L'intervista rilasciata a Radio Vaticana da Marco Sermarini in occasione del compleanno 2007 di Pier Giorgio Frassati.
venerdì, settembre 28, 2007
Sermarini su Radio Vaticana - Venerdì Santo 2007
L'intervista rilasciata a Radio Vaticana da Marco Sermarini in occasione del compleanno 2007 di Pier Giorgio Frassati.
giovedì, settembre 27, 2007
Il centuplo, no grazie
Lo ammetto. Mi piace tanto rivedere i film italiani degli anni settanta. Quelli polizieschi, quelli comici… Pellicole spesso tecnicamente pessime. Mi piace rivedere quei luoghi, le automobili, quei modi di narrare, di gesticolare, di dire e pensare. Che allora erano come parte di me e che ora mi sembrano lontanissimi. Quando posso, me lo rivedo volentieri un film “barboso” degli anni settanta. Mia moglie resiste fino a metà, i figli anche prima... Ultimamente mi è capitato di rivedere un poliziesco con Marcello Mastroianni che faceva la parte di un commissario che, non proprio una cima, si ritrova a indagare su un complicatissimo duplice omicidio. E che per questo viene a contatto con una serie di personaggi che abitavano nello stesso palazzo. Fra tutti, l’anziano sceneggiatore di film, squattrinato e gigione, un po’ estroso, un po’ pazzo (che a quel tempo era una figura positiva perché parlava da matto, ma diceva cose intelligenti e moderne). Ebbene a un certo punto Mastroianni chiede a questa figura positiva che film mai stesse scrivendo in quel momento. “La croce e la svastica” risponde il tizio e spiega con foga che era un film che metteva in luce la complicità tra Hitler e Pio XII e che avrebbe fatto tremare, eccetera, eccetera… Tra tutte le trame possibili e immaginabili all’interno di un giallo anni settanta, la scelta non poteva che cadere su questa: il Vaticano e le sue trame oscure. Va bene, certo. Ci ha da fare chi li vede questi films…
Ma ormai c’è una letteratura amplissima sull’argomento. Da allora non si contano i films, i libri, i documentari, gli articoli, le inchieste, tutto necessariamente D.O.C. E così nell’immaginario comune, “Vaticano” significa storia secolare di intrighi, segreti, insabbiamento, corruzione, soldi, potere, ipocrisia, gente spietata, inquisizione, innocenti torturati, guerre, sesso perverso e segreto… Facce truci e arrabbiate, ingannatori e sfruttatori di popoli.
Vittorio Messori ha scritto bene. Accanto a tante malefatte, quanto bene invece è stato fatto! Nel segreto dei confessionali, sussurrato a un orecchio di un disperato, di un bisognoso, o nella predica nella messa… Quanto aiuto ai poveri e ai bisognosi. Quanto conforto, quanta chiarezza e quanta solidarietà. Quanto bene poi, nelle missioni , nelle scuole e negli ospedali… Quanto bene dai Santi. E dai semplici laici, che per amore di Gesù e della Chiesa ogni giorno da secoli cercano di fare del bene nel luogo in cui si trovano. In duemila anni di storia, accanto al male, quanto più bene è stato fatto dalla Chiesa? Perché parlare solo del primo e mai del secondo?
Il fine è quello di farci odiare la Chiesa cattolica. Con delle scuse e pretesti, con argomentazioni lucide e politicamente corrette e alla moda, ci cambiano il discorso e il nostro ragionamento finisce altrove. “Via, Verità e Vita?”, “il centuplo quaggiù e la Vita eterna?”, no grazie: “avete fatto le crociate, l’inquisizione, qualche Papa ieri ha avuto figli e ora viaggia in un aereo personale”… Dunque, è tutto falso. Punto.
Sarebbe facile evidenziare le storture di simili ragionamenti. Ma qui come non mai, le parole sono inutili. C’è un “virus” disastroso che sta divorando le anime e le coscienze di sempre più persone, che si espande come la peste. Un “virus” che ragiona e argomenta benissimo e che ha una dialettica superiore alla nostra e le parole non lo abbattono. Il Cristianesimo si espande per contagio, per irradiazione, non con i discorsi storici o intellettuali. Mantenendo, nella propria vita, ferma e chiara la Verità che è Gesù, non annacquando e sdolcinando il messaggio. Trascinando con passione, non con erudizione. Tanta preghiera e sacrificio. E’ compito questo, di chi vuol bene a Gesù, di chi vuole collaborare con Lui ogni giorno, a realizzare il Regno di Dio sulla terra. E compito nostro, come e quanto possiamo. Con amore e passione. Per Gesù.
(tratto da Vivere e non vivacchiare, Luglio Agosto 2007)
Vivere!... e non vivacchiare
“Vivere e non vivacchiare” il mensile dei Tipi Loschi
E’ uscito il numero di questo mese del mensile dei Tipi Loschi “Vivere e non Vivacchiare”.
Questi sono i titoli più importanti e gli argomenti che troverete in questo numero:
“Tre mura, tra il dialogo e la Casa” l’editoriale, si parla della Santa Casa di Loreto tra un modo di esprimersi modernamente simbolico e uno concreto ma sempre valido.
“Nella sua casa abiterem”, in ricordo di Claudio Chieffo
“Verso l’Alto, anche sul mare”, resoconto della bella esperienza della mostra di Pier Giorgio esposta in un’isola della Sardegna.
“Il Santo: Beata Teresa di Calcutta”, continua la bella rubrica che fa conoscere i santi che sono un modello e un riferimento per la vita nostra.
“Per quell’incontro”: la storia del martire gregoriano Grigol Peradze.
La rubrica “W il Papa” con alcuni passi importanti dei discorsi di Benedetto XVI,
e poi ancora leggerete l’esperienza al meeting di alcuni nostri ragazzi, l’inizio del cammino verso il diaconato di un Tipo Losco, le lettere dei nostri lettori ricevute in redazione e tant’altro ancora.
Come piccolo "assaggio" vi proponiamo qui sopra l’editoriale del numero scorso, invitandovi a visitare il sito della Compagnia http://www.tipiloschi.com/, in cui trovate anche in visione tutti i numeri di “Vivere e non vivacchiare” degli ultimi anni.
L'occasione è ottima anche per invitarvi tutti a abbonarvi e fare abbonare i vostri amici e parenti (non ve ne pentirete!), al nostro mensile "Vivere e non Vivacchiare".
Potete inviare la somma di Euro 15, sul ccp 12267639 intestato a: Associazione Papa Giovanni Paolo II onlus, Grottammare (AP) Contrada San Francesco, non dimenticando di indicare il nome e cognome e indirizzo esatto. Per accelerare l'arrivo del giornale potete inviare la copia del bollettino via fax allo 0735.659365. Sostenete questa nostra opera di diffusione di una voce libera e cristiana.
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lunedì, settembre 24, 2007
Ancora notizie dalla bella Carloforte!


Gli amici di Carloforte, bellissima cittadina sull'Isola di San Pietro in Sardegna, ci mandano l'articolo sulla nostra mostra "Si può vivere così" esposta poco tempo fa con successo in questo bellissimo luogo.
Don Paolo Pezzi Arcivescovo dell'Arcidiocesi "della Madre di Dio" a Mosca

Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi "della Madre di Dio" a Mosca (Federazione Russa) il Rev.do Don Paolo Pezzi, FSCB, finora Rettore del Seminario Maggiore "Maria Regina degli Apostoli" a San Pietroburgo.
Rev.do Don Paolo Pezzi, FSCB
Il Rev.do Don Paolo Pezzi, FSCB, è nato l’8 agosto 1960 a Russi (Emilia Romagna, Italia). Ha compiuto gli studi di Filosofia e di Teologia negli anni 1985-1990 presso la Pontificia Università di San Tommaso. È stato ordinato sacerdote il 22 dicembre 1990, nella Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. In seguito ha ottenuto il Dottorato in Teologia Pastorale presso l’Università Lateranense sul tema: Cattolici in Siberia, le origini, le persecuzioni, l’oggi. Ha ricoperto diversi incarichi, tra i quali: Direttore del giornale cattolico e Decano della regione centrale della Siberia, nell’attuale Diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk (1993-1998); Vicario Generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo (1998-2005); Responsabile del Movimento di Comunione e Liberazione in Russia (dal 1998 ad oggi); Docente presso il Seminario Maggiore "Maria Regina degli Apostoli" a San Pietroburgo (2004); Rettore del medesimo Seminario dal 2006.
sabato, settembre 22, 2007
UNA NUOVA AMICIZIA NEL SEGNO DI PIER GIORGIO!
Questi ragazzi desiderosi di conoscere i “tipi loschi” dei quali aveva parlato loro don Pietro, sono venuti nella nostra sede di San Francesco e dopo un incontro amichevole con alcuni di noi, hanno seguito la spiegazione della mostra sulla vita di Pier Giorgio e quella sui tipi loschi nel mondo, quest’ultima realizzata in occasione della scorsa festa in onore di Pier Giorgio. La serata poi è continuata con una piacevolissima cena a base di pizza perchè, pur conoscendoci da poco più di un’ora, siamo riusciti a creare tutti insieme un ambiente familiare e di condivisione, come testimonia anche la nostra Maria Grazia che ci ha inviato questo messaggio con alcune foto scattate durante la serata.
Carissima Compagnia, è troppo bello avere il vostro ricordo! Sono Maria Grazia, "la solerte ragazza" che ha scattato mille foto la sera dell'incontro col gruppo di Salerno di Don Pietro Rescigno, al quale siamo immensamente grati di averci portato lì da voi. Infatti è stato proprio lui a girarmi la vostra e-mail e come promesso vi allego tutte le foto scattate quella meravigliosa sera in cui io e i miei amici, ci siamo sentiti a casa nostra, circondati da un clima familiare e da una serenità fuori dal comune.
giovedì, settembre 20, 2007
La lunga battaglia del mongolo Giuseppe per avere una chiesa nel proprio villaggio.
I 20 cattolici di Dzuunmod ogni domenica fanno un lungo viaggio per andare a messa nella più vicina chiesa, a 60 chilometri. Ora Giuseppe il carpentiere cerca di convincere il Consiglio locale ad autorizzare una chiesa e, con l’occasione, parla della sue fede.
Ulaanbaatar - Mongolia (AsiaNews/Ucan) – Ha scelto il nome cattolico di Giuseppe perché è un carpentiere, come il padre di Gesù, presso la locale Scuola cattolica S. Paolo. Ora a Dzuunmod, capitale della provincia Centrale a 60 chilometri da Ulaanbaatar, cerca di convincere il Consiglio cittadino che ai cattolici occorre una chiesa e di far conoscere cosa sia il cristianesimo.
“Ogni domenica – ha spiegato al Consiglio il 29 agosto – per la messa dobbiamo andare a Ulaanbaatar con il bus, è molto costoso e ci porta via l’intero giorno”. E’ un viaggio di 3-4 ore, secondo le condizioni della strada e il tempo. Giuseppe dice che ha preparato il discorso al Consiglio leggendo il Libro di Geremia.
Nella città vivono 20 cattolici battezzati, metà dei quali hanno tra 16 e 25 anni. Altri 5 si preparano al battesimo per Pasqua.
“Ogni domenica andiamo a messa – racconta a UCA News – e anche ad altri piacerebbe venire. Ma non abbiamo ancora il permesso per fare attività religiosa nella nostra città”. I fedeli si incontrano una volta a settimana per meditare la Bibbia e pregare insieme, ma senza questo permesso non possono “parlarne a nessuno”.
E’ convinto che i mongoli possano capire con facilità il cattolicesimo, perché è simile in molti punti agli insegnamenti tradizionali del Paese. Per esempio ritiene che i dieci comandamenti riecheggiano i Dieci meriti bianchi e i Dieci peccati neri che ogni mongolo conosce. “Un mio amico, monaco buddista di 86 anni, capisce ogni cosa del cristianesimo e ama il Papa e la Beata Madre Teresa”.
La Chiesa cattolica non è proibita, ma i cattolici per fare attività religiosa debbono chiedere il permesso al Consiglio cittadino sia di ogni bag (la più piccola unità amministrativa) che della soum (entità governativa superiore) che della provincia. Giuseppe ritiene che questo “sia un bene, perché così gli abitanti dei villaggi non vedono la Chiesa come qualcosa imposto loro dal governo, ma possono scegliere se avere o no una chiesa nel loro villaggio”. Così, inoltre, “noi cattolici possiamo parlar loro della nostra fede e di noi ed eliminare le incomprensioni”.
Già a marzo ha chiesto l’autorizzazione. Allora “abbiamo avuto l’approvazione dei due consigli inferiori e abbiamo perso per un solo voto nel consiglio provinciale. Questa volta al Consiglio bag abbiamo avuto 56 voti su 87 a favore della nostra chiesa. Confidiamo in Dio di poterla avere”. Ritiene che chi ha votato contro la chiesa non conosca bene il cattolicesimo o ne abbia un’esperienza negativa, anche perché “molti mongoli non conoscono le grandi differenze tra i diversi gruppi e sette cristiani”. La gente ricorda che altri gruppi cristiani hanno cercato di convertirli distribuendo sacchi di farina o regalando denaro o ninnoli. O che 12 anni fa alcuni ragazzi si sono suicidati credendo che sarebbero risorti dopo tre giorni.
“Di certo gli anziani non vogliono che queste cose accadano ancora. Per questi terribili malintesi molti ritengono che il cristianesimo sia pericoloso. Ora abbiamo spiegato con molta attenzione in cosa crediamo e come viviamo”.
Giuseppe prende sempre nota di quanto accade. Ha due figli e dice che “quando saranno grandi, qui la Chiesa sarà diffusa e forte. Ma loro devono conoscere come è successo, quanto i loro genitori hanno lavorato e combattuto per questo”.
Anniversario della morte di don Emanuele Ostellari.
venerdì 28 settembre cadrà il quinto anniversario dalla morte di don Emanuele Ostellari, un sacerdote nostro amico membro della Fraternità San Carlo Borromeo, che passò una vacanza in Val d'Aosta con noi Tipi Loschi tanti anni fa, e che rese presente Gesù tra noi nella Messa e nella Confessione con disponibilità e semplicità.
Una Messa in suffragio, presieduta dal Superiore della Fraternità San Carlo don Massimo Camisasca, sarà celebrata nella cappella della casa di formazione della Fraternità a Roma alle 19,15.
Noi Tipi Loschi pregheremo per lui nei nostri consueti appuntamenti del mercoledì (Santo Rosario) e del sabato pomeriggio (Santa Messa prefestiva presso la nostra sede a Grottammare).
Vi invitiamo ad unirvi alla nostra preghiera per questo sacerdote amico che di certo ci sarà vicino.
giovedì, settembre 13, 2007
Benedetto cita Pier Giorgio
Cita ad esempio tra gli altri anche il nostro Pier Giorgio, e qui all'Agorà c'è stato un piccolo boato...!
E' esempio di quell'umiltà che è via del coraggio...
"Quella dell’umiltà, cari amici, non è dunque la via della rinuncia ma del coraggio. Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo e della grazia sul peccato. Seguendo Cristo e imitando Maria, dobbiamo avere il coraggio dell’umiltà; dobbiamo affidarci umilmente al Signore perché solo così potremo diventare strumenti docili nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in noi grandi cose. Grandi prodigi il Signore ha operato in Maria e nei Santi! Penso ad esempio a Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, Patroni d’Italia. Penso anche a giovani splendidi come santa Gemma Galgani, san Gabriele dell’Addolorata, san Luigi Gonzaga, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, nata non lontano da qui, i beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli. E penso ancora ai molti ragazzi e ragazze che appartengono alla schiera dei santi "anonimi", ma che non sono anonimi per Dio. Per Lui ogni singola persona è unica, con il suo nome e il suo volto. Tutti, e voi lo sapete, siamo chiamati ad essere santi!".
mercoledì, settembre 05, 2007
Il nostro amico Claudio Chieffo

Il 20 Agosto 2007 è morto un nostro carissimo amico, Claudio Chieffo, che ha scritto musicato e cantato le canzoni che per prime hanno aiutato la Compagnia a nascere.
Eravamo amici e lo siamo ancora.
Mi dispiace tanto che sia morto, ossia che per un po' non ci vedremo. Lo dico sinceramente.
Vorrei dire al Padre Eterno e alla famiglia il più grande grazie per avercelo dato e conservato.
E' venuto a San Benedetto del Tronto tante volte, e da noi Tipi Loschi almeno due terzi delle volte che è venuto dalle parti nostre.
Ripeto, diceva delle cose nelle quali ci siamo sempre ritrovati a pennello e che ci hanno fatto conoscere meglio Gesù Cristo.
Grazie, Gesù, per Claudio.
Metto una foto di come era quando l'ho conosciuto.
Se volete saperne di più, andate a vedere il suo sito.
Bello tutto, in particolare il saluto del figlio Martino.
E poi al funerale Chieffo ha avuto pure la banda! Che bello!
La Mostra di Pier Giorgio a Carloforte, nella bellissima Sardegna!



Verso l’alto… anche sul mare…
A Pier Giorgio sarebbe piaciuta.
Intendiamoci, qui di montagne neanche l’ombra, sarebbe anche difficile pretenderle da una piccola isola della Sardegna. Qui però abbiamo il mare, infinito come il cielo di montagna; e dove c’è infinito c’è Dio. Per questo l’isola di San Pietro, a sud-ovest della Sardegna, sarebbe piaciuta a Pier Giorgio. E anche Carloforte, l’unico paese dell’isola, gli sarebbe piaciuto. Sembra un paese della Riviera ligure e in un certo qual modo lo è: qui infatti vive dal 1738 una colonia ligure, partita da Genova nel cinquecento, rimasta due secoli su di un’isola della pescosa costa africana della Tunisia, con tutti i problemi di convivenza immaginabili con le popolazioni musulmane, e poi sbarcata finalmente in Sardegna, grazie all’intervento del re Carlo Emanuele III di Savoia, da cui il nome del paese, Carloforte.
In quasi cinque secoli di lontananza dalla madrepatria questi testardi pescatori, contadini e maestri d’ascia liguri hanno caparbiamente mantenuto dialetto, tradizioni e costumi genovesi. Qualcuno dice che i carlofortini di oggi abbiano anche mantenuto la nota “propensione al risparmio”, (leggasi tirchieria) ligure, ma si tratta evidentemente di calunnie…
Il nome di Pier Giorgio salta fuori quando in parrocchia si comincia a ragionare di giovani: C’è la “Agorà dei Giovani”, ci sono Loreto e Sidney; e noi, noi di Carloforte sull’isola di un’isola di una penisola del mondo, cosa proponiamo? Eccolo il momento buono per parlare del Beato Pier Giorgio Frassati: giovane, simpatico, allegro, sportivo e al tempo stesso Beato. Ma allora è possibile vivere una vita ordinaria che sia nello stesso tempo straordinaria; è possibile essere giovani e santi; è possibile vivere e non vivacchiare; si può vivere così…
Già, “Si può vivere così” è proprio il titolo della Mostra che la “Compagnia dei Tipi Loschi” ha preparato sulla vita di Pier Giorgio. Si discute, si ragiona, si constata, si distingue, si puntualizza, ma alla fine tutti d’accordo: la mostra a Carloforte si farà…
In poco tempo, grazie alla squisita disponibilità e alla cortesia dei Tipi Loschi, ecco i preziosi pannelli nelle nostre mani.
Ed eccoli ora in tutto il loro splendore sul sagrato della Chiesa di San Carlo Borromeo, mentre i primi curiosi si avvicinano e studiano il soggetto: Frassati, Frassati, questo nome l’ho già sentito… E già perché quello di Pier Giorgio è un nome che si conosce; magari non sai esattamente chi è, ma sai che era uno in gamba. Infatti: “Scusi, ma questo Frassati ha qualche legame con la Sardegna? No perché a Carbonia (uno dei due capoluoghi di provincia ndr) c’è una squadra di calcio con questo nome”. Chissà quante saranno le squadre di calcio (ma non solo di calcio) in tutta Italia, o magari in tutto il mondo ad avere il nome “Frassati”. I “vecchietti” dell’Azione Cattolica gongolano: “Eh… ai nostri tempi i punti di riferimento erano Pier Giorgio Frassati, Don Bosco e Domenico Savio”. E oggi chi sono i punti di riferimento dei giovani?
Tutto pronto: al leggero vento di maestrale, i pannelli, sistemati su cavalletti, sembrano vele spiegate, pronte a raggiungere il mare là in fondo alla piazza; sistemiamo un televisore in modo da permettere a chi lo desidera di guardare lo sceneggiato della Rai su Pier Giorgio (Se non avessi l’amore): chissà se qualcuno (o qualcuna) riconoscerà nell’attore che interpreta Frassati il Dante Damiano di Beautiful…
Il libro degli ospiti è pronto, il materiale consultabile pure: cosa manca? Ah già, il tocco finale: le magliette! Sulla mia c’è la famosa foto con dedica: “Verso l’alto” e l’altrettanto famoso scambio di battute: “Che fai, Pier Giorgio, sei diventato bigotto?”, “No, sono rimasto cristiano”. La gente guarda e sorride; ma capirà?
Un ragazzo si avvicina e mi fa: “Che strano, parlavo di Pier Giorgio con un amico proprio qualche giorno fa, e ora me lo ritrovo qui… Sono di quei segni che…”. Non finisce la frase, ma il significato è chiaro: segni “loschi” mi verrebbe da dire, ma lui mi precede dicendomi sottovoce: “…e quanti siete qui a Carloforte a seguire il mito di Pier Giorgio?”; “Siamo pochi ma cresceremo” rispondo fiero, anche se, per dimostrare di essere un “Tipo Losco” d.o.c. avrei dovuto dire: “pochi ma buoni come i maccheroni”.
Carloforte è un paese turistico: chi vuole godersi le bellezze del mare e della natura sarda, in un ambiente più “casereccio”, risparmiandosi le fanfaronate vip della Costa Smeralda, viene qui; così capita che, tra i tanti, ti trovi davanti qualcuno che non ti aspetti: “Salve, faccio parte dell’associazione La Giovane Montagna”, mi fa un signore con accento del nord, faccia che sa di Dolomiti, scavata, aguzza, bruciata dal sole, con occhi azzurri come laghi alpini e un sorriso caldo come un rifugio dopo una scalata. “Noi giriamo l’Italia per tracciare dei percorsi di montagna che poi intitoliamo a Pier Giorgio Fassati”; “i Sentieri Frassati” dico io entusiasta, “i Sentieri Frassati” ripete lui con sguardo complice; quello sguardo di chi sa di aver trovato, dall’altra parte della vita, qualcuno che lo capisca, lo sguardo di chi ha trovato inaspettatamente un pezzo della propria storia lontano da casa: che sia anche questa “la Comunione dei Santi”?
“Ovviamente, facciamo in modo che ogni percorso finisca presso un monastero o una chiesa…”;
“Ovviamente”. Sorrido e penso che anche il percorso delle sue vacanze, lo ha portato ad una chiesa e ad un Tabernacolo: quella chiesa di San Carlo Borromeo, che fa da scenografia e da protagonista di queste nostre serate: molti infatti, dopo aver seguito la mostra entrano in chiesa, aperta e illuminata fino a tardi, e lì si fermano qualche minuto, per poi tornare alla Babilonia estiva: ma qualcosa in loro resterà, fosse anche solo un po’ di quel silenzio che costringe a meditare su se stessi e a mettersi in discussione.
Ed è proprio in chiesa che “riposano” i pannelli di notte e durante la giornata prima di essere esposti sul sagrato. “La mostra dovrà essere costantemente presidiata da personale di fiducia del noleggiatore”, dice il contratto di noleggio, e noi siamo perfettamente in regola, perché in chiesa c’è “costantemente” una Persona nella quale riponiamo la massima fiducia, alla quale siamo sicuri di poter affidare non solo la custodia di venti pannelli espositivi, ma le nostre stesse vite.
Pier Giorgio, che amava l’Adorazione notturna del Santissimo, è visibilmente contento e sorride dai pannelli: meno contente le signore anziane che vedono la “loro” chiesa occupata da tali intrusioni “moderne”; poi però, quando sentono che Pier Giorgio è morto a ventiquattro anni e che era tanto buono, anche loro si commuovono, toccano la sua foto, si segnano e magari tornando a casa penseranno ai loro figli e nipoti e chissà forse parleranno loro di questo ragazzo e di tutto il bene che ha saputo fare e di come si possa essere giovani “tremendi” ma anche santi.
Mentre la confusione vacanziera continua senza un attimo di tregua, noi provvediamo per l’ultima volta a riporre il materiale della mostra. Con la fine e arrivano anche i bilanci. Quando Pier Giorgio è tornato a casa dalle “vacanze” al mare, quando il sagrato torna ad essere il regno delle corse e delle urla dei bambini, quando le signore riprendono possesso del loro spazio in chiesa, si tirano le somme e si vede cosa è rimasto di questa esperienza. Qualcuno è ottimista, altri meno. Qualcuno si chiede se tutto questo potrà servire a qualcosa; se i giovani siano ormai “perduti”, se il “mondo”, con tutte le sue tentazioni, non sia ormai troppo forte da combattere; se dovremo aspettare che i giovani diventino vecchi per vederli tornare a inginocchiarsi davanti all’unico Salvatore. La risposta è nel cuore e nelle mani di Dio, insieme ai nostri sacrifici, alle nostre preghiere e alla nostra stanchezza; come dice il salmista: “Se Dio non costruisce la città, invano noi mettiamo pietra su pietra”.
Piccoli grandi segni vengono però a confortarci: scorrendo il “libro degli ospiti” brilla una frase che rinfranca il cuore e lo spirito. L’ha scritta una ragazza, una mamma: una figlia piccola, un altro figlio in arrivo e un sorriso dolce come il suo nome, Serena Amici: “Con la speranza che possiate ispirare la santità nei giovani e nella mia famiglia. Grazie!”.
Sì, anche questo a Pier Giorgio sarebbe piaciuto…
martedì, settembre 04, 2007
I Tipi Loschi dal Papa a Montorso!

Ecco il primo contributo sull'Agorà dei Giovani a Loreto degli scorsi 1° e 2 Settembre 2007. Arriva da un giovane amico, molto entusiasta di quello che ha visto e vissuto. Fresco fresco, per tutti i nostri appassionati lettori!
Domenica 2 settembre sono andato all’Agorà che si è volta a Loreto nella Piana di Montorso. Mi sono svegliato alle sei e venti, mio padre e io siamo usciti di casa per andare a prendere il nostro amico Marco Pellei. Appena saliti sul furgone, Marco lo ha acceso e in breve tempo siamo arrivati alla Stazione dei treni di San Benedetto del Tronto. Marco aveva appena finito di darci l’occorrente che serviva per questa giornata quando è arrivato il treno. Abbiamo fatto diverse fermate prima di arrivare a Porto Recanati, dove dovevamo scendere. Abbiamo camminato per circa dieci minuti per arrivare alla Piana dove c’era una marea di gente. Abbiamo cercato di trovare i nostri amici che erano partiti il giorno prima, ma non ci siamo riusciti. Finalmente è arrivato il Papa che io ho visto per ben tre volte, l’ultima delle quali il Papa mi ha guardato negli occhi; io ero infatti stato preso in braccio da un mio amico altissimo. Poi il Papa ha celebrato la Messa che è stata bellissima. Mi ha colpito la sua omelia perché ha parlato di Pier Giorgio Frassati, il santo da cui ho preso il nome. Poi abbiamo fatto pranzo con i nostri amici che nel frattempo avevamo ritrovato. Quando siamo usciti dalla Piana abbiamo atteso cinque ore prima di poter riprendere il treno data la gran quantità di gente che c’era. Questa giornata è stata stupefacente perché ho visto il Papa.
SII SEMPRE INFORMATO!
info@tipiloschi.com
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L'ha detto Pier Giorgio - 31
- 31 - il telegramma ed era già sufficiente per la mia festa
- 30 - Bisogna far molti sacrifici per giungere sicuri alla meta
- 29 - Cara mamma
- 28 - Pier Giorgio e la famiglia
- 27 - Pregherò anche per te, e tu prega molto per me...
- 26 - la fede e la speranza cessano con la nostra morte
- 25 - Noi cattolici e specialmente noi studenti abbiamo un grave dovere da compiere: la formazione di noi stessi
- 24 - Lettera ad un amico
- 23 - Godimento spirituale nella lettura di San Paolo
- 22 - "Forse era uno che ne aveva piu bisogno di me"
- 21 - La bocciatura di Pier Giorgio
- 20 - Desiderio di sole, di salire su, in alto, di andare a trovare Dio in vetta
- 19 - Bisogna uccidere il germe
- 18 - Preghiera, organizzazione e sacrificio
- 17 - Meglio soli ma con la coscienza pulita
- 16 - La gioia di rivedere i miei e i miei amici
- 15 - Confidiamo nella provvidenza divina e nella sua misericordia.
- 14- Pregare molto Dio che ridoni agli uomini la vera pace
- 13 - Dobbiamo sempre conservare la speranza
- 12 - "Perché dovrei essere triste?".
- 11 - "Evviva il Papa, evviva!".
- 10 - Non sprechiamo i più begli anni della nostra vita
- 9 - Il suo avvenire
- 8 - "Morto?..."
- 7 - L'affetto degli amici.
- 6 - Non sciupare gli anni più belli della nostra vita e combattere.
- 5 - Pier Giorgio, il tempo e Sant'Agostino.
- 4 - "...mi innamoro perdutamente della montagna".
- 3 - La montagna come la primavera non annoia mai.
- 2 - La Fede datami nel Battesimo
- 1 - Solo la morte può farmi cessare.
Pier Giorgio vivo - 33
- 33 - ...cristianesimo, che evidentemente non conoscevo, perchè non lo vivevo...
- 32 - Perfetta correttezza morale
- 31 - "...misurava le proprie azioni dalla loro intrinseca moralità..."
- 30 - Aveva imparato, per teoria e per pratica, a distinguere fra compagni e amici...
- 29 - Pier Giorgio e l'amore per gli altri
- 28 - ...mormorava le sue preghiere alla Vergine con timore filiale
- 27- ...Si addormentava pregando
- 26 - Era il primo a fare la Comunione
- 25 - Allontanare, almeno per un giorno, quei giovani amici dagli eventuali pericoli morali
- 24 - ...suscitare nell'anima il desiderio...
- 23-Pier Giorgio portava nella compagnia il dolce lume della gioia
- 22 - Mi raccomando agli amici e specialmente alle preghiere
- 21 - Pier Giorgio e l'ordine francescano
- 20 - Le creature sincere e semplici sono tutte così...
- 19 - Pier Giorgio e la passione per le montagne
- 18 - Per chi è puro, tutto è puro; per chi è impuro, niente è puro
- 17 - Ai miei figli mi preoccuperò di dare...un'istruzione completa ed un'educazione cristiana
- 16 - Eucarestia punto di riferimento
- 15 - Amante di ogni sport
- 14 - Mamma, vieni a vedere che bel cielo!
- 13 - Il segno della croce
- 12 - Pier Giorgio era sempre là dove occorreva essere
- 11 - Non aveva paura di niente, nemmeno della paura.
- 10 - Il contrario del tipo bigotto.
- 9 - Pregava con semplicità.
- 8 - Vitalità irrompetente ed espressiva
- 7 - Pier Giorgio entusiasta nella preghiera.
- 6 - Non faceva mistero delle sue convinzioni religiose
- 5 - Pier Giorgio e i rosari.
- 4 - Una personalità vera abbraccia tutta la realtà.
- 3 - Aria franca e coraggiosa, fede prorompente.
- 2 - Pier Giorgio ventata di vita.
- 1 - Vicino ai bambini veneti sfollati