporto dimostra è che i cristiani sono il gruppo più perseguitato al mondo al giorno d'oggi”, ha affermato. “Le persone sono consapevoli di un enorme numero di abusi dei diritti umani nel globo, ma non sempre sono a conoscenza della negazione dei diritti umani a milioni di cristiani”. “La situazione sta peggiorando perché sfugge largamente all'attenzione dei media – ha spiegato –. Soffriamo di una sorta di 'correttezza religiosa' che significa che parlare della persecuzione dei cristiani non è accettabile oggi per i media secolari, che a volte non credono neanche ai fatti”.“Persecuted and Forgotten?” conta sull'approvazione del Cardinale Cormac Murphy-O'Connor, Arcivescovo di Westminster, e del Cardinale Keith O'Brien, Arcivescovo di St. Andrews ed Edimburgo (Scozia).
Descrivendo il rapporto come una “lettura molto inquietante”, il Cardinale Murphy-O'Connor ha affermato che “tutti noi abbiamo molto da imparare dalla coraggiosa testimonianza di quanti sono perseguitati per la loro fede e dovremmo guardare a come poter esprimere la nostra solidarietà con tutti coloro che hanno bisogno delle nostre preghiere e del nostro sostegno”.
Il Cardinale O’Brien, dal canto suo, ha rivelato che il rapporto gli ricorda “molta della sofferenza” di cui è stato diretto testimone quando ha visitato “luoghi in cui la Chiesa 'soffre' davvero, e soffre molto”. Il rapporto di ACS arriva a meno di due mesi dal 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. (Tratto da ZENIT.org, Londra, venerdì, 24 ottobre 2008 )

Chesterton - Il blog dell'Uomo Vivo

Dual Screen A Dreamy World Wonderful Day

Benedetto XVI: Cristiani d’Oriente, vittime di intolleranze e crudeli violenze

Benedetto XVI lancia un nuovo appello per le chiese in Iraq e in India, perché sia garantita ai cristiani non privilegi, ma la dignità di poter vivere e collaborare alla vita della loro Patria. Egli chiede alle autorità civili di “non risparmiare alcuno sforzo” per garantire la legalità e alle autorità religiose di fare gesti “espliciti” di amicizia con i cristiani. Gli appuntamenti futuri con l’Africa nel 2009. Il ricordo di un missionario francescano, martire in Cina.


Città del Vaticano (AsiaNews) – L’ultima parola di Benedetto XVI ricordando il Sinodo dei vescovi sulla “Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” e dedicata alla situazione di persecuzione delle Chiese in Iraq e in India. Parlando prima della preghiera dell’Angelus, davanti alle decine di migliaia di pellegrini radunati in piazza san Pietro, egli ha detto di far suo un appello lanciato due giorni prima dai Patriarchi delle Chiese orientali, a conclusione del Sinodo, per richiamare la comunità internazionale, i leader religiosi e ogni uomo e donna di buona volontà “sulla tragedia che si sta consumando in alcuni Paesi dell’Oriente, dove i cristiani sono vittime di intolleranze e di crudeli violenze, uccisi, minacciati e costretti ad abbandonare le loro case e a vagare in cerca di rifugio”. “Penso – ha aggiunto il pontefice - in questo momento soprattutto all’Iraq e all’India”.

“Sono certo – ha continuato il papa - che le antiche e nobili popolazioni di quelle Nazioni hanno appreso, nel corso di secoli di rispettosa convivenza, ad apprezzare il contributo che le piccole, ma operose e qualificate, minoranze cristiane danno alla crescita della patria comune. Esse non domandano privilegi, ma desiderano solo di poter continuare a vivere nel loro Paese e insieme con i loro concittadini, come hanno fatto da sempre”.

In Iraq e in India, le violenze sembrano diffondersi anche a causa del silenzio e dell’inazione delle autorità politiche. Per questo il pontefice afferma: “Alle Autorità civili e religiose interessate chiedo di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su una adeguata protezione da parte delle istituzioni dello Stato. Auspico poi che i Responsabili civili e religiosi di tutti i Paesi, consapevoli del loro ruolo di guida e di riferimento per le popolazioni, compiano dei gesti significativi ed espliciti di amicizia e di considerazione nei confronti delle minoranze, cristiane o di altre religioni, e si facciano un punto d’onore della difesa dei loro legittimi diritti”.

Benedetto XVI ha ricordato ancora una volta i suoi futuri appuntamenti con l’Africa, già citati nella messa di conclusione del Sinodo tenuta poche ore prima nella Basilica di san Pietro: “Nell’ottobre del prossimo anno si svolgerà a Roma la II Assemblea Speciale del Sinodo per l’Africa. Prima di allora, a Dio piacendo nel mese di marzo, è mia intenzione recarmi in Africa, visitando dapprima il Camerun, dove consegnerò ai Vescovi del Continente l’Instrumentum laboris del Sinodo, e quindi in Angola, in occasione del 500° anniversario di evangelizzazione di quel Paese”. Concludendo egli ha detto: “Affidiamo le sofferenze sopra ricordate, come anche le speranze che tutti portiamo nel cuore, in particolare le prospettive per il Sinodo dell’Africa, all’intercessione di Maria Santissima”.

Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha salutato i pellegrini in diverse lingue. Ai saluti in italiano ha ricordato i fedeli di Velletri-Segni, "venuti con il vescovo mons. Vincenzo Apicella in occasione del centenario della nascita del Servo di Dio Padre Ginepro Cocchi, Frate Minore, sacerdote e missionario in Cina, dove morì per la fedeltà a Cristo nel 1939". "L’esempio di Padre Ginepro - ha aggiunto il papa - sia sempre per voi di stimolo ad una coraggiosa testimonianza del Vangelo".

INDIA - Io, Sr Meena, violentata dagli indù, mentre la polizia stava a guardare


di Meena Barwa

Riportiamo di seguito la dichiarazione che Sr Meena Barwa ha letto ieri all’ Indian Social Institute. La suora vincendo lo stato di choc e il pudore, per la prima volta dopo due mesi dall’accaduto, ha accettato di parlare delle violenze e dello stupro che ha subito ad opera di gruppi di radicali indù lo scorso agosto, accusando la polizia dell’Orissa di connivenza con gli assalitori. Sr Meena lavorava al Centro pastorale Divyajyoti, a K Nuagaon, nel distretto di Kandhamal (Orissa), insieme a p. Thomas Chellan, anch’egli malmenato e umiliato. La dichiarazione pubblica di Sr Meena era necessaria perché la polizia in Orissa sta cercando di coprire il caso. Fra i fondamentalisti indù vi sono anche coloro che dicono che la suora fosse “consenziente” allo stupro.


New Delhi (AsiaNews) – Ecco la dichiarazione completa di Sr Meena Barwa (traduzione dall’inglese di AsiaNews).

Il 24 agosto scorso, verso le 4.30 del pomeriggio, sentendo le urla di una grande folla alle porte del Centro pastorale Divyajyoti, sono corsa fuori, dalla porta di servizio e fuggita nella foresta insieme ad altri. Abbiamo visto la nostra casa distruggersi fra le fiamme. Verso le 8.30 di sera siamo venuti fuori dalla foresta e andati nella casa di un signore indù che ci ha ospitato.

Il 25 agosto, verso 1.30 del pomeriggio, una folla è entrata nella stanza della casa dove stavo, uno di loro mi ha afferrato la faccia e poi trascinandomi per i capelli mi ha portato fuori. Due di loro mi tenevano il collo per tagliarmi la testa con un’ascia. Altri li consigliavano di portarmi fuori in strada; [lì] ho visto p. Chellan portato fuori e picchiato. La folla era composta da 40-40 uomini armati di lathis [bastone con punte di ferro, usato nelle arti marziali – ndr], asce, lance, bastoni, sbarre, falci, ecc… Ci hanno preso entrambi e portati sulla strada principale. Poi ci hanno portato alla casa Janavikas, che era stata bruciata, dicendo che ci avrebbero gettato nelle fiamme.

Giunti alla casa Janavikas, essi mi hanno gettata a terra sulla veranda, sul percorso che porta alla sala da pranzo, pieno di cenere e di vetri rotti. Uno di loro mi ha strappato la camicetta e altri i miei indumenti intimi. P Chellan ha protestato e loro lo hanno picchiato e trascinato lontano. Loro mi hanno tolto il sari e mentre uno mi bloccava il braccio destro e un altro quello sinistro, un terzo mi ha violentato sulla veranda a cui ho accennato. Quando è finito, sono riuscita ad alzarmi, e a mettermi la sottogonna e il sari. Poi un altro giovane mi ha afferrato e mi ha portato in una stanza vicina alle scale. Ha aperto i suoi pantaloni e ha tentato anche lui di stuprarmi, ma poi è stato raggiunto da altri.

Mi sono nascosta sotto le scale. La folla gridava: “Dov’è la suora? Venite, violentiamola, almeno 100 persone dovrebbero stuprarla”. Mi hanno scoperto dietro la scala e mi hanno portato sulla strada. Lì ho visto p. Chellan inginocchiato e la folla che lo picchiava. Loro cercavano una corda per legarci insieme e bruciarci vivi. Qualcuno ha suggerito di portarci in processione nudi. Ci hanno fatto camminare sulla strada fino al mercato di Nuagoan, che era a mezzo chilometro di distanza. Ci hanno legato insieme per le mani e fatto camminare. Io avevo indosso la sottoveste e il sari, perché prima mi avevano spogliato della camicetta e degli indumenti intimi. Hanno allora cercato di denudarmi ancora e siccome io resistevo, hanno cominciato a picchiarmi schiaffeggiandomi sul viso e sul capo, e dandomi diversi colpi di bastone sulla schiena.

Quando abbiamo raggiunto il mercato, nella zona vi erano una diecina di poliziotti. Sono andata lì chiedendo loro di proteggermi e mi sono seduta fra due poliziotti, ma essi non si sono mossi. Uno della folla è arrivato e mi ha trascinato via da lì: volevano rinchiuderci nel recinto [Mandap] del tempio. La folla ha trascinato me e p. Chellan all’edificio di Nuagaon, dicendo che ci avrebbero consegnato al Bdo [Block Development Officer, il responsabile della zona]. Da lì, insieme al Bdo, la folla ci ha portato alla stazione di polizia di Nuagaon, intanto altri poliziotti rimanevano distanti.

La folla ha detto poi che sarebbero tornati dopo aver mangiato e uno di loro che mi aveva attaccato è rimasto nella stazione di polizia, dove poi sono giunti gli altri poliziotti. Essi si sono messi a parlare in modo molto amichevole con l’uomo che mi aveva attaccato, stando lontano da noi. Siamo rimasti nella stazione di polizia fino a che l’ispettore capo di Balliguda, non è giunto con il suo gruppo per portarci a Balliguda. Essi avevano paura di portarci direttamente alla stazione di polizia e ci hanno tenuto per un certo tempo nella jeep. Poi, dal garage, ci hanno portato alla stazione. L’ispettore capo e altri rappresentanti del governo mi hanno preso in privato e chiesto cosa mi era accaduto. Io ho raccontato loor tutto in dettaglio: l’0attacco, lo stupro, l’essere strappata dalla polizia per farmi camminare seminuda nella strada e come i poliziotti non mi hanno aiutata quando ho chiesto loro aiuto piangendo a dirotto. Ho visto che l’ispettore scriveva tutto. Poi mi ha domandato: È interessata a stendere una denuncia? Sa quali possono essere le conseguenze?.

Alle 10 di sera sono stata presa e accompagnata da un poliziotto donna sono stata portata all’ospedale di Balliguda per un check-up medico. Essi avevano paura di tenerci alla stazione di polizia, dicendo che la folla avrebbe potuto attaccarli. Così la polizia ci ha portato nell’ Ib (Inspection Bungalow), dove dei poliziotti del Crp [Central reserve police] erano accampati.

Il 26 agosto, verso le 9 del mattino, siamo stati portati alla stazione di polizia di Balliguda. Mentre scrivevo la mia denuncia, l’ispettore mi diceva: Questo non è il modo di scrivere, lo faccia più breve. Così l’ho riscritta fino a tre volte, riducendola a una pagina e mezzo. L’ho consegnata, ma non mi hanno dato copia.

Alle 4 del pomeriggio, l’ispettore capo della stazione di polizia di Balliguda, insieme ad alcuni rappresentanti del governo, ci hanno messo su un pullman pper Bhubaneshwar, insieme ad altri sparuti passeggeri. La polizia è rimasta fino a Rangamati, dove tutti i passeggeri hanno preso la cena. Dopo di allora non ho più visto un poliziotto. Siamo scesi vicino a Nayagarh e lì, viaggiando su veicoli provati, abbiamo raggiunto Bhubaneshwar il 27 agosto alle 2 di notte.

La polizia di stato non ha fermato i crimini, non mi ha protetto da quelli che mi hanno assalito, erano amici degli assalitori. Essi hanno fatto di tutto perché io non registrassi alcuna denuncia, non mi lamentassi contro la polizia; la polizia non ha stilato tutto il mio racconto mentre lo raccontavo loro in dettaglio e mi hanno abbandonato a metà strada. Sono stata stuprata, ma adesso non voglio essere vittima anche della polizia dell’Orissa. Voglio un’inchiesta su questo.

Dio benedica l’India, Dio benedica tutti voi.

Sr Meena

sabato, ottobre 25, 2008

Oggi matrimonio a Mondovì.

Oggi 25 ottobre 2008 gli adulti della Compagnia hanno partecipato ad un bel matrimonio a Mondovì, in Piemonte, provincia di Cuneo. Tiziano di Canneto sull'Oglio e Sara di Mondovì, due simpatici Tipi Loschi, si sono sposati.

Una bella giornata, lunga perché i più hanno viaggiato tutta la notte per stare a Mondovì per l'ora della Messa e viaggeranno sino a tardi per il ritorno a casa.

Bella cosa.
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mercoledì, ottobre 22, 2008

IRAQ - Vescovo caldeo di Kirkuk: A Mosul si cancellano i cristiani per motivi politici


Il prelato lancia un appello perché tutti difendano le minoranze in Iraq e la minoranza cristiana, bersaglio di molti attentati, soprattutto a Mosul. Per il vescovo i cristiani sono una vittima del gioco politico legato alle prossime elezioni e al progetto di un’enclave cristiana nella piana di Ninive. Appello anche ai cristiani d’occidente perché denuncino ogni violenza e mostrino solidarietà e condivisione.


Kirkuk (AsiaNews) – Dall’inizio di ottobre a Mosul si registra una ennesima ondata di violenze contro cristiani. La città e la comunità dei fedeli ha già pagato un grande contributo di sangue in passato, con la morte di mons. mons. Paulo Farj Rahho, quella di p. Ragheed Gani, e di decine di altri. Mosul, città multietnica, vede la presenza di cristiani delle diverse confessioni, sunniti e sciiti, yaziti, arabi, turcomanni e curdi. Queste uccisioni di tipo confessionale rendono sempre più difficile la convivenza e aumentano le accuse fra il governo curdo, responsabile dell’ordine a Mosul, e il governo centrale. Mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, ha voluto condividere coi lettori di AsiaNews le sue preoccupazioni riguardo agli avvenimenti.



Cosa sta succedendo a Mosul ? Come si può definire questa carneficina continua? In una settimana vi sono stati 12 morti; 1000 famiglie hanno lasciato le loro case verso i villaggi della piana di Ninive; 5 case sono state distrutte con esplosioni. Paura, solitudine e timori dominano nella minoranza cristiana. La memoria di Dora[1] a Bagdad non è dimenticata. Se la situazione continua in questo modo, i cristiani saranno costretti a nuove “fughe di massa”.

Gli attentati di Mosul hanno però un carattere speciale: essi non sembrano essere legati a bande di delinquenti, perché questa volta essi non chiedono alcun riscatto. È possibile che dietro gli assassini vi siano dei fondamentalisti. Ma come spiegare il silenzio e l’immobilità delle autorità locali e centrali quando una macchina con altoparlante gira per le vie del quartiere di Sukkar, gridando e ordinando ai cristiani di andarsene via?

Io penso che dietro tutte queste violenze vi sia un movente politico.

Questa campagna per far fuggire i cristiani potrebbe nascondere vantaggi di carattere politico in prossimità della tornata elettorale del gennaio 2009 e la controversia sull’approvazione della legge per le elezioni provinciali. L’attuale legge cancella la quota riservata per tradizione ai cristiani (e alle altre minoranze). Intimidirli e cacciarli via fa tutt’uno con la negazione della loro rappresentanza. Ma non va esclusa nemmeno l’ipotesi che le violenze contro i fedeli servano a rafforzare l’ipotesi di un’enclave cristiana nella piana di Ninive.

Chiediamo con forza l’intervento del governo per proteggere tutti gli irakeni in difficoltà, ma soprattutto i cristiani, attualmente i più esposti. Questo sarebbe un compito anche per le forze di occupazione.

Chiediamo l’intervento della comunità internazionale per proteggere le minoranze in Iraq, specie in occasione delle prossime elezioni provinciali. E domandiamo con particolare urgenza l’intervento dell’Onu e dell’Unione europea perché solleciti il governo di Baghdad a rispettare le minoranze nelle prossime elezioni.

Il parlamento irakeno ha votato una legge che non riconosce i diritti delle minoranze. Questo porterà alla distruzione definitiva delle minoranze etniche e religiose di questo paese ed accelererà l’esodo dei cristiani.

Chiediamo ai cristiani d’occidente di non essere solo preoccupati delle borse e dell’economia, ma di denunciare ogni forma di violenza e di mostrare verso di noi solidarietà e condivisione.

[1] Dora, quartiere di Baghdad dove negli anni scorsi sono avvenuti uccisioni di cristiani, rapimenti di fedeli e sacerdoti, attentati a chiese. Queste violenze hanno portato all’esodo di centinaia di migliaia di persone. Una maggiore sicurezza è stata riconquistata dopo l’operazione militare “Surge” da parte di militari americani e irakeni.

martedì, ottobre 21, 2008

Benedetto XVI: "Nei contesti altamente tecnologizzati dell’odierna società, il paziente rischia di essere in qualche misura 'cosificato'".

Pubblichiamo il testo integrale del di scorso rivolto ieri dal Papa ai partecipanti al 110° Congresso nazionale del la Società Italiana di Chirurgia

Rivolgo a tutti e a ciascuno il mio saluto cordiale, riservando una speciale parola di ringraziamento al professor Gennaro Nuzzo per le parole con cui ha espresso i comuni sentimenti ed ha illustrato i lavori del congresso, che vertono su un tema di fondamentale im- portanza. Al centro del vostro congresso nazionale vi è infatti questa promettente e impegnativa dichiarazione: «Per una chirurgia nel rispetto del malato». A ragione si parla oggi, in un tempo di grande progresso tecnologico, della necessità di umanizzare la medicina, sviluppando quei tratti del comportamento medico che meglio rispondono alla dignità della persona malata a cui si presta servizio. La specifica missione che qualifica la vostra professione medica e chirugica è costituita dal perseguimento di tre obiettivi: guarire la persona malata o almeno cercare di incidere in maniera efficace sull’evoluzione della malattia; alleviare i sintomi dolorosi che la accompagnano, soprattutto quando è in fase avanzata; prendersi cura della persona malata in tutte le sue umane aspettative.
Nel passato spesso ci si accontentava di alleviare la sofferenza della persona malata, non potendo arrestare il decorso del male e ancor meno guarirlo. Nel secolo scorso gli sviluppi della scienza e della tecnica chirurgica hanno consentito di intervenire con crescente successo nella vicenda del malato. Così la guarigione, che precedentemente in molti casi era solo una possibilità marginale, oggi è una prospettiva normalmente realizzabile, al punto da richiamare su di sé l’attenzione quasi esclusiva della medicina contemporanea. Un nuovo rischio, però, nasce da questa impo stazione: quello di abbandonare il paziente nel momento in cui si avverte l’impossibilità di ottenere risultati ap­prezzabili. Resta vero, invece, che, se anche la guarigione non è più prospettabile, si può ancora fare molto per il malato: se ne può alleviare la sofferenza, soprattutto lo si può ac­compagnare nel suo cammino, migliorandone in quanto possibile la qualità di vita. Non è cosa da sottovalutare, perché ogni singolo paziente, anche quello inguaribile, porta con sé un valore incondizionato, una dignità da onorare, che costituisce il fondamento ineludibile di ogni agire medico-paziente. Il rispetto della dignità umana, infatti, esige il rispetto incondizionato di ogni singolo essere umano, nato o non nato, sano o malato, in qualunque condizione esso si trovi.
In questa prospettiva, acquista rilevanza primaria la relazione di mutua fiducia che si instaura tra medico e paziente. Grazie a tale rapporto di fiducia il medico, ascoltando il paziente, può ricostruire la sua storia clinica e capire come egli vive la sua malattia. È ancora nel contesto di questa relazione che, sulla base della stima reciproca e della condivisione degli obiettivi realistici da perseguire, può essere definito il piano terapeutico: un piano che può portare ad arditi in terventi salvavita oppure alla decisio ne di accontentarsi dei mezzi ordinari che la medicina offre. Quanto il medico comunica al paziente diretta mente o indirettamente, in modo verbale o non verbale, sviluppa un notevole influsso su di lui: può motivarlo, sostenerlo, mobilitarne e persino potenziarne le risorse fisiche e mentali, o, al contrario, può indebolirne e frustrarne gli sforzi e, in questo modo, ri­durre la stessa efficacia dei tratta menti praticati. Ciò a cui si deve mirare è una vera alleanza terapeutica col paziente, facendo leva su quella specifica razionalità clinica che con­sente al medico di scorgere le moda lità di comunicazione più adeguate al singolo paziente. Tale strategia co municativa mirerà soprattutto a sostenere, pur nel rispetto della verità dei fatti, la speranza, elemento essenziale del contesto terapeutico. È bene non dimenticare mai che sono proprio queste qualità umane che, oltre alla competenza professionale in senso stretto, il paziente apprezza nel medico. Egli vuole essere guardato con benevolenza, non solo esaminato; vuole essere ascoltato, non solo sottoposto a diagnosi sofisticate; vuole percepire con sicurezza di essere nella mente e nel cuore del medico che lo cura.
Anche l’insistenza con cui oggi si pone in risalto l’autonomia individuale del paziente deve essere orientata a promuovere un approccio al malato che giustamente lo consideri non antagonista, ma collaboratore attivo e responsabile del trattamento terapeutico. Bisogna guardare con sospetto qualsiasi tentativo di intromissione dall’esterno in questo deli­cato rapporto medico-paziente. Da una parte, è innegabile che si debba rispettare l’autodeterminazione del senza dimenticare però che l’esaltazione individualistica dell’au­tonomia finisce per portare ad una lettura non realistica, e certamente impoverita, della realtà umana. Dall’altra, la responsabilità professionale del medico deve portarlo a propor­re un trattamento che miri al vero bene del paziente, nella consapevolezza che la sua specifica competenza lo mette in grado in genere di valutare la situazione meglio che non il paziente stesso. La malattia, d’altro canto, si manifesta all’interno di una precisa storia umana e si proietta sul futuro del paziente e del suo ambiente familiare. Nei contesti altamente tecnologizzati dell’odierna società, il paziente rischia di essere in qualche misura 'cosificato'. Egli si ritrova infatti dominato da regole e pratiche che sono spesso completamente estranee al suo modo di essere. In nome delle esigenze della scienza, della tecnica e dell’organizzazione dell’assistenza sanitaria, il suo abituale stile di vita ri­sulta stravolto. È invece molto importante non estromettere dalla relazione terapeutica il contesto esistenziale del paziente, in particolare la sua famiglia. Per questo occorre pro­muovere il senso di responsabilità dei familiari nei confronti del loro congiunto: è un elemento importante per evitare l’ulteriore alienazione che questi, quasi inevitabilmente, subi­sce se affidato ad una medicina altamente tecnologizzata, ma priva di una sufficiente vibrazione umana.
Su di voi, dunque, cari chirurghi, grava in misura rilevante la responsabilità di offrire una chirurgia veramente rispettosa della persona del malato. È un compito in sé affascinante, ma anche molto impegnativo. Il Papa, proprio per la sua missione di Pastore, vi è vicino e vi sostiene con la sua preghiera. Con questi sentimen ti, augurandovi ogni migliore successo nel vostro lavoro, volentieri imparto a voi ed ai vostri cari l’apostolica benedizione.

Benedetto XVI

sabato, ottobre 18, 2008

Pier Giorgio Vivo - 12





A ogni mio esame, continuava un'altra amica, veniva, umile e fiducioso, a chieder l'aiuto della preghiera e, dopo tornava a ringraziare:-Perchè da solo non sarei riuscito a nulla. Che cosa possiamo fare senza il Signore?

L'ha detto Pier Giorgio - 12



Nelle mie lotte interne mi sono spesse volte domandato: perchè dovrei essere io triste? Dovrei soffrire, portare a malincuore questo sacrifizio? Ho forse io perso la fede? No, grazie a Dio, la mia fede è ancora abbastanza salda; e allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l 'unica gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa.

giovedì, ottobre 16, 2008

Papa Benedetto su fede e ragione.

Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Congresso Internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense nel X Anniversario dell’Enciclica "Fides et ratio" e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito (i neretti sono i nostri):

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

Gentili Signore, Illustri Signori!

Sono lieto di incontrarvi in occasione del Congresso opportunamente promosso nel decimo anniversario dell’Enciclica Fides et ratio. Ringrazio innanzitutto Mons. Rino Fisichella per le cordiali parole che mi ha rivolto introducendo l’odierno incontro. Mi rallegro che le giornate di studio del vostro Congresso vedano la fattiva collaborazione tra l'Università Lateranense, la Pontificia Accademia delle Scienze e la Conferenza Mondiale delle Istituzioni Universitarie Cattoliche di Filosofia. Una simile collaborazione è sempre auspicabile, soprattutto quando si è chiamati a dare ragione della propria fede dinanzi alle sempre più complesse sfide che coinvolgono i credenti nel mondo contemporaneo.

A dieci anni di distanza, uno sguardo attento all’Enciclica Fides et ratio permette di coglierne con ammirazione la perdurante attualità: si rivela in essa la lungimirante profondità dell’indimenticabile mio Predecessore. L’Enciclica, in effetti, si caratterizza per la sua grande apertura nei confronti della ragione, soprattutto in un periodo in cui ne viene teorizzata la debolezza. Giovanni Paolo II sottolinea invece l’importanza di coniugare fede e ragione nella loro reciproca relazione, pur nel rispetto della sfera di autonomia propria di ciascuna. Con questo magistero, la Chiesa si è fatta interprete di un'esigenza emergente nell'attuale contesto culturale. Ha voluto difendere la forza della ragione e la sua capacità di raggiungere la verità, presentando ancora una volta la fede come una peculiare forma di conoscenza, grazie alla quale ci si apre alla verità della Rivelazione (cfr Fides et ratio, 13). Si legge nell’Enciclica che bisogna avere fiducia nelle capacità della ragione umana e non prefiggersi mete troppo modeste: "È la fede che provoca la ragione a uscire da ogni isolamento e a rischiare volentieri per tutto ciò che è bello, buono e vero. La fede si fa così avvocato convinto e convincente della ragione" (n. 56). Lo scorrere del tempo, del resto, manifesta quali traguardi la ragione, mossa dalla passione per la verità, abbia saputo raggiungere. Chi potrebbe negare il contributo che i grandi sistemi filosofici hanno recato allo sviluppo dell’autoconsapevolezza dell’uomo e al progresso delle varie culture? Queste, peraltro, diventano feconde quando si aprono alla verità, permettendo a quanti ne partecipano di raggiungere obiettivi che rendono sempre più umano il vivere sociale. La ricerca della verità dà i suoi frutti soprattutto quanto è sostenuta dall'amore per la verità. Ha scritto Agostino: "Ciò che si possiede con la mente si ha conoscendolo, ma nessun bene è conosciuto perfettamente se non si ama perfettamente" (De diversis quaestionibus 35,2).

Non possiamo nasconderci, tuttavia, che si è verificato uno slittamento da un pensiero prevalentemente speculativo a uno maggiormente sperimentale. La ricerca si è volta soprattutto all’osservazione della natura nel tentativo di scoprirne i segreti. Il desiderio di conoscere la natura si è poi trasformato nella volontà di riprodurla. Questo cambiamento non è stato indolore: l'evolversi dei concetti ha intaccato il rapporto tra la fides e la ratio con la conseguenza di portare l'una e l'altra a seguire strade diverse. La conquista scientifica e tecnologica, con cui la fides è sempre più provocata a confrontarsi, ha modificato l'antico concetto di ratio; in qualche modo, ha emarginato la ragione che ricercava la verità ultima delle cose per fare spazio ad una ragione paga di scoprire la verità contingente delle leggi della natura. La ricerca scientifica ha certamente il suo valore positivo. La scoperta e l'incremento delle scienze matematiche, fisiche, chimiche e di quelle applicate sono frutto della ragione ed esprimono l'intelligenza con la quale l'uomo riesce a penetrare nelle profondità del creato. La fede, da parte sua, non teme il progresso della scienza e gli sviluppi a cui conducono le sue conquiste quando queste sono finalizzate all'uomo, al suo benessere e al progresso di tutta l'umanità. Come ricordava l'ignoto autore della Lettera a Diogneto: "Non l'albero della scienza uccide, ma la disobbedienza. Non si ha vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera" (XII, 2.4).

Avviene, tuttavia, che non sempre gli scienziati indirizzino le loro ricerche verso questi scopi. Il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante. E’ questa una forma di hybris della ragione, che può assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanità. La scienza, d'altronde, non è in grado di elaborare principi etici; essa può solo accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie. La filosofia e la teologia diventano, in questo contesto, degli aiuti indispensabili con cui occorre confrontarsi per evitare che la scienza proceda da sola in un sentiero tortuoso, colmo di imprevisti e non privo di rischi. Ciò non significa affatto limitare la ricerca scientifica o impedire alla tecnica di produrre strumenti di sviluppo; consiste, piuttosto, nel mantenere vigile il senso di responsabilità che la ragione e la fede possiedono nei confronti della scienza, perché permanga nel solco del suo servizio all'uomo.

La lezione di sant’Agostino è sempre carica di significato anche nell'attuale contesto: "A che cosa perviene - si domanda il santo Vescovo di Ippona - chi sa ben usare la ragione, se non alla verità? Non è la verità che perviene a se stessa con il ragionamento, ma è essa che cercano quanti usano la ragione... Confessa di non essere tu ciò che è la verità, poiché essa non cerca se stessa; tu invece sei giunto ad essa non già passando da un luogo all’altro, ma cercandola con la disposizione della mente" (De vera religione, 39,72). Come dire: da qualsiasi parte avvenga la ricerca della verità, questa permane come dato che viene offerto e che può essere riconosciuto già presente nella natura. L'intelligibilità della creazione, infatti, non è frutto dello sforzo dello scienziato, ma condizione a lui offerta per consentirgli di scoprire la verità in essa presente. "Il ragionamento non crea queste verità - continua nella sua riflessione sant'Agostino - ma le scopre. Esse perciò sussistono in sé prima ancora che siano scoperte e una volta scoperte ci rinnovano" (Ibid., 39,73). La ragione, insomma, deve compiere in pieno il suo percorso, forte della sua autonomia e della sua ricca tradizione di pensiero.

La ragione, peraltro, sente e scopre che, oltre a ciò che ha già raggiunto e conquistato, esiste una verità che non potrà mai scoprire partendo da se stessa, ma solo ricevere come dono gratuito. La verità della Rivelazione non si sovrappone a quella raggiunta dalla ragione; purifica piuttosto la ragione e la innalza, permettendole così di dilatare i propri spazi per inserirsi in un campo di ricerca insondabile come il mistero stesso. La verità rivelata, nella "pienezza dei tempi" (Gal 4,4), ha assunto il volto di una persona, Gesù di Nazareth, che porta la risposta ultima e definitiva alla domanda di senso di ogni uomo. La verità di Cristo, in quanto tocca ogni persona in cerca di gioia, di felicità e di senso, supera di gran lunga ogni altra verità che la ragione può trovare. E' intorno al mistero, pertanto, che la fides e la ratio trovano la possibilità reale di un percorso comune.

In questi giorni, si sta svolgendo il Sinodo dei Vescovi sul tema "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". Come non vedere la provvidenziale coincidenza di questo momento con il vostro Congresso. La passione per la verità ci spinge a rientrare in noi stessi per cogliere nell'uomo interiore il senso profondo della nostra vita. Una vera filosofia dovrà condurre per mano ogni persona e farle scoprire quanto fondamentale sia per la sua stessa dignità conoscere la verità della Rivelazione. Davanti a questa esigenza di senso che non dà tregua fino a quando non sfocia in Gesù Cristo, la Parola di Dio rivela il suo carattere di risposta definitiva. Una Parola di rivelazione che diventa vita e che chiede di essere accolta come sorgente inesauribile di verità.

Mentre auguro a ciascuno di avvertire sempre in sé questa passione per la verità, e di fare quanto è in suo potere per soddisfarne le richieste, desidero assicurarvi che seguo con apprezzamento e simpatia il vostro impegno, accompagnando la vostra ricerca anche con la mia preghiera. A conferma di questi sentimenti imparto volentieri a voi qui presenti ed ai vostri cari l’Apostolica Benedizione.

Luisa Vassallo e La Cucina di Don Camillo


All'interno delle celebrazioni per il centenario della nascita dello scrittore Giovannino Guareschi, da oggi, nelle librerie, è possibile trovare un gustosissimo ricettario dal titolo: "La cucina di don Camillo" di Luisa Vassallo (edizioni Ancora - Milano).

Luisa Vassallo è una cara amica dei Tipi Loschi, oltre ad essere una brava e simpatica scrittrice.

Guareschi, a cento anni dalla sua nascita e a quaranta dalla morte è più vivo e presente che mai nel cuore di milioni di lettori e spettatori.

Con una periodicità pressoché stagionale, le televisioni pubbliche e private ripropongono da anni i film ispirati ai racconti di Giovannino Guareschi. Il favore presso il pubblico, o -se si preferisce- l'audience, è sempre di grado elevato, e ciò ha consentito da una parte il perpetuarsi della popolarità delle "maschere" di Don Camillo e Peppone a più generazioni, ma non sempre ha reso pienamente merito al loro creatore, allo scrittore Guareschi, autore italiano tra i più letti e conosciuti anche fuori dal nostro Paese.

Con "La cucina di don Camillo" l’imperiese Luisa Vassallo ha ritratto un “profilo gastronomico” dell’opera di Guareschi riscoprendo il "gusto" che egli eveva per le cose semplici e piccole, e facendo emergere tutta la grandezza di questo autore, ricordato spesso semplicemente come un umorista, e che è stato invece un grande scrittore, nella cui opere si dipanano due grandi saghe del novecento italiano: quella di don Camillo e Peppone, ovvero quella realtà, quel microcosmo di Mondo Piccolo, in cui si riflettono i profondi drammi civili e politici del secolo.

Il libro, intervallato da alcuni passaggi introduttivi, è diviso in due grandi sezioni: "la cucina di Giovannino Guareschi" e "la cucina di don Camillo e Peppone" e raccoglie in più di 200 pagine le gustosissime ricette citate dallo scrittore nel corso dei suoi racconti.

Frizzantino come una bottiglia di Lambrusco, appetitoso come un bel piatto di culatello, questo ricettario svela i segreti della buona cucina ma, soprattutto, ricorda che ... la vita è "buona" e val la pena gustarla!

mercoledì, ottobre 15, 2008

Il Papa chiede preghiere.

Il Papa ha detto di pregare ogni giorno anche per i cristiani perseguitati in Irak.

La festa di PGF è bella anche a distanza di tempo...






Alcune foto della Festa di Pier Giorgio Frassati 2008, in attesa dell'anniversario della fondazione della Compagnia, il prossimo 1° Novembre.

martedì, ottobre 14, 2008

La CEI: condannare l'eutanasia sotto ogni forma.

Roma - Lo ribadisce. Ancora una volta. In modo fermo. Ogni forma di eutanasia, più o meno esplicita, è da condannare. Sceglie l'appuntamento della giornata per la Vita la Cei per lanciare il suo messaggio. I vescovi invitano a non "rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia". È una risposta "falsa", perché "la vita umana è un bene inviolabile. Non possono essere legittimati l’abbandono delle cure e l’accanimento terapeutico quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione".

La sofferenza I vescovi invitano a non rassegnarsi quando "il peso della vita ci appare intollerabile" e a fare affidamento sulla "virtù della fortezza" e sul sostegno delle persone care. Il messaggio formula anche un appello a chi è vicino a persone nella sofferenza estrema "in particolare ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia. A soffrire, oggi, - rilevano i vescovi - sono spesso molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento. La vita è fatta per la serenità e la gioia - ricorda la Cei -. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili".

Contro l'aborto Nel documento di parla anche di aborto: "Talune donne, - afferma il messaggio del consiglio permanente della Cei, intitolato La forza della vita nella sofferenza - vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, - ammoniscono i vescovi - viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne".

Il video qui sotto è la campagna che la Repubblica Federale Tedesca sta facendo per promuovere la natalità in Germania.
Ce lo ha segnalato un amico spagnolo, che dice che dopo la campagna mediatica la natalità sarebbe cresciuta.

lunedì, ottobre 13, 2008

Alcuni giovani si adoperano per avere una scuola vera

Alcuni giovani delle scuole superiori hanno dato vita al blog che potete vedere cliccando il nostro titolo. Ci è stato segnalato e ve lo segnaliamo a nostra volta.

Lo scopo è di non "accodarsi come pecore al primo urlatore!!!". Ci piace!

Visitatelo e date loro dei suggerimenti. Quella di educazione è la prima libertà di un uomo libero. Poi ce ne sono altre: quella di vivere del proprio lavoro, quella di non essere soggiogati in uno stato servile, quella di costruire opere in libertà...

Frassati lavorava incessantemente per la libertà: basta ricordare il suo impegno per il riconoscimento del titolo di ingegnere, il suo impegno politico molto medievale alla Savonarola, il suo coraggioso mai tirarsi indietro nelle lotte soprattutto quando si sentiva in aria odore di polvere da sparo.

Poi gente come Gilbert K. Chesterton e Hilaire Belloc hanno ancora molto da dirci e dobbiamo avere il coraggio di ripetere queste cose con la vita. Questi studenti hanno iniziato, diamo loro il sostegno necessario.

Papa: Prego ogni giorno per i cristiani in Iraq e in India

Benedetto XVI chiede ai fedeli indiani di rallegrarsi per la nuova santa canonizzata oggi e domanda agli autori delle violenze in Orissa e in altri Stati dell’India di rinunciare “a questi atti” e costruire insieme la civiltà dell’amore. Il papa domanda di recitare il rosario anche per la riconciliazione e la pace nel Nord Kivu e per i lavori del Sinodo in svolgimento nel Vaticano.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Alla fine della messa di canonizzazione di 4 nuovi santi, fra cui la prima santa indiana, Sr Alfonsa dell’Immacolata Concezione, Benedetto XVI ha ricordato oggi le “violenze contro i cristiani in Iraq e in India, che ricordo quotidianamente al Signore”.

Prima della preghiera dell’Angelus, inserita a conclusione della celebrazione, parlando in inglese, il papa ha sottolineato che “le eroiche virtù di pazienza, fortezza e perseveranza nelle profonde sofferenze” della nuova santa indiana “ci ricordano che Dio dona sempre la forza necessaria per superare ogni prova. Mentre i fedeli cristiani dell’India rendono grazie a Dio per la loro prima figlia di quella terra presentata alla pubblica venerazione, desidero assicurarli della mia preghiera durante questo tempo difficile”. Il papa si riferisce alla campagna di violenze contro i cristiani scoppiate nell’Orissa più di un mese fa, e diffusesi in altri stati della Confederazione indiana, con l’uccisione di circa 60 persone, la distruzione di oltre 180 chiese e di 4500 case di fedeli. “Raccomando alla cura provvidenziale di Dio onnipotente – ha aggiunto il papa - coloro che cercano la pace e la riconciliazione e urgo gli autori delle violenze di rinunciare a questi atti e unirsi ai loro fratelli e sorelle per lavorare insieme a costruire una civiltà dell’amore. Dio vi benedica tutti!”.

Dopo aver salutato i pellegrini legati agli altri santi canonizzati, il pontefice ha ricordato che ottobre è il mese del Rosario. E ha aggiunto: “A questo proposito, vi invito a pregare per la riconciliazione e la pace in alcune situazioni che provocano allarme e grande sofferenza: penso alle popolazioni del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, e penso alle violenze contro i cristiani in Iraq e in India, che ricordo quotidianamente al Signore. Invochiamo la protezione di Maria, Regina dei Santi, anche sui lavori del Sinodo dei Vescovi riunito in questi giorni in Vaticano”.

In Iraq, soprattutto nella zona di Mosul, si registra in questi giorni una recrudescenza della persecuzione fondamentalista e terrorista contro i cristiani.

venerdì, ottobre 10, 2008

Buona lettura - Charles Péguy

«Non ci sono, non ci possono essere che due specie, due tipi di sofferenza: la sofferenza che non è perduta e la sofferenza che è perduta. Noi appartaniamo alla sofferenza che non è perduta, insieme con Gesù Cristo; la nostra sofferenza è della stessa specie, e della sfessa razza della sofferenza di Gesù Cristo; la nostra sofferenza non è mai perduta, purché lo vogliamo»

Charles Péguy, Il Mistero della Carità di Giovanna d'Arco

martedì, ottobre 07, 2008

Oggi è la festa della Madonna del Rosario, la Madonna della Vittoria di Lepanto!


La battaglia di Lepanto, Paolo Veronese

Cari Amici,
oggi è il 7 Ottobre, festa della Madonna del Rosario, festa della Madonna della Vittoria, festa istituita per ricordare la vittoria da parte delle milizie cristiane contro i turchi della Battaglia di Lepanto, occorsa il 7 Ottobre 1571, una delle varie battaglie che impedì all'Europa di diventare islamica (le altre, così, fior da fiore: Otranto, Belgrado, Vienna...).

La memoria di quest'evento va tenuta viva: ci sono tante ricostruzioni della battaglia, e tutte dimostrano che la vittoria fu opera della Madonna. Difatti San Pio V, il papa regnante in quel periodo, fece recitare il Rosario in tutta la Cristianità per il buon esito della battaglia, e mise l'emblema della Madonna di Loreto sulle armi delle milizie pontificie, comandate da Marcantonio Colonna.
A vittoria ottenuta, il Papa seppe del buon esito in una visione e fece suonare le campane a distesa in tutta Roma.
Marcantonio Colonna, di ritorno da Lepanto, sbarcò con la sua flotta ad Ancona e si recò con gli ex schiavi cristiani liberati dalle galere turche durante la battaglia in pellegrinaggio a piedi al Santuario della Santa Casa di Loreto, dove portarono le loro catene come ex voto per la loro liberazione.
Le catene oggi sono ancora lì, e sono visibili perché sono state fuse per ottenere i cancelletti delle tre porte della Santa Casa, i cancelli in ferro battuto di alcuni altari laterali, alcune parti della fontana presente nella piazza della Santa Casa.
Lasciò anche una bandiera, che fu usata dal generale De La Moriciere, comandante pontificio, durante la Battaglia di Castelfidardo.

L'evento fu così vivo nel cuore del buon popolo cristiano che ancor oggi ci sono dei ricordi legati a questa battaglia, ne citiamo un paio a titolo di esempio:
- a Salò (BS) si ricorda che dalla porta laterale del suo bel Duomo uscirono i soldati volontari che si imbarcarono sul Lago di Garda per raggiungere la sponda sud e unirsi alle milizie veneziane;
- a Spelonga, piccola frazione tra le montagne di Arquata del Tronto (AP), si ripete ogni tre anni la Festa Bella: in agosto gli spelongani, vestiti con fazzoletti recanti i colori delle bandiere turche, vanno nei boschi circostanti, recidono l'albero più alto e lo portano a spinta sino al paese, nella cui piazza, a forma dello scafo di una nave, issano l'albero con una bandiera riproduzione della bandiera turca predata dai prodi spelongani durante la battaglia e riportata a casa intatta per ricordo, oggi conservata nella chiesetta locale.
Gilbert Keith Chesterton scrisse sull'evento la bellissima poesia che segue:

Gilbert Keith CHESTERTON
Lepanto
tratto da: «Poems», 1915.

«Lepanto» (1915, dalla raccolta «Poems») è considerata una delle più appassionanti ballate narrative moderne. Anticipando «The Congo» di Vachel Lindsay ed altre poesie moderne, Chesterton ripercorre la storia della Crociata guidata da Don Giovanni d'Austria, che nel 1571 guidò una composita armata navale cristiana ed infranse lo strapotere dei Turchi; il poeta inglese è capace di ravvivare i dettagli, trasformando aridi dati storici in azione drammatica. I versi martellano come squilli di ottone; le armate cantano, i piedi scandiscono i passi, i tamburi rullano e la marea dei Crociati in marcia rimbomba sonoramente da queste pagine.

Traduzione, dall'originale inglese, di Gianandrea de Antonellis


Bianche fontane gettano acqua nei cortili assolati,
Ed il Sultano di Bisanzio sorride mentre zampillano;
C'è riso - come quello delle fontane - in quel volto temuto da tutti,
Egli smuove l'oscurità della foresta, l'oscurità della sua barba;
Incurva la mezzaluna rosso sangue, la mezzaluna delle sue labbra;
Poiché il mare più interno di tutta la terra è terrorizzato dalle sue navi.
Hanno osato sconvolgere le bianche repubbliche d'Italia,
Hanno circondato l'adriatico Leone del Mare,
Ed il Papa ha rivolto le sue braccia lontano temendo agonia e sconfitta,
Ed ha chiamato i Re della Cristianità per combattere in nome della Fede.
La fredda Regina d'Inghilterra osserva da un cannocchiale;
L'ombra dei Valois si annoia alla messa;
Dalle isole occidentali immaginifici richiami indeboliscono le armi spagnole,
Ed il Signore del Corno d'Oro ride di fronte al sole.

Fiochi tamburi si odono rullare, al di là delle colline,
Dove si agita soltanto un principe senza corona, su un trono senza nome,
Dove, alzandosi da un seggio malfermo, da uno stallo senza maggiordomi,
L'ultimo cavaliere d'Europa toglie le armi dalla parete.
L'ultimo trovatore sopravvissuto, cui ha insegnato il canto l'uccello
Che un tempo era andato a Sud a cantare, quando il mondo era ancora giovane.
In quel completo silenzio, piano ma senza paura,
Da una strada ventosa giunge il rumore della Crociata.

Forti tamburi tuonano come lontani colpi di cannone,
Don Giovanni d'Austria sta andando alla guerra,
Pesanti bandiere sbattono nel gelido vento notturno
Nelle tenebre rosso scure, nei riflessi d'oro antico;
Torce cremisi su timpani di rame,
Ora gli squilli, ora le trombe, ora il cannone, ed egli arriva.
Don Giovanni che ride della terribile barba arricciata,
Ergendosi sulle staffe come sui troni della terra,
Sollevando la propria testa come una bandiera per tutto il mondo libero.
Luce d'Amore della Spagna - hurrah!
Luce di Morte dell'Africa!
Don Giovanni d'Austria
Cavalca verso il mare.

Maometto è nel suo paradiso sopra la stella della sera,
(Don Giovanni d'Austria sta andando alla guerra.)
Poggia il suo gran turbante sulle ginocchia di una eterna urì,
Un turbante intessuto di mari e di tramonti.
Quando si leva dal morbido giaciglio crea scompiglio nel giardino dei pavoni,
E procede fra le cime degli alberi, di cui è più alto;
E la sua voce attraverso tutto il giardino è un tuono incaricato di portare
Il nero Az-rael ed Ariel ed Ammon sull'ala.
Giganti e geni,
Dalle molte ali e dai molti occhi,
La cui cieca obbedienza ha infranto i cieli
Quando Salomone regnava.

Sfrecciano nel rosso e nella porpora dalle nubi cremisi del mattino,
Dai tempi in cui gli dei dorati chiudono, vergognandosi, gli occhi;
Si alzano in abiti verdi ruggendo dai verdi abissi del mare
Dove si trovano cieli caduti, grida crudeli e creature senza occhi,
E su di essi crescono a grappoli le valve e grigie foreste marine si arricciano,
Sommersi da uno splendido male, la malattia delle perle;
Insuperbiscono nel fumo blu zaffiro che sale dalle azzurre fenditure della terra, -
Si raccolgono, si stupiscono ed adorano Maometto.
Ed egli disse: «Spezzate le montagne in cui si nascondono le termiti,
E setacciate la sabbia rossa e d'argento affinché non rimanga un solo osso di santo»,
E seguite i Giaurri che volano notte e giorno, senza tregua,
Poiché ciò che ci ha creato fastidi di nuovo giunge dall'ovest.
Abbiamo posto il sigillo di Salomone su tutto ciò che sta sotto il sole,
Su quello che è fatto di conoscenza, di dispiacere e di durezza.
Ma c'è un rumore tra le montagne, tra le montagne, e riconosco
La voce che ha scosso i nostri palazzi - quattrocento anni or sono:
È di colui che non dice "Kismet"; è di colui che non accetta il Destino;
È Riccardo, è Raimondo, è Goffredo alle porte!
È di colui che ride di fronte alla sconfitta considerando il valore della posta.
Schiacciatelo, ed avremo la pace».
Poiché egli ha udito il crepitio dei tamburi e il rombo dei cannoni,
(Don Giovanni d'Austria sta andando alla guerra).
Improvviso ed ancora - hurrah!
Un fulmine dalla Spagna!
Don Giovanni d'Austria
È partito da Alcalà.

San Michele sulla sua montagna sulla rotta verso Nord
(Don Giovanni d'Austria è sicuro ed avanza).
Dove brillano mari grigi e si alzano forti maree
E la gente di mare si affatica e vele rosse si alzano.
Agita la lancia di ferro e sbatte le ali di pietra;
Il rumore ha attraversato la Normandia; il rumore se n'è andato;
Il Nord è pieno di situazioni e testi complessi e di occhi dolenti,
E morta è ogni innocenza di rabbia e di sorpresa,
E un Cristiano ha ucciso un Cristiano in una stanza polverosa e stretta,
E il Cristiano ha temuto Cristo che aveva uno sconosciuto volto di maledizione,
E il Cristiano ha odiato la Maria che Dio aveva baciato in Galilea,
Ma Don Giovanni d'Austria sta solcando il mare.
Don Giovanni che chiama attraverso il tono e l'eclissi
Che chiama con la tromba, con la tromba delle labbra,
Una tromba che ha detto «ha!»
Gloria Domino!
Don Giovanni d'Austria
Sta arringando le navi.

Re Filippo sta nel suo studio col Toson d'Oro intorno al collo
(Don Giovanni d'Austria è armato sul ponte)
I muri ricoperti di velluto, nero e soffice come il peccato,
Mentre un nano esce ed un altro nano tombola dentro
Tra le mani ha una fiala di cristallo, color della luna,
La tocca, si punge e subito trema
E il suo volto è bianco e grigio come quello di un lebbroso
Come le erbacce nelle grandi case abbandonate da tempo,
E in quella fiala c'è la morte e la fine del suo nobile lavoro,
Ma Don Giovanni d'Austria ha aperto il fuoco sopra i Turchi.
Don Giovanni è alla caccia e i suoi cani latrano.
La fama della sua spedizione giunge oltre l'Italia.
Forza con i cannoni, ha! ha!
Forza con i cannoni, urrà!
Don Giovanni d'Austria
Ha aperto il suo bombardamento.

Il Papa era nella sua cappella prima che il giorno della nostra battaglia finisse,
(Don Giovanni d'Austria è nascosto nel fumo)
La stanza nascosta nella casa dei mortali in cui Dio siede tutto l'anno,
La finestra segreta da dove il mondo appare piccolo e tanto caro.
Egli vede come in uno specchio sull'enorme mare crepuscolare
La mezzaluna delle navi crudeli il cui il nome è mistero;
Esse proiettano grandi ombre verso i nemici, oscurando la Croce ed il Castello,
Esse offuscano gli alati leoni di pietra sulle galee di San Marco;
E sopra le navi ci sono le residenze di comandanti bruni, dalla barba nera,
E sotto le navi ci sono le prigioni, dove si trovano tra molti dolori
Prigionieri cristiani ammalati e senz'aria, tutti schiavi catturati,
Come la stirpe di una città sprofondata, come una nazione condannata alle miniere.
Sono persi come gli schiavi che penavano, quando nei cieli mattutini incombevano
Le vie celesti degli dei più potenti, al principio della tirannia.
Sono innumerevoli, senza voce, senza speranza come quelli morti o abbandonati
Davanti agli alti cavalli dei Re nel granito di Babilonia.
E più di uno invecchia senza rendersi conto nella sua calma stanza infernale
Dove una faccia gialla guarda dentro attraverso la grata della sua cella,
E ritrova il suo Dio dimenticato e non cerca più un segno -
(Ma Don Giovanni d'Austria ha spezzato la linea di battaglia!)
Don Giovanni correndo dalla poppa intrisa di sangue,
Che imporpora tutto l'oceano come il vascello di un pirata sanguinario,
Lo scarlatto ricopre l'argento e l'oro,
Scardinando i boccaporti e sfondando le serrature,
Liberando le migliaia di schiavi che faticano sotto il mare
Bianchi per la felicità, ciechi per il sole e storditi per libertà.

Vivat Hispania!
Domino Gloria!
Don Giovanni d'Austria
Ha liberato la sua gente!

Cervantes sulla sua galea rinfodera la spada
(Don Giovanni d'Austria fa ritorno con una corona).
E vede attraverso una terra esausta una strada solitaria in Spagna,
Sulla quale un cavaliere magro ed insensato cavalca sempre invano,
E sorride, ma non come il Sultano, e ripone la sua lama...
(Ma Don Giovanni d'Austria torna dalla Crociata).

SCUOLA - Quante confusioni quando si parla di libertà di educazione

Vi proponiamo questo articolo pubblicato da IlSussidiario.net firmato da Vincenzo Silvano, a commento di un articolo del vaticanista di Repubblica Marco Politi, che criticava molto tendenziosamente il Papa che in un recente messaggio per un convegno di scuole cattoliche chiedeva una reale parità tra scuole cattoliche e statali.
Leggete e diffondete. Occorre ragionare, usare la testa su queste cose, l'ignoranza è tanta anche tra di noi.

Che Repubblica sia un giornale non propriamente schierato a favore della libertà di scelta educativa, è un fatto risaputo. Nessuna meraviglia, dunque, se sfogliandolo si trova un articolo poco benevolo nei confronti di quanto il Santo Padre ha dichiarato sulla parità scolastica in occasione del Convegno del Centro Studi sulla Scuola Cattolica.

Ma quando al legittimo diritto di critica si aggiunge la falsità, nella forma di un vero e proprio capovolgimento della realtà, forse è il caso di dare una risposta.
Il “ragionamento” fatto da Marco Politi (“Scuola, nuovo appello del Papa: piena parità tra cattoliche e statali”, 26 settembre, pag. 26), infatti, oltre ad essere tendenzioso, contiene anche una vera a propria distorsione della realtà. Si chiede il bravo giornalista: perché mai il Papa chiede la parità? E’ evidente, risponde: «la Chiesa cerca ad ogni costo finanziamenti, perché gli istituti cattolici non tirano molto in termini di mercato». E che non tirino molto, è dimostrato a suo parere dal fatto che «tolti i settecentomila bambini degli asili, soltanto 269.000 ragazzi frequentano le elementari, le medie e le superiori confessionali. Gli studenti di medie e superiori sono più o meno 130 mila, perché nonostante tutto i genitori italiani preferiscono la scuola pubblica dove si mescolano tutte le credenze».
Capito? I genitori preferiscono gli asili non statali, forse perché l’educazione religiosa va bene (o è irrilevante) per i bimbi piccoli; poi però, quando si comincia a fare i conti sul serio con la realtà, la scuola statale “dove si mescolano tutte le credenze” è la soluzione migliore per tirare su persone preparate e consapevoli.

Premesso che il Papa non ha chiesto finanziamenti, ma ha a cuore –e l’ha esplicitamente affermato – la libertà di scelta educativa per le famiglie, e questa può realizzarsi benissimo anche senza dare direttamente soldi alle scuole “confessionali” (come ci dimostra l’esempio della Dote lombarda), la ragione per cui meno studenti frequentano le scuole secondarie non statali di primo e secondo grado è, molto semplicemente, un’altra: costano di più. E conseguentemente sono anche di meno. La storia d’Italia ci documenta che lo Stato ha, sin dall’inizio, espropriato le scuole di ogni ordine e grado alle congregazioni religiose, ed in particolare quelle che impartivano un’istruzione ai ragazzi più grandi, lasciando alla Chiesa solo qualche piccolo spazio nell’ambito dell’educazione dell’infanzia.
Oggi, creare e mantenere una scuola secondaria di primo o secondo grado ha un costo notevole, che necessariamente si riflette nelle rette chieste alle famiglie. Senza una reale parità economica, il confronto con le scuole statali è assolutamente impari: in termini economici si chiama concorrenza sleale. Eppure, nonostante ciò (a ribaltamento del ragionamento di Politi), ci sono decine di migliaia di famiglie che preferiscono mandare i propri figli grandi alle scuole non statali. E, fra queste (guarda un po’), tanti politici di sinistra. Chissà perché….

Lancio un guanto di sfida a Repubblica: realizziamo una vera parità economica fra statale e non statale e poi, nel giro di qualche anno, ne riparliamo. Vedremo se davvero le famiglie preferiscono le scuole dove si mescolano tutte le credenze o se, prive dell’onere di rette gravose (quando non insostenibili) per i bilanci familiari, manderanno i figli alle cosiddette “scuole confessionali”. Ma, forse, gli amici di Repubblica questo rischio non vogliono correrlo…