martedì, settembre 30, 2008

Da AsiaNews notizie dal Vietnam, dall'India e dall'Iraq, dove i cristiani soffrono e sono perseguitati.

Chesterton ha sempre lottato per la libertà e la vita dei cattolici e dei cristiani ovunque si trovassero, simpatizzò in particolare per gli irlandesi e i polacchi, per cui spese molti sforzi. Ecco il motivo per cui riportiamo spesso notizie sulle persecuzioni dei cattolici e dei cristiani nel mondo.

Vogliamo aiutarli, dando loro voce e facendo conoscere le loro vicende ed il loro eroismo.

Qui sotto trovate tre collegamenti a notizie di AsiaNews, sempre avanti a tutti a diffondere la Verità, riguardanti tre aree di grande sofferenza per i cattolici: Vietnam, India e Iraq.

Arcivescovo di Hanoi: la libertà religiosa è un diritto, non una concessione del governo.

Vescovo di Mumbai: ecco perché gli indù attaccano noi cristiani

Iraq - Appello di mons. Sako: anche la politica cerca di annientare i cristiani irakeni

giovedì, settembre 25, 2008

NON MUOIONO NEANCHE SE LI... AMMAZZIAMO!

NON MUOIONO NEANCHE SE LI... AMMAZZIAMO!

Quelli che vedete sono due cari e vecchi amici della Compagnia, Walter Muto e Carlo Pastori, di cui vi evitiamo i rispettivi lunghi e gloriosi curricula carichi come somari.


Hanno messo su uno spettacolo con Paolo Gulisano (altro nostro amico, che speravamo si desse all'arte tersicorea...) e con la partecipazione straordinaria di Enrico Beruschi sul Chesterton d'Italia (ossia della Bassa), Giovanni Guareschi.

La prima sarà il 2 Ottobre 2008 alle ore 21.00 a Bresso (MI), al Teatro San Giuseppe.
Conduce Paolo Gulisano.
Letture di ENRICO BERUSCHI
Musiche e "scenette" a cura di Walter Muto e Carlo Pastori.
Portate i bambini!
Il che è bello e istruttivo!

mercoledì, settembre 24, 2008

INDIA - Due cristiani uccisi in Orissa; chiese distrutte in Madya Pradesh e Kerala; caccia ai missionari


di Nirmala Carvalho
I corpi delle vittime sono stati tagliati a pezzi e gettati in uno stagno. Colpite alcune chiese del ‘600 e del medioevo. Suore e preti costretti a nascondere la loro identità per sfuggire alle persecuzioni e alla riconversione all’induismo. Al raduno a Vijayawada (Andhra Pradesh) si chiede al governo di mettere fuorilegge i gruppi radicali indù.


Mumbai (AsiaNews) – Non si fermano gli attacchi e le violenze contro i cristiani. In Orissa, dove da oltre 3 settimane è in atto un pogrom contro cattolici e protestanti, si registrano altre due uccisioni. Iswar Digal e Purinder Pradhan sono stati uccisi e tagliati a pezzi. Iswar Digal, del distretto di Kandhamal era del villaggio di Gatringia; è stato fermato il 20 settembre da un gruppo di estremisti indù mentre con la moglie cercava di scappare verso un campo di rifugio. La sua casa è stata incendiata. L’altra vittima era di Nilungia. Il suo corpo è stato tagliato a pezzi, messo in un sacco di juta e gettato in uno stagno.

La nuova ondata di violenze è iniziata il 23 agosto scorso proprio nel distretto di Kandhamal, dopo l’uccisione di Swami Laxamananda Saraswati, un leader radicale indù. Le organizzazioni fondamentaliste indù accusano i cristiani di averlo ucciso, anche se la polizia dell’Orissa sospetta che gli autori dell’assassinio siano militanti maoisti. Il pogrom per “uccidere tutti i cristiani e distruggere le loro istituzioni” è motivato anche dalle accuse secondo cui i cristiani spingono tribali e dalit a conversioni forzate o dietro pagamento.

Secondo stime dell’All India Christian Council, nel solo stato dell’Orissa sono stati uccisi 37 cristiani, compresi 2 pastori protestanti; bruciate oltre 4 mila case di cristiani; costretto alla fuga più di 50 mila fedeli. Di questi solo 14 mila sarebbero in campi di rifugio approntati dal governo. Altre decine di migliaia sono dispersi nella foresta.

Il primo obbiettivo dei radicali indù sono i sacerdoti, le suore e le loro famiglie. Essi vengono attaccati e speso costretti a convertirsi all’induismo. Anche nei campi la persecuzione è forte e la polizia controlla “che non vi siano conversioni”. Sacerdoti e suore presenti nei campi devono nascondere la loro identità.

Una suora presente nel campo di Raikia (distretto di Kandhamal), racconta ad AsiaNews:

“Sono qui mescolata fra i medici [per curare i feriti]. Se le autorità del campo scoprono che sono una suora mi cacciano via. Non porto l’abito dell’ordine, ma vesto con abiti civili tradizionali. Nel mio lavoro quotidiano incontro molte donne, che soffrono di traumi profondi. Ma con loro posso parlare solo di problemi medici. Non posso consolarle, consigliarle: le autorità vigilano che non vi siano discorsi religiosi.

Sono in questo campo da 10 giorni e ancora oggi, con tutta la disperazione e il dolore che incontro non posso fare a meno di piangere. Mai nella mia vita ho visto cose simili.

Ho lavorato fra i sopravvissuti dello tsunami, in zone colpite da terremoti e cicloni, ma nulla era così orribile come i fatti di questi giorni. Lo scopo dei radicali indù è distruggere ogni umanità; le torture e le devastazioni sono giunte a un limite oltre ogni immaginazione”.

Dall’Orissa il pogrom si è diffuso in altri stati: Chhattisghar, Madhya Pradesh, Karnataka e Kerala.

Ieri mattina la chiesa del Santo Nome di Gesù a Bangalore è stata assalita da vandali. Una statua della Madonna è stata sfigurata lanciandovi contro delle pietre. Il giorno prima, il 20 settembre, sempre a Bangalore, è stata saccheggiata la chiesa di S. Giacomo. I vandali hanno dissacrato le specie eucaristiche e danneggiato mobili e panche. Un’altra chiesa a Siddapura (distretto di Kodagu) ha subito danni alle finestre.

In Kerala, due chiese fra le più antiche dell’India sono state vandalizzate. Ieri, una statua del Cristo della chiesa di Protasio e Gervasio (XVII secolo) è stata rotta e gettata giù dal piedistallo. La chiesa appartiene al rito siro-malabarico. Anche la vicina cattedrale dei Giacobiti, la Mar Sabore Afroth Church ha subito danni: le finestre sono state rotte e alcune reliquie di S. Paulos Mar Athanasius distrutte. La chiesa dei Giacobiti è stata edificata nell’825.

Il 20 settembre scorso a Vijayawada (Andhra Pradesh) l’All India Christian Council (Aicc) ha tenuto un raduno per condannare le violenze contro i cristiani . Vi hanno partecipato più di 15 mila persone di diverse fedi: cristiani, musulmani, buddisti, sikh e anche indù moderati.

Sam Paul, dell’Aicc ha criticato il governo centrale per la sua incapacità a fermare gli attacchi e ha chiesto il bando di tutte le organizzazioni radicali indù, quali il Vishwa Hindu Parishad (Vhp), l’Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh), Il Bajrang Dal ed altri compresi nell’associazione Sangh Parivar.

Tute queste organizzazioni estremiste hanno come punto di riferimento politico il Bjp (Bharatiya Janata Party). Alcuni esperti fanno notare che questa nuova ondata di violenze è cominciata dopo l’incontro nazionale del Bjp a Bangalore, che doveva servire a tracciare la strategia per le prossime elezioni nazionali, che si terranno nel marzo prossimo.

INDIA - prete cattolico ucciso nella diocesi di Meerut (Agra)



di Nirmala Carvalho
Il religioso viveva in un ashram secondo il modello degli asceti indiani, predicando la pace e promuovendo il dialogo interreligioso. Ancora ignote le cause del gesto, la polizia non esclude l’ipotesi di rapina conclusasi in maniera tragica. Le esequie domani mattina alle 11.


Mumbai (AsiaNews) – In India è stato assassinato un altro prete cattolico: p. Samuel Francis (nella foto), meglio noto come Swami Astheya (il cui significato è “persona scevra da avarizia”), è stato ritrovato questa mattina nella cappella dell’ashram in cui viveva, nel villaggio di Chota Rampur.

Il cadavere presentava mani legate dietro la schiena, la bocca imbavagliata da uno straccio e con ferite sulla fronte. Egli aveva circa 50 anni ed era solito indossare abiti caratteristici della tradizione indiana Sanyasin (i monaci induisti che praticano una vita ascetica); viveva in un ashram (un monastero), insegnando yoga e meditazione. Chota Rampur, villaggio che il prete cattolico aveva eletto a suo rifugio, si trova a 27 km da Dehradun, appartiene alla diocesi di Meerut - una suffraganea dell'arcidiocesi di Agra - ed è distante circa 400 km da New Delhi. Non sono ancora chiare le dinamiche dell’assassinio e il movente: la polizia non esclude possa trattarsi di un tentativo di furto conclusosi in maniera tragica, visto che l’ashram è stato saccheggiato dagli assassini prima della fuga. Insieme al prete è stato ritrovato anche il cadavere di una donna, affetta parzialmente da disturbi psichici, uccisa nel magazzino dell'ashram.

P. Davis Varayilan, professore al Samanvayan Theological College, riferisce di conoscere bene il prete ucciso e ne elogia la “generosità”, il buon cuore e l’intelligenza: “È l’ennesima tragedia per la Chiesa indiana – confessa ad AsiaNews. Spesso mandavamo i nostri seminaristi a vivere per un po' nel suo ashram; agli inizia degli anni ’80 era il responsabile per la pastorale giovanile della diocesi di Meerut”. La sua abitazione è divenuta nel tempo anche il centro privilegiato per il dialogo interreligioso, per la promozione dell’armonia e dell’unità fra le persone. “Era una persona amata e rispettata da tutti: indù, musulmani, Sikh Jains, dai poveri e dagli emarginati”.

P. Francis rappresentava in pieno lo spirito indiano, la sua cultura, il modello di vita che si rifaceva allo stile “sanyasi”, e che prevede anche l’astensione dalle carni secondo un rigido stile vegetariano. “Uccidere in questo modo brutale un uomo che ha lavorato per lo sviluppo della società – conclude p. Davis – è un crimine contro l’umanità”. .

I funerali di Swami Astheya si teranno domani mattina alle 11 ora locale nel villaggio di Chota Rampur.

VIETNAM - Sotto lo sguardo della polizia, picchiatori assaltano i cattolici di Thai Ha

di J.B. An Dang
Una squadraccia in azione, mentre 500 agenti stanno a guardare: saccheggi, distrutto l’altare delle messe all’aperto, oltraggiato una statua della Madonna. Le autorità di Hanoi fanno circondare l’arcivescovado e minacciano di “punire severamente” l’arcivescovo: tra le sue colpe, aver chiesto di esercitare i diritti che la legge gli riconosce.


Hanoi (AsiaNews) – Squadracce in azione stanotte ad Hanoi: minacce a chi stava pregando, una cappella distrutta, una statua della Madonna oltraggiata con un lancio di olio di macchina. E’ il bilancio del raid che un centinaio di picchiatori, presenti 500 agenti di polizia, ha compiuto contro i fedeli della parrocchia di Thai Ha, raccolti per una veglia di preghiera. L’accaduto è la replica di quanto era avvenuto venerdì notte, quando un gruppo di picchiatori, sempre alla presenza della polizia, ha attaccato i fedeli, saccheggiato la cappella di San Gerardo e l’altare usato per celebrare messe all’aperto, distrutto statue ed immagini. “Gli assalitori – raccontano i Redentoristi – gridavano slogan e chiedevano l’uccisione dell’arcivescovo e del superiore di Thai Ha, padre Matthew Vu Khoi Phung”.

Ieri, domenica, intanto il capo del Comitato del popolo (municipio) di Hanoi, Nguyen The Thao, ha minacciato di “punire severamente” l’arcivescovo di Hanoi, mons. Joseph Ngo Quang Kiet, e quanti, insieme con lui, “sobillano la popolazione, lanciano false accuse al governo, si fanno beffe della legge e disgregano la nazione”. A far infuriare particolarmente Thai la lettera di protesta che l’arcivescovo ha indirizzato al presidente della Repubblica Nguyen Minh Triet, al primo ministro ed al capo della Commissione per gli affari religiosi, nella quale “accusava falsamente il governo” della città di violare la legge e “sfidava” lo Stato con affermazioni come “abbiamo il diritto di usare tutte le nostre capacità per proteggere la nostra proprietà”. Ed inoltre “ha fatto usare un altoparlante per leggerle”.

Le autorità di Hanoi hanno dunque deciso di usare la violenza per porre fine alle pacifiche manifestazioni con le quali i cattolici chiedevano la restituzione di due terreni di loro proprietà che sostengono essere stati illegalmente sottratti: il complesso che ospitava la nunziatura, vicino alla cattedrale di San Giuseppe, ed il terreno della parrocchia di Thai Ha e del monastero dei Redentoristi.

In un Paese nel quale il governo continua a promuovere leggi e campagne contro la corruzione, le autorità di Hanoi avevano destinato i terreni requisiti “per pubblica utilità” ad un ristorante (la ex nunziatura) e ad una fabbrica di confezioni (Thai Ha). Alla richiesta di giustizia, il Comitato popolare ha risposto con una campagna di disinformazione, minacce, arresti, ed ora violenze. Ancora ieri, l’agenzia ufficiale VNA riportava un’affermazione di Thao, secondo il quale le rivendicazioni della Chiesa per Thai Ha sono “infondate” in quanto è la Chiesa stessa ad aver donato il terreno. Affermazione già smentita dai Redentoristi che hanno tutti i documenti di proprietà e hanno chiesto (invano) al Comitato popolare di mostrare quelli della “donazione”.

La reazione dei cattolici all’uso che si vuol fare dei loro terreni è stata pacifica, ma si è concretizzata nelle più grandi manifestazioni di protesta mai viste nella capitale da quando, nel 1954, i comunisti vi hanno preso il potere. La vicenda, inoltre, ha superato i confini di Hanoi, con una decina di vescovi del nord del Paese che si sono recati nella capitale per esprimere solidarietà. Ancora ieri, mons. Joseph Dang Duc Ngan di Lang Son e centinaia di sacerdoti di Ha Nam, Ha Tay e Nam Dinh hanno guidato una marcia di migliaia di cattolici (nella foto) verso i cancelli della ex nunziatura.

Vicino non sono riusciti ad arrivare. Da venerdì la polizia ha circondato il complesso, e chiuso con le transenne anche gli accessi alla cattedrale e all’arcivescovado. Un vero stato d’assedio, con agenti in tenuta antisommossa, cani e attrezzature per disturbare le comunicazioni telefoniche.

All’interno, da venerdì, stanno demolendo il complesso della ex nunziatura. Che ora, ha annunciato il Comitato popolare, diventerà un parco pubblico con biblioteca. Eppure il 2 febbraio l’arcivescovo di Hanoi aveva annunciato la promessa del governo di restituire alla Chiesa il complesso ed il 27 febbraio, pur non facendo cenno del precedente impegno, Trân Dinh Phung, membro permanente del Fronte patriottico ed incaricato degli Affari religiosi ed etnici, esprimendo il punto di vista del primo ministro sulla vicenda aveva definito “del tutto legittima” la richiesta della Chiesa di poter utilizzare il complesso per le attività della Conferenza episcopale.

Oggi, infine, un appello urgente per la difesa dei diritti umani e religiosi dei cattolici vietnamiti è stato lanciato dalla Federation of Vietnamese Catholic Mass Media, che raccoglie varie testate religiose fuori dal Vietnam.

Ad Hanoi, le campane della cattedrale continuano a chiedere aiuto.

martedì, settembre 23, 2008

Voci dall'estate

Nei quattro link qui sotto trovate testimonianze e voci di alcuni dei nostri ragazzi, che hanno frequentato durante l'estate le attività della Cooperativa Capitani Coraggiosi.

Sono cose belle, che vengono dalla vita vera, dalle cose di tutti i giorni. Andatele a leggere!

http://icapitanicoraggiosi.blogspot.com/2008/09/cosa-c-di-nuovo.html

http://icapitanicoraggiosi.blogspot.com/2008/09/blog-post.html

http://icapitanicoraggiosi.blogspot.com/2008/09/in-vacanza.html

http://icapitanicoraggiosi.blogspot.com/2008/09/giovani-protagonisti-al-meeting-di.html

lunedì, settembre 22, 2008

INDIA - Card. Toppo: Testimoni della Croce di Cristo, anche per rendere l’India più libera

di Telesphore P. Toppo

Il card. Toppo parla della persecuzione contro i cristiani in molte parti dell’India. Occorre completare l’opera del Mahatma Gandhi e sconfiggere odio e terrorismo con la non violenza e il perdono di Cristo. Perché davvero “Solo la Verità trionfa”.


New Delhi (AsiaNews) – “Il Padre della Nazione, il Mahatma Gandhi, ha portato la libertà all’India, libertà dal dominio britannico. E’ triste che la sua battaglia per la liberazione dell’India non sia ancora completa”. Riportiamo una riflessione del cardinale Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi, raccolta dalla corrispondente Nirmala Carvalho in esclusiva per AsiaNews: per spiegare come le violenze anticristiane, in atto in molte parti del Paese, siano un tentativo di mantenere l’India nella schiavitù delle discriminazioni e della divisione in caste e di impedirne la completa liberazione.

“Gandhi – ricorda – ha sempre predicato l’uguaglianza, non si è mai stancato di ripetere: Siamo tutti bambini di Dio. Ma chi è stato cieco e non lo ha capito, lo ha ucciso”.

“Il suo lavoro non è completo. Oggi la nostra amata Madre India è, in un certo senso, in una situazione peggiore che sotto il regime britannico: deve liberarsi dalle forze del male che bruciano cristiani, violentano suore, uccidono innocenti, distruggono e dissacrano le chiese. Queste forze seminano violenza. Istigano altri a seguire una via malvagia e a causare morte, distruzione e divisione”.

“Il governo centrale sta compiendo qualche passo nella giusta direzione e dice di applicare l’art. 355 della Costituzione. Ho fiducia che la Verità prevarrà”.

“Come ha detto il Mahatma: Costoro possono torturare il mio corpo, rompermi le ossa, anche uccidermi-allora avranno il mio corpo morto, non la mia obbedienza”. “Nell’Orissa, sacerdoti, religiosi e laici hanno sofferto questo, e così hanno testimoniato la Luce di Cristo”.

“Siamo solo strumento del Cristo Risorto, dobbiamo guardare a Gesù sulla Croce, perdonare i nemici, e vedremo che i nostri nemici saranno sopraffatti. La Croce è la nostra forza, siamo chiamati a essere Testimoni del Cristo Risorto e questa è la nostra forza e libertà: Satya Meva Jayate, che significa ‘Solo la verità trionfa’, come è scritto nell’emblema della Nazione, simbolo della nostra libertà”.

“Noi non viviamo fuori dal mondo, siamo orgogliosi di essere indiani. Gandhi ha vissuto i valori del Vangelo, ha sconfitto l’impero britannico, così i nostri predecessori hanno scritto in modo immortale sul simbolo nazionale della nostra libertà: Satya Meva Jayate. Con la sua vita il Mahatma ha combattuto contro il potere della violenza. In Orissa e in altri Stati devastati da certe forze estremiste, il potere della violenza si è scatenato contro i cristiani incolpevoli, causando morte e distruzione nella loro comunità”.

“Bisogna completare il lavoro di Gandhi, la sua lotta per la libertà dell’India, che ha perseguito attraverso un coraggioso sacrificio personale e il perdono, che hanno portato beneficio a tutti. Ora è possibile l’inizio di qualcosa di nuovo, per l’India, per la Chiesa, per il mondo. Il terrorismo e l’odio non prevarranno, la Verità vincerà: Satya Meva Jayate”.

Arcivescovo di Hanoi protesta contro il governo per l’esproprio e distruzione della ex nunziatura



Hanoi (AsiaNews) - L’arcivescovo di Hanoi, mons. Joseph Ngô Quang Kiệt, ha scritto oggi una lettera di protesta al presidente al primo ministro vietnamiti denunciando l’invasione di polizia e la distruzione degli edifici della ex nunziatura avvenuta stamane all’alba (v.: AsiaNews.it, 19/09/2008 A Hanoi sembra ormai vincente la linea della repressione contro i cattolici ). Il prelato ricorda che le promesse del governo di restituire il terreno alla diocesi (promesse fatte anche al Vaticano) e domanda che si fermino tutti i lavori. Egli denuncia anche la campagna di disinformazione in atto le violenze contro la Chiesa. In precedenza la sede della nunziatura doveva essere utilizzata per costruire bar e night club. Voci non ufficiali dicono oggi che il governo vuole costruirvi un parco pubblico.

Ecco il testo completo della lettera dell’arcivescovo di Hanoi:

Segreteria dell’Arcivescovo di Hanoi
Hanoi, 19 settembre 2008

Lettera urgente di protesta

A: Mr. Nguyen Minh Triet, Presidente della Repubblica Socialista del Vietnam

Mr. Nguyen Tan Dung, Primo Ministro della Repubblica Socialista del Vietnam

Per conoscenza: Il Comitato per gli affari religiosi

Il Comitato del popolo della città di Hanoi

Il Dipartimento di pubblica sicurezza della città di Hanoi

Le principali agenzie

La mattina del 19 settembre 2008, nei terreni della ex-nunziatura, che appartengono all’Ufficio arcivescovile di Hanoi, una grande massa di poliziotti e forze della sicurezza, milizie e cani poliziotto ha assediato la residenza dell’arcivescovo di Hanoi e ha bloccato l’accesso a Nha Chung street.

Un altro enorme reparto dell’esercito ha demolito la cancellata e una parte della costruzione; essi hanno anche scavato il prato antistante alla porta di ingresso della nostra nunziatura.

La Segreteria dell’arcivescovo di Hanoi ha più volte chiesto la restituzione dell’edificio e del terreno circostante, ma finora la nostra aspirazione è rimasta inascoltata. All’improvviso, la sera del 18 settembre e la mattina del 19, la televisione di Stato ha trasmesso la notizia relativa al piano di demolizione dell’edificio mistificando la realtà dei fatti, per preparare l’opinione pubblica a questo atto illegale.

Gli sviluppi della vicenda sono in aperto contrasto con la politica del dialogo intrapresa dal governo e dalla Segreteria dell’Arcivescovo. Questo è un atto che soffoca le legittime aspirazioni della comunità cattolica di Hanoi, ridicolizza la legge e manca di rispetto alla Chiesa cattolica del Vietnam. È anche un atto di dubbia moralità, che si fa beffe della coscienza della società civile.

Il dibattito sul possesso della nunziatura è ancora in atto ma [resta il fatto che] le autorità della città di Hanoi e del distretto di Hoan Kiem hanno fatto ricorso all’uso dell’esercito per portare avanti la distruzione della nostra proprietà.

Per questo, la Segreteria dell’Arcivescovo di Hanoi protesta con forza e chiede che:

1) Il governo interrompa l’assedio della sede arcivescovile di Hanoi e cessi di demolire la nostra proprietà.

2) Il governo ripristini la proprietà al suo status originario, ce la restituisca in modo che possa essere utilizzata a scopo di culto e per il benessere di tutta la comunità.

3) Le principali agenzie [gruppi] e la città di Hanoi devono accettare le responsabilità derivanti dalle possibili conseguenze derivanti da questa appropriazione indebita. Abbiamo il diritto di usare tutto quanto è in nostro potere per proteggere la nostra proprietà.

4) Il Presidente, il Primo Ministro della Repubblica Socialista del Vietnam, le autorità cittadine, e le principali agenzie si adoperino per porre fine a questo sopruso.

+ Arcivescovo di Hanoi

Joseph Ngo Quang Kiet

(firmato e sigillato)

lunedì, settembre 15, 2008

INDIA - La polizia indiana impone il silenzio alle suore di Madre Teresa


Ripetiamo, è molto peggio che sparare sulla Croce Rossa.


Da AsiaNews, articolo di Nirmala Carvalho

Sono quelle accusate di sequestro e conversione di bambini. Dimostrata la falsità delle accuse, i bambini sono stati riconsegnati alle suore. Il Sangh Parivar organizza per domani una manifestazione contro le suore e il loro “traffico di bambini”. Insicurezza anche in Karnataka dove alcune chiese pentecostali sono state chiuse, pur essendo in regola coi documenti.


Chhattisghar (AsiaNews) – Le Missionarie della Carità che nei giorni scorsi sono state accusate di aver rapito e convertito 4 bambini neonati, hanno ricevuto l’ordine della polizia di non parlare con nessuno dell’incidente avvenuto il 5 settembre scorso. Intanto cresce una campagna dei radicali indù contro le suore, tanto che il convento è sotto custodia.

“La polizia con l’amministratore del distretto di Durg Chhattisgarh sono venuti al nostro convento dedicato a Madre Teresa – dice suor Mamata ad AsiaNews - e ci hanno dato l’ordine di non parlare con nessuno dell’incidente. L’amministratore ci ha spiegato che l’ordine era ‘per il nostro bene’ perché alcuni gruppi di militanti indù stanno muovendo l’opinione pubblica contro di noi e il nostro lavoro missionario”. Il convento è stato messo sotto il controllo della polizia 24 ore su 24. “L’amministratore – spiega suor Mamata – ci ha comunque consigliato di continuare il nostro lavoro a favore dei bambini e degli abbandonati”.

Lo scorso 5 settembre - anniversario della morte di Madre Teresa di Calcutta - quattro suore di Madre Teresa, fra cui suor Mamata erano state aggredite da attivisti del Bajrang Dal alla stazione ferroviaria di Durgh (Chhattisgarh). I radicali indù le hanno costrette con la forza a scendere dal treno, consegnandole agli agenti di polizia, accusandole di aver sequestrato e convertito i lattanti. I bambini erano stati messi nell’ospedale governativo sotto la custodia della polizia.

Nei giorni seguenti le suore hanno sporto una denuncia alla polizia, presentando tutti i documenti dei bambini. Dopo attento controllo, i documenti sono stati dichiarati validi e autentici. Per questo, i bambini sono stati trasferiti ancora alle cure delle suore.

Il ritorno dei bambini alle suore e il fallimento delle loro accuse, ha frustrato i membri radicali e domani la Sangh Parivar (una formazione-ombrello che raduna diversi gruppi di nazionalisti e estremisti indù) ha deciso di fare una manifestazione di protesta contro “il traffico di bambini organizzato dalle suore di Madre Teresa”. Kiran Dan, un attivista sociale, ha dichiarato ad AsiaNews che il Sangh Parivar “ha consegnato un memorandum alla procura perché le suore siano arrestate e si riapra l’inchiesta”.

La nuova ondata di violenze contro i cristiani, accusati di conversioni forzate, è partita dall’Orissa due settimane fa, ma si sta diffondendo in altri Stati della confederazione retti dal Bjp (Baratiya Janata Party).

Sajan K George, responsabile del Global Council of Indian Christians, con base a Bangalore, ha detto ad AsiaNews che “I sentimenti anti-cristiani si stanno diffondendo anche nel Karnataka. I gruppi dell’Hindutva riportano ogni giorno sui loro giornali la serie di distruzioni e incendi. Essi minacciano le comunità cristiane di far subire loro la stessa sorte e con la forza bloccano gli incontri di preghiera.

Nella sola area di Davangere (Karnataka), tre luoghi di preghiera sono stati chiusi con l’accusa di essere “non autorizzati”. I pastori pentecostali hanno mostrato tutti i documenti in regola, ma le chiese rimangono chiuse”.

Sajan K George assicura che ogni domenica estremisti del Sangh Parivar invadono luoghi di preghiera gridando slogan anti-cristiani e picchiando i fedeli. La maggior parte delle volte la polizia rimane muta e spettatrice.

Commentando tutta la vicenda sour Mamata dice ad AsiaNews: “Madre Teresa ha lavorato senza stancarsi per portare l’amore di Dio ai più poveri dei poveri. Noi siamo le sue figlie e volgiamo continuare la sua opera anche se siamo chiamate a soffrire. Siamo pronte a pagare il prezzo del nostro essere discepoli di Gesù”.

domenica, settembre 14, 2008

Il primo italiano dell'Opus Dei: "Proiettavo Fellini a Paolo VI" - Articolo - ilGiornale.it del 14-09-2008

Un'intervista di Stefano Lorenzetto a mons. Francesco Angelicchio, esperto di cinema e primo "obrero" italiano.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=290357&START=0&2col=
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Benedetto XVI: seguendo Dio si trova la libertà.

"La potenza dell'amore è più forte del male che ci minaccia: è questo mistero dell'universalità dell'amore di Dio per gli uomini che Maria è venuta a rilevare qui a Lourdes".

È quanto ha detto il Papa nel corso dell'omelia della messa a Lourdes per i 150 anni delle apparizioni mariane, aggiungendo: "Solo seguendo completamente Dio l'uomo trova le libertà vere".

"I giovani devono imparare dalla Vergine a non farsi scoraggiare davanti alle difficoltà", ha detto il Pontefice.
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sabato, settembre 13, 2008

"Mai la ragione è in reale contrasto con la fede" - ilGiornale.it del 13-09-2008

Qui di seguito un articolo sulla Messa del Santo Padre a Parigi.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=290302
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Dalle immagini in diretta: Papa in un abbraccio di folla grandioso.

Stiamo vedendo le immagini della Santa Messa del Papa a Parigi: un vero abbraccio di folla. Papa tonicissimo e servizio d'ordine in difficoltà.

Mare di gente, secondo noi ben più di duecentomila.

Domani dalle ore 10.00 Santa Messa del Papa da Lourdes in diretta su Rai 1.
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Grande folla dal Papa nella Parigi laicista.

il mondo contemporaneo "si è creato i propri idoli" ha detto il Papa durante la messa celebrata a Parigi all'Esplanade del Invalides dinanzi a oltre 200.000 persone tra cui moltissimi giovani, in attesa sul posto dalle prime ore del mattino.

Sono gli idoli, ha detto Papa Benedetto, "a distogliere l'uomo dal suo vero fine dalla felicità di vivere con Dio". Il Papa ha invitato allora a chiedersi cosa sia veramente importante nella vita.

Durante l'omelia il Papa si è appellato ai giovani dicendo: "non abbiate paura a farvi preti".

Nel pomeriggio Benedetto XVI andrà a Lourdes, vero cuore cattolico di Francia.

Smentite ancora una volta le previsioni: il Papa ha richiamato tantissime persone e questo deve far pensare allo stile che la Chiesa in Francia ha scelto di incarnare (evidentemente non azzeccatissimo... Dal Papa in migliaia, a messa la domenica in pochissimi, salvo che nelle chiese dove si dice la messa col rito di San Pio V).
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venerdì, settembre 12, 2008

Il Papa in Francia - La laicità e la fede possono andare d'accordo


Qui trovate il link al blog della Società Chestertoniana Italiana con un articolo sul viaggio del Papa in Francia.

Una bella testimonianza sull'incontro del 9 Agosto 2008 ad Oropa

Un'amica che si firma Stefy ha lasciato questo bel commento al nostro post sulla presentazione della mostra su Pier Giorgio Frassati ad Oropa, durante la permanenza del corpo di Pier Giorgio lassù, in quel bellissimo Santuario che sarebbe la sua casa ideale.

Ringraziamo Stefy per questa testimonianza, certi che può essere utile a tutti; è per questo che la mettiamo qui a più diretta disposizione di tutti.

Il nocciolo della questione di Pier Giorgio, e del nostro rapporto con Cristo è solo questo, e ce lo ridice Stefy: "scopro ogni giorno che la mia vita ha un significato nuovo se ho davanti Cristo". Pier Giorgio viveva così, e tanti di noi vivono così, ed è meglio, molto molto meglio! Grazie, Stefy. Ora ti consideriamo dei nostri! Sentiamoci!

"Ad Oropa il 9 agosto è stata una giornata spettacolare, erano mesi che non si vedeva un cielo azzurro così! Mi capite se vi dico che non vedevo l'ora d'indossare gli scarponi. Così, dopo il lavoro, mi sono concessa un giro per il sentiero che porta al Mucrone. Quando sono scesa in Basilica ho sentito che avrebbero presentato la mostra su Frassati e, visto che la figura di questo ragazzo mi incuriosiva fin da quando era arrivato da Sidney, ho deciso di fermarmi.Marco ha iniziato a descrivere questo meraviglioso esempio di vita ed ogni parola mi entrava nel cuore con una forza che mi commuoveva. Ho visto un ragazzo straordinario nella quotidianità, nelle difficoltà di ogni giorno. Un'esistenza "normale", talmente normale che potrebbe essere la mia vita. Così non ho potuto fare a meno di dire a me stessa "voglio vivere così" o almeno ci devo provare! Adesso, dopo un mese, ci sto provando e continuerò a farlo perchè scopro ogni giorno che la mia vita ha un significato nuovo se ho davanti Cristo.Quindi un grazie a te Pier Giorgio che hai attraversato il mio cammino proprio ora che cercavo "Qualcuno", un grazie a voi "tipi loschi" perchè Dio si serve degli uomini se glielo permettono,un GRAZIE enorme a te Maria che qui ad Oropa come in tutto il mondo guidi i nostri passi verso Dio.

11 settembre 2008 20.52

Stefy"

giovedì, settembre 11, 2008

IRAQ - I cristiani si organizzano per difendersi.


Ecco i nuovi Cristeros. Sono in Iraq. Da AsiaNews.

In un villaggio vicino Niniveh il primo caso di milizia cristiana

Colpiti lo scorso anno con un camion bomba, fatti segno di attacchi, costretti a pagare gli uomini di Al Qaeda, gli abitanti di Tel Asquf hanno dato vita ad un servizio di sicurezza che sorveglia gli ingressi del loro paese.


Baghdad (AsiaNews) - Si chiama Tel Asquf ed è nel nord dell'Iraq, vicino Niniveh, il primo villaggio cristiano ad aver creato una propria forza di sicurezza. I suoi 8mila abitanti, stanchi di pagare la "jezya" (tassa di protezione) agli uomini di Al Qaeda si sono rivolti ai vicini curdi. Adesso i peshmerga hanno creato un cerchio di sorveglianza intorno al villaggio, gli ingressi del quale vedono la presenza di 200 cristiani armati.

Finora non hanno dovuto sparare un colpo, precisa il Middle East Ondine, che racconta la storia di questo villaggio, che l'anno scorso fu fatto segno di un camion bomba che provocò sette morti. Ed anche in seguito non sono mancati attacchi di miliziani, sia sunniti che sciiti.

"I terroristi - ha raccontato Abu Nataq, che guida il gruppo di sicurezza del villaggio - vogliono ucciderci perché siamo cristiani. Se non ci difendiamo da soli, chi lo fa?". "Abbiamo chiesto – aggiunge - l'aiuto del Kurdistan". I peshmerga hanno fornito fucili e radio e l'amministrazione di Arbil paga i 200 dollari al mese dello stipendio dei vigilanti. Gli armati cristiani sorvegliano i quattro ingressi del paese e pattugliano le strade, particolarmente quelle intorno alla chiesa caldea-cattolica di San Giorgio.

"A Mosul – racconta uno di loro – i miei bambini non potevano giocare in strada ed io non potevo mandare la mia figlia di 12 anni a scuola. Qui – aggiunge - viviamo praticamente uno sull'altro e tutto è costoso, perché i commercianti sanno che non possiamo andare a fare la spesa a Mosul". Ma ora è tra coloro che montano di guardia davanti alla chiesa.


mercoledì, settembre 10, 2008

Nasce una scuola media nel nome di Gilbert Keith Chesterton

A San Benedetto del Tronto un gruppo di amici, riuniti da molti anni in una cooperativa sociale che si occupa di educazione dei minori, ha deciso di dare vita ad una scuola media libera, e di intitolarla, con congrua motivazione, a Gilbert Keith Chesterton, scrittore noto ai Tipi Loschi e spesso citato e letto.

Cliccando il titolo verrete riportati alla pagina del blog della Cooperativa Sociale Capitani Coraggiosi, che illustra questa nuova opera.

Tutto parte da una frase di Chesterton: "standardization by low standars", e dalle parole di Benedetto XVI sull'emergenza educativa.

Chi volesse aiutarli (non guasta, anzi), non ha che da contattare la Società Chestertoniana o la Cooperativa Sociale Capitani Coraggiosi.

Evviva Gilbert ed evviva Papa Benedetto XVI!

lunedì, settembre 08, 2008

Madre Teresa di Calcutta e l'aborto (giusto per capire).

"Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. (...) Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te du uccidere me".

Madre Teresa di Calcutta, Discorso alla consegna del premio Nobel per la pace, 11 dicembre 1979m
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domenica, settembre 07, 2008

Un'interessante (quanto isolata) presa di posizione sul silenzio circa la sorte dei cristiani nel mondo.

Qui di seguito c'e un articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di oggi con una interessante riflessione sulla sorte dei cristiani nel mondo e le persecuzioni di questi ultimi mesi (in realtà in atto da anni ma nel disinteresse totale della cieca stampa italican dedita a veline e giocatori e al minimo flatus vocis dei politichetti di turno).

Ieri in India sono state aggredite quattro Missionarie della Carità, quelle di Santa Teresa di Calcutta, che in proporzione è molto molto peggio che sparare sulla Croce Rossa.

In Italia il tema principale è Fini che parla del voto agli immigrati per non si sa quale fine, Veltroni che ce l'ha con Parisi che ha lodato colpevolmente Silvio Berlusconi.

Il ridicolo sfocia nel tragico.

La CEI (i Vescovi Cattolici italiani) hanno indetto comunque nei prossimi giorni una giornata di solidarietà a favore dei cristiani perseguitati nel mondo. Ovviamente ne parlano in pochi.

Giornalisti, vergogna.
http://mobile.corriere.it/dettaglio.php?SID=a2006f5ef5a0e23298aaa9127ff4ec10&idc=1965130&ids=3&type=news
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venerdì, settembre 05, 2008

Ricordiamoci del Re.



Ricordiamoci, amici, che l'Unico Re Legittimo, Gesù Cristo, è sbarcato e che ci ha chiesto di partecipare alla Sua grande campagna di sabotaggio, e che la domenica dobbiamo andare a messa ad ascoltare la Sua radio clandestina.



Ricordiamocelo tutti i giorni!

mercoledì, settembre 03, 2008

Le dimissioni di Scaraffia e Pessina dall'esecutivo di Scienza e Vita.

Il caldo d'agosto ha portato cattivi consigli a Scienza e Vita, che con un articolo su Avvenire qualche tempo fa avrebbe aperto al testamento biologico.

Un'apertura improvvida al grimaldello dell'eutanasia e della cultura della morte, come se della vita si potesse disporre per testamento o per contratto. Uno strumento giuridicamente in contrasto con secoli di cultura del diritto.

Ben vengano le dimissioni di Scaraffia e Pessina, allora.

Noi continueremo a lottare per la vita e non ad usare atteggiamenti "politici" e mediatori dove non c'è nulla da raschiare.

Diffidiamo chiunque dall'usare i nostri pur poveri numeri per giustificare posizioni da moderni Faust.
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India - La viva voce di una delle vittime dei pogrom, padre Thomas (nella foto)


Vi preghiamo di diffondere il più possibile e nel più ampio raggio possibile (=anche all'estero!) queste notizie. Grazie.
Questo articolo di AsiaNews, che ringraziamo, è la viva voce del protagonista, padre Thomas Chellan.


di Thomas Chellan
È stato fra i primi ad essere colpito dalla furia dei radicali indù nei giorni scorsi. Per la prima volta parla del suo calvario. Catturato, picchiato, ferito, denudato, ha rischiato di essere arso vivo. Solo dopo due giorni la polizia lo ha liberato. Il suo racconto è stato raccolto da Nirmala Carvalho, corrispondente di AsiaNews a Mumbai.

Mumbai (AsiaNews) - Padre Thomas Chellan, 57 anni, è una delle prime vittime del pogrom contro i cristiani lanciato dal Vishva Hindu Parishad dopo l’assassinio di Swami Laxamananda Saraswati, il 23 agosto scorso. Picchiato, malmenato, ferito, denudato egli è stato soccorso dalla polizia solo alla fine della sua Via crucis. Con lui, anche una suora ha subito le stesse violenze, forse anche più brutali. Il loro Centro pastorale a Kandhamal è stato fra le prime costruzioni cristiane ad essere distrutte e bruciate. P. Thomas, ora ricoverato in ospedale ha accettato per la prima volta di raccontare quanto gli è successo. Mentre si fa forza a parlare, annaspa nel definire “selvaggia” la furia che lo ha colpito. “Selvaggia è troppo poco” dice. “Il modo con cui ci hanno picchiato con bastoni, piedi di porco, asce, lance, mostra che non ci consideravano neppure degli esseri umani… Erano come dei sicari, pagati da qualcuno per torturarci e picchiarci”. P. Thomas ha ora un’unica preoccupazione: quella per le migliaia (forse 50 mila) di fuggitivi nascosti nella foresta. “A tutt’oggi non c’è nemmeno un prete o una suora a Kadhamal. Tutti sono fuggiti, mentre dilagano le razzie e la caccia all’uomo. Nella mia agonia prego per i cristiani nella foresta. Nemmeno quello è un rifugio sicuro”. E aggiunge: "Se il mio vescovo mi manda, sono pronto a ritornare in Orissa. Insieme alle mie ferite, Cristo sta guarendo anche i miei sentimenti: non ho odio o amarezza. Sono pronto a servire anche coloro che mi hanno colpito… Sono felice di essere parte della ricca storia di persecuzione della Chiesa cattolica qui in India”. (NC). Da sette anni sono il direttore del Centro pastorale Divyajyoti [della diocesi di Cuttack- Bhubaneshwar]. La polizia (Orissa state armed police, Osap) era accampata davanti al nostro Centro da oltre un mese, da quando, a causa dell’uccisione di una mucca, vi sono stati alcuni incidenti a Tumbudhibandth. Quando, guardando la televisione, ho saputo della crudele uccisione di Swami Laxamananda Saraswati, ho contattato subito l’Osap chiedendo la loro protezione. Mi hanno risposto: “Nessuna preoccupazione, noi siamo qui”. Allora mi sono calmato. Il 24 agosto, verso le 4.30 del pomeriggio, una folla enorme è giunta al nostro cancello gridando slogan. Temendo per la nostra vita, io, un altro mio confratello prete e una suora abbiamo cominciato a scappare oltre il recinto del centro, dal retro dell’edificio. Sentivamo urla, rumori di porte e finestre infrante, ecc. Poi, dopo pochissimo tempo, abbiamo visto le fiamme e il fumo. Non sentendoci al sicuro, siamo fuggiti oltre, nella foresta e siamo rimasti là alcune ore, fino alle 8 di sera. Abbiamo raggiunto la casa di Prahlad Pradhan del villaggio di K. Nuagaon e lui è stato così buono da ospitarci e darci da mangiare. Il 25 agosto, verso le 9 di mattina, dall’interno della mia stanza ho potuto vedere ancora una folla distruggere una piccola chiesetta. Intuendo il pericolo, Prahlad mi ha nascosto in una stanza fuori dell’edificio principale e ha chiuso la serratura dall’esterno. Alle 13.30 un gruppo di 40-50 persone è arrivato e ha rotto la porta tirandomi fuori. In mezzo al gruppo vi era la suora, catturata prima di me. Hanno cominciato a picchiarmi da tutte le parti e mi hanno strappato a forza la camicia e il banyan [una giacca da camera – ndr]. Domandavano: “Perché avete ucciso lo Swamiji? Quanti soldi avete dato agli uccisori? Perché fate sempre così tante riunioni e incontri nel centro pastorale?”. Poi, spingendoci e tirando da tutte le parti ci hanno condotto fino al Janavikas building, dall’altro lato della strada. In mano avevano lathi [bastoni con punta di ferro, usati nelle arti marziali – ndr] asce, lance, piedi di porco, bastoni di ferro, falci, …Hanno continuato a picchiarci anche dentro l’edificio. Poi hanno strappato la camicia alla suora e l’hanno assalita. Ho detto qualcosa per fermarli, e con una mazza di ferro mi hanno colpito alla spalla destra. Poi mi hanno versato addosso del kerosene, mi hanno portato fuori e hanno preso dei fiammiferi per bruciarci. Uno ha suggerito di portarmi in strada e bruciarmi là. Mi hanno trascinato in strada mi hanno messo in ginocchio per 10 minuti, mentre portavano all’esterno anche la suora. Qualcuno intanto cercava una corda per legarci insieme e arderci vivi. Quindi hanno deciso di esporci mezzi nudi a Nuagaon, a mezzo chilometro da dove eravamo. Ci hanno legato le mani e ci hanno trascinato. Hanno anche cercato di strapparci via i resti dei nostri indumenti, ma abbiamo resistito. Mentre camminavamo piovevano colpi all’impazzata sui nostri corpi. Qualcuno nella folla gridava offese in Malayalam. Alle 14.30 abbiamo raggiunto Nuagaon, dove vi erano una dozzina di poliziotti dell’Osap, in piedi ai lati della strada. Domando a uno di loro: “Signore, la prego, ci aiuti!”. Ma per questa domanda uno della folla mi ha colpito. La polizia stava solo a guardare; nessun poliziotto nella sede di Nuagaon. La folla ci ha costretto a sederci sul bordo della strada e uno mi ha colpito in faccia. Intanto, uno che conoscevo bene – un venditore di Nuagaon – stava raccogliendo pneumatici usati perché volevano usarli per bruciarci. A un certo punto la folla ci ha detto di andare a K. Nuagaon, insieme a uno degli ufficiali, che ci ha accompagnato alla sede della polizia. Lì mi hanno messo qualche punto alle ferite, fasce e unguenti. Alle 9 di sera, l’ispettore di Balliguda, con un gruppo di poliziotti, ci ha portato a Balliguda. Uno della folla che ci aveva attaccato è rimasto a guardare tutti i nostri movimenti fino al nostro partire per Balliguda. Lì la polizia ci ha dato ospitalità e tutti ci hanno aiutato molto. Il 26 agosto alle 9 di mattina, ci hanno ancora portato alla stazione di polizia di Balliguda, dove l’ispettore capo ci ha chiesto se eravamo interessati ad esporre denuncia. Al nostro sì, ci ha detto di farlo subito, perché stava preparando il nostro trasferimento a Bhubaneshwar (280 km da Nuagaon). Abbiamo depositato 3 denunce: una per l’attacco contro il Centro pastorale; una per l’attacco contro di me; una per l’attacco contro la suora. Alle 16 siamo stati messi su un autobus molto confortevole, insieme ad alcuni altri passeggeri e ci hanno portato a Bhubaneshwar. Siamo scesi pochi km dopo Nayagarh, un po’ dopo la mezzanotte, il 27 agosto. Alcuni miei amici mi aspettavano per accogliermi e caricarmi nella loro auto. Alle 2 di notte siamo arrivati in uno dei nostri centri di Bhubaneshwar.

Papa: il cristianesimo non è una filosofia, ma incontro personale con Gesù

Continuando ad illustrare la figura di San Paolo, Benedetto XVI parla della “conversione sulla via di Damasco” ed evidenzia che si tratta non del frutto di una maturazione personale, ma di un avvenimento esterno, l’apparizione del Risorto.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Il cristianesimo “non è una filosofia o una norma morale, cristiani siamo solo se incontriamo Gesù”, un incontro che, come accadde a Paolo sulla via di Damasco, cambia il pensiero e la stessa vita, fa divenire “spazzatura” ciò che era essenziale fino a quel momento, mentre “conta solo la vita in Cristo”. Alle 8mila persone presenti oggi nell’aula delle udienze, in Vaticano, Benedetto XVI ha nuovamente parlato della figura di San Paolo. La settimana scorsa ne aveva tratteggiato la biografia, oggi si è fermato ad illustrare il senso della “esperienza sulla via di Damasco, quella che comunemente si chiama la sua conversione”.

“Siamo negli anni 30 del secolo primo, quando si verifico il momento decisivo nella vita di Paolo. Molto è stato scritto e da diversi punti di vista, certo è che là c’è una svolta, un cambiamento di prospettiva”. “Egli cominciò a pensare come ad una perdita di tempo, come spazzatura tutto ciò che fino ad allora costituiva la ragione della sua esistenza”.

Il Papa ha ricordato che Luca per tre volte narra l’evento negli Atti degli apostoli. “Il lettore medio – ha aggiunto - si ferma su dettagli, come la luce dal cielo, la caduta, la cecità..”. Ma sono dettagli che “tutti si riferiscono al centro dell’avvenimento: il Risorto appare come una luce splendida e parla a Saulo, trasforma il suo pensiero e la sua stessa vita”. Nella Chiesa antica il battesimo era chiamato anche illuminazione, perché ci fa vedere la luce. “Ciò che è indicato teologicamente, in Paolo si realizza materialmente. Paolo è stato trasformato non da un pensiero proprio, ma da un evento, dalla presenza del Risorto. Questo incontro è il centro del racconto di Luca, ha cambiato la sua vita e in questo senso si può parlare di conversione”.

Lo stesso San Paolo, nelle Lettere, parla della sua “conversione”. “Egli – ha sottolineato Benedetto XVI - non ha mai parlato sui dettagli, penso perché poteva supporre che tutti conoscevano la storia che da persecutore lo aveva fatto divenire discepolo”. “Pur non parlando dei dettagli, parla diverse volte del fatto che anche lui è testimone della Risurrezione di Gesù, cha ha ricevuto direttamente la missione di Apostolo”. Il Papa ha citato, in materia, brani delle Lettere ai romani, ai corinzi ed ai galati. In quest’ultima, in particolare, Paolo parla di quando “Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre” lo ha chiamato perché lo annunciasse tra i pagani, e così “sottolinea che anche lui è vero testimone del Risorto” e “ha una sua propria missione ricevuta direttamente da Gesù”.

“Questa svolta della sua vita – ha sottolineato il Papa - non era frutto di un processo psicologico, di una maturazione morale e intellettuale ma viene dall’esterno; non è frutto della sua maturazione ma dell’incontro con Cristo, un avvenimento che lo ha trasformato”. “In questo senso è morto e la risurrezione è anche per lui stesso, morto il passato, risorto con Cristo risorto”. “Tutte le analisi psicologiche non possono chiarire, solo l’avvenimento, l’incontro è la chiave per capire ciò che è successo. In questo senso più profondo possiamo parlare di conversione, di un reale avvenimento che ha cambiato tutti i suoi parametri, ciò che era essenziale è spazzatura, conta solo la vita in Cristo”.

“Per noi ciò vuol dire che anche per noi il Cristianesimo non è una nuova filosofia o una norma morale, cristiani siamo solo se incontriamo Gesù”. “Certo non si mostra a noi in questo modo luminoso, irresistibile. Ma possiamo incontrarlo nella liturgia, nella vita con la Chiesa. “Solo in questa relazione personale con il Risorto diventiamo veramente cristiani e così si apre la nostra ragione a tutta la saggezza di Cristo, a tutta la ricchezza della verità”. “Chiediamo – ha concluso - il dono di una fede vivace, un cuore aperto e grande, di una carità per tutti che rinnova il mondo".

Nuove violenze a Mosul, rapiti e uccisi due cristiani.


Si conclude in maniera tragico il sequestro di due cristiani, per la cui libertà una delle famiglie aveva già pagato un riscatto di 20mila dollari. La comunità di Mosul auspica che i musulmani condannino “con fermezza” gli omicidi.


Mosul (AsiaNews) – La comunità cristiana irachena di nuovo nel mirino dei fondamentalisti islamici a Mosul: è di oggi la notizia della morte di un medico 65enne, Tariq Qattan, rapito nei giorni scorsi da una banda di terroristi e per la cui libertà, rivelano fonti di AsiaNews, la famiglia aveva già pagato un riscatto di 20mila dollari Usa. La somma di denaro non è però bastata per restituire la libertà a Tariq Qattan, uno dei tanti cristiani rapiti dai fondamentalisti per estorcere denaro.

Sempre a Mosul due giorni fa – ma la notizia è circolata solo oggi – è stato rapito e ucciso un altro cristiano, Nafi Haddad, per il quale non si sa ancora se sia stato pagato o meno un riscatto. A dispetto dei piccoli segnali di miglioramento che sembravano arrivare dall’Iraq, la comunità cristiana deve registrare altre violenze; Mosul è da tempo teatro di una vera e propria carneficina, che ha costretto oltre i due terzi dei fedeli a fuggire altrove in cerca di salvezza.

Grande il tributo di sangue versato dalla diocesi in questi ultimi anni, a partire dal tragico rapimento di mons. Paulo Farj Rahho, il cui corpo è stato rinvenuto privo di vita il 13 marzo scorso in un terreno abbandonato poco fuori la città. Durante l’agguato che ha preceduto il sequestro del presule sono morti i tre uomini che erano con lui e fungevano da scorta, massacrati dai terroristi.

Nel 2007 i morti registrati nella comunità cristiana irachena sono stati 47, di cui almeno 13 solo a Mosul: fra di loro ricordiamo p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno, e altri due preti.

Tra il 6 e il 17 gennaio di quest’anno, inoltre, si sono succeduti una serie di attacchi contro beni e proprietà cristiani, quando un’ondata di attacchi bomba ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.

La fonte di AsiaNews a Mosul auspica che gli ultimi due omicidi vengano “condannati con forza” dalla comunità musulmana, che ha appena celebrato l’inizio del mese sacro del Ramadan. Barbarie compiute “in nome della religione” e che violano i precetti del Corano. “Per secoli la comunità cristiana ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo dell’Iraq. È dovere dei musulmani rispettarla e proteggerla perché crediamo tutti in un unico Dio, come è scritto nel Libro Sacro”.

martedì, settembre 02, 2008

Verifica del Campo e del Meeting a Casa San Francesco

Informiamo tutti gli interessati che Giovedì 4 Settembre 2008 dalle ore 19.00 nella nostra sede di Grottammare Casa San Francesco di Paola faremo la verifica del Campo Estivo della Compagnia e della partecipazione della Compagnia al Meeting di Rimini.

Siccome sarà come una serata della festa (si mangia, si prega, ci si diverte e si parla tutto nella stessa serata), siete invitati a partecipare preparando interventi "godibili", cioè espressione della vostra arte e creatività, o anche interventi normali (parlati o anche scritti), e di dare l'adesione per questo e per la cena a Daniela Alesiani. Cena € 5,00.

Gli interessati sanno chi è e dove trovarla.

lunedì, settembre 01, 2008

"Mi mancano solo le Hawaii", l'ultimo libro del nostro amico Riro Maniscalco


Riro Maniscalco è un nostro caro amico: qualche anno fa venne alla nostra festa come ospite e, come spesso accade, scattò il feeling (che è cosa non scontata ma in sé normalissima nella Chiesa, se si segue Cristo e tutto il resto, per dirla grezzamente).


Da allora ci segue, ci vuole bene, ci aiuta e collabora con delle bellissime corrispondenze per il nostro giornale e il nostro blog.

Ecco il suo ultimo libro, e qui trovate il link con il sito della casa editrice.

Buona lettura! Riro è come sempre brillantissimo!