sabato, maggio 31, 2008

L'ha detto Pier Giorgio - 7


"Nella vita terrena, dopo l'affetto dei genitori e delle sorelle, uno degli affetti più belli è quello dell'amicizia; ed io dovrei ringraziare Dio perchè mi ha dato amici così buoni e amiche che formano per me una guida preziosa per tutta la vita."

Pier Giorgio vivo - 8





"Finché la Fede mi darà la forza, sempre allegro!"


giovedì, maggio 29, 2008

Papa: siamo alla emergenza educativa, servono testimoni credibili


Sintesi di AsiaNews del discorso del Papa all'assemblea della CEI.
Il discorso integrale può essere consultato qui.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Riproporre una educazione integrale, offerta da testimoni credibili e mirata a restituire punti di riferimento ai giovani di oggi: è la risposta che Benedetto XVI indica per far fronte alla “emergenza educativa” che, a suo avviso, colpisce molti Paesi. “Quando in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno un senso alla vita, si diffonde facilmente, tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare al proprio compito, e ancor prima il rischio di non comprendere più quale sia il proprio ruolo e la propria missione. Così i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, pur circondati da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo dalle prove e dalle difficoltà della vita, si sentono alla fine lasciati soli davanti alle grandi domande che nascono inevitabilmente dentro di loro, come davanti alle attese e alle sfide che sentono incombere sul loro futuro”. Sono parole della riflessione che il Papa ha proposto oggi ai vescovi italiani, riuniti in Vaticano per la loro la loro 58ma assemblea generale. Per l'intera comunità cristiana, ha proseguito, “l'emergenza educativa assume un volto ben preciso: quello della trasmissione della fede alle nuove generazioni. Anche qui, in certo senso specialmente qui, dobbiamo fare i conti con gli ostacoli frapposti dal relativismo, da una cultura che mette Dio tra parentesi e che scoraggia ogni scelta davvero impegnativa e in particolare le scelte definitive, per privilegiare invece, nei diversi ambiti della vita, l'affermazione di se stessi e le soddisfazioni immediate”. Da parte della Chiesa, allora, si tratta di “dare un più spiccato profilo di evangelizzazione alle molte forme e occasioni di incontro e di presenza che tuttora abbiamo con il mondo giovanile”. Accanto a parrocchie, oratori e scuole ed ai rapporti personali, il Papa ha citato i grandi appuntamenti come la Giornata della gioventù di Sydney, a luglio, che “sono l'espressione comunitaria, pubblica e festosa di quell'attesa, di quell'amore e di quella fiducia verso Cristo e verso la Chiesa che permangono radicati nell'animo giovanile”. “Anche nel più ampio contesto sociale – ha detto ancora - proprio l'attuale emergenza educativa fa crescere la domanda di un’educazione che sia davvero tale: quindi, in concreto, di educatori che sappiano essere testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori su cui è possibile costruire sia l’esistenza personale sia progetti di vita comuni e condivisi. Questa domanda, che sale dal corpo sociale e che coinvolge i ragazzi e i giovani non meno dei genitori e degli altri educatori, già di per sé costituisce la premessa e l’inizio di un percorso di riscoperta e di ripresa che, in forme adatte ai tempi attuali, ponga di nuovo al centro la piena e integrale formazione della persona umana”. Il Papa ha infine ripetuto ai vescovi italiani quanto disse ad aprile a quelli statunitensi: “Quali annunciatori del Vangelo e guide della comunità cattolica, voi siete chiamati anche a partecipare allo scambio di idee nella pubblica arena, per aiutare a modellare atteggiamenti culturali adeguati”. “Nel quadro di una laicità sana e ben compresa – ha concluso - occorre pertanto resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei maggiori problemi sociali e morali”.

mercoledì, maggio 28, 2008

Don Zeno in tv stasera



Ieri sera è andata in onda la prima puntata della fiction televisiva su Don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadelfia. Pare che sia stata seguita, con successo, da 5.800.000 spettatori. Questo è segno che se in tv fanno vedere roba normale, la gente la vede e la preferisce alle porcherie (vedi le fiction su Don Bosco interpretata da Flavio Insinna, quella su don Gnocchi e tante altre di successo). E' segno che se ci fosse un'educazione del popolo (come disse la buon'anima di quel sant'uomo di don Giussani) tutti starebbero bene.

E' una bella cosa e parla di un uomo vero e vivo, questa fiction.

Consigliamo a tutti di vedere la seconda puntata, questa sera, su Rai 1 in prima serata (per capirci, dopo Flavio Insinna e i suoi pacchi).

Nelle foto, don Zeno quello vero e quello della fiction interpretato dall'attore Giulio Scarpati.

martedì, maggio 27, 2008

Un passaggio del discorso del Card. Bagnasco.


Il Card. Angelo Bagnasco ha pronunciato ieri la prolusione introduttiva della 58° assemblea della Conferenza Episcopale Italiana.
Ha toccato molti temi interessanti, e per questo potete andare a leggere qui l'articolo del nostro amico giornalista de Il Giornale Andrea Tornielli.
Questo passaggio qui sotto ci è sembrato particolarmente significativo:

«L’annuncio kerigmatico oggi cattura più solitamente dall’inizio, perché è realmente il fascino esercitato dalla persona di Gesù a colpire, per contrasto, magari come ragione di un evento che turba o come senso profondo di una testimonianza di vita che colpisce e sgomenta. Ma anche come reazione abissalmente altra rispetto al vuoto desolante, rispetto ai progetti di de-costruzione che passano per l’assunzione delle droghe o dell’alcol, per i riti dell’assordimento e dello stordimento. Cristo allora diventa come il risveglio inaudito ad una vita diversa, radicalmente altra, ideale subito concreto e pertinente, principio riordinatore di un’esistenza via via capace di altri sapori e di altri riti. È da qui, dall’evento dell’incontro già nitido ma non ancora completo, che può iniziare il cammino della conoscenza che, oggi forse ancor più di ieri, converge fino ad essere un tutt’uno con quello della conversione, ossia di una vera metà-noia che porterà i giovani, con i ritmi di ogni crescita, con gli inevitabili alti-e-bassi di ogni ascesi, ad assumere su di sé “il grande sì della fede”, lasciandosi personalmente sagomare da esso nella propria e specifica esistenza, con i suoi talenti e la sua vocazione».

sabato, maggio 24, 2008

L'ha detto Pier Giorgio - 6


Noi, che per grazia di Dio siamo cattolici, non dobbiamo sciupare i più begli anni della nostra vita, dobbiamo temprarci per essere pronti a sostenere le lotte che dovremo certamente combattere per il compimento del nostro programma e per dare così in un non lontano avvenire alla nostra Patria giorni più lieti ed una società moralmente sana. Ma per tutto ciò occorre la preghiera continua per ottenere da Dio quella grazia senza la quale le nostre forze sono vane.
(Pier Giorgio Frassati)

Pier Giorgio vivo - 7


Pier Giorgio nelle pratiche di pietà, nelle manifestazioni, nei cortei religiosi non so descriverlo, ma lo vedo. Vedo i suoi larghi segni di croce, sento la sua voce dominare la recita del rosario e i canti. Lo vedo nel grande Congresso eucaristico, nelle annuali processioni del Corpus Domini, della Consolata, e di Maria Ausiliatrice, sempre animato da grande entusiasmo.

(Ing. Giuseppe Inzerra)

giovedì, maggio 22, 2008

l parroco di Baghdad sequestrato nel 2006 racconta il suo mese in catene


Dal settimanale Tempi prendiamo questa interessante testimonianza di padre Saad Sirop Hanna, ex parroco 36enne di San Giacomo a Dora, Baghdad, nell'articolo di Rodolfo Casadei.

Cliccando qui verrete riportati alla pagina di Tempi.

Eccone le prime righe:

"Rumore di armi automatiche che vengono assemblate e di otturatori metallici che scattano. Il bagagliaio della Mercedes si apre e l’ostaggio, legato mani e piedi e bendato, viene sollevato e lasciato cadere a terra come un sacco. «Questo qui diventerà musulmano», esclama la voce beffarda di quello che sembra essere il capo dei sequestratori. «Ehi, tu!», si rivolge all’uomo a terra. «È vero che diventerai musulmano?». La voce dell’ostaggio è insieme impaurita e ostinata: «No, non diventerò musulmano». «Bada, prete. Non farmi arrabbiare. L’islam è la vera religione e tu diventerai musulmano!». «No! La vera religione è il cristianesimo, e io resterò cristiano!». «Vedremo», taglia corto l’uomo, un po’ sorpreso dalla reazione. Con modi bruschi l’ostaggio viene spinto verso il luogo (uno spiazzo fra le palme a due ore da Baghdad) dove trascorrerà la maggior parte della sua cattività. Sarà rilasciato dopo 28 giorni. Un po’ denutrito. Un po’ indolenzito per le razioni di botte prese. Ma ancora cristiano, come quando era arrivato".

Papa: se la fede è viva, la cultura cristiana “non è retaggio del passato”



Illustrando la figura di San Romano il Melode, “grande poeta e compositore”, Benedetto XVI dice che egli dimostra che “le icone parlano all’uomo del presente”e “le cattedrali non sono monumenti medievali, ma case di vita, dove incontriamo Dio e ci incontriamo l'uno con l'altro”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Se la fede è viva, la cultura cristiana “non è retaggio del passato”, ma realtà attuale e presente: l”e icone parlano all’uomo del presente”. e le cattedrali non sono solo esempi di arte antica, ma “luoghi ove incontriamo Dio e ci incontriamo l’un l’altro”, così come la grande musica, il gregoriano, ma anche Mozart.

Sulle tracce di San Romano il Melode, padre della Chiesa del VI secolo, maggiore poeta religioso bizantino, Benedetto XVI ha parlato della attualità della cultura cristiana nel discorso che ha rivolto alle 15mila persone presenti per l’udienza generale, che la pioggia che da giorni cade su Roma ha costretto a dividere tra la basilica di San Pietro e l’aula Paolo VI.

Il Papa ha ricordato che il suo nome deriva dal fatto che le sue omelie erano metriche, cantate, e che secondo la tradizione, sarebbe stata la Madonna a suscitare la sua vocazione, in una vigilia di Natale, dandogli un rotolo da inghiottire; e lui, l'indomani, avrebbe improvvisato il suo primo inno, dedicato alla Natività.

Il suo essere “vicino al popolo”, si riflette in un “modo vivace e molto personale di parlare di Gesù”: “luce contro le tenebre”, “ponte che non brucia”, “lucerna inestinguibile”. “La forza di convinzione delle sue predicazioni è fondata nella grande coerenze tra le sue parole e la sua vita”. La sua teologia non entra nei grandi temi discussi nel suo tempo, è “semplice ma fondamentale”, “è soprattutto vicino alla pietà popolare, alla conoscenza del cuore cristiano”.

“La fede è amore e perciò crea poesia e musica; la fede è gioia, perciò crea bellezza. Romano il Melode è uno di questi poeti, è compositore teologo, uno dei più rappresentativi autori di inni liturgici, testimone eminente del sentimento religioso della sua epoca, creatività del pensiero teologico”. “Grande poeta e compositore, dimostra che la cultura cristiana è nata dalla fede”, “dal cuore”; è “una grande eredità culturale che rimane viva e presente se la fede rimane viva”. “Le icone parlano all’uomo del presente”e “le cattedrali non sono monumenti medievali, ma case di vita, dove incontriamo Dio e ci incontriamo l'uno con l'altro”. Ed anche “la grande musica gregoriana, ed anche Bach o Mozart cantati in chiesa non sono cose del passato”. Se la fede è viva la cultura cristiana non diventa passato, ma diventa viva e presente".

Oltre 500 cattolici cinesi a Roma per pregare insieme al Papa per la Cina

Le comunità cinesi in Italia si sono date appuntamento il 24 maggio nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, per celebrare insieme la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina decisa da Benedetto XVI. La messa sarà presieduta dal card. Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.


Roma (AsiaNews) – Pregare per la Chiesa cinese, per le vittime del terremoto e dimostrare l’unità dei cattolici cinesi con il Papa. Sono questi gli scopi principali che muovono le comunità di cattolici cinesi in Italia, che parteciperanno alla messa solenne celebrata a Santa Maria Maggiore a Roma il prossimo 24 maggio, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina. L'incontro di preghiera è promosso dall'Ufficio Migrantes della Conferenza episcopale italiana, che si occupa degli immigrati.

La decisione di dedicare il 24 maggio di ogni anno a questa preghiera è stata presa da Benedetto XVI nella sua Lettera ai cattolici cinesi, pubblicata nel giugno dello scorso anno. In quel giorno, i fedeli di tutta la Cina festeggiano la memoria liturgica di Maria Aiuto dei cristiani, venerata nel santuario di Sheshan, vicino a Shanghai. La messa di Roma sarà presieduta dal card. Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, e concelebrata da sacerdoti cinesi ed italiani.

Secondo p. Pietro Cui, questa incontro di preghiera “ha due scopi principali: il primo è quello di pregare per la Cina e per la Chiesa cinese, ed il secondo è quello di formare in maniera più compatta il gruppo di migranti cinesi cattolici in Italia, che in questo modo possono conoscersi e sentirsi più uniti”.

Per aiutare questa unione, “la comunità cinese presente alla celebrazione – più di 500 persone provenienti da ogni parte del Paese – avrà diversi appuntamenti comuni: la messa alle 11.30 del mattino, il pranzo al Collegio Urbano alle 14.00 e l’Angelus recitato dal Papa in piazza S. Pietro il 25 maggio”. Per l'occasione la Libreria editrice vaticana ha pubblicato un apposto libretto contenente la preghiera scritta da Benedetto XVI in lingua italiana e cinese.

Nel corso del pomeriggio del 24, ogni comunità presenterà sé stessa alle altre: “Un modo – dice p. Cui – per sentire la viva voce dei nostri fratelli cattolici di Firenze, Prato, Napoli, Treviso e tutta Italia. Presentarsi aiuta anche la nostra missione sacerdotale: impariamo a conoscere il nostro gregge e ad unificare l’impegno pastorale”.

Proprio da Prato verranno circa 50 cattolici guidati da p. Giuseppe Zhao, che ad AsiaNews dice: “Questo sarà un pellegrinaggio di formazione, in cui vogliamo dimostrare la nostra unità con il Papa e con la Chiesa cinese. Servirà anche ad unire i cattolici cinesi d’Italia, attraverso lo scambio di esperienze e la condivisione della preghiera”.

Al ritorno a Prato, continua p. Zhao, “avremo un momento comune anche con i nostri fratelli italiani, in cui pregare per le vittime ed i sopravvissuti del disastroso terremoto che ha colpito il Sichuan. Queste saranno ricordate anche durante la celebrazione di Roma, ma credo sia importante che ogni comunità ne porti la memoria nel luogo in cui vive”.

lunedì, maggio 19, 2008

Il Papa ai giovani: Gesù è l'amico che non tradisce!


Qui sotto una significativa parte del discorso che Papa Benedetto XVI ha tenuto ieri ai giovani di Genova. Merita di essere letto, ripensato, imparato a memoria.
Il testo discorso del Papa ai giovani lo trovate qui.

(...) Vi ringrazio per quell’entusiasmo che deve sempre caratterizzare la vostra anima non solo negli anni giovanili, pieni di aspettative e di sogni, ma sempre, anche quando gli anni della giovinezza saranno passati e sarete chiamati a vivere altre stagioni. Ma nel cuore dobbiamo tutti rimanere giovani! E’ bello essere giovani ed oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani, e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato, visibilmente passato. E mi domando – ho riflettuto – perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra che ci siano due elementi determinanti. La gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé, tutto è futuro, tempo di speranza. Il futuro è pieno di promesse. Ad essere sinceri, dobbiamo dire che per molti il futuro è anche oscuro, pieno di minacce. Non si sa: troverò un posto di lavoro? Troverò una casa? Troverò l’amore? Che sarà il mio vero futuro? E davanti a queste minacce, il futuro può anche apparire come un grande vuoto. Perciò oggi, non pochi vogliono arrestare il tempo, per paura di un futuro nel vuoto. Vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita. E così l’olio nella lampada è consumato, quando comincerebbe la vita. Perciò è importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro, anche con rinunce. Chi ha scelto Dio, ancora nella vecchiaia ha un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Quindi, è importante scegliere bene, non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, Dio rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo, e nella luce di questa scelta, che ci offre allo stesso tempo una compagnia nel cammino, una compagnia affidabile che non mi lascia mai, nella luce di questa scelta si trovano i criteri per le altre scelte necessarie. Essere giovane implica essere buono e generoso. E di nuovo la bontà in persona è Gesù Cristo. Quel Gesù che voi conoscete o che il vostro cuore cerca. Lui è l’Amico che non tradisce mai, fedele fino al dono della vita in croce. Arrendetevi al suo amore! Come portate scritto sulle magliette preparate per questo incontro: “scioglietevi” davanti a Gesù, perché solo Lui può sciogliere le vostre ansie e i vostri timori e colmare le vostre attese. Egli ha dato la vita per noi, per ciascuno di noi. Potrebbe mai tradire la vostra fiducia? Potrebbe Egli condurvi per sentieri sbagliati? Le sue sono le vie della vita, quelle che portano ai pascoli dell’anima, anche se salgono verso l’alto e sono ardite. E’ la vita spirituale che vi invito a coltivare, cari amici. Gesù ha detto: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5). Gesù non fa giri di parole, è chiaro e diretto. Tutti lo comprendono e prendono posizione. La vita dell’anima è incontro con Lui, Volto concreto di Dio; è preghiera silenziosa e perseverante, è vita sacramentale, è Vangelo meditato, è accompagnamento spirituale, è appartenenza cordiale alla Chiesa, alle vostre comunità ecclesiali.
Ma come si può amare, entrare in amicizia con chi non si conosce? La conoscenza spinge all’amore e l’amore stimola la conoscenza. E’ così anche con Cristo. Per trovare l’amore con Cristo, per trovarlo realmente come compagno della nostra vita, dobbiamo innanzitutto conoscerlo. Come quei due discepoli che lo seguono dopo le parole del Battista e dicono in modo timido: “Rabbì, dove abiti?”, vogliono conoscerlo da vicino. E’ lo stesso Gesù che, parlando con i discepoli, distingue: “Chi dice la gente chi io sia”, riferendosi a coloro che lo conoscono da lontano, per così dire, “di seconda mano”, e “Chi dite voi chi io sia?”, riferendosi a coloro che lo conoscono “di prima mano”, avendo vissuto con Lui, essendo entrati realmente nella sua vita personalissima fino ad essere testimoni della sua orazione, del suo dialogo con il Padre. Così anche per noi è importante non ridurci semplicemente alla superficialità dei tanti che hanno sentito qualcosa di Lui - che era una grande personalità ecc. - ma entrare in una relazione personale per conoscerlo realmente. E questo esige la conoscenza della Scrittura, dei Vangeli soprattutto, dove il Signore parla con noi. Non sempre sono facili queste parole, ma entrando in esse, entrando in dialogo, bussando alla porta delle parole, dicendo al Signore “Aprimi”, troviamo realmente parole di vita eterna, parole vive per oggi, attuali come lo erano in quel momento e come lo saranno in futuro. Questo colloquio con il Signore nella Scrittura deve essere sempre anche un colloquio non solo individuale, ma comunionale, nella grande comunione della Chiesa, dove Cristo è sempre presente, nella comunione della liturgia, dell’incontro personalissimo della Santa Eucaristia e del sacramento della Riconciliazione, dove il Signore dice a me “Ti perdono”. E anche un cammino molto importante è aiutare i poveri bisognosi, avere tempo per l’altro. Ci sono tante dimensioni per entrare nella conoscenza di Gesù. Naturalmente anche le vite dei Santi. Avete tanti Santi qui in Liguria, a Genova, che ci aiutano a trovare il vero volto di Gesù. Solo così, conoscendo personalmente Gesù, possiamo anche comunicare questa nostra amicizia agli altri. Possiamo superare l’indifferenza. Perché anche se appare invincibile – in effetti, qualche volta l’indifferenza sembra che non abbia bisogno di un Dio - in realtà, tutti sanno che qualcosa manca nella loro vita. Solo avendo scoperto Gesù, si rendono conto: “Era questo che aspettavo”. E noi, quanto più siamo realmente amici di Gesù, tanto più possiamo aprire il cuore anche agli altri, perché anche loro diventino veramente giovani, avendo cioè davanti a sé un grande futuro.
Al termine del nostro incontro avrò la gioia di consegnare il Vangelo ad alcuni di voi come segno di un mandato missionario. Andate, carissimi giovani, negli ambienti di vita, nelle vostre parrocchie, nei quartieri più difficili, nelle strade! Annunciate Cristo Signore, speranza del mondo. Quanto più l’uomo si allontana da Dio, la sua Sorgente, tanto più smarrisce se stesso, la convivenza umana diventa difficile, e la società si sfalda. State uniti tra voi, aiutatevi a vivere e a crescere nella fede e nella vita cristiana, per poter essere testimoni arditi del Signore. State uniti, ma non rinchiusi. Siate umili, ma non pavidi. Siate semplici, ma non ingenui. Siate pensosi, ma non complicati. Entrate in dialogo con tutti, ma siate voi stessi. Restate in comunione con i vostri Pastori: sono ministri del Vangelo, della divina Eucaristia, del perdono di Dio. Sono per voi padri e amici, compagni della vostra strada. Voi avete bisogno di loro, e loro – noi tutti – abbiamo bisogno di voi.
Ciascuno di voi, cari giovani, se resta unito a Cristo e alla Chiesa può compiere grandi cose. E’ questo l’augurio che vi lascio come una consegna. Do un arrivederci a Sydney a quanti tra voi si sono iscritti a partecipare all’Incontro mondiale di luglio, e lo estendo a tutti, perché chiunque potrà seguire l’evento anche da qui. So che in quei giorni le diocesi organizzeranno appositamente dei momenti comunitari, perché vi sia veramente una nuova Pentecoste sui giovani del mondo intero (...).

Papa: Movimenti ecclesiali, importante novità del Concilio, ancora incompresi


Città del Vaticano (AsiaNews) – “I movimenti ecclesiali e le nuove comunità sono una delle novità più importanti suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa per l’attuazione del Concilio Vaticano II….Una tale novità attende ancora di essere adeguatamente compresa alla luce del disegno di Dio e della missione della Chiesa negli scenari del nostro tempo”: lo ha detto il papa parlando a 100 vescovi da 53 Paesi del mondo, giunti a Roma su invito del Pontificio Consiglio per i laici.

L’udienza con il pontefice ha concluso il seminario organizzato dal dicastero vaticano “per riflettere e dialogare sulla realtà dei movimenti nella Chiesa”. Il seminario si è svolto dal 15 al 17 maggio a Rocca di Papa (Roma), e ha visto la presenza di molti rappresentanti e fondatori di movimenti e nuove comunità.

Benedetto XVI non ha mai nascosto la sua simpatia verso i movimenti ecclesiali. Anche da cardinale prefetto della Dottrina della fede, nel ’99 aveva partecipato a un altro seminario promosso dal Consiglio per i laici, dove aveva difeso la “coessenzialità” dei movimenti all’elemento istituzionale della Chiesa. Il 3 giugno 2006, da papa, ha voluto radunare otre 100 movimenti ecclesiali in piazza san Pietro, vedendo in essi “il segno luminoso della bellezza di Cristo, e della Chiesa, sua Sposa".

Nel discorso di oggi il papa ricorda con gratitudine “l’imprevista irruzione” a ridosso del Concilio Vaticano II delle “nuove realtà laicali che, in forme varie e sorprendenti, ridonavano vitalità, fede e speranza a tutta la Chiesa”. Grazie ad essi l’appartenenza alla Chiesa veniva vista come un valore e non come un peso; risvegliando “un vigoroso slancio missionario, mosso dal desiderio di comunicare a tutti la preziosa esperienza dell’incontro con Cristo, avvertita e vissuta come la sola risposta adeguata alla profonda sete di verità e di felicità del cuore umano”.

Per integrare la novità di queste esperienze nel tessuto ecclesiale, non sono mancati “numerosi interventi di richiamo e di orientamento da parte dei Pontefici, che hanno avviato un dialogo e una collaborazione sempre più approfonditi a livello di tante Chiese particolari”. In questo modo “sono stati superati non pochi pregiudizi, resistenze e tensioni”. Ora rimane però da assolvere il compito di una “più matura comunione di tutte le componenti ecclesiali, perché tutti i carismi, nel rispetto della loro specificità, possano pienamente e liberamente contribuire all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo”.

Partendo dal tema del seminario appena concluso – una frase detta dal papa ai vescovi tedeschi nel 2006, “Andate ai movimenti con tanto amore” - il pontefice ha esortato i pastori ad “andare incontro con molto amore ai movimenti e alle nuove comunità… a conoscere adeguatamente la loro realtà, senza impressioni superficiali o giudizi riduttivi”. Diverse volte il pontefice ripete che “i movimenti ecclesiali e le nuove comunità non sono un problema o un rischio in più, che si assomma alle nostre già gravose incombenze. No! Sono un dono del Signore, una risorsa preziosa per arricchire con i loro carismi tutta la comunità cristiana.... Difficoltà o incomprensioni su questioni particolari non autorizzano alla chiusura”.

Quel che si può temere è un viaggiare su linee parallele, ognuno per conto suo, i vescovi da una parte, i movimenti dall’altra. Ciò sarebbe un impoverimento degli uni e degli altri. Così Benedetto XVI esorta i pastori a “un servizio di discernimento” e di “correzione” sui valori dei movimenti e allo stesso tempo, a resistere “alla tentazione di uniformare ciò che lo Spirito Santo ha voluto multiforme per concorrere all’edificazione e alla dilatazione dell’unico Corpo di Cristo, che lo stesso Spirito rende saldo nell’unità”.

Il papa ricorda che i movimenti, “fieri della loro libertà e della fedeltà al loro carisma”, hanno dimostrato già in passato che “fedeltà e libertà sono assicurate, e non certo limitate, dalla comunione ecclesiale, di cui i Vescovi, uniti al Successore di Pietro, sono ministri, custodi e guide”.

sabato, maggio 17, 2008

L'ha detto Pier Giorgio - 5



In questi giorni alterno l'arido studio con la meravigliosa lettura di sant' Agostino. Attraverso quelle potenti confessioni si prova un po' della gioia che un giorno sarà riservata a coloro che moriranno nel segno della Croce. Oggi amaramente rimpiango di aver spesso perduto il mio tempo e di avere aspettato alla mia tarda età a gustare simili pure gioie.


Pier Giorgio vivo -6













Non faceva certo mistero della sua convinzione
religiosa che in ogni occasione tenacemente difendeva. In occasione di escursioni domenicali non esitava a insistere, sia pure con molto tatto, presso gli organizzatori delle escursioni medesime affinchè l'orario fosse cambiato in modo da consentire ai partecipanti che lo avessero desiderato, di poter assistere alla messa.




(Prof. Massimo Fenoglio)

venerdì, maggio 16, 2008

Guardare ai movimenti ecclesiali come a un “dono provvidenziale”, ricorda il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici

Da Zenit

di Marta Lago

ROCCA DI PAPA, giovedì, 15 maggio 2008 (ZENIT.org).- Il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici esorta i Vescovi del mondo a vedere i movimenti ecclesiali e le nuove comunità non come un “problema”, ma come “un dono provvidenziale” che la Chiesa deve accogliere con gratitudine e responsabilità.

Così il Cardinale Stanisław Ryłko ha aperto questo giovedì il Seminario di Studio – convocato dal dicastero a Rocca di Papa, vicino Roma – nel corso del quale un centinaio di presuli di più di 50 Paesi dei cinque continenti approfondisce il significato teologico-ecclesiale e pastorale del fenomeno dei movimenti ecclesiali, così come il dovere dei pastori di fronte a questi.

Chiave di queste giornate è l'invocazione comunitaria dello Spirito Santo per “meglio conoscere e comprendere il disegno di Dio racchiuso in questi nuovi carismi, discernerne correttamente la genuinità e l'uso ordinato in seno alle comunità cristiane, accoglierli con fiducia e gratitudine nel tessuto delle Chiese affidate alla nostra cura pastorale” e fornire l'accompagnamento “nella loro missione con vero senso di paternità spirituale”, ha spiegato il Cardinale.

L'esortazione di Benedetto XVI a un gruppo di Vescovi tedeschi nel 2006, “Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore”, è la linea guida del Seminario, fondato sul magistero degli ultimi due Pontefici sulle nuove realtà ecclesiali – alle quali hanno sempre guardato con fiducia –, “uno dei frutti più significativi del Concilio Vaticano II”, sottolinea il porporato.

“Ancora una volta – ha aggiunto –, lo Spirito Santo è intervenuto nella storia, facendo dono alla Chiesa di carismi portatori di uno straordinario dinamismo missionario e rispondendo così tempestivamente alle drammatiche sfide della nostra epoca”, tra le quali Papa Karol Wojtyla rimarcava il dominio di “una cultura secolarizzata che fomenta e reclamizza modelli di vita senza Dio”.

“È innegabile”, ha continuato il Cardinale Ryłko, che “movimenti e nuove comunità sono diventati per milioni di battezzati, in ogni angolo del pianeta, veri e propri 'laboratori della fede', vere scuole di santità e di missione”, ma sono “una risorsa non ancora conosciuta e valorizzata appieno”.

“I movimenti lanciano la sfida di una Chiesa missionaria, coraggiosamente proiettata verso nuove frontiere”, “e ai nostri giorni la Chiesa ha grande bisogno di aprirsi a questa novità generata dallo Spirito”; “di queste 'cose nuove' dovrebbero essere i pastori della Chiesa ad accorgersi per primi”, “ma sappiamo che non sempre è così”, lamenta il porporato, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici.

“I Pastori – e ciò va sottolineato con forza – non devono guardare a movimenti e nuove comunità come a un 'problema' in più di cui occuparsi, ma piuttosto come a un 'dono provvidenziale' che la Chiesa deve ricevere con gratitudine e senso di responsabilità, per non sprecare la risorsa che essi rappresentano”, ha spiegato.

Elementi di discernimento

Questo dono comporta doveri per i laici e per i Vescovi, ha sottolineato il Cardinale nel suo intervento introduttivo; di fatto, lo stesso Giovanni Paolo II “insisteva molto sul fatto che queste nuove realtà ecclesiali sono chiamate a inserirsi nelle diocesi e nelle parrocchie 'con umiltà'”, “al servizio della missione della Chiesa ed evitando ogni tipo di esclusivismo e di assolutizzazione delle proprie esperienze” o “atteggiamento di superiorità le une nei confronti delle altre”.

Il Pontefice polacco “sollecitava pure i Pastori – Vescovi e parroci – ad accoglierli 'con cordialità' e con paterna sollecitudine”.

Il dovere di discernimento di questi carismi spetta ai pastori della Chiesa e a questo scopo sono di aiuto “cinque 'criteri di ecclesialità'” formulati da Giovanni Paolo II e che il Cardinale Ryłko ha ricordato ai Vescovi partecipanti: “il primato dato, in seno a qualsiasi aggregazione dei fedeli laici, alla vocazione di ogni cristiano alla santità; l'obbedienza al magistero della Chiesa; la testimonianza di una comunione salda e convinta con i vescovi e con il Successore di Pietro; l'evangelizzazione; la presenza incisiva nella società a modo di lievito evangelico”.

Allo stesso modo, come ricorda il porporato, Papa Karol Wojtyla auspicava a proposito dell'identità ecclesiale dei movimenti che “nella Chiesa non vi sia contrasto e contrapposizione tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i movimenti sono un'espressione significativa”.

Entrambe “sono co-essenziali alla costituzione divina della Chiesa fondata da Gesù Cristo – aggiungeva –, perché concorrono insieme a rendere presente il mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondo”.

Alla guida della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, anche il Cardinale Joseph Ratzinger ha fornito punti per il discernimento e l'inserimento di queste nuove realtà nel tessuto delle Chiese particolari. “L'integrazione – diceva – non può mai significare omologazione, perché la comunione ecclesiale non è uniformità assoluta, ma unità nella diversità”.

“Da Pontefice [Joseph Ratzinger] continua a insistere sull'importanza del criterio della docilità all'azione dello Spirito nel seno della comunione ecclesiale”, commenta Ryłko; il Papa segnala anche nei movimenti la loro forza nel testimoniare la bellezza di essere cristiani.

Circa il rapporto “Chiesa/movimenti”, l'attuale Pontefice ha espresso la priorità della regola paolina: “non spegnere i carismi”, e come seconda regola “la Chiesa è una”, e sintetizza le due direttrici nelle parole “gratitudine, pazienza e accettazione anche delle sofferenze che sono inevitabili”, cita il Cardinale.

“Ai Vescovi papa Benedetto XVI chiede senza mezzi termini di 'andare incontro ai movimenti con molto amore – insiste –. Qua e là [essi] devono essere corretti, inseriti nell'insieme della parrocchia o della diocesi. Dobbiamo però rispettare lo specifico carattere dei loro carismi ed essere lieti che nascano forme comunitarie di fede in cui la parola di Dio diventi vita'”.

Più di una semplice accoglienza

Seguendo il magistero di Benedetto XVI, ha spiegato il Cardinale, è necessario un accompagnamento paterno dei nuovi carismi da parte del Vescovo che li accoglie nel seno della propria Chiesa particolare.

“Non basta accogliere un movimento, occorre seguirlo con la dovuta sollecitudine pastorale”, “un compito impegnativo” – sottolinea –, che implica anche “conoscenza delle singole realtà presenti e operanti nella diocesi”, “dialogo paziente” e rispetto di loro carismi specifici.

In questo di compito di accompagnamento, constata, spicca anche il ruolo del Pontificio Consiglio per i Laici, “casa comune dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità ed espressione diretta della paternità del Successore di Pietro nei loro confronti”.

Questi punti chiave del magistero degli ultimi due Pontefici, in perfetta continuità, permettono di comprendere “l'importanza del fenomeno dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità”, anche se continuano a richiedere un approfondimento.

“E pur tuttavia è indubbio che il volto della Chiesa del terzo millennio dipenderà dalla nostra capacità di ascoltare ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa anche mediante questi nuovi carismi – ha ammesso il Cardinale –. Dipenderà, cioè, dalla nostra capacità di lasciarci stupire dallo Spirito Santo e dalla saggezza pastorale di saperne accogliere i doni 'con amore'”.

Benedetto XVI riceverà i partecipanti al Seminario sabato prossimo.


Per la cronaca, il card. Ryłko fu ospite della nostra festa annuale in onore di Pier Giorgio Frassati nel 2002, e in quell'occasione fece una bellissima riflessione sui movimenti e sulla Chiesa, oltre che un interessantissimo intervento su Pier Giorgio. Per chi è interessato, esistono gli atti delle feste di Pier Giorgio Frassati, da cui è possibile attingere anche questo discorso. Chi vuole può richiederli a info@tipiloschi.com

giovedì, maggio 15, 2008

Pier Giorgio vivo - 5



Pier Giorgio commissionava spesso alle nostre suore corone di rosario. A più riprese ne fece fare molte, e sapemmo poi che le regalava come mistico dono ai suoi compagni affinchè potessero assolvere quotidianamente all'ufficio del santo rosario, da lui prediletto tra le preghiere per il grande amore e la grande devozione che portava alla Vergine Santissima.

(Madre Serafina Soro delle Francescane Angeline)

L'ha detto Pier Giorgio - 4

"Ogni giorno che passa mi innamoro perdutamente della montagna... se i miei studi me lo permettessero, passerei intere giornate sui monti a contemplare in quell'aria pura la grandezza del Creatore".



Khoueiry: L'esclusione e il non rispetto delle identità condannano il Libano alla crisi permanente



Vi proponiamo da www.ilsussidiario.net l'intervista a Jocelyn Khoueiry.
Nell'aprile 1975, quando in Libano scoppia la guerra, Jocelyne Khoueiry, appena vent'anni, diviene una combattente. Presto però capisce che la vera battaglia era da combattere ogni giorno, a sostegno dei deboli e dei bisognosi.
ilsussidiario.net l'ha intervistata.

Cliccando qui si viene riportati all'articolo.

Chi vuole sapere di più di questa grande donna può comprare la sua biografia scritta da Nathalie Duplan e Valerie Raulin:
Il Cedro e la Croce-Jocelyne Khoueiry, una donna in prima linea
Edizioni Marietti 1820.

Perché noi Tipi Loschi ci interessiamo al Libano? Perché Pier Giorgio Frassati era amico di tutti i popoli che soffrivano per la libertà o in ragione della loro fede cattolica. Egli diede voce e solidarietà ai cattolici irlandesi e tedeschi attraverso il concreto aiuto, mobilitando il giornale di suo padre e scrivendo anche semplici lettere di solidarietà.

Le braghe su...

La buon'anima di un vecchio nostro amico avrebbe detto: "su le braghe... le braghe su!". Ogni tanto ci vuole qualcuno che mette al loro posto le cose.

Niente Eucaristia al Governatore pro-aborto del Kansas. Parola di Arcivescovo

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Il governatore dello Stato del Kansas (USA), Kathleen Sebelius,è stata interdetta dalla Santa Comunione con un provvedimento dell'arcivescovo di Kansas City, mons. Joseph F. Naumann a causa delle sue posizioni favorevoli all'aborto.
Il 9 maggio in un articolo del giornale diocesano, The Leaven, l'arcivescovo ha scritto che il governatore Sebelius ha comunicato un "messaggio spirituale letale" nel far intendere che si può rimanere in buono stato spirituale mentre si appoggia la richiesta di aborto.
Nell'articolo l'arcivescovo cita anche un progetto di legge su cui il governatore ha messo un veto: The Comprehensive Abortion Reform Act. Il progetto di legge richiedeva che i medici abortisti dovessero informare la donna sugli effetti della pratica abortiva e sulle alternativa ad essa.
Mons. Naumann ha scritto che la posizione del governatore Sebelius sull'aborto è particolarmente dolorosa perchè si dichiara cattolica. L'interdizione dal ricevere la Santa Comunione è stata preceduta da molti incontri dell'arcivescovo con il governatore, che si sono susseguiti per vari mesi "per discutere con lei delle gravi conseguenze spirituali e morali delle sue azioni pubbliche".
Kathleeen Sebelius ha rifiutato di accogliere le osservazioni del suo vescovo e, poichè questa sua presa di posizione pubblica a favore dell'aborto costituisce grave scandalo per i fedeli, l'arcivescovo l'ha pubblicamente invitata a non presentarsi a ricevere la Santa Comunione, pena ulteriori azioni pastorali.
L'arcivescovo ha dichiarato che il governatore sarà accolta all'Eucaristia quando riconoscerà i suoi errori, tramite il Sacramento della Confessione, e ripudierà pubblicamente le sue idee e azioni in appoggio di leggi che promuovono l'aborto.

Pier Giorgio vivo - 4

"Una vera personalità è sempre dominata dall'istinto di simpatia verso tutta la realtà: famiglia, amici, studio, tempo libero e impegno sociale... Tale era l'attitudine di Pier Giorgio per la vita, in un abbraccio consapevole e leale di tutte le condizioni esistenziali, senza rifiutarne alcuna. Un'attitudine che gli consentiva una concezione unitaria di quanto era chiamato a compiere e che lo portava naturalmente verso i grandi orizzonti, senza accontentarsi di soluzioni limitate e provvisorie".

Primo Soldi, Verso l'Assoluto - Pier Giorgio Frassati, nuova edizione 1996, Editrice Jaca Book

martedì, maggio 13, 2008

Il Papa e la 194 - Dichiarazioni di contenuto non astratto.

Il Papa ieri sull'aborto ha dichiarato cose molto molto laiche, molto da uomo preoccupato per il bene della società, ancor prima che cose di contenuto "etico". Se ha detto qualcosa di "eticamente rilevante", lo ha detto nel senso letterale delle parole "ethos" e "mos, -ris", cioè comportamento, e non all'interno di una sfera che il pensiero e la cultura dominante vorrebbero essere del tutto avulsa dalla realtà, strettamente confinata alla coscienza come un luogo inaccessibile e intangibile dalla realtà.

Il Papa ha parlato di bene e male per la società. Ha parlato come i grandi papi dell'alto medioevo, che salvavano il loro popolo dalle orde barbariche.

lunedì, maggio 12, 2008

Papa Benedetto: "Aborto, ulteriore ferita nelle nostre società già gravate da profonde sofferenze".

UDIENZA AI MEMBRI DEL MOVIMENTO PER LA VITA
Alle ore 12.30 di questa mattina, nell’Aula delle Benedizioni, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i membri del Movimento per la vita.

Qui di seguito uno stralcio quasi integrale del discorso. L'intero discorso è reperibile cliccando il nostro titolo. Il Papa parla chiaro. Neretti nostri.

"La vostra visita cade a trent’anni da quando in Italia venne legalizzato l’aborto ed è vostra intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo periodo. Guardando ai passati tre decenni e considerando l’attuale situazione, non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa.

Certamente molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall’altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze.

Tanto impegno, in verità, in questi anni è stato profuso, e da parte non solo della Chiesa, per venire incontro ai bisogni e alle difficoltà delle famiglie. Non possiamo però nasconderci che diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l’esigenza dell’amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro. E’ necessario per questo unire gli sforzi perché le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno.

Per i cristiani resta sempre aperto, in questo ambito fondamentale della società, un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica: proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Per questo, cari fratelli e sorelle, domando al Signore di benedire l’azione che, come Centro di Aiuto alla Vita e come Movimento per la Vita, voi svolgete per evitare l’aborto anche in caso di gravidanze difficili, operando nel contempo sul piano dell’educazione, della cultura e del dibattito politico. E’ necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare. Per chi ha il dono della fede questo diventa un imperativo inderogabile, perché il seguace di Cristo è chiamato ad essere sempre più "profeta" di una verità che mai potrà essere eliminata: Dio solo è Signore della vita. Ogni uomo è da Lui conosciuto e amato, voluto e guidato. Qui soltanto sta l’unità più profonda e grande dell’umanità, nel fatto che ogni essere umano realizza l’unico progetto di Dio, ognuno ha origine dalla medesima idea creatrice di Dio. Si comprende pertanto perché la Bibbia afferma: chi profana l’uomo, profana la proprietà di Dio (cfr Gn 9,5).

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo il cui merito è stato quello di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali, di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Come ho recentemente ricordato, nella mia visita all’ONU, ai membri delle Nazioni Unite, "i diritti umani debbono essere rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori. La promozione dei diritti umani rimane quindi la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza". Per questo è oltremodo lodevole anche il vostro impegno nell’ambito politico come aiuto e stimolo alle Istituzioni, perché venga dato il giusto riconoscimento alla parola "dignità umana". La vostra iniziativa presso la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, nella quale affermate i valori fondamentali del diritto alla vita fin dal concepimento, della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, del diritto di ogni essere umano concepito a nascere e ad essere educato in una famiglia di genitori, conferma ulteriormente la solidità del vostro impegno e la piena comunione con il Magistero della Chiesa, che da sempre proclama e difende tali valori come "non negoziabili".

Cari fratelli e sorelle, incontrandovi il 22 maggio del 1998, Giovanni Paolo II vi esortava a perseverare nel vostro impegno di amore e difesa della vita umana, e ricordava che, grazie a voi, tanti bambini potevano sperimentare la gioia del dono inestimabile della vita. Dieci anni dopo, sono io a ringraziarvi per il servizio che avete reso alla Chiesa e alla società. Quante vite umane avete salvato dalla morte! Proseguite su questo cammino e non abbiate paura, perché il sorriso della vita trionfi sulle labbra di tutti i bambini e delle loro mamme. Affido ognuno di voi, e le tante persone che incontrate nei Centri di aiuto alla vita, alla materna protezione della Vergine Maria, Regina della Famiglia, e mentre vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, di cuore benedico voi e quanti fanno parte dei Movimenti per la Vita in Italia, in Europa e nel mondo".

In Libano le cose peggioreranno, se non si elegge il Presidente


Intervista al nostro caro amico giornalista libanese Camille Eid (qualche anno fa partecipò alla nostra festa di Pier Giorgio) - da www.ilsussidiario.net

Gli ultimi fatti sembrano mostrare che Hezbollah sta diventando sempre più forte in Libano. Questo è forse il segno di una crescente influenza dell’Iran sul paese?
L’Iran continua a godere di una forte influenza in Libano, soprattutto dopo che i siriani hanno “mollato” il paese nel 2005, ed è molto più presente rispetto ad altri attori regionali. Tuttavia, penso che gli ultimi fatti abbiano diminuito questa influenza, proprio perché Hezbollah ha cominciato a occuparsi troppo della politica interna libanese.
In passato, almeno fino a due anni fa, c’era un forte consenso intorno a Hezbollah: i libanesi avevano accettato il fatto che continuasse ad armarsi in nome della liberazione dei territori occupati da Israele o per difendere il paese da eventuali aggressioni esterne. Ma ultimamente Hezbollah si è perso nei “meandri” della politica interna, che sono abbastanza “sporchi” e questo ha danneggiato indirettamente anche l’Iran.
L’offensiva dell’altro giorno nei quartieri di Beirut danneggerà ulteriormente Hezbollah agli occhi degli arabi e dei musulmani in generale, che sono al 90% sunniti e che hanno visto quest’atto come una vera e propria ingerenza nella politica interna.
La crisi libanese è risolvibile dall’interno o è necessario un forte intervento di Onu, Stati uniti o della comunità internazionale in generale?
La situazione non può essere risolta solo dall’interno, e lo si vede nella circostanza critica che riguarda la carica presidenziale: da oltre 5 mesi siamo senza presidente. Questo riflette, almeno in parte, il conflitto in atto che oppone Arabia Saudita ed Egitto da una parte e Siria e Iran dall’altra, e nel quale i libanesi si sentono presi in trappola.
Purtroppo l’Onu, la Francia in particolare, ha già tentato una mediazione tra le parti per arrivare a una soluzione, ma senza esito. Da un paio di mesi è in atto la missione della Lega Araba, il cui Segretario generale, Amr Moussa, non è ancora riuscito a sbloccare la situazione, che nel frattempo si è fatta più ingarbugliata. Questo non deve portare alla conclusione che i libanesi devono essere lasciati soli per risolvere la situazione, ma la comunità internazionale deve prendere atto che in Libano nessuna parte (proprio nessuna) può imporre la propria opinione sull’altra. Bisogna quindi cercare di costruire un consenso tra i libanesi verso un unico obiettivo, al di là dei conflitti regionali in atto. Questo obiettivo credo debba essere l’elezione del presidente.
Non bisogna aspettare che Iran e Arabia Saudita facciano la pace per potere eleggere un presidente in Libano. Bisogna fare pressioni sul parlamento, che deve essere convocato per arrivare a questa elezione. Lo sblocco di questa carica, infatti, porterà allo sblocco di tutte le istituzioni, perché si formerà un nuovo governo, non importa se di unità nazionale o meno, e potrà riprendere il lavoro della Camera.
Se non arriviamo a questo, continueremo a trovarci in un vicolo cieco e le cose non potranno che peggiorare, perché la tensione politica si trasforma facilmente in scontri di piazza e la situazione può sfuggire a qualsiasi tipo di controllo.
Secondo Lei il contingente Unifil sta svolgendo bene il suo ruolo o bisognerebbe cambiare le regole d’ingaggio per renderne più incisiva la presenza?
Sono stato recentemente in Libano e ho visitato diversi contingenti e penso che il lavoro che stanno facendo sia utile.
Le regole d’ingaggio possono anche essere cambiate, ma bisogna capire in quale direzione. Si potrebbe pensare di fare in modo di avere un maggior controllo sul territorio, sui movimenti degli Hezbollah, sull’arrivo delle armi. Ma bisogna stare attenti a non mettere a rischio la vita di questi militari, perché se saranno costretti a trincerarsi nei loro presidi, la loro presenza diventerà inutile.
Credo però che un cambiamento vada fatto, perché da quando il contingente Unifil si è stanziato, Israele ha continuato a sorvolare il territorio libanese, suscitando le proteste dello Stato libanese e di Hezbollah, che da parte sua ha continuato ad armarsi attraverso il confine siriano. Il fatto è che questo contingente non può far altro che registrare e denunciare tali fatti alle Nazioni Unite. Quindi, non ha i mezzi per poter svolgere un grande funzione, ma sul territorio che ha sotto controllo ha fatto tutto quello che doveva fare.
Comunque, sulla possibilità di cambiare le regole di ingaggio, sono d’accordo con quanto ha detto il neo-ministro Frattini: sentiamo i militari che sono lì cosa ne pensano; se c’è qualcosa da cambiare verrà proposto all’Onu, cui spetta la decisione.
Quale ruolo possono giocare i cristiani per risolvere la crisi?
Se fossero tutti uniti intorno a una leadership, politica perlomeno, potrebbero giocare il loro tradizionale ruolo di mediatori, di pacificatori, tra le differenti comunità, che hanno già ricoperto in passato. Attualmente, infatti, i cristiani, dal punto di vista politico, sono divisi in due: ce ne sono alcuni che hanno un “patto d’intesa” con Hezbollah o il movimento Amal, senza per questo essere filo-siriani o filo-iraniani, e che sono simpatizzanti del generale Aoun; ve ne sono poi altri che stanno con “Forze libanesi” o il partito di Gemayel.
Sono contento che per il momento i cristiani non si siano lasciati trascinare negli scontri degli ultimi giorni, e spero che rimangano fuori da questa “bega” che è completamente assurda. Ho comunque qualche timore, perché ho visto molti giovani cristiani alle manifestazioni politiche: loro non hanno mai assistito veramente alla guerra e sembrano tentati di riprendere questa “avventura”. Questo sinceramente non lascia presagire nulla di buono.
Non bisogna poi dimenticare che, a differenza di quanto avviene nelle zone musulmane, dove si sa in quale parte ci sono gli sciiti e in quale i sunniti, nelle zone cristiane è possibile che nella stessa via, nello stesso palazzo, vi siano diverse affiliazioni politiche. Questo, in caso di un conflitto armato, potrebbe comportare situazioni gravissime.
È possibile in qualche modo superare questa divisione fra cristiani?
Il Patriarca maronita ha provato diverse volte a riunire i cristiani, almeno sulle cose comuni, ma finora non vi è riuscito. Ma attualmente è in viaggio all’estero e non si sa quando tornerà, perché l’aeroporto di Beirut è chiuso.
Ognuno pensa, in buona fede, di fare la politica giusta, ma non ci si rende conto che sul terreno queste divergenze politiche, quando si arriva all’insulto o all’accusa di tradimento reciproca, può far sfociare la tensione in scontri nelle piazze e nelle strade.
Spero che in questa circostanza particolare che sta vivendo il Libano si ritrovi il buon senso. Spero questi cristiani si rendano conto che il bene della nazione viene prima di tutti gli interessi particolari.

Ricordare un amico e fare del bene.

L'amico carissimo Carlo Pastori ci segnala questa bella iniziativa per ricordare un amico cui dobbiamo molto, Claudio Chieffo, e per aiutare l'AVSI, un'organizzazione non governativa molto attiva e brava.

Al concerto parteciperà cantando anche uno dei figli di Claudio, Benedetto, che è un caro amico anche lui.

Si farà a Milano il 23 Maggio 2008. Cliccate l'immagine, si ingrandirà e vedrete bene tutto. Partecipate numerosi!!!

Bella e vera citazione

"...viviamo in un territorio occupato dal nemico: ecco che cos'è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato - sbarcato, potremmo dire in incognito - e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio. Quando andiamo in Chiesa, andiamo in realtà ad ascoltare la radio clandestina dei nostri amici".

Clive Staples Lewis, (quello delle Cronache di Narnia)
convertitosi per sua ammissione grazie a Gilbert Keith Chesterton (quello di padre Brown)

venerdì, maggio 09, 2008

L'ha detto Pier Giorgio - 3


Ecco la famosa Grivola, in Val d'Aosta.
Grivola victa est, scrisse in un allegro proclama Pier Giorgio

"Queste ascensioni alpine hanno in sé una strana magia, e per quante volte si ripetano e per quanto una possa assomigliare all'altra, non annoiano mai, così come non annoia mai l'eterna vicenda della primavera, che invece riempie l'anima di viva letizia".

(da una lettera di Pier Giorgio, il giorno dopo la conquista della Grivola)

Pier Giorgio vivo - 3

"Ammiravo la sua aria franca e coraggiosa con la quale portava al cospetto del mondo le sue idee religiose. La sua era una fede prorompente".

(Un testimone della vita di Pier Giorgio,
riportato in Primo Soldi, Verso l'Assoluto - Pier Giorgio Frassati, Edizioni Jaca Book, 1996)

giovedì, maggio 08, 2008

L'ha detto Pier Giorgio - 2

"La Fede datami nel battesimo mi suggerisce con voce sicura: da te non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione, allora si, arriverai fino alla fine...".

(da una lettera del 15 Gennaio 1925)

Sta per arrivare la festa del beato Pier Giorgio Frassati 2008!

Il 21 Giugno 2008 partirà la Festa del beato Pier Giorgio Frassati 2008, l'evento più impegnativo dell'anno per la nostra Compagnia, che si protrarrà come sempre sino al 4 Luglio, giorno della memoria liturgica del Nostro Caro Amico Pier Giorgio.

E' ovvio che intendiamo invitare tutti a questo avvenimento bello e significativo, col quale vogliamo mettere in mostra la vitalità e la bellezza del cristianesimo, dell'essere di Gesù Cristo.

Appena avremo le ultime conferme, provvederemo a rendere noto il programma, che a grandi linee è già abbastanza definito.

Diffondete la voce e fate partecipare tutti!

L'Inter dal Papa - Zanetti: "Sono cattolico e praticante fin da bambino e credo fermamente che senza Cristo l'uomo non possa vivere pienamente".


CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha ricevuto questo mercoledì i dirigenti e i giocatori dell'Inter durante l'udienza generale.

Il capitano, Javier Zanetti, gli ha consegnato una maglietta della squadra con il suo nome, "Benedetto XVI".
"Sono cattolico e praticante fin da bambino e credo fermamente che senza Cristo l'uomo non possa vivere pienamente -ha dichiarato il giocatore-. La benedizione del Papa è uno stimolo in più per farci comprendere il nostro ruolo di testimoni cristiani, in famiglia e nello sport, e il dovere di stare vicino alle persone meno fortunate, soprattutto i bambini".
Al termine dell'udienza, il Papa ha posato per una fotografia con la squadra, guidata dal suo presidente, Massimo Moratti, che ha rivelato come per i membri dell'Inter sia stato un "grande onore" essere ricevuti dal Papa.

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Finalmente un calciatore sano! Frassati era uno sportivo, ed allora uno che dice queste cose merita di essere evidenziato, perché sono tutt'altro che scontato in un mondo come quello del calcio di oggi che spesso vive di finzione, apparenza e falsi miti.
In verità noi Tipi Loschi abbiamo la fortuna di avere per amico un altro bravo calciatore cattolico, Davide Desideri, oggi in forza al Bari, ospite della nostra festa lo scorso anno.
Bravo Zanetti! (e bravo pure Desideri!).

Pier Giorgio vivo - 2

"... Lo ricordo come un giovane bruno, forte, robusto, pino di vitalità irrompente ed espressiva. Quando arrivava lui al Politecnico era come se fosse arrivata una ventata di vita".

(Un testimone della vita di Pier Giorgio,
riportato in Primo Soldi, Verso l'assoluto - Pier Giorgio Frassati, edizioni Jaca Book 1996)

Benedetto XVI esorta a promuovere l'amore per l'Eucaristia perché nascano gruppi di "adoratori" di Gesù Sacramentato.

E' l'appello che ha rinnovato questo mercoledì, al termine dell'Udienza Generale celebrata in Piazza San Pietro in Vaticano, salutando il pellegrinaggio diretto dalle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento per la beatificazione della loro fondatrice.

La Basilica papale di San Giovanni in Laterano ha accolto sabato il rito con cui è stata elevata agli altari Maria Maddalena dell'Incarnazione, al secolo Caterina Sordini.
Tra l'altro il Papa ha affermato: "Incoraggio a promuovere sempre più l'amore per l'Eucarestia affinché sorgano, accanto ad ogni Monastero dell'Ordine, gruppi di 'adoratori'".

Diamo evidenza a questa notizia perché Pier Giorgio era un convinto e fervente adoratore di Gesù Eucarestia, e perché i Tipi Loschi almeno una volta al mese promuovono una notte di adorazione a Gesù Sacramento.

I genitori di Teresa di Lisieux sulla via della beatificazione - Riesumazione dei resti di Louis e Zélie Martin



Louis e Zélie Martin, i genitori di Santa Teresa di Lisieux, potrebbero essere presto dichiarati beati. Nel contesto del loro processo di beatificazione devono essere riesumati, indica un comunicato del Santuario di Lisieux.
Il corpo dei genitori di Santa Teresa, proclamati "venerabili" nel 1994, verrà presto riesumato nella più stretta intimità in vista di una traslazione nella cripta della Basilica.
Nella celebrazione del 150° anniversario del loro matrimonio, molti dei pellegrini che accorrono a Lisieux attendono una loro prossima beatificazione.
In occasione della traslazione delle reliquie di Santa Teresina a Roma, padre Antonio Sangalli, carmelitano, ha ricordato nel novembre scorso l'importanza di pregare per la beatificazione dei genitori della santa, così come "per la famiglia di oggi".
La Congregazione per le Cause dei Santi ha pubblicato un decreto, approvato da Benedetto XVI, riconoscendo che i Martin vissero le virtù della fede, della speranza e della carità in modo eroico.
La guarigione presumibilmente miracolosa di un neonato di Monza è attualmente all'esame degli esperti della Congregazione. I suoi familiari si erano affidati all'intercessione dei coniugi Martin per chiedere a Dio la guarigione del figlio.

Pubblichiamo questa notizia perché a noi Tipi Loschi sono ben note le vite di Santa Teresina e dei suoi santi genitori, e perché è una cosa utile e buona per tutti.
Consigliamo a tutti di leggere la vita dei due venerabili presente nel volume Ritratti di Santi edito da Jaca Book di cui è autore il carmelitano padre Antonio Sicari.

Mons. Paolo Pezzi a Ravenna


Ci è arrivato questo invito che volentieri giriamo a tutti, soprattutto agli affezionati al nostro blog che si trovino da quelle parti.

Domenica 11 maggio 2008 alle ore 21.00 presso la Basilica di San Vitale in Ravenna, interverrà il nostro amico Monsignor Paolo Pezzi, ora Arcivescovo della Madre di Dio a Mosca.

Organizzano gli amici del Centro culturale Pier Giorgio Frassati di Ravenna. L'incontro avrà come tema: Cercare la Bellezza: tra Oriente ed Occidente.

Ci permettiamo di chiamare mons. Paolo Pezzi amico perché intervenne alla nostra festa annuale qualche anno fa lasciandoci una bellissima testimonianza sulla sua vita missionaria e rimanendo in rapporto con noi in questi anni, e di questi gli siamo sempre grati. Gli auguriamo ancora una volta ogni bene in questo suo nuovo servizio alla Chiesa.

mercoledì, maggio 07, 2008

L'ha detto Pier Giorgio - 1


Iniziamo una seconda nuova rubrica dal titolo L'ha detto Pier Giorgio. Eccone un piccolo assaggio.
Serve per meglio documentare la chiarezza di giudizio e di sguardo che si ha quando si è un tutt'uno con Gesù, quando si capisce di aver trovato il tesoro nel campo, per usare la metafora del Vangelo.

"Solo la morte può farmi cessare di lavorare per una causa che ormai è una cosa sola con la mia vita".

Pier Giorgio Frassati,
riportato in Primo Soldi, Verso l'Assoluto - Pier Giorgio Frassati, editrice Jaca Book, 1996.

martedì, maggio 06, 2008

Pier Giorgio vivo - 1


Iniziamo una nuova rubrica del nostro blog.
Vogliamo farvi conoscere le testimonianze di chi conobbe personalmente Pier Giorgio, i fatti e gli eventi di cui fu intessuta la sua vita, per mostrare come tutto il suo eroismo cristiano era vissuto nella vita ordinaria, possibile a noi anche oggi.
La intitoliamo "Pier Giorgio vivo".
E' un'occasione per ringraziare la signora Luciana, ora che è in cielo con il suo caro fratello, per tutto ciò che ci ha fatto conoscere di lui, e per ringraziare Dio di tutto questo bene così bello ed umano.
Invitiamo i frequentatori del nostro blog a diffondere soprattutto queste pagine, e a proporre a tutti di fare un link in altri siti.

Al "D'Azeglio" Lorenzo Brinatti ebbe modo di notare quale fosse la vera natura caritatevole di mio fratello.
Nella scuola di via Melchiorre Gioia, confinante con il nostro Ginnasio come corpo di uno stesso isolato, erano provvisoriamente alloggiati alcuni bambini veneti scacciati dalle loro case dalla furia della guerra.
Ebbene, Pier Giorgio non mancava mai, durante le ore di ricreazione e quelle di ginnastica nel cortile, di accostarsi ai piccoli profughi, commosso e turbato dalle loro miserie e dalle loro sventure.
E ogni volta, distribuiva tutto ciò che aveva in tasca, poco o molto che fosse, tra quelle mani sulle quali era già passata impietosa la ferocia dei grandi.


Luciana Frassati, Mio fratello Pier Giorgio - La carità, Società Editrice Internazionale, 1957

lunedì, maggio 05, 2008

Il Papa: in Italia c'è un'emergenza educativa.



Ai laici di Azione Cattolica ieri Papa Benedetto XVI, in occasione del 140esimo anniversario della fondazione dell'associazione, ha detto di restare legati alle proprie "profonde radici di fede" con la "partecipazione vigile" e il "costante impegno formativo" per farsi "annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi" nella "emergenza educativa" che si riscontra in Italia.

In un mondo dalla "mentalità consumistica, edonistica e relativistica -ha detto ancora il Papa- sappiate allargare gli spazi della razionalità, nel segno di una fede amica dell'intelligenza".

Da ilsussidiario.net: Guareschi, la rivincita del popolo

Dal quotidiano on line www.ilsussidiario.net che consigliamo a tutti di "sfogliare", stavolta segnaliamo un articolo su Guareschi con annessi un contributo dell'amico Alessandro Gnocchi, un'intervista con Giorgio Vittadini e un'altra con Albertino Guareschi, figlio di Giovannino.


Non li mettiamo per esteso solo perché sono molto corposi e qui si leggerebbero male, ma vi rimandiamo alla pagina del quotidiano.

Cliccando qui si viene riportati alla pagina de ilsussidiario.net.

Merita, andateci pure e alla svelta!