giovedì, gennaio 31, 2008

L'ossessione dell'omofobia

Lo pubblichiamo primo perché cita a proposito Chesterton, secondo perché Chesterton avrebbe sepolto con una risata colossale questo malaccorto e confuso ministro, terzo perché dice delle cose sane.
Leggete, leggete...
I neretti sono i nostri.


Gilbert Keith Chesterton diceva che «il guaio dell'uomo moderno non è quello di avere perso la fede, ma quello di avere perso la ragione».
Basterebbe questa battuta per liquidare l'idiozia di un altro molto meno illustre cittadino inglese, il ministro per la scuola e per l'infanzia Ed Balls (nomen omen) che ha deciso di vietare ai bambini delle elementari l'utilizzo dei termini «mamma» e «papà», i quali sarebbero gravemente offensivi nei confronti degli omosessuali. Poiché in teoria - ma solo in teoria - dovrebbe esserci un limite all'imbecillità umana, il lettore può pensare che abbiamo capito male, e che le cose non stanno proprio così. E invece stanno proprio così, anzi un po' peggio. Cito testualmente dall'agenzia: «L'espressione "mamma e papà" lede infatti i diritti dei genitori omosessuali e favorisce le tendenze omofobiche, diffondendo l'idea che esista solo una famiglia tradizionale». Fantastico. Secondo questo ministro - che è riuscito nella titanica impresa di farci rivalutare i nostri, di ministri - quella che i bambini nascano da una mamma e da un papà sarebbe «un'idea», e non un dato di fatto. Viceversa, Balls parla di «genitori omosessuali» come se, quelli sì, fossero un dato di fatto. Ora, il sottoscritto sarà anche un becero reazionario, ma se l'etimologia ha ancora un senso «genitore» vuol dire «colui che genera, che procrea, che dà la vita». Tutte cose che una coppia omosessuale non può né potrà mai fare, e non perché glielo impedisca qualche pretacchione: è la natura a frapporre qualche non marginale impedimento. È dunque la realtà, e non una chiesa o un partito politico, a mostrarci che dire «mamma» e «papà» non è un'offesa per nessuno, ma la cosa più naturale del mondo. Balls segue però, evidentemente, il metodo hegeliano secondo il quale «se la realtà non coincide con la teoria, tanto peggio per la realtà».
Non è solo un problema di un qualsiasi Balls. Questa mentalità si sta sempre più diffondendo, anzi è l'unica accettata e riverita in quel patetico mondo del politically correct che ammorba parlamenti e redazioni dei giornali. Badate bene: la tutela degli omosessuali non c'entra nulla. Provvedimenti come quello del ministro inglese, o come tante altre norme cosiddette anti-omofobia, non vietano solo le offese ai gay (il che è sacrosanto): vietano anche che si possa dire «mamma» e «papà», vietano perfino - è scritto nel demenziale diktat inglese - che a scuola si possa parlare di «maschi» e di «femmine». Con il pretesto di tutelare alcuni, si nega il diritto di esistere a molti altri, direi a quasi tutti. Soprattutto, si nega il diritto di guardare in faccia alla realtà.
Qualche tempo fa su Rai Tre, al programma Gaia il pianeta che vive, un geologo ha mostrato un amplesso omosessuale dipinto in una tomba etrusca per documentare come simili pratiche fossero del tutto normali nelle civiltà antiche, prima che arrivassero quegli omofobi dei cristiani; si è però guardato bene, il geologo, di aggiungere che a fianco di quel dipinto - che è nella tomba detta «dei Tori» a Tarquinia - ce n'è uno di accoppiamento eterosessuale, e il toro, simbolo del dio della fertilità, è raffigurato mentre si compiace del rapporto uomo-donna ma carica furiosamente quello omosex. Nelle civiltà antiche l'omosessualità era a volte anche serenamente accettata, ma mai nessuno si è sognato di equiparare per legge la famiglia eterosessuale a quella omosessuale; né tantomeno ha mai vietato di parlare di differenze tra i sessi, o impedito di pronunciare i nomi di «mamma» e «papà».
Certe idiozie fanno proseliti, dicevo, e infatti ieri sera, sul sito del Corriere della Sera, nel sondaggio lanciato sul caso-Balls si registrava un 15 per cento di «sì» all'incredibile cancellazione dei termini «mamma» e «papà». Lo stesso sito del Corriere, giustamente, nel titolo parlava di «ossessione omofobia». Esatto: ormai è un'ossessione. Della quale anche gli omosessuali finiranno per fare le spese. È con le esagerazioni, con gli estremismi, con gli oltraggi alla ragione e al buon senso che si finisce poi con il provocare reazioni di segno opposto, con il favorire il ritorno di quelle discriminazioni che ormai da tempo erano del tutto, o quasi del tutto, giustamente scomparse.

(Da Il Giornale del 31/1/2008, articolo di Michele Brambilla)

Con la bontà e l'amore cerco di guadagnare al Signore questi miei amici!





Il 31 gennaio è la festa di Don Bosco, santo che la Compagnia ha voluto e scelto come proprio copatrono insieme a Pier Giorgio (e anche lui di Torino).
L'occasione ci sembra la migliore per raccontarvi la sua vita...
Don Bosco è un santo davvero straordinario e simpaticissimo a cui si devono avvicinare tutti, in particolare gli educatori, gli insegnanti, i giovani...
Nella foto Don Bosco è vicino alla mamma Margherita (grandissima donna) e al cane da lui soprannominato il Grigio che lo accompagnava spesso e che non poche volte gli ha salvato la vita dai criminali che gli tenevano imboscate per ucciderlo.
(gg)

BREVE VITA DI DON BOSCO

Giovannino Bosco nacque il 16 Agosto 1815 in una piccola frazione di Castelnuovo D'Asti, in Piemonte, chiamata popolarmente «i Becchi».
Ancora bimbo, la morte del babbo gli fece sperimentare il dolore di tanti poveri orfanelli dei quali si farà padre amoroso. Trovò però nella mamma Margherita, un esempio di vita cristiana che incise profondamente nel suo animo.
A nove anni ebbe un sogno profetico: gli parve di essere in mezzo a una moltitudine di fanciulli intenti a giocare, alcuni dei quali però, bestemmiavano. Subito, Giovannino si gettò sui bestemmiatori con pugni e calci per farli tacere; ma ecco farsi avanti un Personaggio che gli dice: «Non con le percosse, ma con la bontà e l'amore dovrai guadagnare questi tuoi amici... Io ti darò la Maestra sotto la cui guida puoi divenire sapiente, e senza la quale, ogni sapienza diviene stoltezza».
Il personaggio era Gesù e la maestra Maria Santissima, alla cui guida si abbandonò per tutta la vita e che onorò col titolo di «Ausiliatrice dei cristiani».
Fu così che Giovanni volle imparare a fare il saltimbanco, il prestigiatore, il cantore, il giocoliere, per poter attirare a se i compagni e tenerli lontani dal peccato. «Se stanno con me, diceva alla mamma, non parlano male».
Volendosi far prete per dedicarsi tutto alla salvezza dei fanciulli, mentre di giorno lavorava, passava la notte sui libri, finché all'età di vent'anni potè entrare nel Seminario di Chieri ed essere ordinato Sacerdote a Torino nel 1841, a ventisei anni di età.
In quei tempi Torino era ripiena di poveri ragazzi in cerca di lavoro, orfani o abbandonati, esposti a molti pericoli per l'anima e per il corpo. Don Bosco incominciò a radunarli la Domenica, ora in una Chiesa, ora in un prato, ora in una piazza per farli giocare ed istruire nel Catechismo finché, dopo cinque anni di enormi difficoltà, riuscì a stabilirsi nel rione periferico di Valdocco e aprire qui il suo primo Oratorio.
In esso i ragazzi trovavano vitto e alloggio, studiavano o imparavano un mestiere, ma soprattutto imparavano ad amare il Signore: San Domenico Savio, era uno di loro.
Don Bosco era amato dai suoi «brichini» (così Egli li chiamava) fino all'inverosimile. A chi gli domandava il segreto di tanto ascendente rispondeva: «Con la bontà e l'amore cerco di guadagnare al Signore questi miei amici». Per essi sacrificò tutto quel poco denaro che possedeva, il suo tempo, il suo ingegno che aveva fervidissimo, la sua salute. Per essi si fece santo.
Per essi ancora fondò la Congregazione Salesiana, formata da sacerdoti e laici che vogliono continuare l'opera sua e alla quale diede come «scopo principale di sostenere l'autorità del Papa» (Memorie Biografiche, VII, 622; X, 762 e 946).
Volendo estendere il suo apostolato anche alle fanciulle fondò, con Santa Maria Domenica Mazzarello, la Congregazione della Figlie di Maria Ausiliatrice, che oggi è diffusa in tutto il mondo.
Dedicò tutto il suo tempo libero, che spesso sottrasse al sonno, per scrivere e divulgare facili opuscoli per l'istruzione cristiana del popolo.
Stremato di forze per l'incessante lavoro, si ammalò gravemente. Particolare commovente: molti giovani offrirono per lui al Signore la propria vita.
Una delle ultime sue raccomandazioni fu questa: «Dite ai giovani che li aspetto tutti in Paradiso...».
Spirava il 31 gennaio 1888, nella sua povera cameretta di Valdocco, all'età di 72 anni.
Il 1 aprile 1934, Pio XI, che ebbe la fortuna di conoscerlo personalmente, lo proclamò Santo.

lunedì, gennaio 28, 2008

Marco Bertoli a Canneto sull'Oglio!

I nostri Tipi Loschi di Canneto sull'Oglio (un ridente paesino molto guareschiano della Bassa Mantovana dove si trova una agguerrita e bella pattuglia di "nostri") organizzano questa bella conferenza giovedì (che tra l'altro è la festa di San Giovanni Bosco, copatrono della Compagnia) nel periodo che precede la Giornata per la vita.

Interviene un grande amico della Compagnia, il dott. Marco Bertoli, un fantastico psichiatra a tutto tondo, che anni fa ospitammo alla nostra Festa di Pier Giorgio Frassati.

Guardate che bel volantino che hanno fatto! Ne siamo molto orgogliosi! Che begli amici che abbiamo!

L'appuntamento è quindi per Giovedì 31 Gennaio 2008 alle ore 20.45 alla Sala Civica di Canneto sull'Oglio (o, come dicono loro, Canet'). Qui sotto l'avviso per la stampa locale e di seguito il testo dell'invito che hanno rivolto ai loro amici per l'occasione:


Qual è il bisogno fondamentale che l’Uomo porta dentro di sé? È il bisogno di sentirsi amato. Solo l’amore può dare ad ogni uomo quella felicità che lo fa sentire libero, che lo fa sentire vivo.
Quando una condizione sociale, fisica o psicologica sono causa di emarginazione, di allontanamento, spesso di segregazione, la dignità dell’uomo è calpestata, vilipesa, annullata.
Andare incontro ai bisogni dell’altro significa aiutarlo a ritrovare la sua dignità, significa ridargli quella libertà che lo può sollevare dalla sua condizione di disagio, significa dimostrargli che c’è una speranza.
In occasione della Giornata per la Vita 2008, la “Compagnia dei Tipi Loschi del Beato Pier Giorgio Frassati”, in collaborazione con la Cooperativa Sociale “Pier Giorgio Frassati” – ONLUS, con l’Associazione di volontariato Giromondo e con il Patrocinio del Comune di Canneto sull’Oglio, ha organizzato per giovedì 31 gennaio alle ore 20.45 presso la Sala Civica in piazzale Gramsci a Canneto sull’Oglio una conferenza a tema dal titolo: “Il valore di tutta una vita, la dignità di ogni uomo – Nella ricorrenza della Giornata per la Vita, un riconoscimento al suo valore attraverso una esperienza di aiuto ai giovani con disagio”.
Il relatore Marco Bertoli, medico psichiatra dell’ASL Bassa Friulana, porterà testimonianza della propria attività a contatto quotidiano con persone affette da disagio mentale, persone che quasi sempre sono viste dalla gente “normale” come soggetti pericolosi e irrecuperabili. L’esperienza del dottor Bertoli e dei suoi collaboratori dimostrerà però come invece sia possibile “recuperare” queste persone, non a colpi di farmaci e sbarre alle finestre, bensì attraverso il loro impiego presso cooperative sociali nelle quali il malato trova sia l’assistenza sanitaria che un posto di lavoro, primi ma fondamentali passi verso la guarigione e il reinserimento nella società.
Un’altra sfida al pensiero comune, ai pregiudizi, alla logica apparente del “meglio non vedere”, mettendosi in discussione e al servizio di chi ha bisogno, in quanto persona, di sentirsi accolto e utile, di sentirsi dire con i fatti “Tu sei importante, ti voglio aiutare”.
“Aiutare l’altro a ritrovare la dignità è sì esaltare la Vita dell’altro, ma anche la propria” – dicono gli organizzatori ricordando come anche la Cooperativa Sociale “Pier Giorgio Frassati”, attraverso gli inserimenti lavorativi di soggetti svantaggiati, cerca di portare avanti con tenacia progetti di reinserimento anche nella nostra realtà locale. Gesti di carità, messaggi di speranza.

“Servire la vita significa… amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale”.
Questo il cuore del messaggio che i Vescovi italiani hanno pubblicato in occasione della 30^ Giornata per la Vita, domenica 3 febbraio 2008.
Un’esortazione ad accogliere, ad amare anche chi vive una condizione umana all’apparenza diversa dalla nostra, magari di degrado fisico, di disagio psicologico.
Quand’anche siano malattie mentali giudicate inguaribili, come la schizofrenia, i disturbi di personalità, l’autolesionismo, che il pregiudizio e la logica comune vogliono confinate in strutture protette e controllate – per la “nostra” sicurezza, non tanto per la loro - non dobbiamo dimenticare che stiamo di fronte ad un Uomo, immagine di Dio, con il suo bisogno di essere amato ed accolto, con la sua Bellezza.
La Bellezza di una Vita che spesso fatichiamo ad accettare, ma che ha anch’essa una dignità proprio perché Vita, proprio perché Persona.
“Tu sei importante, ti voglio aiutare” non solo con le parole, ma anche con i fatti, con l’assistenza ma anche con il lavoro, primi passi verso la guarigione e verso un reinserimento nella società.
Le esperienze che ascolteremo ci aiuteranno a comprendere come tutto ciò è possibile, è già una realtà. Una realtà che nasce dal dono incondizionato di sé all’altro.
E NOI, SIAMO IN GRADO DI METTERCI IN DISCUSSIONE FINO A QUESTO PUNTO?
SIAMO DISPOSTI A CORRERE QUESTO RISCHIO?
PARTECIPATE E GIUDICHERETE VOI...
I VOSTRI AMICI

sabato, gennaio 26, 2008

CHE DOMENICA...!!!

MARTA: Domenica 20, che giornata ghiacciata a Forca Canapine!!! La neve e il freddo non sono riusciti a fermare la compagnia armata di palette, camere d'aria e slittini. Tutti si sono divertiti , perfino i pigroni che non avevano voglia di rifare le salite oppure stavano a prendere il sole! C' è stato anche qualche albero di troppo! Le piste sono state tutte nostre, perchè nessun altro sarebbe sopravvissuto. Le 16.30 sono arrivate in un soffio tra le pallate di neve e le scivolate. Al ritotorno tutti stanchi, ma felici della giornata, trascorsa siamo saliti sul pullman e alle 18.30 siamo arrivati a San Benedetto del Tronto . E' stata per me la giornata più divertente sulla neve!!!


ANTONIA: Sono stata molto contenta di andare in montagna con tutti i miei amici a scivolare. Mi sono divertita e lo rifarei un' altra volta. Se mi fossi fidata di più di Elisa mi sarei divertita di più.

OANA: Domenica 20 gennaio abbiamo fatto una gita a Forca Canapine. Appena siamo arrivati siamo andati subito a scivolare .Abbiamo fatto tante discese: io, Elisa e Daniela siamo state sullo slittino mentre Marta e Laura stavano aggrappate dietro. E' stato divertentissimo!!!
La cosa più bella è stata quando siamo scivolate con la camera ad aria. Mi è piaciuto molto, lo vorrei rifare.


LAURA: Domenica scorsa ho passato una giornata fantastica: sono andata con la compagnia dei tipi loschi sulla neve. Mi sono divertita un mondo: siamo scivolate con bob, slittini e camere d'aria. Era abbastanza ripida la discesa e si scivolava bene!!! Noi ragazze delle medie ci siamo organizzate bene per scivolare insieme. Non abbiamo litigato (stranamente) anzi siamo state bene. Poi il pranzo sedute dentro uno slittino ascoltando la musca. Il pomeriggio siamo ritornate a scivolare e il tempo è volato. Siamo ritornate stanche ma felici della giornata trascorsa!!!


video

giovedì, gennaio 24, 2008

Il Papa chiede un'info-etica

Quello che segue è uno stralcio del discorso del Santo Padre sui mezzi di comunicazione, dato il 24 gennaio 2008, nella Festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Anche questa volta il Santo Padre si rivela un punto di riferimento e un faro che ci fa chiara la strada e va al fondo, al cuore della questione e dice con chiarezza il "male" e il "bene". I mezzi di comunicazione possono essere uno strumento a servizio dell'uomo o per la sua distruzione umana, occorre un'etica, chiara, dunque perchè essi siano e funzionino per la dignità dell'uomo. Occorre evitare che essi siano megafono del materialismo e del relativismo. Il problema è questo infatti, non può essere solo definire la quota di pubblicità o il numero delle reti che si possono possedere, come pensano molti che reggono le sorti del nostro Paese.
(gg)

"(...) Grazie ad una vorticosa evoluzione tecnologica, questi mezzi hanno acquisito potenzialità straordinarie, ponendo nello stesso tempo nuovi ed inediti interrogativi e problemi. È innegabile l’apporto che essi possono dare alla circolazione delle notizie, alla conoscenza dei fatti e alla diffusione del sapere: hanno contribuito, ad esempio, in maniera decisiva all’alfabetizzazione e alla socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia e del dialogo tra i popoli. Senza il loro apporto sarebbe veramente difficile favorire e migliorare la comprensione tra le nazioni, dare respiro universale ai dialoghi di pace, garantire all’uomo il bene primario dell’informazione, assicurando, nel contempo, la libera circolazione del pensiero in ordine soprattutto agli ideali di solidarietà e di giustizia sociale. Sì! I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale. Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento. E’ il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza. Vi è infine la possibilità che, attraverso i media, vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli poveri". E più avanti "occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. Non sarebbe piuttosto doveroso far sì che restino al servizio della persona e del bene comune e favoriscano “la formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore”?". Prosegue Benedetto XVI "oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi". E precisa "quando la comunicazione perde gli ancoraggi etici e sfugge al controllo sociale, finisce per non tenere più in conto la centralità e la dignità inviolabile dell’uomo, rischiando di incidere negativamente sulla sua coscienza, sulle sue scelte, e di condizionare in definitiva la libertà e la vita stessa delle persone. Ecco perché è indispensabile che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità. Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo ambito, un’“info-etica” così come esiste la bio-etica nel campo della medicina e della ricerca scientifica legata alla vita". Conclude il Santo Padre "occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la presentazione della verità sull’uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione sociale".

mercoledì, gennaio 23, 2008

Viva il Papa!














.................................. Ed ecco le foto della memorabile giornata di domenica 20 gennaio, in cui la Compagnia è andata a Piazza San Pietro per stringersi, insieme a altre 200mila persone, intorno al Papa. Tantissima gente, tante bandiere, cartelloni e slogan... Gente fino a Via Della Conciliazione. Come potete vedere, seppur solo in parte, da queste foto. Viva il Papa!
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P.S. e se volete vedere le foto più grandi, cliccateci sopra.

lunedì, gennaio 21, 2008

Giornata sulla neve del 20 Gennaio 2008








La Giornata sulla neve di ieri è stata molto bella. Ecco alcune foto che rendono l'idea!
La cosa si è svolta a Forca Canapine, lì c'era la neve, a San Marco se la stanno ancora sognando.

Il Papa e la Sapienza - un giudizio

Mi dispiace per tutto quello che è successo al Papa in questi giorni. Ho pensato: chissà quanti mal di pancia, povero Papa nostro, Lui che è un uomo buono e mite (persone mie amiche che lo conoscono molto bene me lo hanno tutte descritto così, e comunque si vede! Ha lo sguardo innocente anche a ottant'anni e che Dio ce lo conservi per lunghi anni ancora).

Non è stato facile sapersi comportare, ed è stato grandissimo.
Personalmente credo che questo polverone, partito in sordina mesi fa, sia stato causato proprio dalla stampa ostile al Papa e ai cattolici, prima ancora che dai sessantasette professori e dal manipolo sparuto di studenti anticattolici (laici, laicisti, atei... chiamateli come vi pare: ce l'hanno col Papa, con la Chiesa Cattolica e con noi, punto e basta, poi ci sarebbe altro da dire, ma la sostanza è questa).

Quella petizione, o documento, contro il Papa era finita quasi nel dimenticatoio, da quello che ho capito. Poi qualcheduno ha pensato bene di riesumarla.
Oggi è patetico che di fronte al macello successo tutti dicono di essere solidali col Papa, salvo quei sessantasette, gli studenti settari, Marco Pannella, Eugenio Scalfari, il Sindaco di San Benedetto del Tronto che è la mia città (questo mi fa capire molte cose) e pochi altri, quando Repubblica e Corriere hanno tirato su un tale brodetto (alla sambenedettese, mi verrebbe da dire...) che oggi fare finta di niente è davvero paradossale.

Sembra che sia stato qualcun altro. Che buffo! Quando si sono accorti di essere stati assurdi, è stato come coi bambini con le manine sporche di marmellata che dicono: è stato lui, a quello vicino.

Poi tutte le finte polemiche sui politici in piazza San Pietro: Dio sa cosa avevano in mente nel farlo, e pensare che il gesto non fosse opportuno perché qualcuno poteva strumentalizzarlo è una considerazione da "anime belle" che non serve a niente e che ha come risposta il motto della Società Chestertoniana Italiana: se una cosa vale la pena di farla, vale la pena di farla male (con la considerazione ulteriore che questa invece è stata fatta pure bene, quindi...).

Quei duecentomila (la faccenda è stata organizzata in tre giorni praticamente col tam tam, datecene altri tre e saremo il doppio e pure di più, giusto per capirci) stanno a testimoniare che ci siamo e che comunque dovranno fare i conti anche con noi, che non staremo a guardare il diavolo, la ragione finta, l'ideologia impadronirsi dell'Italia e delle capocce degli italiani, che ci saranno altri diecimila occasioni come questa, come il referendum sulla legge 40, come il Family Day e come miliardi di altre ancora, più spicce e più personali, in cui diremo che siamo cattolici e che per noi esserlo conta.

Viva il Papa, nunc et semper!

Marco Sermarini

Ti vogliamo bene

Cari amici vi proponiamo quanto il Papa ha detto all’Angelus di ieri 20 gennaio, davanti a 200 mila persone accorse da tutte le parti di Italia e anche dall’estero per dirgli “siamo con te” e “ti vogliamo bene”, rispondendo in questo modo evidente, all’appello lanciato dal Card. Ruini dopo la vergognosa vicenda avvenuta all’Università La Sapienza (di cui abbiamo già parlato su questo blog). Centinaia di bandiere e slogan, un popolo. Un nutrito gruppo di Tipi Loschi era presente in Piazza San Pietro, per testimoniare che anche per noi, il Santo Padre è un faro e un punto fermo in mezzo a tanta follia suicida. Quando tanto popolo si muove significa sempre qualcosa e si dovrebbe provare a dare un giudizio sul perchè esso lascia tutto, di domenica, e parte, a proprie spese, per la Capitale. Invece leggiamo questa mattina sul Corriere della Sera che il primo firmatario della Sapienza contro il Papa ha giudicato l’Angelus di domenica una “provocazione” e una “esibizione muscolare” e che “era meglio che la gente andasse in bici” e di “rilevanza politica” del gesto. Ma riteniamo meglio far leggere quello che il Papa ha detto.

Cari fratelli e sorelle!
Due giorni fa abbiamo iniziato la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, durante la quale cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, coscienti che le loro divisioni costituiscono un ostacolo all’accoglienza del Vangelo, implorano insieme dal Signore, in modo ancora più intenso, il dono della piena comunione. Questa provvidenziale iniziativa nacque cento anni fa, quando Padre Paul Wattson diede avvio all’"Ottavario" di preghiera per l’unità di tutti i discepoli di Cristo. Per questo oggi sono presenti in Piazza San Pietro i figli e le figlie spirituali del Padre Wattson, i Frati e le Suore dell’Atonement, che saluto cordialmente e che incoraggio a proseguire nella loro speciale dedizione alla causa dell’unità. Abbiamo tutti il dovere di pregare e di operare per il superamento di ogni divisione tra i cristiani rispondendo all’anelito di Cristo "Ut unum sint". La preghiera, la conversione del cuore, il rafforzamento dei vincoli di comunione formano l’essenza di questo movimento spirituale, che ci auguriamo possa condurre presto i discepoli di Cristo alla comune celebrazione dell’Eucaristia, manifestazione della loro piena unità.
Il tema biblico di quest’anno è denso di significato: "Pregate continuamente" (1 Ts 5,17). San Paolo si rivolge alla comunità di Tessalonica, che viveva al suo interno contrasti e conflitti, per richiamare con forza alcuni atteggiamenti fondamentali, tra i quali spicca appunto la preghiera incessante. Con questo suo invito, egli vuole far comprendere che dalla nuova vita in Cristo e nello Spirito Santo proviene la capacità di superare ogni egoismo, di vivere insieme in pace e in unione fraterna, di portare ognuno, di buon grado, i pesi e le sofferenze degli altri. Non dobbiamo mai stancarci di pregare per l’unità dei cristiani! Quando Gesù, durante l’ultima Cena, pregò affinché i suoi "siano una cosa sola", aveva in mente una finalità precisa: "perché il mondo creda" (Gv 17,21). La missione evangelizzatrice della Chiesa passa dunque per il cammino ecumenico, il cammino dell’unità di fede, della testimonianza evangelica e dell’autentica fraternità
Come ogni anno, mi recherò venerdì prossimo, 25 gennaio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per concludere, con i Vespri solenni, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Invito i romani e i pellegrini a unirsi a me ed ai cristiani delle Chiese e Comunità ecclesiali che prenderanno parte alla celebrazione per invocare da Dio il dono prezioso della riconciliazione tra tutti i battezzati. La santa Madre di Dio, della quale oggi si ricorda l’apparizione ad Alfonso Ratisbonne nella chiesa di sant’Andrea delle Fratte, ottenga dal Signore per tutti i suoi discepoli l’abbondanza dello Spirito Santo, in modo che insieme possiamo raggiungere la perfetta unità ed offrire così la testimonianza di fede e di vita di cui il mondo ha urgente bisogno.
Dopo L'Angelus:
Desidero anzitutto salutare i giovani universitari, i professori e voi tutti che siete venuti oggi così numerosi in Piazza San Pietro per partecipare alla preghiera dell’Angelus e per esprimermi la vostra solidarietà; un pensiero di saluto va anche ai molti altri che si uniscono a noi spiritualmente. Vi ringrazio di cuore, cari amici; ringrazio il Cardinale Vicario che si è fatto promotore di questo momento di incontro. Come sapete, avevo accolto molto volentieri il cortese invito che mi era stato rivolto ad intervenire giovedì scorso all’inaugurazione dell’anno accademico della "Sapienza – Università di Roma". Conosco bene questo Ateneo, lo stimo e sono affezionato agli studenti che lo frequentano: ogni anno in più occasioni molti di essi vengono ad incontrarmi in Vaticano, insieme ai colleghi delle altre Università. Purtroppo, com’è noto, il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla cerimonia. Ho soprasseduto mio malgrado, ma ho voluto comunque inviare il testo da me preparato per l’occasione. All’ambiente universitario, che per lunghi anni è stato il mio mondo, mi legano l’amore per la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni. Tutto ciò è anche missione della Chiesa, impegnata a seguire fedelmente Gesù, Maestro di vita, di verità e di amore. Come professore, per così dire, emerito che ha incontrato tanti studenti nella sua vita, vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene. A tutti e a ciascuno rinnovo l’espressione della mia gratitudine, assicurando il mio affetto e la mia preghiera. Saluto ora i responsabili, dirigenti, docenti, genitori e alunni delle scuole cattoliche, convenuti in occasione della Giornata della scuola cattolica, che la Diocesi di Roma celebra quest’oggi. Nell’educazione alla fede dei ragazzi e dei giovani, un compito importante è affidato anche alla scuola cattolica: vi incoraggio, pertanto, a continuare nel vostro lavoro che pone al centro il Vangelo, con un progetto educativo che punta alla formazione integrale della persona umana. Nonostante le difficoltà che incontrate, proseguite dunque con coraggio e fiducia in questa vostra missione, coltivando una costante passione educativa e un generoso impegno a servizio delle nuove generazioni.

Il Papa e la Madonna, punti sicuri di riferimento.


Io, Uomo Vivo, sono un sostenitore di Radio Maria.
Qui sotto trovate l'ultima newsletter di Padre Livio Fanzaga, il fondatore e l'anima di questa splendida radio.
Mi piace quello che dice ed è vero.

Cari amici, in tempi di sbandamenti nella fede i punti sicuri di riferimento sono il Papa e la Madonna. Chi segue queste due stelle che brillano insieme è certo che non si perderà mai sulle vie dell'errore e dell'incredulità. Il Papa è il "dolce Cristo in terra" affermava S. Caterina da Siena. La santa senese, quando aveva solo sei anni, vide Gesù vesito da Papa. Poteva esserci un'immagine più eloquente? Ogni cattolico, e tanto più ogni sacerdote, deve guardare al Papa come a Gesù Cristo. Deve ascoltare la sua parola come se parlasse Gesù Cristo. Deve ubbidire gioiosamente come se comandasse Gesù Cristo. La Madonna è la Madre della Chiesa. Lei la custodisce nell'unità della fede e nel vincolo della pace. Nelle apparizioni dei tempi moderni la Madonna ha sempre uno sguardo particolare per il Papa, indicandolo come colui attraverso il quale Gesù, Buon Pastore, pasce le sue pecorelle. E' sintomatico che chi critica la Madonna, critica anche il Papa e chi è freddo con la Madonna è freddo anche con il Papa. Noi dobbiamo amare e seguire Maria e il Papa e con loro testimoniare nel mondo la luce, la speranza e l'amore.
Vostro P. Livio

sabato, gennaio 19, 2008



L’8e il 9 dicembre noi ragazzi delle medie e superiori siamo andati a Fornara per gli esercizi spirituali di Natale.

La domenica mattina Sermarini ci ha raggiunto per fare la riunione, la quale credo sia stata una delle poche che mi è rimasta particolarmente impressa. Mi ha colpito molto la vita di Clemente Rebora, poeta italiano nato nell’800 da una coppia di mazziniani che si erano rifiutati di battezzarlo. Venne battezzato in seguito solo per insistenza dei parenti. Non frequentò la Chiesa e fino ai 40 anni condusse una vita lontana dalla fede, cercando qualcosa che mancava nella sua vita e che ancora non era riuscito a trovare.

Diventò professore e organizzò conferenze sulle religioni.

Un giorno, durante una di queste conferenze riguardante il Cattolicesimo, mentre leggeva gli “Atti dei martiri Scillitani” (Nord Africa), ebbe un malore che lo costrinse ad abbandonare l’aula e a lasciare non conclusa la conferenza. Lui si sentì male non per motivi di salute, bensì perché aveva capito il modo in cui voleva vivere e cioè vicino a Cristo. E’ questo episodio che mi ha colpito più di tutto perché penso a quest’uomo che non frequentava la Chiesa ma nonostante ciò si era reso conto che la sua vita non poteva essere vissuta senza una Presenza. Ed era stata una cosa talmente forte che si era addirittura sentito male.

Aveva finalmente trovato ciò che trovava da tempo. Mi ha colpito perché la stessa cosa è capitata a me nell’incontro con la Compagnia, grazie alla quale ho avuto l’opportunità di avvicinarmi di più a Gesù. Mentre prima il mio rapporto con Cristo si limitava tutto alla domenica mattina nella messa ora Lui è più presente nella mia vita e questo grazie ad i miei amici che non sono altro che il Suo volto. Quest’incontro mi ha davvero cambiato la vita aiutandomi a crescere sia come persona che come modo di pensare.

Elisa

venerdì, gennaio 18, 2008

Simone Gulmini ammesso agli ordini nella San Carlo Borromeo.

Carissimi amici,
durante la santa messa di sabato prossimo, 19 gennaio, alle ore 19, il nostro amico ciellino ferrarese Simone Gulmini con altri tre suoi confratelli riceverà l´ammissione agli ordini sacri nella Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo (quelli -per intenderci- di mons. Massimo Camisasca, fondatore e superiore generale di questa bellissima opera, e dei nostri amici mons. Paolo Pezzi -oggi arcivescovo a Mosca-, don Alfredo Fecondo, don Jonah Lynch e altri con cui siamo stati in contatto in questi ultimi anni).
Facciamo nostra la gioia di Simone e dei suoi amici ed accompagnamoli con la preghiera.

giovedì, gennaio 17, 2008

La festa del 1° Novembre



Il 1° Novembre è per noi cattolici la Solennità di Tutti i Santi, una bella e antica festa.
Per i Tipi Loschi è anche l'anniversario della fondazione, avvenuta nel 1993.
E' il giorno in cui il nostro bizzarro nome fu pronunciato in pubblico per la prima volta.
Queste sono alcune foto dei festeggiamenti del 2007, che come sempre sono consistiti in un pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto nella mattina e in una conferenza con cena e festa, la sera.
Quest'anno la conferenza l'ha tenuta Franco Nembrini, professore di lettere, carissimo amico, per noi un punto di riferimento, insieme a suo figlio Andrea Nembrini. I Nembrini sono appassionati di Dante e hanno tenuto una bella conferenza su uno dei canti più belli del Paradiso. Sono tra i fondatori dell'Associazione Cento Canti, di cui trovate il link qui a fianco.
L'incontro è avvenuto al Ristorante Il Cavallino (il proprietario è un noto appassionato di Ferrari, non so se si capisce...), la successiva mangiata fu lauta e sostanziosa.
I Nembrini grandi come sempre.
Durante la cena sono state proiettate esilaranti clip aventi come protagonisti i più loschi dei Tipi Loschi.
Dovremmo renderle pubbliche per far ridere tutti come si dovrebbe.
E' bello fare festa e ricordare che Dio ha voluto farsi trovare con un modo che fosse proprio a nostra portata, con delle facce amiche.

La paura della Verità

Vi invitiamo a leggere un articolo pubblicato sull'Osservatore Romano a commento della nota vicenda che ha visto il Papa testimone suo malgrado di un atto di intolleranza irragionevole da parte di chi ama definirsi tollerante e aperto, che nei post di seguito vi ricordiamo.

La paura della verità

Quello che era inimmaginabile è accaduto: la visita di Benedetto XVI alla Sapienza in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico non si terrà. La notizia ha scosso l'Italia e ha poi cominciato a fare il giro del mondo, mentre cresce la marea delle reazioni, sincere o strumentali: incredule, addolorate, indignate, enfatiche, in alcuni casi persino più o meno soddisfatte. L'ondata decrescerà, naturalmente, ma resta il fatto grave che il Papa ha dovuto rinunciare a recarsi nella prima università di Roma, la città di cui è vescovo, nell'ateneo più grande del Paese del quale è primate. Perché si è arrivati a tanto? La risposta è semplice: a causa dell'intolleranza, radicalmente antidemocratica, di pochi, anzi di pochissimi. E ora, come nella favola dell'apprendista stregone, tra quanti, a diversi livelli, hanno lasciato, in modo irresponsabile, che montasse questa opposizione preconcetta e ottusa - che va distinta da possibili dissensi, ovviamente legittimi quando siano espressi in modi civili e con metodi democratici - alla visita papale, vi è addirittura chi si preoccupa e rammarica. Dopo aver osservato nei giorni precedenti un silenzio pressoché totale. E la gravità del fatto, senza precedenti nella storia della Repubblica italiana, è confermata dalla lettera al Papa del capo dello Stato, un gesto sincero e nobile che attenua in parte l'incidente. L'intenzione di Benedetto XVI era evidente: dimostrare interesse e simpatia nei confronti della più vasta comunità accademica italiana, da decenni afflitta da molteplici problemi e che vive in questi ultimi tempi la crisi più ampia delle istituzioni universitarie, in Italia e più in generale nel contesto europeo. Per dire la sua sul ruolo dell'università, certo, ma con una chiarezza ragionevole e desiderosa di confronto che si accompagna a una mitezza fuori del comune. Da teologo e pastore quale è sempre stato. Senza dimenticare la statura intellettuale e accademica, di respiro davvero internazionale, in genere riconosciutagli anche dai suoi avversari. Per di più in una istituzione laica e autonoma la cui storia secolare è profondamente intrecciata a quella del papato - sin dalla fondazione nel 1303 da parte di Bonifacio VIII, e con benemerenze culturali indubbie - e dove i successori di Pietro si sono di conseguenza sentiti quasi come a casa propria, come sottolineò il 15 marzo 1964 durante la sua visita Paolo VI, antico studente nell'ateneo romano, e come mostrò il 19 aprile 1991 Giovanni Paolo II, quel giorno ospite dell'antico studium urbis. In continuità con i suoi predecessori, Benedetto XVI avrebbe voluto tornare in un luogo dov'era già stato da cardinale il 15 febbraio 1990 per sostenere la necessità di una dialettica positiva tra fede e ragione, ma ha dovuto rinunciare. Già Paolo VI, avvertendo l'atteggiamento oppositorio fondato su luoghi comuni e toni polemici di quanti mantengono occhi chiusi e animo ostile, volle rassicurarli: il Papa - disse - non forzerà il loro raziocinio chiuso, non scardinerà alcuna porta e starà fuori a bussare, come il "testimone" descritto dall'Apocalisse (3, 20), dicendo a chi non apre: studia, capisci te stesso, leggi nella tua anima, guarda l'esperienza autentica che il nostro tempo sta vivendo proprio nella negazione dei valori religiosi e delle verità trascendenti, e troverai, in così diffuso tormento, un numero ingente di paurose rovine; a cominciare dalla più ampia e desolata: la disperazione, l'assurdo, l'arido nulla. Ora anche Benedetto XVI bussa senza stancarsi alla porta di ogni essere umano, fiducioso che la ragione non vorrà chiudersi alla fede, all'incontro con Cristo. Davvero c'è qualcuno che onestamente può considerare questo atteggiamento oscurantista, prevaricatore, nemico della scienza? Chi può davvero temere quest'uomo mite e ragionevole, questo pastore che appena eletto alla sede di Roma ha dichiarato di avere assunto il suo ministero nella consapevolezza di non essere solo? E il Papa non è solo: tutta la Chiesa oggi prega per lui, come pregava per Pietro a Gerusalemme, e sono moltissimi anche i non cattolici e i non cristiani che gli sono vicini. Senza paura di confrontarsi con la verità.

(tratto dall'Osservatore Romano del 17 gennaio 2008, g.m.v.)

Il discorso che il Papa avrebbe dovuto pronunciare stamattina all'Università La Sapienza di Roma.

Il link qui sotto riporta alla pagina del blog della Società Chestertoniana Italiana con il rinvio al discorso che oggi il Santo Padre Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università La Sapienza di Roma, che non verrà pronunciato per la mancata partecipazione del Papa alla cerimonia in conseguenza della gazzarra settaria tirata su da uno sparuto gruppo di professori (67 su oltre 4300 di tutta l'Università) e da un gruppo ancor più sparuto di studenti.

Il discorso tra l'altro è bellissimo, ed è stato pubblicato integralmente dal quotidiano Il Foglio, che si sta distinguendo per intelligenza in questo momento anche per la vicenda della moratoria dell'aborto.

La Compagnia dei Tipi Loschi si stringe al Santo Padre manifestandoGli tutto l'affetto sincero e tutta la vicinanza filiale in questa occasione, ed invita amici e simpatizzanti a partecipare all'Angelus di domenica prossima a piazza San Pietro per manifestare in modo tangibile affetto e vicinanza al Santo Padre insieme a tanti altri, cattolici e non.

Nel blog della Società Chestertoniana trovate un'ampia rassegna sulla vicenda e vi invitiamo a leggere tutto e a difendere il Papa e il diritto di esprimere liberamente le proprie idee.

http://uomovivo.blogspot.com/2008/01/il-testo-del-discorso-che-il-papa.html#links

La Carità può veramente cambiare il cuore dell’Uomo

Cari amici i Tipi Loschi di Canneto Sull'Oglio il 4 dicembre scorso hanno organizzato una conferenza sul tema “Il senso e il gusto di generare opere: la Carità sopra ogni cosa" e hanno chiamato don Mauro Inzoli, Presidente della Fonadazione Banco Alimentare. Questa che segue è la sintesi di quell'incontro.
I nostri amici di Canneto ormai da diversi anni, periodicamente, organizzano conferenze e incontri su temi importanti e interessanti chiamando tanta gente che ha qualcosa di "vero" da dire. E' una grande testimonianza di cui siamo davvero fieri, che senza dubbio lascerà il segno.
gg


La Carità può veramente cambiare il cuore dell’Uomo

“All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva…”. Queste le parole del Santo Padre nella introduzione alla Sua lettera enciclica Deus Caritas est. Ci sono ancora nella nostra società moderna, così piena di materialismo e di violenza, esempi concreti di “incontri” che possono cambiare la vita? In che cosa questi “incontri” possono trovare la loro massima espressione? Ne abbiamo parlato con mons. Mauro Inzoli, Presidente della Fondazione Banco Alimentare ONLUS, nella conferenza a tema dal titolo “Il senso e il gusto di generare opere: la Carità sopra ogni cosa” che, come “Compagnia dei Tipi Loschi del Beato Pier Giorgio Frassati”, abbiamo tenuto a Canneto sull’Oglio la sera di martedì 4 dicembre in collaborazione con la Cooperativa Sociale “Pier Giorgio Frassati” – ONLUS e con il Patrocinio del Comune. “è la grande grazia ricevuta nell’incontro con Cristo che ci fa desiderare di condividere tutto con coloro che incontriamo” ha sottolineato don Mauro. In un mondo in cui la grande tentazione è disperare, c’è ancora una speranza: ciascuno “… porta dentro di sé, iscritto nel più profondo del suo essere, il bisogno di amore, di essere amato e di amare a sua volta”. Questo bisogno di amore trova la sua massima espressione nella Carità cristiana, nel condividere il bisogno degli altri, nel fare qualcosa per gli altri: da qui, da questo desiderio nascosto nel profondo del cuore di ognuno, sono nate opere di carità come il Banco Alimentare. “In Italia, il Banco Alimentare è nato dall’incontro di due uomini di grande personalità: don Luigi Giussani e Danilo Fossati, patron della «Star»,” – ha ricordato don Mauro – “il quale mise a disposizione dei poveri le eccedenze che i vari stabilimenti «Star» in Italia e all’estero producevano, altrimenti destinati alla distruzione”. Oggi, moltissime aziende italiane danno il loro contributo al Banco Alimentare, che opera quotidianamente per distribuire gli alimenti ricevuti alle associazioni di caritativa operanti sul territorio nazionale; la Giornata Nazionale della Colletta alimentare, che si svolge ogni ultimo sabato di novembre, è solo uno dei mezzi con i quali opera il Banco, pensato per coinvolgere anche la gente comune. Ma, oltre al Banco, don Mauro ha portato un altro esempio di opera di carità, del quale è protagonista: l’Associazione Fraternità, costituita da un gruppo di famiglie che accolgono nelle loro case bambini e ragazzi, spesso con difficoltà caratteriali e comportamentali, o provenienti da famiglie disagiate, “perché non c’è un gesto di carità più grande che accogliere un’altra persona nella propria vita, fargli spazio vero nella propria vita, accoglierlo nella propria casa” ha sottolineato don Mauro, ricordando il pensiero di don Giussani: “Cosa c’è di più sano, di più semplice, per una famiglia che spalancare le porte della propria casa, del proprio cuore, e accogliere un bambino, che non hanno generato loro, e crescerlo come fosse un proprio figlio?”. La Carità può veramente cambiare il cuore dell’Uomo. Scriveva Peguy: “La Carità, purtroppo, va da sé. Per amare il prossimo c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare una simile desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi... La Carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. È il primo movimento del cuore. E il primo movimento è quello buono. La Carità è una madre e una sorella. Per non amare il prossimo bisognerebbe tapparsi gli occhi e gli orecchi a tante grida di desolazione...”.
(Erik Ballanti)

lunedì, gennaio 14, 2008

Il Papa e la Sapienza (?)

In questo link trovate la pagina del sito della Società Chestertoniana Italiana riguardante la polemica sorta attorno alla visita del Papa all'Università La Sapienza di Roma.
La follia impera.
Il Papa è uno dei pochi fari di ragionevolezza in questo mondo di pazzi.
Come disse Chesterton, il mondo moderno non vive una crisi morale quanto piuttosto un tracollo mentale.

http://uomovivo.blogspot.com/2008/01/il-papa-e-la-sapienza.html

giovedì, gennaio 10, 2008

IMPRESSIONI DEI NOSTRI RAGAZZI SUL CAMPO INVERNALE TORINO 2007


i nostri eroi in compagnia di Don Bosco...

i nostri eroi al Santuario di Oropa

LUCA, 27 dicembre 2007

"Ciao, mi chiamo Luca e ho 15 anni. Sto a Torino a trovare i nostri Amici Santi. Questa mattina siamo andati a visitare i posti di Pier Giorgio Frassati.
Mi commuove essere passato dove è passato Pier Giorgio Frassati.
Il pomeriggio siamo andati al Cottolengo, dove stanno le persone bisognose e, anche se vedere quelle persone mi ha fatto brutto, la suora era contenta di stare lì.
È stata bella questa giornata, perché questi Santi mi sono di esempio nella vita".




il beato Francesco Faà di Bruno tra due suoi amici, Emanuele e Luca

SARA 28 dicembre 2007
"Oggi, 28 dicembre, abbiamo visitato i luoghi in cui sono vissuti Don Bosco e Francesco Faa di Bruno.
Sinceramente, ciò che mi ha colpito di più è stato Don Bosco: il suo coraggio, la sua voglia di andare avanti e non fermarsi mai sono delle qualità che io vorrei avere! Una delle virtù più belle che potesse avere, per il mio parere, è il suo desiderio di avvicinarsi ai ragazzi, di diventare loro amico senza scoraggiarsi quando, nei primi tempi, non veniva considerato da questi e la sua determinazione nel cercare un luogo in cui potesse riunire i suoi ragazzi quando, magari, molte altre persone si sarebbero scoraggiate ai primi tentativi di ricerca. Ciò che mi ha colpito di Francesco Faa di Bruno è stato il suo coraggio nel lasciare tutto ciò che poteva renderlo “felice” (una finta felicità) per sottomettersi alla Volontà di Dio e lasciare così la sua vita tutta nelle mani di Dio".


Andrea e Ciccio con lo scarpone di Pier Giorgio a Pollone

ELISA, 29 dicembre 2007
"Oggi, 29 dicembre, siamo andati a visitare il Santuario di Oropa, luogo in cui Pier Giorgio si recava a piedi ogni mattina dalla sua casa di Pollone per ricevere la Santa Messa.
Nel pomeriggio siamo andati appunto a casa di Pier Giorgio, una bella villa alla quale si arriva per mezzo di uno stretto sentiero in discesa e ai lati numerose piante tutte vicine che formavano quasi un unico grande cespuglio. Ci ha ricevuto un’anziana signora che ci ha mostrato, per gruppi, le stanze in cui Pier Giorgio ha vissuto. Al piano terra c’è una sala al centro della quale parte una larga scalinata che si dirama in altre due, una a destra e una a sinistra, per poi ricongiungersi al piano superiore. Penso che vedere e toccare gli oggetti appartenuti ad un grande uomo che ammiro, sia stata la cosa più bella di tutta la giornata e anche di tutto il campo! Sapere che lui aveva usato quegli scarponi, quegli sci e quel piccone da montagna mi faceva quasi rabbrividire nel momento in cui anche io li toccavo. E l’avrei fatto per ore! Nel pullman pensavo a quanto Pier Giorgio potesse essere fiero di noi, che abbiamo “continuato” la Compagnia dei Tipi Loschi e che ogni anno andiamo a pregare davanti alla sua tomba".

I Tipi Loschi a Gavardo


"Sabato 5 e Domenica 6 Gennaio la Compagnia dei Tipi Loschi è partita per Gavardo, una città del bresciano. Il motivo di questa trasferta? Andare a trovare alcuni nostri amici, i quali ogni anno ci accolgono con grande entusiasmo e disponibilità. Alcuni di loro hanno costituito un’Associazione, che prende il nome di “Associazione del Borgo del Quadrel”, che svolge parecchie belle iniziative, tra le quali la costruzione di un presepe, che ormai da molti anni, richiama moltissimi visitatori… tra i quali anche la Compagnia! Il presepe viene allestito all’interno di un grosso capannone e ogni anno è caratterizzato da uno scenario diverso; quest’anno hanno voluto rappresentare la nascita di Gesù in un paesino di montagna e sullo sfondo c’era riprodotto, in maniera fedelissima, il gruppo montuoso del Sella. Non mancavano stradine, ponti, cascate, case tipiche di quei luoghi con tanto di comignoli fumanti e persino un mulino ad acqua funzionante. Il nostro amico Cesarone ci ha richiamato a soffermarci in modo particolare ad osservare la Natività: a riparare Gesù Bambino, Maria e San Giuseppe c’era una tettoia in apparenza pericolante, ma che nonostante questo, si reggeva salda in piedi. Questa immagine, come ci ha spiegato Cesarone, è simbolo della povertà che caratterizzava la Sacra Famiglia. Inoltre richiama alla situazione attuale, in cui sembra che la Fede sia sempre più in pericolo e sia sempre più attaccata dal mondo; però essa non si lascia intaccare, non crolla, rimane forte e solida. Visitare il presepe colpisce per la cura di ogni minimo particolare che lo compone, frutto della dedizione e dell’impegno che ha chi lo pensa e lo costruisce. A guardarlo viene voglia di fare ogni cosa con la stesso entusiasmo e la stessa attenzione. A seguito della visita al presepe, il mitico Cesarone, ci ha portato nella sua cantina, dove ci ha offerto delle buonissime salsicce e una squisita grappa fatta da lui. Sabato sera abbiamo cenato con tutti i nostri amici ed è stata una bella occasione per raccontarci un po’ di noi e per divertirci insieme. La notte l’abbiamo trascorsa nella bellissima baita del nostro amico Daniel, attrezzati di materassini e sacchi a pelo. Domenica mattina abbiamo partecipato alla Santa Messa; poi, accompagnati dal caro amico Claudio (che, poverino, aveva 39 di febbre!), a trovare Massimiliano, un ragazzo paralizzato dal collo in giù da 18 anni, in seguito ad un incidente.
Massimiliano non riesce a parlare, perciò comunica attraverso una lavagna con l’alfabeto, spostando lo sguardo da una lettera all’altra. Sono ormai tre anni che andiamo a trovarlo e ciò che stupisce, ogni volta, è la serenità di Massimiliano. La "disgrazia", per lui, non è stata solo dolore e disperazione, ma una vera occasione di conversione, una Grazia. Sua mamma, a proposito, ci diceva: “… è difficile vivere così, ma l’importante è esserci e noi abbiamo avuto un Miracolo: il Miracolo è vedere Massi così sereno…anche se speriamo sempre nel Miracolo della guarigione!”. Massimiliano, di risposta, ci ha detto: “San Francesco diceva che ogni dolore è diletto”. A fare visita a Massimiliano è venuto anche un calciatore della squadra del Brescia, Marco Zambelli; Massi gli ha augurato di giocare un giorno con la Juventus e nella Nazionale. La mamma ci ha detto che di solito quello che Massi dice si avvera… perciò noi aspettiamo di vedere Marco diventare un campione!



Dopo aver salutato il caro Massimiliano siamo andati a casa del nostro amico Ulisse, il quale purtroppo è stato colpito da due gravi lutti nel giro di pochi mesi: la perdita della moglie e della mamma. Gli abbiamo fatto le nostre più sentite condoglianze e ci siamo ripromessi di rivederci al più presto a San Benedetto del Tronto per trascorrere un po’ di tempo insieme. Noi lo speriamo vivamente e lo incoraggiamo a vivere con la speranza che, prima o poi, tutti ci rivedremo in Paradiso. Dopo un pranzo da re, a base di specialità tipiche del luogo, ci siamo diretti verso la nostra ultima tappa prima della partenza: casa di Daniel, al quale è nato un bellissimo bambino da qualche mese. Congratulazioni a tutta la famiglia! Daniel ha la passione delle motociclette e ci ha mostrato le sue due fantastiche moto; ne ha una da strada e una da corsa, visto che partecipa a varie corse. Ci siamo rimessi in viaggio verso le nostre case stanchi ma contenti. Contenti di aver rivisto i nostri amici dai quali molti chilometri ci separano, ma che portiamo nel cuore come se li avessimo accanto tutti i giorni e sono sicura che questo è reciproco. Come diceva Pier Giorgio (un po’ parafrasato!): le circostanze della vita possono dividere fisicamente gli amici, ma il vincolo forte della preghiera fa si che si rimanga sempre uniti. Ogni volta mi stupisce l’affetto con cui veniamo accolti da questi amici, la loro disponibilità, il legame che c’è tra noi anche se ci vediamo pochissime volte all’anno. Questa amicizia è possibile solo perché siamo amici di Gesù, che rende ogni legame bello e vero".

Claudia


"Nel fine settimana dell’Epifania, ormai per tradizione, ci piace concludere le feste andando a trovare i nostri amici del nord a Gavardo.
È’ davvero grande il fatto che ogni anno qualcuno di noi, e parliamo di una ventina di persone, abbia come obiettivo quello di partire per una meta tanto lontana. Personalmente non manco mai di andare, perché, oltre che essere spinta dall’andare a visitare il presepe dei nostri amici del Borgo del Quadrel, opera di straordinaria grandezza e bellezza, ciò che mi smuove ogni volta a partire è il poter rincontrare dopo tempo i nostri amici con i quali spesso siamo in contatto durante l’anno.
Andar su è come un tener desta questa nostra amicizia, che durante tutto l’anno continua perché ci si sente telefonicamente, ma anche perché ci lega un filo rosso sempre presente che è quello del pregare gli uni per gli altri. Vedere poi la loro tanta generosità nell’accoglierci e nello stare con noi è sempre qualcosa che ridesta nei nostri cuori il fatto che se un’amicizia ha radici su qualcosa o meglio su Qualcuno non può che non essere gratuita!".


Federica

Il 15 Dicembre è morto Padre Enrico di Rovasenda, amico di Pier Giorgio Frassati


Il 15 Dicembre scorso è morto nel convento dei Padri Domenicani di Genova a 101 anni Padre Enrico di Rovasenda, straordinaria figura della FUCI degli anni '20, amico fraterno di Pier Giorgio Frassati e collaboratore di Papa Paolo VI.
Ricordiamo nella sua intensa vita i suoi venti anni trascorsi in amicizia nella FUCI torinese con il nostro Pier Giorgio e Giovanni Battista Montini (il futuro Papa Paolo VI), allora assistente ecclesiastico centrale degli universitari cattolici.
Baldovino, della nobile famiglia dei Rovasenda, era nato nel 1906 a Torino, dove a soli vent’anni si laureò in ingegneria.
Dal 1929 è nell'Ordine dei Frati predicatori (i Domenicani) presso il convento di San Domenico a Chieri, dove, nel 1933, viene ordinato sacerdote.
Ottiene la licenza e il dottorato in Teologia e studia filosofia a Parigi.
Nel 1974, Papa Montini lo nomina direttore della cancelleria della Pontificia Accademia delle Scienze, incarico confermato da Giovanni Paolo II.
Tre anni dopo è nominato assistente ecclesiastico del Movimento laureati di Azione Cattolica e poi del Movimento ecclesiale di impegno culturale, MEIC.
Viveva nel convento di Santa Maria del Castello del capoluogo ligure, dove da molti anni si era ritirato.

Nella foto: al volante Enrico di Rovasenda allora Presidente del Gruppo F.U.C.I. "Cesare Balbo", il futuro Mons. Franco Costa a sinistra e altri fucini a Torino nel 1926

Dal sito della Fuci, all'indirizzo qui sotto:

http://www.fuci.net/content/view/175/43/

Il Papa all'udienza generale di ieri 9 Gennaio 2008


Da Zenit la cronaca dell'udienza generale di Papa Benedetto XVI di ieri 9 Gennaio 2008.
Ha presentato Sant'Agostino di Ippona.
Molto bello.
I neretti sono i nostri.

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 9 gennaio 2008 (ZENIT.org).- La ricerca della verità porta a Cristo, ha detto Benedetto XVI nell'Udienza generale di questo mercoledì, in cui ha presentato la figura di Sant'Agostino di Ippona (354-430).

L'intervento dedicato al teologo protagonista della tesi dottorale di Joseph Ratzinger ha ripercorso la biografia del più grande padre della Chiesa latina.

“Si potrebbe affermare” “che tutte le strade della letteratura latina cristiana portano a Ippona”, ha affermato il Papa, riconoscendo che “di rado una civiltà ha trovato uno spirito così grande, che sapesse accoglierne i valori ed esaltarne l’intrinseca ricchezza, inventando idee e forme di cui si sarebbero nutriti i posteri”.

Il Pontefice si è lasciato guidare nel suo discorso dalle “Confessioni”, che con la loro attenzione all’interiorità e alla psicologia costituiscono “un modello unico nella letteratura occidentale, e non solo occidentale, anche non religiosa”.

“Questa attenzione alla vita spirituale, al mistero dell'io, al mistero di Dio che si nasconde nell'io, è una cosa straordinaria senza precedenti e rimane per sempre, per così dire, un 'vertice' spirituale”, ha spiegato.

La catechesi ha ricordato i personaggi che hanno caratterizzato la vita di Agostino, sua madre Monica, la sua gioventù turbolenta, la donna con cui ha avuto una relazione sentimentale e che gli diede un figlio, Adeodato, che amò profondamente e morì giovane.

“E' rimasto sempre affascinato dalla figura di Gesù Cristo; egli anzi dice di aver sempre amato Gesù, ma di essersi allontanato sempre più dalla fede ecclesiale, dalla pratica ecclesiale, come succede anche oggi per molti giovani”, ha ricordato il Papa.

Cercando la verità scoprì Cristo, ma cadde nella rete dei manichei, “che si presentavano come cristiani e promettevano una religione totalmente razionale”.

“Affermavano che il mondo è diviso in due principi: il bene e il male. E così si spiegherebbe tutta la complessità della storia umana”, ha spiegato. “Ed ebbe anche un vantaggio concreto per la sua vita: l’adesione ai manichei infatti apriva facili prospettive di carriera. Aderire a quella religione che contava tante personalità influenti gli permetteva di continuare la relazione intrecciata con una donna e di andare avanti nella sua carriera”.

“Con il tempo, tuttavia, Agostino iniziò ad allontanarsi dalla fede dei manichei, che lo delusero proprio dal punto di vista intellettuale in quanto incapaci di risolvere i suoi dubbi, e si trasferì a Roma, e poi a Milano”.

conobbe il Vescovo della città, Sant'Ambrogio, che gli fece scoprire con le sue prediche “che tutto l'Antico Testamento è un cammino verso Gesù Cristo”.

“Così trovò la chiave per capire la bellezza, la profondità anche filosofica dell'Antico Testamento e capì tutta l'unità del mistero di Cristo nella storia e anche la sintesi tra filosofia, razionalità e fede nel Logos, in Cristo Verbo eterno che si è fatto carne”.

“In breve tempo Agostino si rese conto che la lettura allegorica della Scrittura e la filosofia neoplatonica praticate dal Vescovo di Milano gli permettevano di risolvere le difficoltà intellettuali che, quando era più giovane, nel suo primo avvicinamento ai testi biblici gli erano sembrate insuperabili”, ha spiegato il Papa.

Dopo essersi convertito al cristianesimo, fondò con i suoi amici a Ippona, nell'attuale Algeria, una comunità monastica. Ordinato sacerdote, “voleva essere solo al servizio della verità, non si sentiva chiamato alla vita pastorale, ma poi capì che la chiamata di Dio era quella di essere pastore tra gli altri, e così di offrire il dono della verità agli altri”. Nel 395 venne consacrato Vescovo di Ippona.

“Predicava più volte la settimana ai suoi fedeli, sosteneva i poveri e gli orfani, curava la formazione del clero e l’organizzazione di monasteri femminili e maschili”, ha detto il Papa descrivendo la sua azione pastorale.

“Esercitò infatti una vasta influenza nella guida della Chiesa cattolica dell’Africa romana e più in generale nel cristianesimo del suo tempo, fronteggiando tendenze religiose ed eresie tenaci e disgregatrici come il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo, che mettevano in pericolo la fede cristiana nel Dio unico e ricco di misericordia”, ha spiegato.

Parlando della sua morte, avvenuta prima di compiere 76 anni, il Papa ha avuto la delicatezza di un discepolo.

Chiese di trascrivere a grandi caratteri i salmi penitenziali”, ha ricordato citando la biografia di Agostino scritta da un amico, “e fece affiggere i fogli contro la parete, così che stando a letto durante la sua malattia li poteva vedere e leggere, e piangeva ininterrottamente a calde lacrime”.

Il Papa ha annunciato che dedicherà le sue prossime udienze a questo santo, “alle sue opere, al suo messaggio e alla sua vicenda interiore”.

lunedì, gennaio 07, 2008

Petizione del Forum delle Famiglie per un fisco a misura di famiglia

Cari Amici,
il Forum delle Famiglie si è fatto promotore di una petizione al Governo per un fisco a misura di famiglia.
La Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati, come movimento ecclesiale di educazione alla fede, intende aderire formalmente. Proclama dei principi assolutamente condivisibili e che sono alla base della nostra proposta educativa (oltre che cattolici, naturalmente).
Le adesioni possono anche essere personali, e l'adesione può essere data tramite il sito internet www.forumfamiglie.org, il testo comunque è qui sotto.
Vi preghiamo di aderire personalmente e diffondere accuratamente e accoratamente.

Testo della petizione "FIRMA PER UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA"

- Mantenere ed educare i propri figli è, per la famiglia, oltre che un obbligo morale e naturale anche un diritto-dovere costituzionale. - Per questo la grande questione fiscale oggi in Italia è il sistema di tassazione delle famiglie. Un fisco ingiusto significa famiglie povere, famiglie che non ce la fanno, figli che non nascono. Un Paese che non si rinnova. Le famiglie sono fortemente penalizzate, perché non si tiene veramente conto dei carichi familiari.
- Va quindi introdotto un sistema fiscale basato non solo sull’equità verticale (chi più ha più paga), ma anche sull'equità orizzontale per cui, a parità di reddito, chi ha figli da mantenere non deve pagare, in pratica, le stesse tasse di chi non ne ha.
- Il reddito imponibile deve dunque essere calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia.

Chiediamo, quale primo passo verso una vera equità fiscale, un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato.
- Questo sistema è semplice, di immediata applicazione, mantiene intatta la progressività del prelievo, può sostituire migliorandolo l’attuale complicato sistema di detrazioni. Il problema di coloro che non godrebbero delle deduzioni, a causa di redditi troppo bassi, i cosiddetti incapienti, si può facilmente risolvere introducendo l’imposta negativa, un’integrazione al reddito pari alla deduzione non goduta.
- In questo modo, nell’ambito di una futura, complessiva riforma del sistema fiscale, sarà possibile prevedere anche l’introduzione di strumenti, quale il quoziente familiare, che abbiano alla base, come soggetto imponibile, non più l’individuo ma il nucleo familiare.

domenica, gennaio 06, 2008

Il nostro Presepio






A San Francesco (la nostra sede), come ogni anno, abbiamo fatto il nostro presepio.
Veramente lo ha fatto uno dei nostri responsabili, Giorgio Pellei, insieme ai suoi ragazzi.

Ecco che ci dice Giorgio in proposito:

"E' ispirato alla citta lagunare di Chioggia, città bellissima e con molti amici che ci voglioni bene. Dedichiamo perciò il presepe di quest'anno al nostro amico Lolli (Piergiorgio Bighin, ndr) che con tanta pazienza e bontà fa tanto bene a noi ed ai nostri ragazzi. Il presepe, che richiama i canali della laguna, è stato realizzato dai ragazzi delle scuole medie (Daci, Andrea "Capra", Simone, "Il Beccio" e Daniele Bolletta) insieme a Giorgio, Giangi e Ciccio; inoltre un rigraziamento va anche a Francesco Novelli che ci ha trovato il muschio e regalato le piante ed anche al grande Raffaele Bruni che ci ha dato una mano nelle rifiniture artistiche finali".

Le due foto più in alto rappresentano invece il piccolo presepio fatto dai Loschetti, i bimbi della Compagnia, bello e simpatico come loro!